Dipartimento di Lettere, Filosofia, Comunicazione
Corso di laurea in Scienze della comunicazione
Classe n. L-20
La comunicazione politica di Marine Le Pen
Candidato: Pietro Ghilardi
Relatrice: Prof.ssa Francesca Pagani
Matricola n. 1082142
Anno Accademico 2022/2023
Indice
- Abstract 3
- Introduzione 5
- Marine Le Pen: un’introduzione storico-politica 7
- La linguistica della “dédiabolisation” lepeniana 9
- Caratteristiche dell’idioletto neofrontista 10
- La sovversione del discorso 11
- Semiologia del nuovo Front National 15
- La simbologia del colore bleu marine 15
- Il mito di Giovanna d’Arco 16
- La guerra delle memorie 22
- Ethos e Pathos 23
- Nazionalismo o patriottismo? 27
- La rivendicazione della patria 28
- In-group vs Out-group 31
- I lasciti razzisti e xenofobi 33
- Comunicazione elettorale del presidente del FN 37
- Campagna presidenziale del 2017 37
- Campagna presidenziale del 2022 39
- Conclusioni 49
- Bibliografia 51
- Ringraziamenti 53
Abstract
L’argomento in questione è stato scelto soprattutto per l’enorme rilevanza politica e sociale che l’estrema destra ha rappresentato e rappresenta tutt'ora nel panorama politico francese. Oltre a ciò, il tema mi ha suscitato particolarmente interesse anche per via della mia recente esperienza di Erasmus trascorsa in Francia, dove ho visto coi miei occhi la condizione delle periferie francesi e le numerose proteste avvenute nel contesto sociale di una piccola cittadina della Provenza, Avignone. Durante questo soggiorno ho potuto osservare in prima persona la realtà sociale di un Paese estremamente multiculturale e formato da svariate comunità che vivono al suo interno, separatamente le une dalle altre, dandomi così lo spunto per lo studio delle cause politiche che hanno portato a questa situazione.
Per lo sviluppo della prova finale, la quale è stata svolta all’interno del contesto del corso di Francese tenuto dalla Chiar.ma Prof.ssa Pagani Francesca, mi sono basato principalmente sulla lettura del manuale di Lorella Sini, il quale fornisce dettagli e strutture della comunicazione di Marine Le Pen entro un determinato ambito temporale improntato alla sua carriera nel Front National, integrandolo poi con la ricerca attenta e approfondita di tutta una serie di articoli di corredo, i quali seguono invece la svolta più recente e la trasformazione a tutto tondo sia del partito, evolutosi in Rassemblement National, che della sua leadership, seguendone i tratti comunicativi più caratteristici e determinanti nella scacchiera politica nella Francia post-Covid.
Quello che si è potuto dimostrare dallo studio della comunicazione politica della leader presa in questione, è che essa ha subito repentini e notevoli cambiamenti nel corso del tempo, soprattutto col passaggio dal vecchio al nuovo nome del partito, che ha portato con sé tutta una serie di stravolgimenti nel suo modo di comunicare. Questo rinnovamento in chiave politicamente corretta ha rovesciato la sua precedente comunicazione forte ed intransigente con la più recente fatta di tenerezza e carineria, ribaltando di conseguenza anche l’immagine che la politica ha sempre dato di sé stessa, rimodulandola in base al sentimento attuale del suo popolo: tutto ciò rappresenterebbe però solo una maschera buonista che indosserebbe per camuffare le sue vere idee di fondo, rimaste sempre le stesse del passato.
Introduzione
Dopo la mia recente esperienza Erasmus trascorsa in Francia in una cittadina della Provenza, Avignone, ho potuto notare come la disgregazione e la divisione sociale in comunità separate sia ben evidente all’interno del contesto delle città francesi, un contesto impregnato di multiculturalismo e comunitarismo, come la stessa Le Pen lo ha definito. Partendo da questa constatazione, mi sono interessato al perché la società francese sia così frantumata e da cosa questo fenomeno abbia origine; essendo già appassionato di comunicazione politica, ho riscontrato nei famosi discorsi dell’estrema destra come questa divisione venga perpetrata non solo sul piano sociale, ma anche su quello discorsivo. Infatti, soprattutto nei discorsi lepenisti, la leader del partito auspica ad una netta separazione tra i francesi di nascita e gli immigrati, contribuendo a produrre così la suddetta disgregazione del tessuto sociale, che vede una sempre più chiara distinzione tra le due categorie antagoniste.
