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2.2 I debiti sovrani europei

Gli elevati debiti sovrani europei sicuramente hanno contribuito a rendere ancora più

vulnerabile i mercati dal contagio, dato che una forte percentuale dei rapporti Debito/PIL

dei Paesi membri sono molto superiori al limite imposto dal trattato di Maastricht del 60%,

avvicinandosi o addirittura superando a volte anche il 100% come i casi dell'Italia, Grecia,

Irlanda, Spagna e Cipro che hanno rischiato il Default se non fossero stati salvati dalla

Troika tramite le ristrutturazioni del debito, quest'ultima criticatissima sia da economisti

come Paul Krugman sia da alcuni componenti del parlamento europeo, i quali hanno

sottolineato l'eccessiva austerità, che ha portato secondo molti a un ulteriore

peggioramento del ciclo economico, prolungando la recessione e aumentando la

disoccupazione, ma soprattutto è stata messa sotto accusa l'eccessiva intrusione nella

sovranità legittima dei Paesi membri dell'Unione, è anche doveroso sottolineare che il poco

rigore e le troppe politiche accomodanti verso l'espansione della creazione del debito ha

creato le odierne vulnerabilità del sistema. Per capire bene la grandezza del fenomeno

basta osservare le grandi differenze degli spread dei titoli di stato dei Paesi membri prima

della crisi, dove quasi si uguagliavano invece via via hanno assunto differenziali importanti

in alcuni casi anche di diverse centinaia di basis point. al caso “Grexit” dove si è anche

Ovviamente non si può far a meno di fare riferimento

dall’Eurozona

ipotizzata una possibile uscita della Grecia e il possibile ritorno al Dracma,

all’Euro, con

la valuta antecedentemente delle conseguenze potenzialmente gravissime

sotto la lente della credibilità ma principalmente un aumento degli euro-scettici con una

eventuale uscita di molti Paesi membri che avrebbe potuto mettere la parola fine all'UE,

ma il buon senso e la perseveranza del presidente del consiglio europeo Donald Tusk che

6

- -

ha mediato tra la cancelleria tedesca Angela Merkel e il primo ministro greco Alexis

Tsipras trovando, una soluzione per il piano di restituzione del debito greco.

Il “ ”,

Bank run

3 il panico bancario e gli interventi delle banche centrali

Il “Bank letteralmente in “Corsa

run” italiano noto come la agli sportelli” è legato

all'asimmetria informativa delle banche nei confronti dei depositanti e viceversa, in

relazione al loro vero livello di liquidità. Questo aspetto è stato evidenziato da Diamond e

2

quest’ultimi concentrano

Dybvigche, l'attenzione sulla funzione monetaria delle banche.

La funzione monetaria offre ai depositanti una soluzione più redditizia essendo delegata e

autorizzata a investire, ma al tempo stesso il rischio di illiquidità è ripartito su un ampio

numero di depositanti come viene fatto dagli istituti assicurativi. La banca però non

conosce le esigenze dei depositanti riguardanti i prelievi quindi effettua una stima

coprendosi con le riserve di liquidità che possono essere sia libere, che vincolanti in base

alle decisioni prese dalla politica economica del sistema. Sicuramente l'equilibrio tra

redditività e liquidità può essere sconvolto da qualsiasi evento, come già visto nei casi

della Lehman Brothers, della Northern Rock e infine delle banche greche che si sono

ritrovate con riserve insufficienti per garantire la liquidità e con una reale crisi di liquidità

che non ha fatto altro che aumentare il panico anche nei depositanti che normalmente non

avrebbero prelevato i propri depositi, allora le banche si sono ritrovate a dover riconvertire

molte attività come i certificati di deposito in contanti, fino al punto che si è dovuta

sospendere tale operazione creando un gravissimo danno alle loro reputazione

pregiudicando le raccolte future a prescindere dai loro attivi, e proprio qui si può

diffondere il contagio anche ad altri istituti paralizzando l'intero sistema come appunto è

avvenuto. In questi casi appunto le Banche centrali intervengono per arginare i rischi

cercando di alzare le riserve, come sostenuto da alcune teorie economiche tra cui quella del

premio nobel James Tobin che addirittura sostiene di innalzare la ROB al 100% abbinando

le scadenze del passivo all'attivo del bilancio in modo da tutelare la funzione monetaria del

sistema, oppure come invece fatto dalla Federal Reserve System o dalla European Central

Bank immettendo invece quantità enormi di liquidità per centinaia di miliardi come il QE

appunto cerca di isolare gli “Incendi”, ma

oppure con il Firewall che sicuramente un

rimedio è stato quello di cooperare in maniera molto decisa con i cosiddetti governi

“Tecnici” come avvenuto in Italia, Spagna e Grecia per attuare politiche di stabilizzazione

come spending review e aumenti di pressione fiscale per evitare i default.

