Introduzione
In seguito al discorso del Segretario di Stato americano George Marshall,
pronunciato ad Harvard, nel 1947, si fece strada l’idea di creare un programma
di aiuti finanziato dagli USA che rappresentava lo strumento economico della
dottrina Truman; duplice era la sua funzione: dal punto di vista economico si
voleva contribuire alla ripresa delle economie europee, mentre, dal punto di
vista politico l’obiettivo principale era quello di contenere la diffusione del
comunismo migliorando il livello di vita della popolazione.
Gli USA, all’indomani della seconda guerra mondiale, notando la grave
crisi economico – sociale dell’Italia e la passata ma ancora viva esperienza della
dittatura fascista, preoccupati che il contesto nazionale potesse dar vita a
movimenti filo sovietici e comunisti, elargirono generosi aiuti prima e durante il
Piano Marshall.
Lo European Recovery Program ( E.R.P.) diede anche l’impulso iniziale al
processo di integrazione europea, infatti per coordinare l’ingente ammontare di
aiuti ai 17 paesi aderenti venne creato nel 1948, un istituto apposito, l’ OECE,
l’Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica che insieme
all’ECA, Economic Cooperation Administration, approvavano le richieste di
beni da importare da parte dei paesi aderenti.
Il Piano Marshall iniziò la sua attività nel 1948, concludendola nel 1952, e fu
uno strumento importante per l’Europa e per gli altri paesi usciti distrutti dalla
guerra, permettendo all’Europa stessa di colmare il dollar gap.
Gli istituti creati appositamente, l’ECA e l’OECE, avviarono il processo di
erogazione degli aiuti, che erano divisi in grants e loans; si trattava,
rispettivamente, di aiuti gratuiti e di prestiti che venivano destinati ai paesi a
seconda delle loro necessità nazionali. Le procedure per l’erogazione erano
complesse e venivano avviate solo dopo un attento esame dei due istituti
coordinati al PM.
In particolare, vedremo che il governo italiano destinò all’acquisto di
attrezzature industriali sia la quota di aiuti ERP concessa a titolo di prestito
(loans), sia una quota del Fondo lire, una sorte di “cassa” creatasi grazie al
progressivo intensificarsi degli arrivi delle merci, consentendo la realizzazione
di un vasto programma di opere pubbliche per un ammontare di 262 miliardi di
lire e << di questi, 20 miliardi erano destinati all’esecuzione di opere pubbliche,
altri 20 miliardi alla realizzazione di “Nuovi Lavori” nell’Italia meridionale nel
1
settore dei trasporti, ed infine 15 miliardi destinati al “Piano Fanfani-case” >> .
Mentre nel Nord si procedeva con il potenziamento delle attività
industriali, il Meridione divenne lo scenario principale dell’avvio di lavori
pubblici e di programmi di risanamento.
Fu grazie all’entourage dell’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale), che
venne rivolta maggiore attenzione al sud Italia, creando, nel 1947, la SVIMEZ,
che avrebbe posto le basi per l’istituzione della “Cassa per il Mezzogiorno”, la
quale affondava le proprie radici nel “nuovo meridionalismo”, ossia sullo
sviluppo industriale necessario al sud; nello specifico, come vedremo più
avanti, si trattò di attuare programmi di intervento pubblico e finanziamento e
valorizzare le opere di interesse sociale.
Inoltre, per fronteggiare le lotte contadine ed il continuo aumento di
disoccupazione al sud, venne concepita, nell’entourage del governo
democristiano di De Gasperi, una riforma agraria atta ad avviare la bonifica del
territorio attraverso misure rivitalizzatrici, agevolazioni fiscali e sussidi statali.
In particolare, attraverso la “legge stralcio” del 1949, vennero distribuite le terre
ai piccoli contadini tramite l’esproprio dai grandi proprietari agricoli.
Furono queste le basi di una riattivazione economica e politica del sud e, in
particolare, della regione Puglia.
Le cinque province pugliesi, Foggia, Bari, Brindisi, Lecce e Taranto, non
vantavano una solida base finanziaria né tantomeno una salda struttura
industriale a differenza delle regioni del Nord Italia.
Il divario tra le due aree della nazione è sempre stato netto e l’obiettivo
principale, in quegli anni, era quello di inglobare la Puglia, assieme alle altre
regioni meridionali, nel circolo commerciale ed industriale del settentrione.
Tra gli anni quaranta e cinquanta, fattori determinanti che strozzavano
l’avvio di una ripresa economica e sociale in Puglia erano il carovita e la
persistente disoccupazione, conseguenze del conflitto appena terminato che
trascinò e colpì, in particolare, la Capitanata e il capoluogo pugliese.
