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ESTRATTO DOCUMENTO

rimane ferito gravemente. Il mattino seguente i pagani assaltano la chiesa distruggendola e dandole

fuoco, uccidono i tre santi e bruciano i loro corpi.

Questa missione stando alle lettere di Vigilio non era una missione evangelica aggressiva nei confronti

dei pagani. Sembra che questi santi avessero sentimenti di tolleranza nei confronti dei pagani. “Questi

santi vollero sopportare tutto con pazienza, cercarono di frenare il pubblico furore” scrive Vigilio nella

sua lettera.

Questo carattere non aggressivo lo si deduce dalle lettere di Vigilio, se si va a leggere la passio,

quando si fa riferimento alla azione missionaria dei tre santi il tono cambia moltissimo, viene fuori un

tono più aggressivo.

Quindi passando dal documento storico alla passio il tono può cambiare, questo perché la passio

appartiene al genere agiografico che ha esigenze particolari, tanto più se il testo è scritto a notevole

distanza dai fatti. V’è l’esigenza di enfatizzare questi fatti, di rendere questi fatti dei fatti che possano

impressionare ancora più di quanto non lo fossero nella loro storicità.

Vigilio accorre sul posto e raccoglie i resti dei loro corpi, in parte inviati a Trento, in parte a Milano e

Costantinopoli, ma si trovano loro reliquie anche in altre località.

Delle reliquie sarebbero anche finite a Ravenna, uno scrittore, (VI secolo), nato a

3

VENANZIO FORTUNATO

Valdobbiadene, ma vissuto in Francia, fu vescovo della città di Poitiers, quando è ancora in Italia,

scrive un carme in cui parla della Chiesa di s. Andrea a Ravenna, e descrive le reliquie ivi conservate

nominando anche s. Vigilio che fu ucciso da “rustica turba”, una turba di contadini (pagani). Subito

dopo fa riferimento anche ai santi Sisinio, Martirio e Alessandro, accomunati dalla fede e salvezza che

hanno raggiunto.

Secondo gli studiosi questo carme è precedente al 565. Il culto di Sisinio, Martirio e Alessandro ha

interessato l’Italia settentrionale, Milano e la regione circostante, a San Zeno, per volontà di Vigilio fu

costruita una chiesa.

Le reliquie dei martiri sono state scoperte sotto il duomo di Trento dove era collocata la chiesa

cimiteriale. Sono stati li rinvenuti 80 loculi, anche se al tempo sicuramente ve ne erano molti di più.

Tutta questa vicenda ci riporta al periodo in cui nasce la Chiesa di Trento (IV secolo), Vigilio è il 3°

vescovo di Trento, questo dato lo si ricava dalla passio. Un dato che invece non viene confermato, e

che compare in una testimonianza dell’XI secolo, in cui Vigilio viene posto non al 3° posto ma al 18°, il

4

documento è il “Sacramentario Uldariciano ”. Il sacramentario è un libro liturgico che contiene le

preghiere o orazioni che si recitavano durante la messa.

In questo sacramentario si trova la series episcoporum in cui Vigilio è collocato al 18° posto. Gli storici

hanno appurato che Vigilio è collocato al 18° posto per far arretrare nel tempo l’origine della Chiesa di

Trento, per darle maggiore prestigio.

Sant’Ermagora – discepolo di San Marco – era venuto ad evangelizzare le terre trentine e sarebbe

anche diventato vescovo di Aquileia, consacrato da San Pietro in persona. Si faceva risalire la chiesa

di Trento a quel tempo, al tempo degli apostoli, ma secondo gli storici le Chiese di Trento e Brescia

nascono nel IV secolo. Risalgono al III secolo le Chiese di Milano, Aquileia e Verona.

Girolamo Tartarotti nega che Vigilio sia stato il 18° vescovo di Trento e lo riconduce correttamente al

3° posto, riconoscendo che la Chiesa trentina nasce nel IV secolo e non nel III secolo. Al Tartarotti

reagisce un francescano di Trento, padre Bonelli, che non è convinto della tesi di Tartarotti, però la

storia ha dato ragione a Tartarotti.