2 Alessandrini P. (2011) Economia e politica della moneta 7

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3.1 Il crack Lehman Brothers

La Lehman Brothers una vera istituzione dal 1850 nell'investement banking specialmente

nel mercato statunitense , si è trovata investita completamente dalla chiusura della sua

banca dedicata ai prestiti subprime nell'agosto 2007, BNC Mortgage, eliminando 1.200

posti di lavoro in 23 sedi e registrando una perdita dopo le imposte di 25 milioni di dollari.

Nel secondo trimestre del 2008 la Lehman ha registrato ulteriori perdite per 2,8 miliardi

3

che l'ha costretta obbligatoriamente a liquidare attività per 6 miliardi , mentre nel secondo

trimestre si sono verificate perdite pari al 73% del valore dell'azioni della stessa Lehman

portando all'esubero di ulteriori 1500 unità lavorative, già nel luglio 2008 si prospettava lo

spettro dell'insolvenza. In seguito alle voci di acquisizione da parte di altri istituti come

Korea Development Bank che hanno rialzato il titolo del 16% settimanale ma appena la

4

voce si è sgonfiata nel 9 settembre il titolo ha avuto un crollo del 44,95% causando un

perdita dell'indice S&P 500 del 3,4% e una perdita di oltre 300 basis point al Dow Jones

data dalla preoccupazione degli investitori sulla sua solidità. Appunto il 10 settembre la

Lehman annuncia perdite per 3,9 miliardi dichiarando di volere liquidare una quota di

maggioranza nell'investment management, dopo aver rifiutato qualsiasi offerta considerata

troppo bassa annuncia di essere in cerca di un acquirente causando un ulteriore crollo

dell'azioni 11 settembre. Già il 13 settembre il presidente della Federal Reserve Bank di

New York Timothy F.Geithner convoca una riunione per il futuro della Lehman con altre

grandi banche come Bank of America e Barclays ma già 2 giorni dopo, poco prima dell'una

del mattino, Lehman Brothers Holdings ha annunciato l'intenzione di avvalersi della

protezione in caso di bancarotta del Chapter 11, in seguito a questo avvenimento le azioni

della Lehman crollarono del 80% nella fase di pre-apertura, e l'indice Dow Jones ha chiuso

con un ribasso storico di oltre 500 punti. Il 15 settembre avviene la più grande bancarotta

della storia delle banche mondiali con ben 613 miliardi di dollari come debito e soprattutto

con responsabilità dei membri del consiglio con particolari conseguenze per A.D. Richard

Fuld che fu chiamato a deporre davanti il congresso il 6 ottobre del 2008 dato che presentò

bilanci falsi per 10 anni e provo a corrompere deputati e senatori versando più di 300000

dollari. Il 6 Marzo 2012 dopo 1268 giorni dal crack la Lehman Brothers Holdings esce dal

chapter 11 e il 17 aprile comincia a liquidare gli asset e a rimborsare i creditori , lasciando

molte critiche alle sue spalle e soprattutto tantissimi dubbi su tutto il sistema di vigilanza.

3 Anderson J., Dash Eric., Lehman plans to lay off 1500; New York Times,29 Agosto 2008

4 AFP: Lehman Brothers in free-fall as hopes fade for new capital , 9 Settembre 2008 8

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3.2 Il caso Northern Rock

Un altro grandissimo caso di corsa agli sportelli causata dalla crisi del mercato

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interbancario e dagli wholesale founds è stato sicuramente quello della quinta banca del

Regno Unito la famosa Northern Rock altro istituto specializzato in mutui immobiliari

entrato in crisi nella seconda metà del 2007 precisamente il 13 Settembre, quando la BBC

comunica che l'istituto ha chiesto l'appoggio della Banca d'Inghilterra che assicura la

copertura dei depositi ma ciò non basta per tranquillizzare i risparmiatori. Scene di file

interminabili non si vedeva dall'ottocento in Gran Bretagna al punto che il 17 Settembre il

cancelliere inglese Alistair Darling dichiara l'apertura di credito di 25 miliardi da parte

della Bank of England per coprire i depositi ma non riesce a risolvere la situazione tanto

che azionisti e amministratori decidono di disporre un piano di salvataggio, ma senza

