Università Telematica "e-Campus"
Facoltà di Giurisprudenza
Corso di laurea in Servizi Giuridici
Aspetti giuridici connessi al fenomeno seriale con particolare riferimento alla donna serial killer
Relatore: Prof.ssa Valentina Marsella
Tesi di laurea di: Giuseppe Pellegrino
Matricola numero 247085/2020
Anno accademico 2022/2023
Autorizzazione alla consultazione della tesi di laurea
Il sottoscritto Giuseppe Pellegrino, N° di matricola 247085/2020, nato a Bari il 19-11-1973, autore della tesi dal titolo "Aspetti giuridici connessi al fenomeno dell'omicidio seriale con particolare riferimento alla donna serial killer",
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Data: 09-gennaio-2023
Abstract
L’elaborato, “Aspetti giuridici connessi al fenomeno seriale con particolare riferimento alla donna serial killer”, è stato realizzato dal laureando Giuseppe Pellegrino, matricola numero 247085/2020. L'argomento relativo ai serial killer è stato sviluppato in tre parti, ognuna finalizzata a chiarire aspetti specifici del fenomeno sia dal punto di vista giuridico che da quello psicopatologico, con particolare riguardo al fenomeno dei serial killer donne.
Nella prima parte si è data la classificazione dei serial killer sia tassonomica che eziologica. Nella parte centrale si è approfondito l’assetto giuridico del nostro ordinamento in relazione al reato continuato, alla funzione rieducativa della pena, alla umanizzazione della stessa ed alla funzione intimidativa. La parte finale approfondisce gli aspetti psicopatologici legati al fenomeno del serial killer declinato al femminile con la relativa classificazione. In tutto lo svolgimento ci si è preoccupati di ricercare una definizione di serial killer, di evidenziare le differenze tra le diverse tipologie e che, infine, potesse assumere un tono univoco che ricomprendesse in sé le definizioni date dagli studiosi a cui ci si è riferiti nel corso della stesura.
Indice
- Introduzione
- I Capitolo: L'omicida seriale
- 1.1 Inquadramento storico
- 1.2 Elementi dell'omicidio seriale
- 1.3 Classificazione seriale
- 1.4 La donna serial killer
- II Capitolo: Aspetti giuridici connessi
- 2.1 Il reato continuato
- 2.2 L'imputabilità
- 2.3 L'impulso a confessare
- 2.4 La Pena
- III Capitolo: Aspetti psicopatologici
- 3.1 La psicopatologia del serial killer
- 3.2 Serial killer potenziali
- 3.3 Serial killer femminili
- 3.4 Classificazione seriale femminile
- 3.5 Conclusioni
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Introduzione
In relazione al serial killer, sono molteplici le delineazioni che sono state fatte nel tempo nella letteratura scientifica; spicca un tratto distintivo allarmante tra esse: quanti hanno avuto modo di conoscerli personalmente non hanno sospettato nulla, ritenendole persone assolutamente normali e scevre da qualunque forma di dubbio e di sospetto. Di volta in volta si è trattato delle personalità più disparate ma pur sempre, apparentemente, innocue. A volte il classico “buon vicino di casa, disponibile ed educato, altre volte il classico “buon padre di famiglia” ed altre, ancora, un lavoratore serio, indefesso e ligio al dovere. Certo tali testimonianze sono alla base di una rilevante esasperazione dei timori e della preoccupazione sociale, in quanto queste condotte omicidiarie danno l’impressione di essere state realizzate non da un individuo “pazzo” o da un “folle”.
Alla luce delle atrocità che essi riescono ad attuare viene naturale definirli “pazzi” ma la letteratura giuridica insegna che il più delle volte si tratta di persone perfettamente in grado di intendere e di volere. Con ogni probabilità è lo scontro tra una figura sana di mente e le nefandezze da essa commesse che portano l’opinione pubblica a prefigurarli come veri e propri “mostri”. L’uso di tale terminologia è, spesso, criticata dagli studiosi del fenomeno, dato che: “Il serial killer non è un mostro [...] ma un essere umano che reagisce in maniera patologica ad alcuni eventi che influenzano il normale fluire della vita e che in lui prefigurano un senso ed un valore dai toni particolarmente ostile, contrario e sfavorevole.”.
Il fenomeno del serial killer negli ultimi decenni viene affrontato come un argomento sempre più in termini di quotidianità dell’evento, come dimostrano decine e centinaia tra fiction televisive e cinematografiche. Tutta questa notevole attenzione, giornalistica, mediatica ecc., non è riuscita a rendere evidente una più adeguata ed analitica conoscenza del fenomeno, mentre ha di certo contribuito a rendere “dozzinale” le sembianze dell’omicida seriale.
Il termine serial killer fu “coniato” dall’agente speciale dell’FBI Robert Ressler, al termine degli anni settanta del secolo scorso, definendolo come un individuo che uccide più persone, in tempi e luoghi diversi senza un apparente motivo, anche se lo sfondo sessuale del delitto è quasi sempre riconoscibile. Questa definizione però non mette tutti d’accordo, dal momento che esistono autori che accettano tre vittime per parlare di serial killer come se si trattasse di un normale sicario e, soprattutto, mosso da motivazioni di qualunque genere. Altri autori preferiscono parlare di serial killer solo laddove oltre il numero di vittime si possa ravvisare un movente sessuale. Stando alle diverse definizioni risulta difficile catalogare i più giusti serial killer dai meno realistici.
L’elaborato di tesi origina dalla necessità di fare chiarezza in questa "confusione", questa significativa varietà di individui che si sono macchiati di un congruo numero di omicidi, con attività e stimoli più disparati, ormai comunemente riuniti nell'onnicomprensivo "contenitore" del serial killer. L’elaborato si propone un doppio obiettivo: per un verso conoscere meglio la definizione più appropriata di serial killer e, dal punto di vista psicopatologico, di chiarire ancor meglio la figura del serial killer femminile; figura omicidiaria fin troppo poco studiata rispetto all’omologa maschile.
Nel corso della stesura ci si è domandato: chi è il serial killer? E ancora: chi è il serial killer femminile e per quali tratti si distingue da quello maschile? Verrà tracciato il profilo seriale femminile con particolare riguardo anche all’aspetto giuridico del reato continuato, alla tipologia delle vittime prescelte, nonché si darà il giusto spazio al tema della maggiore o minore imputabilità del killer ed, ovviamente, alla sua pericolosità sociale, alla eventuale pena ed a tutte le possibili misure di sicurezza preventive, nonché all’offerta trattamentale, laddove si ritenga possibile una, poco frequente verificabile, risocializzazione del soggetto.
I Capitolo: L’omicida seriale
Riferimenti storici
Il fenomeno dell’omicida seriale è da sempre esistito in tutto il mondo, se oggi se ne parla tanto frequentemente è solo grazie al rapido sviluppo dei mezzi di trasmissione e di comunicazione, che rendono tali informazioni e notizie molto più facilmente accessibili alle masse. Per citare un esempio di personaggi famosi che possano essere annoverati tanto tra gli assassini seriali, quanto tra quelli di massa (mass killer), basterebbe richiamare alla memoria le azioni dell’Imperatore Nerone, che tra le sue vittime annoverava: la madre Agrippina, l’imperatore Claudio, il fratellastro Britannico ed anche la zia paterna, per motivi di avidità e lo scempio fatto contro un intero popolo con l’incendio di Roma.
Al V secolo D.C. si fa risalire il caso più antico di omicidio seriale, che vide quale protagonista un magnate yemenita, Zu Shenatir, che attirava le sue vittime con una tecnica sottilmente ingannatrice: offriva loro cibo ed agi e, successivamente, procedeva a sodomizzarle e ad ucciderle. Pare che sia morto proprio per mano di una delle sue potenziali vittime. Nel XIII secolo d.C, in India, la dea Kalì fu di ispirazione ad una setta che realizzò circa 40.000 omicidi e che venne annientata appena prima del XIX secolo. In queste epoche l’atto di uccidere era vissuto non come un reato, bensì come una vocazione, quasi una missione, per cui gli atti delittuosi non creavano nessun senso di colpa in coloro che li commettevano.
Intorno alla fine del XIX sec. D.C in Inghilterra, ed esattamente nell’anno 1888, si ebbero gli omicidi di “Jack lo Squartatore”. Costui uccise 5 prostitute in maniera brutale, prima uccidendo le vittime con un’arma bianca (nello specifico un coltello) e successivamente mutilando i cadaveri. A poco meno di due secoli successivi, tra il 1968 ed il 1985, risale il caso del Mostro di Firenze, che uccise diverse persone (coppie appartate per effusioni amorose). Ebbe inizio così una serie di omicidi, a partire dalla nota coppia di turisti tedeschi del Van Wolkwagen.
