A tutte le donne che hanno lottato e lottano tuttora per
costruire e conquistare la propria indipendenza.
A mio papà, per il supporto incondizionato.
A mia mamma, che attraverso il suo esempio mi ispira
ogni giorno ad un continuo e costante miglioramento.
.
INDICE
INTRODUZIONE .…………………………………………………….....…….. 1
CAPITOLO I: IL SOFT POWER …………………………………..........…….. 2
1.1 Il concetto ……………………………………………………….....…….. 2
1.2 Perché è importante nelle relazioni internazionali………………………. 13
CAPITOLO II: ARTE E MUSICA DURANTE LA GUERRA FREDDA………. 19
2.1 Il ruolo di Hollywood ………………………………………………….. 19
2.2 La musica occidentale …………………………………………….…… 25
CAPITOLO III: IL CASO DEPECHE MODE…………………………………45
3.1 Il rapporto della band con l’est Europa …………………………...…… 45
3.2 Il concerto a Berlino Est ……………………………………………….. 52
CONCLUSIONI ………………………………………………………………. 59
BIBLIOGRAFIA ……………………………………………………….……… 65
SITOGRAFIA ………………………………………………………….……… 68
RINGRAZIAMENTI ……………………………………………………………70
INTRODUZIONE
Il tema chiave di questo elaborato è il concetto di soft power, ideato dal politologo
1
americano Joseph Nye nel 1990 .
Esso si contrappone al potere coercitivo, come quello militare, che, secondo la
tradizione Realista, dominerebbe i rapporti fra gli Stati nell’ambito delle relazioni
2
internazionali .
Pertanto, lo scopo di questa tesi è comprendere il motivo della rilevanza del soft
power e fornire un’altra chiave di lettura delle dinamiche che caratterizzano i
giochi di potere del sistema internazionale: attraverso il sopracitato termine,
verranno analizzate in particolare quelle della Guerra Fredda, un periodo storico
rilevante, dove la legittimazione degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica ha una
funzione importante.
Il primo capitolo sarà dedicato al significato della nozione in questione, dai
contributi più antichi a quelli più recenti, oltre che alle sue risorse e ai mezzi con i
quali può essere esercitato.
Nella seconda parte il cinema hollywoodiano e la musica saranno i protagonisti, in
quanto strumenti di soft power adoperati dalle superpotenze nel corso della Guerra
Fredda.
Infine, l’elaborato si concluderà con un caso di studio: verranno presi in esame i
Depeche Mode, la loro rilevanza nella cultura della Repubblica Democratica
Tedesca e degli Stati del blocco orientale, per poi finire con il loro concerto a
Berlino Est, tenutosi un anno prima della caduta del Muro di Berlino.
In questo modo, si cercherà di comprendere l’effetto della musica oltre la cortina
di ferro nelle circostanze di un periodo, quello della fine degli anni Ottanta, così
delicato dal punto di vista politico.
1 Nye, Joseph S. «Soft Power». Foreign Policy, fasc. 80, 1990.
2 Ikemberry, J., et al. Introduzione alle relazioni internazionali. UTET, 2017 .
1
CAPITOLO I: IL SOFT POWER
1.1 Il concetto
Joseph Nye Jr. conia il termine soft power nell’omonimo articolo di giornale
all’interno della rivista Foreign Policy nel 1990, definendolo come la capacità
degli Stati di indurre altri Stati a compiere le azioni che vorrebbero facessero e a
perseguire i medesimi obiettivi, senza la necessità di ricorrere al potere
coercitivo, ovvero l’hard power. Infatti, l’aggettivo inglese soft, morbido, denota
la contrapposizione con il suo esatto contrario hard, cioè duro.
Nelle relazioni internazionali, infatti, questi due aggettivi abbinati al termine
power il cui significato è potere, delineano due strategie diverse, ma, come afferma
lo stesso Nye, correlate e complementari per attuare politiche di successo. Nello
stesso articolo di giornale l’autore riassume l’hard power con il significato di
3
“ordinare agli altri Paesi ciò che un paese desidera” , e il soft power con quello
4
di “ispirare gli altri Paesi a ottenere ciò che uno stato vuole” .