successo, dato che nonostante la cessione per 2,2 miliardi di mutui (pari al 2% degli asset

complessivi) in £ del 11 Gennaio 2008 alla istituto americano JP Morgan, si riesce a

risolvere la situazione. Allora il 17 Febbraio 2008 il Governo UK decide la

“Nazionalizzazione temporanea della banca” dopo che sono state declinate alcune

offerte presentate dalla Virgin Group e dal miliardario Richard Branson considerate non

soddisfacenti, una vera è propria catastrofe per la finanza britannica, fino a quel momento

all'avanguardia, come dimostrato dal fatto che prima della crisi della Northern Rock

quest’ultima

dell'autunno 2007, non era auspicabile una temporanea nazionalizzazione,

fortemente criticata perché considerata come un attacco ai piccoli risparmiatori. Ma

l'obbiettivo di preservare migliaia di posti di lavoro come sottolineato dal governo inglese

è stato molto più importante, per questo la guida temporanea della Northern Rock è stata

affidata a Ron Sandler ex amministratore delegato dei Lloyd's di Londra e personaggio

stimato nella City. Ovviamente il titolo in borsa della Northern Rock ebbe un crollo e la

società chiuse il bilancio 2008 con una perdita tale di 1,36 miliardi di sterline, ma il 23

febbraio 2009 è tornata sul mercato dei mutui dopo la ricapitalizzazione del governo

britannico, per poi essere venduta a Virgin Mone per 747 milioni di £, che ha suscitato non

poche critiche specie dalla Commissione Europea che ha aperto un'indagine formale

soprattutto sul fatto della divisione tra la Banca sana e la Banca cattiva , ma un ulteriore

punto dell’indagine è stato principalmente il aver causato distorsioni nel mercato e

specialmente garantire i principi fondamentali di concorrenza dei trattati europei di diritto.

5 “Finanziamento all'ingrosso” , massicci prestiti a breve termine verso grandi istituzioni finanziari a tassi più

bassi che rendono vulnerabili a possibili crisi di liquidità 9

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4 Le misure adottate dalla FED e dalla BCE

Sia la BCE che la FED sono state chiamate a intervenire in maniera eccezionale e con

strumenti non convenzionali come il Quantitative Easing e il quasi azzeramento dei tassi,

in modo da evitare un collasso totale del sistema. Ovviamente le due banche si sono mosse

in maniera differente dato la sostanziale differenza nella struttura, nei poteri ma soprattutto

nella tempistica di reazione dovuta dalla propagazione della crisi. Uno degli strumenti più

usati è stato sicuramente l'abbassamento degli interessi per tagliare il costo del denaro per

stimolare la domanda sia da parte della BCE e della FED ovviamente in maniera e tempi

diversi come illustrato dal grafico.

Un altro strumento è stato il firewall in Europa per evitare il contagio nel settore bancario

dato che il fallimento anche di un unico operatore porta più svantaggi che vantaggi, dato

dal fatto che insidia la fiducia degli altri operatori minacciando l'intero sistema come

sostenuto da Paul De Grauwe, a cui si contrappone il pensiero di Goodahart che invece

sostiene che l'effetto boundary aumenta la prociclicità. Un altro strumento usato è il

letteralmente tradotto come ”Alleggerimento

Quantitative Easing quantitativo” con un

ulteriore creazione di moneta, ma sono anche da ricordare i tre programmi di covered bond

(obbligazioni bancarie garantite) e uno dedicato alle ABS (asset backed security), i quattro

speciali LTRO da 1 a 4 anni (prestiti alle banche), i due interventi sui titoli di Stato come

gli SMP (securities market programme), gli OMTS (outright monetary transactions)

acquistati dalle banche dell’Eurosistema e infine il MES (Meccanismo Europeo di

stabilità). 10

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4.1 Il firewall

L’analogia che bene si adatta alle analisi di una crisi economica di liquidità e di

conseguenza dei suoi possibili rimedi è il paragone della finanza con il fuoco, entrambi

indispensabili allo sviluppo umano ma in alcuni casi devastanti, allorquando soprattutto si

scatenano e si propagano rapidamente nell’intero sistema. L’approccio liberista sostiene

che negli spazi aperti di mercato questi “incendi” si spengano da soli, ma purtroppo la

storia delle grandi crisi dimostra che le ampie reti interdipendenti di mercati, determinata

essenzialmente dall’enorme sviluppo della globalizzazione avvenuto negli ultimi decenni,

non agiscono da freno, bensì da cassa di risonanza che amplifica i rischi e ne diffonde

Di contro, l’approccio vincolista ritiene che per minimizzare i

irreparabilmente i danni. “Firewalls”, ossia a pareti anti-incendio

danni sia indispensabile ricorrere a dei che

rompano il fronte del fuoco, tra credito tradizionale di competenza delle banche

commerciali e finanza innovativa lasciata invece alle banche di investimento, la cui

principale differenza consiste nel fatto che le prime hanno la possibilità di emettere

passività monetarie.