3 Poeta latino compì i suoi studi a Ravenna e divenne vescovo di Poitiers (597). In un carme pronunziato in

riferimento alla dedica della Chiesa ravennate di S. Andrea fra 550 e 565 nella quale furono depositate le reliquie

Vigilio e dei tre martiri.

4 a

Da Udalrico II, vescovo nella 1 metà dell’XI secolo (1022-1055).

6

Lezione 3

Il fatto che Vigilio è collocato al 18° posto deriva dall’esigenza, dalla preoccupazione di assegnare alla

chiesa trentina una origine apostolica (“corsa alla apostolicità”), ma noi sappiamo che la chiesa di

Trento nasce nel IV secolo e non prima.

Problema della datazione della Passio

Il contributo di tratta del problema della datazione della passio. L’epoca di composizione della

VARESCHI

passio è molto discussa, come del resto avviene nei testi agiografici in generale, non abbiamo

riferimenti storici. La Passio s. Vigilii è anonima, unico punto fermo, dal punto di vista cronologico, è la

data del codice ms. più antico che la trasmette: Il ms. è del IX secolo ed è conservato presso la

Biblioteca Capitolare di Verona (ms. n. 95) . Questo non significa che la passio sia stata scritta nel IX

5

secolo, ma sicuramente è stata scritta prima del IX secolo.

Gli studiosi hanno fatto delle osservazioni interessanti sulla base degli elementi che ci vengono dal

racconto stesso. sostiene che il testo si potrebbe collocare alla fine del sec. VI o inizio sec. VII,

ROGGER

è stato soprattutto importante il suo studio pubblicato in Studi trentini di scienze storiche, a. 1967, n.

46 “Scavi e ricerche sotto la cattedrale di Trento”.

Articolo scritto mentre si stavano compiendo gli scavi sotto il duomo di Trento. Il testo fornisce lo

“Status questionis” sulla data di composizione della passio. Secondo R la descrizione di Trento

OGGER

fatta nella passio è corrispondente alla Trento del VI secolo e non al periodo storico in cui visse Vigilio.

La passio non è quindi coeva ai fatti narrati nelle lettere di Vigilio.

Nella passio ci sono elementi in contraddizione con i documenti coevi a Vigilio. Nella passio si parla

della chiesa di Aquileia e non della chiesa di Milano. Nella passio si afferma che Vigilio riceve

l’approvazione da parte del vescovo di Aquileia, mentre noi sappiamo che alla fine del IV sec. Vigilio

ricevette l’approvazione del vescovo di Milano, s. Ambrogio, come riportato nella lettera scritta da

Ambrogio a Vigilio.

Perché nella passio si dice che Vigilio viene confermato dal patriarca di Aquileia? Perché in effetti già

dal V secolo, poco dopo la morte di Vigilio, la chiesa di Trento entra nell’orbita della chiesa di Aquileia,

da quel momento in poi il vescovo di Trento necessita della conferma da parte del vescovo di Aquileia.

Secondo il fatto che Vigilio riceve la conferma dal vescovo di Aquileia, attesta che la passio fu

ROGGER

scritta in un periodo in cui era ormai svanito il ricordo della appartenenza di Trento alla compagine

ecclesiale milanese, ovvero che il vescovo di Trento era Ambrogio da Milano.

Altre notizie non attendibili, secondo , sono l’elevazione di Vigilio all’episcopato in età di 20

ROGGER

anni (cosa rara anche allora) e il fatto che nella passio si affermi che Vigilio si sia rivolto ai vescovi di

Brescia e Verona per spronarli a combattere il paganesimo e che da loro abbia ricevuto

l’autorizzazione a combattere il paganesimo nelle loro regioni. Il credito della passio viene così

sminuito.

Nonostante la presenza di queste notizie, che non hanno alcun fondamento storico, la passio

conserva una sua valenza storica.

“Sacramentario Uldariciano” (metà XI sec.) testo in cui Vigilio compare quale vescovo di Trento al 18°

posto. Nel sec. XI si credeva quindi che occupasse quella posizione.

