LE COMPLESSE DINAMICHE LEGISLATIVE
CONNESSE ALLA DISABILITÀ.
UN ANALISI DAL MEDIOEVO AI GIORNI
NOSTRI
ANTELMI ANDREA Relatore:
Matricola 294700 Prof. FRANCESCO POLITI
1
Le radici dell’educazione sono amare, ma il frutto è dolce.
Aristotele
2
INDICE
INDICE ................................................................................... 3
PARTE PRIMA ....................................................................... 5
INTRODUZIONE ................................................................... 6
CAPITOLO UNO: DAL MEDIOEVO ALLA LEGGE 118
DEL 1971 ................................................................................ 8
1.1 L’assetto scolastico dell’Italia medievale e rinascimentale ........................... 8
1.2 L’Ottocento: la legge Casati e la legge Coppino ......................................... 10
1.3 L’istruzione nella prima metà del ‘900 ........................................................ 12
1.4 La riforma Gentile: tra isolamento e “scuole speciali” ................................ 14
1.5 L’istruzione nella Costituzione Italiana ....................................................... 15
1.6 Gli anni 70: la disabilità ............................................................................... 18
CAPITOLO DUE: DALLA LEGGE 104/1992 AL PEI ........... 21
2.1 La legge 104 del 1992 .................................................................................. 21
2.2 La riforma Moratti ....................................................................................... 24
2.3 La Legge 170 del 2010 ................................................................................ 25
2.4 I BES e la Direttiva Ministeriale 27 dicembre 2012 .................................... 31
2.5 La legge 107 del 2015 e i successivi decreti attuativi.................................. 33
2.6 Il “nuovo” PEI ............................................................................................. 37
CONCLUSIONI ................................................................... 41
PARTE SECONDA ............................................................... 43
INTRODUZIONE ................................................................. 44
CAPITOLO UNO: CONTESTO SCOLASTICO ................ 46
3
1.1 Informazioni generali e descrizione del contesto scolastico ........................ 46
1.2 Organizzazione scolastica in funzione dell’inclusione ................................ 47
1.3 Osservazione sul contesto classe ................................................................. 49
CAPITOLO DUE: DESCRIZIONE E OSSERVAZIONE
DELL’ALUNNO ASSEGNATO .......................................... 54
2.1 Descrizione del alunno assegnato ................................................................ 54
2.2 Osservazione oggettiva del alunno assegnato .............................................. 57
2.3 Osservazioni soggettive ............................................................................... 59
CAPITOLO TRE: L’ATTIVITA’ SVOLTA IN CLASSE -
EMOZIONIAMOCI ............................................................. 61
3.1 Premessa ...................................................................................................... 61
3.2 Il progetto ..................................................................................................... 64
3.3 Rendicontazione dell’esperienza ................................................................. 67
Conclusioni ........................................................................................................ 69
CAPITOLO QUATTRO: IL PRODOTTO MULTIMEDIALE
............................................................................................... 71
4.1 Le TIC e la scuola ........................................................................................ 71
4.2 Le TIC e i bisogni educativi speciali ........................................................... 73
4.3 Gli strumenti: Book Creator ........................................................................ 74
4.4 Gli strumenti: Wordwall .............................................................................. 76
4.5 Fasi di realizzazione..................................................................................... 77
BIBLIOGRAFIA .................................................................. 82
SITOGRAFIA ....................................................................... 84
4
PARTE PRIMA
5
INTRODUZIONE
L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità è stato un tema di grande
rilevanza nella storia della scuola e degli ordinamenti italiani e non solo. Nel corso
dei secoli, il sistema scolastico italiano ha attraversato cinque fasi; si è passati
dall’esclusione totale degli alunni con disabilità all’isolamento degli stessi in scuole
speciali, per giungere poi all’inserimento e all’integrazione nella scuola e, infine,
all’inclusione nella “scuola per tutti”.
Il primo periodo, quello dell’esclusione, ha rappresentato un’epoca oscura in cui
non esistevano norme legislative specifiche per la formazione degli alunni con
disabilità. La Legge Casati 1859, che sanciva l’istruzione obbligatoria e gratuita per
i minori nell’ottica dell’uguaglianza dei sessi; tuttavia non riconosceva il diritto
all’istruzione delle persone con disabilità in quanto ritenuti ineducabili.