Aumentare i coefficienti di riserva delle banche, separare le funzioni degli istituti di

l’effetto

intermediazione e segmentare i mercati individuano una terapia che sortisce di

bloccare alla radice tutti i vari comportamenti devianti dei soggetti economici, ottenendo

come risultato soltanto una temporanea e a volte precaria stabilità monetaria e finanziaria.

La rapidità degli effetti è il vantaggio maggiore del regime vincolistico, il quale è però

caratterizzato da due ordini di controindicazioni riguardanti in primis la durata

dell’intervento, che deve esser mantenuto per brevi periodi, in quanto nel lungo periodo si

ridurrebbe l’efficacia dei vincoli e le limitazioni provocherebbero delle inefficienze che

frenano lo sviluppo del mercato. Lo strumento tradizionale per spegnere gli incendi è

quello di ricorrere ai pompieri il cui fattore prevalente nello svolgimento del loro compito è

dato dalla tempestività, compito che in campo finanziario viene svolto dalle Banche

centrali, le quali con l’acquisizione della sovranità monetaria hanno assunto la

responsabilità di garantire la liquidità necessaria per raggiungere contemporaneamente una

solida stabilità del sistema bancario e un crescente sviluppo del sistema economico. Per il

raggiungimento di questi obiettivi rientra a pieno titolo la funzione di prestatore di ultima

istanza assoggettata alla BCE e come già fatto dalla FED, utile a risolvere i problemi di

una marcata carenza di liquidità delle banche, proprio con lo scopo di prevenire

l’estendersi di dannose crisi sistemiche, che nel corso degli anni passati è stata svolta con

una coraggiosa azione di immissione attivando operazioni definite non convenzionali, cioè

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al di fuori dell’ordinaria amministrazione. A differenza di quanto predisposto dalla FED

che allargò il numero di controparti per le operazioni di liquidità, ma aprì anche una serie

di strutture swap per permettere alle altre banche centrali di procurare dollari agli istituti

locali, dal momento che questa moneta è molto usata nelle transizioni interbancarie al di

gli interventi della BCE non hanno riguardato l’introduzione

fuori degli Stati Uniti. Invece

di nuovi strumenti di politica monetari bensì si è fatto maggiormente ricorso alle

operazione di “Fine tuning” e a quelle di medio/lungo termine, con risultati alquanto

discutibili. Effettuando ad esempio un confronto tra i valori di bilancio della BCE al 6

Luglio 2007 e quelli al 22 Gennaio 2009 si osserva che il totale degli assets è passato da

quasi 1.200 a più di 2.000 miliardi di euro, a dimostrazione dell’avvenuto aumento della

liquidità nel sistema come risposta alla crisi. Analizzando specularmente il passivo, si

notano ora delle più considerevoli riserve delle banche commerciali e passività verso i non

residenti, sposando l’idea della preferenza a depositare la liquidità in eccesso presso la

banca centrale piuttosto che scambiarla sul mercato interbancario a tassi più remunerativi.

Presumibilmente l’aumento dei finanziamenti concessi dalle banche centrali, per loro

natura, sono riusciti a ridurre il rischio di liquidità, ma hanno avuto uno scarso impatto sul

rischio di credito, così che la fitta rete di rapporti tra le banche, la quale normalmente

dovrebbe assolvere alla positiva funzione di veicolare e quindi ridistribuire gli shocks di

liquidità, si è purtroppo rilevata in questo frangente un dannoso canale di trasmissione