La mia prova finale si propone dunque di riassumere le principali tecniche e strategie di comunicazione politiche adottate dalla presidente del Front National, al fine di strutturare le componenti fondanti della sua propaganda politica, costruendo dunque una panoramica sulle caratteristiche primarie della sua oratoria, della semiologia del partito, oltre che dell’immagine trasmessa, e di come queste siano cambiate nel tempo. L’orizzonte temporale è un elemento cruciale da tenere a mente nell’analisi della sua comunicazione, poiché essa varia notevolmente col passare degli anni, soprattutto in seguito al cambio della denominazione del partito storico. Dunque, oltre alla componente linguistica e storica, verranno analizzate anche quelle simboliche appartenenti all’iconografia del partito, cercando di comporre così un quadro generale dell’intera comunicazione del FN, guidata dalla sua presidente.
Ricapitolando il percorso di ricerca svolto, si è partiti dallo studio del manuale di Lorella Sini, la quale ha sviluppato un esteso studio sulla figura di Marine Le Pen, descrivendone le strategie e le tecniche adottate sul piano comunicativo. Successivamente, il lavoro è stato completato con l’aggiunta di una discussione che guarda al presente del partito e della sua leadership, facendo anche un confronto tra le ultime due campagne presidenziali a cui la presidente ha partecipato. Quest’ultima parte è stata ripresa da vari articoli di giornali della stampa sia italiana che francese, infine, è stata brevemente analizzata anche la comunicazione social del partito in confronto anche agli altri presente allo scontro elettorale.
La metodologia intrapresa mira ad una descrizione dell’evoluzione di tali argomenti partendo innanzitutto da un’introduzione storico-politica sia del partito che della sua leader, mostrandone le origini e raccontandone l’ascesa politica a seguito del fallimento paterno. Dopodiché, si entrerà nel vivo della discussione circa le metodologie e strategie di comunicazione passando attraverso le caratteristiche principali, come la dédiabolisation e la sovversione delle parole, e l’utilizzo dei simboli, sia storici che d’impatto. In seguito, verrà discussa la tematica del nazionalismo e della valenza dei termini patria e patriottismo al giorno d’oggi, sempre all’interno del FN e RN, contando anche i lasciti ereditari. In conclusione, ci sarà l’analisi dell’ultima campagna elettorale, volta a mostrare l’evoluzione ultima del partito e di Marine Le Pen stessa, sottolineandone i cambiamenti e le contraddizioni.
Il limite principale della mia ricerca sta nel limitato approfondimento della componente puramente politica e tecnica di essa; infatti, questa parte non viene presa più di tanto in considerazione, lasciando invece ampio spazio alle tecniche comunicative della stessa. Inoltre, i tecnicismi linguistici non sono stati approfonditi e sviluppati troppo nello specifico preferendo invece un livello più generale di studio.
Marine Le Pen: un’introduzione storico-politica
Marine Le Pen, figlia di Jean-Marie, fondatore del partito di estrema destra francese Front National (FN), comincia ad apparire sulla scena pubblica e politica a partire dal 2002, proprio in seguito all’evento denominato “le traumatisme du 21 avril”, quando il fondatore perse clamorosamente le elezioni presidenziali dello stesso anno. La figlia subentrò proprio successivamente a questa sconfitta mortificante per dare nuova linfa al partito e una speranza di rinascita dalle sue ceneri.
Alle successive elezioni presidenziali del 2007 diventerà la direttrice della comunicazione della campagna elettorale del padre, ricoprendo ruoli via via sempre più di rilievo. In seguito, nel 2011 subentrerà al genitore appena estromesso dal ruolo di segretario, prendendo le redini del partito e iniziando subito a liberarlo da figure scomode e ingombranti, ritenute non adatte a un contesto democratico, come quella di Alain Sorail, più volte condannato per incitamento all’odio razziale e all’antisemitismo.
