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Cristianesimo & Cynewulf: analisi del lessico cristiano nel'opera "Sant'Elena"

Tesi per la facoltà di lettere e filosofia, dell'università degli Studi Ecampus - Uniecampus elaborata dall’autore nell’ambito del corso di filologia germanica tenuto dalla professoressa Gherardini dal titolo Cristianesimo & Cynewulf: analisi del lessico cristiano nel'opera "Sant'Elena". Scarica il file in formato PDF!

Materia di Filologia germanica relatore Prof. L. Gherardini

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INTRODUZIONE

Il presente lavoro sarà incentrato sull’analisi lessicale dell’opera Sant’Elena attribuita a

Cynewulf, scritta in inglese antico, in territorio britannico, presumibilmente tra l’VIII e

il X secolo. In particolare, si analizzerà il lessico cristiano utilizzato in un breve passo

scelto del poema.

Per meglio analizzare e comprendere l’opera in esame, si ritiene utile presentare in

primis una breve panoramica zio-temporale, sociale e culturale del contesto in cui si

colloca la stessa.

Si farà quindi la conoscenza dei Germani, del loro presunto luogo di origine e dei loro

costumi, evidenziando come tutti questi fattori fossero peculiari della loro cultura. Si

parlerà quindi delle caratteristiche principali della loro tradizione culturale (trasmissione

orale, scrittura runica) e di come le stesse furono influenzate e trasformate dall’avvento

del Cristianesimo. Si racconterà dei differenti processi di evangelizzazione che hanno

interessato i Germani e dei cambiamenti nella tradizione culturale (trasmissione

manoscritta, scrittura alfabetica).

Particolare risalto sarà dato ai popoli colonizzatori della ex Britannia, alle loro origini,

alle loro migrazioni e alle relative conseguenze a livello culturale.

Le stesse modifiche influenzarono anche i poeti del tempo e uno dei più rappresentativi

è proprio Cynewulf. Si fornirà una sintesi delle ipotesi che gli studiosi hanno elaborato a

riguardo di questo poeta e si indicheranno le sue opere principali prima di passare

all’analisi del poema oggetto di studio.

Dopo aver brevemente descritto il manoscritto nel quale è contenuta la Sant’Elena,

l’attenzione verrà posta sul contenuto della stessa; in particolare, si analizzeranno la

struttura e le fonti utilizzate dal poeta, nonché i protagonisti principali dell’opera, dopo

averne offerto un breve riassunto. Si analizzerà infine il lessico prettamente cristiano,

relativo ai vv. 716 – 805 suddividendolo tra sostantivi, verbi e aggettivi e, laddove

possibile, si indicheranno le forme moderne presenti in inglese e tedesco. 4

CAPITOLO 1 - I GERMANI

1.1. CENNI STORICI

Chi furono i Germani? Dove e quando comparvero sulla scena della Storia?

Queste le domande che gli studiosi si sono poste nel corso dei secoli per definire le

origini delle diverse popolazioni germaniche.

Innanzitutto è bene precisare che con tale termine non si identifica una sola popolazione

1

ma un insieme di etnie con caratteristiche politiche, culturali e linguistiche simili.

Queste etnie vennero conosciute, per la prima volta, dalle civiltà del mondo occidentale,

nel periodo delle conquiste romane da parte di Caio Giulio Cesare nel I secolo a.C..

Nella sua opera De Bello Gallico descrisse diverse etnie e iniziò a definire

approssimativamente un limite geografico delle aree nelle quali erano stanziate (il

2

Reno).

Anche altri storici documentarono la presenza di popolazioni germaniche nei loro

lavori; si ricordano ad esempio Pytheas di Marsiglia e i suoi resoconti indiretti di

viaggio, Tito Livio e la sua opera Ab urbe condita libri CXLII, Strabone di Anasia e la

3

sua opera Geografia, Plinio il Vecchio e la sua opera Naturalis Historia. Ma il primo

storico che utilizzò l’etnonimo “Germani”, fu Publio Cornelio Tacito nel suo trattato

De origine et situ Germanorum, il quale, dopo aver descritto dettagliatamente il

territorio occupato dagli stessi, si concentrò sulle origini e sulle tradizioni culturali

4

comuni di queste molteplici tribù.

Vari secoli dopo, nel periodo del tardo Romanticismo tedesco, si assistette ad una

riscoperta dei Germani, della loro storia, delle loro origini e della loro cultura: fautori di

5

questa riscoperta furono prevalentemente i Fratelli Grimm, grazie ai quali nacque la

1 M. Battaglia, I Germani. Genesi di una cultura europea, Roma, Carocci, 2013, p. 34.

2 M. Battaglia, op. cit., p. 61.

3 M. Battaglia, op. cit., pp. 31, 64 – 68.

4 M. Battaglia, op. cit., p. 68.

5 S. Žmegač Škreb, Breve storia della letteratura tedesca. Dalle origini ai giorni nostri, Torino, Piccola

Biblioteca Einaudi, 1995, p. 181. 5

scienza della Germanistica, ovvero la riscoperta delle radici popolari delle culture

6

europee centro-settentrionali.

Sulla base delle scoperte archeologiche e dei testi letterari ritrovati nel corso degli ultimi

secoli (come ad esempio la raccolta contenuta nel Vercelli Book), gli studiosi hanno

7 e le hanno suddivise

identificato un’area geografica di origine di queste popolazioni

8

convenzionalmente in tre macro gruppi:

- Germani Orientali, tra i quali si ricordano Burgundi, Gepidi, Vandali e Goti

(Ostrogoti e Visigoti);

- Germani Occidentali, ulteriormente suddivisi in 3 gruppi:

Germani del Nord (Ingevoni), tra i quali si ricordano Frisoni, Sassoni,

o Angli, Iuti;

Germani del Reno – Weser (Istevoni), tra i quali si ricordano i Franchi;

o Germani dell’Elba (Erminoni), tra i quali si ricordano Svevi, Alemanni,

o Bavari, Turingi e Longobardi;

- Germani Settentrionali, tra i quali si ricordano Danesi, Svedesi, Norvegesi e

Islandesi.

Queste etnie riuscirono a vivere in armonia con il mondo occidentale fino al II secolo

d.C., quando iniziarono a verificarsi diversi movimenti migratori e azioni belliche

combinate. Gli studiosi hanno motivato questi spostamenti di massa nella ricerca di

territori migliori, nuovi luoghi di interscambio commerciale e di accesso a nuove

ricchezze. Questo periodo è comunemente definito “Età delle migrazioni”, avvenute

9

tra il 375 e il 568 d.C..

Per l’analisi dell’opera oggetto del presente lavoro è opportuno concentrarsi sugli

6 M. Battaglia, op. cit., p. 23.

7 Alcuni studiosi più recenti hanno stabilito che, nei primi secoli a.C., la sede originaria dei popoli

germanici si attestava nella cosiddetta “Cerchia Nordica”, che comprendeva le attuali Svezia e Norvegia

meridionale, Danimarca e zona costiera della Germania Settentrionale. Questo è stato appurato perché

non sono stati riscontrati nomi di luogo di uno strato linguistico diverso dal germanico. N. Francovich

Onesti, Filologia germanica. Lingue e cultura dei germani antichi, Roma, Carocci, 2002, pp. 15 – 16.

8 M.G. Saibene / M. Buzzoni, Manuale di linguistica germanica, Milano, Monduzzi, 2006, pp. 35 – 38.

9 M. Battaglia, op. cit., pp. 79 – 85. 6

sviluppi storici avvenuti in territorio britannico.

La Britannia fu provincia romana dal 55 a.C. fino al 409 d.C., quando l’imperatore

Onorio dovette richiamare tutte le legioni ivi stanziate per la minaccia delle incursioni

10

barbariche in Italia. La partenza dei Romani espose la Britannia al pericolo di nuove

invasioni (sia interne che esterne) perché i Britanni non erano militarmente in grado di

11

difendersi e versavano in una grave crisi economica ed organizzativa.

12

Secondo i cronisti dell’epoca (Gildas e Beda il Venerabile), nella lotta contro i Picti di

Scozia, i Britanni decisero di rivolgersi alla popolazione straniera dei Sassoni. Racconta

infatti Beda nella sua opera Historia Ecclesiastica Gentis Anglorum: “nell’anno 449

dall’incarnazione del Signore, Marciano, quarantaseiesimo dopo Augusto, divenne

imperatore insieme a Valentiniano e regnò per 7 anni. Fu allora che la razza degli

Angli o Sassoni, invitata da Vortigen, arrivò in Britannia con tre navi da guerra.

Venivano per combattere contro i Picti e gli Irlandesi, ma in realtà per conquistare

l’isola”. Angli, Sassoni e Juti seguirono in massa le tre navi e, in pochi anni, si diedero

13

ad occupare la Britannia.

Nel corso del VI secolo, gli Anglosassoni avevano conquistato la maggior parte

dell’isola (ad eccezione di Galles, Cornovaglia, Cumbria che rimasero nelle mani dei

Britanni) e rafforzarono la loro conquista suddividendo le terre conquistate in 7 regni, la

cosiddetta Eptarchia anglosassone: Mercia, East Anglia, Northumbria (per gli Angli),

14

Essex, Sussex, Wessex (per i Sassoni), Kent (per gli Juti). Non era una confederazione

pacifica: anzi i re dei singoli stati erano spesso in guerra tra loro nel tentativo di

15

espandere la loro supremazia ai danni dei Gallesi e delle altre popolazioni celtiche.

Infatti, nel corso dei secoli VII – VIII, prevalsero politicamente i regni di Northumbria e

10 G. Baucero, Il libro che visse due volte. Vercelli Book. Storia, mito e leggenda, Vercelli, Mercurio,

2010, p. 24.

11 N. Francovich Onesti, op. cit., p. 29.

12 Tali cronistorie hanno trovato riscontro nei ritrovamenti archeologici in loco: K.O. Morgan (a cura di),

Storia d’Inghilterra: da Cesare ai tempi nostri, Milano, Bompiani, 2001, p. 59.

