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Ai miei genitori, con affetto e riconoscenza

Indice

  • Introduzione pag. 3
  • I. La corruzione pag. 4
    • 1.1 Una visione d’insieme pag. 4
    • 1.1.1 Esempio di corruzione privata pag. 5
    • 1.2 Il modello principale-agente pag. 6
    • 1.3 I diversi tipi di corruzione pag. 7
      • 1.3.1 Corruzione politica versus corruzione burocratica pag. 7
      • 1.3.2 State capture versus corruzione burocratica pag. 8
      • 1.3.3 Piccola corruzione versus grande corruzione pag. 8
      • 1.3.4 Approccio funzionalista versus individualismo metodologico pag. 8
      • 1.3.5 Corruzione con furto versus corruzione senza furto pag. 9
      • 1.3.6 Corruzione caotica versus corruzione ben organizzata pag. 10
      • 1.3.7 Corruzione economica versus corruzione sociale pag. 11
      • 1.3.8 Corruzione propria versus corruzione impropria pag. 12
    • 1.4 I costi della corruzione pag. 12
    • 1.5 Supervisione e trasparenza pag. 14
      • 1.5.1 Corruption Perception Index (CPI) – Indice di Percezione della Corruzione pag. 14
      • 1.5.2 Bribe Payers Index (BPI) - Indice di Propensione alla Corruzione pag. 15
      • 1.5.3 Global Corruption Barometer (GCB) – Barometro di Percezione della Corruzione pag. 16
    • 1.6 Strategie anti-corruzione pag. 16
      • 1.6.1 Principali istituzioni internazionali e finanziarie impegnate nella lotta contro la corruzione pag. 17
        • 1.6.1.1 La Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale pag. 17
        • 1.6.1.2 Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale (GAFI) o Financial Action Task Force (FATF) e G8 pag. 19
  • II. Corruzione e crescita economica pag. 21
    • 2.1 Cosa si intende per crescita economica pag. 21
      • 2.1.1 Il peso della corruzione sulla crescita pag. 23
      • 2.1.2 Il contrasto tra corruzione e crescita economica pag. 27
    • 2.2 La corruzione all’interno della micro e macroeconomia pag. 29
      • 2.2.1 Canali diretti ed indiretti ed i relativi effetti della corruzione sulla crescita economica pag. 30
    • 2.3 Corruzione e crescita economica in alcuni settori pag. 33
      • 2.3.1 Corruzione, povertà e disuguaglianza pag. 33
      • 2.3.2 Corruzione, crescita economica e i conflitti armati pag. 34
      • 2.3.3 Corruzione e aiuti allo sviluppo pag. 35
      • 2.3.4 Istruzione e legalità pag. 36
      • 2.3.5 Corruzione, crescita e investimenti pag. 38
      • 2.3.6 Corruzione e stabilità fiscale pag. 40
      • 2.3.7 L’inflazione pag. 42
    • 2.4 Corruzione, imprese e mercati pag. 45
      • 2.4.1 Corruzione e incidenza sul mercato pag. 46
      • 2.4.2 Le piccole e medie imprese pag. 46
  • III. Corruzione internazionale, europea e il settore sanità pag. 48
    • 3.1 Il fenomeno della corruzione a livello internazionale: caratteristiche generali pag. 48
      • 3.1.1 Corruzione all’interno del settore pubblico pag. 48
      • 3.1.2 I diversi volti della corruzione internazionale nel settore pubblico pag. 49
      • 3.1.3 Nuova Zelanda, Danimarca, Finlandia e Svezia: i Paesi “più puliti” pag. 50
      • 3.1.4 Cambiamento duraturo nel mondo arabo pag. 51
      • 3.1.5 Un appello all’azione in Africa pag. 51
      • 3.1.6 Alcuni Paesi dell’America all’interno del CPI pag. 51
      • 3.1.7 Risultati allarmanti in Asia pag. 52
      • 3.1.8 Europa e Asia centrale pag. 52
      • 3.1.9 Corruzione e povertà: l’Italia è quart’ultima in Europa pag. 53
      • 3.1.10 I Paesi più corrotti del mondo pag. 53
    • 3.2 La corruzione in Italia pag. 54
      • 3.2.1 Livelli di corruzione in Italia pag. 57
      • 3.2.2 La lotta alla corruzione in Italia pag. 58
    • 3.3 Il buco nero della sanità: sprechi, corruzione e incuria pag. 58
      • 3.3.1 La spesa sanitaria pag. 59
      • 3.3.2 Per una sanità sana pag. 62
    • 3.4 Corruzione nella sanità: il caso Calabria pag. 63
      • 3.4.1 Regressione tra costi per la spesa sanitaria e spesa pubblica totale pag. 64
      • 3.4.2 Il legame tra l’omicidio Fortugno e l’operazione “Onorata sanità” pag. 66
      • 3.4.3 Il ruolo politico nella gestione sanitaria pag. 67
      • 3.4.4 I possibili rimedi nella sanità calabrese pag. 68
  • Conclusioni pag. 70
  • Tabella I pag. 72
  • Tabella II. a pag. 77
  • Tabella II. b pag. 78
  • Bibliografia pag. 79
  • Appendice I pag. 81
  • Appendice II pag. 83
  • Appendice III pag. 84

