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4.1 Il firewall

L’analogia che bene si adatta alle analisi di una crisi economica di liquidità e di

conseguenza dei suoi possibili rimedi è il paragone della finanza con il fuoco, entrambi

indispensabili allo sviluppo umano ma in alcuni casi devastanti, allorquando soprattutto si

scatenano e si propagano rapidamente nell’intero sistema. L’approccio liberista sostiene

che negli spazi aperti di mercato questi “incendi” si spengano da soli, ma purtroppo la

storia delle grandi crisi dimostra che le ampie reti interdipendenti di mercati, determinata

essenzialmente dall’enorme sviluppo della globalizzazione avvenuto negli ultimi decenni,

non agiscono da freno, bensì da cassa di risonanza che amplifica i rischi e ne diffonde

Di contro, l’approccio vincolista ritiene che per minimizzare i

irreparabilmente i danni. “Firewalls”, ossia a pareti anti-incendio

danni sia indispensabile ricorrere a dei che

rompano il fronte del fuoco, tra credito tradizionale di competenza delle banche

commerciali e finanza innovativa lasciata invece alle banche di investimento, la cui

principale differenza consiste nel fatto che le prime hanno la possibilità di emettere

passività monetarie.

Aumentare i coefficienti di riserva delle banche, separare le funzioni degli istituti di

l’effetto

intermediazione e segmentare i mercati individuano una terapia che sortisce di

bloccare alla radice tutti i vari comportamenti devianti dei soggetti economici, ottenendo

come risultato soltanto una temporanea e a volte precaria stabilità monetaria e finanziaria.

La rapidità degli effetti è il vantaggio maggiore del regime vincolistico, il quale è però

caratterizzato da due ordini di controindicazioni riguardanti in primis la durata

dell’intervento, che deve esser mantenuto per brevi periodi, in quanto nel lungo periodo si

ridurrebbe l’efficacia dei vincoli e le limitazioni provocherebbero delle inefficienze che

frenano lo sviluppo del mercato. Lo strumento tradizionale per spegnere gli incendi è

quello di ricorrere ai pompieri il cui fattore prevalente nello svolgimento del loro compito è

dato dalla tempestività, compito che in campo finanziario viene svolto dalle Banche

centrali, le quali con l’acquisizione della sovranità monetaria hanno assunto la

responsabilità di garantire la liquidità necessaria per raggiungere contemporaneamente una

solida stabilità del sistema bancario e un crescente sviluppo del sistema economico. Per il

raggiungimento di questi obiettivi rientra a pieno titolo la funzione di prestatore di ultima

istanza assoggettata alla BCE e come già fatto dalla FED, utile a risolvere i problemi di

una marcata carenza di liquidità delle banche, proprio con lo scopo di prevenire

l’estendersi di dannose crisi sistemiche, che nel corso degli anni passati è stata svolta con

una coraggiosa azione di immissione attivando operazioni definite non convenzionali, cioè

11

- -

al di fuori dell’ordinaria amministrazione. A differenza di quanto predisposto dalla FED

che allargò il numero di controparti per le operazioni di liquidità, ma aprì anche una serie

di strutture swap per permettere alle altre banche centrali di procurare dollari agli istituti

locali, dal momento che questa moneta è molto usata nelle transizioni interbancarie al di

gli interventi della BCE non hanno riguardato l’introduzione

fuori degli Stati Uniti. Invece

di nuovi strumenti di politica monetari bensì si è fatto maggiormente ricorso alle

operazione di “Fine tuning” e a quelle di medio/lungo termine, con risultati alquanto

discutibili. Effettuando ad esempio un confronto tra i valori di bilancio della BCE al 6

Luglio 2007 e quelli al 22 Gennaio 2009 si osserva che il totale degli assets è passato da

quasi 1.200 a più di 2.000 miliardi di euro, a dimostrazione dell’avvenuto aumento della

liquidità nel sistema come risposta alla crisi. Analizzando specularmente il passivo, si

notano ora delle più considerevoli riserve delle banche commerciali e passività verso i non

residenti, sposando l’idea della preferenza a depositare la liquidità in eccesso presso la

banca centrale piuttosto che scambiarla sul mercato interbancario a tassi più remunerativi.

