San Vigilio, vescovo di Trento
Lezione 1
Esamineremo il testo più antico della Passio sancti Vigilii episcopi, passio quindi santo martire, testimone della fede fino al sacrificio della propria vita. Attributi del vescovo: zoccolo, attribuito proprio di Vigilio che richiama la sua morte, fu infatti ucciso a zoccolate; pastorale, il bastone del vescovo; libro, attributo che si incontra spesso nella iconografia del vescovo. Tutte caratteristiche che rimandano alla sua vicenda biografica.
Siamo agli inizi della chiesa trentina (IV sec.), gli storici hanno stabilito con certezza che Vigilio fu il 3º vescovo di Trento, come viene detto chiaramente nella passio. Succeduto al vescovo Abondanzio. Non sappiamo esattamente quando Vigilio sia diventato vescovo, la data esatta non è possibile appurarla, sicuramente dopo il 381. Sappiamo anche che eletto vescovo Vigilio riceve da s. Ambrogio le insegne episcopali. Questo lo si evince da una lettera che Ambrogio scrive a Vigilio. Ambrogio, grande scrittore († 397) e figura carismatica del tempo, ebbe grande potere nei confronti delle autorità politiche. Nella Vita di Ambrogio, scritta da Paolino, si descrive il rapporto contrastato che ci fu tra Ambrogio e l’imperatore Teodosio.
Nel IV secolo la chiesa di Trento dipende dalla chiesa di Milano (per questo motivo la chiesa di Milano è anche detta metropolita), è per questo motivo che è Ambrogio ad inviare le insegne a Vigilio. Ambrogio è molto attento alla situazione trentina. Nella sua lettera Ambrogio dà anche dei consigli a Vigilio, lo invita a vigilare affinché non abbiano luogo matrimoni misti. Infatti, allora, la popolazione di Trento presentava una componente romana, una componente germanica (non latina quindi) e una componente pagana, anche se dall’esame del contesto religioso-sociale di quel periodo a Trento ormai il cristianesimo si era affermato in modo significativo.
Le resistenze pagane erano presenti solo nelle campagne, nelle valli. Ambrogio è ben consapevole di questi problemi tanto che invia a Vigilio dei religiosi che hanno il compito di diffondere e predicare il Vangelo nelle valli, sono i famosi martiri Sisinio, Martirio e Alessandro, il quali vivevano a Milano, ma erano originari della Cappadocia. Della sorte capitata a questi tre personaggi ci informerà lo stesso Vigilio, egli è anche scrittore. Nel 397 scrive due lettere (che ci sono pervenute), una a s. Simpliciano e poco dopo una al vescovo di Costantinopoli, s. Giovanni Crisostomo. Queste due epistole ci permettono di ricostruire meglio la fisionomia di Vigilio.
In queste due lettere Vigilio annuncia la morte, come martiri, di Sisinio, Martirio e Alessandro. I tre santi sono stati uccisi nella Val di Non, dove Vigilio li aveva mandati a diffondere il Vangelo. Le due lettere sono scritte in un latino molto complesso. Da questi due scritti si intuisce che Vigilio è stato un vescovo evangelizzatore, un vescovo che si preoccupa di diffondere il Vangelo in Trentino, che si preoccupa di far rafforzare la diffusione del Vangelo in Trentino. Vigilio fa portare i resti dei tre martiri a Trento, resti rinvenuti sotto l’attuale cattedrale di Trento. I resti dei martiri furono trasferiti nella passio basilica, luogo destinato al culto dei martiri, e collocata dove oggi sorge il duomo di Trento, la passio basilica sorgeva fuori Porta Veronensis.
Molte notizie su Vigilio si possono ricavare dalle sue lettere, ma soprattutto dalla passio, che nel corso del Medioevo ha visto varie versioni, probabilmente degli adattamenti. Finita la stagione milanese, con il V secolo la Chiesa di Trento si trova inserita, fino al 1751, nell’ambito metropolitano di Aquileia, quindi di Gorizia (dipendenza, questa, mai riconosciuta). Il testo più antico è quello che si può datare al secolo VI. Vigilio muore nel 405 (la data di morte non è comunque accertata). La passio contiene molti elementi leggendari, la passio ha un notevole valore storico, ma anche una componente leggendaria che non può essere trascurata.
