Estratto del documento

2. CAPITOLO INFERMITA’

2.1. Concetto di normalità

2.2. Infermità e malattia

2.3 L’evoluzione del concetto di infermità

L’evoluzione della nozione di “infermità”

2.4. alla luce dei diversi paradigmi

psichiatrici –

2.4.1. Paradigma medico nosografico

2.4.2. Paradigma psicologico

2.4.3. Paradigma sociologico

2.4.4. Paradigma bio psico - sociale

2.5. Infermità nel Codice penale

2.5.1. Vizio totale di mente

2.5.2. Vizio parziale di mente

2.6. Infermità e imputabilità

2.1. Concetto di normalità

Prima di analizzare il concetto di infermità e la sua evoluzione storica, è importante

considerare ciò che viene comunemente ritenuto come il suo opposto: il concetto di

normalità. Nonostante gli sforzi della medicina, della psichiatria e della psicologia nel voler

individuare un significato universalmente condiviso, ad oggi il dibattito sulla sua definizione

è ancora aperto. Mentre gli psichiatri si concentrano sulla diagnosi, il decorso della malattia

e il trattamento dei pazienti, gli psicologi si interessano maggiormente alle questioni

filosofiche sulla libertà e sulla natura umana. Nessuna delle due categorie ha mai mostrato

particolare attenzione per lo sviluppo dell’uomo “normale”, inteso come sinonimo di

comune, ordinario e quindi privo di interesse.

La difficoltà nell'attribuire un significato preciso e una portata ben definita al concetto di

normalità è dovuta anche al fatto che la distinzione tra normalità e malattia è spesso basata

su un giudizio di valore che tiene conto delle caratteristiche sociali e culturali di una

1

particolare società e di un determinato periodo storico. Infatti, ciò che è considerato normale

1

in una cultura potrebbe essere considerato anormale in un'altra.

Nel tentativo di arginare il problema, gli psichiatri Offer e Sabshin hanno sviluppato la

normatologia come una disciplina volta a definire la normalità in campo psichiatrico

attraverso l’apporto di quattro diversi paradigmi, i quali, tuttavia, presentano limiti

2

strettamente legati alla prospettiva adottata.

Uno di questi è il criterio biologico, che si concentra esclusivamente sul corretto

funzionamento degli organi e dei sistemi che regolano l'equilibrio dell'organismo. Questo

criterio, sebbene preciso e chiaro grazie all'uso di riferimenti clinici e biologici, non tiene

conto di patologie che non sono direttamente correlate ad alterazioni del corpo.

Il criterio sociale ritiene che il concetto di normalità corrisponda a ciò che la società accetta

come giusto, ovvero le prerogative scelte dalla società alle quali la normalità deve

uguagliarsi. Questo criterio possiede un forte tratto storico e culturale, la variazione del

concetto, infatti, seguirà alle diverse epoche storiche.

In un'accezione soggettiva, invece, la normalità è attribuita dallo stesso individuo che si sente

normale. La consapevolezza personale gioca un ruolo fondamentale in questo caso, anche se

fra i sintomi più comuni della malattia mentale vi è proprio quello della non consapevolezza

della propria condizione, facilmente comprensibile ad esempio quando si parla di disturbo

paranoideo.

Infine, il criterio statistico con la sua teoria della probabilità che fa riferimento al livello

medio di funzionamento delle capacità intellettive e volitive dell'individuo rappresentato da

una curva il cui centro viene inteso come norma. Tuttavia, questo approccio esclude gli

individui che si collocano agli estremi della curva, sia quelli con uno sviluppo intellettivo

3

deficitario sia quelli con uno sviluppo eccezionale.

In ogni caso, la definizione di normalità rimane un tema controverso e complesso.

