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Aspetti clinici: approccio al paziente (cane e gatto)

È molto importante saper manipolare/contenere l’animale, al fine di effettuare visite cliniche e procedure mediche diagnostiche o terapeutiche. Per un tecnico veterinario, quindi, il contenimento e la manipolazione di un animale rappresentano degli obiettivi fondamentali da acquisire, poiché vi è una necessità frequente nella pratica clinica quotidiana.

Scopi del contenimento

Gli scopi del contenimento possono essere raggruppati in tre differenti categorie:

  • Consentire lo svolgimento di procedure diagnostiche/terapeutiche nella maniera più efficiente.
  • Preservare l’animale, evitando di causargli traumatismi e quindi dolore: si tratta di pazienti che, delle volte, non riescono a concettualizzare e razionalizzare la situazione, dunque un contenimento errato causerebbe un danno all’animale stesso.
  • Preservare noi stessi, ad esempio da graffi, morsi e soprattutto zoonosi.

Prima di approcciare un animale, è fondamentale conoscere l’etologia dell’animale, il linguaggio del suo corpo e i rischi legati a malattie trasmissibili. Esempio di zoonosi mortale è la leptospirosi, una malattia che può causare l’ittero e che il medico veterinario dovrebbe sempre denunciare, obbligatoriamente. Altra zoonosi (non denunciabile) è la dermatofitosi, malattia di origine parassitaria e a carico dell’epidermide, per la quale durante la manipolazione risulta importante indossare, quanto meno, i guanti.

In ogni caso, bisogna essere contenziosi, valutare una qualsiasi reazione dell’animale, interpretare il linguaggio del suo corpo e comunicare con il proprietario.

Comunicazione con l'animale

In un animale, la coda è generalmente legata a un ‘emozione positiva’, in quanto sta a rappresentare un segno di eccitamento, ma non sempre è così. Lo scodinzolamento, infatti, può assumere numerosi significati, ancor più nel caso del cane. Ad esempio, non bisogna mai dare per scontato che un cane che dimeni la coda stia mostrando segni di amicizia, perché non è detto che sia sempre così.

Quindi, è sicuramente necessario osservare il linguaggio e la posizione della coda, ma al contempo bisogna osservare anche la posizione della testa (orecchie, occhi, naso) e del corpo nel suo insieme (rispetto a voi e rispetto all’ambiente).

Altro segno da osservare è il cosiddetto ‘occhio di balena’, il quale rappresenta un segnale di stress nel cane, tanto che l’animale potrebbe (addirittura) improvvisamente mordere. Laddove presente questa condizione, il cane presenta una sclera bianca ben visibile e guarda lateralmente: questo segnale di ansia (da non confondere con la paura) può precedere l’aggressività, in quanto il cane sposta ed allontana la testa pur tenendovi nel suo campo visivo. Per tali motivi, bisogna fare attenzione ad approcciare un cane che presenta l’occhio di balena: la visita clinica viene rimandata o viene effettuata con l’ausilio della museruola e con l’aiuto del proprietario.

Comunque, bisogna tener presente che il gatto è un animale completamente diverso dal cane, anche in termini di linguaggio del corpo.

Contenimento fisico nel cane

Esso non deve essere visto come una sorta di ‘lotta’ per bloccare l’animale, in quanto prevede una serie di metodi messi in atto per tutelare l’animale e, al contempo, il personale impiegato nelle procedure ed il proprietario. Ancora, il contenimento fisico serve per: l’esecuzione di un esame clinico, per effettuare procedure cliniche diagnostiche e per effettuare procedure cliniche terapeutiche.

  1. La prima cosa da fare è avvicinarsi con molta calma all’animale, con un tono di voce pacato, basso e tranquillo, abbassandosi lentamente alla sua altezza e aspettando che sia lui a fare il primo passo. Bisogna infatti evitare il linguaggio e lo sguardo diretti, poiché percepiti come atteggiamenti di sfida.
  2. Per il sollevamento dell’animale, è necessaria una persona per ogni 20 Kg circa. È fondamentale sapere come sollevare un cane: difatti, bisogna mettere una mano sotto il petto e l’altra sotto il sedere (non sotto l’addome perché potrebbero esserci problematiche endoaddominali ed il cane potrebbe avere reazioni sbagliate). Il contenimento, a questo punto, può avvenire in: stazione quadrupedale, posizione seduta, decubito laterale, decubito sternale e decubito dorsale.
  3. Potrebbe essere necessario contenere l’animale in una determinata posizione (come, ad esempio, nel caso di una radiografia laterale e/o sagittale): a tal fine, possono essere utilizzati la museruola e/o il laccetto, i quali non limitano il cane ma lo aiutano, aiutando al contempo anche noi.

