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Alma Mater Studiorum

Università di Bologna – Sede di Forlì

FACOLTA’ di SCIENZE POLITICHE

“ROBERTO RUFFILLI”

Corso di Laurea in

Sociologia, politiche sociali e sanitarie

(Classe LM-88)

TESI DI LAUREA

in Politiche del benessere

Un benessere socialmente condiviso: la

Cooperativa di Comunità di Melpignano

CANDIDATO RELATORE

Federica Troisio Pierluigi Musarò

Anno Accademico 2011/2012

Sessione III

Ai miei nonni, fonte di ricchezza morale.

INDICE

PARTE I

INTRODUZIONE 1

1. ATROFIA DEL BENESSERE

1.1 Una società in crisi 7

1.2 Vulnerabilità non solo economica 12

1.3 Il consumo non da’ la felicità 18

1.4 Individui soli 28

2. UN MODELLO CAPACITAZIONALE

2.1 Il Capability appoach 34

2.2 La capacità di aspirare 39

2.3 Il consumatore/cittadino 44

2.4 La relazione e la rete: un capitale intangibile 49

3. LA COOPERAZIONE: UNA DELLE

POSSIBILI RISPOSTE ALLA CRISI

3.1 La cooperazione oggi 55

3.2 La cooperazione: un modello di prosperità senza crescita 62

3.3 Auto-organizzazione cooperativa 68

3.4 Una società relazionale cooperativa 75

4. LE COOPERATIVE DI COMUNITA’

4.1 Partendo dal passato per guardare il futuro 79

4.2 Non solo economia ma anche sostenibilità 85

4.3 Cittadini organizzati 89

4.4 La comunità in cooperativa 93

PARTE II

5. LA COOPERATIVA DI MELPIGNANO

Premesse metodologiche 96

5.1 Il progetto della Cooperativa di Melpignano 101

5.2 Un’economia sostenibile 108

5.3 Da cittadini a soci: politiche dal basso a Melpignano 114

5.4 La comunità di Melpignano 119

5.5 Il ben-essere di Melpignano 125

CONCLUSIONI 129

BIBLIOGRAFIA 138

SITOGRAFIA 143

APPENDICI 145

RINGRAZIAMENTI 384

INTRODUZIONE

Il capitalismo ha stravolto le determinanti del benessere in quanto oggi un modus

vivendi soddisfacente non può più essere misurabile dall’indicatore economico del

1

Prodotto Interno Lordo (PIL). Poiché l’intensione del concetto capitalismo è

vasta e non la si può definire operativamente in forma diretta, esplicheremo il

fenomeno fornendo un’analisi delle conseguenze apportate sulla dimensione

societaria.

L’attuale crisi ha acuito l’indebolimento del nostro modello di sviluppo poiché è

andata ad intaccare non solo la dimensione economica, ma ha favorito altresì

l’insorgenza di problematiche di varia natura: ambientali, sociali e relazionali; tali

debolezze hanno condotto ad una vulnerabilità dello stesso modello, culminando

in un gap fra le teorizzazioni dei princìpi del modello capitalista e i suoi mezzi per

metterlo in pratica, in chiave di un proclamato benessere collettivo.

È indubbio che il fulcro attorno cui ruota l’odierna società sia la pratica

d’acquisto, con l’intento di soddisfare alcune nostre esigenze per renderci

illusoriamente più felici; tuttavia, il consumo e la cornucopia non hanno prodotto

una “più sorridente” società del benessere e ciò è testimoniato dai diversi studi

condotti, ad esempio, da Richard Easterlin, il quale concettualizza il cosiddetto

“paradosso della felicità”, sostenendo che la disponibilità reddituale

dell’individuo da una parte, e la felicità dall’altra, non aumentano in modo

proporzionale, ovvero, in seguito ad una crescita economica, il livello della

felicità media rimane costante o addirittura diminuisce (Easterlin 2002). Tale

discordanza implica delle forme d’ansia e vulnerabilità a livello individuale e

sociale che finiscono per generare un impoverimento valoriale, conducendo ad

un’anomica società.

