Corso di Laurea in
Beni culturali
Elaborato scritto di prova finale
Agiografia e culti locali:
il caso di s. Siro di Pavia, venerato in Val Camonica
supervisione laureando
Prof.ssa Antonella Degl’Innocenti Fabio Giarelli
co-supervisione
Prof. Emanuele Curzel
Anno Accademico 2022/2023
Trento, 6 dicembre 2023
fabiogiarelli2002@gmail.com
Indice
Introduzione ..................................................................................................................... 1
1.1 San Siro vescovo di Pavia .......................................................................................... 2
1.2 Vita sancti Syri (BHL 7976) .................................................................................... 7
1.3 Translatio sancti Syri (BHL 7978) .......................................................................... 9
1.4 Ymnus sanctorum Syri et Hiventii (BHL 7977b) ................................................... 14
1.5 Liber de laudibus civitatis Ticinensis (XIV sec.) ................................................... 16
2.1 San Siro in Valle Camonica .................................................................................... 18
2.2 Elogio di san Siro patrono della Valle Camonica .................................................. 23
2.3 Tra storia e leggenda: il culto in Valle Camonica .................................................. 27
2.3.1 La rinascita del culto nel secolo XVII............................................................. 29
3.1 Iconografia di san Siro, vescovo di Pavia .............................................................. 34
3.2 Raffigurazioni di san Siro in Valle Camonica ....................................................... 35
3.2.1 Cemmo ............................................................................................................ 36
3.2.2 Breno ............................................................................................................... 40
3.2.3 Malegno .......................................................................................................... 43
3.2.4 Raffigurazioni successive al secolo XVII ....................................................... 46
Conclusioni ..................................................................................................................... 48
Bibliografia ..................................................................................................................... 49
Appendice ....................................................................................................................... 58
Introduzione
Il presente lavoro si propone di analizzare il culto di san Siro vescovo di Pavia in
Valle Camonica. Venerato come patrono ed evangelizzatore della Valle, il santo conta
tuttavia sul territorio camuno una sola chiesa a lui dedicata: la pieve di San Siro a
Cemmo, costruita su di uno sperone di roccia a picco sul fiume, uno degli edifici più
antichi di tutta la Valle. Diverse trattazioni l’hanno descritta a livello architettonico,
ma mai ci si è soffermati sul patrono san Siro e sul suo culto, che ha così poche
presenze nella Valle, se paragonato ad altri santi molto più diffusi.
La prima parte dell’elaborato si concentra sulla figura di san Siro vescovo di Pavia
attraverso lo studio dei vari testi agiografici a lui dedicati: Vita sancti Syri (BHL 7976),
Translatio sancti Syri (BHL 7978), Ymnus sanctorum Syri et Hiventii (BHL 7977b)
e Liber de laudibus civitatis Ticinensis (XIV sec.).
La seconda sezione si concentra sulla leggenda di san Siro in Valle Camonica riferita da
Padre Gregorio Brunelli nel suo volume Curiosi trattenimenti continenti raguagli sacri
e profani de’ popoli camuni, stampato a Venezia nel 1698, e dall’elogio dedicato
a san Siro, in esso contenuto. L’indagine ha offerto l’occasione per esplorare i legami
tra i testi agiografici di san Siro vescovo di Pavia e la leggenda camuna che,
sviluppatasi solo a livello locale, determinò la scelta di san Siro come evangelizzatore
e protettore dell’intera Valle Camonica. Attraverso la consultazione di documenti
manoscritti e pubblicazioni a stampa si è ricostruita una storia del culto con particolare
attenzione alla sua rinascita nel secolo XVII.
La terza e ultima parte dell’elaborato ha per oggetto l’iconografia di san Siro vescovo
di Pavia e le rappresentazioni del santo in Valle Camonica. Attraverso il censimento
e l’analisi di dipinti, affreschi e statue del santo, si è potuto proporre un quadro
della diffusione del culto, mostrando come, partendo dalla pieve di Cemmo, esso si sia
poi spostato al paese di Breno, centro politico e culturale dell’intera Valle.
Infine, nell’Appendice, vengono riportate le immagini di alcune delle più antiche
raffigurazioni di san Siro provenienti dalla Valle Camonica, i testi degli elogi scritti
da Leone Matina e Padre Gregorio dedicati al santo, il decreto di Mons. Gradenigo
che autorizza la festa di san Siro di precetto ecclesiastico, le fedi di sanità stampate in
Valle Camonica e l’Officium Proprium dedicato al santo pubblicato a Brescia nel 1693.
1
1.1 San Siro vescovo di Pavia 1 2
Fra i santi vescovi di nome Siro - Siro vescovo di Genova , Siro vescovo di Padova ,
Siro vescovo di Pavia -, Siro di Pavia è stato probabilmente il santo più celebrato.