Grazie alla propaganda statunitense e all’interesse di De Gasperi per
avviare un risanamento anche al sud, vennero tenute le riunioni del Congresso
“ERP e Mezzogiorno” a Bari, in cui venne stabilito l’ammontare di denaro da
destinarsi al sud per il suo decollo industriale; difatti, un ruolo importante di
divulgazione pubblica e propaganda pugliese venne ricoperto dal quotidiano
“La Gazzetta del Mezzogiorno”, nel quale già dopo i primi venti mesi di
attuazione del programma E.R.P. erano rese note le quantità di merci giunte nei
porti di Manfredonia, Barletta, Bari, Brindisi e Taranto che sorpassarono un
2
milione e mezzo di tonnellate . Si trattò, come vedremo, di petrolio grezzo,
1 L. Pellè, Il Piano Marshall e la ricostruzione in Puglia (1947-1952), Lacaita editore, Manduria, 2004, p. 106.
2 F. D’Ercole, L’ERP in Puglia, in “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 3giugno1950, citato in L. Pellè, op. cit., p. 189.
2
nafta, benzina, cereali, carbone, medicinali e attrezzature ospedaliere assieme
ad apparecchi medici, tutti prodotti necessari per la vita quotidiana e per la tanto
attesa ripresa sociale pugliese. 3
Cap. 1
Lo European Recovery Program
1.1 Come nacque il Piano Marshall
La fine della seconda guerra mondiale sconvolse e distrusse l’Europa su
tutti i fronti: aveva ingenerato instabilità politico-sociale, diffondersi della
povertà e una forte crisi economica, avviando l’erosione della base liberista del
sistema internazionale e suscitando, così, risposte protezioniste. A tal collasso
economico, si sottrassero, però, gli Stati Uniti d’America che videro una nuova
ondata di innovazione tecnologica e un forte aumento della produttività,
godendo di un consumo di massa e di una prosperità diffusa. Invece, l’Unione
Sovietica, ebbe immense perdite umane e materiali ma scelse, al contempo, un
isolamento economico internazionale, sottraendosi al sistema scelto
dall’America.
Ad Oriente e Occidente, erano connesse due sfere politico-ideologiche
nettamente contrapposte che sancirono il superamento dell’ordine multipolare
ed eurocentrico; la competizione ideologica ruotava attorno alla discriminante
del sistema economico capitalistico occidentale contro un sistema autarchico e
dirigista dell’URSS inaugurando ciò che il giornalista americano, Walter
Lippmann definì “guerra fredda”, ossia, << uno stato di alta tensione
internazionale con uno scontro globale ai limiti della guerra tra le due
3
superpotenze e due blocchi ad esse collegati… >> .
Il primo manifesto ideologico ed atto esplicito della contrapposizione
globale enunciato dal presidente americano, cui prende il nome, nel 1947, fu la
Dottrina Truman, il cui obiettivo principale era quello di contenere l’avanzata
sovietica, aiutando i popoli liberi che si opponevano ai tentativi di asservimento
di minoranze armate e << qualsiasi governo dovunque nel mondo dovesse
4
fronteggiare un’insurrezione comunista >> .
Ci furono specifiche situazioni internazionali che indussero
l’amministrazione Truman ad intervenire direttamente << laddove le difficoltà
5
economiche potevano favorire l’ulteriore espansione del comunismo >> : la
3 G. Formigoni, Storia della politica internazionale nell’età contemporanea, Il Mulino, Bologna, 2006, p. 324.
4 F. Fauri, Il piano Marshall e l’Italia, il Mulino, Bologna, 2010 p. 21.
5 E. Bernardi, La riforma agraria in Italia e negli Stati Uniti, Bologna, 2006, pp 53- 54.
4
recessione politico-economica di Turchia e Grecia, la crisi della bilancia dei
pagamenti in Europa, i magri raccolti agricoli.
Nel 1940, il presidente Franklin Delano Roosevelt aveva concepito il Lend-
lease Bill (legge Affitti-prestiti), ossia, una legge atta a risolvere il problema dei
danni causati dalla guerra e il presidente sceglieva << come destinatario degli
6
aiuti qualunque paese reputasse vitale per la difesa degli Stati Uniti >> ; con
tale programma Regno Unito, Unione Sovietica, Francia e Cina vennero forniti,
tra il 1941 e il 1945, di grandi quantità di materiale da guerra. Il Lend-lease
autorizzava una spesa di 7 miliardi di dollari , ma alla fine del 1944 aveva
approvato contributi per 28 miliardi e consentito ai dipartimenti della guerra e
della marina di usare 36 dei loro miliardi per trasferire gratuitamente armi e
7
munizioni; durante il conflitto gli americani trasferirono 43,6 miliardi di dollari
all’Europa in armamenti :
- 30 miliardi alla Gran Bretagna
- 10,7 miliardi all’URSS
- 2,9 miliardi agli altri paesi
L’estensione del Lend-lease all’Unione Sovietica verrà poi rivista più tardi,
nel 1945, dal presidente Truman, tagliando, così, tali aiuti.