Dunque, affinché sia possibile re-agire in un modello di crisi sistemica è

necessario puntare l’attenzione sul rafforzamento della struttura democratica,

basata su norme condivise e che sia in grado di garantire un minimo livello di

benessere al fine di rendere disponibili le cosiddette capabilities, ossia la libertà

dell’individuo di poter perseguire o mettere in atto stili di vita alternativi (Sen

1 Con intensione ci si riferisce al fatto che i significati e le accezioni proprie di un termine variano

da un soggetto all’altro; un aspetto centrale dello stesso concetto può essere marginale oppure

assente per un altro individuo. 1

1999). Difatti, dipendentemente dal modus operandi dell’apparato governativo,

ovvero se, ad esempio, vi è l’implementazione di efficienti politiche di welfare, si

possono offrire alla società determinate possibilità di realizzare i propri obiettivi,

tra cui si configurano desideri elementari come quelli di essere nutrito a

sufficienza o non contrarre malattie, oppure condizioni più complesse, quali

partecipare attivamente alla vita di comunità. Tali attività che costituirebbero

l’ideale di una buona condotta di vita, vengono definite funzionamenti e riflettono

il raggiungimento reale per gli individui di determinate condizioni e situazioni

(ibidem).

Quindi, assumeremo l’approccio delle capacitazioni dell’economista indiano

Amartya Sen quale punto cardine dell’elaborato, in modo da focalizzare la nostra

attenzione sulla possibilità di trasformare i funzionamenti in capabilities

attraverso la declinazione di quest’ultimo concetto su 3 livelli teorici differenti;

dapprima, verranno annesse le capacità al concetto di aspirazione rispondente alla

classica definizione data dall’antropologo Arjun Appadurai, ossia declinandolo nei

termini di una possibilità individuale di immaginare qualcosa di diverso da poter

realizzare e poter sperare in un futuro cambiamento. In seguito, le capabilities

verranno lette sotto la diversa prospettiva di una trasformazione del consumatore

in cittadino, quale protagonista attivo dei processi di decision-making ed in grado,

quindi, di intraprendere delle scelte di consumo in modo razionale, con l’obiettivo

di raggiungere un benessere sociale; il terzo ed ultimo step prevede

l’identificazione delle capacitazioni nelle dimensioni di capitale sociale e rete

relazionale, considerati quali beni intangibili (Donati 1996) che sono in grado di

esperire un output positivo per la stessa società ed apportare delle condizioni

favorevoli per un progressivo sviluppo individuale. Declinate in questi termini, le

capacitazioni costituiranno un fertile humus su cui concentrare lo studio di alcuni

elementi fondamentali, costituitivi il sostrato societario.

Come accennato poc’anzi, la crisi dell’attuale modello di sviluppo non sottende

delle problematiche esclusivamente economiche, bensì implica delle conseguenze

anche a livello sociale; infatti, poiché sembrano dilagare comportamenti di

individualismo competitivo a discapito di pratiche di associazionismo collettivo,

una delle possibili risposte a tale progresso regressivo potrebbe essere riflessa

nella cooperazione che dimostra una buona capacità di fronteggiamento alla crisi

economica. Il sentimento cooperativo può rappresentare un modello socio-

2

economico alternativo, profilandosi quale nuovo paradigma comunitario in grado

di re-agire ed inter-agire per far fronte ad uno sviluppo sostenibile in termini

sociali; secondo l’economista indiano Amartya Sen, tutti si dovrebbero

comportare come se fossero altruisti, avviando, dunque, pratiche di collaborazione

volontaria in chiave di una centralità dell’individuo-persona a fronte del mero

capitale. L’importanza di tale pratica di auto-organizzazione volontaria è stata

rimarcata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite che ha proclamato il corrente

2012 l’anno internazionale delle cooperative, col fine di mettere in risalto il

contributo che danno allo sviluppo perché in grado di costruire un mondo migliore

sulla base di una crescente integrazione socio-economica. A tal proposito, il

segretario generale delle Nazioni Unite ha dichiarato che <<le cooperative

ricordano alla comunità internazionale che è possibile conciliare la produttività

2

economica con la responsabilità sociale>> e, partendo da tale affermazione,

questa pratica di associazionismo verrà assunta come modello di prosperità che

non implica direttamente una crescita in termini economici. Pur trattandosi di

imprese, le cooperative non si prefiggono lo scopo ultimo del raggiungimento di

un profitto inteso in termini meramente monetari, ma l’obiettivo principe è quello

di sensibilizzare l’opinione pubblica promuovendo temi che possano accrescere

un’opulenza valoriale, come l’attenzione per uno sviluppo sostenibile e la

promozione di un sentimento di condivisione sociale di idee. In questi termini,

vedremo se sia possibile andare nella direzione di una società relazionale

cooperativa poiché, attraverso la pratica associativa, i cittadini assumono un ruolo

attivo nella partecipazione alla vita della comunità, perché mossi dall’importanza

dei valori sociale e relazionale, intesi quali intangibile goods (Donati 1996) per la

società in toto.

