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Andrea Giudici: Elaborato finale 2017. La televisione come istituzione ideologica culturale

Tesi per la facoltà di Scienze politiche, dell'università degli Studi di Perugia - Unipg elaborata dall’autore nell’ambito del corso di sociologia dei processi culturali tenuto dal professore Colombo dal titolo La televisione come istituzione ideologica culturale. Scarica il file in formato PDF!

Materia di Sociologia dei processi culturali relatore Prof. E. Colombo

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Il principio di selezione è la ricerca del sensazionale, la

televisione spinge alla massima drammatizzazione, anche nell'uso

del linguaggio. Il piccolo schermo racconta gli eventi tramite le

immagini raccontate dallo speaker, amplificandone l’importanza,

la gravità ed il carattere tragico-drammatico.

Il ruolo del presentatore è fondamentale: è il primo livello di

censura. E’ lui a imporre il tema, la problematica, le modalità

con le quali verrà affrontata, è ancora lui a dare la parola o a

toglierla agli invitati, dare sanzioni o note di merito.

Il presentatore manipola l’urgenza del tempo a suo piacere per

condurre nella maniera che gli si è richiesta.

La televisione lavora in urgenza continua, il tempo è sovrano.

Questo è il motivo per cui vengono preferiti i fast thinkers, che

ragionano per luoghi comuni, piuttosto che dei veri e propri

pensatori. I luoghi comuni sono idee accettate da tutti banali,

comuni; ma sono anche idee che quando riceviamo sono gi à

ricevute, quindi il problema della ricezione non si pone. Questo

tipo di comunicazione è istantanea perché è solo apparente.

Lo scambio di luoghi comuni ha come unico fine la

comunicazione stessa.

Il pensiero invece richiede tempo, spiegazioni e dimostrazioni,

tutti elementi che sono considerati sovversivi ed impraticabili

nella televisione di oggi.

Il mondo dell'immagine televisiva è dominato dalle parole:

nominare equivale a creare.

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

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Questa intuizione di Bourdieu sarà fondamentale, nel terzo

capitolo di questo elaborato, al fine di presentare l'idea di

televisione come istituzione ideologica culturale. La televisione

ha di fatto il potere di creare realtà.

...l’immagine ha questo di specifico può produrre quello che i critici

<<

letterari chiamano l’effetto realtà, può far vedere e far credere a ciò che fa

vedere. Questo potere di evocazione ha effetti mobilitanti: può far esistere

idee o rappresentazioni, ma anche gruppi. >>

(Bourdieu, 1997, p. 22)

Questo è il motivo per cui il sociologo francese, decide di

studiare la televisione ed il suo immenso potere.

Lo stesso “effetto realtà” della televisione, ovvero la sua influenza

predominante nella creazione di pratiche di riproduzione

simbolica, viene delineata nel testo “Cattiva Maestra Televisione

(2002)”.

Il fenomeno dell'incremento esponenziale del numero di

telespettatori, che aumenta di anno in anno, spinge il pensiero

umano a chiedersi quanto e quale sia l ’effetto di questi quasi 100

anni dall'invenzione dell'apparecchio televisivo .

In particolare John Condry nel saggio “Ladra di tempo, serva

infedele (1993)”, spiega il rapporto che si sta consolidando tra la

televisione e il bambino nella fase dell'apprendimento.

I bambini si accostano alla televisione e la guardano con motivazioni

<<

che differiscono in misura significativa da quelle prevalenti fra gl i adulti.

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

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La maggior parte degli adulti, per loro stessa ammissione, guarda la

televisione << per divertimento >>. La maggior parte dei bambini, pur

trovandola divertente, guarda la televisione perché cerca di capire il

mondo. >>

(Condry, 2002, p.81)

Molti adulti guardano la televisione, come dice l ' autore, << con

quella che talora si definisce Sospensione dell'incredulità >>.

al solo fine di intrattenersi, essi distaccano quello che vedono

sullo schermo dalla realtà del mondo, fino al punto in cui

esplosioni, uccisioni, scene di sesso esplicito, ecc.…; risultano

spettacoli normali, facilmente digeribili.

Questo succede in quanto gli adulti hanno (aggiungo io, si pensa

abbiano ma non lo darei per scontato) la capacità di

comprendere che quel che si vede è solo un montaggio, una

produzione fittizia.

I bambini invece, a causa della loro limitata comprensione del

mondo, hanno maggiori difficoltà nel capire e distinguere i fatti

dalla finzione.

Questa capacità non è ancora del tutto sviluppata ed infatti i

bambini non riescono a seguire le sequenze lunghe, hanno

un’idea assai ridotta delle motivazioni e delle intenzioni dei

singoli personaggi, non sono capaci di trarre deduzioni da

un’azione sottintesa ma non esplicitamente mostrata e l'utilità

delle informazioni dipende in gran parte da ciò che si impara da

gli altri. Risultano quindi più vulnerabili ed influenzabili.

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

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In particolare lo psicologo statunitense ha voluto analizzare la

figura dei cartoni animati nelle diverse fasi della formazione del

bambino.

In genere i bambini iniziano a guardare la televisione all' incirca

all'età di 2 anni La televisione accompagna la crescita del

ragazzo, che col passare del tempo definisce e diversifica il suo

palinsesto.

I bambini piccoli guardano i cartoni animati perché sono ben

<<marcati>; ogni azione è sottolineata da caratteristiche create

appositamente per attirare il loro sguardo. Questo meccanismo

sostituisce l'attenzione e la comprensione. Dal momento che

l'attenzione dei bambini è discontinua, gli effetti audio

contribuiscono a richiamarli all'attenzione davanti

all'apparecchio.

Nei cartoni animati di <<azione-avventura>>, i quali hanno

sostituito gli spettacoli dal vivo di cui un tempo era fatta la Tv

per i bambini, si riscontrano spesso atti di violenza che

facilmente possono essere travisati dal giovanissimo pubblico.

Ed è così che si creano le logiche del “il più forte ha ragione” e del

“se uno vuole una cosa e ha più potere di un altro, la ottiene ”.

Studi recenti hanno riscontrato che nei programmi per i bambini

figurano in media 25 atti di violenza l'ora, contro i soli 5 nei

programmi prime time per adulti. Per questo motivo Condry

definisce i cartoni animati azione-avventura come <<vicende di

potere>>.