Nello stesso anno cominciò, poi, ad operare l’ UNRRA (United Nations Relief
and Rehabilitation Administration), << l’organismo voluto da Roosevelt e
finanziato per il 73 per cento dagli Stati Uniti per favorire la ripresa economica
8
dei paesi colpiti dalla guerra >> ma senza avere nessun controllo su tali aiuti;
in particolare, nel caso italiano, venne evitato il collasso economico grazie alle
assegnazioni dell’UNRRA che ammontavano, alla fine del 1945, a 425 milioni
9
di dollari.
A questo punto i principali obiettivi americani continuavano ad essere il
sostegno alla democrazia, la promozione del libero commercio, evitando
l’introduzione dei dazi, garantire il benessere e la prosperità; in effetti, a
Washington, vi era la comune convinzione che vi fosse una stretta interazione
tra sfera economica e politica, che imponeva di evitare il risorgere di pratiche
10
economiche autarchiche e di rapporti commerciali strettamente bilaterali. Fu
con questo spirito e con tali premesse che gli USA si posero come deus ex
6 F. Fauri, Il Piano Marshall e l’Italia, il Mulino, Bologna, 2010 p.17.
7 ibid., p. 17.
8 L. Pellè, Il Piano Marshall e la ricostruzione in Puglia (1947-1952), Pietro Lacaita editore, Manduria, 2004 p. 59.
9 P. Battilani e F. Fauri, Piano Marshall e liberalizzazione degli scambi: l’impatto sulla crescita industriale delle
regioni italiane , in Italia e Germania 1945-2000. La costruzione dell’Europa, a cura di G.E. Rusconi e H. Weller,
Bologna, il Mulino, 2005, p. 377.
10 M. Del Pero, La guerra fredda,Carocci, Roma, 2008 p. 12.
5
machina della situazione mettendo in moto un cospicuo programma di aiuti che
avrebbe risollevato l’Europa.
Il Segretario di Stato, George Marshall, nel giugno 1947, in un discorso
pronunziato all’università Harvard, a Fulton, nel Missouri, gettò le basi per il
più grande programma di cooperazione internazionale privo di interessi
particolaristici ed egoistici, armonizzando le relazioni economiche del sistema
internazionale. Si trattava di un programma di ricostruzione europea, il Piano
Marshall, altresì denominato E.R.P. (European Recovery Program), col quale
gli USA mettevano a disposizione degli aiuti materiali per i paesi disposti a
cooperare tra loro per la ricostruzione integrata dell’Europa e reintegrare nel
sistema internazionale anche i paesi sconfitti dalla guerra, come la Germania.
Il piano venne approvato dal Congresso nel dicembre dello stesso anno, <<
prevedeva originariamente una spesa di 17 miliardi nei successivi quattro anni a
11
beneficio di 17 paesi europei >> in modo da creare una vera e propria
struttura cooperativa; il piano venne presentato alcuni mesi dopo la dottrina
Truman e rappresentava il braccio economico-operativo della stessa;
inizialmente, venne esteso anche all’Unione Sovietica ma il ministro degli
esteri Molotov, rendendosi conto che l’invio degli aiuti era monitorato dagli
USA, rifiutò l’adesione, così come Cecoslovacchia e Polonia.
D’altro canto, George Marshall tese a precisare che non costituiva << né
una dottrina né un piano, ma, essenzialmente, un impegno morale di avviare il
12 e riattivare la rete commerciale.
popolo europeo verso la ripresa >>
A tal punto l’obiettivo principale era quello di rendere appetibile il piano
Marshall, in primis, agli americani, infatti, << i sondaggi mostravano che solo il
13 ne aveva sentito parlare.
46% della popolazione americana >>
A questo proposito venne creato il “Comitato per il Piano Marshall”, il cui fine
principale era quello di pubblicizzarlo e presentarlo all’opinione pubblica,
14
riuscendo, anche a convincere << un Congresso scettico >> : attraverso
un’adeguata e decisa propaganda sulla stampa nazionale, il Comitato ricevette
cospicue somme di donazioni e il benestare del Congresso, avviando il processo
di risanamento economico del Paese.
Alcuni giorni dopo l’annuncio del Piano, iniziarono le consultazioni tra
Francia e Gran Bretagna che concepirono a Parigi, assieme ad altri paesi
europei, il Committee for European Economic Cooperation o Comitato per la
cooperazione economica europea (CEEC) che iniziò a preparare una stima di
dollari necessari per la ricostruzione dell’Europa e in breve si trasformò in
OECE.