Esso viene indicato nel Martirologio Romano come primo vescovo della città di Pavia,
3
al 9 dicembre . È inoltre festeggiato il 17 maggio, giorno della sua traslazione,
e il 12 settembre assieme a sant’Ivenzio, suo discepolo, come è riportato dal
4
Martyrologium di Floro del IX secolo . Il Martyrologium Hieronymianum, risalente alla
metà circa del secolo V, riporta nel giorno precedente alle idi di settembre, ovvero il 12
5
settembre, un Siro martire in Panfilia e un Evanzio vescovo di Augustodunum (Autun) .
È possibile che Floro abbia utilizzato questa fonte agiografica per il suo
6
Martyrologium e abbia identificato in questi due santi gli omonimi vescovi pavesi .
1 Per lo studio del culto di san Siro, vescovo di Genova, si vedano: la voce «Syrus ep. Ianuensis»
in BHL e BHL Novum Suppl.; C. da Langasco, Siro, vescovo di Genova, santo, in «Bibliotheca
Sanctorum», vol. XI, Roma 1968, coll. 1238-1239.
2 È possibile si tratti di Siro vescovo di Pavia visto che vengono festeggiati entrambi il 9 dicembre e
non è presente alcuna agiografia nota del presule veneto ad eccezione di alcuni elenchi di vescovi
della città. L’unica attestazione di carattere iconografico è un mosaico del secolo XII-XIII che si
trova all’interno della Basilica di San Marco a Venezia, raffigurante il santo con il nome
indicato sopra. Cfr. I. Daniele, Siro, vescovo di Padova (?), santo, in «Bibliotheca Sanctorum»,
vol. XI, Roma 1968, coll. 1239-1241; F. Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del
secolo VII, Faenza 1927, vol. I, p. 916; G. Kaftal, Iconography of the saints in italian painting,
Firenze 1978, vol. III, coll. 955-956. c
3 Il Martirologio Romano, Venezia 1702, nel giorno 9 di dicembre riporta: «A Pavia S. Siro primo
c
Vescovo di quella Città, il qual fiorì di virtù e miracoli Apostolici. […] Discepolo di S. Ermagora
l’anno 58 del vescovato, e 112 della vita si morì». Viene inoltre celebrato il 12 settembre assieme
a San Ivenzio: «A Pavia S. Giuvenzio Vescovo, di cui si fa menzione ai 8 di Febraro. Questi fu
mandato dal B. Ermagora, discepolo di S. Marco, insieme con S. Siro a quella città; ed ambidue
quivi predicando, e risplendendo per grandi virtù e miracoli, illustrarono ancora con le loro
divine opere le vicine città; e così nel Pontificale onore con glorioso fine si riposaron o in pace».
Il Martirologio Romano, Roma 2004, invece, riporta solamente san Siro vescovo di Pavia
il 9 dicembre: «A Pavia, san Siro, primo vescovo della città».
4 Per uno studio riguardante le agiografie di san Siro e, in questo caso, il motivo per cui Floro nel suo
Martyrologium indica la data del 12 settembre si vedano: A. M. Orselli, La città altomedievale e il
suo santo patrono: (ancora una volta) il «campione pavese», in «Rivista di storia della Chiesa in
Italia», 32 - 1 (1978), pp. 12-16 e G. Vocino, tesi di dottorato di ricerca in Storia sociale europea dal
Medioevo all'Età Contemporanea, 22° ciclo (A.A. 2006/2007 - A.A. 2008/2009), Santi e luoghi santi
al servizio della politica carolingia (774-877). Vitae e Passiones del regno italico nel contesto
europeo, Università Ca’ Foscari Venezia, pp. 120-121 (successivamente indicata come:
Vocino, Santi e luoghi santi cit.).
5 Edizione critica del Martyrologium Hieronymianum a cura di G. B. De Rossi e L. Duchesne in
A.A. S.S., Nov. t. II, 1, p. 120, Cod. Bern.: «PRID. ID. SEPT. | IN PAMPHILIA Natal Siri. [...]
AGUSTIDUNO civitate Evanti epi».
6 Orselli, La città cit., p. 14: « non pare dubbio abbia identificato nei due santi (che rimangono altrimenti
incogniti) i due omonimi vescovi ticinesi [...] costituendoli congiuntamente a soli protagonisti della
». A.A. S.S., Nov. t. II, 2, pp. 503-504: «
celebrazione liturgica in un giorno Coniuncta in uno laterculo
nomina Siri et Evantii (cf. infra, n. 38) Floro Lugdunensi opportunitatem praebuisse videntur ad hunc diem
».
nuntiandi natalem SS. Syri et Iventii, episcoporum Ticinensium, adiecto elogio ex eorumdem Actis 2
Tuttavia, già nel secolo XVII, i Bollandisti esprimevano dubbi sull’identificazione
7
di Siro e Ivenzio con gli omonimi riportati nel Martirologio Geronimiano .