Il ruolo di “Lender della Banca centrale non

della crisi finanziaria stessa. of last resort”

deve essere svolto in modo estemporaneo ed incerto, ma codificato in modo chiaro e senza

ritardi e ripensamenti, pensato come un intervento straordinario, cioè limitato alle sole

situazioni di rischio sistemico e quindi non adoperato di frequente, così facendo la

preoccupazione maggiore riguarda un problema di reputazione delle stesse Banche

a servirsi di titoli “Spazzatura”, come purtroppo

centrali, le quali non possono continuare

invece, specialmente negli ultimi tempi, sono state indotte a fare. Detto questo, bisogna

ricordare che le azioni delle diverse banche centrali si sono estese a sorreggere anche i

mercati acquistando titoli pubblici a sostegno del debito sovrano dei Paesi a rischio di

memori dell’esperienza

insolvenza, che in Europa ha riguardato molti Paesi membri, della

precedente grave crisi degli anni Trenta durante la quale, dinnanzi a ripetute corsa agli

sportelli e a numerosi fallimenti bancari, sono rimaste essenzialmente inerti. Ma se questo

errore è stato saggiamente corretto, un altro non è stato evitato e ci stiamo riferendo a

quello di aver agito in colpevole ritardo per spegnere i numerosi focolai premonitori

dell’imminente crisi che si stava venendo ad attuare. Nonostante i primi segnali fossero già

abbastanza evidenti nel Febbraio del 2007, le due principali Banche centrali mondiali,

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ovvero la FED e la BCE, sono intervenute con una prima immissione di liquidità soltanto

nella prima decade dell’Agosto 2007.

Con ciò si vuole precisare che gli interventi messi in atto non sono stati distorsivi, anzi,

ma piuttosto sono risultati tardivi tant’è che solo alcuni mesi dopo la FED, e con un

ulteriore ingiustificato ritardo anche la BCE, finalmente hanno diminuito i tassi di interesse

ufficiali favorendo la categoria dei singoli soggetti economici, già molto provata dal

In questo senso, l’unica giustificazione

tentativo di sopravvivere alla corrente crisi.

possibile che si può dare agli errori accumulati nella crisi manifestatasi nel primo decennio

del 2000, si riscontra nel timore di avvalorare i comportamenti di azzardo morale e il

ricatto del “Too (troppo grande per fallire), controindicazioni insite nelle

big to fail”

politiche di salvataggio, che sollevano anche dei problemi di equità per la scelta tra chi

salvare e chi no, come nell’ormai celeberrimo caso trattato della Lehman Brothers e per

l’utilizzo di ingenti quantitativi di denaro pubblico impiegati nel caso in cui vengono

6

coinvolti i governi nel salvataggio degli istituti di credito.

4.2 Il Quantitative Easing

Il periodo che va dal 2009 al 2013, assume delle caratteristiche uniche nell'area euro e non

solo, dal momento che il grado di stress finanziario e della percezione del rischio, non è

stato lo stesso nelle due parti dell'Atlantico. Negli Stati Uniti la preoccupazione più grande

riguardò il ciclo economico: l'economia non cresceva in maniera solida e il mercato del

lavoro non dava segni di recupero, quindi fu necessario un nuovo e più intenso impulso

attraverso la politica monetaria.

Nell'agosto del 2010 la FED decise di incrementare ulteriormente l'acquisto di attività

attraverso operazioni di mercato aperto, in altre parole, offrendosi di acquistare beni dalle

banche commerciali, la banca centrale può annullare l'aumento originale dello spread ed

evitare una contrazione dei prestiti; questo è chiamato quantitative easing. Il quantitative

letteralmente “Alleggerimento quantitativo”

easing è la soluzione quando l'aumento

dell'offerta di moneta non riesce a ridurre ulteriormente il tasso di interesse, di solito

quando un'economia si trova in una trappola della liquidità, ossia quando i tassi di interesse

7

sono in pratica a zero ed è quindi impossibile ridurli ulteriormente.

Nel Novembre del 2010 venne annunciata una seconda ondata di quantitative easing; la

situazione fu invece differente nell'Europa continentale e nella primavera del 2010 la crisi

prese una piega differente con l'epicentro nell'area Euro, la risposta della BCE si spostò

6 Alessandrini P. (2011) Economia e politica della moneta

7 Blanchard O., Amighini A., Giavazzi F. , 2010 13

- -

dunque su un altro livello. Fino al 2010 la BCE ha trattato con rendimenti dei titoli sovrani

divergenti. Il tasso di interesse sui titoli sovrani emessi dagli Stati Membri dell'area Euro