Quando si sia formata questa opinione non si sa, tuttavia si può dire che la passio non è stata scritta

oltre il periodo del “Sacramentario Undariciano”, altrimenti questa 18° posizione sarebbe stata recepita

anche nel testo della passio.

osserva che l’immagine della città in cui si inquadra la narrazione della passio non è la Trento

ROGGER

altomedievale, ma è un’immagine di Trento tardo romana, che ancora non conosce i cataclismi

derivati dalle invasioni barbariche.

5 Altro codice del IX sec. presso Biblioteca Monastero di San Gallo.

7

Nella passio si hanno precise indicazioni topografiche: ecclesia (chiesa di s. Maria Maggiore) con

accanto la residenza del vescovo; basilica, la chiesa cimiteriale, collocata fuori le mura; la porta

Veronensis.

Indicazioni topografiche preziose e attendibili che rimandano ad una Trento non ancora messa allo

sfacelo dalle invasioni barbariche.

Si potrà forse discutere sul momento più preciso da assegnarsi alla linea di frattura fra la Trento tardo-

romana e la desolazione della età barbarica:

- il 568 segna l’invasione longobarda;

- Il 589 registra la grande inondazione dell’Adige, testimoniata da Paolo Diacono;

- la fine secolo VI ricorda le devastazioni da parte dei Franchi nelle terre trentine.

Secondo alla passio è possibile assegnare una data che non va oltre i limiti del secolo VI.

ROGGER

Si possono considerare come possibili tre distinti momenti di quell’epoca:

- il periodo del dominio ostrogoto che arriva fino al 553

- il periodo della breve della restaurazione bizantina, 553-568 che in Trentino fu molto travagliato

- ma forse preferibilmente il primo periodo di vita del ducato longobardo, dal 568 in poi, periodo che fu

per Trento epoca di particolare prestigio civile e ecclesiastico.

. ha ripreso questo studio in “Agiografia nel Trentino altomedievale : la passio sancti

M FORLIN PATRUCCO

Vigilii episcopi” pubblicato negli Atti dell’Accademia roveretana degli Agiati, vol. 25, a. 1985.

La parla di una prima età longobarda fine VI, inizio VII secolo, aggiunge alcune

PATRUCCO

considerazioni riguardanti lo sfondo, il contesto in cui potrebbe essere stato scritto il testo della passio.

Presenza nel testo della figura di Gregorio Magno († 604), sappiamo che Gregorio Magno guarda con

molta attenzione al mondo longobardo, la regina Teodolinda, di fede ariana, fu da lui convertita al

cristianesimo. Gregorio Magno sarebbe richiamato non come persona, ma come papa che conduce

attività missionaria.

Nella parte conclusiva del testo si racconta che il papa avesse inviato a Roma le reliquie del santo e il

testo della passio e che proprio grazie a questo gesto l’imperatore avrebbe vinto una battaglia contro

gli alemanni. “Prendi le gesta di Vigilio affinché ti siano manifestati i suoi poteri”.

Questo riferimento a Roma, al papa potrebbe richiamare il contesto gregoriano. Tutto questo

confermerebbe la datazione di .

ROGGER

In questo periodo a Trento si colloca una figura importante († 612), un abate che

SECONDO DA TRENTO

fu anche scrittore, è l’autore di un’opera storiografica che narra la storia dei longobardi, il testo non è

giunto fino a noi, però lo si conosce perché citato da (longobardo, monaco a

PAOLO DIACONO

Montecassino) nella sua opera “Historia Langobardorum”. Nelle sue fonti Paolo Diacono utilizzò

l’opera di Secondo da Trento.

La addirittura ipotizza che possa essere proprio l’autore della passio.

PATRUCCO SECONDO DA TRENTO

Il saggio di J.C. propone una datazione diversa. non si occupato specificatamente di

PICARD PICARD

Vigilio, ma in un suo studio sui vescovi dell’Italia settentrionale dal titolo “Il ricordo dei vescovi ...” tit.

orig. “Le souvenir des éveques : sépultures, listes épiscopales et culte des éveques en Italie du Nord

des origines au Xe siècle”, fa cenno a Vigilio. si basa non solo su fonti narrative, ma su

PICARD

situazioni urbanistiche e fonti archeologiche e considera un insieme di testi agiografici: Vitae,