Presumibilmente l’aumento dei finanziamenti concessi dalle banche centrali, per loro

natura, sono riusciti a ridurre il rischio di liquidità, ma hanno avuto uno scarso impatto sul

rischio di credito, così che la fitta rete di rapporti tra le banche, la quale normalmente

dovrebbe assolvere alla positiva funzione di veicolare e quindi ridistribuire gli shocks di

liquidità, si è purtroppo rilevata in questo frangente un dannoso canale di trasmissione

Il ruolo di “Lender della Banca centrale non

della crisi finanziaria stessa. of last resort”

deve essere svolto in modo estemporaneo ed incerto, ma codificato in modo chiaro e senza

ritardi e ripensamenti, pensato come un intervento straordinario, cioè limitato alle sole

situazioni di rischio sistemico e quindi non adoperato di frequente, così facendo la

preoccupazione maggiore riguarda un problema di reputazione delle stesse Banche

a servirsi di titoli “Spazzatura”, come purtroppo

centrali, le quali non possono continuare

invece, specialmente negli ultimi tempi, sono state indotte a fare. Detto questo, bisogna

ricordare che le azioni delle diverse banche centrali si sono estese a sorreggere anche i

mercati acquistando titoli pubblici a sostegno del debito sovrano dei Paesi a rischio di

memori dell’esperienza

insolvenza, che in Europa ha riguardato molti Paesi membri, della

precedente grave crisi degli anni Trenta durante la quale, dinnanzi a ripetute corsa agli

sportelli e a numerosi fallimenti bancari, sono rimaste essenzialmente inerti. Ma se questo

errore è stato saggiamente corretto, un altro non è stato evitato e ci stiamo riferendo a

quello di aver agito in colpevole ritardo per spegnere i numerosi focolai premonitori

dell’imminente crisi che si stava venendo ad attuare. Nonostante i primi segnali fossero già

abbastanza evidenti nel Febbraio del 2007, le due principali Banche centrali mondiali,

12

- -

ovvero la FED e la BCE, sono intervenute con una prima immissione di liquidità soltanto

nella prima decade dell’Agosto 2007.

Con ciò si vuole precisare che gli interventi messi in atto non sono stati distorsivi, anzi,

ma piuttosto sono risultati tardivi tant’è che solo alcuni mesi dopo la FED, e con un

ulteriore ingiustificato ritardo anche la BCE, finalmente hanno diminuito i tassi di interesse

ufficiali favorendo la categoria dei singoli soggetti economici, già molto provata dal

In questo senso, l’unica giustificazione

tentativo di sopravvivere alla corrente crisi.

possibile che si può dare agli errori accumulati nella crisi manifestatasi nel primo decennio

del 2000, si riscontra nel timore di avvalorare i comportamenti di azzardo morale e il

ricatto del “Too (troppo grande per fallire), controindicazioni insite nelle

big to fail”

politiche di salvataggio, che sollevano anche dei problemi di equità per la scelta tra chi

salvare e chi no, come nell’ormai celeberrimo caso trattato della Lehman Brothers e per

l’utilizzo di ingenti quantitativi di denaro pubblico impiegati nel caso in cui vengono

6

coinvolti i governi nel salvataggio degli istituti di credito.

4.2 Il Quantitative Easing

Il periodo che va dal 2009 al 2013, assume delle caratteristiche uniche nell'area euro e non

solo, dal momento che il grado di stress finanziario e della percezione del rischio, non è

stato lo stesso nelle due parti dell'Atlantico. Negli Stati Uniti la preoccupazione più grande

riguardò il ciclo economico: l'economia non cresceva in maniera solida e il mercato del

lavoro non dava segni di recupero, quindi fu necessario un nuovo e più intenso impulso

attraverso la politica monetaria.