13 P. Boitani, La letteratura del Medioevo inglese, Roma, NIS, 1991, pp. 11 – 12.

14 G. Baucero, op. cit., p. 25.

15 Ibidem. 7

16

poi di Mercia, mentre nel IX secolo fu il Wessex a rafforzare la propria egemonia.

Dalla metà del IX secolo, la Britannia venne interessata da una nuova ondata di

migrazioni da parte dei Danesi (la cosiddetta “Età vichinga”), che occuparono

17

l’Inghilterra centro-orientale tra il Tamigi e il Tyne. Solo il Wessex riuscì a resistere a

questi attacchi e il suo re, Alfredo il Grande, firmò un trattato di pace con i Danesi nel

quale si sottoposero i territori vinti da questi ultimi alla legge danese (da qui il termine

di Danelaw, ovvero in ags. Danalagu). Ma la loro permanenza in quei territori fu

temporanea: dopo una serie continuata di scontri, nel 937 Æthelstan, pronipote di

Alfredo, li riconquistò. Fu comunque una conquista superficiale per le ambizioni

contrastanti dei due protagonisti di allora, il re norvegese Oláfr Scarpa e l’ex sovrano

norvegese Eiríkr Asciainsanguinata, alleato di Æthelstan; la pace avvenne solo nel 954

alla morte dei due. Ma nel 980 nuove incursioni colpirono l’isola, capeggiate dal re di

18

Danimarca Sweyn Barbabiforcuta e dal futuro re di Norvegia Oláfr Tryggvason.

Fu così che nel 1013 divenne re d’Inghilterra il danese Sweyn che regnò fino al 1016,

quando il suo successore, Canuto il Grande, attuò una politica di riconciliazione e

rinnovamento, unendo sotto la stessa corona, oltre all’Inghilterra ed alla Danimarca,

anche la Norvegia e parte della Svezia. Alla sua morte, nel 1036, il regno danese si

disintegrò e nel 1042 il trono tornò nelle mani degli Anglosassoni con Edoardo il

Confessore. Nel 1066 le sorti dell’Inghilterra cambiarono in maniera radicale: in

gennaio Edoardo morì e gli successe Harold, il quale riuscì a fermare l’invasione dei

norvegesi il 28 settembre; ma tre giorni dopo Guglielmo di Normandia sbarcò sull’isola

19

e il 14 ottobre sconfisse definitivamente le truppe anglosassoni ad Hastings.

Da allora l’Inghilterra divenne normanna: la lingua ufficiale di corte divenne il francese

e la produzione letteraria in lingua inglese ebbe un brusco arresto. Tuttavia, a partire dal

XIV secolo, tale lingua venne poi riscoperta e riportata in auge dal poeta G. Chaucer,

che ne diede piena dignità letteraria, creando così le basi della supremazia mondiale che

la contraddistingue nei tempi odierni.

16 N. Francovich Onesti, op. cit., p. 30.

17 P. Boitani, op. cit., pp. 31 – 32.

18 M. Battaglia, op. cit., pp. 142 – 144.

19 P. Boitani, op. cit., p. 35. 8

1.2. CENNI CULTURALI

Nelle opere di Cesare e di Tacito, sono indicati gli usi e i costumi delle popolazioni

germaniche, con le quali entrarono direttamente in contatto o delle quali vennero a

20

conoscenza tramite testimonianze indirette (viaggiatori, commercianti, soldati). Ai fini

del presente lavoro, è utile distinguere le diverse descrizioni, effettuate dai due autori in

21

epoche differenti, in merito all’influenza della religione nella vita quotidiana degli

stessi:

- in Cesare: la religione è prettamente naturalistica, legata cioè al culto della

22

natura e delle sue opere; 23

- in Tacito: la religione si è evoluta in un sistema di divinità antropomorfe.

Inoltre, Tacito affermò che i Germani tramandavano il loro sapere giuridico e le loro

tradizioni religiose attraverso la trasmissione orale e lo strumento più consono era la

24

poesia. 25

Peculiarità della poesia germanica era il verso lungo allitterante, che facilitava la

memorizzazione dei componimenti e quindi la trasmissione alle future generazioni del

loro contenuto, che fosse giuridico, storico, letterario, religioso. Il verso lungo

allitterante era formato da due emistichi separati da una cesura; “il collegamento tra i

due emistichi era dato dall’allitterazione, cioè dalla ripetizione di un suono, in sillabe

26

accentate di entrambi gli emistichi”.

Altre caratteristiche della poesia germanica che favorivano la trasmissione orale erano

le seguenti:

20 S. Leonardi, E. Morlicchio, op. cit., pp. 23 – 27.

21 Si ricorda infatti che l’opera di Cesare è stata scritta intorno al 58 a.C., mentre l’opera di Tacito risale al

98 d.C.: Battaglia, op. cit., pp. 22 e 67.

22 C.G. Cesare, De Bello Gallico, Milano, Rizzoli, 1974, p. 229 (Libro Sesto, paragrafo 21).

23 P.C. Tacito, De origine et situ Germanorum, Rizzoli, Milano, 1952, pp. 211 – 215 (Capitoli 9 – 10).

24 P.C. Tacito, op. cit., p. 193 – 199 (Capitoli 2 – 3).

25 Per es. si veda la trascrizione sul Corno d’oro di Gallehus, del 400 d.C. circa: “ek HléwagastiR HóltijaR

| hórna táwido” – ‘io Hlewagastir di Holti [figlio di Holti] | il corno feci’, cfr. S. Leonardi, E. Morlicchio,

La filologia germanica e le lingue moderne, Bologna, Il Mulino, 2009, p. 242.

26 S. Leonardi, E. Morlicchio, op. cit., p. 241. 9

- formule: insieme di versi che potevano ad esempio introdurre i dialoghi e

accompagnare il nome del quale si parlava, che aiutavano il cantore a

27

rappresentare materiale noto in versi nuovi;

- variazioni: elementi stilistici che servivano per completare il verso, variando,

appunto, un elemento già presente, oppure completare due o più versi

28

consecutivi;

- kenningar (sing. kenning): nomi composti che designavano l’oggetto attraverso

un termine traslato e che per lo più si potevano a loro volta variare

29

indefinitamente sostituendo uno dei due membri con un sinonimo;

30

- heiti: appellativi, simili alle metonimie, costituiti da una sola parola che

31

rimandavano, nel significato, ad altre parole.

Tutti questi elementi verranno poi ripresi nell’analisi del testo.

Un altro elemento degno di nota, che verrà ripreso anche da Cynewulf in tutte le sue

opere, è l’utilizzo della scrittura runica, come si vedrà in seguito.

Infatti, anche se il sapere veniva trasmesso oralmente e non per iscritto, i Germani

27 Per es. si veda il seguente passo del poema epico Beowulf: “Beowulf maþelode | bearn Ecgþeowes”

‘Beowulf parlò | il figlio di Ecgþeow’, cfr. S. Leonardi, E. Morlicchio, op. cit., p. 244.

28 Per es. si veda il seguente passo del poema epico Carme di Ildebrando: “so imo se der chuning gap |

Huneo truhtin” ‘che il re gli aveva dato | il Signore degli Unni’, cfr. N. Francovich Onesti, op. cit., p. 144.

29 Per es. si veda il seguente passo del poema epico Beowulf: ags. “mere - hengest” – ‘corsiero del mare’

> nave, cfr. M.V. Molinari, La filologia germanica, Bologna, Zanichelli, 1980, p. 105.

30 Figura retorica che risulta da un processo psichico e linguistico attraverso cui, dopo avere mentalmente

associato due realtà differenti ma discendenti o contigue logicamente o fisicamente, si sostituisce la

denominazione dell’una a quella dell’altra. Costituiscono relazioni di contiguità i rapporti causa-effetto

(sotto la specie autore-opera, leggere Orazio, cioè le opere scritte da Orazio), contenente-contenuto (bere

un bicchiere), qualità-realtà caratterizzata da tale qualità (punire la colpa e premiare il merito, cioè punire

i colpevoli e premiare i meritevoli); simbolo-fenomeno (il discorso della corona, cioè il discorso del re o

della regina), materia-realtà composta di tale materia (un concerto di ottoni, strumenti fatti d’ottone).

Definizione tratta da http://www.treccani.it/enciclopedia/metonimia/.

31 Per es. si veda il seguente passo del poema epico Battaglia di Brunanburh: “lind” – ‘tiglio cioè legno

di tiglio’ > ‘ scudo’, cfr. N. Francovich Onesti, op. cit., p. 144. 10

utilizzavano questo sistema di scrittura per altri scopi, propri della loro cultura.

L’aggettivo “runico” deriva dal termine “runa” che designa i singoli segni di cui essa si

compone che significa “segreto/mistero”. Questo sistema di scrittura però veniva

utilizzato principalmente per fini epigrafici su oggetti, pietre, manufatti, di dimensioni

32

relativamente piccole; era considerata una scrittura elitaria perché solo alcuni membri

33

della comunità erano autorizzati al suo utilizzo. Ogni segno corrispondeva ad un nome

ma anche ad un suono e all’iniziale del nome che rappresentava.

Dall’analisi degli oggetti incisi ritrovati è stato possibile ricavare il cosiddetto “alfabeto

34

runico o fuþark”, composto inizialmente di 24 segni (fuþark antico):

f u þ a r k g w

h n i j ï (?) p R /z/ s

ŋ

t b e m l d o

In area anglosassone, invece, questi subisce un ampliamento, detto fuþorc, composto

35

all’inizio da 28 segni:

f u þ o r c g w

h n i j ï p x s

ŋ

t b e m l d œ

32 M. Battaglia, op. cit., p. 199.

33 M.M. Luiselli Fadda, Tradizioni manoscritte e critica del testo nel Medioevo Germanico, Roma,

Laterza, 2010, p. 7.

