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INDICE

INTRODUZIONE 3

CAPITOLO 1: AFFIDO E TIPOLOGIE 5

1.1: TIPOLOGIE DI AFFIDO 5

1.2: TIPOLOGIE FAMIGLIE D’ORIGINE 7

1.3: EFFETTI DELL’AFFIDO SULLO SVILUPPO EMOTIVO DEL BAMBINO 8

CAPITOLO 2: LE EMOZIONI PRIMARIE 13

2.1: DEFINIZIONE DI EMOZIONE 13

2.2: LA GIOIA 17

2.3 LA PAURA E LA TRISTEZZA 19

2.5: LA RABBIA 21

CAPITOLO 3: STRATEGIE EDUCATIVE PER POTENZIARE LE EMOZIONI 25

3.1: RICONOSCERE LE EMOZIONI IN SÉ E NEGLI ALTRI 26

3.1.1 LA LETTURA DI FIABE O FAVOLE 27

3.1.2. DIARIO DELLE EMOZIONI O CATALOGO DELLE EMOZIONI 28

3.1.3 ESPERIENZA DELLE EMOZIONI 29

CONCLUSIONI 31

BIBLIOGRAFIA 33

1

2

INTRODUZIONE

L’affidamento è un ambito che raramente è preso in considerazione all’interno della

progettazione scolastica, nella stesura di piani a sostegno di bambini con bisogni

educativi speciali (BES), nonostante questo, ci sono bambini appartenenti alla fascia 3-6

anni che devono purtroppo affrontare l’affido a terzi e hanno bisogno di un sostegno per

proseguire nella loro crescita.

La prova finale è stata scritta con l’intento di mostrare quali possono essere le strategie

educative che si possono attuare a scuola per migliorare nel minore la fiducia e

insegnare come mostrare e riconoscere le emozioni nelle altre persone, in quanto in chi

si trova in affido molto spesso manifesta problematiche a livello emozionale.

La decisione di affrontare questo argomento nella prova finale è nata da un interesse

personale scaturito durante la mia esperienza lavorativa presso la scuola dell’infanzia,

durante la quale ho conosciuto un bambino che sta attualmente affrontando questo

percorso e il quale ha mostrato nel corso dell’anno problematiche a livello emozionale e

di attaccamento affettivo. Nel corso dell’esposizione sono presenti riferimenti a questo

caso specifico e ai tentativi disposti per migliorare la condizione emotiva del bambino

seguito.

Il testo è suddiviso in tre capitoli e prende in considerazione l’affido a terzi quando

avviene nella fascia dai tre ai sei anni di età. Il primo capitolo è dedicato al presentare

quelle che sono le caratteristiche dell’affidamento, con quali modalità si prospetta e con

che tempistiche. Sono presenti alcune brevi nozioni di tipo legale per spiegare le

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tipologie presenti nella legislazione italiana e cosa possono scatenare nell’inconscio del

bambino.

Nel secondo capitolo sono esposte le emozioni primarie che si riconoscono nei bambini

della fascia della seconda infanzia. