Corso di laurea triennale in scienze e tecniche psicologiche
Tesi di laurea in psicologia sociale
Aggressività e condotte devianti: l'impatto del contesto sociale sul comportamento umano
Laureanda
Alessandra Arcamone
Relatore
Chiar.mo Prof. Calogero Lo Destro
Indice
- Dedica
- Introduzione ............................................................................................6
- Capitolo I: Il signore delle mosche, il concetto di maschera ..............8
- 1.1 Il signore delle mosche .....................................................................8
- 1.2 Golding: la rappresentazione della maschera .................................11
- 1.2.1 La maschera ................................................................................12
- 1.2.2 La maschera: etimologia e significati nel tempo ..........................15
- Capitolo II: Il gruppo, elementi di psicologia sociale e il fenomeno della de-individuazione ..........................................................................18
- 2.1 Elementi centrali per l'interazione ...................................................18
- 2.1.1 Società, cultura ............................................................................18
- 2.1.2 L'identità .......................................................................................20
- 2.1.3 L'interazione sociale, il gruppo e il ruolo ......................................21
- 2.2 Il gruppo sociale ..............................................................................23
- 2.3 Il comportamento deviante ..............................................................24
- 2.3.1 Tecniche di neutralizzazione attuate dal soggetto deviante .........24
- 2.3.2 Teoria dell'etichettamento .............................................................25
- 2.4 La de-individuazione .......................................................................26
- 2.4.1 La de-individuazione: da Zimbardo a Silke ..................................27
- 2.5 Il fenomeno del web 2.0 ..................................................................30
- 2.5.1 Il social: maschera digitale ..........................................................31
- 2.6 Il comportamento collettivo .............................................................31
- 2.6.1 Anonimato e folla ..........................................................................32
- 2.1 Elementi centrali per l'interazione ...................................................18
- Capitolo III: L'esperimento carcerario di Stanford ............................35
- 3.1 Philip Zimbardo: l'effetto Lucifero ...................................................35
- 3.1.1 L'esperimento carcerario di Stanford ...........................................37
- 3.1.2 Le regole da rispettare .................................................................41
- 3.2 Fra le mura del "carcere" .................................................................43
- 3.2.1 Il buco ...........................................................................................44
- 3.3 "Non posso uscire": la de-individuazione ........................................45
- 3.3.1 L'influenza del ruolo ....................................................................47
- 3.3.2 La dissonanza causata dal ruolo ..................................................49
- 3.3.3 Perdita della propria identità ........................................................52
- 3.4 I diari delle guardie ..........................................................................54
- 3.4.1 La trasformazione del carattere ..................................................57
- 3.4.2 "Temiamo il male, ma ne siamo affascinati" .................................58
- 3.5 Analisi dei comportamenti delle guardie e dei detenuti ...................59
- 3.6 Il potere dell'anonimato ...................................................................61
- 3.6.1 Il guerriero: aspetto esteriore e comportamento in battaglia .......61
- 3.6.2 Disposizioni necessarie per realizzare la de-individuazione .......64
- 3.6.3 L'importanza del contesto: il potere situazionale .........................65
- 3.6.4 Il valore delle regole nell'esperimento di Stanford ......................66
- 3.1 Philip Zimbardo: l'effetto Lucifero ...................................................35
- Capitolo IV: L'influenza del contesto sociale sul comportamento individuale .............................................................................................68
- 4.1 Solomon Ash: il conformismo ..........................................................68
- 4.1.1 L'esperimento di Ash ....................................................................68
- 4.2 Il processo Eichmann ......................................................................70
- 4.2.1 Hannah Arendt e il processo Eichmann .......................................71
- 4.2.2 La banalità del male ....................................................................73
- 4.3 Stanley Milgram: obbedienza alle autorità .....................................75
- 4.3.1 L'esperimento di Milgram ............................................................77
- 4.3.2 Dieci metodi per applicare il paradigma di Milgram .....................81
- 4.3.3 Obbedienza cieca all'autorità: il caso Jim Jones .........................83
- 4.4 Gli abusi ad Abu Ghraib ..................................................................84
- 4.5 Resistere all'influenza sociale .........................................................87
- 4.5.1 Dieci passi per resistere alle influenze indesiderate ...................88
- 4.1 Solomon Ash: il conformismo ..........................................................68
- Conclusione ..........................................................................................97
- Bibliografia e sitografia ..........................................................................99
- Ringraziamenti ....................................................................................103
Introduzione
La tesi è basata sul tentativo di comprendere i processi di trasformazione che si verificano quando persone buone o cosiddette normali compiono cattive azioni. Cosa spinge le persone a compiere azioni devianti? Il mio lavoro si concentra, in particolare, sul potere delle influenze sociali.
