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Storia della danza: dal medioevo ai giorni nostri

La danza è una manifestazione propria dell'umano, però nella cultura occidentale quella che in origine era una spontanea emanazione ritmica del corpo, slegata da qualsiasi funzionalità utilitaristica, oggi ha assunto i tratti specifici che la rendono un'arte bidimensionale (agita nel tempo/spazio) e finalizzata alla comunicazione estetica. La caratteristica fondamentale della danza è di essere effimera (non si affida ad alcun elemento testuale persistente) e ha sempre carattere di evento, è plastica, visiva e cinetica (crea forme e figure nello spazio che possono essere colte solo da uno sguardo d'insieme e attribuisce ogni volta un nuovo significato al luogo del suo accadere).

L'eredità del mondo antico nel medioevo europeo e la civiltà cortese

Il passaggio del testimone

Lo spettacolo medievale intrattiene rapporti di continuità con la realtà teatrale della tarda latinità (età imperiale), come la pantomima (forma mimica e coreografica da cui è esclusa la parola e che fonda la sua forza comunicativa sul linguaggio gestuale). Il movimento del danzatore rappresentava le passioni umane tessendo un racconto attorno ad argomenti seri (mito, storia, leggenda); il danzatore è una presenza corporea, portatore di una forma di spettacolarità para-teatrale. Per lungo tempo le forme di teatralità del medioevo sono giochi circensi, battaglie, corse con carri, segno di continuità pagana.

L'eredità lasciata riguarda soprattutto la distanza tra danzatore e spazio di visione, più una fruizione decisamente spettacolare dell'evento che condiziona la scena a partire dai gusti del pubblico. La figura dell'histrio (che affidava al corpo la comunicazione) era considerata degradante, mentre godeva maggiore considerazione l'actor (attore di parola che fondava la sua professionalità sull'uso della parola).

Il Cristianesimo lanciò invettive contro danza e teatro, considerati idolatria e immoralità, condannati per le modalità di rapporto fra evento e spettatore, tutte centrate sull'organo visivo con cui l'uomo subisce l'ostentazione del peccato. Le capacità dell'istrione comprendevano danze, acrobazie, imitazione, canto, e esecuzione strumentale.

Gli attori dell'Alto Medioevo sono portatori di una teatralità diffusa, tra cui la festa, momento privilegiato per l'emergere della cultura bassa e occasione per la celebrazione di rituali di fertilità di origine pagana; la danza è spesso associata all'uso di maschere. La danza trova nelle corti della fine del XIV secolo il luogo visibile della sua manifestazione, però ad uso socio-celebrativo, regolata da protocolli inalterabili.

Il giullare, dal IX secolo, è designato da molti termini per indicare gli attori di spettacolo e potrebbe riferirsi a un'unica categoria di individui, collocati ai margini della società e condannati. La professionalità del giullare consisteva in esibizioni mimico-gestuali con finalità spettacolari di fronte a un pubblico, per ragioni di lucro, basate su musica, canto, gestualità mimico-drammatica, danza e acrobazie. I moduli spettacolari appartengono alla comunità dell'universo antropologico popolare, che prevedeva l'ostentazione della corporeità bassa e grottesca, come smorfie. Il giullare utilizza la totalità del corpo per comunicare, compiendo gesti inconsueti e trasgressivi nei confronti dei codici condivisi collettivamente.

Dal XII secolo diventano più stabili due tipologie: istrione di antica tradizione romana e skop anglosassone. Altra caratteristica del giullare è il nomadismo che favorisce l'incontro di culture lontane; è visto sempre come uno straniero, privo d'identità precisa, per cui gli è concesso di attraversare realtà e luoghi preclusi ad altri.

Dal XII-XIII secolo gli spettacoli di giulleria medievale iniziano a includere anche nuclei drammatici: l'attore inizia a rappresentare dei caratteri accompagnando la recitazione con gesti e atteggiamenti. Fra le forme coreiche interpretate vi sono le ballate e i rotundelli. Lo spettacolo medievale usa il canto, la danza e la mimica in chiave drammatica, anche se non ha ancora intenti coscientemente teatrali poiché prevale l'elemento ludico. La danza macabra aveva per protagonista il tema della morte, eseguita presso cimiteri, chiese, oratori.

La civiltà cortese

Dall'XI secolo vi è una progressiva legittimazione della giulleria; alcuni autori operano delle distinzioni gerarchiche che tendono a riqualificare culturalmente e socialmente gli attori. San Tommaso e Bonaventura sostenevano che l'attività ludica e il divertimento potessero essere strumenti per il riposo dell'animo, purché con moderazione e nei tempi e spazi consentiti dalla chiesa. L'atteggiamento della chiesa verso lo spettacolo era duplice: nemica di ogni manifestazione con connotazione pagana, ma al contempo cercava di appropriarsi delle più significative espressioni spettacolari nel tentativo di cristianizzarle.

