La figura del Serial Killer tra diritto e criminologia
Gianluca Massaro
Introduzione
Capitolo 1
Fenomenologia del serial killer e dell'omicidio seriale
1. Chi sono i serial killer
1.1.
Definizione di serial killer
1.2.
Nuove prospettive per un'analisi contemporanea dell'omicidio seriale
2. Gli assassini seriali nel mondo: tabelle e statistiche
2.1.
Il "numero oscuro" e casi recenti irrisolti di omicidio seriale
2.2.
La "Banca Dati Europea sui Serial Killer" (E.S.KI.DA.B. 2000)
3. Meccanismi psicologici e classificazione dell'omicidio seriale
3.1.
Classificazione dell'omicidio seriale basata sul movente
3.2.
Classificazione dell'omicidio seriale in base al numero dei soggetti che uccidono
3.3.
Classificazione modale dell'omicidio seriale
3.4.
Classificazione relativa alle componenti psicodinamiche e comportamentali comuni
a tutti i serial killer
3.5.
Classificazione delle fasi dell'omicidio seriale
4. Forme atipiche di omicidio seriale
5. La donna serial killer
5.1.
Differenze tra omicidio seriale maschile e femminile
5.2.
Classificazione dell'omicidio seriale femminile
5.3.
La donna che uccide in coppia con un uomo
5.4. 1
"Complesso di Medea" e "sindrome di Munchausen per procura"
6. Vittimologia dell'omicidio seriale
Capitolo 2
La ricostruzione del profilo psicologico-
comportamentale del serial killer
1. L'infanzia e l'adolescenza dei serial killer
1.1.
La famiglia dell'assassino seriale come "famiglia multiproblematica"
1.2.
La vita relazionale durante l'infanzia e l'adolescenza
1.3.
Segni premonitori del comportamento omicidiario seriale
2. La società industrializzata come luogo d'elezione per la crescita degli
assassini seriali
2.1.
La "sindrome dell'alienazione" negli assassini seriali
2.2.
L'alienazione nelle società consumistiche come fattore facilitante il comportamento
omicidiario seriale
3. Il lavoro e gli assassini seriali
4. La sessualità e gli assassini seriali
4.1.
La sessualità infantile ed adolescenziale degli assassini seriali
4.2.
Le perversioni sessuali negli assassini seriali
4.3.
L'influenza della pornografia e delle fantasie sul comportamento omicidiario seriale
5. Il modus operandi e la scelta delle vittime
6. Il carattere della mostruosità secondo Bruno
7. La psicodinamica del "mostro": un tentativo di interpretazione
8. Vittimologia allargata: i parenti "sopravvissuti" e le reazioni della comunità
9. Serial killer e mass media
Capitolo 3
Tecniche di investigazione relativamente a casi di
omicidio seriale
1. Trappole per mostri: identificazione del caso e dell'assassino 2
1.1.
Problemi investigativi in un caso di omicidio seriale
1.2.
Profilo psicologico. Applicazione del profilo psicologico all'omicidio seriale
1.3.
Italia: la "Unità per l'Analisi del Crimine Violento" (U.A.C.V.) e il "Sistema per
l'Analisi della Scena del Crimine" (S.A.S.C.)
1.4.
Il rapporto informativo ed il profilo geografico
1.5.
Tecniche di cattura utilizzate dagli assassini seriali
1.6.
Relazioni internazionali con il National Center for the Analysis of Violent Crime
(N.C.A.V.C.)
1.7.
Applicazioni investigativa del "Modello S.I.R." e il "Gruppo Osservatorio di
Ricerca, Intervento e Studio sulla Criminalità" (G.O.R.I.S.C.)
2. Aspetti giuridici connessi al fenomeno dell'omicidio seriale
2.1.
Aspetti connessi all'imputabilità dei serial killer
2.1.1.
Folli o sani di mente: evoluzione storica; la psichiatria in aiuto della legge
2.1.2.
L'aspetto giuridico e le classificazioni legali della capacità di intendere e di volere
2.1.3.
Profili comparatistici: l'imputabilità nella giustizia Inglese e in quella Americana
2.2.
Altri aspetti giuridici: il reato continuato
2.3.
L'impulso a confessare
2.4.
La vita in carcere
3. Diagnosi e trattamento degli assassini seriali
4. Lineamenti preventivi del comportamento omicidiario seriale
Capitolo 4
Serial killer in Italia; tre casi eclatanti: Gianfranco
Stevanin, Donato Bilancia, Luigi Chiatti
1. Gianfranco Stevanin: il "mostro di Terrazzo"
1.1.