La Psicologia sociale permette di scoprire meccanismi psicologici molto interessanti. Leggendo il famoso romanzo di W. Golding “Il Signore delle Mosche”, ho notato delle assonanze fra l'immaginario scenario dell'autore e dei meccanismi psicologici trattati da Zimbardo, Milgram, Ash… autori che ho imparato ad amare e conoscere durante la stesura della mia tesi, incontrati prima ancora durante lo studio dell'esame di Psicologia Sociale.
Ho iniziato il primo capitolo del mio lavoro proprio con W. Golding. Considero la sua fantasia il poetico filo conduttore di quelli che saranno gli argomenti che andrò a trattare, da un punto di vista tecnico, nel mio lavoro. Nei primi capitoli andrò, appunto, a mostrare gli elementi fondamentali alla base delle interazioni sociali: cosa sia un gruppo, cosa sia la dissonanza cognitiva, cosa si intende per “maschera”.
Il momento centrale del mio lavoro vedrà come protagonista Philip Zimbardo e il suo “esperimento carcerario di Stanford”, forse l'autore che ho apprezzato di più e al quale ho deciso di ispirare gran parte del mio lavoro. Vedremo come il contesto, l'assegnazione di un ruolo e la de-individuazione, se dosate nelle giuste quantità, creeranno circostanze così potenti da cambiare addirittura il carattere di un uomo, plasmandolo in modi sorprendenti.
Golding scrisse "Il Signore delle Mosche" nel 1954, ipotizzò cosa sarebbe potuto accadere se dei bambini, dei ragazzini, si fossero trovati in una situazione ostile e avessero dovuto organizzarsi, insieme, per sopravvivere. Il romanzo mostra come, secondo l'autore, sarà la natura animalesca dell'uomo a prevalere, la legge del più forte sarà padrona di ogni decisione e l'istinto prevaricherà la ragione.
Nel 1971 il Professor Zimbardo, a Stanford, ricreerà una situazione affine: selezionerà dei “bravi ragazzi” e li sottoporrà ad una situazione ostile, nuova, mai vissuta prima, alla quale doversi adattare per “sopravvivere”. È sorprendente constatare come la vita abbia “imitato” l'arte quindici anni dopo la pubblicazione del romanzo di Golding: la situazione, il contesto, plasmeranno il comportamento dei partecipanti all'esperimento, vigeranno l'istinto e l'aggressività.
Altri autori hanno offerto diversi spunti riflessivi e diversi punti di vista in relazione all'influenza sociale e su come questa agisca fino a modificare il comportamento degli attori sociali. Vedremo in particolare gli studi di Ash e di Milgram, visioneremo diverse circostanze storiche in cui potenti forze sociali ed ambientali andranno ad influenzare gli eventi e le persone che li hanno compiuti, eventi tragici, atti malvagi.
La mia tesi tenterà di mostrare come aggressività, malvagità, condotte devianti facciano parte di ognuno di noi: un semplice burocrate può trasformarsi in un assassino, un “bravo ragazzo” potrà divenire un sadico aguzzino, in ognuno di noi è presente un Dr. Jekyll ed un Mr. Hyde, le influenze ambientali e sociali, saranno in grado di condizionare l'emergere dell'uno o dell'altro.
