Estratto del documento

Global capitalism e il sistema di Bretton Woods

Durante l'ordine monetario di Bretton Woods, i governi potevano cambiare dollari con l'oro. Poiché si aspettavano che il dollaro si sarebbe svalutato, il suo valore in oro sarebbe cioè diminuito, era logico disfarsi di più dollari possibile. Gli USA potevano opporsi alla svendita, ma per difendere il dollaro si sarebbero dovuti alzare i tassi di interesse, tagliare la spesa, contenere i salari, guidare l'economia verso la recessione. Nessun governo avrebbe gradito questa prospettiva. La posizione del commercio del paese aumentava inoltre la pressione verso la svalutazione. I prezzi negli USA erano aumentati più rapidamente che altrove, pertanto gli stranieri acquistavano meno dagli USA, mentre gli USA acquistavano di più dall'estero. Le importazioni crescevano due volte più velocemente delle esportazioni (es. nel 1968 il paese importò più automobili di quante ne esportò). Se gli USA non avessero difeso il dollaro, interrompere il legame con l'oro e svalutare sarebbe stato necessario. Questo avrebbe portato alla fine del sistema di Bretton Woods.

Le decisioni di Nixon a Camp David

Nella residenza di Camp David, Nixon e gli altri compresero il trade off tra interessi economici internazionali e politiche domestiche. Il presidente della Federal Reserve, Arthur Burns, il più vicino alla realtà di Wall Street tra i presenti, era restio a uscire dall'oro e si espresse a favore del mantenimento del sistema monetario; ma la sua argomentazione non convinse Nixon. Gli imperativi delle politiche domestiche surclassarono gli impegni internazionali e, il 15 agosto 1971, Nixon dichiarò l’uscita del dollaro dal sistema aureo. Era la fine di Bretton Woods. Dopo quasi trent’anni l’azione di bilanciamento tra gli interessi economici nazionali e l’integrazione economica internazionale era fallita.

Nixon introdusse una tassa pari al 10% sull'import per proteggere i produttori americani e un controllo su prezzi e salari. Nel 1973 l’amministrazione Nixon svalutò ancora il dollaro di un 10%, e il commercio registrò un surplus, l’economia riprese velocità, e la disoccupazione diminuì. I primi anni Settanta registrarono il livello massimo raggiunto dall’economia mondiale dal dopoguerra. Quasi tutte le nazioni industrializzate, le economie pianificate ricche e povere, i PVS e le ex colonie crebbero rapidamente e continuamente.

Le sfide monetarie dopo Bretton Woods

La più grande sfida giunse sul piano monetario: il governo era costretto a scegliere tra i propri doveri internazionali e i suoi obiettivi domestici. Durante Bretton Woods il dollaro aveva una parità con l’oro fissata a 35$ per oncia, mentre le altre valute avevano una certa parità fissata con il dollaro (sistema di convertibilità indiretta). Ci si aspettava che i governi si astenessero dal modificare i loro tassi di cambio, anche quando avrebbero preferito farlo magari per svalutare e rendere i prodotti domestici più competitivi di quelli stranieri.

Un importante ambito da gestire riguardava la ricostruzione della finanza internazionale, importante perché il letargo dei flussi finanziari internazionali era stato una delle ragioni per cui i governi erano stati abili a gestire le proprie politiche monetarie. Se i mercati finanziari mondiali fossero stati attivi negli anni Cinquanta e Sessanta, tassi di interesse più bassi in Francia che in Germania avrebbero spinto gli investitori a spostare il loro denaro da Parigi a Francoforte. Ma i flussi di denaro a breve termine erano praticamente inesistenti, per il trauma degli anni Trenta e per i controlli sui capitali. I mercati finanziari mondiali si ripresero nel corso degli anni Sessanta.

La pressione economica internazionale

La crescente importanza economica dell’Europa occidentale e del Giappone esercitava pressione sul dollaro americano. La prima difficoltà giunse tra il 1959 e il 1960, quando un deficit nei pagamenti americani portò a una perdita di fiducia nel dollaro. La Federal Reserve aumentò i tassi di interesse per incrementare la domanda straniera di dollari, e ciò condusse l’economia statunitense nella recessione. Per la prima volta dagli anni Trenta la politica monetaria americana subordinava gli obiettivi nazionali a quelli internazionali. Negli anni Sessanta questi problemi furono acuiti dalle due guerre che il paese stava combattendo, la guerra del Vietnam e la cosiddetta “War on poverty”. L’inflazione negli USA divenne particolarmente elevata.

Ne derivò un reale apprezzamento del dollaro. Il tasso di cambio del dollaro, il suo prezzo in termini delle altre valute, si mantenne costante, mentre i prezzi americani aumentavano. Gli stranieri potevano dunque acquistare meno con i loro dollari. Ciò era positivo per gli americani, che potevano acquistare più beni stranieri con un dollaro forte, fare investimenti stranieri più economicamente, viaggiare più economicamente. Questa “real appreciation” del dollaro garantiva vantaggi agli americani, ma costituiva una minaccia per Bretton Woods. Non c’era abbastanza oro per comprare tutti i dollari al mondo, e quando gli USA avrebbero esaurito le riserve auree la promessa che il dollaro fosse buono e prezioso come l’oro non sarebbe stata mantenuta.

