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Agiografia greca

Parte istituzionale

Copisteria davanti Palazzo Nuovo

Programma: L'agiografia cristiana antica. Monaci Castagno, noi dobbiamo leggere solamente i capitoli che riguardano la parte greca del volume (appoggio alle lezioni, quindi su argomenti visti a lezione); Santità e potere a Bisanzio. Bizantinista francese E. Patlagean, L'uomo bizantino, C. Mango, capitolo sul Santo.

Agiografia

Agiografia è composta da due elementi, uno ossia "scrivere" e l'altro che Agios significa "di santi". È l'aggettivo con cui si identificava il santo o per lo meno la persona santa; può essere considerato anche santo un luogo, anche se noi utilizziamo jeros, maggiormente la parola sacro. In greco per sacro si usava l’aggettivo riferito ai luoghi.

Sanctus La parola santo deriva dal latino che a sua volta è un participio del verbo sancire, usato anche in italiano, significa rendere qualcosa santificato. In origine, sanctus quando non esisteva il cristianesimo, era già utilizzato, ad esempio in riferimento all’imperatore, colui che veniva in virtù della sua elezione santificato, all’interno di un panorama laico e pagano. Con la diffusione del cristianesimo l’aggettivo non è più solo un attributo del potere imperiale o delle vergini, quelle che erano consacrate a qualche culto di divinità pagana ad esempio, insieme al corrispondente greco, vengono sempre più utilizzati nel significato tecnico che ci interessa. Ossia vengono riferiti a personalità eccezionali, che hanno dimostrato nella loro vita di essere stati in grado di testimoniare o a livello di martirio o conducendo una vita ascetica, di mortificazione del corpo, il loro grande amore per Dio. Amore ricambiato, perché con questo tipo di comportamento loro stessi si sono divinizzati. L'agire in quel modo dimostra che io amo Dio e allo stesso tempo che lui ama me. Il sistema cambia solamente con la discesa del figlio di Dio sulla terra.

Santi folli

Esistevano anche in epoca precristiana ed erano riferiti a personalità eccezionali, con l’avvento del cristianesimo questi due aggettivi acquisiscono un significato tecnico e acquisiscono il significato che conosciamo noi. La santità non è solo frutto di un sistema codificato, ma può dare luogo a fenomeni "bizzarri". Noi ci occuperemo dei santi folli, ossia quei personaggi che hanno preso alla lettera quanto San Paolo dice nella Prima Lettera ai Corinzi. Afferma che per dimostrarsi sapiente bisogna fingersi stolti, la sapienza cristiana è stoltezza per il mondo pagano. Questi santi lo hanno preso alla lettera e con una serie di comportamenti che appaiono quanto meno strani, o segno di follia, ai loro contemporanei hanno dimostrato la loro santità. Ad esempio noi vediamo che una delle caratteristiche comuni dei santi è quella di ritrarsi dal mondo, in zone isolate e desertiche per stare più a contatto con Dio; loro invece vivono in mezzo agli uomini per dimostrare la loro resistenza alle tentazioni del mondo. Un altro esempio è quello di non avere rapporti sessuali con l'altro sesso, ma ad esempio Simeone si reca nel bagno pubblico per dimostrare la sua castità anche con molti stimoli.

Sono detti santi saloi, non sono riconosciuti come Santi dalla Chiesa romana o ortodossa, qualche traccia di culti per santi folli si trova nella chiesa ortodossa russa, erede di quella greca.

Processo di canonizzazione

Oggi la Chiesa per proclamare una persona santa istituisce un regolare processo e vengono raccolte tutta una serie di testimonianze alla fine del quale una persona può essere proclamata santa. Aver compiuto dei miracoli è una condizione indispensabile, perché è una testimonianza viva e chiara della presenza di Dio nella persona, Dio agisce così attraverso il suo fedele. La procedura venne istituzionalizzata in epoca molto posteriore a quella che studiamo, per gli inizi del cristianesimo non c’è un processo di canonizzazione, bastava la testimonianza dei fedeli di una determinata chiesa. Bastava che una persona acquisisse fama di santità perché divenisse Santo.

