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Indice

  • Introduzione
  • Capitolo I: Le aziende Born Global: Origini e caratteristiche di un nuovo modello di impresa
    • 1.1 Nascita del concetto delle aziende Born Global
      • 1.1.1 Il contesto storico ed economico che ha condotto alla nascita delle Born Global
    • 1.2 Principali modelli teorici di riferimento
      • 1.2.1 Product Life Cycle Theory
      • 1.2.2 Il modello Uppsala: un approccio tradizionale
      • 1.2.3 Dai modelli tradizionali alle Born Global
    • 1.3 Confronto tra i modelli
    • 1.4 Drivers dell’innovazione
      • 1.4.1 L’innovazione come chiave per il successo
  • Capitolo II: Dal sogno all’idea imprenditoriale: fattori determinanti per il successo globale
    • 2.1 Il ruolo dell'imprenditore nel contesto economico delle Born Global
    • 2.2 Profili e caratteristiche comuni a tutti gli imprenditori di successo
    • 2.3 Differenziazione, qualità e mercati di nicchia
    • 2.4 I network e le aziende Born Global
      • 2.4.1 I Network come driver per l’internazionalizzazione delle Born Global
      • 2.4.2 Legami forti e legami deboli all’interno dei network
      • 2.4.3 I legami creati dalle Born Global. Il ruolo dell’imprenditore
    • 2.5 L’approccio delle Born Global ai Social Network
  • Capitolo III: Analisi dei casi pratici a sostegno dello studio
    • 3.1 Spotify come Born Global
      • 3.1.1 L’evoluzione strategica di Spotify
    • 3.2 Glovo come Born Global
      • 3.2.1 Elementi strategici evolutivi principali di Glovo
    • 3.3 Wise come impresa Born Global
    • 3.4 L’analisi SWOT dei casi pratici
    • 3.5 Airbnb come Born Global: Analisi teorica e strategica
      • 3.5.1 Digital Born Globals. Un profilo condiviso
  • Conclusioni
  • Riferimenti Bibliografici
  • Ringraziamenti

Introduzione

Nel contesto della crescente globalizzazione, si assiste a cambiamenti radicali sul panorama imprenditoriale in modo continuativo. Tra questi l’emergere delle imprese “Born Global” è uno dei fenomeni più significativi. A differenza delle imprese tradizionali che si espandono in maniera graduale verso i mercati esteri, le Born Global fin da subito intraprendono un percorso di internazionalizzazione rapido, sfruttando risorse tangibili limitate ma una molteplicità di strategie innovative. Questo modello nasce dall’esigenza di rappresentare una risposta diretta alle opportunità e alle sfide offerte da un mercato, da un mondo sempre più interconnesso ed evolutivo.

La rilevanza del tema risiede nelle capacità delle Born Global di competere su scala internazionale anche partendo da contesti locali, nicchie di mercato oppure settori considerati tradizionali. Tali aziende, pur essendo in partenza spesso di piccole dimensioni, hanno saputo sfruttare la tecnologia digitale, le reti globali, e l’innovazione per ottenere successo nei mercati esteri. Il punto focale dello studio sarà comprendere le dinamiche che le caratterizzano fin dalla loro origine, offrendo spunti preziosi non solo per la teoria economica, ma anche per imprenditori e policymaker.

Il fenomeno delle Born Global ha anche importanti implicazioni culturali e sociali, e comprenderne le dinamiche significa esplorare come tecnologie digitali e innovazione abbiano trasformato il concetto stesso di impresa. Operare in diversi mercati significa affrontare le sfide dell'adattamento culturale, della gestione delle diversità e della sostenibilità. Questi elementi, spesso sottovalutati, rappresentano in realtà componenti essenziali per costruire imprese di successo in un contesto internazionale.

La presente tesi si propone di analizzare il fenomeno delle Born Global attraverso tre direttrici principali. In primo luogo, verranno esplorate le origini storiche del modello e i principali riferimento teorici che ne hanno definito l’evoluzione. Successivamente, sarà approfondito il ruolo chiave dell'imprenditore, un attore centrale capace di tradurre una visione globale in una strategia concreta, abbracciando l’innovazione e sfruttando al massimo il potenziale delle tecnologie digitali. Infine, un capitolo dedicato all’analisi di casi pratici illustrerà come queste dinamiche si concretizzino nella realtà, offrendo esempi concreti di sfide e successi.

