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Analisi sul Pil dalla nascita alle ultime evoluzioni Appunti scolastici Premium

Tesi per la facoltà di Economia aziendale, Università degli Studi di Pegaso - Unipegaso elaborata dall’autore nell’ambito del corso di contabilità tenuto dal professore Zanigni dal titolo Analisi sul Pil dalla nascita alle ultime evoluzioni. Scarica il file in formato PDF!

Materia di Contabilità dal corso del relatore Prof. M. Zanigni

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PIL = C+I+G+X – IM

nella quale la C è la spese per i consumi, la I quella per gli investimenti, la G la spesa pubblica

relativa a beni e servizi, X sono le esportazioni, alle quali viene sottratta la spesa per le

importazioni, perchè si esce dal confine nazionale.

Per quanto riguarda invece il terzo metodo, si calcolano tutti i redditi in relazione al sistema

economico, ossia gli stipendi die lavoratori, i ricavi ottenuti dagli azionisti, i ricavi ottenuti da chi

ha concesso denaro alle imprese o allo Stato, e i ricavi di affito di terreni ed edifici alle imprese.

Grazie al PIL quindi, possiamo ottenere dati concreti riguardanti l'economia di un paese, ma

dobbiamo assolutiamente tener conto a tutto ciò che viene escluso dall'analisi fatta.

Nel terzo modo di calcolo abbiamo detto che i beni capitali sono da considerare un investimento,

così come gli immobili e le spese per le vendite che avverranno in futuro. In questi calcoli però non

sono inseriti i beni e i servizi intermedi, in relazione ad un singolo ciclo di produzione. Questo

perchè, se fossero conteggiati, risulterebbero più acquisti dello stesso prodotto, e quidi un falso

bilancio economico.

Come questi servizi intermedi, anche le azioni e le obbligazioni, ossia le attività finanziarie, non

sono inserite nei conteggi del PIL, perchè non sono da considerare ne prodotto ne vendita di un

5

bene finale .

L'analisi di confronto dei movimenti del PIL sulla base di un periodo più lungo, deve essere

attenzionata in modo particolare, in quanto l'aumento dell'indice potrebbe essere legato sia

all'aumento della produzione, ma anche all'aumento dei prezzi. nello stesso modo , anche la

diminuzione del PIL potrebbe essere relazionata sia ad una diminuzione dei prezzi che ad un calo

produttivo.

per fare un calcolo di questo tipo quindi, bisogna utilizzare un indice PIL modificato, che possa

tenere conto della variabile prezzi a lungo termine, ossia il PIL reale.

2.2 Pil reale e Pil nominale

Come accennato sopra, ora ci occuperemo della differenza tra PIL reale e PIL nominale:

Il PIL reale viene utilizzato per analizzare le modifiche dell'indice senza però rischiare di superare o

soggiacere al limite di variazione.

5 P. Krugman, R.Wells, M. Olney, L’essenziale di economia, cit, pp344-353

Esso è da considerare il totale della produzione di beni e servizi finali basata su un calcolo di prezzi

costanti nel tempo di un anno.

Nel caso in cui decidessimo di non tenere conto della variazione dei prezzi, ma ci si basasse solo sui

prezzi iniziali, ossia quelli di quando si è iniziato il calcolo, la misura del PIL analizzata sarà detta

nominale.

se facciamo un paragone tra le produzioni avvenute in anni differenti, ma con gli stessi indici di

prezzi, avremo come risultato la variazione delle quantità prodotte ma senza l'influenza del

cambiamento dei prezzi.

Il confronto tra PIL nominale (quantità per i prezzi correnti) e PIL reale (quantità per i prezzi

costanti), ci porta all'ottenimento di un deflatore del PIL, cioè un mezzo che ci aiuta ad eliminare la

costante prezzi dalla crescita del PIL.

Di conseguenza, l'analisi del PIL come reddito, ovvero come potere d'acquisto della popolazione,

deve essere analizzato secondo alcuni fattori.

Per questa particolare analisi si utilizza il PIL pro capite, che è in grado di fornirci il PIL di ogni

cittadino, che possiamo ottenere grazie alla divisione del PIL totale per il numero di persone che

abitano in un determinato paese. Possiamo ottenere così un dato che ci permette di fare un

confronto con altri paesi.

Se analizziamo il PIL relativo all'anno 2015 in Italia, vedremo una crescita dello 0,8%, dato che

risulta inferiore alla stima del DEF, che pone il limite allo 0,9%, ma che determina comunque una

crescita per il paese.