Nell'agosto del 2010 la FED decise di incrementare ulteriormente l'acquisto di attività

attraverso operazioni di mercato aperto, in altre parole, offrendosi di acquistare beni dalle

banche commerciali, la banca centrale può annullare l'aumento originale dello spread ed

evitare una contrazione dei prestiti; questo è chiamato quantitative easing. Il quantitative

letteralmente “Alleggerimento quantitativo”

easing è la soluzione quando l'aumento

dell'offerta di moneta non riesce a ridurre ulteriormente il tasso di interesse, di solito

quando un'economia si trova in una trappola della liquidità, ossia quando i tassi di interesse

7

sono in pratica a zero ed è quindi impossibile ridurli ulteriormente.

Nel Novembre del 2010 venne annunciata una seconda ondata di quantitative easing; la

situazione fu invece differente nell'Europa continentale e nella primavera del 2010 la crisi

prese una piega differente con l'epicentro nell'area Euro, la risposta della BCE si spostò

6 Alessandrini P. (2011) Economia e politica della moneta

7 Blanchard O., Amighini A., Giavazzi F. , 2010 13

- -

dunque su un altro livello. Fino al 2010 la BCE ha trattato con rendimenti dei titoli sovrani

divergenti. Il tasso di interesse sui titoli sovrani emessi dagli Stati Membri dell'area Euro

8

cadde quasi a zero durante il periodo 2002-2007 , guidato da una sottostima delle

differenze tra i paesi e da disequilibri interni. Mentre gli investitori internazionali

consideravano i titoli greci e quelli tedeschi come allo stesso livello, la BCE non poté fare

di meno: accettò titoli sovrani come garanzia senza far caso al paese che li stava

emettendo. Nel maggio del 2010, dal momento che i mercati entrarono in una fase di

panico per una possibile insolvenza della Grecia, il Consiglio della BCE decise di

intervenire e cominciare a comprare titoli Greci sul mercato secondario per ridurre la

pressione e per dare ai governi dell'area euro il tempo necessario a finalizzare il fondo di

salvataggio europeo, l'European Financial Stability Facility (EFSF). In queste circostanze

eccezionali la BCE lanciò il Securities Market Programme (SMP). Il suo scopo era quello

di restaurare il corretto funzionamento del meccanismo al fine di mantenere la stabilità dei

prezzi nel medio termine. Per di più, in molte occasioni, la BCE abbassò la soglia per

l'ammissibilità degli strumenti di debito rilasciati o garantiti dai governi dei paesi più in

difficoltà. Questo era necessario dal momento che le regole esistenti per l'ammissibilità di

beni commerciabili richiedevano il perseguimento di alcuni standard che riguardavano la

qualità del credito al fine di essere accettati come garanzie nelle operazioni di politica

monetaria. Formalmente il SMP non fu un'operazione di quantitative easing, dal momento

che la BCE sterilizzò i suoi acquisti conducendo operazioni di assorbimento della liquidità

dello stesso ammontare. In altre parole la liquidità venne assorbita per compensare gli

acquisti di obbligazioni, mentre una liquidità illimitata venne prevista per le banche,

attraverso operazioni di rifinanziamento standard e non convenzionali. Per di più,

l'assorbimento di liquidità da parte della BCE consisteva nell'attrarre depositi a tempo

determinato dalle banche commerciali, tuttavia, i depositi che le banche commerciali

comunque detenevano presso la BCE erano comunque più grandi dell'ammontare richiesto

per le operazioni di sterilizzazione. Infine, nel dicembre del 2011, la BCE decise di

realizzare una nuova serie di operazioni di rifinanziamento a lungo termine (Long Term

Refinancing operations, LTRO’s) con una maturità di 36 mesi e l'opzione di un rimborso

dopo un anno. La prima operazione, condotta il 21 dicembre, vide la partecipazione di

circa 500 banche che chiedevano 490 milioni di euro, mentre nella seconda, condotta nel

9

febbraio 2012, 800 banche chiesero 530 milioni di euro , bisogna sottolineare che, mentre

il LTRO rappresenta un'azione peculiare da parte della BCE durante la seconda fase della

8 Si evince nel grafico a pagina 4

9 www.ceps.be/book 14

- -

crisi, la FED ha seguito un approccio simile nella prima fase della crisi finanziaria (2008)

ed è andata avanti nel 2010 con dirette iniezioni di liquidità attraverso il quantitative

easing. La conseguenza più evidente di queste misure non convenzionali è stato un

incremento nel volume del bilancio delle banche centrali. Ma ci sono due differenze

qualitative tra la BCE e la FED molto più importanti dei bilanci. La FED compra quasi

esclusivamente attività prive di rischio, come i titoli di Stato americani o obbligazioni

garantite dal governo, mentre la BCE ha comprato piccole quantità di attività rischiose.