L'arresto, le indagini, il rinvio a giudizio
1.2.
La storia della sua vita
1.3.
Il materiale sequestrato nell'abitazione di Stevanin 3
1.4.
Esame delle perizie
1.4.1.
Le perizie d'ufficio
1.4.2.
Le perizie dell'accusa
1.4.3.
Le perizie della difesa
1.5.
Il processo davanti la Corte d'Assise
1.5.1.
Anche Stevanin sale sul banco dei testimoni
1.5.2.
Il pubblico ministero chiede il massimo della pena
1.5.3.
La sentenza della Corte d'Assise
1.6.
Il processo davanti la Corte d'Assise d'Appello
1.6.1.
La sentenza della Corte d'Assise d'Appello
1.6.2.
La revisione del processo d'Appello
1.7.
Stevanin e la città di Verona
2. Donato Bilancia: il serial killer più atipico e prolifico della storia italiana
2.1.
I fatti 2.2.
La storia della sua vita. Vicende biografico-giudiziarie
2.3.
Caratteristiche delle vittime e modus operandi dell'aggressore
2.4.
La confessione
2.5.
Il processo in Corte d'Assise
2.5.1.
Le perizie psichiatriche su Bilancia
2.5.2.
Conclusioni del pubblico ministero, delle parti civili, del difensore dell'imputato
2.5.3.
La sentenza della Corte d'Assise
2.6.
Il processo e la sentenza della Corte d'Assise d'Appello. Sentenza della Corte di
Cassazione
2.7.
Tratti salienti della personalità di Bilancia. Elementi comuni e difformità rispetto alla
figura prototipica di serial killer tratteggiata dalla letteratura criminologica-
investigativa internazionale 4
3. Luigi Chiatti: il "mostro" di Foligno
3.1.
I fatti 3.2.
La storia di Luigi Chiatti
3.3.
L'interrogatorio
3.4.
Il processo davanti alla Corte d'Assise
3.4.1.
Le perizie psichiatriche sull'imputato
3.4.2.
La sentenza della Corte d'Assise
3.5.
Il processo davanti alla Corte d'Assise d'Appello
3.5.1.
Le perizie psichiatriche sull'imputato
3.5.2.
La sentenza della Corte d'Assise d'Appello
3.6.
Luigi Chiatti serial killer "tipico"
Conclusione
Bibliografia Capitolo 1
Fenomenologia del serial killer e dell'omicidio seriale
1. Chi sono i serial killer. 5
Killer (da to kill, uccidere) indica, letteralmente, l'uccisore, l'assassino; tale termine, impostosi nel
linguaggio comune, è andato assumendo il significato più specifico di chi uccide per mandato altrui:
un tempo si sarebbe chiamato sicario. Killer è dunque un soggetto che esercita il mestiere di
assassino, ad esempio l'uomo di mafia; una sorta, dunque, di specialista dell'omicidio, professionista
o dilettante che sia. Del resto la cronaca nera, di questi tempi, è prodiga di episodi del genere.
In questa sede, in ogni modo, non è degli assassini "a pagamento" che si vuole parlare, ma dei serial
killer, gli autori cioè di "omicidi in serie", che sono un'altra cosa. A questo punto occorre fare
un'altra precisazione. Con il termine serial killer non si vuole indicare neppure chi compie
semplicemente più omicidi, chi uccide più persone in uno stesso momento (pluriomicidi) o in tempi
successivi (assassini recidivi), alla stregua del significato che si è imposto nel linguaggio comune e
dei media; costoro non sono in senso stretto serial killer. Gli assassini seriali sono altra cosa e chi è
"del mestiere", cioè chi si occupa di criminologia e di psicopatologia forense (1), ha,
tradizionalmente, usato questo termine per indicare soltanto coloro che hanno ucciso più persone in
momenti successivi, per il ripetersi di una particolare motivazione: "la distruttiva e sadica
associazione di sesso e morte". Quest'ultimo è un binomio esplosivo, niente di meglio per suscitare
in tanti curiosità, per alimentare morbosi interessi o per scatenare fantasie proibite. L'uccidere per
sesso o facendo sesso è dunque ciò che, tradizionalmente, ha definito il serial killer, anche se, come
vedremo, questa è soltanto una delle motivazioni alla base del comportamento omicidiario seriale.
Del resto, i più moderni ed innovativi studi relativi all'omicidio seriale, hanno dimostrato come
questo sia un fenomeno molto più complesso.