Per immobilizzare la testa dell’animale, occorre che un operatore posizioni le mani dietro le orecchie, mentre l’altro operatore posiziona il laccetto o la museruola, entrambi annodati dietro le orecchie. Il laccetto, inoltre, va posizionato a due terzi della canna nasale.

Esistono vari livelli di aggressività e di paura: con soggetti aggressivi (soprattutto randagi) vengono utilizzati sistemi sicuri di cattura, costituiti da collari a strozzo ed aste rigide, utili a non far girare il cane. L’immobilizzazione di testa e zampe, invece, permettono un controllo totale dell’animale.

Il prelievo di sangue viene effettuato sulla zampa anteriore dalla vena cefalica (detta anche radiale, perché vi è la diramazione), sul collo dalla giugulare, sulle zampe posteriori dalla femorale/safena (laterale ed esterna alla coscia nel cane, e mediale e situata nel piatto della coscia nel gatto). Anche per effettuare un prelievo di sangue serve, ovviamente, il contenimento (differente a seconda della zona di prelievo).

Approccio al paziente felino

Il gatto è un animale di piccola taglia, dalla natura unica e complessa, che socializza nelle prime 2-7 settimane di vita con l’uomo, ma in maniera differente dal cane (‘il gatto, infatti, non è un piccolo cane’). È un cacciatore solitario ma, al tempo stesso, anche una preda. Togliere l’ambiente familiare al gatto e sostituire lo stesso con uno nuovo (ad esempio, quello veterinario) rappresentano una forte fonte di stress, tanto che paura ed ansia possono provocare in questo animale un’alterazione del normale comportamento (sonno-veglia ed alimentazione), un aumento della vigilanza e la comparsa di segni clinici come vomito, diarrea, iperglicemia, ipertensione, neutrofilia, linfopenia, ecc.

Parliamo, allora, di un cosiddetto ‘effetto camice bianco’, molto più accentuato nel gatto piuttosto che nel cane: l’animale, alla vista dell’ambulatorio veterinario e del medico veterinario, entra in uno stato di paura e di ansia e reagisce con la comparsa dei segni clinici sopra riportati.

Il ruolo dei proprietari è fondamentale: innanzitutto, è importante comunicare ad essi la gestione generale del gatto e delle sue patologie. D’altra parte, i proprietari devono insegnare al gatto a viaggiare, a stare dal veterinario e ad essere completamente manipolati, rinforzando i comportamenti positivi dell’animale con premi positivi. Bisogna invece evitare le punizioni (fisiche e verbali), poiché esse potrebbero comportare risposte inattese come l’aggressione rediretta, a persone o altri animali.

La sala d’attesa deve risultare idonea sia a livello strutturale e sia a livello gestionale degli appuntamenti, al fine di ridurre le interazioni tra gatti/gatti e cani/gatti. L’ideale, sarebbe avere due sale distinte: se ciò non risulta possibile, si procede gestendo cani e gatti a orari e a giorni differenti. Inoltre, è utile ridurre i tempi di attesa, soprattutto per i felini. Tutti questi accorgimenti vanno a costituire quelle che possiamo definire ‘procedure low-stress’, importanti per preservare il benessere del paziente. Lo stesso discorso vale anche per il cane, seppur questo animale è molto più abituato alla relazione con l’uomo.

I comportamenti da adottare con il gatto sono i seguenti:

  • Evitare il contatto visivo diretto o fisso.
  • Utilizzare cibo per incoraggiare l’animale ad approcciarsi per primo. Se il gatto si avvicina ed annusa la mano, si può gentilmente accarezzare.
  • Accarezzare lungo tutta la testa, il collo e il corpo se il gatto sembra apprezzarlo. Evitare di toccarlo dal basso ventre alla coda.
  • Evitare il contatto faccia a faccia con un gatto spaventato.
  • Restare lateralmente al gatto, invece che frontalmente.
  • Minimizzare i gesti delle mani e muoverle lentamente.
  • Parlare a bassa voce e con moderazione.