1 Guglielmo GULOTTA, Elementi di psicologia giuridica e di diritto psicologico, Giuffrè editore, 2002

2 M. OFFER D. SABSHIN, Normality: theoretical and clinical concept of mental Health, New York, Basic

book, 1974

3 Alejandro SANFELICIANO, Concetto di normalità: cosa significa?,

<https://lamenteemeravigliosa.it/concetto-di-normalita-significa/>, 2 gennaio 2023, 27 aprile 2023 2

In generale, il concetto di normalità, al di fuori del campo della psicologia, viene spesso

interpretato come "conformità" alle aspettative comuni o come l'adesione a principi etico-

morali che rendono comprensibili e prevedibili le intenzioni e le reazioni degli altri. Tuttavia,

questa concezione di normalità può essere problematica quando applicata in ambito

psicologico, poiché la psicologia si occupa della diversità umana e riconosce che non esiste

un unico modello di comportamento o di pensiero "normale" per tutti.

Diversi autori si sono preoccupati di dare una definizione in base ai loro specifici interessi.

Allport affermava che “la condizione di normalità è caratterizzata da un predominio della

coscienza sull’inconscio, che si esprime fra l’altro nella capacità di pianificare la propria

esistenza”. L’autore fa leva soprattutto sulla capacità di pianificazione, dunque chiunque

4

persegua una precisa direzione nella propria vita e non manifesti alcun automatismo di tipo

nevrotico è da considerarsi normale. Carotenuto, riprendendo le teorie di Jung sostiene che

l’inconscio non manchi mai di esercitare la propria influenza sulla coscienza e aggiunge la

5

considerazione della progettualità.

Bergeret, in pieno accordo con le concezioni teoriche della maggior parte degli psicologi,

ritiene che così come una persona può essere definita normale in un determinato momento

nell’ambito della patologia mentale, addirittura in uno

possa in un altro fare il suo ingresso

stato psicotico. Viceversa, un individuo con un disturbo mentale correttamente trattato

potrebbe avere un buon grado di probabilità di tornare ad una condizione di “normalità”. Lo

dell’essere secondo Bergeret è particolarmente influenzato dai fattori

stato provvisorio “conserva in sé le fissazioni

ambientali. Sostiene che il soggetto normale è colui che

conflittuali della maggior parte della gente, e che non ha ancora incontrato sulla sua strada

difficoltà interne o esterne superiori al suo bagaglio affettivo ereditario o acquisito, alle sue

facoltà personali difensive o adattive… tenendo in giusta considerazione la realtà e

4 Andrea BIASONI, Il concetto di Normalità in psicologia, <https://online-psicologo.eu/il-concetto-di-

normalita-in-psicologia/>, 12 aprile 2020, 27 aprile 2023

5 Aldo CAROTENUTO, Aldo Carotenuto: il pensiero di C.G. Jung, <

https://centrostudipsicologiaeletteratura.org/2017/02/aldo-carotenuto-pensiero-c-g-jung/>, febbraio 2017, 27

aprile 2023 3

riservandosi il diritto di comportarsi in modo apparentemente aberrante in circostanze

eccezionalmente “anormali””. 6

Uno dei riferimenti più famosi e talvolta mal interpretati è quello dato da Erich Fromm per

cui “i normali sono i più malati, e i malati sono i più sani” , con cui l’autore

7 intendeva

sostenere che il sintomo tipico degli individui considerati malati non è altro che un segnale

di qualcosa che non va, qualcosa che entra in conflitto con i modelli culturali e quindi

“Al contrario

manifestazione di determinati fenomeni umani non del tutto repressi.

moltissimi uomini “normali” sono così conformisti, alienati, strumentalizzati, che non

riescono più a provare nessun conflitto.

Ciò significa che i loro veri sentimenti, il loro amore, il loro odio, tutto ciò insomma è così

represso, o addirittura così atrofizzato, che costituiscono già il ritratto di una cronica, leggera,

schizofrenia.” 8

2.2. Infermità e malattia

Se la definizione di normalità brancola ancora ad oggi nell’incertezza, sorte non differente

spetta a quella di infermità. Anzitutto è opportuno cercare di rispondere ad un quesito verso

cui sia psichiatria, sia giurisdizione hanno provato a portare luce: il termine infermità e il

termine malattia sono sinonimi?

