Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Sede di Forlì
Corso di Laurea in
Sociologia (Classe L-40)
ELABORATO FINALE
in Sociologia
Doppio lavoro al femminile:
tra lavoro remunerato e responsabilità domestiche
CANDIDATA RELATORE
Dalia Zin Eddin Prof. Paolo Zurla
Anno Accademico 2018/2019
INDICE
Introduzione ...................................................................................................................................... 1
PARTE 1
Istruzione femminile: come cambia la vita delle donne
1. Donne non solo educate, ma anche istruite …...................................................................... 6
2. Dallo svantaggio al sorpasso: donne che superano gli uomini …......................................... 7
3. L'istruzione femminile come via d'uscita …......................................................................... 8
PARTE 2
Lavoro retribuito e responsabilità domestiche in conflitto
1. Un triste tasso di occupazione …........................................................................................ 12
2. Troppo lavoro, mi licenzio. …............................................................................................ 14
2.1 Lavoro part-time. Scelta o obbligo? …...................................................................... 18
PARTE 3
Il lavoro domestico come fattore emarginante
1. Asimmetria nei ruoli di genere …....................................................................................... 22
1.1 La figura della casalinga: la nascita di questo ruolo.................................................... 23
1.1.1 Stereotipi che persistono anche nella società contemporanea …............................. 27
2. Tempi di cura e tempo libero: divario tra uomo e donna …................................................ 30
PARTE 4
Le politiche di conciliazione in Italia
1. Cosa sono le politiche di conciliazione …........................................................................... 34
1.1 L'evoluzione delle politiche familiari …..................................................................... 35
1.2 Quattro ambiti di intervento a favore della “conciliazione” …................................... 38
2. La situazione italiana in rapporto alle politiche di conciliazioe.......................................... 40
3. Lo Smart Working …............................................................................................................ 44
Conclusioni ….................................................................................................................................... 47
Bibliografia/ sitografia ….............................................................................................................. 50
Ringraziamenti …............................................................................................................................ 52
Introduzione
¹
La condizione delle donne , in Italia, ha subito notevoli modifiche nel corso dei secoli.
L'apparato giuridico e la cultura le hanno sempre sottoposte ad un trattamento meno
favorevole rispetto a quello degli uomini. Esse sono state a lungo considerate inferiori alla
controparte maschile sotto diversi piani: giuridico, economico e civile e per molto tempo
sono anche state escluse da una serie di diritti e attività. Fattore discriminatorio era anche il
fisico femminile, considerato troppo debole e incapace per svolgere molte mansioni. La
donna, in quanto tale, era emarginata ai lavori domestici: i suoi unici ruoli erano quelli di
moglie e madre, e i suoi compiti principali erano i lavori domestici e di cura. In genere,
non avevano diritto di voto e non potevano adempiere alla propria volontà.
La donna, quindi, non solo era emarginata rispetto all'uomo sul piano politico e civile, ma
anche nella sfera domestica. Ella, ad esempio, non poteva gestire autonomamente il suo
patrimonio senza il consenso del padre o del marito, e non poteva nemmeno vendere,
acquistare o donare beni senza il consenso di questi ultimi.
Uno dei primi movimenti emancipatori da parte delle donne fu quello che venne chiamato
“femminismo dell'uguaglianza”, un movimento che chiedeva la cancellazione delle
differenze tra i due generi improntate nella società, che nel corso del tempo divennero
sempre più sinonimo di discriminazione ed esclusione. Le “femministe”, così chiamate,
desideravano che le donne fossero considerate eguali agli uomini per natura e quindi con
eguali qualità ed attitudini, sopprimendo in tal modo i ruoli abitualmente attribuiti ad esse.
Da qui nasce lo spirito combattivo delle cosiddette “suffragette”, coloro che lottarono per
ottenere il diritto di voto, con obiettivo principale il suffragio universale femminile. Nel
1906, infatti, molte donne influenti come Maria Montessori (educatrice, pedagogista,
filosofa, medico, neuropsichiatra infantile e scienziata italiana), Giacinta Martini
Marescotti (Principessa di Parrano), Anna Maria Mozzoni (giornalista italiana) e molte
altre, si attivarono presentando di fronte al Parlamento un'istanza per chiedere il diritto di
voto per le donne. La stessa Maria Montessori, infatti, si rivolse alle donne d'Italia
incitandole ad iscriversi alle liste elettorali. Molte studentesse e donne in generale,
risposero all'appello, riuscendo ad ottenere l'iscrizione.