Inoltre, hard e soft power differiscono per gli effetti che generano. Se il primo,
5
come un’operazione militare, produce un effetto tendenzialmente visibile , gestito
dal governo di una nazione, e repentino sugli individui, non ne riscontriamo il
medesimo nel caso del potere non coercitivo. Oltre ad essere caratterizzato dalla
necessità di impiegare un tempo maggiore al fine di produrre gli effetti auspicabili,
esso si distingue per una caratteristica interessante: non può essere controllato
6
facilmente, almeno all’interno dei regimi democratici . In essi, infatti, la libertà di
espressione e l’assenza di censura consentono anche a individui e organizzazioni
non appartenenti all’apparato governativo di esercitare il soft power.
Conseguentemente, è chiaro apprendere come per un Paese sia difficile avere
padronanza del suddetto potere quando non sia il medesimo ad applicarlo.
3 Nye, Joseph S. «Soft Power». Foreign Policy, fasc. 80, 1990, p.166.
4 Ibidem.
5 Fan, Ying. «Soft Power: Power of Attraction or Confusion? ». Place Branding and Public
Diplomacy, vol. 4, fasc. 2, Maggio 2008, p.150.
Ibidem.
6 2
L’aspetto rilevante, è che tale peculiarità possa cambiare a seconda del contesto
politico: nei regimi non democratici è lo stato a veicolare strategie di potere soft
attraverso il dominio sulle informazioni e il conseguente monopolio dei mezzi di
comunicazione di massa: in questo caso il governo riuscirebbe ad avere il controllo
7
diretto degli effetti prodotti da tali strategie .
Oltre alla differenza semantica, analizzando la diversità delle rispettive fonti
emergerebbe il primo con risorse tipicamente militari, mentre il secondo farebbe
leva su risorse astratte come l’insieme dei valori di un Paese, l’ideologia prevalente
8
e le istituzioni .
La prima risorsa è nota come cultura: essa, infatti, produce il soft power quando i
valori di un Paese sono ritenuti universali dalla maggior parte della popolazione e
quindi non negoziabili; essi, in quanto tali esercitano un’attrazione a livello globale
e rendono il Paese in questione legittimato a perseguire le proprie politiche, anche
se discutibili, e a fare in modo che gli altri Paesi le condividano ed eventualmente
9
le attuino .
Un caso di valore tendenzialmente universale è la democrazia: in nome di essa gli
USA dichiararono guerra all’Iraq durante la prima guerra del golfo per liberare il
Kuwait, facendo apparire l’intervento militare come moralmente giusto agli occhi
della maggior parte degli altri Stati. Inoltre, in questo caso possiamo notare una
correlazione tra soft e hard power, prendendo in esame le loro fonti:
rispettivamente, la democrazia come fonte astratta e la guerra come risorsa del
potere coercitivo riscontrabile nella realtà, costituirebbero due aspetti della
medesima politica.
Nye fa una distinzione tra la cultura d’élite e quella popolare. L’arte e i libri
rientrerebbero nella prima, e si riferirebbero tendenzialmente a persone
accademiche con una conoscenza approfondita di suddetti ambiti. Per la seconda,
invece, si intende l’insieme delle attività appartenenti al mondo dello spettacolo,
come il cinema e la musica, accessibili alla maggior parte delle persone, anche e
7 Ibidem.
8 Nye, Joseph S. «Soft Power», op.cit.
9 Nye, Jospeh S. «Soft Power and Higher Education ». 1° gennaio 2005,
https://library.educause.edu/resources/2005/1/soft-power-and-higher-education
3
soprattutto non esperte del settore, e che rappresenterebbero una forma di svago e
10
piacere per chi vi assiste .
In particolare modo, a ridosso della Seconda Guerra Mondiale, l’attenzione degli
Stati verso i mezzi di comunicazione di massa ha iniziato ad essere una delle loro
priorità. Il presidente americano Theodore Roosevelt capì la necessità di
focalizzare parte della sua politica estera sul contrasto con il cinema nazista di
propaganda utilizzato dal regime tedesco in America Latina. Per questo motivo, il
governo degli Stati Uniti istituì nel 1938 una Divisione delle Relazioni Culturali,
rafforzata in seguito dall’avvio dell’Office of Inter-American Affairs, dedicati alla
trasmissione dei valori americani e alla diffusione di un’immagine positiva degli
11
USA in Sud America .