Per riscontrare tali premesse teoriche su una dimensione empirica faremo un tuffo

nel passato osservando i modelli cooperativi e meglio comprendere come questi si

sono evoluti nel tempo con l’obiettivo di apportare benessere alla società; in

particolare, ci soffermeremo sulle esperienze proprie di LegaCoop nazionale che

ha da sempre puntato ad un crescente protagonismo dei cittadini nella gestione dei

servizi e nella valorizzazione del territorio.

2 http://www.onuitalia.it/notizie-gennaio-2012/570-2012-anno-internazionale-delle-cooperative

consultato il 28/10/2012. 3

3

In Italia vi sono 5683 comuni con meno di 5000 abitanti che vivono in ridotte

dimensioni territoriali, nonché in contesti disagiati che non garantiscono efficienti

servizi essenziali per la vita dell’individuo; a causa di queste difficoltà, si potrebbe

incorrere in un deterioramento della qualità della vita e, conseguentemente, in un

processo di spopolamento dei borghi piccoli ma, al contempo, ricchi di risorse.

Al fine di ovviare ad un simile scenario, LegaCoop ritiene che una possibile

risposta alla crisi sia insita nella potenzialità dell’individuo di intraprendere la

scelta di associarsi e riunirsi in cooperative per fornire delle risposte a comuni

necessità e diventare, in questo modo, protagonista attivo della vita del borgo. Da

tale convinzione, nasce il progetto “Cooperative di comunità”, un fenomeno

facente riferimento ad una forma associativa costituita all’interno di una realtà

locale, con l’obiettivo ultimo di attivare delle politiche di welfare da parte della

popolazione e per la stessa; in questo modo, vengono istituite delle prassi di

decision-making attivabili dal basso, avviando una politica di dimensione bottom-

up. Il fine ultimo è la valorizzazione del territorio in cui esse prendono vita,

sfruttandone le risorse ed i patrimoni ambientali e culturali, nonché recuperando e

valorizzando <<le produzioni e i mestieri tradizionali>> (Stomeo 2012, 7). Difatti,

attraverso l’autorganizzazione dei cittadini in tali cooperative e l’avvio di un

reticolato relazionale si affermerà l’assunzione diretta della responsabilità di dare

soluzioni condivise ai diversi problemi, in modo da poter essere liberi di

intraprendere la scelta per un futuro migliore.

Sul nostro suolo nazionale sono sparse e già attive delle Cooperative di Comunità

che rispondono ad esigenze ed obiettivi differenti, ma aventi la comune

caratteristica della pratica di associazionismo collettivo. Le attività ed i progetti

creati dalle cooperative già realizzate sono molteplici ed interessano diversi

settori: salvaguardia del territorio, valorizzazione del patrimonio artistico-

culturale, recupero delle tradizioni artigianali e tutela dell’ambiente. È indubbio

che i loro progetti abbiano prodotto delle positive ricadute sulla comunità,

favorendo lo sviluppo, creando nuovi posti d’impiego e ridando, dunque, più

vigore al borgo stesso.

Similmente a questi casi si configura l’esperienza avviata nel comune di

Melpignano (LE), in cui il 18 luglio 2011 è stata istituita una Cooperativa di

Comunità che ha puntato ad uno sviluppo sostenibile dello stesso territorio

3 http://www.legacoop.it/visualizzanews.aspx?id=7294 consultato il 5/11/2012. 4

attraverso l’implementazione del progetto “Fotovoltaico sui tetti”; quest’ultimo

prevede l’installazione degli stessi pannelli sulle abitazioni dei residenti senza

intaccare né paesaggio né patrimonio artistico-culturale del paese e si prefigge

l’obiettivo di vendere l’energia prodotta in eccesso, prevedendo di fornire energia

gratuita alle famiglie per circa 20 anni e distribuire gli utili agli stessi cittadini,

attraverso la sistemazione di strade e parchi urbani, la creazione di nuove

opportunità lavorative, in modo da sancire la nascita di un comune sentimento di

nuove “aspirazioni”, parafrasando l’antropologo indiano Appadurai.

Grazie alla sua politica di sviluppo ecosostenibile, il comune leccese, che conta

circa 2300 abitanti, è entrato a far parte dell’associazione Comuni virtuosi i cui

fini ultimi sono ridurre l’inquinamento atmosferico, promuovere una corretta

gestione dei rifiuti ed incentivare nuovi stili di vita nelle comunità locali in

termini di benessere.