Introduzione

Il fenomeno della corruzione ha ricevuto scarsa attenzione da parte degli economisti, i pochi che se ne sono occupati hanno dato un’interpretazione benevola della stessa. La corruzione era considerata il lubrificante in grado di rimuovere o rendere meno nocivi alcuni ostacoli di varia natura, la cui inamovibilità costituiva un danno per le attività economiche. Secondo questa interpretazione, la corruzione rende l’economia più snella ed efficiente.

Negli anni Novanta alcuni casi eclatanti hanno accresciuto l’interesse verso questa forma di illegalità. Presidenti e Ministri di Paesi come il Brasile, il Venezuela, il Giappone, la Francia, la Germania sono stati costretti a dimettersi a seguito dell’accusa di corruzione nell’atto dei propri esercizi istituzionali. In Italia un’intera classe politica che aveva guidato il Paese dal secondo dopoguerra è stata azzerata a seguito della individuazione di un sistema di corruzione noto come “Tangentopoli”. I governi italiani eletti dopo tale fase debbono la loro ascesa alla stessa “Tangentopoli”; grazie a questo rinnovato interesse anche la teoria economica accresce la propria attenzione verso questi temi, attraverso diverse prospettive.

Il presente lavoro focalizza la propria attenzione sulla produzione scientifica legato allo studio della relazione delle dinamiche economiche e delle patologie istituzionali. Nel primo capitolo il tema della corruzione sarà trattato in forma generica; saranno esaminati diversi tipi di corruzione ed i relativi costi, fino ad arrivare a comprendere come tale fenomeno viene percepito dai diversi Paesi del mondo con il supporto dei principali indicatori: Indice di Percezione della Corruzione, Indice di Propensione alla Corruzione e il Barometro di Percezione della Corruzione, accompagnati dalle strategie anti-corruzione. Si cercherà di capire meglio le strategie anti-corruzione tenendo conto degli studi sviluppati dalla Banca Mondiale, dal Fondo Monetario Internazionale e dal Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale.

Nel secondo capitolo metteremo a confronto corruzione e crescita economica, l’impatto particolarmente negativo della stessa in alcuni settori, confrontando i diversi dati con un campione di Paesi diviso in: Paesi avanzati, emergenti e in via di sviluppo, dedicando la parte finale del capitolo alle imprese e ai mercati.

Nel terzo capitolo, infine, con il supporto dei rapporti forniti da “Transparency International”, si prenderà in considerazione la corruzione internazionale, analizzandola e vedendo in particolare l’impatto globale. Dopo aver valutato la portata del fenomeno della corruzione a livello internazionale ci dedicheremo all’analisi della situazione italiana. Il nostro Paese, Transparency International nel 2011, lo colloca al 69esimo posto su 183 Paesi esaminati, con un punteggio identico a quello dell’anno scorso: 3.9, rapportandolo con i Paesi avanzati ed emergenti, vedendo come nel tempo il nostro Paese si allontana dai Paesi avanzati affiancando quelli emergenti. L’ultima parte sarà dedicata al rapporto che lega la corruzione alla sanità.

In questo lavoro ci concentreremo nel caso “Calabria” la quale viene vista come la regione più corrotta nel campo sanitario. Il presente studio vuole far capire che, istituzioni politiche corrotte e presenza del crimine organizzato, privano le persone di un futuro prospero e libero.