Centinaia di studi, sia sperimentali che condotti sul campo,

concordano che i bambini che guardano molta televisione, senza

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

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distinzione di sesso, sono più aggressivi di chi non lo fa spesso

(Desmurget 2011). Avere sotto gli occhi così tante immagini

crude e violente, ha degli effetti a lungo termine fortemente

distopici, anche sulle credenze e suoi valori.

In generale l'esposizione dei ragazzi alla violenza che vedono sul

teleschermo crea diversi effetti: per alcuni avviene una fortissima

paranoicizzazione del mondo esterno, altri invece risultano

insensibili davanti alle crude immagini sotto i loro occhi; infine i

ragazzini già preposti alla violenza trovano spunto da ciò che

vedono e questo sfocia nell'eccessiva aggressività.

Oltre alla violenza, nelle televisioni di tutto il mondo rimbalzano

continuamente messaggi sessuali, espliciti e non. E se i cartoni

animati sono il mondo della violenza, le sitcom, che negli anni

sono diventare le forme prevalenti di intrattenimento, si

propongono come fonte della fondazione sessuale, anche in

questo caso il richiamo sonoro è fondamentale in quanto, la

risata registrata dice al bambino che è successo qualcosa

d'importante; questo a sua volta serve a introdurlo ad usanze e a

valori specifici per quanto riguarda, in particolare, le abitudini

sessuali. L’autore inoltre ci tiene a specificare che il sesso è

trattato come preludio alla violenza o contesto di violenza.

Via via che i bambini crescono le loro scelte televisive si

differenziano per sesso; cominciando ad imitare le preferenze

degli adulti. Le ragazze scelgono le telenovelas mentre i ragazzi

amano le avventure di azione. La televisione fornisce dei

personaggi maschili e femminili stereotipati, ruoli in cui chi

guarda la televisione riesce ad immedesimarsi. I programmi di

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

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action avventure hanno come protagonista in genere un maschio

che trionfa su un cattivo. Gli spettacoli con eroe maschile

attirano anche il pubblico femminile, ma non succede il

contrario. I maschi tendono ad evitare i programmi dove il

protagonista è una donna. Quindi il motivo per il quale non ci

sono molti personaggi femminili nei programmi action per

ragazzi è puramente una motivazione legata alle quote di

mercato; non venderebbero.

Gli influssi primari che gli infanti subiscono sono 4: la famiglia, i

coetanei, la scuola, la televisione, ed operano tutte assieme.

Nella dinamica delle funzioni l'autore ritiene che lo strapotere

dei coetanei e della televisione sia dovuto in parte ad un

fallimento della Scuola e un potere ridotto della famiglia.

<< Oggi molti bambini americani hanno problemi personali e uno dei

motivi è che passano una parte eccessiva del loro tempo a guardare la

televisione. La televisione è una ladra di tempo: deruba i bambini di ore

preziose, essenziali per imparare qualcosa sul mondo e sul posto che

ciascuno vi occupa. E questo sarebbe già abbastanza negativo. Ma la tv

non è soltanto ladra: è anche bugiarda.

Guardando la televisione i bambini vi scorgono una fonte ragionevole di

informazioni sul mondo. Questo non è vero, ma loro non hanno modo di

capirlo. Per quel po' di verità che la televisi one comunica, c'è molto di falso

e di distorto, sia in materia di valori che di fatti reali . >>

(Condry, 2002, p. 97-98)

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

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Nel secondo capitolo di questo scritto, il filo conduttore è la

descrizione della televisione come qualcosa ben oltre il mezzo

comunicativo.

Il potere formativo del piccolo schermo è enorme, e sta andando

ben oltre ogni aspettativa dei creatori stessi di questo

meccanismo. É un oggetto di studio molto interessante e dalle

molteplici sfaccettature.

La televisione ha la possibilità di cre are realtà, perpetuare

ideologie, modificare gli atteggiamenti e i comportamenti delle

persone.

In particolare si guarda al rapporto tra violenza e televisione.

Anche se moltissimi altri fenomeni sono degni di studi

approfonditi, è probabilmente in questo binomio nel quale

risiede la vera natura della televisione moderna.

Karl Popper nel suo saggio intitolato: “Una patente per la

Tv”(1994), si pone in atteggiamento critico nei confronti della

televisione, asserendo che non è più possibile pensare alla Tv

solo quale mezzo d'espressione.

Anche egli sostiene che la prima e capitale imputazione riferibile

all'industria televisiva è quella d'immettere violenza nella società.

Come descritto da Condry, Popper sottolinea il rapporto che si

struttura tra la televisione e il bambino:

Nel rapporto tra bambini e televisione noi ci troviamo di fronte ad un

<<

problema evolutivo. I bambini vengono a questo mondo strutturati per un

compito, quello di adattarsi al loro ambiente [...]Ora il punto è che la

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

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televisione è parte dell'ambiente dei bambini ed una parte per la quale noi

siamo ovviamente responsabili, perché si tratta di una parte dell'ambiente

fatta dall'uomo[...]La mia esperienza mi porta a considerare questo punto

molto importante, direi decisivo. La televisione produce violenza e la porta

in case dove altrimenti violenza non ci sarebbe. >>

(Popper, 2002, p.75-76)

In linea con Bourdieu, sottolinea la preponderanza dei valori del

mercato nelle produzioni per il piccolo schermo. L'eccessiva

competizione e la conquista dell'audience, finiscono per generare

prodotti di pessima qualità.

...si offrono all'audience livelli di produzione sempre peggiori e che

<<

l'audience li accetta purché ci si metta sopra del pepe, delle spezie, dei

sapori forti, che sono per lo più rappresentati dalla violenza, dal sesso e

dal sensazionalismo. Il fatto è che più si impiega questo genere di spezie

più si educa alla gente a richiederne. >>

(Popper,2002, p. 73)

Tutti gli autori propongono la tesi che i centri di produzione di

televisione sono delle agenzie pedagogiche non intenzionali.

Dopo aver analizzato il funzionamento della televisione e

constatato la sua influenza, ognuno di essi propone un possibile

futuro. La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

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Condry, rimane molto critico. Egli è convinto che, nonostan te la

televisione possa essere uno mezzo di intrattenimento e di

informazione, come strumento sociale rimanga molto carente.