Per lungo tempo si è dibattuto sulla cronologia del santo che, secondo alcune fonti
agiografiche, sarebbe vissuto nel secolo I mentre studi più recenti lo datano al III ex. -
8
IV in. Ad oggi gli studiosi sono concordi nell’attribuire a Siro il primato di vescovo di
Pavia, fondatore della diocesi pavese. La chiesa di Pavia fino dai suoi primi tempi fu
soggetta alla metropoli di Milano che ne nominava i vescovi, almeno fino al VI secolo.
La diocesi di Pavia non sopportò mai di buon animo questo stato di cose e cercò di
sottrarsi alla soggezione milanese, come testimonia l’opera agiografica di un anonimo
pavese che, narrando le Vite dei santi Siro ed Ivenzio primi vescovi di Pavia, rompe
ogni legame con Milano facendo risalire ai primordi del cristianesimo l’origine del
vescovato di Pavia con la figura di sant’Ermagora, primo vescovo di Aquileia
e discepolo di san Marco Evangelista, che affida a Siro il compito di evangelizzare il
nord Italia. Tuttavia il testo della Vita sancti Syri non fu sufficiente a rifondare la storia
9
della diocesi pavese, che continuò a sottostare alla metropoli milanese .
Nonostante ciò il culto di san Siro si sviluppò a Pavia e nelle città del nord Italia, dove
erano ambientati alcuni miracoli narrati principalmente dalla Vita sancti Syri (BHL
7976) e dalla Translatio sancti Syri (BHL 7978), assieme ad epitomi (BHL 7977) ed
10
altri documenti indicati dai padri Bollandisti nella Bibliotheca Hagiographica Latina .
7 A.A. S.S., Sept. t. IV, p. 13: «De S. Syro Martyre probabilius in Pamphilia [...] diversusque a
S. Syro Ticinensi».
8 Ad eccezione di M. P. Billanovich, San Siro: falsificazioni, mito, storia, in «Italia medioevale e
umanistica», 29 (1986), pp. 1-54, che ipotizza san Siro vescovo di Concordia e metropolita di Illirico
o Dalmazia prima di diventare metropolita dell’Italia settentrionale fino al concilio di Aquileia, dove
avrebbe delegato i suoi poteri ad Ambrogio (ma la ricostruzione della vita di san Siro proposta dalla
studiosa, con larghe componenti ipotetiche, viene scarsamente considerata dagli studiosi).
9 Per un’analisi storico politica del culto si vedano: F. Lanzoni, Le origini delle diocesi antiche,
Roma 1923, pp. 568-571; Id., Le diocesi cit., pp. 981-986; P. Majocchi, Agiografia e potere:
culto dei santi e rivendicazioni politiche a Pavia nel medioevo (secoli VI-XV), in
Santi, santità e agiografie nell'Italia settentrionale, Pisa 2017, pp. 17-36; G. Vocino,
Hagiography as an Instrument for Political Claims in Carolingian Northern Italy:
The Saint Syrus Dossier (BHL 7976 and 7978), in An Age of Saints? Power, Conflict and Dissent
in Early Medieval Christianity, Leiden 2011, pp. 169-186.
10 Nella Legenda Aurea di Jacopo da Varazze è presente solo la vita di Siro vescovo di Genova mentre
del suo omonimo pavese abbiamo una citazione all’interno della vita di San Bernardo
(Iacopo da Varazze, Legenda aurea, edizione critica a cura di G. P. Maggioni, Tavarnuzze 1998,
pp. 8, 600-610, 822-823). Bartolomeo da Trento, Liber Epilogorum in gesta sanctorum edizione
critica a cura di E. Paoli, Tavarnuzze 2001, pp. 26-27 riporta le gesta «De sanctis Syro et Yventio»
e successivamente accenna nuovamente a Siro, vescovo di Pavia, nella vita di San Bernardo Abate
(Ivi, p. 248). Un capitolo relativo a «De s(an)cto Syro ep(iscop)o et co(n)fessore […]
discipul(us) beati Hermagore Aquilegien(sis) ep(iscop)i» è presente anche in Pietro de’ Natali,
Catalogus Sanctorum, Venezia 1543, liber I, f. VIII, cap. L. 3
11
A queste tradizioni più antiche si affianca il Liber de laudibus civitatis Ticinensis che,
a partire dal secolo XIV, introduce una nuova variante della leggenda di san Siro che
avrà molto successo nei secoli a venire. Secondo l’autore, infatti, Siro era stato
discepolo di Gesù e fu quel fanciullo che, sul lago di Tiberiade, portò i cinque pani e
due pesci per il miracolo della moltiplicazione e, successivamente, seguì san Pietro in
Italia il quale lo inviò a Pavia per fondare la diocesi. Questa tradizione si diffuse e si
radicò al punto che furono necessari secoli di studio approfondito per far luce sulle
diverse tradizioni agiografiche e fissare la nascita più probabile della diocesi pavese
12
intorno alla metà del secolo IV con il vescovato di Siro .