Il caso della Cooperativa di Comunità di Melpignano verrà indagato attraverso la

somministrazione di interviste semi-strutturate ad alcuni testimoni privilegiati,

quali:

- Ivan Stomeo, sindaco di Melpignano;

- Cristina Schirinzi, presidente della Cooperativa di comunità di

Melpignano;

- 15 soci della Cooperativa di Comunità;

- 16 non soci.

Gli items di ricerca presenti nell’intervista semi-strutturata saranno rappresentati

da: a) La Cooperativa di Comunità di Melpignano e il progetto “Fotovoltaico

sui tetti”;

b) Sviluppo sostenibile;

c) Partecipazione;

d) Reti e relazioni;

e) Community.

Infine, verranno argomentati i risultati che emergeranno dall’indagine empirica e

saranno collegati ai 3 livelli (aspirazione, partecipazione, capitale sociale e rete)

5

su cui abbiamo precedentemente declinato il concetto di capacitazione, in modo

da specificare e rimarcare come la Cooperativa di Comunità sembra incidere o

meno sullo sviluppo di capabilities per gli abitanti di Melpignano. Attraverso tale

studio in profondità, constateremo come l’esperimento avviato nel comune

leccese possa influire sulla libertà di scegliere stili di vita alternativi che possano

consentire l’aumento di un conclamato benessere sociale. 6

PARTE I

1. ATROFIA DEL BENESSERE

1.1 Una società in crisi

Lo tsunami economico e sociale che ha travolto l’odierna società ha avuto nefaste

conseguenze sull’opinione pubblica e sulla sua credibilità nei confronti del

modello capitalista; l’instabilità finanziaria, il <<ballo di San Vito degli

investitori>> (Sennett 2006, 17), la precarizzazione del lavoro e la diffidenza nei

confronti degli stessi mercati sono le principali sfumature che dipingono una

natura morta dai contorni frastagliati. I recenti scandali legati al moto economico

hanno finito inesorabilmente per coinvolgere l’intera società che si ritrova a

delegittimare l’attuale sistema ormai in crisi. A tal proposito, è innegabile il fatto

che il ciclo economico alterni fasi espansive ad alcune recessive, ma quella che si

sta prefigurando attualmente sembra un vero e proprio stallo stazionario con

ripercussioni sia sulla dimensione economica, sia su quella sociale; a mio avviso,

più che ad una distruzione creatrice, riferita ai processi di mutamento che

avvengono nel ciclo capitalista, sembra assistere ad una creazione distruttrice.

Secondo la formula schumpeteriana, nei periodi di crisi economica, le imprese che

falliscono e sono quindi inefficienti, vengono sostituite con altre più dinamiche,

ma tale processo può avvenire solo grazie ad un ragionevole regime fiscale. La

concezione secondo la quale si sta assistendo ad un processo di creazione

distruttrice implica, di converso, che il vigente regime fiscale e il “non agevole”

modus operandi dello Stato (almeno in alcuni Paesi) non favorisce l’insorgere di

periodi fruttiferi per le imprese, conducendole verso un loro lento deperimento

osservabile sul lungo periodo, senza che vi siano condizioni ottimali perché ne

possano sorgere delle più efficienti. In particolare, le imprese vengono concepite

quale motore propulsore al capitale sociale ed economico del paese e i dati

presentati dalla CGIA, l’associazione artigiani e piccole imprese di Mestre sui

fallimenti imprenditoriali, sono a dir poco allarmanti; nel 2011 si contano 11615

4

aziende che hanno chiuso i battenti nel Nostro Paese, situazione evidenziata dalle

parole del segretario della stessa associazione veneta, Giuseppe Bortolussi, il

4 http://www.cgiamestre.com/2012/03/allarme-fallimenti-toccato-il-record-nel-2011-oltre-11-

600 , consultato il 28/11/2012. 7

quale denuncia il dramma vissuto non solo dai datori di lavoro, ma anche dai

dipendenti che hanno perso il loro impiego e questa situazione rischia di avere

delle ripercussioni negative anche sul versante sociale, evidenziando sequenze di

suicidio che non sono destinate a fermarsi.

La causa di siffatto fenomeno è da rinvenirsi negli stessi obiettivi prefissati

dall’apparato burocratico che non mira all’integrazione sociale e ad un corretto

funzionamento delle diverse istituzioni. Detto in altri termini, è il contrario di ciò

che succedeva nell’epoca bismarki

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

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