La scuola e la famiglia dovrebbero fare di meglio di quanto

facciano attualmente, in modo di ridurre l'influenza esercitata

dalla televisione nella vita dei bambini.

Bourdieu constata che la televisione produce due effetti: da una

parte può ridurre il pedaggio, il diritto di ingresso in un

determinato campo (filosofo, sociologo, ecc.…) a soggetti che

per esempio che non hanno pagato la tassa di ingresso dal punto

di vista della definizione interna della professione, ma la

esercitano di fatto; in pratica ha il potere di scavalcare alcuni

formalismi.

Dall’altra parte ha la possibilità di raggiungere la maggior parte

della popolazione.

La cosa che più turba il sociologo francese è che non gli sembra

possibile giustificare con l’estensione del potere dell'audience il

fenomeno dell’abbassamento del livello di diritto di ingresso nel

campo considerato.

La minaccia del livellamento può provenire dall'intrusione delle

esigenze mediatiche nei campi di produzione culturale.

Occorre quindi difendere le condizion i di produzione che sono

necessarie per far progredire e lavorare per generalizzare le

forme di accesso. La televisione governata dall'Auditel

contribuisce a far pesare sul consumatore presunto libero e

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

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illuminato vincoli di mercato che non hanno nulla a che vedere

con l'espressione democratica di un ’opinione pubblica.

I pensatori e le organizzazioni che hanno il compito di

esprimere interessi dei dominanti sono ancora molto lontani da

considerare chiaramente questo problem a e ciò, conclude

Bourdieu, contribuisce non poco a rafforzare i meccanismi

televisivi.

Popper ha una visione maggiormente ottimistica. Il suo pensiero

avvalla la tesi di Condry per la quale i bambini non possono

imparare dalla televisione, con un’accezione. I bambini non

possono imparare da questo modello di televisione appena

descritto.

La televisione ha un grande potere formativo e, per questo, una

grande responsabilità.

Bourdieu nell'apertura del suo intervento asserisce che chi fa

televisione dovrebbe porsi una serie di domande sul proprio

ruolo e come lo si interpreta, come ad esempio se quello che si

ha da dire è destinato a raggiungere tutti, se si è davvero pronti a

fare in modo che il proprio discorso, per la forma in cui si

presenta, possa essere capito da tutti e se debba essere capito da

tutti (domande che l' autore di questo scritto si è posto all'inizio

dell'elaborato, ancora quando era ancora solo un pensiero) .

Sulla stessa onda di pensiero Popper illustra la sua proposta che

si basa sul modello organizzativo formato dai medici .

I dottori hanno un grande potere sulla vita delle persone, un

potere che deve essere per forza messo a controllo e verifica.

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

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Quello del dottore è un lavoro per il quale servono certificazioni

di qualificazione. Per entrare nell'ordine della professione i

candidati vengono sottoposti ad un esame e anche una volta

praticanti, l'attestato può essere revocato se il lavoro prodotto

va contro i principi del mestiere.

Io propongo che un’organizzazione simile sia creata dallo Stato per

<<

tutti coloro che sono coinvolti nella produzione di telev isione. Chiunque sia

collegato alla produzione televisiva deve avere una patente, una licenza, un

brevetto, che gli possa essere ritirato a vita qualora agisca in contrasto con

certi principi. Questa è la via attraverso la quale io vorrei si introducesse

finalmente una disciplina in questo campo >>

(Popper,1994, pag 76-77)

Questo capitolo si è preposto l'intento di mostrare al lettore

come e quanto la Tv influenza il mondo ed, in questa parte

conclusiva, i possibili scenari futuribili.

Tutti i critici concordano sul fatto che la televisione ha potere

creativo sia positivo che negativo che esso sia.

Si è voluto descrivere l'influenza del piccolo schermo sulla vita

del bambino per svelare il potere formativo dell’apparecchio

televisivo.

Come vedremo nel capitolo successivo, potere creativo e potere

formativo sono propri di un'istituzione ideologica culturale.

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

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Per poter funzionare un’ideologia deve riuscire per prima cosa a

creare e poi a riprodurre la sua rappresentazione simbolica

(quindi formare).

Dopo aver spiegato cosa è l’AIS, nel seguente terzo ed ultimo

capitolo di questo elaborato si vuole mostrare al lettore la

conseguenza logica: la televisione come istituzione culturale

ideologica. La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

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Capitolo 3

La televisione come istituzione ideologica culturale

In questo ultimo capitolo si svolge la chiave teorica dell'elaborato.

La tesi che si vuole sviluppare si inserisce direttamente nel filone del

pensiero sociale strutturalista-funzionalista (o approccio sistemico).

Per questa corrente di pensiero la società viene concepita come una

struttura; un insieme organico e globale in cui gli elementi non hanno

valore funzionale autonomo, ma lo assumono nelle relazioni oppositive e

distintive di ciascuno di essi rispetto a tutti gli altri. Nessuna parte del

sistema può essere intesa isolata dalle altre, ma solamente nel suo

contesto più ampio.

Lo studio del testo “Lo stato e i suoi Apparati”, nel primo capitolo, è

servito per far entrare il lettore in questa concezione del mondo.

Un'altra componente fondante del pensiero strutturalista, è quella di

interpretare i dati attraverso le loro conseguenze sulle strutture più grandi

in cui sono implicati.

Il secondo capitolo ha adempiuto a questa funzione. Si è mostrata la

televisione svelando le sue influenza sul mondo e le conseguenze che

comporta. Ora il compito prepostosi all'inizio dell'elaborato è quello di

inserirla in un meccanismo più grande.

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

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La ricerca finale, di conseguenza, sarà quella di individuare la struttura di

fondo della società e di comprenderla mostrando le funzioni assolte dalle

sue parti.

Si vogliono conciliare le idee proposte nei precedenti due capitoli, al fine

di far sorgere una realtà preponderante: la televisione è lo strumento di

riproduzione dell'ideologia di Stato.

L'analisi funzionalista classica viene considerata conservatrice in quanto

rivolta alla ricerca dei fattori di turbamento delle strutture sociali

disfunzionali, che possono provocare una modifica nello status quo.

