La Cancel Culture nella
conflittualità tra establishment e
cambiamento
Laureando Relatore
Claudio Cozzi Christian Ruggero
Sommario
Introduzione........................................................................................................3
1.La Cancel Culture e la polarizzazione di un paese...........................................5
1.1 L’America di Trump fra protesta e crisi sociale....................................5
1.2 La crescita del populismo e l’attacco al politically correct...................7
1.3 “Call-out”, social network e cancellazione.........................................10
2.Il dibattito sulla Cancel Culture: i media e l’analisi del fenomeno..................15
2.1La lettera di Harper’s e l’interesse dei media.....................................15
2.2Il dibattito scientifico...........................................................................20
2.2.1Un possibile contesto teorico...........................................................22
2.2.2Comunicazione e social network......................................................26
2.2.3Populismo e Cancel Culture.............................................................29
2.3Trump, le elezioni del 2020 e la Cancel Culture..................................31
3.Conclusioni.....................................................................................................41
Introduzione
La Cancel Culture è un argomento venuto alla ribalta della sfera pubblica e del
mainstream negli ultimi anni, sull’onda di avvenimenti sociali e politici che hanno segnato
in maniera significativa il mondo occidentale e che hanno visto i social network assumere
il ruolo principale di strumento di comunicazione e condivisione delle opinioni. Non a
1
torto uno studioso ha parlato di questi ultimi come di “armi di persuasione di massa” ,
considerando l’effetto che la rete sta avendo nell’indirizzare e polarizzare le opinioni della
società civile, prima negli Stati Uniti dove ha avuto origine il concetto e successivamente
in tutto il contesto culturale e sociale occidentale. Considerata la complessità
dell’argomento sia dal punto di vista dell’analisi sociologica, linguistica e storica del
fenomeno che delle sue implicazioni a livello politico, questo elaborato si limiterà
necessariamente a considerare le origini del fenomeno ed il contesto politico e sociale nel
quale si è sviluppato, per poi esporre gli aspetti più evidenti del dibattito tra quanti
political correctness)
considerano la Cancel Culture (e in modo simile la in senso polemico
come una sorta di caccia alle streghe contemporanea, un nuovo puritanesimo
ingiustificato e fuori luogo, e viceversa quanti ritengono che questa sia stata adottata come
strumento identitario al fine di raggiungere una giustizia sociale ed una riappropriazione
dei diritti delle minoranze altrimenti fatalmente rimandata nel tempo.
La prima parte di questo lavoro cercherà di riassumere lo scenario di polarizzazione
culturale e sociale statunitense culminante con la presidenza Trump nel 2016 e descrivere
come in tale contesto, caratterizzato da un crescente populismo della destra conservatrice,
i social network abbiano assunto sempre maggiore importanza nel sostegno dei diritti
delle minoranze, come strumento di pressione sulle istituzioni e attraverso la
“cancellazione” di soggetti ritenuti responsabili di violazioni inaccettabili in contesti
“Psychological Weapons of Mass Persuasion”,
1 S. Van Den Linden, 10/04/2018, Scientific
American, https://www.scientificamerican.com/article/psychological-weapons-of-mass-
persuasion/
razziali o sessuali; verrà poi considerata in modo sommario la diffusione del fenomeno al
di fuori degli Stati Uniti, portando alcuni esempi di come la pressione popolare,
supportata dai media, abbia portato a conseguenze effettive sia a livello individuale che
sociale.
Nella seconda parte si esaminerà in modo più specifico come gli argomenti della “Cancel
Culture” e del “politicamente corretto” abbiano alimentato il dibattito più recente non solo
a livello politico e mediatico ma anche a quello accademico, attraverso le opinioni di
coloro che lamentano i rischi di intolleranza, di censura, di ostracismo e di conseguente
minaccia alla libertà d'espressione, e dall’altro lato di coloro che vedono in questo gridare
alla persecuzione un tentativo di difesa di posizioni sociali acquisite da parte
dell’establishment politico ed intellettuale. Si cercherà di valutare inoltre sotto l’aspetto
delle teorie pertinenti il ruolo dei social media e del populismo nello sviluppo del
fenomeno e si esaminerà brevemente come la Cancel Culture sia stato un motivo
ricorrente nella campagna mediatica della destra repubblicana delle ultime elezioni
presidenziali e nelle tensioni politiche e sociali seguite alla sconfitta di Trump e all’assalto
a Capitol Hill.