A tal proposito, sarebbe conveniente ricordare come ulteriore caso esemplare la
collaborazione tra l’amministrazione governativa statunitense e l’industria
cinematografica fin dagli anni 40, illustrata da Nye quando menziona la
partnership tra l’Office of WarTime Information, per il controllo della diffusione
di informazioni verificate, e lo spazio dedito all’intrattenimento cinematografico
12
per eccellenza, Hollywood .
Inoltre, la cultura elitaria e quella pop differiscono per la velocità del loro impatto
sul soft power: Nye ritiene che i libri e l’arte abbiano bisogno di più tempo per fare
effetto sugli spettatori e siano meno diretti rispetto alla radio, alla musica e al
13
cinema .
In riferimento a quanto citato, nel secondo capitolo verrà approfondita l’arte
popolare come strumento di soft power durante la guerra fredda, prendendo in
esame l’impatto di Hollywood e della musica occidentale sul blocco sovietico.
La seconda risorsa di soft power è l’ideologia politica di un Paese: essa riesce a
influenzare le preferenze altrui quando è ritenuta credibile e riscontrabile nella
politica domestica di quel Paese, oltre che nella propria cooperazione con altri
10 Nye, Joseph S. «Public Diplomacy and Soft Power». The Annals of the American Academy of
Political and Social Science, vol. 616, 2008, p.96.
11 Ibidem, pp.97-98.
12 Ibidem, p.98.
13 Ibidem, p.96. 4
14
Stati . Nuovamente, la democrazia ne è un esempio, come anche il suffragio
elettorale universale.
Infine, secondo Nye, la politica estera di uno stato ha capacità attrattiva quando
non è avvertita dagli altri come prepotente. Una strategia politica ritenuta
presuntuosa o troppo spavalda riduce l’abilità di attrarre e ispirare altri Paesi,
producendo come conseguenza indifferenza o disaffezione verso il suddetto stato.
Una situazione simile viene citata come esempio dall’autore statunitense: egli,
infatti, descrive come l’intervento militare degli USA in Iraq nel 2003 abbia
influito negativamente sulla legittimazione e abilità di influenza americana nel
15
contesto delle relazioni internazionali .
Tuttavia, come riportato nei sondaggi del 2003 indotti dal Pew Global Attitudes
Project, la perdita di stima nei confronti degli Stati Uniti si limiterebbe alle scelte
16
di politica estera e non alla cultura americana in sé .
Possiamo quindi affermare che la credibilità e l’universalità siano fattori
rafforzanti il soft power, mentre l’eccessiva superbia e la scarsa condivisione dei
propri ideali ne costituiscano, viceversa, un deterrente.
In riferimento a quanto citato sarebbe opportuno aggiungere un’ulteriore risorsa:
17
la personalità . Essa è senza dubbi la caratteristica più incisiva nelle relazioni
interpersonali e il medesimo fenomeno avrebbe luogo sia nella politica domestica
che in quella internazionale. A tal proposito, è conveniente citare il sociologo Max
Weber, il quale la includerebbe tra le fonti che generano autorità nei confronti dei
leader, definendola carisma. Se pensiamo ai leader dei regimi autoritari e totalitari
del 900 una delle caratteristiche a loro comune era una grande personalità, magari
anche costruita appositamente, che permetteva loro di beneficiare di un largo
consenso e approvazione, almeno a livello domestico.
14 Nye, Joseph S. «Soft Power and Higher Education », op.cit.
15 Ibidem.
16 Ibidem.
17 Ohnesorge, Hendrik W. Soft Power: The Forces of Attraction in International Relations.
Springer International Publishing, 2020. 5
Un esempio opportuno sono i discorsi di piazza di Mussolini: in essi l’impatto è
quello di trovarsi davanti a un individuo dotato di una forte personalità, enfatizzata
dal lessico usato e dall’impostazione fisica e occupazione dello spazio intorno a
sé.