Questo elaborato in effetti si è preposto di analizzare alcuni dei fattori di

turbamento della struttura sociale, ma non a fini di conservare

l'equilibrio. Al contrario si crede che l'analisi funzionale sia da ritenersi al

3

pari di una pratica euristica .

Infatti non si ritiene che la televisione moderna, strutturata come è ora,

possa essere considerata una struttura disfunzionale per i fini del

mantenimento potere di Stato, anzi si vuole evidenziare il contrario: essa

funziona benissimo.

Per meglio calare il lettore nell'ottica del pensiero dell'elaborato, si vuole

considerare il concetto di universali evolutivi proposto da Talcott

Parsons(1902-1979). Egli sostiene che gli universali evolutivi sono dei

modelli organizzativi che emergono in una società, nel corso della sua

storia, e che ne permettono l'adattamento all'ambiente ed il suo successo

rispetto a società che ne sono prive. Nel corso dell'evoluzione umana, le

società primitive hanno visto l'affermazione di universali evolutivi quali i

concetti di linguaggio, religione, parentela, tecnologia (tecniche che

Si definisce, procedimento euristico, un metodo di approccio alla soluzione dei problemi che non

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segue un chiaro percorso, ma che si affida all'intuito e allo stato temporaneo delle circostanze, al fine

di generare nuova conoscenza. È opposto al procedimento algoritmico.

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

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portano l'uomo a controllare la natura). Nella rivoluzione neolitica

diventano universali evolutivi i concetti di sistema di stratificazione

sociale e di organizzazione politica.

La società moderna, per l'autore, è caratterizzata da quattro universali

evolutivi: la burocrazia, il mercato, le norme universalistiche, la

democrazia. Solo quelle società che nel corso della loro evoluzione

hanno sviluppato questi concetti, questi universali, hanno raggiunto la

maturità, la modernità (Parsons 1974).

Ora ciò che si vuole affermare in questo elaborato, è che la

comunicazione di massa, a cui fa capo in prima istanza la televisione, ha

tutte le caratteristiche del concetto descritto da Parsons.

I modelli organizzativi proposti sul piccolo schermo, accuratamente

selezionati per la comunicazione di massa, sono emersi nella società nel

corso della sua storia; il forte potere di riproduzione di cui è munita la

televisione ne ha permesso l'adattamento all'ambiente, e il loro

successivo successo nell'imposizione e riproduzione dell'ideologia.

L'invenzione della televisione ha determinato il successo, soprattutto in

termini di potere, su chi ne era privo, esattamente come nella definizione

descritta da Parsons.

Al pari di un universale evolutivo chi riesce a precedere gli altri

nell'utilizzo di questi strumenti ha un vantaggio posizionale enorme.

In merito si vuole citare il pensiero di Alberto Abruzzese , espresso nel

testo Elogio del tempo nuovo (1994), il quale ritiene la vittoria di Silvio

Berlusconi alle elezioni politiche italiane del marzo 1994 una prova di

modernità comunicativa, al contro di un'arretratezza culturale della sinistra.

Volendo esprimere un parere (personale) su questo frangente storico, si

vuol sottolineare che tali elezioni furono fondanti sotto molti punti di

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vista: esse infatti sancirono il passaggio dalla prima alla seconda

Repubblica italiana.

Ciò si ripercosse anche sulla figura stessa della disciplina politica, non più

soggetta all'idea del partito, ma alla ricerca di una figura forte, simbolica e

predominante, come quella del leader.

In seguito al caso mediatico-giudiziario “ Mani pulite “, che sconvolse

interamente l’opinione pubblica italiana, la gente risultò fortemente

disincentivata a votare nuovamente per una categoria sociale che ormai

considerava sporca e corrotta, ovvero quella dei politici.

Lo scenario di queste tornate elettorali, sicuramente facilitò la vittoria del

partito Forza Italia capeggiato dal suddetto Berlusconi, ma è indubbio il

potere mediatico che esercitarono le televisioni private nella conquista

dei voti.

Una sorta di “voto di protesta”, verso una società e un meccanismo ormai

logoro, di fatto portò un imprenditore al potere in una fase di grandi

cambiamenti.

Analogamente si può ben dire che nelle ultime elezioni politiche italiane

datate gennaio 2013 , si è riscontato un ennesimo “voto di protesta” che

questa volta si è indirizzato verso il Movimento Cinque Stelle.

Questo movimento politico, che per sua stessa definizione non si sente

un partito (classico), ha costruito la propria vittoria elettorale ( 25,5% di

voti senza coalizione alla loro prima elezione politica, può sicuramente

essere presentata come una vittoria) grazie allo stesso scenario di

partenza: il fenomeno della corruzione non è cambiato, anzi il permanere

dello stesso, insieme ad un immobilità nella produzioni di norme

“significative” da parte dei partiti, ha accresciuto la distanza tra il cittadino

e la politica. La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

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Come nel caso del partito di centro-destra, la vittoria dei Grillini, non è

imputabile solo ad un “voto di protesta”.

I 5 stelle oggi, come fece ieri con la televisione Berlusconi, hanno

sfruttato il nuovo mezzo di comunicazione di massa, Internet, per

portare/proporre la propria ideologia di Stato.

Quindi si vuole sottolineare che a livello generale, due fatti sono degni di

nota:

 Essere precursori, quindi avendone il predominio,

nell'uso di un universale evolutivo comporta un

sostanziale vantaggio (posizionale).

 Non è rilevante il colore (la natura) dell'ideologia quanto lo

strumento che si usa per propagarla.

Queste constatazioni spingono a credere all’ipotesi secondo la quale la

comunicazione di massa, la quale vede nella televisione e nel web le sue

istituzioni primarie, andrebbe annoverata al pari degli altri universali

evolutivi moderni.

Parsons inoltre si riallaccia al funzionalismo di Durkheim (1858-1917), il

quale riconduce ogni fenomeno alla funzione che esso ha all'interno

dell'insieme di cui è parte la società. In linea di massima, ciò che il

sociologo statunitense si propone di fare è di integrare lo studio

dell'individuo di Weber(1864-1920), con il ruolo della società descritto da

Durkheim.