Capitolo I: Il signore delle mosche, il concetto di maschera
1.1 Il signore delle mosche
“Gli umani producono il male come le api producono il miele” sono forse queste le parole che meglio rappresentano Il Signore delle Mosche, romanzo del premio Nobel per la letteratura William Golding, pubblicato nel 1954, una storia che, in opposizione alle idee di Rousseau, mostra come la civiltà de-umanizzi l'uomo, rendendolo malvagio ed infelice.
L'autore racconta le vicende di un gruppo di giovanissimi ragazzi britannici naufragati su un'isola deserta e i loro disastrosi tentativi di autogovernarsi. Nel contesto di una non specificata guerra nucleare un aereo precipita e gli unici sopravvissuti sono un gruppo di ragazzi inglesi di diverse età comprese fra i sei e i dodici anni, di buona famiglia, ben educati ed istruiti. I tentativi dei ragazzi di autogovernarsi e di costruire insieme una sorta di “società” li porteranno, al contrario delle loro previsioni, a dimenticare la loro educazione, le regole del buon vivere, regredendo ad uno stato sempre più barbaro e primitivo, fino a mostrare gli aspetti più selvaggi e bestiali della natura umana. Inizieranno ad emergere comportamenti antisociali e paure irrazionali che porteranno i giovani protagonisti, senza alcuna guida e controllo adulto, a coalizzarsi fra di loro, a combattere ed arrivando perfino all'omicidio.
"Il Signore delle Mosche" è un capolavoro della narrativa, in cui dietro ad una parvenza di civiltà si staglia la brutalità, l'odio, la fame e l'ignoranza. L'espediente narrativo di William Golding critica due elementi ormai fondamentali del buon senso occidentale: in primo luogo l'assioma secondo cui la civiltà è l'alternativa alla barbarie e in secondo luogo l'idea secondo la quale i bambini sono intrinsecamente e necessariamente buoni. L'autore mostra come la civiltà non sia una alternativa alla barbarie bensì una sua maschera. La barbarie si costituisce anch'essa come una forma primordiale di ordine, solamente costituito sull'arbitrio, sulla forza, sull'odio. Non si tratta di un'alternativa bipolare tra ordine e caos, ma tra un ordine fondato sul buon senso e uno fondato sull'arbitrio, si presenta come una seconda prospettiva rispetto alla civiltà, un'alternativa ad essa posta ad un livello pari. La differenza non è tra civiltà e la sua assenza, ma tra due modelli opposti di civiltà.
I bambini sono come gli esseri umani adulti: essi sono buoni e cattivi, buoni o cattivi. Ciò che fa la differenza tra la civiltà e la barbarie è la legge, il rispetto delle regole, l'istituzione di un ordine condiviso: crollato questo, non si ritorna alla condizione di isolamento, ma si scoprono gli orrori della natura umana. Ciò che vigila sul comportamento umano è la legge, la quale si erge come controllore astratto, ma sempre presente, impegnata nel far rispettare le sue regole per mantenere ordine dove altrimenti ordine, probabilmente, non ci sarebbe.
Un passo in particolare nel libro racchiude il pensiero dello scrittore:
“Cosa è meglio: la legge e la salvezza o la caccia e le barbarie?” (Il Signore delle Mosche di William Golding, 1954)
È Ralph a pronunciare queste parole, uno dei protagonisti, in particolare è il personaggio scelto da Golding per rappresentare l'incarnazione della civiltà, la sua metafora umana. Per quanto orrore possa suscitare, è un fatto quotidiano constatare l'amore per l'odio, la passione per la violenza. Questo perché, piaccia o no, l'essere umano è restio ad accettare le regole, a darsi un senso. Forse è una forma di rivincita, di rivalsa, su una società che lo incatena, lo costringe a seguire solo determinati binari, è forse questa sensazione di repressione a partorire il suo opposto. Non è la bestia animale che esce fuori, ma la cattiveria umana che decide di prendersi la sua rivincita su tutto ciò che non è in grado di sopportare.