Questo approccio multidisciplinare non si limita a descrivere il fenomeno, ma cerca di fornire strumenti utili per comprenderlo e replicarlo. Attraverso l’analisi dei casi pratici discussi durante questo studio, si può dimostrare come anche in un mondo dominato da grandi multinazionali, le piccole e medie imprese di partenza possono raggiungere un rapido successo straordinario grazie a visione, innovazione e strategie mirate. La loro storia è una testimonianza della capacità dell’imprenditorialità di adattarsi e prosperare in un’epoca di trasformazioni continue.

Capitolo I: Le aziende Born Global: origini e caratteristiche di un nuovo modello d’impresa

Introduzione

Il fenomeno economico che meglio contraddistingue questo periodo storico è la globalizzazione, un’intensa crescita economica e un progressivo sviluppo nella tecnologia, nei trasporti e nella comunicazione sono solo alcuni degli aspetti determinanti del fenomeno della realtà contemporanea. Gli autori principali del periodo sono le imprese che si inseriscono in un contesto competitivo e di crescita su scala mondiale, pervasi da tutte le tendenze e le progressioni. In questo contesto acquista notevole rilevanza il processo di internazionalizzazione, considerato come una naturale conseguenza alla crescita delle imprese (Caroli, 2012), dunque l’avvento della globalizzazione ha mutato considerevolmente l’approccio delle imprese al mercato globale.

In questo capitolo andremo ad analizzare il contesto economico nel quale nascono le Born Global, ponendo l’accento sui principali paradigmi teorici che hanno condotto il nostro studio dalla teoria tradizionale per giungere al successo del modello delle Born Global. Dopo una presentazione delle imprese Born Global si andranno a differenziare i modelli teorici nella loro applicazione, per giungere infine nell’analisi dei driver dell’internazionalizzazione e del notevole contributo dell’innovazione tecnologica.

1.1. Nascita del concetto delle aziende Born Global

Il termine Born Global è nato nel 1993 con Michael Rennie, che ha studiato le aziende fondate sulla capacità di competere a livello internazionale e di coordinare le risorse tra i paesi (Jones et al., 2011). Con l’emergere delle imprese Born Global sono state coniate diverse definizioni di “impresa nata globale”. Si sostiene che siano aziende nate con una prospettiva globale, adottando una concezione di internazionalizzazione che permette di espandersi in mercati mondiali. Alcune imprese accettano la definizione di born global come quelle imprese che semplicemente diventano globali dopo 1-3 anni di presenza nazionale, seguendo un processo di internazionalizzazione più sistematico.

Secondo Aspelund e Moen (2001) l’esistenza e il comportamento di questa tipologia di impresa sono stati segnalati in diversi settori, sia industrie a bassa che ad alta tecnologia, a partire dagli anni ‘90, individuando un numero crescente di aziende che invece di seguire il modello tradizionale di Uppsala sceglievano di essere ampiamente presenti all’estero fin dalla nascita o subito dopo essa. Tuttavia, secondo Knight e Cavusgil (1996, p. 12), Madsen et al. (2000, pp. 250-1), e anche Servais e Rasmussen (2000, p. 14) le Born Global sono empiricamente definite come quelle aziende che sono state costituite dopo il 1976 e hanno raggiunto una quota di vendite all’estero di almeno il 25% entro tre anni dalla loro nascita. È interessante notare come parte significativa della letteratura attuale sulle Born Global si concentri sugli effetti, e quindi sugli approcci settoriali internazionali non necessariamente ad alta tecnologia, comunque adottando strategie e metodologie globali anche in contesti di bassa tecnologia.

Un aspetto positivo della ricerca empirica è che l’emergere di imprese Born Global è da attribuirsi in diversi paesi del mondo, pertanto le aziende nate globali non sono nate in uno specifico paese con una specifica normativa o con uno specifico background economico: esistono in luoghi diversi del mondo come Australia, Stati Uniti, Svizzera, Irlanda, Nuova Zelanda, Germania, Francia, Israele. Tuttavia, le ricerche dovrebbero coprire anche altre aree geografiche meno sviluppate per confermare la non geograficità della teoria.