34 Immagine tratta da M. Battaglia, op. cit., p. 205.

35 Immagine tratta da M. Battaglia, op. cit., p. 220. 11

A æ y ea 36

e poi addirittura da 31 segni:

f u þ o r c g w

h n i j ï p x s

ŋ

t b e m l d œ

a æ y ea k k'

Questo sistema di scrittura rimase comunque presente nella cultura dei Germani anche

dopo l’introduzione della scrittura alfabetica (basti ricordare ad esempio le iscrizioni sui

monumenti di pietra del VIII secolo come la Croce di Ruthwell), per poi scomparire in

maniera graduale man mano che le tradizioni culturali degli stessi vennero sostituite da

37

quelle prettamente cristiane.

In particolar modo, in area anglosassone, i pochi documenti runici ritrovati sono datati

posteriormente alle prime missioni cristiane e molte volte la stessa è mescolata con la

scrittura latina, anche all’interno di una stessa parola. Questo sta ad indicare che il

mondo anglosassone fu capace di fondere e compenetrare in maniera armonica la

38

tradizione latino - cristiana con quella indigena - germanica.

36 Immagine tratta da R.I. Page, An introduction to English runes, Londra, Methuen, 1973, p. 39.

37 M.M. Luiselli Fadda, op. cit., p. 7.

38 M. Canedi, Runica Manuscripta: un nuovo alfabeto runico, Venezia, Fiorini, 1983, p. 10. 12

CAPITOLO 2 - L’AVVENTO DEL CRISTIANESIMO

2.1. CENNI STORICI

La conversione alla religione cristiana fu l’elemento scatenante principale per la

trasformazione culturale dei Germani.

Il processo di evangelizzazione si realizzò nel corso di un periodo di tempo piuttosto

lungo e precisamente tra la seconda metà del IV secolo e l’inizio del XI secolo, con

modalità differenti nei diversi popoli ed ebbe anche conseguenze differenti all’interno

degli stessi.

Ad Oriente, i primi popoli ad essere cristianizzati furono i Goti, dei quali non risultano

39

tracce ufficiali delle relative attività missionarie.

Ad Occidente, l’affermazione del cattolicesimo fu agevolata dall’arrivo degli eserciti

40 Ma uno dei più grandi fautori di questo

bizantini per stabilire l’autorità imperiale.

processo fu Papa Gregorio Magno, il quale riuscì ad instaurare buoni e solidi rapporti

con i sovrani “barbari” e riuscì nel suo processo di riunificazione ed espansione della

41

Chiesa cattolica, che terminò con il martirio di Bonifacio.

Tra gli Anglosassoni, il processo di evangelizzazione venne iniziato dal monaco

Agostino, per volontà appunto del Papa: nel 597 approdò sulle coste del Kent, a sud

dell’isola, con 40 monaci, dove convertì il re Ethelberht e la sua corte. Fondò poi la

prima diocesi a Canterbury, diventandone il primo vescovo. Seguì una nuova missione

di monaci, guidata dall’abate Mellito nel 601, al quale il Papa raccomandò di rispettare

e comprendere gli usi religiosi pani e indirizzarli al culto del vero Dio con moderazione

42

e non con la forza.

Ma l’Inghilterra fu interessata anche da un altro processo di evangelizzazione a nord

dell’isola, già nel 432, da parte della Chiesa irlandese fondata da San Patrizio, che,

essendo di origine bretone, poté sfruttare la conoscenza di questa lingua per diffondere

39 M. Battaglia, op. cit., p. 179.

40 M. Battaglia, op. cit., p. 181.

41 Ibidem.

42 M.V. Molinari, op. cit., p. 93. 13

il vangelo prima in Irlanda e poi, appunto, in Britannia. Qui, il monachesimo irlandese

fu portato avanti anche dai suoi discepoli, tra i quali si ricordano il monaco Columba,

che nel 563 fondò il monastero di Iona e il monaco Aidan, che nel 635 fondò il

43

monastero di Lindisfarne da dove prese avvio la cristianizzazione della Northumbria.

Le due correnti religiose, tuttavia, differivano sul piano dottrinale, tanto che, per

risolvere il contrasto, fu convocato nel 664 un sinodo a Whitby nel quale venne

decretata in via definitiva la “romanizzazione” della Chiesa inglese, ovvero la

44

predicazione religiosa secondo i canoni della Chiesa romana.

2.2. CENNI CULTURALI

Con la cristianizzazione vi è quindi il passaggio da una tradizione orale ad una

trasmissione prevalentemente scritta del sapere.

Poiché, come detto, la scrittura runica era utilizzata principalmente per le epigrafi o

brevi poemi su monumenti, divenne fondamentale ricercare un alfabeto che si potesse

adattare ai diversi suoni fonetici caratteristici delle diverse lingue germaniche e utile

per la stesura di testi di una certa ampiezza.

In primis vennero utilizzati come base gli alfabeti latini e greci, integrati con altri

caratteri grafici, al fine di rappresentare al meglio i tratti fonetici distintivi delle lingue

45

germaniche.

In particolare, in area anglosassone, venne adottato l’alfabeto latino secondo il modello

grafico in uso tra il VI e il VII secolo (onciale e semionciale latina), che venne chiamata

“minuscola anglosassone” o “insulare”, al quale vennero eseguite le opportune rettifiche

linguistiche:

- non utilizzo dei simboli <q>, <k> e <z>;

- aggiunta della runa wynn per il fonema /w/;

- aggiunta della runa thorn per la fricativa dentale sorda /þ/;

- aggiunta del segno <ð> per la fricativa dentale sonora /ð /;

43 P. Paschini (Mons. Dott.), Lezioni di storia ecclesiastica, Torino, Società Editrice Internazionale, 1933,

vol. II, pp. 77 – 80.

44 M.G. Saibene, M. Buzzoni, op. cit., p. 51.

45 N. Francovich Onesti, op. cit., p. 138. 14

46

- aggiunta del segno < æ > per il fonema /æ/. 47

Questo sistema restò in uso in Inghilterra fino alla fine del XII secolo.

Con l’utilizzo della scrittura alfabetica ebbe così inizio la produzione di documenti,

poetici e non, nelle lingue germaniche antiche.

Fu così che, in area anglosassone, l’inglese antico divenne la lingua non solo parlata ma

anche scritta, tra l’inizio della dominazione anglosassone e l’arrivo dei Normanni.

Probabilmente questa lingua era abbastanza uniforme tuttavia, anche in considerazione

del fatto che non vi era unità politica, si svilupparono quattro dialetti: northumbro,

48

merciano, kentiano, sassone occidentale.

La produzione letteraria inglese seguì quindi le alterne vicende politiche che

interessarono i regni inglesi. I primi documenti scritti sono in dialetto northumbro e

sono datati intorno alla prima metà del VII secolo, redatti in Northumbria, regione ricca

di centri monastici (allora centri culturali), tra cui quello di Jarrow, presso cui operò

Beda il Venerabile, già citato. Nel periodo di dominazione merciana (VIII secolo), le

attestazioni scritte, in dialetto merciano, non sono molte (si ricorda a titolo

esemplificativo le Glosse di Épinal); mentre in dialetto kentiano sono rimasti solo alcuni

49

inni e testamenti.

Dopo un periodo di “stasi culturale” dovuto principalmente all’esodo di studiosi verso il

continente, nel IX secolo, grazie ad Alfredo il Grande, re del Wessex, iniziò un nuovo

programma culturale denominato “Rinascenza Alfrediana”, che si prefiggeva lo scopo

di divulgare testi liturgici cristiani per educare i nuovi studiosi locali; per agevolare tale

divulgazione egli si fece promotore e fautore dell’utilizzo della lingua volgare in luogo

50

del latino.

Di questo periodo si ricordano:

- traduzioni dal latino all’inglese antico di opere ecclesiastiche importanti

(esempio Cura Pastoralis di Papa Gregorio Magno);

46 M.M. Luiselli Fadda, op. cit., p. 29.

47 N. Francovich Onesti, op. cit., p. 139.

48 G. Baucero, op. cit., p. 33.

49 N. Francovich Onesti, Digilio M., Breve storia della lingua inglese, Roma, Carocci, 2004, p. 20.

50 M. Battaglia, op. cit., pp. 293 – 294. 15

- stesura della Cronaca Anglosassone;

- vite dei Santi, opera in prosa di Ælfric;

- Sermoni, opera in prosa di Wulfstan;

- Opere in versi di vari poeti, raccolte in 4 importanti codici miscellanei, databili

intorno all’anno 1000 (Vercelli Book, Exeter Book, ms Cotton Vitellius, ms

51

Junius XI).

Ma la piena e concreta rinascita culturale e religiosa si verificò nel secolo successivo

grazie a re Eadgar e ad altre personalità di spicco come Dunstan di Canterbury che

realizzarono concretamente il progetto di Alfredo e furono alcuni degli ispiratori della

Riforma Benedettina; grazie a quest’ultima furono istituiti numerosi monasteri che

52 in inglese antico.

garantirono la produzione di un migliaio di manoscritti,

Tra i numerosi poeti che, per primi, trattarono argomenti cristiani e di cui si conosce il

53

nome si ricordano Caedmon e Cynewulf.

51 M.V. Molinari, op. cit., pp. 97 – 101.

52 M.V. Molinari, op. cit., pp. 97 – 99.

53 Per un sintetico resoconto della vita di questo poeta, si rimanda all’opera di G. Baucero, op. cit., pp. 35

– 36. 16

CAPITOLO 3 - CYNEWULF

3.1. CENNI BIOGRAFICI

Sulla biografia del poeta Cynewulf non è rimasta alcuna testimonianza scritta e ancora

oggi continua ad essere avvolta da un alone di mistero per gli studiosi.

Analizzando le sue opere, la loro struttura e il loro linguaggio, essi sono riusciti a

ricostruire quattro caratteristiche identificative del poeta “CYNEWULF”:

1) il nome;

2) il periodo;

3) il luogo;

4) l’identità.

1) Il nome.