Passiones, e fa notare che c’era una abitudine radicata nella sepoltura dei vescovi, la sepoltura veniva

fatta nei luoghi in cui erano conservate le reliquie di santi e che fino al VI secolo avveniva fuori dalle

mura della città. Solo dopo il VI secolo la sepoltura avrà luogo nella chiesa cattedrale che si trova

all’interno delle mura. 8

A Trento il ricordo dei vescovi ha anche un altro testimone importante il “Sacramentario Uldariciano”,

testo liturgico, utilizzato nelle funzioni in chiesa, ove il nome di Vigilio è passato dal 3° al 18° posto.

nota che nella fase conclusiva di costruzione del culto, in molti casi si verifica la confezione di

PICARD

un testo agiografico. Ora, la stesura del testo riguarda, secondo , vescovi santi dell’antichità, di

PICARD

cui si possiedono i resti, il sepolcro, santi di cui si celebra la festa, egli nota che in genere si tratta di

vescovi del IV secolo. La stesura della passio secondo non sarebbe anteriore all’VIII secolo.

PICARD

Periodo in cui l’agiografo dispone di poche notizie sicure, ed è posto nella condizione di dover

inventare. Secondo la passio sarebbe stata composta nell’VIII-IX secolo e l’agiografo per

PICARD

comporre questo testo avrebbe preso come testo di riferimento il racconto della passio dei martiri della

Val di Non, racconto fatto dallo stesso Vigilio.

Secondo il culto stesso di Vigilio non avrebbe attestazioni prima dell’VIII secolo, ma questo è

PICARD

un dato errato perché in realtà il culto di Vigilio è attestato molto prima, un famoso scrittore del VI

secolo , prima del 565 fa riferimento, in una sua poesia, ai martiri della Val di Non,

VENANZIO FORTUNATO

ma anche a Vigilio. Quindi si sbaglia quando afferma che il culto di Vigilio è posteriore all’VIII

PICARD

secolo.

Ci si chiede se Venanzio conoscesse questa passio, se accettiamo l’ipotesi fatta da e

ROGGER FORLIN

la risposta è no: la passio fu scritta alla fine del VI secolo, scrive la poesia intorno

PATRUCCO VENANZIO

al 565.

“Rusticorum turba”, questa espressione è presente sia nel testo della passio che nella poesia di

V . Si tratta di un indizio molto labile per dimostrare la cronologia del testo. La tradizione orale

ENANZIO

potrebbe aver trasmesso la notizia della morte dei martiri da parte di una turba di contadini, e poi se

accettiamo l’ipotesi di - è forse possibile che l’autore della passio conoscesse l’opera

ROGGER PATRUCCO

del di Venanzio e che da li abbia preso questa espressione.

Severino Vareschi – Epoca di composizione della Passio

Epoca di composizione della passio dal punto di vista della critica esterna non disponiamo di alcun

elemento che non sia la datazione del codice più antico che la contiene (n. 95 Biblioteca capitolare di

Verona, sec. IX-X). Origine di questa narrazione sembra ascriversi globalmente a epoca longobarda,

che copre però un arco di due secoli, fine VI-fine VIII secolo. La passio è tardiva quel tanto che

occorre per dimenticare l’antico riferimento metropolitano milanese della Chiesa di Trento. Presenta in

termini diversi da quelli delle lettere vigiliane il ritmo di evangelizzazione del trentino. La passio narra

di un processo rapido di cristianizzazione della città, ben altro quadro offertoci dalle lettere vigiliane.

La passio non ha ancora dimenticato che Vigilio era il 3° vescovo di trento come invece fa attorno

all’anno 1000 la lista dei vescovi del messale del vescovo Uldarico II, ove Vigilio compare al 18°

posto.

Secondo J. Picard la passio non risulterebbe ancora affetta da quella corsa alla apostolicità che

prende le sedi vescovili esenti dell’Alta Italia nel secolo X.

Alla 1° età longobarda assegnano la passio Rogger e Forlin Patrucco e ciò in base all’ambiente

culturale e spirituale che la narrazione vigiliana sembra presentare.

