Psicogiuridicoassociazione interdisciplinare di psicologia e diritto
Corso di formazione in criminologia - dodicesima edizione
Il contributo dell'interdisciplinarità nell'analisi dei fenomeni criminali
Tesina in: Nella mente del serial killer (Analisi di un caso)
Relatore: Dott. Raffaele Luciano
Candidata: Annamaria Covone
Anno: 2012-2013
Indice
- Prefazione pag. 3
- Gli assassini seriali pag. 6
- Definizione e classificazione dei Serial Killer pag. 6
- Approcci teorici e spiegazione degli omicidi pag. 11
- Il Criminal Profiling pag. 15
- Maurizio Minghella - "Il mostro di Torino" pag. 20
- Romanzo Criminale pag. 21
- Analisi dell’omicidio seriale pag. 25
- Appendice pag. 28
- Bibliografia pag. 29
- Sitografia pag. 30
Prefazione
Nonostante i serial killer vengano considerati generalmente delle figure moderne, essi non sono un fenomeno tipico dei nostri tempi, dal momento che è possibile rintracciare numerosi criminali con le caratteristiche di assassini seriali da sempre, le esistenze di molti dei quali però, al limite della leggenda, restano tuttora disputate.
Il primo caso di omicidi seriali, riportati tra l’altro negli scritti di Tito Livio, viene fatto risalire al 331 a.C ad opera di alcune Matrone che al tempo del console Marco Claudio Marcello, avvelenarono molti fra i cittadini più in vista di Roma. Le assassine, arrestate in seguito ad una soffiata fatta da una schiava, vennero imprigionate a vita nelle carceri tiburtine e molte di esse si suicidarono bevendo del veleno.
Basti pensare poi a Sawney Beane, uno scozzese nato il 1370 a Edimburgo, il quale insieme alla sua amante e i suoi figli, per anni in una bettola, uccise indisturbatamente fino a un migliaio di persone, per cannibalizzarle. Ad un certo punto le provviste di carne umana divennero così abbondanti da andare in putrefazione ed emanare un odore talmente insopportabile da attirare l’attenzione dei passanti, che avvertirono così le forze dell’ordine. Gli assassini furono catturati, mutilati e lasciati dissanguare davanti alla folla che gridava vendetta.
Un altro caso riguarda il Conte Gilles De Rais, un nobile francese del XV secolo, che combatté a fianco di Giovanna D’Arco e che al termine della Guerra dei Cento Anni, si ritrovò ad essere uno degli uomini più ricchi e potenti della Francia. Egli però non passò alla storia per le sue imprese militari, bensì per il suo lato oscuro che lo portò a compiere una serie imprecisata di delitti. Catturato nel 1440, dopo esser stato sottoposto a torture, confessò di aver rapito, massacrato e ucciso, sgozzandoli, centinaia di bambini, figli di contadini, durante la pratica di orge sessuali.
Nel secolo successivo, l’aristocratica ungherese, Ersébeth di Bathory, soprannominata la Contessa Sanguinaria, donna narcisista e vanitosa, fu accusata di aver torturato e macellato più di 650 ragazze vergini. La Contessa adescava le giovani con la scusa di prenderle in servitù al castello, ma poi le sbatteva nelle celle dei sotterranei e qui venivano picchiate ripetutamente, poi sgozzate e lasciate sanguinare fino alla morte. Ersébeth si bagnava con il loro sangue, convinta che in tal modo avrebbe conservato la sua giovinezza. Col tempo però ella divenne sempre più stupida ed arrogante, e assalita da un delirio di onnipotenza iniziò a spingersi troppo oltre e a rapire figlie di famiglie nobili. In seguito a dei sospetti, i soldati del re fecero incursione nel castello della Contessa e qui trovarono resti di corpi mutilati con i quali venivano sfamati gli animali.
Intorno al 1660 a Roma, ricordiamo Giulia Tofana, nota anche come Hieronyma Spara, che una volta arrestata, sotto tortura confessò di aver ucciso circa 600 uomini avvelenandoli.
Tra il 1785 e il 1800 a Londra ci fu Sweeney Tood, il famoso barbiere omicida, che nel suo negozio di Fleet Street, una zona malfamata frequentata esclusivamente da ubriaconi, balordi e prostitute, uccise almeno 160 clienti. Naturalmente molti di loro erano solo di passaggio, poiché uccidere quelli abituali e conosciuti in zona sarebbe stato molto rischioso. Grazie anche a delle sue conoscenze nell’ambito dell’ingegneria, il barbiere escogitò un marchingegno davvero demoniaco: al centro del suo locale fece un foro quadrato, in corrispondenza dello scantinato, che poteva essere azionato con una leva posizionata nel retrobottega. Così Sweeney sgozzava le sue vittime e poi le faceva cadere direttamente nella cantina, dove con tutta calma smembrava i corpi, gettava le parti inutilizzabili nelle catacombe della chiesa della città (collegate alla sua cantina attraverso stretti cunicoli) e portava le carni umane al negozio della sua complice Margery Lovett, che con esse preparava “succulenti” torte. A causa di un fetore intollerabile denunciato dal prete, le autorità scoprirono i resti di uomini nei sotterranei e riuscirono a risalire a Tood che venne impiccato nel 1802, mentre la Lovett si avvelenò in cella prima della condanna a morte.