8

cadde quasi a zero durante il periodo 2002-2007 , guidato da una sottostima delle

differenze tra i paesi e da disequilibri interni. Mentre gli investitori internazionali

consideravano i titoli greci e quelli tedeschi come allo stesso livello, la BCE non poté fare

di meno: accettò titoli sovrani come garanzia senza far caso al paese che li stava

emettendo. Nel maggio del 2010, dal momento che i mercati entrarono in una fase di

panico per una possibile insolvenza della Grecia, il Consiglio della BCE decise di

intervenire e cominciare a comprare titoli Greci sul mercato secondario per ridurre la

pressione e per dare ai governi dell'area euro il tempo necessario a finalizzare il fondo di

salvataggio europeo, l'European Financial Stability Facility (EFSF). In queste circostanze

eccezionali la BCE lanciò il Securities Market Programme (SMP). Il suo scopo era quello

di restaurare il corretto funzionamento del meccanismo al fine di mantenere la stabilità dei

prezzi nel medio termine. Per di più, in molte occasioni, la BCE abbassò la soglia per

l'ammissibilità degli strumenti di debito rilasciati o garantiti dai governi dei paesi più in

difficoltà. Questo era necessario dal momento che le regole esistenti per l'ammissibilità di

beni commerciabili richiedevano il perseguimento di alcuni standard che riguardavano la

qualità del credito al fine di essere accettati come garanzie nelle operazioni di politica

monetaria. Formalmente il SMP non fu un'operazione di quantitative easing, dal momento

che la BCE sterilizzò i suoi acquisti conducendo operazioni di assorbimento della liquidità

dello stesso ammontare. In altre parole la liquidità venne assorbita per compensare gli

acquisti di obbligazioni, mentre una liquidità illimitata venne prevista per le banche,

attraverso operazioni di rifinanziamento standard e non convenzionali. Per di più,

l'assorbimento di liquidità da parte della BCE consisteva nell'attrarre depositi a tempo

determinato dalle banche commerciali, tuttavia, i depositi che le banche commerciali

comunque detenevano presso la BCE erano comunque più grandi dell'ammontare richiesto

per le operazioni di sterilizzazione. Infine, nel dicembre del 2011, la BCE decise di

realizzare una nuova serie di operazioni di rifinanziamento a lungo termine (Long Term

Refinancing operations, LTRO’s) con una maturità di 36 mesi e l'opzione di un rimborso

dopo un anno. La prima operazione, condotta il 21 dicembre, vide la partecipazione di

circa 500 banche che chiedevano 490 milioni di euro, mentre nella seconda, condotta nel

9

febbraio 2012, 800 banche chiesero 530 milioni di euro , bisogna sottolineare che, mentre

il LTRO rappresenta un'azione peculiare da parte della BCE durante la seconda fase della

8 Si evince nel grafico a pagina 4

9 www.ceps.be/book 14

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crisi, la FED ha seguito un approccio simile nella prima fase della crisi finanziaria (2008)

ed è andata avanti nel 2010 con dirette iniezioni di liquidità attraverso il quantitative

easing. La conseguenza più evidente di queste misure non convenzionali è stato un

incremento nel volume del bilancio delle banche centrali. Ma ci sono due differenze

qualitative tra la BCE e la FED molto più importanti dei bilanci. La FED compra quasi

esclusivamente attività prive di rischio, come i titoli di Stato americani o obbligazioni

garantite dal governo, mentre la BCE ha comprato piccole quantità di attività rischiose.

Inoltre la FED non ha fatto molti prestiti alle banche, mentre la BCE ha fatto prestiti di

grande ammontare alle banche più deboli senza accesso ai finanziamenti del mercato. La

FED fece quantitative easing, mentre la BCE credit easing. Il quantitative easing dovrebbe

stimolare l'economia quando la banca centrale abbassa i tassi di interesse comprando

grandi quantità di titoli di Stato a lungo termine con i depositi che riceve dalle banche. Al

contrario la BCE con il credit easing è motivata da una preoccupazione pratica ovvero che

alcune banche dell'area euro sono state effettivamente tagliate fuori dal mercato

interbancario. Sicuramente gli effetti sono stati diversi dato che l'esperienza americana

degli acquisti di azioni su larga scala da parte della FED tra il dicembre 2008 e il Marzo

2009, si trovano dato che fecero salire le aspettative del mercato sull'acquisto di ulteriori

10

azioni e questo ridusse il rendimento su quelle di lungo termine. Dall'altra parte non è

incoraggiante guardare all'efficacia dell'approccio della BCE. Quando la BCE è intervenuta

nel mercato per comprare titoli di stato con SMP non ha cambiato moltissimo il giudizio

dei mercati. Inoltre bisogna considerare che, se mantenute troppo a lungo, queste misure

non convenzionali potrebbero incoraggiare l'assunzione di rischi eccessivi da parte degli

operatori di mercato, distorcere gli incentivi e ritardare il necessario processo di

risanamento dei bilanci; ciò in ultima analisi comprometterebbe la stabilità dei prezzi nel

11

medio termine, con effetti anche sulla crescita economica. Pertanto, tutte le misure non

convenzionali adottate dalla BCE sono state concepite per essere di natura temporanea. Il

graduale rientro delle misure non convenzionali, quindi, sarà condotto in linea con le

necessità di una normalizzazione del funzionamento del meccanismo di trasmissione.