11 G. Laschi, L’Unione Europea, storia, istituzioni, politiche, Carocci, Roma, 2008, p. 25.
12 F. Fauri, Il Piano Marshall e l’Italia, il Mulino, Bologna, 2010 p. 26.
13 ibid., p. 32.
14 ibid., p. 33 6
Per l’amministrazione e l’applicazione dell’ERP venne creata l’
Amministrazione per la Cooperazione Economica (ECA), con sede a
Washington.
Il Piano fu di durata quadriennale ( 1948 – 1952 ) e, aderendo ad esso, le
nazioni poterono avviare piani di miglioramento economico – sociali,
beneficiando di 12,5 miliardi di dollari in aiuti materiali, di cui oltre 1,3 miliardi
15
l’Italia. In questi anni, però, si profilarono nuove minacce sull’orizzonte
europeo e mondiale, spingendo gli Stati Uniti e l’Europa a intraprendere una
nuova politica di difesa, per combattere ogni eventuale pericolo, potenziando la
produzione europea; con lo scoppio della crisi di Corea, nel 1950, e l’ingresso
della sfera asiatica nella guerra fredda, l’ ERP venne tramutato in un piano più
limitato di carattere economico - militare, l’ MSA, Mutual Security Agency.
1.2 Il comitato “ad hoc” per la gestione degli aiuti:
l’OECE
Il Piano Marshall, che doveva gettare le basi per il programma di
ricostruzione europea, si dotò di un istituto in grado di controllare e monitorare
i finanziamenti: l’OECE.
Vero e proprio braccio operativo ed organismo di esecuzione del Piano
Marshall, l’Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica, venne
istituita il 16 Aprile 1948, a Parigi, << in seguito all’esigenza di coordinare
l’invio degli aiuti del piano Marshall insieme all’apposita organizzazione
16
americana, l’ECA >> ; secondo l’art. 1, le parti contraenti dovevano agire in
stretta cooperazione e avere come compito immediato quello dell’elaborazione
17
e attuazione di un programma comune di ricostruzione.
I beni da inviare erano stabiliti in base alle richieste dei singoli Stati e
venivano accordati dall’OECE e dall’ECA.
18
Ciascuno dei 17 paesi partecipanti doveva specificare i beni che desideravano
importare e l’ammontare da richiedere agli USA; a questo punto, l’OECE,
15 Missione Speciale per la MSA in Italia ( a cura di ), L’ERP in Italia 1952, Divisione Informazioni Ufficio Stampa,
Roma, p. 4.
16 G. Laschi,L’Unione Europea,storia, istituzioni, politiche, Carocci, Roma, 2008, p. 27.
17 L. Levi e U. Morelli, L’Unificazione Europea. Cinquant’anni di storia, Torino, Celid, 1994, pp 193-195, citato in F.
Fauri, op. cit., p.72
18 I 17 paesi erano: Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Grecia, Islanda, Irlanda, Italia, Lussemburgo,Olanda,
Norvegia, Portogallo, Svezia, Svizzera,Trieste, Turchia e Regno Unito.
7 19
rivedeva ed esaminava ciascuna proposta individuale . In genere, l’85 per
cento degli stanziamenti concessi dagli Stati Uniti erano a fondo perduto e
pertanto venivano considerati “aiuti gratuiti” ; invece, il ricavato delle vendite
dei beni importati dal proprio governo, erano i così detti “fondi in contropartita”
(nel caso dell’Italia il “Fondo Lire”) con cui venivano finanziati, ad esempio, la
20
ricostruzione di opere pubbliche, ferrovie, abitazioni, bonifiche.
Il Fondo lire ha finanziato opere di ricostruzione nazionale, per consolidare
l’intera economia, << gli stanziamenti ammontavano, dall’inizio del programma
21 , inoltre, vennero stanziati
a tutto il dicembre 1951, a 650,3 miliardi di lire >>
altri 8 miliardi per le zone alluvionate dell’Italia Settentrionale e Meridionale.
L’OECE era una vera e propria struttura cooperativa, sorta << dalla
comune volontà di rinascita e di collaborazione degli Stati già aderenti all’ERP,
22
per affrontare i maggiori problemi che limitavano l’integrazione europea >> .
Infatti, l’idea di creare un’istituzione sovranazionale che prendesse il nome di
Stati
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Aiuti di Stato
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Mercato Unico Europeo: aiuti alle imprese; immigrazione e asilo; concorrenza
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Storia contemporanea - aiuti economici dall estero - Ginsborg (pag 88-91)
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Storia Economica - Modulo B: dal Gold Standard al Piano Marshall