Tuttavia, è doveroso affermare che le suddette risorse siano necessarie ma non
sufficienti per produrre soft power: esse infatti sono fattori potenziali, che hanno
bisogno di essere convertite in potere per fare in modo che uno stato eserciti
18
efficacemente politiche non coercitive .
Inoltre, Nye approfondisce l’aspetto dell’istruzione superiore e del suo ruolo
riguardo il soft power. Essa è fondamentale per aumentare la consapevolezza degli
studenti e per sensibilizzarli sul tema in questione. A testimonianza di ciò, l’autore
fa riferimento ai numerosi programmi di scambio culturali tra Stati Uniti e Unione
Sovietica avviati durante i primi anni della guerra fredda, arrivando a coinvolgere
circa 50000 sovietici e aumentando in questo modo l’efficienza del soft power
statunitense. Alexandr Yakovlev, uno di loro, studiò alla Columbia University nel
1958 con David Truman, e successivamente divenne membro di un’istituzione
rilevante, il Politburo, per poi riuscire ad esercitare un’influenza liberale
19
importante su Gorbaciov . Quindi, l’istruzione rientra nel gioco di potere tra le
due super potenze durante la guerra fredda.
Come affermato precedentemente, hard e soft power sono due concetti diversi che
rappresentano due sfumature differenti del potere, sebbene una completi l’altra.
Per esplicare questo concetto Nye analizza l’utilizzo di fonti di soft power
nell’ambito militare, arrivando alla conclusione che esistano addestramenti a
operazioni militari incentrati su questa correlazione, come quelli sotto la
supervisione del Pentagono. Essi prevedono che i soldati americani vengano
istruiti sia dal punto di vista bellico sia da quello educativo, in modo che
apprendano valori politici importanti come la democrazia e le libertà civili
20
fondamentali, andando oltre le mere tattiche di guerriglia .
18 Fan, Ying. «Soft Power: Power of Attraction or Confusion? », op.cit, p.152.
19 Nye, Joseph S. «Soft Power and Higher Education », op.cit.
20 Nye, Joseph S. «Public Diplomacy and Soft Power», op.cit, p.106.
6
Per tanto, anche in ambito militare, tipicamente associato esclusivamente al potere
coercitivo, possiamo riscontrare l’importanza di strategie di soft power.
Per l’appunto, è impensabile che un Paese, o un qualsiasi attore internazionale,
compia scelte politiche basate unicamente sul potere costrittivo o sul potere soft.
Nelle relazioni internazionali non esistono Stati del genere, in quanto è
fondamentale combinare elementi di entrambi i poteri.
A tal proposito, Nye introduce il concetto di contextual intelligence, ed egli la
definisce “l’abilità dei decisori pubblici di allineare tattiche e scopi per giungere
21
a decisioni strategiche intelligenti “.
L’intelligenza contestuale consiste quindi nel saper combinare hard e soft power
tenendo conto delle circostanze in cui un Paese si trova.
Questo aspetto è rilevante, perché nelle relazioni internazionali il potere si articola
22
su tre livelli: militare, economico e transnazionale . Se a livello militare gli esperti
attualmente affermano di riscontrare un potere unipolare detenuto dagli Stai Uniti,
non possiamo sostenere lo stesso per le altre due dimensioni. Per quanto riguarda
le relazioni economiche, gli attori internazionali sono sempre più interdipendenti
e, di conseguenza, il potere risulta multipolare, ovvero distribuito in maniera più o
meno equa tra le potenze del sistema internazionale. Invece, come ci illustra Nye,
la dimensione delle relazioni transnazionali è caratterizzata da una distribuzione
del potere sia tra Stati sia tra attori non statali. Le tematiche salienti in questo
campo riguardano sfide che attraversano in modo trasversale qualsiasi Paese, come
23
il cambiamento climatico e la pandemia .
La strategia militare non è sempre l’unica soluzione per superare tutte le sfide che
un Paese deve affrontare, soprattutto quando il potere è distribuito tra le varie
potenze mondiali. Quindi, si rivela preminente il ruolo dell’intelligenza
contestuale per fare in modo che un Paese trovi la giust
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