Agiografia e agiologia

L’agiografia è la disciplina che studia le fonti letterarie sui santi, mentre l’agiologia non studia solamente le fonti letterarie ma studia anche il loro culto. Le fonti letterarie possono essere di diverso tipo:

  • Fonti estese sulla figura di un determinato santo;
  • Fonti brevi, libri liturgici, il culto di un santo è legato sempre alla liturgia e si possono trovare anche fonti decisamente più brevi, che magari si limitano anche quasi solo al nome del santo legato al giorno in cui è festeggiato, che generalmente coincide con il giorno della sua morte perché è quando è trapassato al regno dei cieli, in quanto è il giorno della sua "vera nascita".

Libri liturgici

  • Martirologio: i libri liturgici che per ogni giorno dell’anno ricordavano solamente i martiri. I martiri sono di fatto la prima tipologia di santo. Per la Chiesa Greca non ci sono molte testimonianze. Ci sono i nomi dei martiri e la data in cui vengono festeggiati.
  • Sinassario: differisce dal martirologio perché prima di tutto non commemora solamente martiri. Quando con Costantino il cristianesimo diventa religione di stato le persecuzioni cessarono e non vi furono più martiri. Si svilupparono altre figure che acquisirono importanza fino a diventare santi; queste al posto di essere uccise dalle autorità pagane, si sottoponevano a un martirio interiore, ossia cercavano il distacco dalle cose del mondo per concentrarsi su Dio. Questi martiri dell'interiorità hanno dei loro nemici, che sono i demoni che li tormentano ricordando loro quei piaceri o quei rapporti familiari. Sostanzialmente sono i monaci, specialmente quelli che vivono in comunità. Il Sinassario riporta ordinato per giorno di festa delle vite brevi, non c’è solo nome e data, ma vengono dati anche alcuni particolari della vita del santo, anche se generalmente sono solo poche decine di vite. Nel Sinassario di Costantinopoli, ritenuto il più importante, che risale probabilmente al X secolo, abbiamo anche l'indicazione del luogo, della chiesa, in cui a Costantinopoli in cui il santo veniva ricordato.
  • Menologio: qui abbiamo le vite per esteso, che occupano pagine e pagine. Anche in questo caso l’organizzazione è secondo lo stesso schema degli altri, quindi i santi sono inseriti giorno per giorno e mese per mese sempre nella data della loro festa. Perché si presuppone che questi testi, essendo liturgici, fornissero le letture da fare una volta al giorno durante la liturgia il giorno della festa del santo. Molto famoso è il Menologio di Simeone Metafrasta, anche questo probabilmente del X secolo. Simeone era un funzionario imperiale che è diventato Metafrasta perché ha fatto un lavoro di metafrasi, ossia ha preso i testi agiografici precedenti e li ha riscritti in un greco di livello stilistico medio, perché di solito erano in stile popolaresco e basso. Lui usa uno stile un po’ più letterariamente accettabile, ma di livello stilistico medio. La sua opera è molto importante per la Chiesa Greca, perché i 148 santi del suo menologio sono stati bloccati, perché ha cancellato i menologi precedenti e quindi quelli sono di fatto i santi ufficiali della Chiesa greca. Quelli che sfuggono al suo menologio non scompaiono ma hanno molte più difficoltà a entrare nel canone dei santi. Fortemente criticato dagli studiosi perché ha come omogeneizzato tutti i testi che ha utilizzato, ha cercato di renderli un po’ tutti simili e quindi molte di quelle che erano le informazioni puntuali che le antiche vite fornivano sono state cancellate. I dettagli che prima erano importanti e nel X secolo non avevano senso sono stati cancellati, livellando lo stile di queste vite ha quindi anche cancellato molte dei loro pregi, ossia di darci informazioni storiche sugli avvenimenti.

Studio del culto dei santi

La prima considerazione da fare per trattare del genere agiografico è di parlare del culto dei santi. Perché si diffonde? La base preliminare dello studio del culto dei santi sono i lavori che tutto sommato non sono ancora del tutto superati di due autori molto diversi tra di loro. Il primo è un gesuita belga di nome Ippolit Delehaye degli anni ‘20/’30, il secondo è un professore americano laico Peter Brown, degli anni ‘80/’90. Hanno definito le caratteristiche del culto dei santi in modo molto diverso.