Inoltre la FED non ha fatto molti prestiti alle banche, mentre la BCE ha fatto prestiti di

grande ammontare alle banche più deboli senza accesso ai finanziamenti del mercato. La

FED fece quantitative easing, mentre la BCE credit easing. Il quantitative easing dovrebbe

stimolare l'economia quando la banca centrale abbassa i tassi di interesse comprando

grandi quantità di titoli di Stato a lungo termine con i depositi che riceve dalle banche. Al

contrario la BCE con il credit easing è motivata da una preoccupazione pratica ovvero che

alcune banche dell'area euro sono state effettivamente tagliate fuori dal mercato

interbancario. Sicuramente gli effetti sono stati diversi dato che l'esperienza americana

degli acquisti di azioni su larga scala da parte della FED tra il dicembre 2008 e il Marzo

2009, si trovano dato che fecero salire le aspettative del mercato sull'acquisto di ulteriori

10

azioni e questo ridusse il rendimento su quelle di lungo termine. Dall'altra parte non è

incoraggiante guardare all'efficacia dell'approccio della BCE. Quando la BCE è intervenuta

nel mercato per comprare titoli di stato con SMP non ha cambiato moltissimo il giudizio

dei mercati. Inoltre bisogna considerare che, se mantenute troppo a lungo, queste misure

non convenzionali potrebbero incoraggiare l'assunzione di rischi eccessivi da parte degli

operatori di mercato, distorcere gli incentivi e ritardare il necessario processo di

risanamento dei bilanci; ciò in ultima analisi comprometterebbe la stabilità dei prezzi nel

11

medio termine, con effetti anche sulla crescita economica. Pertanto, tutte le misure non

convenzionali adottate dalla BCE sono state concepite per essere di natura temporanea. Il

graduale rientro delle misure non convenzionali, quindi, sarà condotto in linea con le

necessità di una normalizzazione del funzionamento del meccanismo di trasmissione.

Questo dovrebbe assicurare che l'orientamento di politica monetaria della BCE possa

essere modificato in tempo per contrastare i rischi per la stabilità dei prezzi nel medio

termine.

10 www.saintlouisefed.org/events/20110630QE/Summary_Gagnon_et_al

11 www.bancaditalia.it/eurosistema 15

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Appunto per contrastare il rischio della deflazione dopo che l’andamento deludente dei

con l’attese

prezzi e di inflazione in calo il consiglio della BCE ha deciso di varare il

cosiddetto “Bazooka di Draghi” che prevede 60 miliardi di euro al mese di nuova moneta

per rilanciare l’economia, con acquisti condotti fino a settembre 2016. Da marzo la Bce

inizierà a comprare titoli sulla base della quota dei vari Paesi nel suo capitale. Il nuovo

programma di acquisti include Abs e Covered bond, oltre che titoli pubblici.

L’acquisto di titoli di Stato operato dalla Bce avverrà secondo un criterio di condivisione

del rischio con le banche nazionali dei Paesi interessati, dunque solo una parte delle

eventuali perdite sarà ripartita: in particolare solo il 20% del rischio sarà a carico della Bce,

il resto a carico delle banche centrali. Le operazioni di acquisto di titoli di Stato sul

mercato secondario operate dalla Bce avranno «un doppio limite» pari al 33% per il debito

di ciascun emittente e al 25% per ciascuna emissione. La scadenza dei titoli da comprare

varierà dai 2 ai 30 anni, dunque bond a breve, a medio e a lungo termine.