Il valore del PIL nel 2015 è stato pari 1.636.372 milioni di euro, con un aumento pari all'1,5%

rispetto al 2014. Si è avuto un aumento della domanda interna pari allo 0,5%, lo 0,8% negli

investimenti lordi, con un primo rialzo negli ultimi 8 anni.

per quato riguarda invece l'estero, abbiamo avuto un aumento del 4,3% per le esportazioni di beni e

servizi, e del 6% per le importazioni. Abbiamo quindi un aumento positivo di 0,5 punti per la

domanda interna, e una riduzione di 0,3 punti relativo alla domanda estera.

se analizziamo aumenti e perdite a livello settoriale, potremo constatare che la crescita è avvenuta

nell'agricoltura e nella pesca, con un 3,8% in più, un 1,3% di crescita nell'industria, e uno 0,4%

nelle attività e nei servizi. la perdita è avvenuta invece nel campo delle costuzioni, dove si è

registrata una perdita di 0,7%.

Il PIL ci permette di avere un dato riguardo alla produzione economica del paese, anche se è

necessaria una "pulizia" del dato ottenuto rispetto all'oscillamento dei prezzi, se vogliamo avere dati

riguardo allo sviluppo di un paese in un determinato lasso di tempo.

È importante ricordare anche che la demografia di un paese può incidere sul PIL.

Ad esempio, se vogliamo fare un confronto tra paesi, dovremo utilizziare il PIL pro capite, in

relazione alla produzione della popolazione di ogni paese analizzato. Questo perchè ogni paese ha

un livello di sviluppo molto differente dagli altri, così come cambia il costo della vita, per questo

utilizzeremo il PIL pro capite con PPA, ossia a parità di potere d'acquisto.

Se vogliamo fare un esempio molto semplice, possiamo prendere i dati di vendita del famoso Big

mac, il panino della catena Mc Donald's, tra Stati uniti d'America e Regno Unito. Il panino ha un

costo di 1,80 sterline nel Regno Unito, mentre un costo pari a 3 dollari negli stati Uniti d'America, il

potere d'acquisto è dato da 1,80/3 = 0,6. questo 0,6 simboleggia sia il tasso di cambio tra le due

monete, sia la diversità tra di prezzi tra i due paesi presi in considerazione.

I dati relativi ai beni e ai servizi utilizzati per il calcolo della parità di potere d'acquisto è pubblicato

ogni tre anni dall'Organizzazione Europea per la Cooperazione economica (OECD), mentre

l'elaborazione dei dati per i paesi dell'Unione Europea è gestito dall'EUROSTAT, con un'analisi

annuale.

2.3 Pil e reddito nazionale

In stretto legame con il concetto di PIL, abbiamo un altro metodo di misura, definito Reddito

Nazionale Lordo (RNL).

È possibile ottenere questo dato attraverso la somma del saldo die redditi esteri, e sottraendo ad essi

quello die non residenti.

Come già detto sopra, il PIL è definito interno in quanto si occupa della produzione nazionale del

paese in questione. Quindi il reddito nazionale al lordo invece, include la produzione di beni e

servizi di una nazione e tutti i redditi die cittadini, anche se non residenti sul territorio nazionale ma

all'estero, ad esempio le aziende italiane che lavorano all'estero.

Per quel che riguarda gli USA, hanno utilizzato l'RNL fino al 1991, quando decisero di passare

6

all'utilizzo del PIL, in seguito alla US Bureau of Ecoomic Research , perchè moltissimi altri paesi lo

utilizzavano già da tempo.

Nonostante i valori ottenuti sia dal PIL che dal RNL siano molto simili, si è preferito scegliere il

6 U.S Bureau Of Commerce, Bureau of Economic Analysis, BEA Glossary,

http://www.bea.gov/glossary/glossary.cfm?key_word=GNP&letter=G#GNP, data di consultazione 3 Marzo 2013

PIL per la sua capacità di di misurare le oscillazioni dell'economia durante periodi molto brevi.

È da sottolineare anche che nelle grandi economie le differenze non sono molto visibili, perchè i

redditi esteri sono più contenuti rispetto a quelli interni, nelle piccole economie invece, questo può

7

definire un'importante differenza, come ad esempio nel caso irlandese , che, a causa della presenza

sul territorio di numerose aziende estere, ha un reddito nazionale inferiore rispetto al PIL.

Lo stato economico di un paese è analizzato grazie alla contabilità nazionale, e grazie a questa,

otteniamo uno studio sulle statistiche dei conti nazionali e dei quadri economici tra i vari operatori

8

che operano all'interno del sistema economico .