La Patrucco ritiene di intravedere nel testo un ambiente socio-politico e religioso contrassegnato da

presenze barbariche sentite come ingombranti e da esorcizzare. Questi elementi si collegherebbero a

istanze politico-religiose proprie della prima età longobarda quando nel contesto dello scisma

ricapitolino vigente nel nord Italia si verificò un certo riavvicinamento tra la corte longobarda e i vescovi

tricapitolini del regno e per conseguenza un rinnovato impulso di evangelizzazione dei longobardi, con

la collaborazione di S T . Questo avrebbe avuto come conseguenza un revival della

ECONDO DI RENTO 9

devozione ai martiri d’Anaunia e parallelamente la confezione della passio di s. Vigilio. In questo

contesto troverebbe spiegazione, secondo la Patrucco, la singolare sezione finale della Passio che

narra l’invio a Roma delle reliquie e Gesta (Atti) del martire Vigilio: indizio questo di quell’auspicato

avvicinamento tra ambiente longobardo e Sede apostolica che, a sua volta, si comporrebbe con un

altro elemento a noi noto, come la triangolazione tra il papa Gregorio Magno-regina Teodolinda-

Secondo da Trento.

Sullo sfondo della passio secondo la Patrucco ci sarebbe la figura e l’opera di Gregorio Magno e le

sue linee di politica religiosa: riunificazione romana delle forse cattoliche in Italia.

Il testo della passio non presenta tensione con Roma che dovrebbe doversi supporre se appartenesse

alla prima epoca tricapitolina. L’invio a Roma di gesta e reliquie sembra riflettere piuttosto una

situazione di pace e riconciliazione.

Il clima ecclesiastico-politico che sembra affiorare dalla passio non sembra la forte tensione con Roma

di marca tricapitolina della prima epoca longobarda ma una situazione di maggiore distensione e

dunque successiva.

Potrebbe spingere più avanti della prima età longobarda anche un’altra circostanza, il brano della

passio che descrive lo sconfinamento apostolico di Vigilio in territori di Verona e Brescia. Avvenne

infatti in prima epoca longobarda, o immediatamente a ridosso di essa, un allargamento dell’ambito

tridentino a comprendere territori fino ad allora veronesi e bresciani. L’espansione politica porta con sé

anche un adeguamento dei confini ecllesiastici.

Rimprovero nella passio di Vigilio agli indolenti vicini è con tutta probabilità riferibile a questo travaglio

del passaggio di competenze o forse ne sanziona il compimento.

Le considerazioni di Picard spostano sensibilmente più avanti nel tempo l’opera di composizione,

meno concentrate sul testo e più attente al complesso processo di conservazione della memoria e

nascita di del culto di Vigilio in epoca alto-medievale.

Nel suo saggio dedicato alla memoria ecclesiale dei vescovi del Nord Italia fino al secolo XI.

L’indagine di Picard si muove a più livelli non riguarda solo fonti narrative, ma piuttosto situazioni

urbanistiche e fonti archeologiche,testi delle passio, vitae.

Picard rileva che la sepoltura dei vescovi fino al VI-VII secolo avveniva in zona extramuraria.

Solo più tardi avvenne trasferimento delle sepolture in cattedrale intramuraria, o come nel caso

Trentino la migrazione della cattedrale al santuario martoriale extramurario mantenendo sempre la

centralità della tomba del vescovo oggetto di culto.

10

Lezione 4

La trasmissione dei ms. della passio studiata da . , a lui va il merito di aver rinvenuto dei

G VERRANDO

ms. sconosciuti fino ad allora. arriva a dare una nuova edizione della Passio s. Vigilii.

VERRANDO

La “Bibliotheca hagiographica latina” (BHL) è il repertorio di riferimento per i testi agiografici.

Un primo Supplementum fu pubblicato nel 1911, un secondo supplemento fu pubblicato negli anni

Ottanta “BHL Novum supplementum” e che sostituisce completamente quello edito nel 1911.

Si tratta di un repertorio per conoscere cosa è stato scritto su di un autore, arriva fino al 1500. Per s.

Vigilio è riportata la data della sua festa e la citazione delle varie agiografie scritte su di lui. E’ riportato

il titolo, un numero identificativo, l’incipit, l’explicit e le edizioni.

1) Passio 8603

Incipit ...

Explicit …

Edd.

La Passio 8603 è stata più volte pubblicata a partire dall’Ottocento.