Questo dovrebbe assicurare che l'orientamento di politica monetaria della BCE possa

essere modificato in tempo per contrastare i rischi per la stabilità dei prezzi nel medio

termine.

10 www.saintlouisefed.org/events/20110630QE/Summary_Gagnon_et_al

11 www.bancaditalia.it/eurosistema 15

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Appunto per contrastare il rischio della deflazione dopo che l’andamento deludente dei

con l’attese

prezzi e di inflazione in calo il consiglio della BCE ha deciso di varare il

cosiddetto “Bazooka di Draghi” che prevede 60 miliardi di euro al mese di nuova moneta

per rilanciare l’economia, con acquisti condotti fino a settembre 2016. Da marzo la Bce

inizierà a comprare titoli sulla base della quota dei vari Paesi nel suo capitale. Il nuovo

programma di acquisti include Abs e Covered bond, oltre che titoli pubblici.

L’acquisto di titoli di Stato operato dalla Bce avverrà secondo un criterio di condivisione

del rischio con le banche nazionali dei Paesi interessati, dunque solo una parte delle

eventuali perdite sarà ripartita: in particolare solo il 20% del rischio sarà a carico della Bce,

il resto a carico delle banche centrali. Le operazioni di acquisto di titoli di Stato sul

mercato secondario operate dalla Bce avranno «un doppio limite» pari al 33% per il debito

di ciascun emittente e al 25% per ciascuna emissione. La scadenza dei titoli da comprare

varierà dai 2 ai 30 anni, dunque bond a breve, a medio e a lungo termine.

Il “Basilea 3” e gli stress-test

5

A seguito di Basilea 2, con il trascorrere del tempo, si sono riscontrate varie criticità del

sistema ideato:

· le caratteristiche qualitative di alcuni strumenti del Tier 1 e del Tier 2 consentono di

utilizzare le somme raccolte esclusivamente in caso di default e non anche per fronteggiare

le perdite di funzionamento, per cui si prevede solo la sospensione della remunerazione,

ostacolando così la piena operatività della banca;

· concretamente le regole di patrimonializzazione non incidono sulla struttura, dimensione

e composizione, del patrimonio netto;

· l’incorporazione di tale accordo nelle legislazioni nazionali, con appositi provvedimenti

delle autorità competenti, non risulta omogeneo tra i Paesi membri;

· infine si connota di una immotivata scarsa trasparenza;

Con l’ultimo accordo invece, quello riguardante Basilea 3, s’incorporano nuovi elementi

destinati a potenziare la dotazione patrimoniale delle banche, stabilendo il trattamento da

riservare agli strumenti e ai mercati che durante la crisi si sono rivelati i più problematici,

ossia le esposizioni nel portafoglio di negoziazione, il rischio di credito di controparte e le

attività cartolarizzate.

Un secondo importante miglioramento concerne invece la definizione di patrimonio, resa

più rigorosa avendo dato preminenza alle componenti di qualità primaria o common equity.

Infine sono stati rimossi non soltanto gli strumenti ibridi di capitale complessi, i quali si

sono mostrati incapaci di assorbite le perdite nei delicati periodi di tensione, ma si è

16

- -

introdotto anche un indice massimo di leva finanziaria (leverage ratio) che governatori e

supervisori hanno concordato di stabilirlo al 3% , proprio ad integrazione dei requisiti

12

patrimoniali basati sul rischio.

Più in dettaglio i requisiti minimi del capitale, con una tempistica graduale a partire dal

2013 ma che in realtà dovrebbero entrare definitivamente a regime nel 2019/2020, saranno

nell’ordine dell’8% per il rapporto fra patrimonio totale e attività di rischio ponderate, del

4% per il patrimonio di base e del 2% per il common equity, costituito da capitale sociale

più riserve con utili non distribuiti.

Ma la novità più importante consiste nell’introduzione di riserve patrimoniali o buffer, cui

le banche possono attingere senza minare la propria solvibilità; di queste ne possiamo

distinguere essenzialmente due tipologie:

buffer

 di conservazione del capitale, che mira a preservare la continuità

aziendale delle banche imponendo restrizioni ai pagamenti discrezionali (come ad

es. bonus e dividendi) qualora gli indici patrimoniali di un istituto dovessero subire

un deterioramento;

 buffer anticiclico, costituito al contrario durante le fasi espansive e utilizzabile nei

periodi di tensione, il quale contribuisce a proteggere le banche dai rischi che

accompagnano l’evolversi del ciclo finanziario.