Questa parte di studi di statistica, a livello nazionale, è iniziata già nell'800, ma nel 1900 i legami tra

le differenti contabilità nazionali sono stati creati per ben 9 paesi: essi sono Inghilterra, Russia,

Paesi Bassi, Francia, Stati Uniti, Germania, Norvegia e Australia. 9

il numero dei paesi salì notevolmente, passando a 33 paesi negli anni '40 del 1900 : era ormai di

fondamentale importanza possedere dai statistici dell'economia nazionale per i paesi più

industrializzati.

Già nel 1939 si era sentita la necessità di avere delle stime per confrontarsi con le altre realtà, ma

purtroppo la guerra congelò ogni progetto, che fu ripreso solo nel 1947, quando l'ONU decise di

pubblicare delle linee guida per la contabilità internazionale.

In seguito furono definite altre linee guida, predisposte dall'OECD, che pubblicò, nel 1951, il

"Sistema semplificato di contabilità nazionale". queste semplificazioni erano necessarie per rendere

utilizzabile dal numero maggiore di paesi, soprattutto quelli con un sistema di contabilità ancora

non molto sviluppato, lo schema di statistica.

In seguito furono definite nuove versioni, fino ad arrivare alla pubblicazione del 1968 totalmente

rivisitata e con più dettagli, nella quale si poteva notare una maggiore flessibilità di utilizzo, dando

la possibilità ai paesi di definire le proprie priorità, e con un capitolo preciso dedicato ai paesi in via

di sviluppo.

Le ultime revisioni risalgono al 1993 e al 2008.

L'utilizzo di una stessa linea comune, sia da parte dello SNA, sia del Sec95, ossia il Sistema

Europeo dei Conti Nazionali e Regionali, ci fornisce dati che possono essere comparati a livello

internazionale.

Ad esempio, se ci basiamo su criteri che sono condivisi da molti paesi, ad esempio nella definizione

tra beni finali ed intermedi, possiamo notare che i dati ottenuti sono uniformi. Bisogna anche

7 P. Krugman, R.Wells, M. Olney, L’essenziale di economia, p 351.

17

8 ISTAT, I Conti degli Italiani edizione 2001, Bologna, Il Mulino, 2001

9 B. Frits, The history of National Accounting, National Account Research Division, Statistics Netherlands, 1992.

(MPRA Munich Personal Repre Archive, paper n°5952, 26 Novembre 2007 http://mpra.ub.u pni-

muenchen.de/5952/) p7

ringraziare il lavoro delle moltissime agenzie internazionali, che hanno diffuso uno standard di

calcoloutile a molti paesi per migliorare la contabilità.

La disponibilità di un sistema di conti attendibile, permette alle agenzie internazionali di lavorare

con il minimo sforzo, e di calcolare le i contributi versati all'ONU dagli stati menbri, sulla base del

loro RNL. così come il PIL è utilizzato dall'Unione Europea per definire la tassazione degli stati

10

membri .

Naturalmente le critiche non mancano mai, e in effetti, a partire dal 1960, esse sono andate sempre

più crescendo. La critica più comune è quella che definisce il reddito nazionale come non adatto a

definire in modo realistico il benessere dei cittadini, ma sappiamo che non è mai stata una priorità di

chi ha creato questi indici, quella di definire il benessere del cittadino.

Ma passiamo a definire ora i paramentri di Maastricht. Sappiamo che questi indicatori hanno avuto

e hanno tuttora, un grande peso nella scelta politica ed economica, e questo ha permesso la

diffusione e l'accettzione di questi indicatori, a livello internazionale.

Già precedentemente abbiamo visto l'uso di questi indicatori per definire la tassazione degli stati

membri all'interno delle organizzazioni internazionali, come ad esempio nell'ONU o nell'UE, ma in

quest'ultima è di fondamentale importanza, perchè nel momento del loro ingresso

nell'organizzazione, i paesi devono avere precisi requisiti economici per poter essere accettati.

Questi paramentri sono definiti paramentri di Maastricht, e derivano dal famoso trattato del 1993

che ha definito la nascita della UME, l'Unione Monetaria Europea.