In alcuni casi le tecniche del giullare divennero uno strumento per la pratica di evangelizzazione di alcuni ordini mendicanti, rappresentando vite dei santi ed episodi della storia sacra. La stabilizzazione dello statuto del giullare lo porta spesso a diventare un trovatore, un cantore che si esibisce nelle principali festività e racconta le proprie opere. La conquista della scrittura consente di uscire dalla categoria del teatro per entrare nel letterario.

La stabilizzazione è da correlare alla mutata situazione storica, politica e sociale: dal XIV secolo in Europa si costituiscono le corti signorili che diventano luoghi di arte e cultura; in questo clima la danza assume un importante ruolo sociale, come negli spettacoli conviviali. Dal 1400 le coreografie da eseguire in coppia, legate all'amor cortese, iniziano a distinguersi in danza di corte, giullaresca e popolare.

La corte, col progressivo stabilizzarsi della comunità urbana, dà origine a una cerimonialità istituzionale realizzata anche per imporre la nuova visione del potere del gruppo dominante: la festa diventa seria, con gestualità ordinata e misurata, che esplicita la tensione utopica per una città regolata e ordinata che esprime significati, valori, gerarchie, tradizioni.

Danza sociale ed evento spettacolare nel 1400

Fino al 1400 la festa è il luogo naturale dello spettacolo. Tra medioevo ed età moderna la danza dei ceti dominanti abbandona progressivamente il corpo grottesco della festività popolare, passando dalla libera espressione del corpo tipica del giullare e dei balli popolari alla codificazione rigida di un linguaggio coreico e un repertorio definito di forme, nei rituali di corte la danza diventa specchio della nuova realtà sociale.

Nasce una manualistica della danza, come quella di Domenico da Piacenza e Antonio Cornazano, la cui finalità è la valorizzazione dell'arte come scienza: la danza diventa una disciplina elitaria perché il suo corpus di regole esige una competenza più specifica. Si afferma la figura del maestro di danza, dotto teorico in grado di legittimare la propria arte.

Dal 1400 si aggiunge la componente teatrale della danza, assumendo le forme del balletto, e la festa è scandita dal tempo laico del principe. Un aspetto importante è la disposizione della sala, funzionale alla rappresentazione della corte e comunità. La danza era presente in quasi tutti gli spettacoli, come tornei, giostre e banchetti, occasioni per sondare il potere/consenso e per la divulgazione di determinate idee, mostrando ricchezza e potenza.

In area franco-borgognona il genere più diffuso è il passo d'armi, in cui una vicenda cavalleresca funge da pretesto per un'architettura spettacolare ritualizzata. Altre forme d'intrattenimento comprendevano entrate solenni e trionfi in concomitanza con l'arrivo di ospiti importanti. Anche il banchetto era una forma di spettacolo in cui inserire intrattenimenti, con lo scopo di stupire gli ospiti e autocelebrare la corte.

Da questa fase, danza e teatro prendono strade progressivamente divergenti; testimonianza ne è l'affermazione della moresca, esibizione teatrale offerta da professionisti, danza di carattere pantomimico, utilizzata per feste nuziali col significato di rito di fertilità. La danza, sottoposta ai nuovi codici della corte, non deve essere letta unicamente come operazione di organizzazione del consenso, ma come esito di un'istanza di comunicazione di quell'utopia socioculturale propria dell'epoca che identificava l'idealità urbana della città-stato del 1400 amministrata con giustizia, con la pace e benessere di tutta la comunità.

Il Rinascimento coreico

Fra 1400 e 1500 la festa è ancora il luogo naturale dello spettacolo, meno legata alle scansioni calendariali sacre e più agli avvenimenti di vita del principe. Nasce un nuovo repertorio di danze, introduzione dell'artificio nella coreografia, che significa abbandonare l'incedere naturale del corpo a vantaggio di creazioni sempre più originali. Si osserva una progressiva semplificazione della struttura delle danze e la moltiplicazione delle scuole di danza a cui partecipano anche i cittadini, segno di un cambiamento sociale dell'utenza.

Danza e tradizione musicale in Europa

Nella prima metà del 1500 la danza sociale diventa un linguaggio comune in Europa, con filoni nazionali, e c'è testimonianza di una notevole quantità di musica per la danza. Tra Italia e Francia c'è un continuo scambio culturale. In età moderna la danza affonda le sue radici nell'esperienza umanistica delle corti italiane, in particolare il ballare lombardo, e si propaga in gran parte dell'Europa, con l'affermazione di maestri e ballerini itineranti che favoriscono la circolazione dei repertori.

La danza europea del 1500 vede un processo di volgarizzazione e standardizzazione. Esempi di danze sono il tourdon, di origine francese, la pavana, una lenta processione, e la gagliarda, vivace e saltata. Anche in Italia si osservano simili dinamiche.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ankh79 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della danza e del mimo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Pontremoli Alessandro Piero Mario.
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