Sempre a Londra, e più precisamente nel quartiere di Witechapel, nel 1888, divenne famosissimo il caso di Jack the Ripper, meglio conosciuto come Jack lo Squartatore, il serial killer più celebre della storia che uccise e smembrò 5 prostitute, a poco distanza l’una dall’altra. L’assassino si avventava sulle vittime e le tagliava la gola, arrivando quasi a decapitarle. Successivamente si lanciava sul resto del corpo e sugli organi interni, riuscendo a rimuovere reni o parti genitali con una tale precisione da far pensare a un dottore o studente di medicina. Nonostante alcuni sospetti, non si scoprì mai chi fosse realmente.
Ai suddetti, tantissimi altri assassini, fino ai nostri giorni, che per i loro efferati crimini, i loro modus operandi, le loro contorte personalità, hanno ispirato molti romanzi, film, canzoni, fumetti, saggi, giochi, serie tv e altro ancora. L’immagine dell’omicidio ha da sempre suscitato un misto di paura e fascino nell’uomo, che inevitabilmente si pone molte domande e resta incredulo di fronte a tanta violenza perpetrata su di un altro essere umano, il più delle volte commessa da persone che non appaiono per nulla terribili ma che in realtà nascondono orrendi segreti.
Fortemente interessata a tale fenomeno, ho deciso di svolgere questo lavoro con lo scopo di delineare brevemente la figura, i possibili moventi, le caratteristiche psicologiche e patologiche dei serial killer, soffermandomi in modo particolare sull’analisi di un caso, dal quale cercherò di estrapolare un Criminal Profiling, seguendo le indicazioni forniteci, in fase di esercitazione, durante il corso frequentato.
Gli assassini seriali
La cronaca nera è ricca di episodi correlati a decessi o fatti di sangue. Delitti di un certo tipo si sono sempre avuti, ma negli ultimi anni purtroppo nelle pagine di giornale stanno sempre più affiorando crimini apparentemente inspiegabili e portati a termine con un’efferatezza spesso inaudita. Si tratta appunto degli omicidi seriali, i quali per i loro risvolti non sempre immediatamente intelligibili, suscitano particolare interesse e sono quelli che in genere impressionano maggiormente l’opinione pubblica e sono oggetto di studio in tutto il mondo.
Sicuramente l’elemento distintivo per eccellenza di questo fenomeno è la ripetizione dell’omicidio per cui l’assassino continua ad uccidere e la sua azione omicida può durare mesi e addirittura anni, finché non viene fermato o arrestato per un altro crimine che non ha niente a che vedere con la serie di omicidi, o perché l’assassino cambia zona di operazione, o semplicemente per un decesso, o in alcuni casi, quando smette di uccidere in quanto nella sua vita avviene un cambiamento particolare che interrompe la sua compulsione. L’assassino ha un “impulso ad uccidere” e tali delitti non sono certo passionali, dal momento che di solito tra l’omicida e la vittima non c’è alcun rapporto, o se c’è è superficiale.
Bisogna poi sottolineare anche che molte volte gli omicidi seriali non sono nemmeno percepiti come tali perché non sempre determinati crimini vengono collegati tra loro, soprattutto se commessi in luoghi e tempi diversi, e ciò quindi ci porta a riflettere anche sul cosiddetto “numero oscuro”, ossia la quota di casi che sfuggono alla statistica o che non vengono scoperti e condannati, per cui tali omicidi malauguratamente, risultano essere ancor più numerosi rispetto a quelli di nostra conoscenza.
Definizione e classificazione dei Serial Killer
La parola Killer deriva dall’inglese To Kill ed indica letteralmente l’uccisore, l’assassino; tale termine, nel linguaggio comune, viene usato per indicare colui che uccide per mandato altrui, uno specialista dell’omicidio, individuo che un tempo si sarebbe chiamato sicario. Tuttavia, esistono tipologie di assassini che generalmente non uccidono a pagamento e che vengono definiti appunto assassini seriali.
La definizione di Serial Killer è relativamente recente: nonostante gli omicidi seriali si siano sempre avuti, non erano riconosciuti o definiti tali, e fu solo nel 1957 che il criminologo James Reinhardt, nel suo libro “Sex Perversion and Crime”, iniziò a parlare di “Chain Killer” (dall’inglese chain – catena), per indicare una certa continuità di fatti criminosi commessi da una stessa persona. Nel 1966, lo studioso inglese John Brophy identificò lo stesso fenomeno con il termine “Serial Murder”, che fu ripreso poi, dieci anni più tardi, dallo psichiatra forense Donald Lunde, nel suo testo “Murder and Madness”. Solo nel 1970, l’Agente speciale dell’FBI Robert Ressler, uno dei padri fondatori della Behavioral Science Unit (l’unità di scienze comportamentali), coniò il termine di “Serial Killer” e nel 1988 il National Institute of Justice statunitense elaborò una prima, chiara definizione di ciò che concretamente si intende per Serial Killer.