Nel libro si creeranno due fazioni: i giovani guidati da Ralph, ancora legati alla civiltà e ad un vivere sociale e il gruppo dei “barbari” che vedranno, invece, nella violenza, nella caccia le soluzioni per la sopravvivenza e sulla “legge del più forte” si baserà la loro guida: Jack. Non è la natura a spingere l'uomo a rifiutare la civiltà, a diventare prima cacciatore, poi assassino, ma l'essere umano stesso ha rigettato l'umanità per il suo contraltare, perché già insisto nella natura di ognuno.
Tutti gli uomini, indistintamente possono essere sia Jekill che Hyde sperimentando di giorno il bene e con il favore della notte il male. Siamo Jack che trova nella brutalità e nella violenza l'alternativa alla civiltà classica, ma pur sempre basata su regole e ordine e siamo Ralph che vuole fondare la sua personale società sull'altruismo e la comprensione.
In "Il Signore delle Mosche" i personaggi principali sono tre: Ralph, Piggy e Jack. Piggy è l'unico personaggio capace di avere delle buone idee, sia nel senso morale che pratico: capisce che bisogna fornire un segnale, che bisogna accendere un fuoco e farsi salvare. Perché intuiva già la paura di quella barbarie che egli conosceva già sufficientemente bene, era un bambino grassoccio spesso deriso e umiliato dai coetanei per il suo aspetto goffo. Ralph e Jack sono i due poli opposti, il Jekill e il Mr. Hyde di Golding. Sono due personaggi complementari, tanto più che Jack non è dotato di quell'acume sufficiente per essere autonomo. Ralph, invece, rigetta la regressione e cerca di coinvolgere anche gli altri, dimostrando di avere una certa dose di altruismo. Il suo antagonista, invece, apparentemente malvagio, è votato al male, ma non è nato depravato, le condizioni ambientali estreme e la sua intrinseca insicurezza lo condurranno alla rabbia e all'odio. Jack vuole per sé il comando, anche quando sa benissimo di non poterlo fondare sulla ragione. E allora il fastidio diventa odio, l'insicurezza diventa malvagità. La maschera diventa lo strumento di liberazione.
1.2 Golding: la rappresentazione della maschera
Ogni società, ogni individuo necessita della sua maschera, perché essa, concreta o astratta, conserva una caratteristica: permette all'individuo di avere una “scusa” per le sue azioni. Indossando una maschera ci sentiamo in diritto di agire come meglio crediamo potendo poi giustificare le azioni scaturite dalle “regole” determinate dal ruolo che rappresenta la maschera, soprattutto se le azioni associate a quel ruolo non coincidono con i nostri valori personali. Non è, però, l'elemento “mimetico” a modificare il comportamento, bensì il fatto di avere delle nuove regole e un nuovo ruolo da ricoprire potendo così deresponsabilizzare sé stessi, anche da azioni, non sempre gradite da compiere, essendo tali regole impostate da un qualcosa di esterno.
È così che il nostro Jack da bambino educato si trasforma in un barbarico e violento capo tribù, è il suo nuovo ruolo, non dipende più da lui, il locus of control si sposta all'esterno, le responsabilità personali cadono, si è in balia di un nuovo ruolo con nuove regole, la giustificazione perfetta verso se stessi e verso gli altri. La natura umana non è mai puramente buona o cattiva, ma protende verso una fazione o l'altra a seconda del contesto, del gruppo e della sua influenza, a seconda del ruolo e delle regole ad esso associate.
Golding avrebbe potuto proporre la medesima storia, le stesse dinamiche e gli appena discussi temi utilizzando dei personaggi adulti. Perché ha scelto dei bambini? I bambini sono plasmabili, sono incontaminati dalla reiterazione continua delle regole della società moderna. Utilizzando i bambini sono state mostrate quelle che secondo l'autore sono le due strade percorribili dall'uomo le quali entrano in contaminazione e concorrenza.
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