Tra queste figure compare anche quella del padre, che fino ad allora aveva occupato la posizione di presidente d’onore del FN, venne espulso dal partito nel 2016 a causa delle sue dichiarazioni inammissibili. Grazie alla rimozione del padre, la figura più ingombrante di tutte, Marine riuscì a diventare la nuova segretaria generale: si presentò fin da subito combattiva e risoluta, incarnando il rinnovo della sua classe politica e della destra francese, pur mantenendo le posizioni storiche del partito.
Possiamo anche guardare alla famiglia Le Pen come una saga familiare, spesso paragonata a quella dei Kennedy in America, proprio per la successione ereditaria delle cariche politiche di padre in figlia prima, e di zia in nipote poi: infatti anche la nipote di Marine, Marion Marechal Le Pen, è da poco entrata in politica schierandosi nelle prime file del Front National, dando così una successione quasi dinastica alla famiglia Le Pen.
Tornando invece al principio, quando venne sciolto Nouveau Ordre nel 1973, l’allora partito di estrema destra radicale, i suoi membri passarono nel nuovo Front National che Jean-Marie Le Pen aveva appena fondato inglobando a sé svariati orientamenti politici, dai sovranisti ai nazionalisti, dai neonazisti agli estremisti. Con la salita al comando della figlia invece, la nuova scommessa politica fu quella di carpire il voto delle classi popolari e dell’elettorato femminile, quindi quello di espandere i propri confini ideologici.
Non appena Marine Le Pen prese le redini del partito, si rivelò subito una ferma nazionalista ed etno-differenzista, se non addirittura xenofoba, fondando la sua dottrina sul rifiuto dell’eredità dei Lumi e promuovendo invece il principio della laicità repubblicano. Inoltre, lotta contro l’iper-capitalismo ma contemporaneamente contesta il sistema di Welfare rivolto alle fasce più povere della popolazione. In definitiva, per definire il posizionamento politico del nuovo Front National si può dire che esso sogna una società basata su dei valori naturalizzanti, sotto un sistema politico costrittivo e gerarchico. Si configurerebbe dunque come uno dei tanti partiti populisti di destra, come se ne trovano in tutta Europa e non solo, che si basano su una società conservatrice e tradizionalista con una spinta reazionaria contro ogni tentativo progressista sostenuto dall’ala liberale o da quella socialista, ambedue avversarie politiche.
La linguistica della dédiabolisation lepenista
Per dédiabolisation si intende un processo linguistico messo in atto a partire dall’avvento di Marine Le Pen in politica, volto a neutralizzare la violenza verbale tipica del vecchio idioletto frontista, al fine di normalizzare il partito. Sono stati in prima istanza i media a costruire la narrazione della dédiabolisation proprio in risposta all’atteggiamento vittimistico del Front National, percepitosi come un partito demonizzato e delegittimato dalla società per le sue posizioni estremiste. Tant’è che oggi le dichiarazioni del fondatore Jean-Marie Le Pen vengono qualificate dalla stessa figlia come un linguaggio di un vecchietto esuberante affetto da senilità, senza tuttavia mai rettificarle o contrariarle. Come possiamo riscontrare in tutti i populismi di estrema destra, questo tipo di denegazione consistente nel minimizzare e mitigare un’espressione inammissibile, oppure nel rispondere che si sia trattato di un fraintendimento o di un’interpretazione errata, entrambi elementi facenti parte del discorso neofrontista, come di quello di tanti altri partiti radicali della destra contemporanea.
Il nuovo linguaggio lepenista è dunque il risultato di una strategia linguistica volta a trasmettere in maniera del tutto intenzionale l’ideologia del partito tramite il linguaggio usato per descriverlo. Possiamo riscontrare ciò a partire dal suo nuovo vocabolario, che sostituisce le tradizionali espressioni con delle corrispettive ideologicamente connotate, come nel caso della nozione di comunità usata in contrapposizione a quella di società, proprio per legittimare la sua visione politica etno-razzialista. Infatti, mentre il concetto di società indica l’integrazione di tutta la popolazione in un insieme unico, il significato di comunità rimanda invece a una società divisa tra forze in lotta tra di loro. Marine Le Pen però non si limita solamente a sostituire vocaboli, ma inventa anche dei neologismi costruiti ad hoc, come quello di communitarisme, derivato da communauté e concetto già presente nella destra radicale da più di un secolo in contrapposizione all’idea di Repubblica Nazionale.
