L'aggressività
Siamo purtroppo abituati a sentir parlare di aggressività, sebbene non sempre abbiamo una definizione scientifica in grado di qualificarla con precisione. Secondo Baron e Richardson, un’azione aggressiva è un comportamento intenzionale volto a causare danno o dolore fisico e/o psicologico ad un’altra persona, la quale è ovviamente motivata ad evitare tale danno.
Il comportamento aggressivo, dunque, trae innanzitutto la sua identificazione dalle motivazioni sottostanti, più che dalle sue conseguenze, che possono o meno essere effettivamente dannose. Inoltre, c’è bisogno di consapevolezza da parte dell’esecutore per definire effettivamente un’azione aggressiva. Non ultimo, anche il soggetto bersaglio deve concepire l’azione come tale, cosa che non avviene per esempio – malgrado la sussistenza dell’azione dell’arrecare dolore, violenta – nelle pratiche sessuali violente (sadomasochismo, etc.).
Tipologie di aggressività
L’aggressività è catalogata secondo due diverse tipologie: quella ostile è il risultato di un’espressione di rabbia, ed è finalizzata allo scopo di infliggere dolore; quella strumentale, invece, è soltanto un mezzo per ottenere un particolare scopo, ed è quindi da intendere come funzionale al perseguimento di un obiettivo, qualunque sia.
Misurazione dell'aggressività
Misurare l’aggressività è estremamente difficile! Nella ricerca, si risponde a questa esigenza utilizzando come strumenti le osservazioni dirette dei ricercatori, o utilizzando resoconti ottenuti da altre fonti, che possono essere o gli stessi soggetti osservati (self-report, etc.), o osservatori indipendenti, o ancora dati d’archivio. Va da sé che il codice etico oggi restringe di molto le possibilità dei ricercatori circa l’utilizzo di mezzi che arrechino danno a soggetti coinvolti negli esperimenti: alle vere scariche di un tempo sono dunque preferite finte scariche elettriche e si utilizzano come variabili indipendenti, ad esempio, l’esposizione a film violenti, rumori, salse piccanti, etc.
Teorie sull’aggressività
Chiariti brevemente quali sono gli strumenti con i quali viene studiata l’aggressività, c’è da chiedersi quali siano le teorie che ne spiegano l’esistenza e, conseguentemente, la sua manifestazione. Gli approcci sono essenzialmente due, biologico e psicologico, ma le teorie sono diverse e variegate.
Teorie con approccio biologico
L’approccio biologico ritiene che l’aggressività dell’uomo sia causata o almeno influenzata da variabili proprie di questo campo scientifico come la genetica o gli ormoni, e sostiene quindi tesi perlopiù innatistiche (da Hobbes).
- Secondo la prospettiva etologica di Lorenz, l’aggressività è causata da un’energia interna prodotta continuamente dall’uomo, che finisce per manifestarsi in comportamento aggressivo raggiunta una certa soglia, e postosi in essere un certo stimolo, che di fatto innesca lo sfogo (modello della caldaia a vapore).
- Per la genetica del comportamento, invece, l’aggressività è influenzata in parte dal corredo genetico dell’individuo. A differenza della teoria precedente, per questa le evidenze mostrano una certa verità per questo modo di vedere le cose (es. studi sui gemelli monozigoti). Anche l’ambiente però è decisivo.
- Anche gli ormoni, però, giocherebbero un ruolo ancora tutto da quantificare circa la manifestazione dei comportamenti aggressivi: testosterone alto e cortisolo basso aumenterebbero la probabilità di essere aggressivi, tuttavia dagli studi sulla correlazione non si sono ancora avuti risultati pienamente soddisfacenti.
Teorie con approccio psicologico
Come la biologia, anche la prima psicologia sosteneva che l’aggressività fosse una tendenza innata di risposta.
- L’ipotesi frustrazione-aggressività di Freud considera l’aggressività come una delle risposte possibili in seguito ad u...
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