Il primo punto di congiunzione nella dicotomia individuo/società che

viene riscontrato è la norma. Essa collega l'individuo alla società di cui è

parte, riducendo il suo arbitrio autonomo: l'essere umano nel suo

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

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comportamento è vincolato da queste norme sociali che, attraverso un

complesso sistema basato sulla logica dei premi e delle punizioni,

costruiscono la struttura.

Quest’ultima ha come prerogativa principale la possibilità di assecondare

e rendere concreti le funzioni necessarie della società attraverso un

sistema integrato che tiene insieme le diverse espressioni dell'esperienza

umana. Queste norme per l'autore sono l'espressione dei valori di fondo

di una cultura.

Ma in che modo esse diventano parte integrante dell’individuo?

Parsons riprende il concetto freudiano di interiorizzazione: ogni essere

umano impara a seguire certe norme ed usanze di una determinata

società attraverso la formazione di un istanza psichica (il super-io) che

riproduce l'autorità inizialmente al di fuori sé ma che in seguito viene

interiorizzata. Questa pratica di interiorizzazione delle norme e dei valori

avviene nel corso della socializzazione, di cui il primo nucleo è la famiglia

che ha il compito di preparare la propria prole per vivere nella società .

Per questo motivo la struttura societaria è concepita come un sistema

complesso interconnesso;,ne consegue che l'azione è da ricollegare alla

società nel suo insieme.

Parsons vuole cogliere l'azione sociale all'interno dei vincoli della società

nella sua complessità: vuole cogliere tutti i livelli possibili di analisi,

quindi distingue tra un sistema biologico, un sistema psicologico, un

sistema sociale e un sistema culturale.

Queste dimensioni sono contemporaneamente autonome ma

interconnesse tra loro e servono a spiegare l'agire umano.

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

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Nel “Il sistema sociale”(1951) Parsons sviluppa queste quattro dimensioni

secondo il “modello AGIL”; un sistema per funzionare, deve soddisfare

queste quattro funzioni:

 A (adaptation)

 G (goal-attainment)

 I (integration)

 L (latent pattern maintenance)

Adattamento e raggiungimento degli scopi riguardano la dimensione

individuale, mentre integrazione e latenza sottendono alla sfera

societaria.

Per mantenersi e riprodursi, la società deve garantire dei vincoli biologici

legati alla sopravvivenza; il sottosistema che svolge questa funzione è il

sottosistema economico. Adattamento significa che il sistema deve essere

in armonia con il suo ambiente esterno, quindi si deve adattare al

contesto: è la dimensione della biologia.

Il livello psicologico è quello delle motivazioni all'azione; sottende quindi

al sistema politico; il raggiungimento degli scopi è campo possibile della

psicologia o personalità, cioè ciò che dà la spinta e muove.

L'azione sociale, per Parsons, è tensione continua tra esigenze del

soggetto e esigenze della società; il sistema sopravvive se individui e

società sono soddisfatti.

Il sociologo statunitense opera una distinzione tra cultura e struttura

sociale.

Il sistema culturale garantisce la condivisione degli elementi di base

dell'interazione e dell'orientamento verso determinati valori, quindi è

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

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l’insieme di strumenti che servono a tenere insieme e a comunicare; la

cultura è elemento di latenza: sta sotto ma è indispensabile per unire

insieme il tutto. I sottosistemi che svolgono questa funzione sono il

sottosistema della famiglia e il sottosistema della scuola. L'integrazione

riguarda il sistema sociale, che riesce a integrare tutte le spinte che

provengono dalla personalità integrando verso orientamenti di necessità

collettive tutte le spinte psicologiche soggettive.

Mentre la struttura sociale è un insieme di organizzazione della vita

basato soprattutto su norme, sanzioni, premi, punizioni, ecc. (tutto ciò

che ha che fare con organizzazione e potere), il sottosistema che svolge

questa funzione è il sottosistema giuridico e il sottosistema religioso.

La latenza è lo spazio della cultura, è l'insieme di quei valori e

orientamenti finali che i soggetti devono interiorizzare per poter

accettare l'integrazione e orientare le spinte individuali verso il

mantenimento della società.

Secondo Parsons la cultura deve essere trasmessa alle generazioni

successive allo scopo di favorire l'ordine, l'integrazione e il

mantenimento della società e dello status quo.

Il limite è l'idea che la cultura deve comunque essere un insieme

abbastanza coerente e stabile di valori, norme e credenze; questo orienta

l'agire collettivo in direzione del mantenimento della società, quindi la

cultura serve a mantenere il controllo all'interno di questo sistema.

Lo schema AGIL risulta calzante nella descrizione della società come un

sistema, in linea con il pensiero di questo elaborato.

Partendo dall'assunto che lo Stato è un sistema formato da più apparati,

punto chiave della teoria di Althusser descritta nel primo capitolo, si

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vuole mostrare la pertinenza trai due studi al fine di dare

un’interpretazione personale.

Entrambi gli autori sottolineano la visione della società come un sistema

di parti (apparati) in rapporti di interdipendenza.

La dimensione individuale viene descritta da Parsons come l’insieme

formato dell'adattamento (adaptation) il raggiungimento degli scopi

(goal-attainment), che sono retti dai sottosistemi rispettivamente

dell'economia e della politica.

Senza nessun tipo di presunzione l'autore di questo elaborato crede che

la sfera sociale ovvero integrazione (integration) e latenza (latent pattern

maintenance) potrebbero essere descritti in altro modo.

Avendo preso atto che la società descritta da Parsons non può

obbligatoriamente essere la stessa di oggi, si intende proporre una

versione più attuale del sistema AGIL.

Queste righe sono ben lontane dall’essere una critica, possono essere

considerate al limite solamente un riadattamento in chiave moderna della

teoria più rinomata del sociologo statunitense.

Quindi partendo ad analizzare il sottosistema dell'integrazione si

concorda sul peso preponderante dell'apparato giuridico; in quanto

punitivo svolge una funzione fondamentale nella formazione della

società, concetto che all'attento lettore richiamerà l'idea di apparati

regressivi di stato (ARS), ma non si ritiene che la religione abbia ancora il

potere descritto dall'autore e che quindi riesca ad esercitare la sua

funzione.