Il possesso di questi requisiti, permette il mantenimento di una stabilità di tipo economico

all'interno del sistema europeo, e possiamo trovare i parametri di cui sopra, nell'art. 121 del trattato

11

sul funzionamento dell'UE :

- il tasso di inflazione non deve essere superiore al 1,5% rispetto a quello dei tre paesi più virtuosi;

- il tasso di interesse a lungo termine non deve essere superiore del 2% rispetto a quello medio

degli altri paesi;

- lo stato che vuole diventare membro deve far parte dello SME, il sistema monetario europeo, da

almeno 2 anni, e senza aver fatto cambi monetari;

Poi vi sono altri due parametri, legati principalmente al PIL e alla contabilità nazionale, ed essi

sono:

10 B. Frits, The history of National Accounting, National Account Research Division, cit, pg18

11 Unione Europea, Sintesi della legislazione, Affari economici e monetari,

http://europa.eu/legislation_summaries/economic_and_monetary_affairs/index_it.htm, data di consultazione 20

marzo 2013

- il rapporto tra il deficit pubblico e il PIL che non deve superare il 3%;

- il rapporto tra debito pubblico e il PIL non deve superare il 60%.

La scelta di attuare queste modifiche ha avuto non poche ripercussioni sul potere decisionale dei

governi nei riguardi dell'economia, causando possibili rischi di sanzioni in caso di mancato rispetto

delle nuove regole.

Il Belgio e l'Italia sono entrati a far parte dell'UME solo dopo queste modifiche, e in questo

momento, il rapporto tra PIL dell'Italia e il debito pubblico ha raggiunto il 127% nell'anno 2012, in

base a quanto definito dal Ministero del Tesoro.

Anche gli altri paesi non si trovano in una situazione migliore, infatti si cercano manovre per aiutare

questi paesi a crescere.

Questi vincoli però possono rischiare di essere un limite per l'economia del paese: Mario Monti,

durante un congresso europeo, ha proposto di dividere la spesa e gli investimenti dalla spesa

12

pubblica e dal PIL, così da poter semplificare il lavoro dei governi nazionali.

Questa proposta è ancora in fase di valutazione, nonostante la notevole opposizione, ed è possibile

notare come questa potrebbe essere utile per gestire le nuove richieste dell'economia.

Naturalmente, la scelta di avere il PIL come punto focale dell'economia europea, porta con sè tutto

il bagaglio della logica economica con il quale si è sviluppato.

Tutti coloro che criticano il PIL, pongono l'attenzione principalmente sul sistema di obblighi sulla

quale esso si fonda, e la proposta di nuovi metodi alternativi, porta a ridiscutere il modello

economico sulla quale sono basate tutte le economie internazionali di oggi.

Nonostante il PIL sia utilizzato a livello mondiale, durante gli anni è stato oggetto di molte critiche.

esso infatti è nato come metodo di analisi della produzione di una nazione, ma con il passare degli

anni è stato utilizzato come indicatore di benessere nazionale.

Nonostante ciò, ogni crescita dell'economia è stata vista come un aumento del benessere cittadino.

Le critiche a questo modo di pensare non sono state poche, e sono state soprattutto di tipo tecnico,

perchè esso è uno strumento non adatto alla misura del benessere cittadino, ma semplicemente,

come dicevamo prima, solo a misurare la produttività del paese analizzato.

Lo studioso Paul Krugman, in un articolo sul New York Times " The Joyless Economy", nel 2005,

si chiedeva come mai, nonostante il reddito medio aumentasse, si percepisse un'infelicità crescente

tra la popolazione. È ovvio che un aumento del reddito porti die mglioramenti nella vita delle

persone, ma se analizziamo con attenzione gli indici di benessere, noteremo che questi sono legati

12 A. Quadrio Curzio, “Sul deficit urgente una parità di trattamento”, IlSole24Ore,

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-19/deficit-urgente-parita-trattamento-063542.shtml?

uuid=AbvCxjVH, data di aggiornamento 19 febbraio 2013, data di consultazione 23 aprile 2013

13

solo ed esclusivamente al reddito . In seguito a diversi studi, si è scoperto che, nonostante il reddito

si alzi, i cittadini più negativi sono quelli die paesi più ricchi, e quindi il legame tra reddito e felicità

non è affatto positivo come ci si aspetterebbe. Questo succede soprattutto perchè c'è una notevole

disuguaglianza per la distribuzione die redditi.

Lo studioso ci mostra come, nonostante il popolo americano dichiari una crescita del PIL e quindi

14

del reddito, essa non sia percepita affatto come aumento del benessere .

Ci siamo occupati fino ad ora del benessere economico sulla base di studi di metodi di contabilità

nazionale. Bisogna però porre l'attenzione sul fatto che il benessere di una popolazione non dipende

solo da questi fattori, ma da differenti, che non sono sempre legati alla vita materiale e alla

produzione economica.

A partire dai filosofi antichi, questa affermazione è del tutto veritiera, infatti essi non credevano che

il benessere di una società dipendesse dall'aumento della ricchezza. Aristotele ad esempio, poneva

una netta distinzione tra la parte morale, con la quale si poteva raggiungere la felicità, e la parte

materiale, con la quale si cercava il modo di poter soddisfare i bisogni primari.

Durante il periodo die Lumi poi, il benessere di una popolazione era strettamente legato alla crescita

e allo sviluppo della scienza e delle nuove scoperte.

Ma verso la fine del XVIII secolo, con la diffusione dell'utilitarismo con John Stuart Mill e Jeremy

Bentham, si diffonde la teoria secondo la quale la felicità sia il fine ultimo dell'umanità, e quindi

tutto ciò che aiuta la crescita è considerato utile al raggiungimento dello scopo. Solo però dopo

l'ultimo conflitto mondiale è entrato in atto l'uso delle modalità attuali, secondo le quali, la capacità

15

di rodurre di un paese è il metodo migliore per determinare i suoi progressi.

16

Lo studioso Richard Easterlin , nel 1974, si è occupato di ricerche che hanno definito che la

crescita economica non porta necessariamente un benessere per la popolazione, e ce la felicità a

livello individuale è molto simile sia nei paesi poveri che in quelli ricchi: con questo sarebbe

possibile spiegare come mai la felicità dipenda soprattutto dal confronto con chi ci circonda e quidi

in relazione al luogo dove si vive.

Studi successivi hanno continuato a sostenere le tesi di Easterlin, definendo che negli stati Uniti, nel

dopoguerra, il livello di felicità non sia aumentato in maniera esponenziale e continua, e che in

13 M. Pugno, “più ricchi di beni e più poveri di rapporti interpersonali”, in in Bruni Luigino e Porta Pier Luigi (a cura

di),Felicità ed Economia. Quando il benessere è ben vivere, cit, pp 192-216

14 P. Krugman , ”The joyless economy”, The New York Times, http://select.nytimes.com/gst/abstract.html?

res=F30A12FF38550C768CDDAB0994DD404482, data di aggiornamento 5 dicembre 2005, data di consultazione

28 marzo 2013

15 HALL, J., et al., 2010. A framework to measure the progress of societies. Oecd statistics working paper series,

working paper n. 34, STD/DOC(2010)5

16 OSWALD, A.J., 1997.Happiness and Economic Performance. The Economic Journal, Novembre, 107(455), 1815-

1831.

Europa, tra il 1973 e gli anni '90 esso non sia aumentato di molto.

Dobbiamo ricordare però che quesi studi analizzano in modo soggettivo il benessere del cittadino.

Per gli studiosi esiste anche una maniera oggettiva di affrontare la questione, che si occupa di

analizzare soprattutto le reali condizioni nella quale le persone vivono. Infatti per definire veri e

propri indici di benessere , sia economici che sociali, coerenti e condivisi con tutti i paesi serve una

base teoricache definisca cosa debba essere misurato e cosa deve essere inserito in quello che viene

definito „benessere sociale“. La teoria utilitaristica non prende minimamente in considerazione i

problemi legati alla distribuzine, ma semplicemente la totalità di quelli individuali.

Allo stesso modo, l'economia del benessere si basa sull'utilità, ma non sempre mette in risalto le

mancanze che ne conseguono.

Lo studioso Rawls ha definito una funzione grazie alla quale è l'individuo più povero quello dalla

quale dipende il benessere globale. Ma noostante ciò, vi sono state moltissime critiche. Intanto, per

logica, l'utilità individuale non è possibile metterla a confronto, poi perchè, secondo il principio di

Kaldor-Hicks, che prevede che l'economia sia superiore ad un'altra e che chi beneficia die

cambiamenti può compensare gli svantaggi arrivando ad ottenere un miglioramento, si presuppone

17

che ogni attacco al benessere possa essere compensato grazie alla moneta .

Rawls e Amartya ritengono inoltre che il benessere dipenda anche dai beni primari di tipo naturale,

ossia quelli indipendenti dalla struttura dell'organizzazione della società, e dai beni primari di tipo

sociale, tra i quali emergono anche il reddito e la ricchezza, necessari a ottenere altri fini.

Secondo queste teorie, una giusta società dovrebbe occuparsi di raggiungere una distibuzione di tipo

equo in relazione ai beni primari di tipo sociale, proprio perchè dovrebbe tenere in considerazione la

loro ripartizione in modo non uguale.