Il fenomeno dei “delitti seriali" non ha una delimitazione territoriale, ma è esteso un poco dappertutto, sono parecchi criminali seriali che operavano il crimine al di fuori dei confini della propria nazione: a Boston Thomas Piper e Jesse Pomeroi, il primo uccise tre donne, il secondo numerosi bambini dopo averli anche torturati. Il fenomeno del killer seriale sembra essere molto più spiccatamente evidente e diffuso nei paesi più ricchi e molto meno in quelli c.d. del Secondo Mondo, tant’è che: “Il fenomeno dei serial killer è strettamente connesso allo stato della economia dei diversi Paesi: quando aumenta la situazione di benessere e di sviluppo industriale, si verifica un incremento di crimini di tipo omicidario”.
A suffragio di questa tesi giungono i dati che rilevano una grande maggioranza di omicidi di natura seriale nei paesi del Primo Mondo rispetto a quelli che vengono registrati nei Paesi del Secondo Mondo. Nel tempo sono state eseguite numerose ricerche di natura statistica, i cui risultati e conclusioni erano, peraltro, tra loro molto discordanti, come ad esempio quelle condotte da Jackins e quelle esperite da Newton. Queste non avrebbero dato risultati credibili, per cui sarebbero state poco utili perché le condizioni iniziali degli studi non partivano da una comune definizione dell’omicida seriale.
Per creare un legame di correlazione tra grado di industrializzazione della società e fenomeno dell’omicidio seriale: secondo Jackins gli omicidi seriali “hanno in comune il fatto di una forte percezione di inadeguatezza nelle relazioni intersoggettive e sentono di essere esclusi dalle chances di affermazione personale nel proprio contesto sociale, in una parola si può definire alienazione.” La maggiore o minore percentuale di presenza di tali soggetti, pericolosi per sé e per la comunità, nelle società più evidentemente industrializzate, sarebbe da ricondurre ad una forte alienazione dal contesto sociale e dalla vita comunitaria. Questa è una delle evidenze su cui trovano fondamento tali elementi, ed è rilevabile, concretamente, negli USA ed in tutti quei Paesi in cui a causa della sempre più frequente disgregazione della famiglia tradizionale, si rileva l’incremento abnorme di accadimenti delittuosi seriali.
1.2 Elementi dell’omicidio seriale
È fondamentale chiarire il concetto di omicida seriale che non sempre è accettato all’unisono. L’FBI definisce "omicidio seriale" l’assassinio di più persone nel corso di più di due episodi che possono essere relativamente vicini nel tempo (intervallo di settimane) o lontani, sempre nel tempo (1 anno o più). Il National Institute of Justice riferisce che l’omicidio seriale corrisponderebbe ad una serie di due o più omicidi commessi come eventi autonomi e disgiunti e spesso messi in atto da un singolo individuo.
Secondo Holmes e De Burger, l’elemento caratterizzante dell’assassino seriale sarebbe la reiterazione delittuosa ovvero dell’atto dell’assassinio. Si può quindi affermare che:
- Il crimine appare essere commesso in modo ripetitivo.
- L’omicidio si presenta come privo di motivazioni razionali o, per lo meno, raziocinanti.
- Nella maggior parte dei casi è possibile annotare un elevato grado di violenza funzionale all’evento morte.
- Non sarebbero evidenti legami immediati tra la vittima ed il suo carnefice.
Per Malsquimit, gli elementi che caratterizzano l’omicida seriale sarebbero questi:
- Non esiste una relazione diretta ed immediatamente verificabile tra la vittima ed il suo omicida.
- I soggetti più deboli rientrano nel mirino dell’omicida seriale.
- L’assassino si occupa di realizzare un contatto diretto con la vittima prescelta.
- Le speciali modalità con cui l’assassinio seriale viene realizzato presentano sempre eccezionali modalità di realizzazione intese nel senso dell’efferratezza e della brutalità compiuta, peraltro, quasi sempre in orari diversi.
L’omicidio seriale è caratterizzato da sette fasi, secondo il celeberrimo...
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