Nella terza parte, infine, si trarranno le conclusioni su ciò che riteniamo possa essere, pur
nelle sue visibili contraddizioni, un esempio – o diventare uno strumento - di una nuova
rappresentatività e di accelerazione dei processi di cambiamento sociale e decisionale: la
possibilità per persone e gruppi, che a lungo non ne hanno avuto la possibilità, di
intervenire nel dibattito pubblico e culturale e di costringere l’élite dominante a
riconoscere l’esistenza delle situazioni di subalternità e di discriminazione all’interno della
società.
1. La Cancel Culture e la polarizzazione di un paese
1.1 L’America di Trump fra protesta e crisi sociale
Con le elezioni del 2016, che portano alla presidenza Donald Trump e attestano
definitivamente l’ormai definitiva polarizzazione sociale e politica degli Stati Uniti, si
chiude la breve fase storica dell’illusione di un cambiamento di paradigma che la
presidenza Obama, la prima volta di un afroamericano, aveva rappresentato,
soprattutto agli occhi degli osservatori esterni, ossia una tappa cruciale di una
graduale transizione verso un’America finalmente post-razziale.
Ciò che appare ormai evidente, a distanza di anni, è che questa illusione di una nuova
società americana nella quale il problema razziale – e sotto un altro aspetto quello
economico, ad esso in parte correlato e comunque ben più significante proprio per la
popolazione di colore – sarebbe stato finalmente superato con il raggiungimento di
una pari dignità sociale ed economica, si è rivelata un’interpretazione della realtà
fallace e contraddittoria, che doveva alla fine crollare sotto i colpi della crisi
finanziaria prima e della stagnazione dell’economia reale e sociale che maturano negli
anni dell’amministrazione Democratica. Il tentativo di Obama di invertire il processo
di deregulation tracciato da Ronald Reagan già negli anni ’80, aprendo la strada ad un
2
processo di revisione mirato a riformare strutturalmente il sistema finanziario ,
presenta da un lato indiscutibili successi, nonostante i tentativi dell’opposizione
2 La crisi finanziaria, l’eredità di Obama e la presidenza Trump,
G. Conte, EUNews, 8/5/2017,
https://www.eunews.it/2017/05/08/la-crisi-finanziaria-leredita-di-obama-e-la-presidenza-trump/
Main Street,
del presidente è stata quella di voler rendere Wall Street funzionale a e non
“L’ambizione
viceversa”.
repubblicana di minare le riforme intraprese. Durante la presidenza Obama gli
indicatori economici evidenziano sia la diminuzione del tasso di disoccupazione
3
(come del resto è avvenuto quasi sempre durante le amministrazioni democratiche )
che la crescita del PIL, in parte dovuta al supporto di una politica monetaria espansiva
dettata dalla Federal Reserve: pur ereditando la crisi finanziaria del 2007-2008 e nel
pieno della conseguente grande recessione e della perdita progressiva della
preminenza economica internazionale da parte degli Stati Uniti, la presidenza Obama
riuscì a rilanciare in parte l’economia americana dopo una delle crisi più profonde mai
registrate dopo la Grande Depressione degli anni ’30. Tuttavia, gli economisti ci
avvertono che, a dispetto di quello che può sembrare a prima vista, non bisogna
sopravvalutare il controllo che i presidenti americani hanno sull’economia del loro
paese, perlomeno rispetto a fattori ben più importanti come l’impatto del ciclo
economico, la velocità delle innovazioni tecnologiche e gli eventi dell’economia
globale. La diminuzione del tasso di disoccupazione nasconde in effetti in quegli anni
il contemporaneo aumento del tasso di abbandono, cioè del numero delle persone che
smettono del tutto di partecipare al mercato del lavoro: fenomeno a sua volta legato
all’aumento della povertà, dell’abbandono scolastico e della progressiva
marginalizzazione delle fasce della popolazione più debole in una società sempre più
divisa tra ricchi e poveri, nella quale una middle class in possesso degli strumenti
economici per vivere dignitosamente si riduce sempre di più nel numero e nelle
4
aspirazioni e nella quale cresce la paura e la rabbia per il tradimento delle promesse
dell’establishment.