L'analisi di Sen risulta ancora più ampia, in quanto il benessere sarebbe collegato al raggiungimento

degli obiettivi e die valori che si vogliono raggiungere e perseguire. Per questo vengono inseriti i

concetti di „capacità“ e „funzionamenti“: le prime sono riferiti alle possibilità e alle capacità reali di

raggiungere determinati scopi da parte degli individui, i secondi sono riferiti all'utilizzo e alle

pratiche sociali che determinano l'utilità die beni.

Questo ci permette di capire come per lo studioso il concetto di libertà sia un bene pubblico non

dipendente dai beni economici, mentre Rawls lo definisce un bene privato.

Possiamo ora analizzare le otto dimensioni del benessere che la Commissione ha individuato.

Le riflessioni sulla quale si basa la Commissione sono incentrate su tre diffrenti metodi concettuali

nei confronti della definizione della qualità della vita.

17 PERRET, B., 2003. Indicateurs sociaux et théorie sociale. La Découverte, Gennaio, 21, 261-275.

Cominciamo con il benessere soggettivo che prende in considerazione tre differenti

• dimensioni: la mancanza di emozioni negative in un dato periodo, la presenza di emozioni e

sentimenti positivi, e la soddisfazione nei riguardi della propria vita.ovviamente non

possiamo dare un giudizio oggettivo su questi dati, e ogni scala di giudizio utilizzata

potrebbe essere non adatta al luogo al quale viene applicata, nnostante questo però

potrebbero essere utili ad ottenere ulteriori dati su informazioni base della vita delle persone.

I modi per analizzare il benessere soggettivo sono sostanzialmente due:

1. uno è quello basato sulla cosiddetta „ Scala di Cantril“, che determina la soddisfazione die

cittadini sulla base di giudizi da 0 a 10, in relazione però allo stato d'animo al momento del

sondaggio;

2. il metodo di Krueger e Kahneman proposto nel 2006, il „U-index“, che mette insieme dati

soggettivi e dati oggettivi, analizzando, in percentuale, il tempo in cui i sentimenti negativi

sono più forti rispetto a quelli positivi. Ad oggi abbiamo una minima quantità di dati, legati

a ad aree circoscritte e a determinati gruppi sociali, e che determinano differenze tra paesi

che non hanno una linea comune nel calcolo del PIL pro capite.

Altro metodo di analisi della Commissione è quello che segue gli studi di Sen, che definisce

• il benessere dell'uomo dipendente dai differenti funzionamenti e capacità, ciò il modo adatto

die cittadini di vivere la loro vita perseguendo i loro valori. Questo tipo di analisi si punta

principalmente sull'oggettività delle condizioni di vita;

il terzo approccio infine, si basa sulle allocazioni eque. Questo determina che si debba

• definire un peso specifico per tutte quelle diensioni non monetarie che pongono una qualche

influenza sulla qualità della vita, in base alle preferenze degli individui. Per definire quali

condizioni di tipo oggettivo devono essere utilizzate per valutare il tenore della vita, ci si

18

basa sulle otto dimensioni analizzate dalla Commissione di Stiglitz .

1. Partiamo con la dimensione più importante, che è quella della salute, e che è estremamente

importante perchè condiziona sia la durata che la qualità della vita. Gli indici utilizzati si

basano sulle aspettative di vita in base al momento della nascita, e in base al tasso di

mortalità annuale previsto. Questo indice determina quindi la durata possibile della vita di

un bambino, ma con il tasso di mortalità in continua diminuzione, potrebbe essere

considerato non attendibile, ma in realtà è molto più affidabile di tutti quegli indici legati

alla morbilità, ossia alle patologie.

2. La seconda dimensione è quella dell'istruzione, che influenza in maniera importante la

18 HALL, J., et al., 2010. A framework to measure the progress of societies. Oecd statistics working paper series,

working paper n. 34, STD/DOC(2010)5

nostra qualità della vita, non solo perchè legata al reddito, ma anche al beneficio che essa

concede nelle relazioni sociali, portando l'individuo ad una maggiore partecipazione ala vita

politica, e ad un minor tasso di disoccupazione tra i più istruiti.

3. La terza dimensione è quella delle attività personali, tra le quali vi è il lavoro retribuito,

quello domestico, il percorso verso il luogo di lavoro, il tempo libero e il luogo in cui si

vive. L'ultimo citato, nonostante non sia un'attività, influenza in maniera forte sia la qualità

che la soddisfazione della propria vita.