Il termine serial killer è piuttosto recente, ma il fenomeno è risalente nel tempo: gli assassini seriali
ci sono sempre stati, anche se l'omicidio seriale non veniva riconosciuto e definito come tale ed
anche se può sembrare un fenomeno dei nostri tempi visto che, oggi, se ne sente parlare così di
frequente. Certamente gli imperatori Nerone e Caligola erano degli assassini seriali in piena regola:
uccidevano per il solo gusto di sperimentare nuove emozioni, quando erano annoiati dalla
monotonia della vita quotidiana. Intorno al XV secolo, è stato documentato il caso del maresciallo
di Francia Gilles de Rais. Si stima che, dal 1432 al 1440, egli abbia ucciso circa ottocento bambini
usandoli come vittime sacrificali a causa del suo interesse per la magia nera; prima degli omicidi,
alimentava le sue fantasie perverse con l'assunzione di alcool e droghe, che incrementavano il suo
stato di eccitazione e di delirio; poi torturava le vittime e le faceva decapitare assistendo alla loro
agonia. Si può affermare che, questo caso, segna l'inizio, in epoca moderna, dell'omicidio seriale di
natura sessuale e delirante, non legato alla conquista del potere politico o a guerre in atto. Un altro
caso storico è quello della contessa ungherese Elisabeth Bathory, la quale, all'inizio del XVI secolo,
venne condannata per aver ucciso circa seicentocinquanta giovani donne, allo scopo di fare il bagno
nel loro sangue.
Nell'Ottocento, vi furono vari casi accertati di cui abbiamo notizia, dei quali i più eclatanti furono
quello di Jack "lo Squartatore" (verificatosi nel 1888 nel quartiere di White Chapel a Londra) e
dell'italiano Vincenzo Verzeni (accaduto intorno al 1870 nel Pavese) e sottoposto da Lombroso a
perizia psichiatrica, anche se, purtroppo, quasi nulla di quell'indagine è giunto fino a noi. (2)
Nel XX secolo, le prime tracce di quello che, solo più tardi, verrà denominato omicidio seriale
sessuale le troviamo in Psychopatia Sexualis di Richard von Krafft-Ebing (3), il quale definisce
"uccisione per libidine" quel particolare tipo di omicidio in cui l'uccisione della vittima contribuisce
direttamente alla stimolazione del piacere sessuale; questa categoria trova corrispondenza nella
definizione di lust murderer di Holmes e De Burger, i quali parlano di assassino per libidine
(appunto lust murderer), quando l'eccitazione e la gratificazione sessuale si verificano al momento
dell'atto omicida. (4) 6
In questo secolo, il problema dell'omicidio seriale è diventato particolarmente evidente, sia a causa
di un notevole incremento numerico degli assassini seriali, sia a causa della maggiore attenzione
prestata dai mass media a casi di questo genere. Fino all'inizio degli anni '80, il termine serial killer
non esisteva e questo tipo di criminale veniva genericamente definito multiple killer (assassino
multiplo). Sotto questa denominazione erano raggruppati tutti gli assassini che uccidevano più di
una vittima, senza però operare alcuna distinzione fra i diversi eventi delittuosi. L'espressione serial
killer venne coniata negli Stati Uniti e, precisamente, dagli agenti dell'F.B.I.; la paternità di questo
termine non è casuale, dato che gli Stati Uniti sono il paese che presenta il numero più alto di
assassini seriali nel mondo. La definizione data dall'F.B.I., che tuttavia si rivela minimalistica e
piuttosto asettica, è la seguente: "un serial killer è un soggetto che uccide più persone, generalmente
più di due, in tempi e luoghi diversi, senza che sia immediatamente chiaro il perché, anche se lo
sfondo sessuale del delitto è quasi sempre riconoscibile". (5)
Non deve perciò stupire che, generalmente, si identifichi il serial killer con l'omicida sadico che
rapisce le sue vittime e le uccide secondo un rituale di ferocia, che può prevedere ogni genere di
sevizie, torture e violenze sessuali pre o post mortem, compresi fenomeni di cannibalismo,
vampirismo e necrofilia. Occorre, però, avvisare che il legame sesso-violenza è si un movente
fondamentale del meccanismo psicodinamico dell'assassino seriale, ma è altresì soltanto una parte,
seppur la più consistente, dell'ampio ventaglio di motivazioni alla base del comportamento
omicidiario seriale.