_______________________________________________________________________________________
¹ Per “condizione femminile” ci si riferisce a quel complesso di norme, costumi e visioni del mondo che
riguardano il ruolo della donna nella società. 1
A seguito di ciò, si accesero nella Stampa numerosi dibattiti tra chi sosteneva l'estensione
del voto femminile e chi era più conservatore, arrivando all'ultima decisione della Corte
d'Appello che respinse tutte le iscrizioni. In Italia, il suffragio universale, quindi, continuò
a riguardare esclusivamente l'universo maschile anche quando, nel 1912, i deputati
Sonnino, Mirabelli, Treves e Turati presentarono la loro domanda di estensione al voto per
le donne che, purtroppo, venne ulteriormente respinta.
Una donna vota nel 1946 (Archivio Corriere)
Fu solo con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, quindi, che le donne acquisirono
una nuova posizione sociale, dovuta al loro affiancamento con i partigiani in attività
pericolose sul campo di battaglia: esse, infatti, divennero staffette, informatrici e
indispensabili collegamenti tra le brigate dei partigiani e le città, iniziando una vera e
propria rivoluzione sociale che, nel 1946, le portò ad ottenere il suffragio universale
femminile. A ciò seguì anche il cambiamento avvenuto dopo la Seconda Guerra Mondiale:
l'assenza di numerosi uomini chiamati sul fronte provocò, infatti, conseguenze a livello
economico e sociale. I posti lavorativi occupati da questi uomini, infatti, vennero
²
rimpiazzati dalle donne che passarono da “Angeli del Focolare” a membri attivi nella vita
economica e sociale del Paese. Questo processo, come potrebbe sembrare, non portò a
conseguenze puramente positive, in quanto le donne erano obbligate a coprire diversi ruoli,
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² Soprannome attribuito alle donne che lavorano a casa e per la casa, che si dedicano interamente al lavoro di
cura dei figli e dell'ambiente domestico. 2
sempre sotto il comando autoritario degli uomini anziani (i loro padri, ad esempio) rimasti
a casa: dovevano lavorare, svolgendo anche lavori pesanti, per poi adempiere al ruolo di
madre con la cura dei figli e della casa.
Oggi, dopo varie lotte e proteste, le donne svolgono ruoli importanti nella società: si
trovano nel mondo della dirigenza, nelle università, nella pubblica amministrazione, nelle
imprese produttive e commerciali, nei servizi, e in tutti quegli ambiti precedentemente
riservati agli uomini, svolgendo anche attività che richiedono un certo grado di impegno e
responsabilità. Non solo. Il cambiamento è avvenuto anche nella sfera domestica: ora le
donne possono prendere decisioni importanti anche all'interno della famiglia, dalla
gestione del patrimonio all'educazione dei propri figli.
Si può dedurre, quindi, che nell'attuale società italiana la condizione femminile è
decisamente migliorata, ma continuano a persistere episodi di disuguaglianza, soprattutto
nel mercato del lavoro e nella sfera domestica, in cui le donne ricevono, in genere, uno
stipendio inferiore agli uomini, svolgendo le medesime attività e assumendosi un carico di
lavoro domestico gravoso che deve poi essere conciliato con il lavoro remunerato.
Tale posizione sfavorevole, porta le donne ad abbandonare o a decidere di non entrare nel
mercato del lavoro per dedicarsi completamente alla casa, in quanto la conciliazione tra
queste due sfere diventa pesante e complicata.