4. Un'altra dimensione è quella della partecipazione alla politica dello Stato. Essa è necessaria

per definire un buon ordinamento democratico, e proprio il calo nella fiducia nelle istituzioni

che prende sempre più piede oggi, e in molti paesi, non è affatto rassicurante.

19

5. Putnam definisce la quinta dimensione capitale sociale , ovvero tutte quelle relazioni

sociali che apportano die benefici nella vita del cittadino. Fare parte di un gruppo può dare

effetti estremamente positivi nell'individuo, e al contrario effetti di tipo differente, non per

forza negativi, in coloro che non ne fanno parte. Anche se vi sono moltissimi indici che

determinano la qualità die legami sociali nelle persone, i sondaggi restano comunque quelli

più utili alla valutazione.

6. Con l'analisi delle condizioni ambientali otteniamo non solo la sostenibilità dello sviluppo

della nostra società, ma anche tutti quegli effetti che possono essere definiti diretti, ossia

inquinamento, sostanze nocive, ecc. E quelli definiti diretti, ossia il cambiamento della

biodiversità e le modifiche del clima, e che hanno effetti anche sulle persone. Dobbiamo

anche tener presente che la bellezza e la serenità che un luogo può donare, influisce in modo

positivo sulla vita e sulle scelte degli individui. Al momento però nessun indice sembra

adatto all'analisi di questi dati, soprattutto perchè spesso, gli effetti si manifestano in tempi

differenti e con reazioni diverse per ogni individuo.

7. Passiamo poi all'insicurezza personale, che dipende dai tantissimi fattori esterni che possono

portare ad una modifica dell'integrità fisica e spesso anche alla morte dell'individuo. Sarebbe

corretto analizzarne gli effetti perchè ad esempio, la criminalità non è legata ad esperienze

provate.

8. L'ultima dimensione che prenderemo in considerazione è quella dell'insicurezza economica.

Essa è particolarmente legata alla disoccupazione, alla vecchiaia e alla malattia. Per quanto

riguarda le conseguenze possibili con la disoccupazione e la malattia, esse non sono altro

che una condizione di incertezza in base alle risorse che si possono trovare a disposizione.

Per poter ottenere die dati andrebbero prese in considerazione le probabilità di verificha e le

conseguenze da esse portate.

PERRET, B., 2003. Indicateurs sociaux et théorie sociale. La Découverte, Gennaio, 21, 261-275.

19

Dopo aver analizzato le otto dimensioni che possono influire sul benessere, il passo successivo

sarebbe quello di poterle aggregare per analizzarne gli effetti nella loro totalità. È necessario

suddividere per grandi aree tematiche per poi ricondurre tutto in un unico indice di analisi.

Se prendiamo in considerazione, ad esempio, la media aritmentica pesata, che è l'indice di

aggregazione più utilizzato, il problema sarà quello di definire i differenti pesi da assegnare ai

diversi indicatori, in base a ciò che si vuole definire.

Si deve sempre e comunque tenere in considerazione che nella creazione di un indice di 20

aggregazione, rimane a vista il conflitto tra l'informazione ricevuta e la sintesi effettuata :da una

parte, avere un unico dato da comunicare può essere di facile comunicazione e di grande impatto

anche su chi non se ne intende, dall'altra, si va a perdere l'informazione in sè e si va a creare una

dipendenza in riferimento alle preferenze scelte, e quindi una forte soggettività.

Nonostante la Commissione riscontri la perdita di informazione con l'utilizzo di questi indici, ritiene

comunque che le agenzie di statistica debbano creare indici sempre più precisi, secondo la crescente

domanda. Ma sarebbe necessario creare una serie di indici in grado di analizzare tutti i dati raccolti,

così da poter analizzare le differenti misure aggregate, piuttosto che cercare un nuovo indice da

affiancare o sostituire al PIL.

Dagli anni '90 in poi, il Programma delle nazioni Unite per lo sviluppo, UNDP, si è messo in moto

per creare nuovi indici di statistica per poter analizzare i progressi delle varie nazioni considerando

anche del differenti dimensioni del benessere che abbiamo descritto precedentemente.

Nel 1990 è stata creata la prima versione dell'HDI, indice di sviluppo umano, e nel 2000 i

Millennuim Development Goals, che hanno una serie di indicatori di statistica necessari a valutare

tutti i progressi raggiunti dalle nazioni, e i loro obiettivi.

Questo ha aperto la strada ad altre organizzazioni atte alla creazione di nuovi indici di benessere.