Novità di rilievo dell’epoca è stata appunto la firma del poeta nelle sue opere. Infatti

54

fino alla scoperta di queste, tutte le poesie erano divulgate in maniera anonima

cosicché ognuno poteva acquisirne la paternità ed eventualmente modificare il testo

55

originale, mentre Cynewulf firmò le sue opere inserendo, nell’ultima parte delle

stesse, il suo nome in lettere runiche. L’intenzione del poeta non era quella di

56

trasmettere il valore misterioso delle rune bensì quello di “giocare” con il lettore e

57

porre l’attenzione esclusivamente sul nome, per perpetrarlo nel tempo e rendere

54 Fu John Mitchell Kemble a scoprire le firme runiche, nei poemi di Cynewulf, nel 1840: E.R. Anderson,

Cynewulf: Structure, Style and Theme of his poetry, London, Rutherfort: Fairleigh Dickinson University

Press, 1983, p. 15.

55 D.W. Frese, The art of Cynewulf’s runic signatures in Cynewulf: Basic readings, edito da R.E. Bjork,

New York / London, Garland, 1996, p. 323.

56 Un esempio si trova nell’opera I Fati degli Apostoli; infatti, egli scrive “un uomo d’ingegno che

apprezzi la poesia può scoprire chi ha scritto questo componimento” (vv. 96 – 106): N. Francovich

Onesti, La lingua letteraria di Cynewulf in «Annali della facoltà di Lettere e Filosofia», Siena, 1993, vol.

XIV, p. 77.

57 R.I. Page, op. cit., p. 191. 17

58

“immortale” il poeta.

Più precisamente, egli costruì due differenti firme: CYNEWULF nelle opere Sant’Elena

59

e Giuliana e CYNWULF nelle opere Cristo e Fati degli Apostoli. 60

Per comprendere la firma runica presente nell’opera in oggetto, si ricorda che ad ogni

segno runico corrispondeva una parola; nel periodo di Cynewulf, i nomi delle rune

61

erano stati estrapolati dal Runic Poem anglosassone:

> cēn > torcia

[C] >

[Y] > > > arco

ȳr

[N] > > nēd > necessità

> eoh > cavallo

[E] >

[W] > > wyn > gioia

> > bisonte

[U] > ūr

[L] > > laǥu > mare 62

[F] > > feoh > ricchezza.

Nello specifico della firma “Cynewulf”, in genere i nomi delle rune allitteravano con le

altre parole del verso e venivano letti per esteso per motivi legati alla metrica. Tuttavia,

per formare il suo nome, il poeta utilizzò anche tre rune dai nomi difficili e desueti, non

ȳr, ūr,

[Y] [U] probabilmente ancora

più ricorrenti nella lingua anglosassone, [C] cēn,

63

noti come nomi di rune, all’epoca della stesura.

Ecco quindi che, dopo aver dibattuto a lungo sul significato di queste tre rune, gli

studiosi sono stati concordi nel dare la seguente traduzione ai versi contenenti le stesse

58 J.A. Stodnick, Cynewulf as author: medieval reality or modern myth? in «Bulletin John Rylands

Library», Manchester, Manchester United Press, 1997, vol. 79, pp. 37 – 38.

59 P.W. Conner, On dating Cynewulf in Cynewulf: Basic readings, edito da R.E. Bjork, New York /

London, Garland, 1996, pp. 24.

60 Cfr. capitolo 1.2 del presente lavoro.

61 L’Old English Runic Poem è stato tramandato dalla copia editata da George Hickes dalla copia andata

bruciata, inserita nel manoscritto Cotton Otho B.X: F. Tupper jr, The Cynewulf runes of the religious

poems in «Modern Language Notes», Baltimora, The John Hopkins University Press, 1912, vol. 27.5, p.

133.

62 R.W.V. Elliott, Cynewulf’s runes in Christ II and Elene in Cynewulf: Basic readings, edito da R.E.

Bjork, New York / London, Garland, 1996, p. 282.

63 N. Francovich Onesti, op. cit., p. 77. 18

(Sant’Elena: vv. 1257 – 1269):

“…come una torcia [C] languente egli era, sebbene nell'aula del simposio ricevesse

doni, oro lavorato in borchie. Si lamentava ... [Y], egli, il compagno della sventura [N];

sofferse pene tormentose, meditazioni inquietanti, mentre davanti a lui il destriero [E]

percorreva lunghi sentieri, incedeva superbo, ornato d'aurei finimenti. Scemata è la

gioia [W], il diletto col passare degli anni; la giovinezza è svanita; splendore d'altri

tempi. Un bene [U] del passato fu la bellezza della gioventù: ormai trascorsi sono

adesso i giorni antichi, passate le gioie della vita, così come la via scivola il mare [L], i

64

risospinti flutti. La ricchezza [F] è per ognuno fugace sotto il cielo…”.

2) Il periodo.

Le opere di Cynewulf non possono essere state scritte successivamente alle date dei

manoscritti nei quali esse sono contenute (Vercelli ed Exeter Book), che risalgono alla

seconda metà del X secolo. Inoltre, poiché sono presenti forme di sassone occidentale, è

possibile che esse siano state trascritte alla corte di Alfredo il Grande prima dell’inizio

65

del X secolo.

Altro elemento di supporto per la sua datazione, è stata la scoperta della fonte latina

dell’opera I Fati degli Apostoli, ovvero una versione del Martyrologium di Usuard, un

66

testo che poteva essere stato scritto dopo la seconda metà del IX secolo.

Infine, anche il mutare della sua firma da “Cyniwulf” a “Cynewulf/Cynwulf”, ha aiutato

gli studiosi a determinare il periodo in cui egli è verosimilmente vissuto: queste due

versioni sono infatti legate alla mutazione linguistica della “i” in “e”. Secondo Eduard

Sievers, la versione con la “e” sarebbe comparsa nel sud dell’isola dopo il 740 e nelle

South Midlands addirittura dopo il 770, mentre al Nord erano presenti entrambe le

67

forme, come dimostra il ms. Vespasiano B del 812.

Dalla sommatoria di tutte queste ipotesi, è lecito pensare che Cynewulf possa essere

64 S. Lupi (a cura di), op. cit., p. 62.

65 N. Francovich Onesti, op. cit., pp. 72 – 73.

66 R.D. Fulk, op. cit., p. 16.

67 E.R. Anderson, op. cit., p. 17. 19

68

vissuto fra le due date estreme del 750 e del 950.

3) Il luogo.

Secondo gli studiosi, è probabile che egli fosse originario della Mercia occidentale e che

le sue opere fossero quindi state scritte inizialmente in dialetto anglico nel periodo della

dominazione merciana. Analizzando infatti l’opera Sant’Elena, nell’epilogo alcune rime

imperfette diventano perfette se al sassone occidentale (dialetto nel quale è redatto il

69

Vercelli Book) si sostituiscono le relative forme angliche:

- v. 1240 Sassone Occidentale riht / geþeaht

Anglico reht / geþeht

- v. 1241 Sassone Occidentale miht / þeaht

Anglico meht / þeht

- v. 1242 Sassone Occidentale onwreah / fah

Anglico onwrah / fah

- v. 1247 Sassone Occidentale amæht / begeat

Anglico amæht / begæt

Così come l’utilizzo della vocale mediana “e” nel suo nome è caratteristico del dialetto

70

merciano nel periodo in cui si pensa possa essere vissuto Cynewulf.

4) L’identità.

In merito a tale argomento, gli studiosi hanno discusso a lungo per identificarlo in un

personaggio storico ben preciso senza tuttavia arrivare ad una conclusione certa. Tre

sono state le ipotesi:

- Cynewulf vescovo di Lindisfarne;

- Cynwulf, prete di Dunwich; 71

- Cenwulf, abate di Petersborough.

Anche se le numerose ricerche sono state vane nell’identificazione, gli studiosi sono

68 N. Francovich Onesti, op. cit., p. 72.

69 Gli esempi che seguono sono tratti da E.R. Anderson, op. cit., p. 16.

70 E.R. Anderson, op. cit., p. 17.

71 R.D. Fulk, Canon, dialect and date in Cynewulf: Basic readings, edito da R.E. Bjork, New York /

London, Garland, 1996, p. 3. 20

concordi nel ritenere che Cynewulf sia stato un uomo di Chiesa perché conosceva il

Cristianesimo, la relativa letteratura, i suoi dogmi e la dottrina della chiesa cattolica,

72

nonché il latino, considerate le fonti latine da lui utilizzate.

Questo alone di mistero intorno al poeta Cynewulf ha diviso gli studiosi secondo due

correnti di pensiero:

- da un lato, quelli che hanno voluto identificare nelle sue opere alcuni

“riferimenti autobiografici” dove il poeta si presenta al lettore in prima persona

come ex peccatore che, avendo visto la luce della religione, si è poi convertito;

- dall’altro, quelli che hanno messo in dubbio la veridicità di tali elementi,

73

considerandoli puri elementi convenzionali letterari.

Un esempio è appunto il riferimento nell’epilogo dell’opera in esame (vv. 1236 – 1256):

“In tal guisa io, vecchio e pronto a morire in questa casa infida, ho intessuto

poeticamente e mirabilmente raccolto le parole, ho meditato senza posa e, di notte, ho

attuato il mio pensiero con cura. Ignoravo del tutto la verità sulla croce prima che la

Sapienza, con la sua grande forza, rivelasse una conoscenza più ampia alla riflessione

dello spirito. Io fui macchiato dalle opere, irretito nei peccati, torturato dalle pene,

legato dalle amarezze, oppresso dai travagli prima che il Re possente, per confortarmi

da vecchio, mi accordasse la dottrina in mirabile modo, mi assegnasse una salutifera

grazia e la immettesse nel mio animo, ne rivelasse lo splendore, la aumentasse di

continuo, svincolasse il mio corpo, aprisse il mio cuore, palesasse l'arte del canto, di

cui feci uso volentieri e con gioia nel mondo. Su quest'albero glorioso ebbi spesso, non

una volta, a meditare, prima che mi fosse mostrato il miracolo riguardante la luminosa

croce, così come trovai annunciato nei libri, nel corso degli eventi, negli scritti su quel

74

segno trionfale”.