1.1.1. Il contesto storico ed economico che ha condotto alla nascita delle Born Global

Prima degli anni ‘70 le PMI erano un argomento marginale nell’economia e nella società, l’attenzione era rivolta alle unità di grandi dimensioni, integrate verticalmente tra produzione e distribuzione (Sengenberger et al., 1990). Negli ultimi tre decenni si è assistito a grandi cambiamenti nelle condizioni di mercato, così come nei progressi della tecnologia che si sono dimostrati alcuni dei fattori facilitanti per la nascita delle aziende Born Global.

L’economia in crescita degli anni ‘70 rallentò in Europa a causa di mercati saturi e per il fatto che la produzione di massa era troppo rigida per soddisfare la crescente domanda di prodotti specifici e personalizzati. Questa situazione fu definita da Piore e Sable (1984) come la seconda crisi di produzione di massa, dunque l’Europa ha conseguito come risposta alla crisi la così detta specializzazione flessibile e cooperazione nei distretti industriali. Dopo il calo dell’occupazione delle piccole medie imprese alla fine anni ‘70, gli anni ‘80 seguirono con una crescita della quota di occupazione ed un nuovo modello emergente.

Lo studio condotto da Sengenberger ha dimostrato che lo stimolo continuo e il riflesso dei cambiamenti nei fattori esterni hanno portato all’emergere di una nuova generazione di imprese. Una tendenza rilevante fu la crescita nel commercio di beni e servizi, l’aumento degli investimenti esteri, lo sviluppo di aziende multinazionali e un maggiore scambio di informazioni. Il commercio mondiale determinato dal contesto storico del dopoguerra è stato facilitato da una continua riduzione delle barriere commerciali che sicuramente conducono a crescenti espansioni all’estero e di investimento da parte di accordi commerciali nazionali come l’OMC, inoltre la tendenza è stata accelerata dallo sviluppo di aree di libero scambio come l’ASEAN, il NAFTA e l’Unione Europea.

A causa della globalizzazione in corso le grandi imprese sfruttano i loro vantaggi dimensionali su economie di scala e le piccole imprese sono spinte verso mercati di nicchia, tuttavia per sopravvivere si spingono verso l'internazionalizzazione pur avendo esperienza limitata. I cambiamenti di settore più impattanti si verificano con l’avvento delle nuove tecnologie, delle comunicazioni e dei trasporti, che riducono fortemente i costi delle attività di esportazione e la rendono meno dispendiosa anche a livello di risorse. Le piccole aziende possono ora facilmente distribuire e acquisire informazioni nuove sui mercati esteri, clienti esteri, agenti, partner, e in formazioni pubbliche. Le opportunità finanziarie sono sempre più disponibili per il finanziamento di nuovi progetti e attività internazionali, anche le risorse umane sono sempre più disponibili, poiché più dirigenti aziendali, imprenditori e studenti hanno maturato esperienze per gestire affari internazionali.

1.2. Principali modelli teorici di riferimento

In questa analisi, è essenziale analizzare la linea del tempo teorica che conduce lo studio dai modelli tradizionali fino all’oggetto noto. Diversi, dunque, sono i modelli teorici che approfondiscono l’internazionalizzazione delle imprese e il percorso che queste ultime fanno in termini di strategie e di processi. In questo capitolo si vuole approfondire il confronto tra due dei fondamentali modelli, nella loro distinzione e nella loro complementarietà con dovizia di particolari, e non solo.

1.2.1. Product Life Cycle Theory

Il primo modello analizzato deriva dalla teoria del “Product Life Cycle” elaborata negli anni sessanta e approfondita negli anni settanta da Vernon (1966, 1971). Questa teoria spiega come il processo di internazionalizzazione delle aziende sia strettamente legato alle fasi del ciclo di vita del loro prodotto. Secondo questa teoria, il prodotto attraversa tre fasi principali, ciascuna con implicazioni diverse per l’espansione internazionale dell’impresa.

La prima fase viene definita “new product”, nuovo prodotto, nel quale il prodotto è ancora poco standardizzato e necessita di grande flessibilità nella produzione. L’azienda tende a mantenerlo nel proprio paese di origine, dove può gestire più facilmente comunicazione e adattamenti produttivi, piuttosto che spostarlo in paesi con costi di manodopera più bassi. Questa decisione deriva dalla presenza di forze definite da Vernon “più forti rispetto al costo relativo dei fattori di trasporto”, quali la necessità di comunicazione e di economia esterne. Altri fattori, quali la necessità di flessibilità e la bassa elasticità della domanda rispetto al prodotto contribuiscono a mantenere l’azienda nel paese di origine.