Capitolo I

I. La corruzione

1.1 Una visione d’insieme

La corruzione ha sempre caratterizzato tutte le civiltà anche le più antiche. Dalle civiltà mesopotamiche, dove la reciprocità tra il dono interessato ed il favore richiesto era una consuetudine consolidata, all’Atene di Pericle o alla Roma di Cicerone, dove la tangente era un costume formalmente condannato benché ampiamente diffuso, dall’Europa della Riforma luterana, cruciale nella fondazione di un’etica anticorrutiva, all’irrisolta questione morale dei giorni nostri: “favori, doni e mazzette sono la norma. Un tempo l’illegalità era concentrata nel settore edilizio, tra licenze, piani di lottizzazione e cambiamenti di destinazione. Poi ha guadagnato terreno: sono comparsi il pizzo per esistere (per ottenere certificati di residenza e permessi di soggiorno), il pizzo sulla cittadinanza (per saltare il servizio militare e favorire il voto di scambio), il pizzo per un tetto (in vista dell’assegnazione di case popolari o dell’imminenza dello sfratto), il pizzo per un titolo (dagli esami di maturità a quelli universitari), il pizzo per lavorare (assunzioni per concorso, autorizzazioni all’esercizio di attività commerciali e licenze per i liberi professionisti), il pizzo per sopravvivere (pensioni e farmaci salvavita) e infine il pizzo per riposare in pace (trovare un posto al camposanto è sempre più arduo)”.

Il primo problema che si deve affrontare quando ci si avvicina a questo tema è la difficoltà di definire la corruzione. La maggior parte delle persone sa riconoscere fenomeni di corruzione quando li vede, ma il problema è che persone differenti vedono la corruzione in modo differente. Per corruzione si intende qualsiasi abuso di una posizione di fiducia per l’ottenimento di un indebito vantaggio. La corruzione include tanto il comportamento della persona che abusa della sua posizione di fiducia, quanto quello della persona che fornisce in cambio un indebito vantaggio.

Il termine corruzione deriva dal verbo latino rumpere, che significa rompere. Questa definizione implica perciò che qualcosa, con l’atto della corruzione, viene rotto e questo qualcosa è rappresentato da un codice di regole morali o più specificamente da regole e leggi amministrative. Come vedremo, il modo più comune di definire la corruzione è quello di “un abuso del pubblico ufficio per un guadagno privato” oppure “vendita da parte di un pubblico ufficiale di proprietà pubbliche per ottenere un guadagno privato”. Tuttavia non tutti gli abusi di pubblico ufficio sono atti di corruzione. Alcuni di essi sono semplice furto, truffa, appropriazione indebita, o simili attività, ma non corruzione. Se un pubblico impiegato si appropria illegalmente di una somma di denaro pubblico senza fornire alcun servizio o favore a nessuno, questo non è da intendersi come corruzione ma come malversazione di fondi pubblici che è un crimine, ma di un altro tipo.

Inoltre, occorre distinguere la corruzione (da cui entrambe le parti coinvolte traggono beneficio) dall’estorsione che avviene quando una persona ottiene illecitamente denaro, beni o servizi da una persona con la coercizione. Quindi in tal caso non vi è un vantaggio per una parte della transazione che è solo una vittima. Definire la corruzione come un abuso di pubblico ufficio per l’ottenimento di un guadagno privato implica, chiaramente, l’esclusione di tutte le possibili transazioni corrotte che si possono svolgere tra privati, transazioni che non saranno oggetto di questa trattazione in quanto l’attenzione sarà concentrata sul fenomeno della corruzione pubblica ovvero quella che implica attività illegali che coinvolgono uno o più rappresentanti del governo e uno o più del settore privato. Sorvoleremo dunque sulla corruzione privata che può essere identificata con pratiche illegali svolte da privati a danno delle imprese o di individui privati.

La corruzione privata è identificabile sia con pratiche poste in essere dal crimine organizzato (tipicamente di stampo mafioso) sia dalle fattispecie di infedeltà patrimoniali, fattispecie di recente introdotte nel nostro ordinamento: l’esempio tipico di questo ultimo tipo di corruzione tra privati è quello del responsabile acquisti che richiede tangenti e dell’impresa che ne offre per assicurarsi commesse ed ordini. Infatti l’introduzione della fattispecie di corruzione del privato punta a sanzionare il comportamento di manager, sindaci e revisori che incassano tangenti. Spesso si crede che la corruzione privata sia di minore importanza rispetto a quella pubblica per le sue conseguenze limitate e per il fatto che non offende l’interesse pubblico.

Nel caso di scandali Enron e WorldCom, per esempio, la corruzione privata ha minato la fiducia degli investitori nel sistema americano, con pericolose ripercussioni in termini di minori investimenti.