Successivamente, con la legge n.118 del 30/03/1971, si assiste al primo
provvedimento legislativo in materia di inclusione degli alunni con disabilità. L’art.
28 afferma che l’istruzione dell’obbligo deve avvenire nelle classi normali della
scuola pubblica, salvo i casi in cui i soggetti siano affetti da gravi deficienze
1
intellettive o da menomazioni fisiche di tale gravità da impedirlo .
Negli ultimi anni la prospettiva di inclusione nella “scuola per tutti” ha assunto un
ruolo sempre più centrale nel dibattito pubblico. La legge 3 marzo 2009 n. 18,
sottoscritta dall’Italia il 30 marzo 2007, autorizza la ratifica della Convenzione delle
Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, rappresentando un notevole
passo in avanti delle politiche di inclusione sociale.
La Legge n. 170 del 8 ottobre 2010 riconosce la dislessia, la disgrafia, la
disortografia e la discalculia quali disturbi specifici dell’apprendimento (DSA),
garantendo l’uso di strumenti didattici e tecnologici di tipo compensativo e misure
dispensative.
1 Legge 118 del 30 Marzo 1971. “Conversione di legge del D.L. 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove
norme in favore dei mutilati ed invalidi civili”. Gazzetta Ufficiale n. 82 del 2 aprile 1971.
6
Infine, la Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 ha introdotto l’acronimo BES
in riferimento agli alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES), concetto che, nella
fattispecie, comprende gli alunni DSA, alunni con disturbi evolutivi specifici e
soggetti per i quali è riconosciuto uno svantaggio socioeconomico, linguistico e
culturale.
L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità ha conosciuto dunque fasi
importanti nella storia della scuola e degli ordinamenti in Italia: dalla situazione
originaria di esclusione da qualsiasi intervento educativo, si è giunti alla prospettiva
di inclusione nella “scuola per tutti”, secondo approcci progressivamente più aperti
alla cura educativa di bisogni differenti e all’ “inclusione” di tutte le diversità.
In questa sede saranno oggetto di esame dunque le varie fasi della storia
dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità in Italia, analizzando le leggi e
norme che hanno contribuito all’evoluzione del sistema scolastico in una
prospettiva sempre più inclusiva e accogliente. Un processo lungo e difficile, spesso
ostracizzato ma indubbiamente inarrestabile che ha condotto il nostro paese ad
assumere il ruolo di modello virtuoso in merito alle politiche di integrazione
scolastica. 7
CAPITOLO UNO: DAL MEDIOEVO ALLA
LEGGE 118 DEL 1971
1.1 L’assetto scolastico dell’Italia medievale e
rinascimentale
La scuola italiana si caratterizza per essere una delle istituzioni scolastiche più
antiche e rinomate del mondo. È Plauto a documentare l’esistenza della prima
2
scuola pubblica già nel III sec. a.C.
Durante il medioevo in Italia l’istruzione era gestita interamente dalla Chiesa
Cattolica, che ne controllava l’accesso e il contenuto; non esistevano infatti scuole
laiche o pubbliche, quest’ultime scomparse con la caduta dell’Impero Romano.
L’istruzione nel Medioevo era un privilegio riservato a pochi, tanto che ne godevano
principalmente i membri del clero e dell’aristocrazia. Il sistema medievale
prevedeva tre tipologie di scuole: le scuole parrocchiali, che furono le prime a
sorgere, erano finalizzate a fornire un’istruzione accessibile a tutti; le scuole
vescovili, anche note come scuole cattedrali, erano poi finalizzate all’istruzione del
clero; infine vi erano le scuole frequentate dai figli dei nobili e dai membri del clero,
quelle monastiche le quali, caratterizzate dalla presenza di grandi biblioteche, erano
ritenute le scuole più rinomate del medioevo. Durante il Basso Medioevo, iniziano
a sorgere anche delle istituzioni scolastiche private.
L’istruzione medievale era dunque appannaggio di pochi pertanto il tasso di
analfabetismo era elevatissimo, anche se tutti potevano accedere all’istruzione
elementare presso le scuole dei monasteri, destinate principalmente ai figli dei
contadini.