La OCSE, l'organizzazione che si occupa dello sviluppo economico, si è presa carico di questo

tema, ed in particolare si è proposta come organizzatrice, su scala internazionale, di tutte quelle

iniziative che riguardano la creazione die nuovi indici di benessere.

Essa si è quindi messa in gioco come propotore di tre iniziative mondiali, che hanno come titolo

20 GIOVE, S., 2010. L’aggregazione dei dati. In “Oltre il Pil. Valutazione del benessere e della

sostenibilità”,Università Ca’ Foscari di Venezia, 24 Maggio 2010, disponibile su

<http://www.oltreilpil.it/images/stories/documenti/Materiale_n.4.pdf>.

„Statistics, Knowledge and Policy“. Il primo di questi incontri si è tenuto a Palermo, nel 2004, e qui

si è raggiunto il consento internazionale sul superare le convenzionali misure economiche e

21

determinarne di nuove per ottenere il progresso della società .

Il secondo incontro si è svolto nel 2007 ad Istanbul, e qui è stato lanciato il cosiddetto Global

project on measuring the progress of societies che è considerato il punto di riferimento per tutti

coloro che vogliono definire il progresso della società nella quale vivono.

In questo incontro è stato redatto un documento che è stato poi adottato dalla Commissione

Europea, dall'OCSE, dall'ONU, dalla Banca Mondiale e dall'UNDP, definito Dichiarazione di

Istanbul, nella quale tutti i partecipanti si impegnano a misurare e a far progredire il progresso della

società nelle varie dimensioni, e nel sostegno delle agenzie statistiche, della promozione delle

iniziative a livello nazionale e a produrre informazioni di alta qualità redatte sulla base di dati

utilizzati da tutte le nazioni membri, in modo da definire l'evolversi del benessere delle società nel

22

tempo . Per fare questo, si impegnano a diffondere la conoscenza su questi temi, a definire nuovi

investimenti per ottenere dati statistici sempre più precisi

l'ultimo incontro svolto è quello del 2009 a Busan, in Corea, dove è stato presentato dall'OCSE,

Wikiprogress, una piattaforma globale che viene continuamente aggiornata e sulla quale si possono

condividere tutte le notizie relative ai progetti per il progresso sociale, economico e ambientale, e

una mappa, presentata nel 2011 con la creazione di un nuovo indice sviluppato dalla stessa OCSE, il

Better Life Index.

La stessa Commissione europea, a partire dal 2007, ha deciso di seguire questo percorso, partendo

con una conferenza nella quale è stato presentato il progetto „Beyond GDP“, che è stato proseguito

dalla Commissione a Parlamento e Consiglio nel 2009: „Non solo PIL. Misurare il progresso in un

23

mondo in cambiamento“. Il PIL qui è definito come indicatore „possente“, che però non può

essere la chiave di lettura adatta a tutte le questioni di dibattito pubblico, per cui la Commissione si

impegna ad associare al PIL altri indici, siano essi sia ambientali che sociali, per ottenere nuove

informazioni e costituire tabelle europee atte a fornire una valutazione sulo sviluppo sostenibile.

Questo è accaduto anche durante il G20 del 2009 svoltosi a Pittsburgh, nella quale si èdeciso di

mettere in atto nuovi indici di misurazione del benessere.

Anche a livello nazionale è cresciuto sempre di più l'interesse per queste tematiche: il tentativo più

eclatante è quello degli anni '70, quando il re del Bhutan decise di creare un nuovo indice in

21 GIOVANNINI, E., 2012. Indagine conoscitiva sull’individuazione di indicatori di misurazione del benessere

ulteriori rispetto al PIL. Audizione del Presidente dell’Istituto nazionale di statistica, Commissione V "Bilancio,

tesoro e programmazione" della Camera dei Deputati, Roma, 22 febbraio 2012.

22 4 OCSE, 2007. La Dichiarazione di Istanbul. In “2nd OECD World Forum on Statistics, Kwnoledge and Policy”,

Istanbul, Turchia, 27-30 giugno 2007 , disponibile su . <http://www.oecd.org/dataoecd744721740306640.pdf>

23 COMMISSIONE EUROPEA, 2009. Non solo Pil. Misurare il progresso in un mondo in cambiamento.

Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, Bruxelles, 20.08.2009, disponibile su

<http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2009:0433:FIN:IT:PDF>.


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DETTAGLI
Esame: Contabilità
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher veroavalon84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Contabilità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pegaso - Unipegaso o del prof Zanigni Massimiliano.

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