La scelta (o l'obbligo) di diventare “casalinga” a tempo pieno, viene influenzata da diversi
fattori, quali l'istruzione, la posizione geografica (e di conseguenza la cultura locale) e la
stessa distribuzione del lavoro domestico e di cura tra i due partner. Questi tre fattori sono
interconnessi, in quanto l'istruzione porta la donna ad essere sempre più propensa ad
immettersi nel mondo del lavoro, evento che sta portando gli uomini a sviluppare una nota
propensione ad occuparsi progressivamente delle incombenze domestiche, anche se
incentrandosi su mansioni non troppo dispendiose. Tutto ciò è profondamente legato alla
posizione geografica: al Sud dell'Italia, la cultura locale, vede ancora la donna
maggiormente legata ai lavori domestici e di cura, e nonostante l'alta istruzione, il mercato
del lavoro meridionale è più propenso ad assumere uomini. Si può dedurre, quindi, che con
l'istruzione femminile sempre più diffusa e le responsabilità lavorative che molte donne ora
hanno, queste diseguaglianze possano effettivamente ridursi, ma tale processo è
significativamente lento e complicato.
Si vedrà, infatti, nei prossimi capitoli, come, nonostante l'alta istruzione, l'eccessivo carico
di lavoro domestico vada a limitare la partecipazione femminile al mercato del lavoro e
3
come, di conseguenza, il tempo investito negli studi e lo sviluppo delle capacità personali
vengano scoraggiati.
Più nello specifico verrà analizzata la condizione femminile in Italia in relazione al lavoro
remunerato e alle responsabilità domestiche. In primis, dunque, verrà trattata la dimensione
dell'istruzione come fattore di cambiamento, e come la presenza di un titolo di studio più o
meno alto vada ad influire sull'entrata nel mercato del lavoro da parte delle donne e sulla
permanenza all'interno di esso, andando a paragonare le donne laureate con le donne in
possesso della sola licenzia media o il diploma superiore. In entrambi i casi verranno poi
messe a confronto le situazioni che si creano in base alla presenza e al numero di figli.
Dopo ciò, si entrerà nel cuore dell'elaborato, parlando del lavoro remunerato in relazione
alle responsabilità domestiche: si vedrà, dunque, come il tasso di occupazione femminile
sia fortemente influenzato dal gravoso carico domestico a cui le donne sono sottoposte e di
come ciò le porti a indirizzarsi verso lavori più precari e instabili, come il lavoro part-time.
Verrà poi analizzata nello specifico la dimensione prettamente legata al lavoro domestico e
di come esso sia un fattore emarginante per le donne. Esse, a causa di ciò, sono considerate
meno capaci, da parte degli imprenditori, di svolgere seriamente la propria mansione
lavorativa e, infatti, sono proprio queste ultime che, a causa di stereotipi ormai radicati
all'interno della società, abbandonano il proprio lavoro per poter far fronte alle numerose
responsabilità domestiche legate alla casa e alla cura dei propri figli. A tal proposito verrà
fatto un breve excursus sulla storia della nascita della figura della casalinga e di come
questo ruolo sia resistito fino ai giorni nostri legato alla figura della donna. A causa di ciò,
infatti, si registrano importanti gap di genere legati ai diversi tempi del lavoro e della vita
privata, soprattutto sul tempo libero. In conclusione verranno trattate le politiche di
conciliazione in Italia, definendole ed elencando le loro caratteristiche e peculiarità nella
società italiana, andando ad analizzare il caso specifico dello Smart Working.
4
PARTE 1
ISTRUZIONE FEMMINILE: COME CAMBIA LA VITA DELLE
DONNE.
1. Donne non solo educate, ma anche istruite
L'istruzione e il modo in cui organizzarla è sempre stato argomento di dibattito culturale e
sociale. Si sono scontrati, infatti, modelli di istruzione femminili proposti da donne più
innovatrici (donne facenti parte di movimenti emancipazionisti, socialisti e anche nobili) e
modelli maschili, proclamati da uomini più conservatori che sostenevano l'idea secondo la
³.
quale le donne dovevano essere “educate, ma non istruite” La vocazione della donna,
sostenevano, era quella di madre di famiglia e non di persona istruita, e che vedere una
donna “con un libro o un giornale” era fuori luogo proprio come vedere un uomo “che
lavora a maglia”.
L'inferiorità a cui le donne erano sottoposte veniva quindi provocata dall'educazione che
ricevevano fin da piccole: sviluppare in modo esteriore la loro sensibilità (considerata
esclusivamente femminile) a scapito dell'intelligenza. Questo lo dimostra il fatto che gli
uomini, fin da piccoli, venivano educati ad una professione, e non di certo al matrimonio.
Le donne, invece, non avevano alcun programma se non quello di trovare un marito che
potesse procurargli una vita piacevole e vantaggiosa. Le donne, quindi, anziché ragionare,
concentravano il loro pensiero su cose intente a provocare emozioni e sentimenti. E fu
proprio questo che tenne le donne sottomesse all'uomo per così tanto tempo: la loro
ignoranza. In Italia, ad esempio, fu soltanto nel 1874 che venne permesso alle donne di
accedere ai licei e all'Università anche se le iscrizioni continuarono ad essere respinte.
Sulla base di una ricerca svolta nel 1900, in Italia, infatti, erano circa duecentocinquanta le
donne iscritte all'Università, e il 48,7% della popolazione era analfabeta, di cui la
maggioranza era costituita da donne. L'ironia sta nel vedere come furono proprio le donne
a diffondere sul nostro territorio nazionale l'alfabeto e l'aritmetica, insegnando a milioni di
italiani la corretta lingua nazionale e la matematica.
______________________________________________________________
Jean-Jacques Rousseau, “Émile ou De l'éducation”, 1762, Ginevra.
¹ 6
Le cose cambiarono però nel 1926, quando il regime fascista iniziò ad ostacolare
l'istruzione femminile: le donne furono escluse dall'insegnamento di molte materie
scolastiche ed il governo presieduto da Mussolini aumentò del 40% l'importo delle tasse
scolastiche per le studentesse. Le donne, però, non si arresero, anzi l'istruzione femminile
aumentò in modo costante durante gli anni Trenta fino a raggiungere, nell'anno 1990/91,
un'importante evoluzione: il numero delle laureate superò quello dei laureati.
2. Dallo svantaggio al sorpasso: donne che superano gli uomini
Negli ultimi decenni, l'Italia ha vissuto un grande aumento del tasso di istruzione dovuto,
principalmente, alla componente femminile. Le donne, infatti, hanno iniziato a frequentare
in misura maggiore della componente maschile, non solo la scuola dell'obbligo, ma anche
le Università, riuscendo a concludere gli studi più spesso e più velocemente di questi
ultimi.
Per verificare tutto questo, si possono utilizzare le diverse statistiche esistenti in merito a
tale argomento. Diversi enti hanno svolto ricerche per analizzare e comprendere il
fenomeno della scolarizzazione femminile, fenomeno che ha stravolto ciò che una volta
veniva pensato e divulgato: agli uomini la cultura, alle donne la cura.
L'Istat (Istituto Nazionale di Statistica), è un ente pubblico italiano che mette a
disposizione diverse statistiche elaborate nel corso degli anni, su molteplici realtà italiane.
Anche su tale fenomeno numerosi sono i numeri rilevati, in particolare nel volume “Come
cambia la vita delle donne”, consistente in statistiche riferite a una ricerca svolta dal 2004
al 2014.
Anzitutto, l'ente sopracitato, nota come negli ultimi anni si è rilevato un importante
aumento delle iscrizioni scolastiche dovuto, in parte, all’innalzamento dell’obbligo
scolastico, in parte alla crescita della scolarizzazione femminile: infatti, se nel 1950/51 solo
7 ragazze su 100 si iscrivevano alle scuole superiori (a fronte di 12 su 100 iscritti per gli
uomini), nel 2012/2013 le donne iscritte raggiungono il 94,1% e gli uomini il 92,2%.
Questo si è poi prolungato nelle iscrizioni scolastiche post-obbligo e ciò è confermato dalle
136 donne ogni 100 uomini che si iscrivono alle Università, tutto questo completato dal
17,4% della popolazione femminile, contro il 12,7% dei maschi, che completa il percorso
di studi. Non solo. Anche i risultati sono migliori. Le donne, infatti, ottengono risultati
migliori della controparte maschile, tanto è vero che il 60% delle lodi all'Università è
donna. Inoltre, esse sono più attive a livello culturale, vanno più a teatro e leggono di più.
7
E anche online sono più presenti degli uomini. Insomma, in generale, l’immagine è quella
di donne che sono presenti, agiscono e sono attive in più campi e in percentuale maggiore
rispetto agli uomini.
La situazione, però, si ribalta nei passi successivi. No
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