Questa eredità di rancore avrebbe quindi spianato la strada alla demagogia di Donald
Trump, capace di pescare a mani basse nell’angoscia di una popolazione che avrebbe
assunto il partito Democratico come capro espiatorio del proprio tracollo economico e
“Presidents and the US Economy: An Econometric Exploration”,
3 A. S. Blinder, M. W. Watson,
American Economic Review, vol. 106, no. 4, aprile 2016 (pp. 1015-45),
https://www.aeaweb.org/articles?id=10.1257/aer.20140913
4 “How the American middle class has changed in the past five
R. Kochar, S. Sechopoulos,
decades”, Pew Research Center, 20/4/2022, https://www.pewresearch.org/fact-
tank/2022/04/20/how-the-american-middle-class-has-changed-in-the-past-five-decades/
sociale. Ed in questo le posizioni politiche dell’elettorato - ormai non più caratterizzate
dallo status sociale o dall’appartenenza a determinati gruppi etnici – si radicalizzano
e tendono a scivolare verso posizioni di totale ed opposto estremismo. Come nota
Francesco Costa:
“…Gli americani che alle elezioni presidenziali del 1996 si trovarono a scegliere
tra Bill Clinton e Bob Dole <…> non avevano davanti due opzioni così lontane tra
loro: le differenze tra il più moderato dei Democratici e il più moderato dei
Repubblicani c’erano, ma non erano particolarmente pronunciate. Eppure, già
allora negli Stati Uniti avevano cominciato a muoversi alcune forze - politiche,
sociali, mediatiche, tecnologiche- che negli anni seguenti avrebbero portato ad una
fortissima divaricazione dell’opinione pubblica, alla radicalizzazione di segmenti
di popolazione un tempo equilibrati se non addirittura paciosi, allo sdoganamento
di comportamenti e posizioni politiche fin lì largamente considerate estremiste e
violente, oppure velleitarie, minoritarie, perdenti. E infatti, nel giro di appena
vent’anni è cambiato tutto. Gli americani che alle elezioni presidenziali del 2016 si
trovarono a scegliere tra Donald Trump e Hillary Clinton avevano davanti due
opzioni e due idee di paese radicalmente diverse. <…> A prescindere dal merito e
dalle proposte, un fatto era evidente: nella politica americana il centro era sparito.
Soltanto una cosa accomunava queste due idee di Paese così lontane tra loro: che
fossero o meno condivisibili, erano entrambe irrealizzabili. Erano state messe
insieme per sedurre un elettorato che nei vent’anni precedenti era diventato
5
sempre più bellicoso, frustrato e stufo dei compromessi.” .
1.2 La crescita del populismo e l’attacco al politically correct
Dunque, la vittoria – in parte imprevista, per lo meno nei sondaggi e nelle proiezioni
6
pre-voto negli USA ma anche da una certa parte del mondo intellettuale europeo – di
5 F. Costa, Questa è l’America, Mondadori, 2020, p.153
6 “La storia dei sondaggi sbagliati nel 2016”,
Il Post, 3/11/2020,
https://www.ilpost.it/2020/11/03/sondaggi-sbagliati-elezioni-stati-uniti-trump-clinton-biden
Trump avviene in un paese che non è uscito dalla crisi, sia a livello sociale che politico
ed istituzionale. L’ondata di protesta iniziata nel 2009 per ragioni anzitutto
Tea Party
economiche che ha visto prima nel movimento dei e poi di "Occupy Wall
Street" la sua massima espressione organizzata, protesta venata dal populismo che ha
progressivamente penetrato partiti e istituzioni, non era che un’espressione
dell’irrimediabile erosione del rapporto di fiducia tra elettorato e classe dirigente, e la
polarizzazione della vita politica statunitense diventava lo specchio di una crisi ben
più profonda che attraversava trasversalmente il paese. L’effetto della “silent
revolution”, la sostituzione demografica intergenerazionale della popolazione che
minaccia i tradizionalisti/conservatori (concentrati tra le coorti di nascita meno
istruite e più anziane) fa sì che questi percepiscano la progressiva erosione del rispetto
per i loro valori fondamentali e costumi sociali, e contribuisce a questa
estremizzazione delle posizioni. Nelle società occidentali ad alto reddito, infatti, la
maggioranza culturale un tempo dominante è gradualmente diventata una
minoranza, e le norme culturali e sociali un tempo largamente condivise e considerate
“normali” durante le epoche precedenti, non lo sono più da una sempre crescente
7
parte della popolazione .