Il “Basilea 3” e gli stress-test

5

A seguito di Basilea 2, con il trascorrere del tempo, si sono riscontrate varie criticità del

sistema ideato:

· le caratteristiche qualitative di alcuni strumenti del Tier 1 e del Tier 2 consentono di

utilizzare le somme raccolte esclusivamente in caso di default e non anche per fronteggiare

le perdite di funzionamento, per cui si prevede solo la sospensione della remunerazione,

ostacolando così la piena operatività della banca;

· concretamente le regole di patrimonializzazione non incidono sulla struttura, dimensione

e composizione, del patrimonio netto;

· l’incorporazione di tale accordo nelle legislazioni nazionali, con appositi provvedimenti

delle autorità competenti, non risulta omogeneo tra i Paesi membri;

· infine si connota di una immotivata scarsa trasparenza;

Con l’ultimo accordo invece, quello riguardante Basilea 3, s’incorporano nuovi elementi

destinati a potenziare la dotazione patrimoniale delle banche, stabilendo il trattamento da

riservare agli strumenti e ai mercati che durante la crisi si sono rivelati i più problematici,

ossia le esposizioni nel portafoglio di negoziazione, il rischio di credito di controparte e le

attività cartolarizzate.

Un secondo importante miglioramento concerne invece la definizione di patrimonio, resa

più rigorosa avendo dato preminenza alle componenti di qualità primaria o common equity.

Infine sono stati rimossi non soltanto gli strumenti ibridi di capitale complessi, i quali si

sono mostrati incapaci di assorbite le perdite nei delicati periodi di tensione, ma si è

16

- -

introdotto anche un indice massimo di leva finanziaria (leverage ratio) che governatori e

supervisori hanno concordato di stabilirlo al 3% , proprio ad integrazione dei requisiti

12

patrimoniali basati sul rischio.

Più in dettaglio i requisiti minimi del capitale, con una tempistica graduale a partire dal

2013 ma che in realtà dovrebbero entrare definitivamente a regime nel 2019/2020, saranno

nell’ordine dell’8% per il rapporto fra patrimonio totale e attività di rischio ponderate, del

4% per il patrimonio di base e del 2% per il common equity, costituito da capitale sociale

più riserve con utili non distribuiti.

Ma la novità più importante consiste nell’introduzione di riserve patrimoniali o buffer, cui

le banche possono attingere senza minare la propria solvibilità; di queste ne possiamo

distinguere essenzialmente due tipologie:

buffer

 di conservazione del capitale, che mira a preservare la continuità

aziendale delle banche imponendo restrizioni ai pagamenti discrezionali (come ad

es. bonus e dividendi) qualora gli indici patrimoniali di un istituto dovessero subire

un deterioramento;

 buffer anticiclico, costituito al contrario durante le fasi espansive e utilizzabile nei

periodi di tensione, il quale contribuisce a proteggere le banche dai rischi che

accompagnano l’evolversi del ciclo finanziario.

Un ruolo di grande rilievo è assunto dal requisito patrimoniale addizionale, applicato alle

istituzioni finanziarie di rilevanza sistemica ovvero le SIFI, che si propongono come tutte

quelle banche di grandi dimensioni, fortemente interconnesse e complesse, al fine di

scoraggiare la concentrazione del rischio.

Strettamente legato alle vicende che hanno riguardato l’accordo di Basilea 3 sembra essere

il così detto “Comprehensive letteralmente

assessment”, valutazione globale, fortemente

un esame composto di due parti: l’asset

voluto ed attuato dalla BCE, che si presenta come

quality review delle diverse banche (Aqr) ed i più famosi stress test, ovvero quelle analisi

collaborazione con l’autorità bancaria europea (Eba)

condotte in per testare la resistenza

degli istituti di credito, di qui fino al 2016, sia di fronte ad uno scenario di base che in

condizioni estremamente negative.

Lo scopo è quello di aumentare il livello di trasparenza sullo stato di salute del sistema

bancario nel suo complesso, accrescere la fiducia dei mercati nei suoi confronti e laddove

serva, pretendere un deciso rafforzamento patrimoniale dalle banche che dovessero

risultare inidonee a seguito dei test rilevati.