Questo nuovo vocabolo è inteso come la rivendicazione radicale e identitaria dei gruppi islamici, a cui vengono frequentemente associati vocali dal valore dispregiativo. Il termine communitarisme diventerà poi una parola ombrello che rimanda a tutta una serie di altri vocaboli che costruiscono verbalmente la rappresentazione del pericolo dell’islamismo radicale insieme a quello della crisi migratoria, contro la sicurezza e l’unità nazionale francese. Un altro elemento di rilievo consiste nel rifiuto dell’eredità dei Lumi, ossia di quella cultura settecentesca che eleva i principi universalistici di uguaglianza al vertice della società. Infatti, Marine Le Pen tratta sempre con termini sprezzanti tutte le tematiche dei diritti umani e dei principi illuministi, contro i quali costruisce una sua posizione antagonista: ai concetti astratti e presunti di diritti umani si oppone la concretezza e la purezza dei legami naturali tra connazionali, legati dall’appartenenza comune alla patria, oltre che a quella di sangue. Secondo il Front National, sempre a causa dell’utopismo illuminista, si è prodotto un conseguente livellamento sociale verso il basso, così come confermato dalla scuola repubblicana che viene accusata di promuovere l’abbassamento del livello scolastico al fine di creare un’uguaglianza nelle opportunità tra i francesi e gli immigrati, spesso dotati di inferiori livelli di scolarizzazione. Questa costatazione fa parte del pensiero declinista, ossia l’ideologia della nuova destra reazionaria che lamenta la repressione delle potenzialità dei bambini francesi a favore di un pareggiamento dei livelli educativi.
Caratteristiche dell’idioletto neofrontista
Nella costruzione del nuovo idioletto vengono coniati una serie di neologismi tutti formati dal suffisso -isme, quali immigrationnisme, internationalisme, ultra-europeisme, droit-de-l’hommisme, homosexualisme. Il suddetto suffisso costituisce dunque una valenza dispregiativa che raduna tutta una serie di elementi contro cui si deve combattere, designando come nemici tutti quelli che sono favorevoli all’immigrazione, all’europeismo, ai diritti umani e civili. A questi precetti, Le Pen lancia la controproposta del suo alter-mondialisme (in Italia spesso ricondotto al Movimento no-global), che sostituisce l’ormai superato e sempre più in disuso nationalisme poiché connotato da una serie di significati negativi che ne hanno debilitato l’uso.
Nei discorsi di estrema destra un’altra strategia ricorrente è quella della denegazione, consistente nell’esclusione di alcuni eventi storici dal discorso pubblico, eventi nei quali l’estrema destra è stata condannata dalla storia per le violenze perpetrate, come nel caso della guerra di Algeria (1958-1962), in cui i coloni francesi cercarono di reprimere le rivolte indipendentiste, o ancora in quello del governo di Vichy, colpevole dello sterminio di decine di migliaia di ebrei francesi. Questi fatti storici sono considerati dei tabù per la destra radicale, per cui vengono designati con la fraseologia “le ore più buie della nostra storia”, che risulta volutamente ambigua e generica rispetto a degli eventi storici precisi e ampiamente documentati. Grazie all’uso di questa espressione fuorviante si evita dunque di citare quei tragici eventi nel tentativo di offuscarli e occultarli dalla memoria collettiva.
Oltre alla denegazione, possiamo notare nel discorso neofrontista un largo uso di espressioni che mettono in dubbio la legittimità dell’altro, tramite i termini “cosiddetto”, “falso”, “finto” e “presunto”. Si forma dunque una netta contrapposizione tra il dire proprio, vero e legittimo, e il dire dell’altro, sfalsato e illegittimo; ciò è indice di un diffuso scetticismo e diffidenza contro chiunque manifesti d
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