Ippolit Delehaye: era un gesuita che faceva parte di una congregazione particolare che è quella dei bollandisti. I bollandisti sono una congregazione gesuitica che risale alla metà del ‘600 circa. Il primo di questi si chiamava Bolland, con la metà del ‘600 lui e i suoi successori hanno avviato la pubblicazione dei cosiddetti acta sanctorum ossia delle raccolte di tutti i documenti a disposizione degli studiosi sui santi. Questi procedono con lo stile dei libri liturgici antichi, sono organizzati per mese e raggruppano le vite dei santi nel giorno della loro festa. L’impostazione è la stessa dei libri antichi. La pubblicazione non è ad oggi ancora terminata. La congregazione dei bollandisti, che è ancora attiva a Bruxelles, è assolutamente dedicata allo studio delle vite dei santi, in lingua greca e latina. Uno degli strumenti base per gli studiosi di agiografia è la Biblioteca Agiografica Latina e la Biblioteca Agiografica Greca; sono due pubblicazioni che enumerano tutti i testi dedicati ai santi dando loro un numero progressivo. Le due biblioteche però non proseguono secondo l’ordine del calendario ma secondo l’ordine alfabetico. Gli acta sanctorum sono una raccolta di vite estese dei santi precedute da un piccolo fascicolo in cui i bollandisti fanno un quadro introduttivo e poi pubblicano tutti i documenti in loro possesso, i primi libri contenevano solamente testi latini con il passare del tempo sono comparsi anche i testi greci in lingua e non in traduzione latina. Le due biblioteche sono solo dei cataloghi, viene indicato l’inizio (incipit) e la fine del testo (desinit) poi se ci sono edizioni moderne viene indicata l’edizione, altrimenti viene indicato il manoscritto su cui si può leggere il testo. Sono accomunate perché sono fatti entrambi dai Bollandisti. Non sono ancora riusciti a finirli perché i Bollandisti hanno conosciuto almeno due scioglimenti forzati, uno dei quali alla fine del ‘700, hanno condiviso le peripezie dell’ordine dei gesuiti e si sono dovuti interrompere.

Padre Delehaye è stato uno dei maggiori studiosi dei bollandisti. La fondazione dell’agiografia come disciplina scientifica in larga parte si deve soprattutto a lui. Il suo approccio al testo agiografico era, diversamente da quanto ci possiamo aspettare, era assolutamente di carattere scientifico. Cerco per tutta la vita di studiare scientificamente dei testi agiografici cercando di ricavare da essi tutti quegli elementi che potessero darci informazioni sull’effettiva storicità del santo. Voleva dividere nel testo agiografico quanto era inventato e quanto era storicamente attendibile. Un’operazione evidentemente molto difficile, perché i testi sui santi sono molto simili, quasi sovrapponibili. Riuscire a stabilire cosa di effettivamente storico e cosa sia frutto di topos letterario è molto complesso. Questo atteggiamento scientifico non è stato apprezzato da tutti gli ambienti, pur essendo un religioso il suo approccio era assolutamente critico nei confronti dei testi; questa sua volontà di stabilire la storicità è anche stata oggetto di critica anche all’interno degli ambienti ecclesiastici. Il lavoro dei bollandisti è proseguito, continua ancora oggi.

Culto dei santi secondo Peter Brown

Peter Brown: è uno studioso della tarda antichità, di diversa formazione, che ha pubblicato un po’ di anni fa un libro che si intitola Il culto dei santi. Il suo approccio è completamente diverso da quello dei bollandisti. Il suo approccio potrebbe quasi essere definito un approccio sociologico o antropologico al culto dei santi. Il Padre Delehaye dava il culto dei santi come un fatto studiato, nei testi agiografici bisogna cercare i dati attendibili ma il culto era un dato chiaro e acquisito. Brown cerca invece di vedere i presupposti del culto, ossia perché si arriva al culto dei santi. Questo manuale ha di fatto cambiato l’approccio al culto dei santi, anche se non è legato tanto all’agiografia come fenomeno letterario. Le sue teorie sono state leggermente modificate ad oggi ma non del tutto contraddette. Prima di lui si riteneva che ci fossero due forme: quella dei dotti e una forma popolareggiante. Il culto dei santi si riteneva frutto di un compromesso tra il cristianesimo dei dotti e quello popolare siccome il popolo era legato al culto delle divinità pagane. Il culto dei santi era visto come cristianizzazione del culto degli eroi pagani che i dotti hanno accettato per inglobare le masse all’interno del culto. Questa è la posizione precedentemente ai suoi studi, lui non si trova d’accordo. Il suo punto di vista è diverso. Lui parte da questo presupposto, dove avveniva il culto dei santi? Avveniva generalmente, in origine, sulle tombe nell’anniversario della morte. I primi a essere oggetto di culto furono i martiri, perché ogni chiesa in origine ricordava dei martiri. Ci si recava sulla loro tomba e si celebravano delle liturgie in loro ricordo, niente di diverso da quello che si fa per i defunti, semplicemente non era limitato alla famiglia ma a tutta la comunità. Erano fuori dalle città ma erano all’interno dei cimiteri come tutti i defunti cristiani. Il culto dei santi nasce sulle tombe fisiche delle loro spoglie mortali in modo popolare.