Lo stato moderno non consente la partecipazione di altri soggetti al

tavolo del potere, con il tempo ha allontanato gli altri contraenti (chiesa,

organizzazioni internazionali) elevando sé stesso come unico ed

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

47

esclusivo soggetto politico, il suo credo non è quindi religioso ma è

l'ideologia di Stato.

L’ideologia di Stato è ciò che lega la struttura, essa viene riprodotta

tramite la comunicazione di massa che ha nella televisione la sua più

affidabile arma. É tramite questo strumento che vengono veicolati i

valori condivisi che creano una società.

Ragion per cui si crede che la conservazione del sistema (che diventa

conservazione del potere di Stato) e la sua riflessione diretta sulla società

(integrazione e latenza), vengano riprodotti tramite gli Apparati

ideologici di Stato, di cui quello Culturale è il principale e la televisione

primaria istituzione.

Bisogna però chiedersi in che modo la televisione esercita tale potere.

É con le parole di Condry che si vuole rispondere a questo interrogativo:

L' influenza della televisione dipende da due fattori: l’esposizione e i contenuti.

<<

quanto è maggiore è l'esposizione dello spettatore allo spettacolo televisivo, tanto

maggiore è, in genere, l’influenza esercitata dal mezzo. In una certa misura l'influenza

sarà determinata dai contenuti. Tuttavia l'esposizione basta da sola ad influenzare lo

spettatore, indipendentemente dai contenuti. >>

(Condry, 2002, p. 82)

Questa influenza viene operata tramite la riproduzione ossessiva di

modelli, valori, comportamenti, ecc.; che vedono sempre di più

l'individuo spersonalizzato, alienato da quei suoi valori “reali“ ed

“autentici” propri dell'essere umano e visto unicamente come

consumatore/elettore. (come vedremo tra poco).

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

48

Ma che tipo di ideologia viene riprodotta attraverso lo strumento

televisivo?

Molti sociologi sostengono l'importanza dei valori condivisi siano

decisivi per spiegare come le società e le istituzioni funzionano. Ora si è

detto che la tv, in quanto strumento preponderante della comunicazione

di massa, veicola i valori che circolano nell'umanità, il quesito da porsi

allora quale valori vengono trasmessi in televisione.

Partendo dall’assunto che tutta quello che si vede sul piccolo schermo è

potenzialmente istruttivo, la domanda fondamentale da porsi è quale tipo

di formazione sostiene la televisione moderna.

Per rispondere a questa domanda si vuole nuovamente riportare il

pensiero di Condry, il quale si interroga su alcuni casi specifici riguardanti

il proprio paese (U.S.A.).

Egli sostiene che l'America negli ultimi anni è impegnata in quella che

viene euforicamente definita << battaglia alla droga>>. Quasi tutti sono

concordi sul fatto che il punto svolta di questa <<guerra>> è la

componente formativa-educativa, tanto che svariate organizzazioni, fra

4

cui Patnership for Drug-Free America , hanno sponsorizzato brevi spot

pubblicitari di trenta secondi, che esortano i cittadini, in particolare i più

giovani, ad evitare l'uso di stupefacenti.

Per dimostrare quanto citato, un gruppo di ricerca capitanato dallo stesso

Condry, ha condotto uno studio sui messaggi televisivi pro e contro la

droga.

L'oggetto di studio sono tutti i messaggi riguardanti droghe e farmaci, sia

quelli a favore che quelli contro. L'analisi è circoscritta a messaggi

Partnership for Drug-Free America (PDFA) organizzazione no profit fondata nel 1986.

4 La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

49

riguardanti bevande alcoliche, fumo di tabacco, droghe o farmaci assunti

per via orale, inalati o fumati.

Dopo aver selezionato un campione rappresentativo del palinsesto

televisivo, programmi e pubblicità, vengono delineate due tipologie di

contenuti che si differenziano in <<messaggio pro-droga>> (messaggi che

mostrano persone che bevono o fumano che si godono il loro vizio) e

<<messaggio anti-droga>> (messaggi che mostrano persone che bevono o

fumano che hanno conseguenza negative).

Nelle trentasei ore di filmati registrati del campione televisivo selezionato

in due giornate-tipo, i messaggi centro dello studio sono risultati tutti

sommati, 149.

Di questi:

d) 81,2 % Pro-droga (121 messaggi)

e) 14,8 % Anti-droga (22 messaggi)

f) 0,04 % Ambiguo (6 messaggi)

Quindi per ogni messaggio anti-droga c'è ne sono almeno sei favorevoli;

addirittura per certi tipi di droghe il rapporto è considerevolmente più

alto, nel caso specifico dell'alcool per ogni spot contro, dieci sono quelli

che raffigurano l'atto di bere come positivo.

Molti dei messaggi pro-droga sono inseriti in annunci pubblicitari a

farmaci, birra o vino, e nelle caratterizzazioni in cui erano contenuti, i

personaggi utilizzavano allegramente le droghe legali.

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

50

Quindi, sebbene le campagne di pubblico interesse siano efficaci nel

sensibilizzare e quindi influenzare, gli atteggiamenti circa i rischi

dell'abuso di droghe ed alcool, la maggior parte dei messaggi televisivi

raffigura un mondo in cui l'uso delle sostanze stupefacenti e del bere

alcolici è diffuso in maniera seriamente preoccupante.

Per ogni messaggio televisivo che dice << dite no alla droga>>, dunque, ve ne

<<

sono 6 che dicono: << se non ti senti bene prendi una droga o un farmaco per

modificare il tuo stato. Non riesci a dormire? Prendi qualcosa. Non riesci a star

sveglio? prendi qualcosa. Vuoi dimagrire? Prendi qualcosa. Ti senti un po' giù?

Prendi qualcosa oppure beviti una birra o un bicchiere di vino. [...]Che cosa insegna

questo ai giovani a proposti dell'uso e dell'abuso di sostanze? Non dice forse che, in

fondo, che le droghe sono legittime, fanno parte di quella cultura generale, tranne

naturalmente per le poche che non rientrano tra esse? >>

(Condry, 2002, p. 90-91)

Non è molto diversa la situazione per quanto riguarda il sesso in Tv.

Per molti pre-adolescenti ed adolescenti il piccolo schermo è una fonte

principale di informazione sul comportamento sessuale (come già

spiegato nel capitolo precedente).