Il trasportino: bisogna far sì che il gatto lo consideri come casa sua. Quindi, è necessario aspettare che il gatto ne esca da solo, aprendone semplicemente la porta: alcuni gatti, tuttavia, preferiscono uscire se il trasportino è posto sul pavimento. Si procede allora alla visita, tenendo lontano dalla vista del gatto il trasportino. Eventualmente, nel caso in cui il gatto non voglia uscirne, bisogna scoperchiare il trasportino (evitando rumori bruschi): ne resta dunque la parte sottostante, utile soprattutto nel caso di pazienti particolarmente ansiosi. Se il gatto ha paura, può essere utilizzato un telo/asciugamano posto fra le due mezze parti del trasportino (fondo e copertura), in modo da formare una sorta di velo. Il telo, inoltre, può essere utilizzato anche per il contenimento vero e proprio del paziente felino, così da evitare la presa per la collottola (anche se, in alcuni casi, essa è necessaria).

Vi sono poi museruole apposite per il gatto, definite ‘cappucci calmanti’: esse sono tipicamente usate per coprire muso ed occhi, minimizzando gli stimoli visivi che possono essere stressanti per l’animale. Le museruole possono essere morbide in nylon, oppure di pelle o di plastica (queste ultime due preferibili per i gatti irritabili, poiché essi sono capaci di mordere attraverso materiali spessi). Ancora, esistono delle sacche per il corpo, definite Thundershirts: queste esercitano una pressione costante sul corpo, in particolare sul torace, e prevedono un effetto calmante che aiuta a ridurre ansia e paura. Altri mezzi di contenimento sono rappresentati da guanti particolari per la presa di questi animali, utili per la protezione dai morsi.

In definitiva, bisogna:

  • Evitare un contenimento eccessivo.
  • Mantenere calma e pazienza.
  • Valutare un approccio alternativo (differire in momenti più tranquilli, sedazione, analgesia).

Parametri vitali

La temperatura (parametro vitale) viene presa con il termometro, alzando (e non girando) la coda del gatto. Il polso si prende dall’arteria femorale, ovvero dalla diramazione delle iliache, che a loro volta sono diramazioni dell’aorta. Il punto ideale per percepire il polso nel gatto è molto in alto, posto vicino all’inguine: questo perché l’arteria femorale si trova in profondità.

La rete di contenimento di Ez Nabber serve per gestire in modo sicuro l’animale: iniezioni intramuscolari di tranquillanti, anestetici e vaccini possono essere somministrati attraverso la rete. Ancora, questa rete può essere utilizzata per trasferire il gatto da una gabbia all’altra, senza causargli lesioni o stress. La gabbia ricovero ideale per gatti deve prevedere dimensioni adatte per accogliere: trasportino, lettiera, ciotole e (se possibile) un lettino. L’altezza della gabbia deve risultare media/elevata. Evitare di porre le gabbie una di fronte all’altra, per non consentire la visione reciproca. Il gatto è un animale molto attento a mantenersi pulito e in ordine: tuttavia, se malato, può sospendere il grooming. Quindi, è fondamentale mantenerlo in condizioni ideali, grazie alla rimozione manuale delle feci, delle urine e dei coaguli di sangue o di medicinali.

Esame clinico

Parte fondamentale (effettuata dal medico veterinario) che si suddivide in 3 grandi ‘capitoli’:

  • Segnalamento: bisogna sapere chi è il paziente, attraverso la raccolta dei suoi dati personali. Rappresenta quindi l’identificazione del soggetto, attraverso l’indicazione di specie, razza, età, sesso, altezza al garrese, mantello ed identificazione univoca. Ciò è importante per sapere come approcciare l’animale, tenendo anche conto delle patologie tipiche dei vari casi. Ad esempio, nel cane è più frequente l’ipotiroidismo, nel gatto è più frequente l’ipertiroidismo.
  • Anamnesi: consiste nella ricostruzione della storia clinica dell’animale. È di fatto una sorta di ‘intervista’ fatta al proprietario, con la quale si cerca di ricavare la storia o il racconto dei fatti o delle situazioni che possono avere relazione diretta o indiretta con lo stato patologico presente nell’animale. L’anamnesi è di tipo ambientale, genetico e clinico (remota e recente). Essa e l’attenta valutazione dell’animale potranno fornirci indicazioni indispensabili per aiutarci nella diagnosi: tuttavia, bisogna capire se il proprietario è attendibile, anche facendo domande che potrebbero portare lo stesso a contraddirsi. Quindi, l’anamnesi rappresenta una fase fondamentale e cruciale della visita clinica. Durante questa fase si raccolgono informazioni:
    • Generali sull’animale;
    • Sull’interazione con uomo e altri animali;
    • Sull’ambiente/sull’allevamento/sull’alimentazione;
    • Sull’eventuale esposizione ad agenti/materiali tossici/pericolosi;
    • Sull’anamnesi remota: malattie, farmaci, vaccinazioni, viaggi, dati sulla ‘famiglia’.
  • Stato presente: consiste nella visita clinica vera e propria, effettuando un EOG (Esame Obiettivo Generale). Si inizia raccogliendo innanzitutto i parametri vitali di temperatura, polso e respiro, i quali possono tuttavia essere influenzati dalla situazione: quindi, si tende a ripetere la raccolta più volte. Successivamente, si procede osservando lo sviluppo scheletrico, la costituzione, lo stato di nutrizione, la tonicità muscolare, lo stato del sensorio, gli atteggiamenti e i segni clinici particolari, la cute e il connettivo sottocutaneo, le mucose apparenti, i linfonodi esplorabili.