L’assetto scolastico mutò gradualmente con l’inizio del XII secolo, poiché anche
alcune monarchie iniziarono a sensibilizzarsi al tema dell’istruzione, ed è in tale
2 Plutarco, Tutti i moralia, 2017. 8
periodo che nacquero numerose scuole laiche private e comunali che, in buona
sostanza, ricalcavano il nostro attuale sistema di istruzione. Oltretutto nel corso del
XIII secolo furono istituite le prime università.
Nel Medioevo gli alunni con disabilità non avevano accesso all’istruzione e
venivano sistematicamente esclusi dalle scuole. La disabilità era spesso vista come
un segno di peccato o come una punizione divina, pregiudizio questo che portava
all’emarginazione sociale e alla segregazione. Gli individui con disabilità pertanto
erano spesso assistiti dalle famiglie o da organizzazioni religiose; oltretutto veniva
totalmente preclusa loro la possibilità di accedere all’istruzione formale, data del
3
resto l’assenza di scuole o servizi specifici .
Il Rinascimento vide un aumento esponenziale del numero di scuole comunali
gratuite come quelle di Lucca e Milano, uniche nel loro genere. Culla del risveglio
culturale di tutta la penisola italiana e dell’intera Europa, l’epoca rinascimentale
sancì un incremento della produzione artistica, delle scoperte scientifiche e della
cultura in genere.
Ai fini di uno studio esaustivo della storia delle istituzioni scolastiche, è importante
comprendere quali siano state le innovazioni apportate dalla cultura umanistica e
da quella rinascimentale. È proprio in questo periodo storico infatti, che sorge un
movimento culturale portatore di un nuovo modo di pensare il ruolo dell’uomo nel
mondo; quest’ultimo infatti, guidato dalla rinnovata fiducia nella Ragione umana,
diventa artefice del proprio destino, libero di realizzare i suoi progetti, protagonista
indiscusso della storia universale, manipolatore della natura e di conseguenza
padrone di quest’ultima. Nuova linfa agli studia Humanitatis derivò tanto dalla
riscoperta della tradizione culturale dei classici greci e latini, quanto dalla neonata
filologia, disciplina questa che permise agli umanisti di costruire un approccio
critico verso i testi religiosi e non solo. L’istruzione divenne dunque un aspetto
fondamentale sia per il singolo individuo che per la gestione degli assetti
monarchici. Se da un lato infatti il Rinascimento vide la nascita di nuove scuole,
3 Rosso P. La scuola nel Medioevo, 2018 9
dall’altro fu testimone dell’espansione delle università e della comparsa delle
cosiddette accademie.
Un grande contributo al miglioramento della formazione delle giovani menti giunse
nel XV secolo, con l’avvento della stampa a caratteri mobili, una delle più grandi
innovazioni registrate in epoca rinascimentale. Grazie a questa tecnologia venne del
tutto rivoluzionato il metodo di produzione e riproduzione dei testi i quali fino a
poco tempo prima erano ricopiati a mano dai monaci amanuensi. La stampa favorì
una più rapida produzione di testi, i quali per ovvie ragioni erano venduti ad un
prezzo nettamente inferiore rispetto ai testi prodotti nei monasteri.
Nonostante la mancanza di un sistema scolastico diffuso, capillare e obbligatorio,
in epoca rinascimentale si registra un implemento del numero di scuole ed un
maggiore tasso di alfabetizzazione nella popolazione. L’istruzione, tuttavia, era
accessibile ai maschi, mentre donne e soggetti disabili erano esclusi dal sistema
educativo.
1.2 L’Ottocento: la legge Casati e la legge Coppino
Prima del 1800 in Italia non esisteva il concetto di scuola dell’obbligo. Frequentare
la scuola pubblica era una scelta discrezionale dell’alunno e della famiglia. La
frequenza divenne obbligatoria solo per mezzo della Legge Casati n. 3725/1859.
Tale legge fu una delle più importanti riforme dell’istruzione elementare in Italia.
Introdotta dall’allora Ministro dell’Istruzione Gabrio Casati, rappresentò un
importante passo in avanti verso l’istruzione pubblica e l’alfabetizzazione di massa.