Lo studioso principale del culto di san Siro a Pavia e non solo è stato lo storico pavese
Cesare Prelini, che nella sua opera, intitolata San Siro primo vescovo e patrono della
Città e Diocesi di Pavia: studio storico-critico, analizza in due corposi volumi tutte le
informazioni che poté reperire da fonti agiografiche, documentarie, archeologiche e
iconografiche, riguardanti il culto di san Siro e la sua diffusione. Il primo volume,
edito nel 1880, seppur confuso e prolisso, mostra rigore filologico nell’edizione di due
antiche fonti agiografiche pavesi: la Chronica Sancti Syri (indicata comunemente come:
Vita sancti Syri BHL 7976) e la Translatio corporis Sancti Syri Ticinensis episcopi
13
(indicata comunemente come: Translatio sancti Syri BHL 7978) . Il secondo volume,
che contiene l’edizione di documenti riguardanti la storia ecclesiastica pavese e ampi
excursus di storia e tradizioni religiose locali, è stato portato a compimento da Pietro
14
Moiraghi nel 1890, a causa della sopraggiunta cecità dell’autore .
2
11 Opicino de Canistris, Liber de laudibus civitatis Ticinensis, in RIS , vol. XI/1.
12 Lanzoni, Le origini cit., pp. 568-571; Id., Le diocesi cit., pp. 981-986.
13 C. Prelini, San Siro primo vescovo e patrono della Città e Diocesi di Pavia: studio storico-critico ,
Pavia 1880, vol. I, contenente l’articolo dell’archeologo De Rossi sul sarcofago trovato nella chiesa
dei Santi Gervasio e Protasio, le fonti storiche intorno a san Siro e le edizioni con traduzione e
commento della Chronica Sancti Syri e della Translatio corporis Sancti Syri Ticinensis episcopi.
14 C. Prelini, San Siro primo vescovo e patrono della Città e Diocesi di Pavia: studio storico-critico ,
Pavia 1890, vol. II, che ricostruisce la storia del culto di san Siro a Pavia attraverso documenti pavesi
e la narrazione della riscoperta del sarcofago nella chiesa dei Santi Gervasio e Protasio e delle
reliquie custodite in Santo Stefano. Ivi, vol. II, p. VII: «Al lettore: sono ormai trascorsi più di nove
anni dacchè fu pubblicato il I. volume di questo Studio sul Protovescovo della Città di Pavia; ed oh,
quante varie e tristi vicende si succedettero in questo periodo di tempo! La più triste di tutte, che
riguarda l'autore, fu la perdita quasi totale della vista, sicchè egli, dopo aver stampati per intero i
Documenti che stanno in fine di questo volume, e condotto a circa la metà il lavoro sulla Storia del
Culto di S. Siro, fu costretto a smettere affatto l'impresa, poichè non gli basto nemmeno la facoltà di
rileggere le note e i materiali già preparati e raccolti per condur l'opera al suo compimento.
Se non che, gli sopravvenne all’uopo l’aiuto di due cari e valenti suoi allievi, D. Pietro Moiraghi
e D. Rodolfo Majocchi». 4
Secondo le fonti agiografiche più antiche, Siro venne mandato da Ermagora, vescovo di
Aquileia e discepolo di san Marco, ad evangelizzare il nord Italia e scelse di stabilirsi a
Ticinum, l’odierna Pavia, diventandone il primo vescovo. Dopo il racconto delle sue
imprese e i vari miracoli compiuti apprendiamo che morì a Pavia in modo naturale
acquisendo così il titolo di «confessore», ovvero colui che, in tempi di persecuzioni,
aveva testimoniato la propria fede, proclamandosi cristiano, senza però subire il
15
martirio . Venne sepolto a Pavia nella chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, da lui
edificata appena fuori le mura della città per ospitare le spoglie dei due martiri milanesi,
dove nel 1875 il Prelini scoprì un sarcofago di 2,44 metri di lunghezza per 0,67 di
larghezza che riportava sul lato l’iscrizione «SVRVS EPC», da lui interpretata come
«Syrus Episcopus». Per la datazione archeologica del sarcofago e paleografica della
scritta, il Prelini si affidò all’illustre archeologo Giovanni Battista De Rossi, il quale
16
ritenne la sepoltura e di conseguenza l’esistenza del santo riconducibili al secolo II .
Tuttavia Fedele Savio, in un articolo in cui contesta alcun
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