È una figura di reato lesiva del patrimonio sociale che riguarda le società. Essa consiste nel fatto che amministratori, direttori generali e liquidatori, avendo un interesse in conflitto con quello della società, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o altro vantaggio, compiono o concorrono a compiere atti, provocando intenzionalmente alla società un danno patrimoniale. Tali azioni generalmente possono essere compiute da coloro che hanno una legittimazione a realizzare atti di disposizione patrimoniale.

Infatti, in una prima macro-definizione può essere:

  • Corruzione privato verso privato
  • Corruzione pubblico verso pubblico
  • Corruzione pubblico verso privato

1.1.1 Esempio di corruzione privata

Lo scandalo inizia nel 2001 negli USA con la Enron: un fallimento di 64 miliardi di dollari, seguito da altri scandali: WorldCom (107 miliardi di dollari), Xerox, tra i più conosciuti, e tanti altri a seguire. WorldCom, il numero due nelle telecomunicazioni a lunga distanza, ha falsificato il bilancio facendo “sparire” quasi 4 miliardi di dollari di costi per sembrare più sana: il colosso WorldCom truccava i bilanci, diceva che guadagnava e non era vero. Quando scoppia il crac Enron, nel dicembre 2001, è la più grave bancarotta della storia americana fino a quel momento: 63,4 miliardi di dollari (superata poi da WorldCom nel 2002, e da AIG nel 2008).

Società giovane, la texana Enron conosce una crescita spettacolare alla fine degli anni ‘90 grazie alla fusione di tre ingredienti: la deregulation energetica, quella finanziaria, e Internet. Quando il falso in bilancio appare all’improvviso, qualcuno s’illude che la Enron possa essere salvata dall’Amministrazione Bush. E i tempi della giustizia sono esemplari. Nonostante l’estrema complessità tecnica del caso, e malgrado l’esercito di grandi avvocati mobilitato dai top manager incriminati (a cui non mancano i mezzi) il processo finale si apre appena quattro anni dopo il crac. In meno di quattro mesi si arriva al verdetto: 25 maggio 2006. Le pene sono pesantissime, come è consueto negli Stati Uniti dove il codice penale non ha alcuna indulgenza verso la criminalità finanziaria e i reati dei colletti bianchi. Sia per Enron che per WorldCom, a convalidare quei conti è stata la società di revisione Arthur Andersen. Tecnicamente tali reati si configurano come falsi in bilancio, ma sono molti investitori a cominciare a nutrire seri dubbi sui bilanci pubblicati dalle aziende e sulla onestà di comportamento di coloro che gestiscono le aziende e delle società di revisione.

Nell’ordinamento italiano solo di recente il codice penale prevede una fattispecie criminosa la quale punisca con la reclusione, la condotta di chi, nell’ambito di attività professionali, intenzionalmente sollecita o riceve, per sé o per un terzo, direttamente o tramite un intermediario, un indebito vantaggio di qualsiasi natura, oppure accetta la promessa di tale vantaggio, nello svolgimento di funzioni direttive o lavorative non meramente esecutive per conto di una entità del settore privato, per compiere o omettere un atto, in violazione di un dovere, sempreché tale condotta comporti o possa comportare distorsioni di concorrenza riguardo all’acquisizione di beni o servizi commerciali. La corruzione può essere esaminata sotto il punto di vista del modello principale-agente.

1.2 Il modello principale-agente

Dai lavori di Rose-Ackerman (1975, 1978) emerge una delle principali definizioni di corruzione che analizza la transazione corrotta nell’ambito di uno schema di agente principale: perché si possa parlare di corruzione, il corrotto deve essere l’agente di un altro individuo o di un’organizzazione, poiché l’obiettivo della tangente è di indurlo ad anteporre i suoi interessi personali rispetto a quelli del principale per cui lavora. Per essere idoneo ad una transazione corrotta, chi si lascia corrompere deve trovarsi necessariamente in una posizione di potere, creata da imperfezioni di mercato o in una posizione istituzionale che garantisce un’autorità discrezionale. I modelli principale-agente studiano le difficoltà che emergono in condizioni di informazione incompleta e asimmetrica, allorché un agente opera per conto di un principale. Vari meccanismi possono essere utilizzati per allineare gli interessi dell’agente a quelli del principale. Problemi di tipo principale-agente si riscontrano inoltre in una varietà di situazioni.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher siyalu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Teramo o del prof Di Domizio Marco.
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