Secondo i risultati di un sondaggio del 1969 le principali fonti di

informazione erano i genitori e i coetanei, la televisione non figurava tra

di esse.

In un’indagine condotta nel 1987, due terzi degli intervistati si sono detti

fermamente convinti nell'affermare che la televisione incoraggia l'attività

sessuale tra i teenagers e che non raffigura la sessualità stessa in una

maniera che possa essere definita realistica. Come si può notare in meno

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

51

di 20 anni la rilevanza del piccolo schermo è aumentata

esponenzialmente, addirittura fino a plasmare il comportamento umano.

La televisione tramite programmi e pubblicità ha il fine di influenzare le

masse, e il miglior strumento per mostrare la scala di valori che il piccolo

schermo sta producendo e riproducendo, secondo Condry, è uno studio

riguardante gli spot pubblicitari americani del 1993.

Questo studio si prepone lo scopo di valutare i valori della società

applicando una scala largamente usata che divide i valori stessi in due

sottoclassi: valori strumentali e valori terminali.

I primi sono caratteristiche che servono per raggiungere un determinato

obbiettivo, i secondi sono fini in sé stessi.

Es: valore strumentale: lavorare sodo

valore terminale: stabilità economica

Dal risultato dell'indagine è emerso che i valori strumentali più trasmessi

negli spot pubblicitari sono:

<<essere capaci>>, <<essere d'aiuto agli altri>>, <<essere furbi>>; mentre i

meno popolari sono << essere coraggioso>> e <<saper perdonare>>.

Molti messaggi riguardano l'aspetto fisico; tra i quali i più frequenti

sono: << essere belli>> ed <<essere giovanili>> (nel senso al passo con la

moda→cittadino come consumatore).

Tutti questi valori strumentali sottendono ad un unico valore terminale

che in posizione decisamente dominante sugli altri: << essere felici>>.

Il valore-felicità viene sottolineato in quasi il 60% degli annunci

pubblicitari, ed è menzionato oltre due volte più spesso di qualsiasi altro.

Il secondo valore terminale più riconosciuto è il <<riconoscimento da parte

della società>>. La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

52

I valori terminali egoistici o auto-orientati come ad esempio la felicità

personale, il riconoscimento sociale e una vita sfrenata, si registrano con

maggiore frequenza di quelli altruistici come <<l’uguaglianza>> e

<<l’amicizia>>

Analizzando la scala di valori proposta dai programmi, e soprattutto dagli

spot, si evidenza che la televisione, per come è strutturata adesso, non

può aiutare il cittadino nella sua crescita.

La forma televisiva moderna è priva di contenuti significativi, infatti essa

parla per frasi fatte, per banalismi; come è stato sottolineato anche da

Bourdieu nel secondo capitolo di questo scritto. Quella del piccolo

schermo è una comunicazione di luoghi comuni che serve al solo scopo

di comunicare (una traslazione di mezzi in fini).

La televisione non è concepita per fornire ai bambini informazioni circa il mondo

<<

reale. Quando viene usata per questo scopo fa un pessimo lavoro. La tv moderna,

specie nel modo in cui viene attualmente usata negli stati uniti, ha un unico obiettivo:

vendere merci. La televisione è fondamentalmente uno strumento commerciale. I suoi

valori sono valori del mercato; la sua struttura e i suoi contenti rispecchiano tale

obiettivo. [...] si interessa esclusivamente al presente immediato; non ha alcun interesse

a soffermarsi su problemi che non ammettono una soluzione di breve periodo. [..] la

drammatizzazione televisiva non ha alcun motivo di occuparsi della realtà. Se quel

che attrae l'attenzione è distorcere la realtà, vi sarà distorsione. Scopo primario della

televisione, anche di quella sua parte che si definisce <<istruttiva>>, è conquistare

l'audience.

Anche se la tv istruttiva per lo più non si occupa di vendere prodotti, essa compete con

la tv commerciale per l'attenzione del pubblico. La televisione vive nel presente, non ha

rispetto per il passato e ha scarso interesse per il futuro. >>

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

53

(Condry, 2002, p. 87)

Due sono le importanti chiavi di lettura del pensiero del sociologo

statunitense: la prima è sotto gli occhi di tutti ovvero la concezione del

nucleo famigliare come consumatore; mentre la seconda è da leggere tra

le righe.

Asserendo al fatto che anche la tv istruttiva deve combattere sullo stesso

campo di battaglia di quella commerciale per la conquista di pubblico, si

sostiene l’idea che la produzione è vincolata dalla struttura stessa. Anche

Popper è dello stesso parere e sostiene che questo meccanismo derivi da

un’eccessiva competizione dovuta all’elevato numero di trasmittenti.

Questa condizione della società prodotta dall'essere umano moderno è il

fenomeno più drammatico.

Questo ragionamento è molto simile al concetto del vincolo che il

giornalismo impone sulle altre sfere presentato sempre da Bourdieu nel

secondo capitolo di questo elaborato. Egli infatti arriva alla triste

conclusione per produrre bisogna essere già “posati” nel sistema

(economico-sociale).

Per la descrizione che si sta delineando particolarmente interessante

5

risulta il monologo presente nel film “ Il quinto potere “(1976) ; la

pellicola è una feroce parodia del meccanismo televisivo.

In questo stralcio vengono sottolineati molti punti rilevati in questo

elaborato finale.

Edward George Ruddy è morto oggi! Edward George Ruddy era il grande

<<

presidente della Union Broadcasting Systems ed è morto alle 11 di questa mattina di

Quinto Potere, film del 1976 diretto da Sidney Lumet vincitore di quattro premi Oscar.

5 La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

54

collasso cardiaco e, poveri noi, stiamo affondando nella m***a! Così un ricco ometto

coi capelli bianchi è morto. Cosa c’entra questo con il prezzo del riso, esatto?

E perché io dico "poveri noi"? Perché voi, il pubblico, ed altri 62 milioni di

americani, ascoltate me in questo istante!

Perché meno del 3% di voialtri legge libri, capito? Perché meno del 15% di voi legge

giornali o riviste!

Perché l’unica verità che conoscete è quella che ricevete alla TV!

Attualmente, c’è da noi un’intera generazione che non ha mai saputo niente che non

fosse trasmesso alla TV.