Per gli studiosi della prima corrente, il poeta narra della sua conversione al

75

Cristianesimo in tarda età , collegandola alla conversione di Costantino di Elena e di

Giuda, avvenuta anche per questi in età adulta, grazie appunto al miracolo del

72 N. Francovich Onesti, op. cit., p. 78.

73 N. Francovich Onesti, op. cit., p. 77.

74 S. Lupi (a cura di), op. cit., pp. 61 – 62.

75 Cfr. capitolo 3.1 del presente lavoro. 21

76

ritrovamento della Croce. Ed è grazie alla rivelazione divina, derivante da tale

avvenimento, che il poeta è consapevole che è stato Dio stesso a dargli l’abilità e la

77

saggezza di scrivere poesie come non aveva mai creato prima.

Questo passo viene considerato dagli studiosi un “exemplum” perché incoraggia il

lettore ad incominciare il processo di ricerca della redenzione prima che sopraggiunga la

morte terrena o il Giudizio Universale e quindi insegna al lettore di vivere per preparare

la propria anima per il viaggio verso il Paradiso perché la vita sulla Terra non è

78

nient’altro che un momento transitorio, chiedendo inoltre allo stesso di pregare per lui

79

e per la salvezza della sua anima, anch’essa precaria su questa Terra.

Per gli studiosi della seconda corrente, invece, il passo sopra riportato ricorda molto

l’opera “Vita Sanctae Mariae meretricis”, attribuito ad Ephraim di Edessa, la quale

chiude con un epilogo simile nel quale il poeta rappresenta se stesso come “un vecchio

appesantito dal peccato, e ... finisce con una preghiera per la misericordia nel

Giudizio”. Lo studioso Earl R. Anderson ha definito questo epilogo come “topos

dell’autore invecchiato”, caratterizzato da tre elementi:

1) l’autore dichiara di essere vecchio e malato o vicino alla morte;

2) l’autore denigra la propria debolezza o il proprio peccato e contrasta il proprio

peccato giovanile con la devozione religiosa e la pietà o di penitenza della sua

vecchiaia;

3) l’autore si preoccupa sia di alcuni specifici problemi di composizione sia di

80

problemi di composizione generale.

3.2. OPERE

Quattro sono le opere sicuramente attribuibili a Cynewulf: Cristo (denominato anche

l’Ascensione), I Fati degli Apostoli, Giuliana, Sant’Elena.

76 D.W. Frese, op. cit., p. 325.

77 D. Schlosser, Cynewulf the Poet, Alfred the King and the nature of Anglo-Saxon Duty in «Comitatus: a

journal of medieval and renaissance studies», Los Angeles, Escolarship, 2000, vol. 31.1, p. 25.

78 D. Schlosser, op. cit., p. 26.

79 D.W. Frese, op. cit., p. 324.

80 E.R. Anderson, op. cit., pp. 17 – 18. 22

81

Le caratteristiche principali comuni a tutte e quattro le opere sono:

- firma del poeta con la scrittura runica nell’epilogo di ogni poema;

- utilizzo di elementi classici della tradizione orale: verso lungo allitterante, stile

formulare, dizione della poesia eroica;

- il genere poetico è un incrocio tra la poesia encomiastica e la narrativa eroica, su

base agiografica;

- i testi sono concepiti per essere letti, più che ascoltati, grazie anche all’apposizione

delle rune (effetto visivo). 82

Come detto, i temi citati sono prettamente cristiani:

- Cristo: è un sermone in versi, contenuto nell’Exeter Book; viene descritta

l’Ascensione e il suo significato, mentre conclude con una lunga esortazione morale,

la punizione dei peccati e il Giudizio finale;

- I Fati degli Apostoli: è contenuto nel Vercelli Book; narra brevi storie dei martirii

dei 12 Apostoli (Giuda viene sostituito da San Paolo);

- Giuliana: è contenuto nell’Exeter Book; narra il martirio di Santa Giuliana di

Nicomedia e termina con il poeta che implora l’aiuto della Santa nel giorno del

Giudizio e, inserendo la sua firma, sollecita le preghiere del lettore a suo nome;

- Sant’Elena: è contenuto nel Vercelli Book; sono narrati due eventi: il ritrovamento

della vera Croce da parte di Sant’Elena, madre di Costantino e la conversione

dell’ebreo Giuda che prenderà il nome di Ciriaco. Sempre nel finale il poeta

aggiunge una nota autobiografica, la visione del Giudizio Universale e la sua firma

“runica” affinché il lettore possa pregare per lui.

81 N. Francovich Onesti, op. cit., pp. 76 – 83.

82 N. Francovich Onesti, op. cit., pp. 74 – 75. 23

CAPITOLO 4 - SANT’ELENA

4.1. IL MANOSCRITTO VERCELLI BOOK

Il manoscritto Vercelli Book, conosciuto anche come Codex Vercellensis o Codex

CXVII, è uno dei manoscritti ancora esistenti, contenenti le più importanti opere in

inglese antico. Esso è conservato presso la Biblioteca Capitolare di Vercelli: nonostante

il contenuto prettamente inglese, esso ha preso il nome della città dove è stato ritrovato

83

e preservato.

Attorno a questo manoscritto vi è un alone di mistero: innanzitutto, data la sua origine

antica (X secolo circa) gli studiosi non sono riusciti a determinare in quale scriptorium

inglese fu redatto né l’amanuense che lo realizzò. Tuttavia, hanno stabilito che fu

trascritto da un unico scrivano che utilizzò diverse fonti e che non conosceva il latino;

inoltre, poiché alcuni componimenti ivi contenuti sono stati ritrovati in altri manoscritti

successivi, è possibile che il Vercelli Book sia stato utilizzato come antigrafo e quindi

84

non sia partito per l’Italia subito dopo il suo completamento.

Anche il suo “pellegrinaggio” dalla Gran Bretagna all’Italia è un mistero; diverse ipotesi

85

sono state avanzate e successivamente smentite:

- nel 1847, l’abate C. Gazzera sostenne che il manoscritto era giunto a Vercelli grazie

al filosofo G. S. Eriugena; questa ipotesi fu subito smentita perché Eriugena morì

alla fine del IX secolo e il manoscritto fu redatto circa un secolo dopo (X secolo);

- nel 1888, il professor A. Cook dichiarò che il manoscritto era stato portato a Vercelli

dal cardinale G. Bicchieri al termine della sua missione diplomatica presso la Corte

dei Plantageneti (1216 – 1218); anche questa ipotesi si è rilevata improbabile perché

nel manoscritto risulta un’interpolazione in italiano settentrionale del XI secolo,

mentre il cardinale nacque nella seconda metà del XII secolo e morì nel 1227:

quindi il libro era già presente in Italia prima della missione inglese del cardinale;

- pochi anni più tardi, M. Förster affermò che il manoscritto era transitato per un

83 G. Baucero, op. cit., p. 51.

84 G. Baucero, op. cit., p. 52.

85 M. Halsall, Vercelli and the Vercelli Book in «PMLA», New York, 1969, vol. 84.6 pp. 1545 – 1550. 24

monastero tedesco dedito allo studio della cultura anglosassone grazie ad umanisti

vercellesi come G. Ferrerio e G. Bonomio; si esclude anche l’ipotesi che il libro sia

giunto in epoca rinascimentale, appunto con i citati letterati, in quanto un catalogo

della Biblioteca di Vercelli del 1496 già conteneva un riferimento al manoscritto in

esame.

L’ipotesi più accreditata, invece, fu quella promossa da R. Wülker nel 1894, il quale

asserì che il libro era giunto a Vercelli con un pellegrino che, diretto a Roma, aveva

86

sostato nella città piemontese. Infatti, i legami tra la diocesi vercellese e il mondo

anglosassone sono stati più volte attestati nella storia: sulla via Francigena in direzione

Roma, i pellegrini erano soliti soggiornare nei centri predisposti per la loro accoglienza.

Uno di questi era appunto l’Ospedale di Santa Brigida degli Scoti a Vercelli che

accoglieva i pellegrini inglesi, i quali erano soliti lasciarvi doni come atto penitenziale

di riscatto e devozione. E il Vercelli Book potrebbe essere stato appunto uno di questi

87

doni.

Ma il suo arrivo a Vercelli non fu subito riconosciuto come volume pregiato; infatti

venne sepolto tra i vari documenti della Cattedrale e, poiché scritto in una lingua non

conosciuta (l’inglese antico appunto), non ne avevano afferrato il valore. Fu F. Blume,

giurista tedesco, in cerca di testi giuridici nella città piemontese, che nel 1822 si imbatté

nel manoscritto, riconobbe la lingua scritta degli antichi Anglosassoni e si dedicò al suo

88

studio. Nel settembre del 1832, lo storico tedesco J. M. Lappenberg scrisse a C. P.

89

Cooper, segretario della Record Commission, in merito al manoscritto. Come

risultato, dopo un anno di negoziazioni, un giovane laureato di Tübingen, C. Maier, che

era pratico di manoscritti e sapeva ricrearli in facsimile, fu ingaggiato per fare una

trascrizione del Vercelli Book. Dopo varie interruzioni e contrattempi, Maier inviò a

90

Cooper la trascrizione completa il 6 marzo 1834.

86 A.S. Cook, The Old English Elene, Phoenix and Physiologus, New Haven, Yale University Press,

1919, Introduction, p. VIII.

87 G. Baucero, op. cit., p. 66.

88 C. Sisam, Vercelli Book. A late tenth-century manuscript containing prose and verse in Early English

manuscripts in facsimile, London, Allen & Unwin, 1977, vol. XIX, pp. 47 – 48.