1.1. Definizione di serial killer
Molti sono gli autori che, in questi ultimi anni, hanno affrontato l'argomento serial killer e che, di
conseguenza, hanno approfondito la definizione e la descrizione degli assassini seriali. Ho ritenuto
perciò opportuno, in questa sede, riportare soltanto le definizioni che hanno apportato
effettivamente un contributo importante per la migliore comprensione del "fenomeno serial killer".
Fino all'inizio degli anni '80, come abbiamo visto, si parlava genericamente di "omicidio multiplo",
quando ci si trovava di fronte ad un unico assassino che uccideva più di una vittima ed è per merito
dell'F.B.I. che si comincia a parlare di serial killer. Gli assassini multipli, ad eccezione di quelli che
uccidono due vittime nello stesso tempo e in un solo luogo ("double killer") oppure tre vittime nelle
stesse condizioni ("triple killer"), sono suddivisi dall'F.B.I. in tre categorie:
a. mass murderer ("assassino di massa"). Uccide quattro o più vittime nello stesso luogo e in
un unico evento; di solito il soggetto non conosce le proprie vittime e la scelta è per lo più
casuale;
b. spree killer ("assassino compulsivo"). Uccide due o più vittime in luoghi diversi ed in uno
spazio di tempo molto breve; questi delitti spesso hanno un'unica causa scatenante e sono tra
loro concatenati; anche in questo caso, il soggetto non conosce le sue vittime e, dato che non
nasconde le sue tracce, viene catturato facilmente;
c. serial killer. Uccide tre o più vittime, in luoghi diversi e con un periodo di "intervallo
emotivo" ("cooling off time") fra un omicidio e l'altro; in ciascun evento delittuoso, il
soggetto può uccidere più di una vittima; può colpire a caso oppure sceglierla
accuratamente; spesso ritiene di essere invincibile e che non verrà mai catturato. (6)
Newton fa notare che il difetto principale della tassonomia creata dall'F.B.I. è di non specificare la
lunghezza del periodo di "cooling off" tra un omicidio e l'altro, affinché si possa parlare di assassino
seriale piuttosto che di omicidio compulsivo o di massa; inoltre rimangono esclusi dalla definizione
tutti gli assassini che vengono catturati dopo il secondo omicidio, ma che, se liberi, avrebbero
continuato ad uccidere. (7) 7
Un importante passo avanti in materia di definizioni è stato compiuto da De Luca, che ha proposto
una definizione molto più adatta a rappresentare la complessità di un fenomeno come l'omicidio
seriale: L'assassino seriale è un soggetto che mette in atto personalmente due o più azioni
omicidiarie separate tra loro oppure esercita un qualche tipo di influenza psicologica
affinché altre persone commettano azioni omicidiarie al suo posto. Per parlare di
assassino seriale, è necessario che il soggetto mostri una chiara volontà di uccidere,
anche se poi gli omicidi non si compiono e le vittime sopravvivono: l'elemento
centrale è la "ripetitività dell'azione omicidiaria". L'intervallo che separa le azioni
omicidiarie può andare da qualche ora a interi anni e le vittime coinvolte in ogni
singolo episodio possono essere più di una. L'assassino seriale agisce preferibilmente
da solo, ma può agire anche in coppia o come membro di un gruppo. Le motivazioni
sono varie, ma c'è sempre una componente psicologica interna al soggetto che lo
spinge al comportamento omicidiario ripetitivo. In alcuni casi, vanno considerati
assassini seriali anche i soggetti che uccidono nell'ambito della criminalità
organizzata, i terroristi, i soldati. (8)
I vantaggi di questa definizione, per la comprensione di un fenomeno così complesso, sono
numerosi. Innanzi tutto viene considerato serial killer chiunque commetta anche solo due azioni
omicidiarie (e non tre come richiesto dall'F.B.I.), perché queste sono sufficienti a stabilire il circuito
ripetitivo patologico, ed elimina l'ambigua categoria dello spree killer; un assassino seriale è anche
chi commette un omicidio ogni ora; la sua unica particolarità è che tutte le fasi dell'omicidio seriale
si consumano in un arco di tempo estremamente rapido. Oltre a ciò, tale definizione si rivela
particolarmente utile perché parla di "azioni omicidiarie", in quanto, per classificare un soggetto
nella categoria degli assassini seriali, è importante la sua intenzione, non il risultato pratico.
La novità più importante di questa definizione è l'introduzione di un nuovo tipo di assassino seriale:
il serial killer "per induzione". A volte, una persona può esercitare un grado di influenza su altri
individui talmente forte da indurli a commettere omicidi in sua vece; materialmente,
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