La TV è la loro Bibbia, la suprema rivelazione. La TV può creare o distruggere

presidenti, papi, primi ministri.

La TV è la più spaventosa, maledettissima forza di questo mondo senza Dio, e

poveri noi, se cadesse nelle mani degli uomini sbagliati e quindi poveri noi che Edward

George Ruddy è morto.

Perché questa Società è ora nella mani della CCA, la Communications Corporation

of America; c’è un nuovo presidente in carica, chiamato Frank Hackett, al 20°

piano nell’ufficio del signor Ruddy e quando una fra le più grandi corporazioni del

mondo controlla la più efficiente macchina per una propaganda fasulla e vuota, in

questo mondo senza Dio, io non so quali altre cazzate verranno spacciate per verità,

qui.

Quindi ascoltatemi. Ascoltatemi! La televisione non è la verità!

La televisione è un maledetto parco di divertimenti, la televisione è un circo, un

carnevale, una troupe viaggiante di acrobati, cantastorie, ballerini, cantanti, giocolieri,

fenomeni da baraccone, domatori di leoni e giocatori di calcio! Ammazzare la noia è il

nostro solo mestiere.

Quindi se volete la verità andate da Dio, andate dal vostro guru, andate dentro voi

stessi, amici, perché quello è l’unico posto dove troverete mai la verità vera. Sapete, da

noi non potrete ottenere mai la verità: vi diremo tutto quello che volete sentire

mentendo senza vergogna, noi vi diremo che, che Nero Wolfe trova sempre l’assassino

e che nessuno muore di cancro in casa del dottor Kildare e che per quanto si trovi nei

guai il nostro eroe, non temete, guardate l’orologio, alla fine dell’ora l’eroe vince, vi

diremo qualsiasi cazzata vogliate sentire.

Noi commerciamo illusioni, niente di tutto questo è vero, ma voi tutti ve ne state seduti

là, giorno dopo giorno, notte dopo notte, di ogni età, razza, fede… conoscete soltanto

noi!

Già cominciate a credere alle illusioni che fabbrichiamo qui, cominciate a credere che la

TV è la realtà e che le vostre vite sono irreali. Voi fate tutto quello che la TV vi dice:

vi vestite come in TV, mangiate come in TV, tirate su bambini come in TV, persino

pensate come in TV.

Questa è pazzia di massa, siete tutti matti! In nome di Dio, siete voialtri la realtà:

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

55

noi siamo le illusioni!

Quindi spegnete i vostri televisori, spegneteli ora, spegneteli immediatamente, spegneteli

e lasciateli spenti, spegnete i televisori proprio a metà della frase che vi sto dicendo

6

adesso, spegneteli subito!! >>

Sempre dallo stesso film si vuole riportare un altro intervento molto

significativo: la battuta “I'm as mad as hell, and I'm not going to take this

anymore! ("Sono incazzato nero, e tutto questo non lo accetterò più!"),

7

con la quale Howard Beale compie il suo primo "exploit" e fa breccia

nel grande pubblico. Essa è stata inserita al 19° posto nell'elenco

8

dell'American Film Institute tra le 100 battute più memorabili della

storia del cinema.

Non serve dirvi che le cose vanno male, tutti quanti sanno che vanno male.

<<

Abbiamo una crisi.

Molti non hanno un lavoro, e chi ce l’ha vive con la paura di perderlo.

Il potere d’acquisto del dollaro è zero.

Le banche stanno fallendo, i negozianti hanno il fucile nascosto sotto il banco, i

teppisti scorrazzano per le strade e non c’è nessuno che sappia cosa fare e non se ne

vede la fine.

Sappiamo che l’aria ormai è irrespirabile e che il nostro cibo è immangiabile.

Stiamo seduti a guardare la TV mentre il nostro telecronista locale ci dice che oggi ci

sono stati 15 omicidi e 63 reati di violenza come se tutto questo fosse normale,

sappiamo che le cose vanno male, più che male.

È la follia, è come se tutto dovunque fosse impazzito così che noi non usciamo più.

Ce ne stiamo in casa e lentamente il mondo in cui viviamo diventa più piccolo e

Monologo tratto dal film, ”Il quinto potere” (1976), Sidney Lumet.

6 Howad Beale: personaggio immaginario interpretato dall’attore Peter Finch nel film Quinto Potere

7

del 1976.

America Film Institute: organizzazione indipendente no-profit fondata nel 1967.

8 La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)

56

diciamo soltanto: “Almeno lasciateci tranquilli nei nostri salotti per piacere!

Lasciatemi il mio tostapane, la mia TV, la mia vecchia bicicletta e io non dirò niente

ma.. ma lasciatemi tranquillo!”

Be’, io non vi lascerò tranquilli. Io voglio che voi vi incazziate.

Non voglio che protestiate, non voglio che vi ribelliate, non voglio che scriviate al vostro

senatore, perché non saprei cosa dirvi di scrivere: io non so cosa fare per combattere la

crisi e l’inflazione e i russi e la violenza per le strade.

Io so soltanto che prima dovete incazzarvi.

Dovete dire: “Sono un essere umano, p***a p*****a! La mia vita ha un valore!”

Quindi io voglio che ora voi vi alziate.

Voglio che tutti voi vi alziate dalle vostre sedie.

Voglio che vi alziate proprio adesso, che andiate alla finestra e l’apriate e vi affacciate

tutti ed urliate: “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!”

Voglio che vi alziate in questo istante.

Alzatevi, andate alla finestra, apritela, mettete fuori la testa e urlate: “Sono

incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!” Le cose devono cambiare, ma

prima vi dovete incazzare.

Dovete dire: “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!” Allora

penseremo a cosa fare per combattere la crisi, l’inflazione e la crisi energetica, ma

Cristo alzatevi dalle vostre sedie, andate alla finestra, mettete fuori la testa e ditelo,

gridatelo: “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!”

Ma prima vi dovete incazzare, dovete dire: “Sono un essere umano porca puttana! La

9

mia vita ha un valore.” >>

9 Monologo tratto dal film, ”Il quinto potere” (1976), Sidney Lumet.

La televisione come istituzione ideologica culturale - Andrea Giudici (2017)


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher andrea_giudici di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Colombo Enzo.

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