Nella seconda fase, definita “maturing product”, prodotto maturo, man mano che la domanda del prodotto cresce e la sua produzione diventa più standardizzata, l’azienda cerca di ottenere economie di scala. A questo punto può scegliere di esportare il prodotto o di aprire sedi produttive in altri paesi avanzati per servire meglio i mercati esteri (Vernon, 1966). Nello specifico, Vernon afferma che “finché il costo di produzione marginale e di trasporto dei beni esportati dagli Stati Uniti sono inferiori al costo medio di produzione nel mercato d’importazione, l’azienda preferirà presumibilmente evitare un investimento diretto”.

La terza ed ultima fase individuata e definita “standardized product”, prodotto standardizzato, con l’ulteriore espansione delle domanda, soprattutto nei paesi meno sviluppati, diventa vantaggioso per l’azienda spostare la produzione in queste regioni. In questo modo, può soddisfare sia la domanda locale sia quella di altri mercati internazionali attraverso le esportazioni. Tuttavia, negli anni successivi, Vernon stesso ha riconosciuto che alcuni presupposti del suo modello potrebbero non essere sempre validi, in particolare, la riduzione delle differenze economiche tra paesi sviluppati e meno sviluppati ha portato molte aziende a lanciare i loro prodotti in più mercati contemporaneamente, specialmente in settori ad alta tecnologia (Vernon, 1979).

1.2.2. Il modello Uppsala: un approccio tradizionale

Nel 1977, Johanson e Vahlne svilupparono il modello di processo di internazionalizzazione di Uppsala che giunge al filone teorico degli Stage Models (Johanson e Vahlne, 1977, 2009). Alla base vi è la teoria comportamentale dell’impresa, che descrive l’internazionalizzazione delle imprese come un processo che prevede il graduale coinvolgimento internazionale.

Questo modello si basa su un processo graduale e incrementale. Il presupposto di base è che l’impresa si sviluppi nel suo mercato domestico e l’internazionalizzazione sia la conseguenza di una serie di decisioni incrementali utilizzando una cosiddetta catena di stabilimenti per entrare in nuovi mercati esteri (Verbeke et al., 2014).

Il modello Uppsala è un modello dinamico il cui risultato di una decisione è input per la decisione successiva. Una delle principali caratteristiche è l’apprendimento attraverso l’esperienza, ossia l’accumulo progressivo di conoscenza ed esperienza per ridurre i rischi. L'apprendimento avviene attraverso due componenti: esperienze dirette sul mercato e relazioni e reti costruite con partner locali. Le aziende in genere iniziano ad entrare in questi nuovi mercati esteri con un basso rischio attraverso le esportazioni. Con il crescente successo e l’esperienza nel mercato, queste imprese investono di più nel mercato estero e scelgono di stabilire una società interamente di proprietà, dunque una filiale, oppure prendere in considerazione l'acquisizione di un concorrente locale.

Il modello Uppsala propone una sequenza di passaggi per entrare nei mercati esteri, definita “catena di stabilimento”. L’azienda potrebbe partire con esportazioni indirette, passare a esportazioni dirette, aprire una filiale commerciale e infine stabilire una controllata locale o acquisire concorrenti locali. Si inizia con una modalità a basso rischio, le esportazioni. Poi si passa a forme più impegnative, dunque la creazione di una filiale o di una joint venture. Le aziende si concentrano inizialmente su mercati con “bassa distanza” culturale, amministrativa ed economica rispetto al paese di origine, facilitando l'adattamento. Inoltre la creazione di reti e connessioni con i clienti e partner locali è cruciale per accelerare l’accesso al mercato e costruire un vantaggio competitivo sostenibile. Ciò è annesso di conseguenza allo sviluppo e al trasferimento dei vantaggi competitivi specifici in modo sostenibile per coprire i costi e superare le difficoltà iniziali (Firm-Specific-Advantage).

Figura 2: Stadi del processo di internazionalizzazione del modello di Uppsala nella formulazione del 1977Fonte: Johanson e Vahlne (1977)

Il modello Uppsala è rappresentato da due concetti fondamentali che spiegano le difficoltà che le aziende affrontano nei mercati stranieri: Liability of Foreignness: Si riferisce...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiorgiaSpagnolo3 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università Maria SS.Assunta - (LUMSA) di Roma o del prof Corso Guido.
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