89 Ibidem.

90 Ibidem. 25

Da quel momento, il manoscritto è, come già ricordato, conservato nella Biblioteca

Capitolare di Vercelli, catalogato con il numero romano CXVII, dove gli studiosi lo

hanno potuto materialmente consultare. Al fine di evitare il deterioramento fisico

dovuto, appunto, alla consultazione diretta dello stesso, nel 2003 è nato il progetto

“Vercelli Book digitale”, grazie a Roberto Rosselli Del Turco, ricercatore di Filologia

Germanica presso l’Università di Torino. Lo scopo primario del progetto è quello di

produrre una versione digitale del Vercelli Book, in maniera tale da proporre allo

studioso un’alternativa pratica ed efficace rispetto alla consultazione diretta. Essa

raccoglie tutti i testi in un programma di navigazione delle immagini che permette di

sfogliare virtualmente il manoscritto in modi diversi. Ad oggi la digitalizzazione è stata

completata, mentre la trascrizione ha riguardato solo i fogli 104v – 105r, 105v – 106r,

91

133v – 134r, 134v – 135r, 135v. Si riporta di seguito un’immagine del progetto, tratto

dal sito internet http://vbd.humnet.unipi.it/beta/#104v

Foto n. 1

Da un punto di vista formale, il manoscritto è costituito da 136 fogli di pergamena liscia

e sottile delle dimensioni di 310 x 203 mm, suddiviso in 19 fascicoli nei quali il numero

91 Https://www.academia.edu/11927722/Il_progetto_Vercelli_Book_Digitale_codifica_e_visualizzazione_

di_un_edizione_diplomatica_grazie_alle_norme_TEI_P5, 2009, pp. 131 – 135. 26

di fogli non è uniforme. Non è un manoscritto con regole stilistiche precise; infatti,

all’interno dei singoli fogli, non vi è lo stesso numero di righe: in linea di massima si va

da un minimo di 24 ad un massimo di 32 (eccezione 33 nel caso dei fogli 110 e 111). La

grafia è nitida, tranne nei punti in cui la pergamena è danneggiata dal deterioramento

fisico; le iniziali maiuscole sono nere e piuttosto semplici, con l’eccezione di 3 iniziali

zoomorfe ai fogli 49r, 106v e 112r. Il carattere di scrittura utilizzato è la “minuscola

quadrata insulare” sia per l’inglese antico (in tardo sassone occidentale, misto a forme

92 93

tipiche di anglico e kentiano) che per il latino.

Da un punto di vista sostanziale, il manoscritto è un’antologia di versi e prosa, che

ripercorre i principali temi della letteratura religiosa (tra cui la fede, la grazia, il peccato,

il pentimento, la redenzione, la conversione, la fugacità delle cose terrene).

Probabilmente il committente intendeva unire testi religiosi in prosa e versi in modo da

94

comporre un prezioso florilegio spirituale utile per la meditazione e la preghiera.

Contiene infatti 23 omelie e 6 componimenti poetici, scritti secondo il metro

allitterativo anglosassone: Andrea, I Fati degli Apostoli, Anima e Corpo I, Frammento

95

Omiletico I, Il Sogno della Croce, Sant’Elena.

4.2. L’OPERA SANT’ELENA

4.2.1. STRUTTURA E FONTI

L’opera Sant’Elena occupa i fogli dal 121v al 133r del Vercelli Book, nei fascicoli

XVIII e XIX. Come detto pocanzi, è un componimento poetico di 1321 versi, scritto

secondo il metro allitterativo anglosassone; tuttavia, l’amanuense ha trascritto i versi

uno di seguito all’altro senza seguire l’allitterazione o l’accentazione degli stessi. Il

numero delle righe è variabile nei singoli fogli contenenti il componimento, da un

96

minimo di 30 ad un massimo di 32.

92 A.S. Cook, op. cit., Introduction, pp. VII – VIII.

93 G. Baucero, op. cit., pp. 53 – 54.

94 Cfr. rif. nota 91.

95 Fu J.M. Kemble ad assegnare, nel XIX secolo, tali titoli ai componimenti poetici contenuti nel

manoscritto: G. Baucero, op. cit., p. 71.

96 Tutti questi elementi sono stati estrapolati direttamente dalla visione della riproduzione fotografica del

27

L’opera viene annoverata nel genere delle “agiografie”, ovvero la letteratura relativa ai

97

santi, caratterizzata, in genere, da intenti di edificazione.

Per quanto riguarda le fonti utilizzate dal poeta per la stesura di questo componimento,

gli studiosi hanno stabilito che egli non ne abbia utilizzato una soltanto ma diverse; le

98

principali possono essere ricondotte alle seguenti:

- Vita Quiriaci, contenuta negli Acta Sanctorum del 4 maggio di Jean Bolland;

- Vita sanctae Mariae meretricis, attribuito ad Ephraim di Edessa;

- Vitae patrum di Ælfric;

- Inventio Sanctae Crucis;

- Eneide di Virgilio;

- La Bibbia.

Proprio l’utilizzo di queste molteplici fonti può aver indotto il poeta a commettere

alcuni evidenti errori cronologici della Storia raccontata; i più evidenti sono i seguenti:

1) la datazione della battaglia:

“Quand'eran passati, nel corso degli anni, duecento e tre di numero, nonché, di

data, altri trenta inverni nel mondo, dacché il possente Iddio, il più sublime dei re,

la luce dei giusti, fu generato sulla terra in forma umana, allora era il sesto anno

dell'impero di Costantino, da quando egli, il principe guerriero, fu elevato a duce

99

dell'esercito nel regno dei Romani” (vv. 1 – 10).

“Raccolsero le schiere le genti degli Unni e i gloriosi Goti, si mossero i valorosi

Franchi e gli Hughi. Prodi erano i guerrieri, pronti alla guerra: scintillavano i

dardi e i ritorti giachi; con grida e scudi sollevarono lo stendardo” (vv. 19 –

100

25).

All’inizio dell’opera, il poeta fonde contemporaneamente due eventi storici:

- anno 312: la battaglia di Ponte Milvio dei Romani contro Massenzio, nel sesto

anno dalla nomina di Costantino ad imperatore da parte del suo esercito

manoscritto nell’opera di C. Sisam, op. cit., conservata presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

97 http://www.treccani.it/vocabolario/agiografia/.

98 Cfr. E.R. Anderson, op. cit., p. 24 e N. Francovich Onesti, op. cit., p. 74.

99 S. Lupi (a cura di), Sant’Elena, Napoli, Liguori, 1993, p. 3.

100 S. Lupi (a cura di), op. cit., p. 4. 28

(avvenuta appunto nel 306), evento al quale è associata la visione della Croce;

101

- anno 332: la battaglia tra i Romani e gli Sciti presso il Danubio.

Tra l’altro, il poeta indica una data, forse erroneamente riportata dagli amanuensi

102

dell’epoca, che non è legata ad alcuno degli eventi sopra riportati, ovvero il 233.

2) la contemporaneità dei personaggi:

“Né mai vi fu alcun altro dottore della legge migliore di lui sotto la volta del cielo,

che donna e uomo misero al mondo, sebbene avesse comandato di uccidere

103

Stefano, il tuo fratello, con le pietre sulla montagna” (vv. 505 – 510).

Probabilmente, nella fonte latina dalla quale il poeta ha attinto per la redazione

dell’opera, era già contenuto l’anacronismo che prevede Giuda fratello del

protomartire Stefano, martirizzato nel 36, e quindi impossibile che questi sia stato

contemporaneo di Costantino (come sarà detto più avanti, vissuto tra il 280 e il

104

337).

In linea di massima, Cynewulf si basò sul testo della Vita Quiriaci, tramandato nella

105

versione latina, dalla quale si differenziò, principalmente, per esigenze stilistiche

106

poetiche; in particolare si ricordano le principali differenze rispetto alla fonte:

- la paura di Costantino dei nemici e l’apparizione dell’angelo sono stati raccontati in

maniera più ampia (vv. 57 – 98);

- la vivida descrizione della battaglia è completamente opera del poeta (vv. 110 –

147);

- il ritorno di Costantino a casa e le sue domande sulla Croce sono descritte in

maniera più ampia (vv. 148 – 188);

- il battesimo di Costantino viene attribuito a Papa Silvestro, quando nelle cronache

storiche è stato attestato che l’abbia ricevuto da Eusebio di Cesarea (vv. 189 – 191);

- non viene menzionato l’ordine di Costantino di costruire chiese ed abbattere i templi

pani;

101 G. Baucero, op. cit., p. 115.

102 N. Francovich Onesti, op. cit., p. 74.

103 S. Lupi (a cura di), op. cit., pp. 26 – 27.

104 S. Lupi (a cura di), op. cit., pp. 184 – 185.

105 S. Lupi (a cura di), op. cit., p. 170.

106 C.W. Kent, Elene. An old English poem, Boston, Ginn & Company, 1889, pp. 6 – 7. 29

- la sintetica descrizione del viaggio di Elena viene ampliata nella descrizione

dell’interrogazione delle Sacre Scritture da parte di Costantino (e non da parte di

Elena) e del suo comando alla madre (vv. 194 – 224);

- la splendida descrizione del viaggio di Elena è completamente opera del poeta (vv.

225 – 275);

- la preghiera di Giuda a Dio è notevolmente amplificata, così come il dialogo tra

Giuda e il Diavolo, e la gratificazione di Elena per il ritrovamento della Croce (vv.

725 – 801, vv. 898 – 952, vv. 952 – 966);

- la descrizione della diffusione della notizia del ritrovamento della Croce e delle

relative conseguenze, l’annuncio a Costantino, il suo ordine di costruire una chiesa

sul monte Calvario e l’esecuzione da parte di Elena, la descrizione della custodia

nella quale la croce venne custodita sono ampiamente trattati nell’opera (vv. 967 –

1032);

- l’epilogo è distaccato dal resto del racconto ed è opera del poeta (vv. 1236 – 1321).

4.2.2 RIASSUNTO

Ai fini del presente lavoro, si è fatto riferimento al libro Cynewulf: Sant’Elena a cura di

Sergio Lupi (Napoli, Liguori, 1993).