Il Serial Killer o assassino seriale è un omicida plurimo, un soggetto cioè che uccide due o più vittime in luoghi diversi e con un raffreddamento emotivo (cooling off period) tra un omicidio e l’altro. Egli può colpire a caso o scegliere accuratamente le vittime, ritiene di non essere mai catturato e ama sfidare le forze dell’ordine, scrivendo lettere o lasciando falsi indizi. L’omicidio seriale avviene “uno contro uno”, tranne rare eccezioni.
Il concetto di cooling off period evidenzia la natura dell’assassino seriale, che spinto da una progressiva eccitazione, uccide le sue vittime e successivamente necessita di un periodo di intervallo emotivo (che può durare da poche ore a molti anni), durante il quale il Killer può scaricare la tensione accumulata, si sente emotivamente appagato, rivive nella fantasia le emozioni vissute durante l’evento e una volta che esso è terminato, ritorna in azione per rivivere le medesime sensazioni.
È proprio il periodo di raffreddamento emozionale che distingue i Serial Killer da altre tipologie di assassini. Nel 1986 infatti l’FBI, in seguito ad una ricerca sistematica svolta su tutti gli assassini multipli incarcerati nelle prigioni americane, distinse il Serial Killer dal:
- Mass Murder (assassino di massa), ossia un individuo che per esser definito tale deve aver ucciso almeno 4 vittime in un medesimo luogo e in uno stesso evento. Esso inoltre può esser distinto in:
- Classic Murder, nei casi in cui il soggetto non conosce le proprie vittime e le sceglie in maniera per lo più casuale.
- Family Murder, nei casi in cui invece il soggetto rivolge la propria furia omicida verso i membri della sua famiglia.
- Spree Killer (assassino compulsivo), ossia un individuo che uccide due o più vittime in luoghi diversi, durante lo stesso atto criminoso. I delitti spesso hanno un’unica causa scatenante e sono tra loro concatenati. L’assassino uccide ripetutamente senza che vi sia un periodo di raffreddamento emotivo. Anche in questo caso il soggetto si lascia dietro molte tracce, e o si fa catturare, o si suicida o si espone ai colpi delle forze armate per farsi uccidere.
- Multiple Killer (pluriomicidi), come i terroristi o i sicari della criminalità organizzata, che uccidono ripetutamente in tempi e luoghi diversi per una motivazione di fondo, che qualora venisse a cessare, porterebbe anche all’arresto della propria catena omicidiaria.
Nel 1988 poi, gli agenti Ressler, Burgess e Douglas introdussero un’importante differenziazione riguardante la definizione di assassini seriali, distinguendoli in organizzati (gli assassini pianificano con cura i propri delitti, sono lucidi e metodici, scelgono un tipo particolare di vittima avente un legame simbolico con sé, hanno un’intelligenza nella media o sopra la media, svolgono una vita normale, hanno un partner, un lavoro stabile, spesso hanno conoscenze specifiche sui metodi della polizia che applicano per occultare le prove, e seguono le notizie fornite dai media su di essi, elemento che gli procura piacere e gratificazione, prolungando il loro periodo di raffreddamento emotivo) e disorganizzati (gli assassini agiscono seguendo un impulso improvviso che li portano ad uccidere le vittime scelte casualmente, senza preoccuparsi di nascondere tracce, hanno un’intelligenza al di sotto della media, solitamente vivono soli, hanno un lavoro precario e non mostrano alcun interesse per le notizie fornite dai media sui propri delitti). Tale distinzione risulta essere molto utile soprattutto in fase investigativa. Un tipo organizzato ad esempio, tenderà a portare con sé l’arma del delitto e provvederà a portarla via a omicidio ultimato, cercando di non lasciare impronte. Un tipo disorganizzato invece, al contrario, tenderà ad utilizzare oggetti trovati sul luogo del delitto e li lascerà sul posto al momento della fuga.
Sempre nel 1988, Holmes e De Burger, individuarono quattro tipi di assassini seriali:
- Visionary (Visionario), che affetto da malattie mentali, commette i propri crimini in risposta a voci o visioni (Dio, Satana, ecc.) che gli ordinano di uccidere. Solitamente la vittima è eliminata velocemente.
- Mission Oriented (Missionario), che non affetto da particolari malattie mentali, concepisce i propri omicidi come una missione. Ha come obiettivo l’eliminazione di un particolare gruppo di persone (prostitute, omosessuali, ecc.), ritenute pericolose e indegne di vivere. Anche in questo caso la vittima è uccisa velocemente.
- Hedonistic (Edonista), che uccide con l’unico scopo di provare piacere, pertanto la vittima è tenuta in vita il più possibile e spesso torturata e violentata. All’interno di questa tipologia si distinguono poi i Thrill Seeking Killer, che uccidono alla ricerca del brivido, i Comforts Killer, che uccidono per ottenere benefici a livello economico e i Lust Murder, che uccidono per libidine, mossi da una forte aggressività.
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