Nel 1905 esce l’edizione curata da . - , pubblicata all’interno di un volume edito in

L CESARINI FFORZA

occasione del XV anniversario della morte di s. Vigilio “Scritti di storia e arte”, Trento, 1905.

Nel 2000 esce l’edizione curata da . pubblicata in “Vigilio vescovo di Trento atti del

G VERRANDO

Convegno, Trento, 2000.

Se consideriamo anche il “Novum supplementum” i numeri relativi alla passio si susseguono da 8602

a 8607.

La passio di Vigilio ha varie versione, ci sono diversi testi. Il testo fondamentale è quello della edizione

critica di , gli altri testi segnalati nella BHL dai Bollandisti hanno piccole variazioni nella parte

VERRANDO

iniziale e finale, si potrebbero considerare come differenti versioni della stessa passio, dello stesso

testo.

Nella BHL è presente anche il testo scritto nel convento di s. Lorenzo (domenicani) DA BARTOLOMEO DA

nel XIII secolo, e più precisamente negli anni 1240-1244: “Liber epilogorum in gesta

TRENTO

sanctorum”. Quest’opera contiene un elevato numero di compendi sulla vita e le opere dei santi. I testi

sono molto brevi. Bartolomeo inaugura in Italia il genere dei leggendari abbreviati: raccolte ms. di

agiografie diverse. Bartolomeo abbrevia i testi antichi originali, l’opera è ad uso dei predicatori che nei

loro sermoni proponevano la figura dei santi come modello da imitare. Sono presenti: s. Vigilio, s.

Romedio, s. Massenza, ss. martiri anauniensi.

Per s. Vigilio scrive una breve agiografia basandosi sulla passio antica, riassumendo quella passio e

aggiungendo dei nuovi particolari. Il testo inizia con una descrizione della città di Trento e della

regione in generale, c’è anche qualche accenno storico.

È Bartolomeo che introduce il personaggio di s. Romedio, trattandolo come contemporaneo di s.

Vigilio, ma sappiamo con certezza che non è così. Sempre Bartolomeo introduce la figura di s.

Massenza e le riserva una leggenda separata da quella del figlio. Nella passio il nome della madre di

Vigilio non è fornito in modo esplicito, è proprio Bartolomeo a trasformare questa figura nella madre di

Vigilio.

Nella BHL lo troviamo nei testi citati da 8605 a 8606. È citato il testo pubblicato da

BARTOLOMEO

.

GIROLAMO TARTAROTTI 11

In tempi molto recenti E P ha realizzato l’edizione critica di tutta l’opera di da

MORE AOLI BARTOLOMEO

Trento.

Questa passio antica fino a qualche anno fa era accessibile solo nella edizione critica di -

CESARINI

(1905) che ha usato 10 ms. testimoni della passio, il più antico dei quali è un ms. conservato

SFORZA

presso la Biblioteca Capitolare di Verona (ms. XCV).

- si basava in particolare su questo manoscritto perché lo riteneva essere il più antico

CESARINI SFORZA

del IX secolo.

riprende tutti i ms. segnalati da - e a questi aggiunge quelli da lui recuperati,

VERRANDO CESARINI SFORZA

un totale di 20 testimoni ms.

riconosce come più autorevole il ms. della Biblioteca apostolica Vaticana (Pal. Lat. 846),

VERRANDO

codice datato metà IX sec.

Obiettivo è quello di fornire un testo il più possibile vicino al testo originale.

Ms. di s. Gallo del IX sec.

Ms di Treviri del 1627

Alcuni di questi ms. sono presenti anche a Trento:

- ms. che contiene il testo della passio, è conservato presso la Biblioteca Capitolare di TN: ms. n.

172, XV sec.

- ms. con legenda di s. Vigilio è conservato presso la BCT, ms. 1718, XIV sec. Non è un codice

prettamente agiografico ma liturgico. La legenda è trascritta sui fogli di guardia del ms. da

Hinderbach, scrittura illeggibile.

- ms. del Quattrocento è conservato presso la Biblioteca del Castello del Buonconsiglio, ms. n.

1777. SI tratta di un breviario dei Francescano di Trento, libro di preghiere. Alla fine di questo ms.

di trovano una serie di Vitae e agiografie di santi di Trento, tra queste anche la passio di Vigilio.