Un ruolo di grande rilievo è assunto dal requisito patrimoniale addizionale, applicato alle

istituzioni finanziarie di rilevanza sistemica ovvero le SIFI, che si propongono come tutte

quelle banche di grandi dimensioni, fortemente interconnesse e complesse, al fine di

scoraggiare la concentrazione del rischio.

Strettamente legato alle vicende che hanno riguardato l’accordo di Basilea 3 sembra essere

il così detto “Comprehensive letteralmente

assessment”, valutazione globale, fortemente

un esame composto di due parti: l’asset

voluto ed attuato dalla BCE, che si presenta come

quality review delle diverse banche (Aqr) ed i più famosi stress test, ovvero quelle analisi

collaborazione con l’autorità bancaria europea (Eba)

condotte in per testare la resistenza

degli istituti di credito, di qui fino al 2016, sia di fronte ad uno scenario di base che in

condizioni estremamente negative.

Lo scopo è quello di aumentare il livello di trasparenza sullo stato di salute del sistema

bancario nel suo complesso, accrescere la fiducia dei mercati nei suoi confronti e laddove

serva, pretendere un deciso rafforzamento patrimoniale dalle banche che dovessero

risultare inidonee a seguito dei test rilevati.

12 J. (2012), L’evoluzione del settore bancario a seguito della crisi

Caruana 17

- -

Oltre al Sistema accentrato di garanzia dei depositi ed al Fondo unico di risoluzione delle

crisi bancarie, il terzo pilastro su cui è fondato il progetto di Unione Bancaria è costituito

proprio da un’Autorità unica di vigilanza con specifico riferimento alla funzione del Single

Supervisory Mechanism (SSM) esercitata dalla Bce, in ottica prudenziale sulle banche

13

“significative” dell’area euro.

Ciò identifica ben cinque conseguenze rilevanti:

i. maggiore responsabilità, competenza e capacità di controllo dei consiglieri di

amministrazione;

ii. modifica delle interazioni con il supervisore;

iii. migliore capacità di previsione dei rischi da parte delle banche vigilate;

iv. nuovi standard sui finanziamenti alle imprese;

v. riorganizzazione nella raccolta dei dati interni in ordine alla produzione, processo e

14

gestione della piattaforma informatica degli istituti.

Per quanto riguarda invece ciascuno dei tre esami, analisi della qualità degli attivi, stress

test di base e stress test in condizioni sfavorevoli, verrà fornito un numero finale che

rappresenta lo “Shortfall”, cioè l’ammanco di capitale in ciascuna delle seguenti

situazioni, mettendo in particolare evidenza il dato più elevato; in questo modo le banche

avranno non più di due settimane per redigere un piano di capitale da eseguirsi in 9 mesi o,

nella minor durata di 6 mesi se il deficit patrimoniale dovesse riguardare lo scenario di

base. Gli strumenti maggiormente indicati, per colmare tale mancanza, consistono

nell’usuale aumento di capitale da parte dei soci, nella vendita di attivi o anche nella più

rischiosa emissione di titoli ibridi.

che la verifica condotta non fornisce un’analisi completa del bilancio,

Bisogna precisare

piuttosto offre una dettagliata cartina tornasole dei portafogli più rischiosi, anche su base

banche europee. Con il termine “Cet1 si intente il grado

statistica, in dotazione alle ratio”

di capitalizzazione delle banche, calcolato rapportando il livello di patrimonializzazione

alle attività rischiose in bilancio, il quale, per esercitare una serena ed abituale attività

invece l’Aqr

creditizia, dovrà essere pari al 4,5%; di contro e gli stress test di base e in

ed all’5,5%.

condizioni sfavorevoli devono risultare rispettivamente almeno uguali al 8%

Dobbiamo sempre tener conto che, con queste valutazioni, la Bce ha valutato una

situazione puntuale al 31 Dicembre 2013, motivo per il quale si devono analizzare i dati

raccolti con rigore, ammettendo la successiva possibilità da parte degli istituti di credito di

13 Greco A. (2014), Banche: parte la vigilanza unica UE. Più trasparenza e sfida per i board

14 2014 , “Gente money”, “Unione

Lenzi R. Bancaria Europea: ecco come funzione la nuova vigilanza unica,

5 Novembre 18

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calosh22

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e finanza
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher calosh22 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia monetaria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Anselmi Francesco Antonio.

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