Se analizzato in senso letterale, il concetto di infermità abbraccia un'ampia gamma di

situazioni, compresi disturbi psichici che possono non essere strettamente patologici. Pur

essendo la malattia mentale parte integrante dell'infermità, essa non ne rappresenta l'intera

estensione e non si sovrappone in modo preciso. Tale distinzione ha alimentato vivaci

dibattiti all'interno del campo della dottrina penalistica: da un lato, sostenitori come Crespi

9

ritengono una totale identificazione dei due concetti; dall'altro, pensatori come Mantovani

6 Jean BERGERET, La personalità normale e patologica. Le strutture mentali, il carattere, i sintomi,

Raffaello Cortina Editore, 2002

7 Studio DE GAMA, Erich Fromm, il conformismo come "schizofrenia", la società malata,

<http://studiodegama.blogspot.com/2012/05/erich-fromm-il-conformismo-come.html>, 1° maggio 2012, 28

aprile 2023

8 Ibidem –

9 Francesco CRESPI Massimo CERULO, Il pensiero sociologico, il Mulino, Bologna, 2022 4

considerano l'infermità mentale come una deviazione funzionale che può non

10

necessariamente derivare da un'origine patologica.

In ogni caso nel panorama della letteratura scientifica e della giurisprudenza, esiste un ampio

consenso nel considerare infermità e malattia come concetti distinti. In particolare, nel

campo della psichiatria si sottolinea come il termine "malattia" si riferisca alle alterazioni

psichiche che derivano da processi morbosi somatici, che interrompono la normale

continuità dello sviluppo vitale e che si caratterizzano per l'anormalità e le conseguenti

ripercussioni funzionali. Queste caratteristiche sono intrinseche alle psicosi, e in particolare

alla schizofrenia.

Accanto alle psicosi, che costituiscono le malattie mentali per antonomasia, la psichiatria

prende in considerazione, coerentemente con l’impostazione del DSM-V, anche le cosiddette

“varianti abnormi dell’essere psichico”, ossia quelle alterazioni che non rientrano

nell’illustrato concetto di malattia ma che “potrebbero forse venir comprese soltanto ed in

parte in quello di infermità. In questa prospettiva vanno quindi collocati i disturbi di

personalità”. 11

D’altra parte, anche la Corte di Cassazione ha più volte ribadito che “il concetto di infermità

recepito dal nostro codice penale è più ampio rispetto a quello di malattia mentale, di guisa

che, non essendo tutte le malattie di mente inquadrate nella classificazione scientifica delle

infermità, nella categoria dei malati di mente potrebbero rientrare anche i soggetti affetti da

nevrosi o psicopatie, nel caso che queste si manifestino con elevato grado di intensità e con

forme più complesse tanto da integrare gli estremi di una vera e propria psicosi. In tal caso-

al fine della esclusione o della riduzione delle imputabilità- è comunque necessario accertare

l’esistenza di un effettivo rapporto tra il complesso delle anomalie psichiche effettivamente

riscontrate nel singolo soggetto e il determinismo dell’azione delittuosa da lui commessa,

chiarendo se tale complesso di anomalie psichiche, al quale viene riconosciuto il valore di

malattia, abbia avuto un rapporto motivante con il fatto delittuoso commesso.” 12

10 Ferrando MANTOVANI, op. cit.

11 Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (quinta edizione), Raffaello cortina Editore, Milano,

2014

12 Cass. Pen. 04.03.1997; in Cass. Pen. 98, 1108 5

Quest’ultimo concetto di fondamentale importanza per il tema presentato in questa tesi sarà

approfondito più avanti nella lettura, tuttavia pare opportuno sottolineare che, seppur

partendo da presupposti e da campi di interesse differenti, le due discipline giungono alle

medesime conclusioni.

Il termine "infermità", dal latino infirmitas, a sua volta derivato da infirmus (in privativo e

firmus, fermo, saldo, forte), è dai dizionari della lingua italiana assunto come "termine

generico per indicare qualsiasi malattia che colpisca l’organismo (o, più precisamente, lo

stato, la condizione di chi ne è affetto), soprattutto se permanente o di lunga durata e tale da

immobilizzare l’individuo, o da renderlo totalmente o parzialmente inabile alle sue normali

13

attività...."; esso indica la condizione di chi è ammalato, invalido.