- Altro ms. della BCT n. 1664 che contiene la “Legenda aurea” si Jacopo da Varazze, a questa

sono aggiunte notizie di santi locali. La “Legenda aurea” comprende solo i santi di culto

universale.

Presenza di s. Vigilio nelle fonti liturgiche

Martirologi: sono elenchi di santi, in origine elenchi di martiri, disposti secondo l’ordine del calendario,

secondo l’ordine delle loro feste, per ogni santo viene fornito il giorno della festa, la qualifica (vescovo,

monaco, ecc.), e in certi tipi di martirologio viene fornita anche qualche sintetica notizia biografica. I

martirologi servivano per commemorare i santi nelle loro feste.

Per quanto riguarda Vigilio, il suo nome compare nei martirologi in età tarda.

Vigilio non compare nel “martirologio geronimiano” (metà sec. V), successivo alla morte di Vigilio.

La festa di Vigilio non è presente neppure in alcuni martirologi dell’VIII secolo. Il primo martirologio che

cita Vigilio è il martirologio di Adone di Vienne in cui è segnalato al 31 gennaio. Adone conosce Vigilio

attraverso la passio dei martiri d’Ananunia e non sembra conoscere la data corretta che sappiamo con

certezza essere il 26 giugno.

Dopo Adone qualcuno corregge l’indicazione e lo mette al 26 giugno. Ci sono anche martirologi

successivi che danno questo data del 31 gennaio. Nei libri liturgici trentini del IX secolo troviamo la

data del 26 giugno, così come anche in altri libri liturgici successivi come ad esempio nel

“Sacramentario uldariciano”.

Tutto questo ci dice che il culto di Vigilio è successivo al “Martirologio geronimiano”. Bisogna guardare

anche ad altre testimonianze di culto come ad esempio la dedicazione di una chiesa al santo.

12

Lezione 5

Edizione critica della passio a cura di Cesarini-Sforza. “Gli atti di s. Vigilio IN: Per il centenario della

morte di s Viglio, Trento, 1905. Questo testo corrisponde al nr. 8603 in BHL.

La Patrucco colloca il testo della passio alla fine del VI – inizio del VII secolo. Le Passiones

continuano ad essere scritte oltre il IV secolo, quindi ben oltre la fine delle persecuzioni. Passiones

testi in cui c’è una componente narrativa piuttosto evidente, a differenze degli Acta, testi in cui si ha il

resoconto del processo cui fu sottoposto il martire.

In alcuni testi si incontra Acta, ma il termine più ricorrente è passio. Passio, testo agiografico che narra

la passione, la sofferenza del martire e che ovviamente si conclude con la sua morte.

Nella tradizione agiografica non ci sono dubbi sulla storicità del martirio di Vigilio, per i medievali

Vigilio è martire, che Virgilio non sia morto martire è un dubbio degli storici contemporanei.

Si può cercare di vedere che cosa nel IV secolo accade in Italia nel campo della letteratura

agiografica, per questo si può fare riferimento alla figura di Gregorio Magno. La Patrucco colloca la

passio di Vigilio nel contesto dell’età di Gregorio Magno, papa di grande personalità (590-604).

Occorre guardare all’opera agiografica di Gregorio Magno ovvero ai suoi Dialoghi, opera di grande

successo, fu tradotta anche in greco.

È un’opera dialogica, il dialogo avviene tra il papa Gregorio Magno, suo interlocutore è il diacono

Pietro, amico e collaboratore di Gregorio Magno.

Il tema è quello della santità in Italia, i santi italici. Nei 4 libri sono presentate molte figure di santi, in

particolare nei primi tre libri, santi che hanno in comune il fatto di essere vissuti in tempi molto recenti.

Santi italici che si collocano tutti, salvo eccezioni, nel VI secolo. Fra questi santi non troviamo

ovviamente Vigilio.

In questa varietà di santi Gregorio Magno sembra preferire soprattutto i monaci, lui stesso prima di

essere eletto papa fu monaco, di qui deriva la sua attrazione per le figure monastiche. Santi monaci,

abati, ma anche mole figure di vescovi e anche qualche martire.