Anche Vigilio muore martire, secondo la passio sarebbe morto martire in Val Rendena dove si era recato per eliminare le ultime sopravvivenze del paganesimo. In seguito a una reazione violenta dei pagani Vigilio avrebbe trovato la morte. Gli studiosi, in particolare Rogger, hanno messo in dubbio la storicità del martirio di Vigilio. Rogger ha segnalato che ci sono dei problemi nella accettazione del martirio di Vigilio. In particolare egli sottolinea il fatto che le fonti coeve danno notizia della morte dei tre martiri Sisinio, Martirio e Alessandro, lo stesso Agostino farà riferimento alla vicenda, ed anche il vescovo di Brescia Gaudenzio, al contrario nessuno di questi autori fa cenno al martirio di Vigilio. Il fatto che le fonti non parlino del martirio non costituisce comunque una prova che il fatto non sia realmente avvenuto, è però comunque un fatto strano.
Secondo Rogger “il titolo di martire potrebbe descrivere più una categoria cultuale che un fatto storico”. Il termine martire esprime più un elemento di culto.
Bibliotheca sanctorum: voce Vigilio redatta da Iginio Rogger
Il grande libro dei martiri: voce Vigilio redatta da Claudio Leonardi
La figura di Vigilio è fortemente legata ai martiri della Val di Non. Vigilio si preoccupa di predicare anche in altri territori che sono sotto la competenza di altre province: Verona e Brescia. La sua caratteristica fondamentale è quella del vescovo impegnato nella diffusione della fede. La passio non dà indicazioni biografiche, se non riferimenti molto vaghi. Si dice che Vigilio ha studiato ad Atene e poi a Roma, ma non si danno indicazioni molto precise.
La madre è s. Massenza. Nella passio si parla anche dei fratelli, Claudiano e Magonziano. Sempre dalla passio si evince che fu eletto vescovo all’età di vent’anni. Altri elementi che emergono dalla passio: si parla ad esempio del fatto che viene consacrato vescovo ad opera del vescovo di Aquileia (si parla del vescovo di Aquileia perché nel periodo in cui la passio fu scritta, il VI secolo, la chiesa trentina si trova inserita nell’ambito metropolitano di Aquileia). La passio fornisce quindi una serie di notizie che sono da verificare di volta in volta.
Quanto poi alle vicende post mortem si sa che le reliquie di Vigilio vengono poste nella basilica che accoglieva anche le reliquie di Sisinio, Martirio e Alessandro, questa basilica diventerà poi la cattedrale di Trento, anche i resti di Vigilio sono stati riconosciuti e identificati. Attualmente le reliquie di Vigilio si trovano sotto l’altare maggiore, altare del Settecento, racchiuse in un’urna. La basilica è denominata anche chiesa cimiteriale (passio basilica), mentre la chiesa (ecclesia) dove si amministrava la cura delle anime in quel tempo era la chiesa di s. Maria Maggiore.
Nella passio di Vigilio si distinguono questi due luoghi: basilica, ove sono conservate le reliquie dei martiri, ecclesia ove avvengono le funzioni religiose, e asilum, centro di assistenza dove venivano ospitati gli indigenti; ricordiamoci che i vescovi ebbero nell’antichità un ruolo di guida nei confronti della comunità. Il culto di Vigilio si diffonde non solo in Italia settentrionale, ma anche in Austria e Baviera. La festa liturgica è il 26 giugno (dies natalis).
Lezione 2
Elenco dei documenti che mons. Rogger denomina “documenti vigiliani”.
- Lettera di Ambrogio al vescovo Vigilio in occasione della sua recente promozione all’episcopato, edita fra le lettere di Ambrogio e scritta in data non meglio precisabile dopo il 381. La lettera fu scritta da Ambrogio a Vigilio poco dopo la sua elezione, la lettera fa parte dell’epistolario di Ambrogio. Ambrogio scrive di trasmettere a Vigilio quelle che in latino definisce le insignia institutiones, queste rappresentano un riconoscimento importantissimo, di valore istituzionale. Come era usanza in quel tempo Vigilio era stato eletto vescovo dal popolo o dal clero. Vigilio richiede ad Ambrogio un riconoscimento di questa elezione. Ambrogio nella lettera dà anche raccomandazioni a Vigilio, in particolare lo esorta a vigilare affinché non vengano celebrati matrimoni tra cristiani e pagani, fa trapelare così una preoccupazione, che l’elemento pagano, ancora presente nella città, potesse assorbire la componente cristiana. Ambrogio quindi mette in guardia Vigilio. La popolazione allora era quasi completamente romanizzata, ma non era una popolazione ancora pienamente cristianizzata. C’è da parte di Ambrogio una esigenza di consigliare Vigilio. Un’altra raccomandazione di Ambrogio riguarda un aspetto diverso, Ambrogio invita Vigilio a vigilare sulla pratica dell’usura. Questo ci fa pensare ad una società di proprietari fondiari in cui questa pratica aveva attecchito.