L’opera è suddivisa in 15 capitoli; per ciascun capitolo si riporta di seguito un breve

107

riassunto:

- cap. I) Costantino e il suo nemico si preparano alla guerra. Nel sesto anno

dell’impero di Costantino, nominato imperatore dall’esercito romano, la pace

dell’impero viene interrotta dalla volontà degli Unni e dei Goti di sferrare una

battaglia. Alla vigilia del combattimento, Costantino, preoccupato per l’esiguo

numero dei suoi guerrieri, ha una visione durante il sonno, nella quale gli appare un

messaggero di Dio che lo esorta a guardare in cielo dove potrà trovare aiuto.

Obbediente, alza gli occhi al cielo e vede la Croce nella quale sono incise le parole

107 Il titolo di ogni capitolo è stato ripreso, nella maggior parte, da quelli inseriti nell’opera di Albert

Stanburrough Cook The Old English Elene, Phoenix and Physiologus (New Haven, Yale University

Press, 1919); per quelli non presenti nell’opera, il titolo riprende il contenuto del riassunto ed è stato

scelto da chi scrive. 30

che gli preannunciano la vittoria (vv. 1 - 98);

- cap. II) Lo stendardo santo è vittorioso. Costantino fa costruire una croce da

portare in battaglia. Grazie alla protezione della Croce, Costantino vince i nemici e

ritorna a Roma vittorioso. Qui chiede ai più saggi di raccontargli di quale Dio era

simbolo la Croce; allora i saggi cristiani raccontano a lui la storia di Gesù.

Costantino viene battezzato da questi saggi e da allora osserva la religione cristiana

fino alla fine dei suoi giorni (vv. 99 - 193);

- cap. III) Costantino ordina la ricerca della croce. Nell’osservanza della religione

cristiana e con l’aiuto dei saggi, Costantino viene a conoscenza del luogo dove Gesù

fu appeso alla Croce e, desideroso di ritrovarla, manda la madre Elena a

Gerusalemme con questa missione (vv. 194 – 275);

- cap. IV) La prima esortazione di Elena. Arrivata in Terra Santa, Elena convoca

un’assemblea alla quale dovranno presenziare tutti gli uomini che sanno qualcosa

della legge di Mosè, ma nonostante lei si rivolga agli Ebrei in un tono brusco, non

riesce a ricavare alcuna informazione (vv. 276 – 363);

- cap. V) La seconda esortazione di Elena. Elena convoca una seconda assemblea,

dalla quale non ottiene nuovamente alcuna informazione. Sciolta l’assemblea, tra gli

uomini convocati, parla Giuda che racconta ai presenti la vita di Gesù, così come

tramandata dal padre Simone e, prima di lui, dal nonno Zacheo (vv. 364 – 453);

- cap. VI) Il racconto di Giuda. Giuda continua a raccontare della vita di Gesù e

degli insegnamenti di Zacheo al figlio Simone; alla fine del racconto, il convivio

decide che Giuda parli alla regina solo se interrogato dalla stessa (vv. 454 – 546);

- cap. VII) La minaccia di Elena e la resa di Giuda. Nella terza assemblea Elena

minaccia gli uomini presenti se questi non rivelano quanto lei chiede; questi, allora,

spaventati, indicano Giuda come colui che può soddisfare la curiosità della regina.

Così Elena e Giuda rimangono soli ed iniziano a discorrere (vv. 547 – 618);

- cap. VIII) La discussione tra Elena e Giuda. Elena continua a chiedere a Giuda di

mostrargli il luogo ove è sotterrata la Croce ma questi, pur conoscendo la storia di

Gesù, non sa dove sia quel luogo perché troppi anni sono passati da quel giorno e

nulla è stato tramandato tra la sua gente. Allora Elena, adirata per l’atteggiamento di

Giuda, ordina di gettarlo in un pozzo asciutto. Al settimo giorno, vinto dalla fame e

dagli stenti, Giuda dichiara di voler rivelare ad Elena il luogo sacro (vv. 619 – 708);

31

- cap. IX) La preghiera di Giuda. Giuda viene liberato e, insieme ad Elena e ai

soldati, si avviano sul monte Calvario dove fu crocifisso Gesù. Giuda, non sapendo

con esattezza dove fu sepolta la croce, inizia a pregare, chiedendo a Dio un segno

che gli riveli il preciso punto dove scavare (vv. 709 – 801);

- cap. X) La scoperta e l’identificazione della Croce. E così avviene: un vapore sale

su quel luogo e Giuda, gioioso per quell’evento e credendo nel Dio dei cristiani,

inizia a scavare e trova le tre croci. Egli però non sa quale sia quella di Gesù ma

chiede di issarle nel mezzo della città ed aspettare un nuovo miracolo. Viene allora

avvicinata una bara con un morto e su questa, a turno, vengono posate le croci; nel

momento in cui la vera Croce viene poggiata, il morto, miracolosamente, resuscita

(vv. 802 – 893);

- cap. XI) Dibattito tra il Diavolo e Giuda. Appare quindi Satana che vede ancora

una volta indebolirsi i suoi poteri grazie alla fede del popolo in Dio; instaura un

acceso dialogo con Giuda che ne esce vittorioso, grazie alle sue argomentazioni su

Dio. Elena ringrazia Dio per averle concesso la vista della croce trionfale e la fede

cristiana (vv. 894 – 966);

- cap. XII) La parola è portata a Costantino che ordina di costruire una chiesa. I

soldati ritornano da Costantino per annunciargli la lieta scoperta; questi ordina loro

di ritornare a Gerusalemme e comunicare ad Elena di costruire in Terra Santa un

tempio sul monte Calvario. Oltre alla chiesa, Elena fa ornare la croce d’oro e di

gemme e rinchiuderla in una custodia d’argento. Giuda, invece, viene battezzato e si

dedica alla diffusione della fede cristiana (vv. 967 – 1041);

- cap. XIII) Giuda viene nominato vescovo. La scoperta dei chiodi. Elena, infatti,

convoca a Gerusalemme Eusebio, vescovo di Roma, per far nominare Giuda

vescovo di Gerusalemme; così Eusebio delibera tale nomina e lo rinomina Ciriaco.

Ma Elena vuole ritrovare anche i chiodi che trafissero mani e piedi di Gesù; così

chiede a Ciriaco di aiutarlo anche in questa impresa; egli va quindi sul monte

Calvario e invoca di nuovo l’aiuto di Dio, il quale gli indica il luogo con la

comparsa di un fuoco, che si alza dal suolo. Ciriaco prende i chiodi e li porta ad

Elena, così come richiesto, e lei ringrazia di nuovo il Signore per questa nuova

espressione della fede (vv. 1042 – 1146);

- cap. XIV) I chiodi sono incastonati in un morso. Ricevuti i chiodi, Elena inizia a

32

studiare il modo migliore per usarli per la salute degli uomini; un uomo molto

sapiente gli suggerisce di inserirli nel morso del cavallo del più nobile dei re terreni,

affinché egli riuscirà sempre vincitore in battaglia. Così ella fa preparare la briglia

del cavallo di Costantino e la manda in dono al figlio in patria. Raduna poi tutti gli

uomini migliori tra gli Ebrei ed insegna loro di osservare la parola di Dio e di

seguire gli insegnamenti del vescovo Ciriaco. Dopodiché Elena ritorna in patria non

prima di aver dichiarato la festa dell’Inventio Crucis, nel giorno del ritrovamento

della croce ovvero il 3 Maggio (vv. 1147 – 1235);

- cap. XV) Il passaggio runico. Il Giudizio Universale e il riscatto degli atti degli

uomini. Il poeta racconta della sua conversione al Cristianesimo, dopo aver

conosciuto la verità sulla Croce; richiama poi la visione del Giudizio Universale,

secondo il quale gli uomini saranno divisi in tre gruppi, Paradiso, Purgatorio e

Inferno e solo ai primi due sarà concesso di vedere Dio (vv. 1236 – 1321).

4.2.3. PROTAGONISTI DELL’OPERA

Nel testo in esame, la protagonista principale è appunto Elena, la madre di Costantino,

che secondo la leggenda, ritrovò la vera Croce di Gesù sul monte Calvario a

Gerusalemme.

Ma, analizzando l’opera nel dettaglio, è possibile identificare ben 3 protagonisti

principali, in ordine di presenza:

- Costantino;

- Elena;

- Giuda / Ciriaco.

Per ognuno di essi, viene effettuata l’analisi di analogie e differenze, all’interno del

poema, con la Storia universale tramandata nei secoli.

COSTANTINO

Storia 108

La vita di Costantino è stata attestata grazie a diversi storici; i più importanti sono:

- Eusebio da Cesarea: Vita di Costantino del 337 e Storia Ecclesiastica del 326;

108 A. Marcone, Costantino, Milano, Il Sole 24 Ore, 2010, pp. 6 – 11. 33

- Lattanzio: De mortibus persecutorum, scritto tra il 316 e il 321;

- Zosimo: Storia nuova del VI secolo;

- Henry de Valois: Origo Costantini Imperatoris, contenuto nel manoscritto

Anonymus Valesiani, del XVII secolo. 109

Caio Flavio Valerio Aurelio Costantino nacque a Naisso nel 280 circa , dal padre

Costanzo Cloro, Cesare d’Occidente (costituito dai regni di Britannia, Gallia, Spagna e

110

Mauritania) e dalla madre Elena, di umili origini. Nell’epoca in cui nacque

Costantino, l’Impero Romano era gestito dalla cosiddetta “tetrarchia”, inventata

dall’Imperatore Diocleziano, costituita da due “Augusti” (uno per l’Oriente e uno per

l’Occidente), che dovevano eleggere a loro volta due “Cesari”, i quali sarebbero

diventati “Augusti” alla morte o alla rinuncia dei primi. La prima tetrarchia era formata

dagli Augusti Diocleziano e Massimiano e dai rispettivi Cesari Galerio e Costanzo

Cloro. Nel 305 Diocleziano e Massimiano decisero di abdicare e si formò una nuova

tetrarchia, nella quale i due Cesari divennero Augusti e Flavio Valerio Severo e

Massimino Daia furono nominati Cesari; nel 306 morì Costanzo Cloro e iniziò la lotta

per la successione ad Augusto d’Occidente. Il figlio Costantino fu nominato “Augusto”

dal suo esercito (infatti egli avrebbe dovuto ricoprire, per legge successoria, la carica di

“Cesare”); nel 307, ricomparve sulla scena Massimiano che si autoproclamò “Augusto”

e nominò a sua volta il figlio Massenzio “Augusto” con sede a Roma; nel 308, per

risolvere la diatriba fu chiesto l’intervento di Diocleziano che nominò un quinto

“Augusto” Valerio Liciniano Licinio. Questa intricata situazione portò ben presto a

scontri armati, nei quali, a poco a poco, i protagonisti vennero eliminati. Il momento

decisivo si ebbe nella battaglia di Ponte Milvio, tra Costantino e Massenzio, nel 312:

secondo la tradizione, alla vigilia della stessa, Costantino ebbe una visione della Croce,

con la scritta “In questo segno vincerai”; infatti, in quel giorno, egli alzò il vessillo con

il simbolo della Croce, sconfisse Massenzio e venne proclamato “Augusto” dal

111

Senato.