12 J. (2012), L’evoluzione del settore bancario a seguito della crisi

Caruana 17

- -

Oltre al Sistema accentrato di garanzia dei depositi ed al Fondo unico di risoluzione delle

crisi bancarie, il terzo pilastro su cui è fondato il progetto di Unione Bancaria è costituito

proprio da un’Autorità unica di vigilanza con specifico riferimento alla funzione del Single

Supervisory Mechanism (SSM) esercitata dalla Bce, in ottica prudenziale sulle banche

13

“significative” dell’area euro.

Ciò identifica ben cinque conseguenze rilevanti:

i. maggiore responsabilità, competenza e capacità di controllo dei consiglieri di

amministrazione;

ii. modifica delle interazioni con il supervisore;

iii. migliore capacità di previsione dei rischi da parte delle banche vigilate;

iv. nuovi standard sui finanziamenti alle imprese;

v. riorganizzazione nella raccolta dei dati interni in ordine alla produzione, processo e

14

gestione della piattaforma informatica degli istituti.

Per quanto riguarda invece ciascuno dei tre esami, analisi della qualità degli attivi, stress

test di base e stress test in condizioni sfavorevoli, verrà fornito un numero finale che

rappresenta lo “Shortfall”, cioè l’ammanco di capitale in ciascuna delle seguenti

situazioni, mettendo in particolare evidenza il dato più elevato; in questo modo le banche

avranno non più di due settimane per redigere un piano di capitale da eseguirsi in 9 mesi o,

nella minor durata di 6 mesi se il deficit patrimoniale dovesse riguardare lo scenario di

base. Gli strumenti maggiormente indicati, per colmare tale mancanza, consistono

nell’usuale aumento di capitale da parte dei soci, nella vendita di attivi o anche nella più

rischiosa emissione di titoli ibridi.

che la verifica condotta non fornisce un’analisi completa del bilancio,

Bisogna precisare

piuttosto offre una dettagliata cartina tornasole dei portafogli più rischiosi, anche su base

banche europee. Con il termine “Cet1 si intente il grado

statistica, in dotazione alle ratio”

di capitalizzazione delle banche, calcolato rapportando il livello di patrimonializzazione

alle attività rischiose in bilancio, il quale, per esercitare una serena ed abituale attività

invece l’Aqr

creditizia, dovrà essere pari al 4,5%; di contro e gli stress test di base e in

ed all’5,5%.

condizioni sfavorevoli devono risultare rispettivamente almeno uguali al 8%

Dobbiamo sempre tener conto che, con queste valutazioni, la Bce ha valutato una

situazione puntuale al 31 Dicembre 2013, motivo per il quale si devono analizzare i dati

raccolti con rigore, ammettendo la successiva possibilità da parte degli istituti di credito di

13 Greco A. (2014), Banche: parte la vigilanza unica UE. Più trasparenza e sfida per i board

14 2014 , “Gente money”, “Unione

Lenzi R. Bancaria Europea: ecco come funzione la nuova vigilanza unica,

5 Novembre 18

- -

correre immediatamente ai ripari; quindi non si vuole in nessun caso affermare che questa

15

o quella banca è soggetta ad un ipotetico e fantomatico rischio di fallimento.

Però, come è facile prevedere, alla riapertura della Borsa tutte le banche indistintamente

saranno sotto i riflettori dei soggetti economici del mondo intero, ed in particolar modo i

titoli che avranno mostrato il bisogno di un tempestivo aumento di capitale sono destinati a

far registrar ingenti perdite sul mercato finanziario di loro riferimento.

Soltanto 12 mesi dopo l’effettiva rilevazione dei test sulle 130 istituzioni coinvolte la Bce

ha diramato i risultati, per cui a livello comunitario si è riscontrato un ammanco

complessivo di 25 miliardi di patrimonio; per quanto concerne le banche italiane, Mps sarà

ordinato di raccogliere qualcosa come 2,11 miliardi di euro mentre Carige necessita una

16

ricapitalizzazione di 810 milioni.