Martire: colui che testimonia la propria fede fino a morirne. Perché costoro si sono comportati come aveva fatto Gesù, dando la loro vita sono coloro che hanno seguito il suo esempio, perché ha dato la vita per la salvezza dell’umanità. Anche negli atti degli apostoli abbiamo l’esempio di un protomartire, Stefano. Tutto questo però può essere solo possibile dopo la venuta sulla terra di Gesù, questo dare la vita per gli altri nel caso di Gesù significa che salva l’uomo ma allo stesso tempo che gli da la possibilità di imitarlo fino a dare la propria vita. Brown dice che con l’avvento del cristianesimo il limite fra cielo e terra viene distrutto, perché mentre prima le divinità non avevano un contatto diretto con la vita dell’uomo ma erano due mondi diversi, con l’avvento di Gesù i due mondi entrano in contatto, l’uomo può avere un contatto con Dio imitandolo. Il cristiano può accogliere in sé qualcosa di divino e avvicinarsi a lui comportandosi come Gesù. Nel paganesimo si riteneva che l’uomo non fosse solo, che intorno a lui ci fossero degli esseri, delle figure non ben definibili, che in qualche modo rappresentavano delle figure di intermediazione tra il cielo e la terra, erano il genius. Ce n’erano di positivi, che aiutavano il pagano, ma anche di negativi, ossia i démoni (demòni per i cristiani). Erano degli "amici invisibili" che davano la protezione.

Secondo Peter Brown nelle figure dei santi vediamo quasi come una loro identificazione. Perché sono personaggi eroici che hanno dato la loro vita per il cristiano e possono aiutarlo in un rapporto di intermediazione con Dio perché lo hanno ritrovato al loro interno. Nella tarda antichità i rapporti sociali erano strutturati in una determinata maniera, ossia molte volte i cittadini si ponevano al servizio di potenti per ottenere da loro un aiuto o una protezione, chi lo forniva era il patronus. Con la dissoluzione del mondo tardo antico anche il fenomeno di patronato viene meno, i patroni laici scompaiono. Questi nel proteggere il fedele son sostituiti dai Santi. Tutto questo è una istanza del cristianesimo basso, il cristianesimo delle élite, soprattutto i vescovi, secondo Brown avrebbe incoraggiato questo culto facendo costruire grandi edifici sulle loro tombe, che non sono più comuni, perché avrebbero diffuso il culto dei patroni, per diventare loro stessi patroni e acquisire loro stessi potere sulla comunità. Non sarebbe stato un culto subito dai dotti, ma da loro promosso. Loro diventano patroni e compiono miracoli, segno più visibile della presenza di Dio nell’uomo, che è amato da Dio. Essendo amato da Dio l’uomo compie miracoli, spesso si tratta di guarigioni. Il mio amico invisibile mi da una mano, intercede presso Dio e mi guarisce da una malattia che di solito è portata dal Diavolo, l’esempio sono le guarigioni dalle possessioni. Sulle tombe dei santi spesso nascono dei veri e propri ospedali, questo è un fenomeno ancora diffuso. Sulle tombe dei santi non solo si celebrano liturgie ma si portano anche gli ammalati perché i santi li possono guarire, perché si ritiene che i santi essendo amati da Dio non siano effettivamente scomparsi. Nel loro corpo ancora agisce quella potenza divina che agiva in loro durante la vita, perché questa potenza non sparisce. Da qui il culto delle reliquie, perché è come sentire il corpo del santo protettore vicino; le reliquie vengono quindi spostare in luoghi più adatti a loro, come nelle grandi chiese incoraggiate dai potenti.

Peter Brown ha cambiato la prospettiva, il culto dei santi non è più visto come per scontato ma che ha una sua spiegazione antropologica e sociologica. Questa teoria per quanto a grandi linee accettabili è stata criticata. Lui stesso parte nel contrastare l’idea che ci siano due cristianesimi m...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/07 Civiltà bizantina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maty.yayo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Agiografia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Varalda Paolo.
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