La proporzione ci dice che chiaramente non c’è da parte di Gregorio una predilezione per le figure dei

martiri.

L’interesse dell’agiografo va soprattutto ai miracoli dei santi. Gregorio non si preoccupa tanto di

narrare la biografia dei santi, fa solo qualche cenno, passa subito a raccontare i miracoli compiuti.

Eccezione è costituita da s. Benedetto da Norcia cui è dedicato tutto il 2° libro, santo che rispecchia il

suo ideale di vita, santo monaco.

Anche nel 2° libro Gregorio parla molto sommariamente della vita del santo, si concentra sui miracoli

operati da Benedetto. Questo suo interesse per i miracoli nasce da una domanda che gli era stata

posta da Pietro, il quale lo aveva interpellato sull’esistenza dei santi, chiedendo se ne esistevano

ancora e se avevano operato dei miracoli.

Si stabilisce nesso tra vita virtuosa e potere taumaturgico. Dio opera nella storia attraverso i miracoli.

Necessità di rassicurare il cristiano in un’epoca storica come fu il VI secolo, caratterizzata dalle

invasioni longobarde.

Dubbi sorgono nella comunità dei cristiani, si dubita della sopravvivenza dell’anima dopo la morte.

Sconforto che impadronisce la popolazione che si sente abbandonata da Dio e che quindi non crede

che esistano i santi e di conseguenza i miracoli.

In Gallia abbiamo Gregorio di Tours, in quegli anni scrive opera agiografica in 8 libri, si parla dei

miracoli dei santi della Gallia, anche lui come Gregorio Magno avverte il bisogno di confermare ai

cristiani che la storia è comunque diretta da Dio, al di là del fatto che ci possano essere guerre ecc.

Attenzione al miracolo aspetto importante nelle agiografie del secolo VI. Attenzione al miracolo anche

da parte di Venanzio Fortunato, egli nelle sue agiografie parla soprattutto di vescovi della Gallia,

personaggi che spesso lui conosceva personalmente.

13

Sue agiografie vescovili narrano le vite e i miracoli. Unica eccezione di Venanzio è la vita di santa

, sposa del re . decide di lasciare Lotario e diventa monaca († 587).

RENEGONDA LOTARIO RENEGONDA

monaca del convento dove stava che anche ha lasciata un testo sulla vita di

BAUDONIVIA RENEGONDA

.

RENEGONDA

Prevalenza dei miracoli di guarigione.

Per G M e G T invece i miracoli sono i più vari. Miracoli di guarigione,

REGORIO AGNO REGORIO DI OURS

miracoli di profezia, ecc. Hanno voluto dimostrare che la santità si esprime attraverso episodi

straordinari che riguardano i campi più vari.

Come si inserisce in questo contesto la Passio s. Vigilii? Protagonista è u vescovo, martire, l’elemento

del martirio lo contraddistingue. Questo agiografo nel suo complesso guarda al passato, mentre la

prima caratteristica del Dialoghi di G M è il fatto che si guarda a tempi vicini se non

REGORIO AGNO

proprio al presente e lo stesso dicasi per Gregorio di Tours. Questa passio di Vigilio, non c’è dubbio,

non solo sceglie come protagonista un personaggio vissuto 2 secoli prima, ma fa anche riferimento a

temi che hanno senso solo se riferiti al secolo IV: il tema della evangelizzazione ha senso nel IV

secolo, in Trentino in effetti sappiamo che la religione cristiana era entrata, ma non si era affermata

sistematicamente.

Il personaggio è il vescovo che predica, figura possiamo dire eterna, nelle agiografie vescovili c’è

sempre un vescovo che annuncia la parola di Dio, qui vuol dire conversione dei pagani.

I miracoli, vediamo se in questo testo la “moda” è presente. Nel testi si dice “illuminava i ciechi”, ma

non c’è una descrizione particolareggiata dei miracoli.

Nel VI secolo, l’abate Secondo di Trento, possibile autore della passio, da impulso al culto dei martiri

della Val di Non e al recupero della figura di Vigilio, con scrittura della passio.

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DETTAGLI
Esame: Agiografia
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Agiografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Degl'Innocenti Antonella.

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