15 “La Stampa”, “Stress test : cosa sono e perché si fanno”, 25 Ottobre

Spini F.2014,

16 “Soldi On-line”, “Stress 26 Ottobre

Introzzi M.2014, test Bce: promossi e bocciati” 19

- -

20

- -

La deflazione e “L’era dei tassi 0”

6

La deflazione è la diminuzione del livello generali dei prezzi che non va confusa con la

il rallentamento del tasso d’inflazione, tende a verificarsi nel

disinflazione che non è altro

momento di una recessione economica specialmente in seguito a una frenata della spesa di

consumatori e aziende, non è altro che una contrazione della domanda aggregata, anche se

alcuni recenti studi empirici hanno collegato la deflazione non solo a casi recessivi o

addirittura depressivi dell’economica. Ma soprattutto la deflazione può portare anche a casi

di tesaurizzazione intesa come incetta di unità monetaria che porta una spirale negativa nel

ciclo economico.

In seguito al “Quantitative della BCE e dell’emissione di liquidità da parte della

easing”

FED i tassi sono scesi al di sotto dei minimi storici anche diventando per la prima volta

negativi, il taglio del tasso sui prestiti marginali viene portato allo 0,4% dallo 0,75% e

specialmente il tasso sui depositi overnight delle banche presso la BCE per la prima volta

negativo, a -0,1% deciso nel Maggio dal consiglio direttivo e voluto dal Presidente della

BCE Mario Draghi per dare uno scossone agli investitori e cercare di far riportare

l’economia ai ritmi pre-crisi nell’eurozona “Quantitative easing”

dato che parte del è finito

17

nei depositi interbancari anziché ai consumatori e all’imprese bisognose di liquidità.

Il taglio dei tassi è avvenuto soprattutto per evitare un lungo periodo deflattivo come

avvenuto in Giappone per quasi venti anni dove nonostante la Bank of Japan ha fissato i

tassi a 0%, è avvenuta ugualmente, ma lo spettro della deflazione è diventato realtà in

sull’inflazione del Dicembre 2014 dove la contrazione negativa ha

seguito ai dati europei

toccata il -0,2 (prima volta dal 2009), questi dati hanno allarmato pesantemente

l’Eurotower membri come l’Italia

e specialmente alcuni Paesi che non aveva un fenomeno

deflattivo da più di 50 anni, non di meno sono stati i dati di riferimento degli U.S.A, dove

la contrazione è arrivata tra il maggio 2008 e maggio 2009 a -1,3%.

I dati relativi di un timido miglioramento nell’inizio di quest’anno aveva prospettato molti

analisti a un lieve possibile rialzo dei tassi da parte della FED ma il crollo del petrolio e

l’esplosione della bolla cinese sicuramente non fanno che allontanare un possibile

aumento, facendo prospettare ancora a lungo politiche economiche di orientamento

espansivo come in Europa da parte della BCE e in Gran Bretagna da parte della Bank of

18

England.

17 “Il sole 24 ore”, “La

Sorrentino R., 2015, BCE taglia i tassi del 0.15% tasso depositi negativi(-0.1).La

svolta di Draghi: un ”Titro” da 400 miliardi.In arrivo acquisti di Abs e Qe”, 5 Giugno 2015

18 “Il “Maxi-storno

Franceschini A., 2015, sole 24 ore”, in borsa tra Cina, Fed e deflazione”.,23 Agosto

21

- -

Gli effetti sull’economia reale e la grande recessione italiana

7

La crisi di liquidità nel settore bancario in pochissimo tempo si è propagata anche nel resto

del sistema causando una depressione economica come non si vedeva dai tempi della

“Grande depressione”, come è stato evidenziato dai dati del PIL dell’economie più

sviluppate, in Europa la recessione determinò effetti profondamente negativi con forti

riduzioni del PIL in Irlanda (-5,0%), nel Regno Unito (-2.8%), in Germania (-2.3%), Paesi

19

Bassi e Spagna(-2,0%), Belgio (-1,9%), Italia (-3,1%), Francia (-1,8%) nel solo 2009 ma

anche quelle emergenti anche se le loro flessioni furono molto più lievi.