La tabella 6.1 ci aiuta ad evidenziare i parametri ideali degli animali domestici. [Non importa sapere tutti i numeri, basta sapere più o meno i range di temperatura, di battito e di frequenza respiratoria, oltre che sapere che ‘più il cane è grande, più il polso è minore’].

La temperatura corporea può subire variazioni a causa di vari motivi. Le cause fisiologiche di ipertermia sono: aumentata attività fisica, esecuzione di esplorazioni rettali, fluttuazioni fisiologiche circadiane (alimentazione, digestione, assunzione d’acqua), temperatura e umidità ambientale, giovane età, stato gravidico.

Le cause patologiche di ipotermia sono: avverse condizioni ambientali, lunghezza del pelo (tosatura), ridotto apporto calorico, anestesia generale, anemia, disidratazione. L’ipotermia è spesso riscontrata in animali neonati particolarmente sensibili e prevede, come principali risposte fisiologiche e manifestazioni cliniche, tremori, aumentata viscosità ematica, ipotensione, aritmie cardiache, ipossiemia e acidosi. La temperatura, solitamente, si misura per via endorettale: importante inclinare correttamente lo strumento, per evitare danni e dolori all’animale.

La sindrome febbrile comporta un aumento della frequenza del polso, un aumento della frequenza del respiro, depressione sensoriale, anoressia, acinesia ruminale, diminuzione della produzione di latte, tremori muscolari, oliguria, stitichezza e dimagrimento. Le cause della vera febbre, invece, sono: pirogeni endogeni/esogeni, agenti infettivi (batteri, funghi, virus, rickettsiae, protozoi), forme autoimmuni, neoplasie, processi infiammatori localizzati o sistemici.

Polso e frequenza cardiaca

Il polso e la frequenza cardiaca sono due cose differenti. Il polso si palpa a livello arterioso (periferico), per avere la percezione della frequenza cardiaca e della volemia. Si utilizzano le dita indice-medio-anulare e si comprime leggermente il vaso arterioso contro il piano osseo sottostante. Di conseguenza, si contano le pulsazioni per 15 secondi e quindi si moltiplicano per 4 (oppure si contano le pulsazioni per minuto). A questo punto, la frequenza cardiaca rappresenta il numero di battiti per minuto.

Le sedi di palpazione del polso cambiano a seconda della specie animale. I caratteri del polso sono diversi:

  • Frequenza;
  • Ritmo;
  • Ampiezza;
  • Celerità;
  • Durezza/tensione;
  • Sincronia.

La frequenza abbiamo detto che rappresenta il numero di battiti per minuto. In condizioni di normosfigmia, in un cane di piccola taglia osserviamo 80-180 bpm, in un cane di grossa taglia osserviamo 60-140 bpm, in un cucciolo osserviamo 110-220 bpm. Ancora, sempre in condizioni di normosfigmia, osserviamo: in un gatto 120-240 bpm, in un cavallo 25-50 bpm, in un puledro 40-120 bpm, in un toro e in una vacca 60-72 bpm, in un vitello 80-120 bpm.

In condizioni di tachisfigmia osserviamo: in un cane più di 180 bpm, in un gatto più di 260 bpm, in un cavallo più di 50 bpm, in toro e vacca più di 80 bpm. In condizioni bradisfigmia osserviamo: in un cane meno di 60 bpm, in un gatto meno di 120 bpm, in un cavallo meno di 20 bpm, in toro e vacca meno di 60 bpm. La tachisfigmia si ha quando la frequenza del polso aumenta oltre determinati valori. Essa può essere dovuta a febbre, miocarditi, endocarditi, pericarditi, vizi valvolari non compensati, anemia, dolore intenso, squilibri idroelettrici (ipopotassiemia), shock, versamenti pericardici e farmaci. La bradisfigmia si ha quando...

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Scienze agrarie e veterinarie VET/03 Patologia generale e anatomia patologica veterinaria

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ludotumminelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Aspetti clinici del benessere animale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Teramo o del prof Crisi Paolo Emidio.
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