- Lettera di Vigilio al successore di Ambrogio, il vescovo di Milano s. Simpliciano, contenente la narrazione dell’apostolato dei tre missionari in Anaunia e della loro uccisione avvenuta il 29 maggio 397. È conservata in un codice della prima metà del secolo IX presso la Biblioteca Capitolare di Verona, oltre che in altri codici più tardivi. La lettera di Vigilio a Simpliciano rende testimonianza del martirio di Sisinio, Martino e Alessandro. Verona - Biblioteca Capitolare: - XCV sec. IX seconda metà - CXIII sec. XVI. Lettera redatta in un latino difficile non facile a tradurre.
- Un secondo scritto di Vigilio indirizzato al vescovo di Costantinopoli s. Giovanni Crisostomo. È più ampio del precedente, ma dal contenuto analogo. La redazione di esso si sposta più avanti; se lo Jacobus comes che figura qui come latore della lettera e delle reliquie è realmente identificabile con l’omonimo magister equitum praesentalis ricordato da Claudiano, la data della lettera andrebbe spostata verso il 402-403. A parte l’esordio iniziale, lo scritto non ha carattere epistolare, ma è piuttosto un’omelia o un tractatus a destinazione più larga. Il codice più antico che lo contiene è del secolo XII; della Biblioteca Capitolare di Pistoia, e attinge a un modello veronese. Lettera di Vigilio a s. Giovanni Crisostomo, vescovo di Costantinopoli, considerata dagli studiosi quasi una omelia, un vero e proprio trattato, per la sua lunghezza e per i temi trattati. “Inizia uno scritto di San Vigilio episcopo in lode dei santissimi martiri Sisinio Alessandro e Martirio le cui reliquie attraverso l’illustre uomo Giacomo giunsero al vescovo Giovanni della città di Costantinopoli”. Si tratta di qualcosa che è in lode dei martiri Sisinio, Martirio e Alessandro, quindi più che una lettera è un trattato in lode dei tre santi. Anche qui una testimonianza sui martiri della Valle di Non. In questa lettera troviamo un ritratto morale dei tre martiri e rievocazione della natura della popolazione di quella regione. Verona Biblioteca Capitolare: - CXIII sec. XVI Città del Vaticano – Biblioteca Apostolica Vaticana - Lat. 504 sec. VX - Lat. 1235 sec. XV - Lat. 5834 sec. XV Pistoia – Biblioteca Capitolare: - C 134 sec. XII
- Due sermoni del vescovo di Torino s. Massimo, pronunciati in onore dei tre martiri di Anaunia, con una particolare interpretazione della loro attività missionaria. Vengono datati dagli editori intorno all’anno 400. Si parla del martirio di questi tre santi, ma non si fa cenno ad altri martiri. Vigilio potrebbe essere ancora vivente quando questi testi furono scritti. Massimo illustra il martirio di Alessandro. A differenza dell’orientamento di Vigilio che propone un discorso di proclamazione della santità dei martiri, Massimo è maggiormente apologetico insistendo sulla vittoria della fede cristiana.
- Una testimonianza del vescovo Gaudenzio di Brescia nel contesto del sermone dedicatorio della basilica denominata “Concilium sanctorum” (circa l’anno 400). Contiene qualche altro particolare sulla fine dei tre martiri di Anaunia, di cui nella basilica vengono depositiate reliquie. La testimonianza del vescovo Gaudenzio scritta sempre a distanza di pochi anni dal martirio. Si attesta l’avvenuta traslazione delle reliquie dei martiri.
- Un inciso nella lettera 139 di Agostino, scritta verso il 412 al governatore dell’Africa Marcellino, in cui si ricorda l’intervento fatto presso l’imperatore per ottenere che gli uccisori dei martiri anauniensi fossero graziati. Anche Agostino parla di questo martirio. Egli però non insiste sull’episodio del martirio, ma l’attenzione è rivolta alla prassi giurisprudenziale. Gli uccisori non furono condannati alla pena di morte. Si stabilisce già un diritto cristiano che non ammette la legge del talione. Elemento giuridico a favore della eliminazione della pena di morte.