Nell'aprile 2009, per la prima volta in Europa, il tasso di disoccupazione maschile superò

quello femminile, mentre la disoccupazione giovanile (al di sotto di 25 anni), subì

fortemente le conseguenze della fase recessiva, con una crescita costante che raggiunse

mediamente il 18,7% ad aprile 2009, le difficoltà della ripresa furono determinate anche da

una troppo fragile condizione del sistema creditizio, appesantito dalle conseguenze della

crisi di fiducia dei mesi precedenti, non di meno anche l'export delle economie meno

sviluppate subì la riduzione della domanda di prodotti e dei beni esportati dai paesi più

avanzati che segnò una brusca riduzione, nell'ordine del 12,3%.

Ovviamente hanno avuto un ruolo cruciale il calo degli investimenti in tutte le economie

con la conseguenza di far ridurre il PIL e i consumi facendo letteralmente precipitare il

prezzo delle materie prime come nel caso del Brent passato da 140$ nel Gennaio 2008 ai

40$ del 2009 per poi ricominciare una lieve risalita per assestarsi sempre al di sotto dei

100$ con ulteriori crolli come quello avvenuto dopo l’ultima esplosione della “Bolla

cinese” dell’agosto 2015 toccando ancora il minimo dei 40$ che non avveniva dal crack

della Lehman Brothers.

Analizzando da più vicino il caso “Italiano” sicuramente il sistema bancario italiano si è

trovato in difficolta solo nel momento più drammatico della crisi finanziaria, ma a

differenza di molti Paesi europei non è andato incontro ad una vera e propria crisi del

sistema bancario; ciò è stato possibile perché la tradizione dei controlli della Banca

d’Italia, la prudenza degli intermediari, la ristrutturazione recente dell’industria finanziaria,

minore vivacità dell’economia hanno

il più basso indebitamento dei privati e la stessa – l’Italia alla

concorso al risultato, altamente positivo, di sottrarre - almeno in parte

instabilità finanziaria internazionale anche se invece è stata travolta letteralmente nel

settore reale dell’economia con una fortissima contrazione negativa del PIL con

l’aggravante di far parte dei famosi paesi “A crescita zero” da parecchi anni, per lo più

19 http://www.isfol.it/DocEditor/test/File/Dossier%20aggiornato.pdf 22

- -

a differenza di molti altri che sono riusciti pur con grandi sacrifici a recuperare la

produzione persa.

Questa problema sicuramente è dovuta alle mancate riforme non programmate dalla

politica che non hanno fatto altro che far perdere competitività al nostro paese in

moltissimi settori specialmente manifatturieri e non solo, un ulteriore problema sono le

differenze tra le regioni del nord e quelle del mezzogiorno dove le distanze con questa crisi

non fanno che aumentare come si può evincere dalla tabella e dai valori degli indicatori di

povertà assoluta dell’ISTAT che dal 2005 sono più che triplicati.

Sicuramente un altro importante segnale è stato il crollo dei consumi spiegato meglio

20

dall’indicatore ICC che indica flessioni di parecchie punti percentuali rispetto ai consumi

pre-crisi 2007 questo sicuramente è dato dalle minori quantità di reddito a disposizioni da

parte dei cittadini e dalla fiducia dei consumatori che ha toccato minimi storici dal 1996

21

con dati che oscillano tra il 89-93% .

Le nuove riforme fatte dal governo tecnico Monti e dall’attuale governo Renzi specie in

almeno di dare uno scossone a un’economia

tema di lavoro fanno ben sperare per cercare

per troppi anni ristagnata e purtroppo troppo poco dinamica, a esclusione di parecchie

nicchie di eccellenza che nonostante la crisi attuale investono e distribuiscono utili.

20 L’Indicatore (mensile) dei consumi Confcommercio e costruito utilizzando informazioni provenienti

ICC

da fonti ufficiali e dai principali data provider. Attualmente sono osservate le dinamiche dei consumi e dei

prezzi di 30 gruppi di beni e servizi pari al 55% dei consumi di contabilità nazionale.

21 ISTAT. Dato di riferimento al 2010=100% 23

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calosh22

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e finanza
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher calosh22 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia monetaria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Anselmi Francesco Antonio.

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