109 Alcune fonti però fissano la data di nascita nel 272 o 273, ma per i panegiristi si ritiene sia stata

appunto il 280 e questa data viene riportata nei libri di storia. A. Marcone, op. cit., pp. 17 – 18.

110 AA. VV., Enciclopedia Rizzoli per i ragazzi, vol. 4, Novara, Rizzoli, 1974, p. 424.

111 AA. VV. (a cura di L. Serafini), La Storia. Dall’Impero Romano a Carlo Magno, Novara, De

34

Grazie a questa visione, Costantino iniziò ad avvicinarsi al Cristianesimo pur non

mostrandolo apertamente in pubblico, salvo alcune azioni necessarie per mantenere la

112

pace tra i sudditi. Una di queste fu, appunto, in accordo con Licinio, l’emanazione,

nel 313 a Milano, dell’editto in virtù del quale era lasciata libertà al culto ai cristiani e

113

vennero riconsegnati i beni sequestrati loro durante le persecuzioni di Diocleziano.

Tuttavia, nel 316, tra i due scoppiarono nuovi contrasti, dovuti principalmente alla

nuova persecuzione dei cristiani da parte di Licinio, e per questo motivo i due si

scontrarono, più volte, fino alla battaglia finale in Tracia, nel 324, dove ne uscì

vittorioso Costantino, che divenne unico padrone di tutto l’Impero: non rinnovò il

sistema della tetrarchia ma divise l’Impero in 4 prefetture, guidate da un prefetto solo

per i poteri giudiziari e amministrativi; inoltre, trasferì, nel 330, la capitale a Bisanzio,

che prese il nome di Costantinopoli. Tra le sue azioni a favore dei cristiani, promosse e

tutelò il primo concilio ecumenico della Storia, quello di Nicea del 325, allo scopo di

114

definire le dottrine fondamentali della Chiesa. Morì nel 337, ad Ancirone presso

Nicomedia, dopo aver ricevuto il battesimo sul letto di morte dal coltissimo Eusebio,

115

vescovo ariano di Cesarea e suo consigliere.

Poema

All’inizio del poema, la figura di Costantino viene descritta riprendendo i classici temi

dello stile eroico – encomiastico della poesia orale germanica: tema principale di questo

genere poetico era infatti l’eroe incrollabile che vince schiere intere di avversari a capo

116

del suo esercito, che gli offre fedeltà assoluta. Nel testo in esame, Costantino è visto

come un sovrano giusto, un re valoroso, una guida per i suoi soldati e un pericolo per i

Agostini, 2004, vol. 4, pp. 132 – 136.

112 E. Ferri, Imperatrix. Elena, Costantino e la Croce, Milano, Mondadori, 2010, p. 98.

113 G. Bardy, G.D. Gordini, G.R. Palanque, Dalla pace costantiniana alla morte di Teodosio in Storia

della Chiesa. Fliche – Martin, Cinisello Balsamo (MI), Edizioni San Paolo, 1995, vol. III, pp. 22 – 25.

114 U. Gamba, G. Gottardo: Venti secoli di Cristianesimo, Vigodarzere (PD), Centro Editoriale Cattolico

Carroccio, 1994, pp. 78 – 79.

115 AA. VV. (a cura di L. Serafini), op. cit., p. 147.

116 Žmegač Škreb S., op. cit., p. 12. 35

117

suoi nemici: “il re valoroso, il protettore armato di scudo, era benigno con i

guerrieri. Prosperò il regno del principe sulla terra: egli era un vero sovrano, un

condottiero degli uomini. Iddio lo rese forte in guisa mirabile e possente, sì ch'egli

divenne un conforto a molti uomini in questo mondo, una punizione ai popoli

118

allorché sollevava le armi contro i nemici” (vv. 11 – 18).

Con la rivelazione della Croce e della conoscenza della storia di Gesù, raccontata a

Costantino dai saggi, egli si trasforma da re pano in leader cristiano, ministro di Cristo

119

sulla Terra che si fa carico di punire i crimini del passato per ristabilire l’equilibrio.

Dal momento della conversione e fino alla fine del poema, la figura di Costantino

descritta dal poeta rimanda pienamente alla biografia storica dell’imperatore:

- si narra infatti del suo battesimo, anche se si differenzia per i punti già esposti nel

paragrafo 4.2.1: “In tal guisa essi parlarono saggiamente, religiosamente, al re

vittorioso, così come furono ammaestrati da Silvestro. Da questi il principe

delle genti ricevette il battesimo, che poi continuò ad osservare per tutto il

120

(vv. 189 – 193);

tempo dei suoi giorni, secondo la volontà del Signore”

- si racconta infine della sua volontà di costruire chiese cristiane nel luogo ove è

stata ritrovata la Croce: “Costantino ordinò anche che i messi le annunciassero

di costruire là sull'altura, per la salute di entrambi, una chiesa, un tempio del

Signore sul Calvario secondo la volontà di Cristo, per aiuto agli uomini, sul

luogo ove fu trovata la santa croce, l'albero più famoso di cui udissero parlare

121

gli abitanti della terra” (vv. 1006 – 1014).

ELENA

Storia

I dati biografici su Elena sono scarsi e frammentari e comunque legati alla vita del figlio

117 G. Baucero, op. cit., p. 116.

118 S. Lupi (a cura di), op. cit., p. 3.

119 C.M. Heckman, Things in doubt: invention, dialectic and jewish secrets in Cynewulf’s Elene in «The

journal of English and Germanic philology», Champaign, University of Illinois Press, 2009, vol. 108.4, p.

461.

120 S. Lupi (a cura di), op. cit., p. 12.

121 S. Lupi (a cura di), op. cit., p. 50. 36

Costantino, documentata come già scritto sopra, principalmente da Eusebio da Cesarea

nel Libro Terzo della sua opera Vita di Costantino ed alla quale è stato dato maggior

122

credito dagli storici.

Flavia Giulia Elena nacque intorno al 250 nella città di Deprano in Bitinia. Di umili

123

origini, divenne concubina di Costanzo Cloro; da questa unione nacque Caio Flavio

Valerio Aurelio Costantino, a Naisso intorno al 280. Dopo essere diventato Cesare

d’Occidente e per ragioni politiche, Costanzo Cloro ripudiò Elena per sposarsi con

Theodora, la figlia di Massimiano Augusto d’Occidente. Elena quindi rimase

nell’ombra fino a quando il figlio Costantino non divenne imperatore nel 306,

124

nominandola poi, nel 325 Augusta. Elena manifestò le sue simpatie per il

Cristianesimo, qualche anno dopo il figlio; di sicuro era cristiana nel 317, quando

125

accolse il retore Lattanzio a Treviri come precettore del nipote Crispo. Così nel 326,

ella compì un viaggio in Palestina in pellegrinaggio e, su commissione del figlio, per

126 tuttavia, dopo questo viaggio, alla fine del

costruire nuove chiese di culto cristiano;

IV secolo, le venne attribuita la leggenda del ritrovamento degli strumenti della

127

passione sul Monte Calvario.

La leggenda del ritrovamento della Croce più famosa è “La leggenda Aurea” di Jacopo

128

da Varazze: dopo aver descritto la storia dell’albero dal quale è stata costruita la

Croce e di come è stata nascosta agli Ebrei per evitare ogni sorta di venerazione, lo

122 Esiste infatti un’altra leggenda per la quale Elena sarebbe stata la figlia del re britannico Coel di

Colchester: E. Stolfi, La basilica di Santa Croce in Gerusalemme, Roma, Edizioni Eleniane, 2006, p. 8.

123 All’epoca infatti un ufficiale dell’impero non poteva sposarsi con una donna del luogo e di basso

rango: E. Ferri, op. cit., p. 8.

124 E. Stolfi, op. cit., pp. 8 – 9.

125 Sampoli F., Costantino il Grande e la sua dinastia, Roma, Newton & Compton, 1955, p. 154.

126 E. Ferri, op. cit., p. 130.

127 L’attribuzione a Elena della scoperta della Croce è di epoca recente e non è basata su alcuna evidenza

storica. Infatti il nome di Elena non compare in nessuna delle fonti del IV secolo ove viene menzionata la

vera Croce: J.M. Drijvers, Helena Augusta: the mother of Constantine the Great and the finding of the

True Cross, New York, Brill Academic Publishers, 1992, p. 81.

128 Esistono infatti tre versioni di questa leggenda (La leggenda di Elena, La leggenda di Protonike, La

leggenda di Giuda Ciriaco); quella più accreditata e diffusa è la terza, principalmente, per il suo carattere

antiebraico: J.M. Drijvers, op. cit., p. 165. 37


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Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature straniere
SSD:
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher areniello.monja di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia germanica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ecampus - Uniecampus o del prof Gherardini Laura.

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