La legge sanciva la gratuità e l’obbligatorietà dell’istruzione elementare per tutti i
bambini di età compresa tra i 6 e i 9 anni; articolava inoltre la stessa l’istruzione
elementare in due gradi, uno inferiore e uno superiore, ciascuno della durata di due
anni. Al fine di arginare la piaga dell’analfabetismo, Casati incluse nella legge la
creazione di nuovi istituti scolastici sul territorio comunale e la formazione degli
insegnanti.
La Legge Casati sancì un cambiamento significativo nella società italiana poiché
fino ad allora l’istruzione era stata principalmente gestita dalle autorità religiose o
10
dalle famiglie. Per mezzo di tale legge veniva garantito l’accesso all’istruzione a
tutti i bambini, indipendentemente dalla loro classe sociale o dal loro background
familiare. Da non sottovalutare è anche l’importante contributo che la legge diede
all’unificazione dell’Italia poiché nel Risorgimento la penisola era ancora
frammentata in stati indipendenti. Obiettivo della legge era dunque quello di
coadiuvare la nascita di un popolo istruito ed alfabetizzato, in grado di partecipare
attivamente alla vita politica, sociale e culturale del paese.
La Legge ebbe un impatto fortemente positivo sull’istruzione in Italia tanto da
rappresentare un modello per le riforme dell’istruzione in altri paesi europei.
Tuttavia, al netto della nobiltà delle intenzioni iniziali, l’attuazione della legge fu
lenta e problematica a causa della resistenza delle autorità locali e della mancanza
di risorse finanziarie per la costruzione di nuove scuole e la formazione degli
4
insegnanti .
Per la prima volta, grazie a questa normativa, si acquisì una maggiore
consapevolezza circa l’importanza dell’istruzione; contestualmente tale normativa
non solo rese lo Stato responsabile dell’amministrazione e del mantenimento delle
scuole ma, al contempo, permetteva la nascita di istituzioni scolastiche private le
quali tuttavia non avevano facoltà di emettere diplomi o certificazioni.
Sebbene la Legge Casati sancisse quindi l’obbligatorietà, la gratuità e l’uguaglianza
dei due sessi in termini di istruzione elementare, non venne riconosciuto il diritto
all’istruzione delle persone con disabilità, le quali ancora una volta rimanevano
totalmente escluse dal sistema scolastico.
Un ulteriore passo in avanti nel mondo della legislazione scolastica è rappresentato
dalla Legge Coppino la quale, ufficialmente nota come Legge n. 517/1877, fu
introdotta dal ministro dell’Istruzione Guido Baccelli prendendo tuttavia il nome
5
dal suo principale promotore, il deputato Alessandro Coppino .
Cronologicamente successiva alla Legge Casati, la Legge Coppino fu un ulteriore
importante riforma dell’istruzione, in quanto fu il primo atto normativo che
4 Colucci G. La scuola in Italia. Dalla Legge Casati del 1859 ai decreti delegati, 1975
5 Canestrati G. La scuola in Italia dalla Legge Casati a oggi, 1976
11
concretamente elevò il tasso di alfabetizzazione della penisola. La norma prevedeva
l’obbligo dell’istruzione primaria per tutti i bambini tra i 6 e i 9 anni con la
possibilità dell’estensione fino ai 12 anni e l’istituzione di scuole tecniche e
professionali. Attraverso questa legge vennero altresì istituite le scuole serali per gli
adulti che non avevano avuto accesso all’istruzione primaria.
La Legge Coppino rappresentò un vero spartiacque per lo sviluppo dell’istruzione
e la formazione professionale, ma incontrò l’opposizione di molti conservatori che
erano contrari all’idea di un’istruzione pubblica, obbligatoria e gratuita. La legge
fu abrogata nel 1923 per mezzo della riforma omonima del filosofo neoidealista
6
Giovanni Gentile .
1.3 L’istruzione nella prima metà del ‘900
La legge Casati e la legge Coppino hanno rappresentato un impulso vitale per lo
sviluppo del sistema scolastico italiano. Per quanto attiene invece al periodo
relativo alla prima metà del ‘900, un primo importante intervento normativo da
annoverare è la Legge Orlando del 1904.
La Legge Orlando n. 40
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