- Un capitolo della Vita Ambrosii del diacono Paolino (circa l’anno 422) che elenca come ultimo dei miracoli di Ambrogio la guarigione di un cieco operata a Milano quando vi prevennero le reliquie dei martiri di Anaunia trasmesse da Trento. Nella Vita Ambrosii si parla del miracolo operato da Ambrogio quando giunsero a Milano le reliquie dei tre santi. Da ricordare l’importanza delle reliquie per Ambrogio.
- Una notizia del Martirologio Jeronimiano (metà secolo V) in cui si registra al 29 maggio la memoria dei tre martiri di Anaunia. Lo stesso Martirologio invece ignora la ricorrenza di San Vigilio. Prima attestazione dei martiri anauniensi si legge nel Martirologio Geronimiano. Mons. Rogger fa notare che nel Martirologio manca la ricorrenza di San Vigilio. Il martirologio era un libro liturgico che riportava la festa del santo, aveva quindi una grande importanza.
- Il paragrafo di Gennadio di Marsiglia nella sua continuazione del “De viris illustribus” di san Girolamo (circa l’anno 480), in cui si recensiscono gli scritti vigiliani “Vigilius episcopus scripsit ad quendam Simplicianum in laudibus martyrum libellum et epistolam continentem gesta sui temporis apud barbaros martyrum”. Segnala l’esistenza di una lettera di Vigilio a Simpliciano. Gennadio di Marsiglia, prete che scrive un’opera che è la continuazione dell’opera di s. Girolamo “De viris illustribus”. Gennadio scrive intorno al 480 e inserisce una menzione di Vigilio, lo ricorda come scrittore “il vescovo Vigilio scrisse a un certo Simpliciano in lode dei martiri un piccolo libro (ndr. questo testo non ci è pervenuto) e una lettera che conteneva le gesta dei martiri del suo tempo presso i barbari (ndr. pagani).
Tutti questi testi hanno un valore storico, sono testimonianze storiche che riguardano Vigilio e i martiri della Valle di Non. Un valore molto diverso ha invece il testo della passio di Vigilio, perché riporta elementi storici, ma anche elementi leggendari, probabilmente perché la passio non viene scritta a breve distanza dalla morte di Vigilio, ma verso il VI-VII secolo, qualche studioso la porta addirittura più avanti all’VIII secolo. I manoscritti più antichi che tramandano la passio sono:
- Un codice del IX secolo, conservato presso la Biblioteca Capitolare di Verona
- Un codice del secolo IX conservato presso il Monastero di San Gallo in Svizzera.
Gli altri manoscritti finora individuati, qualcuno anche a Trento, sono tutti più tardi, dell’XI-XII secolo. Per quanto riguarda le edizioni più recenti invece abbiamo quella di Cesarini Sforza del 1905 e quella di Verrando del 2000. Per quanto riguarda i martiri anauniensi dopo le due lettere di Vigilio sono state scritte delle passiones. Sono stati scritti racconti che narrano le loro vicende, si tratta di scritti molto più tardivi rispetto alle epistole di San Vigilio. I martiri anauniensi sono strettamente legati a Vigilio, non solo nel culto, ma anche nella tradizione agiografica. Dalla Cappadocia arrivano a Milano dove diventano collaboratori di Ambrogio. Probabilmente non avevano tutti e tre la stessa origine, solo Sisinio si dice che fosse della Cappadocia, di stirpe illustre e uomo di una certa età. Martirio e Alessandro non sono detti strettamente di origine orientale, anche se probabilmente lo erano.
Vengono citati come clerici, ma in realtà Sisinio era diacono (che ha funzioni caritative e anche di amministrazione della Chiesa), Martirio era lettore (che ha la funzione di dirigere il canto nella chiesa), Alessandro era ostiario (che ha compiti di accoglienza). Evidentemente Ambrogio ha grande fiducia nei confronti di questi tre personaggi e li invia da Vigilio. Secondo la tradizione avrebbero debellato il paganesimo in Val di Non, con il loro martirio. In un primo momento arrivano in Anaunia e riescono a far costruire una chiesa.
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