L’unica soluzione era imporre un programma di austerità nell’economia statunitense: ciò avrebbe portato a un ribasso dei prezzi e a un aumento del valore reale del dollaro rispetto a quello ufficiale. Il sistema monetario di Bretton Woods collassò per ragioni politiche, non tecniche. Se i prezzi domestici aumentavano per rendere la valuta “sopravvalutata”, essi dovevano essere nuovamente ridotti aumentando i tassi di interesse, tagliando la spesa pubblica, riducendo i consumi. Banche, corporazioni e investitori ci avrebbero rimesso con un cambio del valore della valuta, perciò supportarono l’austerità.

Impatto della liberalizzazione del commercio

Gli stessi fattori politici che avevano sfidato il sistema monetario minacciavano anche il commercio e gli investimenti internazionali. La liberalizzazione del commercio nel dopoguerra ebbe un impatto particolarmente importante sull’Europa occidentale e sul Giappone, che emersero dopo trent’anni di protezionismo pronti a sfruttare i vantaggi dei mercati mondiale e americano. La crescita del Giappone come potenza esportatrice fu impressionante: negli anni Cinquanta il Giappone esportava meno di 1/12 degli USA, nel 1973 gli exports giapponesi erano più della metà di quelli americani e continuavano a crescere velocemente. Il paese non esportava più semplicemente prodotti di abbigliamento o giocattoli ma prodotti sofisticati per il mercato mondiale, e la capacità di produrre acciaio passò da 1 milione di tonnellate a 117 milioni in vent’anni.

Ma le esportazioni di un paese sono importazioni per altri. Acciaio, tessuti, scarpe e vestiti europei e giapponesi giungevano negli USA, e i produttori americani lottavano per ottenere protezione. I membri del GATT avevano deciso di non aumentare le tariffe non agricole, così coloro che desideravano protezione dagli stranieri trovarono mezzi alternativi. Uno poteva essere accusare lo straniero di dumping, la vendita di un prodotto a prezzi inferiori ai suoi costi di produzione, un’azione contraria alle regole del GATT, per cui si potevano imporre speciali tasse e tariffe sui beni coinvolti in queste azioni illegali. Oppure si poteva “convincere” il produttore straniero a evitare di esportare lì condividendo i benefici della protezione.

La sfida delle multinazionali (MNCs)

Per molti anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, le MNCs erano in una situazione favorevole. Portavano con sé capitale, prodotti moderni, tecnologie e tecniche di management. Ma mentre le corporazioni straniere crescevano, aumentavano anche le riserve attorno al loro impatto: i produttori locali si lamentavano di questi giganti stranieri che dominavano i mercati locali, ad esempio alcuni sottolineavano che i manager stranieri fossero meno sensibili alle normative sociali, culturali e politiche nazionali. Il risultato era una grande diffidenza nei confronti degli IDE.

In Cile l’ITT (US-based International Telephone and Telegraph Company) prima cercò di evitare che il socialista Allende fosse eletto presidente nel 1970, poi quando non ci riuscì partecipò a una serie di tentativi per rovesciarlo fino a un colpo di stato che distrusse una delle più robuste democrazie dell’America latina e portò una sanguinosa dittatura al potere, la dittatura militare di Augusto Pinochet. Episodi del genere contribuivano ad alimentare un cattivo sentimento contro le MNCs, e molti paesi come la Francia o il Canada attuarono delle restrizioni in tal senso, monitorando, controllando e limitando gli investimenti.

Conflitti domestici e internazionali

Ben presto emersero conflitti legati all’ambito domestico che si diffusero nel mondo industrializzato. In Francia nel maggio 1968 le proteste studentesche portarono a uno sciopero generale che durò settimane, mentre in Italia i lavoratori condussero scioperi durante l’intero “autunno caldo” del 1969. Nell’immediato dopoguerra i lavoratori erano disposti a rinunciare a parte dei salari per la ricostruzione.

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 12
Riassunto esame Storia delle relazioni economiche internazionali, prof. Moricola, libro consigliato Global Capitalism, Frieden Pag. 1 Riassunto esame Storia delle relazioni economiche internazionali, prof. Moricola, libro consigliato Global Capitalism, Frieden Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 12.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia delle relazioni economiche internazionali, prof. Moricola, libro consigliato Global Capitalism, Frieden Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 12.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia delle relazioni economiche internazionali, prof. Moricola, libro consigliato Global Capitalism, Frieden Pag. 11
1 su 12
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MarcoPassero di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle relazioni economiche internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Moricola Giuseppe.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community