Anche il Codice Rocco utilizza il termine "infermità" anziché "malattia" per il tema

pertinente in questa sede.

La malattia si riferisce alle alterazioni psichiche causate da processi morbosi somatici,

ovvero le psicosi che rappresentano l'emblema della malattia mentale. Al contrario, la

nozione di infermità potrebbe comprendere anche quegli stati patologici che sono

espressione di mere anomalie psichiche, senza lesioni organiche, ma che comportano delle

variazioni anormali dell'essere psichico. Queste variazioni non sono quindi considerate

malattie, ma potrebbero rientrare nella sfera dell'infermità.

È importante sottolineare che gli psichiatri non hanno fornito una definizione precisa di

questi due termini, poiché ritengono di non poter misurare lo spazio di libertà d'azione di

ogni persona. Tuttavia, la maggior parte degli autori è ormai concorde nel definire la malattia

come un processo morboso, che disturba l’attività psichica e diminuisce la libertà e la

14

responsabilità del soggetto. Viene generalmente adoperato il termine più generico di

"disturbo", che tende a sostituire i superati concetti di malattia e infermità, espressioni di

15

problematiche che la psichiatria conosce, studia, descrive e cura, ma non definisce.

In senso letterale il termine malattia indica un'alterazione anatomica o funzionale

dell'organismo o di una delle sue parti, e i fenomeni reattivi che ne conseguono. Si

13 Suprema Corte di Cassazione, sez. Unite, 8 marzo 2005, n. 9163

14 Marco MONZANI Miriam LAZZARETTO, op. cit.

Il dibattito sull’imputabilità, in ‹‹Questioni sull’imputabilità››, CEDAM, Padova, 1994

15 Gianluigi PONTI, 6

differenzia dalla infermità principalmente per la sua transitorietà e dinamicità, poiché ha

un'origine e, di conseguenza, trova risvolto nella guarigione, nella morte o nell'adeguamento

a nuove condizioni fisiche.

L'infermità, invece, rappresenta uno stato personale, una situazione non destinata ad

evolversi, con cui il soggetto convive in maniera statica per periodi molto lunghi.

In conclusione, la malattia rappresenta una specie di infermità, ma non tutte le infermità sono

malattie nel senso che il primo termine ha un valore generico, il secondo specifico. Questa

distinzione ha importanti conseguenze per l'approccio clinico e forense alla materia, poiché

mentre la psichiatria si occupa della diagnosi e della cura del paziente, il diritto deve

occuparsi solamente di accertare la responsabilità penale del reo. Tuttavia, la valutazione

dell'insanità mentale da parte di uno psichiatra forense rappresenta una sfida, poiché deve

inquadrare il disturbo o la patologia mentale all'interno delle costruzioni normative del

diritto.

In ambito civilistico, la Corte di Cassazione ha stabilito che per infermità si deve considerare

qualsiasi condizione morbosa che colpisce l'individuo rendendolo totalmente o parzialmente

inabile alle normali attività della vita di relazione, indipendentemente da connessioni stabili

È di diverso avviso Lo Schizzerotto, che definisce l’infermità

16

con il sistema nervoso.

mentale una forma patologica che rende impossibile al soggetto qualsiasi vita di relazione,

senza che ciò rientri necessariamente in una particolare forma patologica espressamente

17

prevista.

Si potrebbe quindi affermare che la coincidenza della concezione di malattia in ambito

medico e psichiatrico avviene solamente quando si parla di forme di malattia acute e c

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 27
Concetto di infermità nella storia Pag. 1 Concetto di infermità nella storia Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Concetto di infermità nella storia Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Concetto di infermità nella storia Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Concetto di infermità nella storia Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Concetto di infermità nella storia Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Concetto di infermità nella storia Pag. 26
1 su 27
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher CostanzaM.99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE o del prof Tonoli Marco.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community