In tale contesto, i gruppi di opinione, sia conservatori che progressisti, le minoranze
ed i gruppi etnici, attraverso gli strumenti di comunicazione diffusa come i social
network, diventano i produttori del dibattito politico e culturale, confrontandosi nelle
nuove arene dove le opinioni cominciano a trascendere nei toni e nelle accuse
reciproche, contribuendo ad accentuare il clima di intolleranza e di estremismo
culturale nel quale si trova oggi la società statunitense. La destra Repubblicana porta
politically correct:
avanti infatti da anni un attacco al già negli anni ’90 nei media
7 P. Norris, R. Inglehart, Cultural backlash. Trump, Brexit and authoritarian populism,
Cambridge University Press, 2019, p.87. “Norme un tempo ampiamente accettate, come
l'astinenza sessuale prima del matrimonio, la disponibilità a combattere per il proprio paese e
la regolare frequentazione della chiesa, appaiono oggi pittoresche per una parte crescente
della società, così come i punti di vista tradizionali sul ruolo della donna, lo status subordinato
attribuito alle minoranze razziali ed etniche e l'intolleranza verso gli estranei” (trad.
dell’autore)
l’argomento diventa uno dei motivi ricorrenti della sua narrazione populista, sfruttato
per instillare nell'immaginazione pubblica l'idea che esista una profonda divisione tra
la "gente comune" e un’"élite liberale" che cerca di negarne la libertà di espressione
garantita dal Primo Emendamento. Nel discorso tenuto nel 1991 ad una classe di
laureati dell'Università del Michigan, il presidente George W. Bush affrontò la
tematica in termini apocalittici:
“…La nozione di politicamente corretto ha acceso controversie in tutta la
Nazione. E anche se il movimento sorge dal lodevole desiderio di spazzare
via le macerie del razzismo, del sessismo e dell’odio, sostituisce vecchi
pregiudizi con dei nuovi. <…> Ciò che è cominciata come crociata per la
civiltà si è inasprita in una causa di conflitto e addirittura di censura.<…>
L’estremismo politico vaga nel Paese abusando del privilegio della libertà
di parola, mettendo i cittadini gli uni contro gli altri sulla base della loro
8
classe o razza.”
La politica conservatrice inizia quindi a produrre una campagna denigratoria nei
confronti del politicamente corretto, che si dirada solo temporaneamente con gli
avvenimenti successivi agli attentati alle Torri Gemelle nel 2001, quando le
argomentazioni islamofobe conquistano gran parte dello spazio del dibattito culturale
e politico degli Stati Uniti.
Con l’ascesa di Donald Trump - sostenuta dall’alt-right e dalle sue parole d’ordine
sulla divisione élites/popolo, sul ripristino dei valori tradizionali, sul pregiudizio
razziale nei confronti dei bianchi e sulla minaccia esterna dell’immigrazione, il
politically correct torna ad essere oggetto dell’attacco della destra repubblicana. Nel
suo primo dibattito presidenziale a Cleveland il presidente dichiara:
“Credo che il più grande problema di questo paese sia essere politicamente
corretti. Sono stato sfidato da moltissime persone e non ho tempo,
8 Remarks at the University of Michigan Commencement
The American President Project,
Ceremony in Ann Arbor, 1991. https://www.presidency.ucsb.edu/documents/remarks-the-
university-michigan-commencement-ceremony-ann-arbor, trad.dell’autore
francamente, per una totale correttezza politica. E, se posso essere onesto,
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nemmeno questa nazione ne ha”. call-out,
Paradossalmente, quindi, Trump non fa altro che rivendicare un una
“cancellazione” del politicamente corretto, sfruttando – come hanno fatto notare
alcuni studiosi – la reazione naturale dei suoi elettori a presunte "norme di
comunicazione restrittive" ed interpretandone in modo efficace il loro senso di
10
risentimento, di soffocamento e di vittimizzazione .
1.3 “Call-out”, social network e cancellazione
to cancel,
Il termine “cancellare”, nel significato proprio del contesto di cui stiamo
trattando, inizia a diffondersi proprio attraverso i social network, ed è opinion
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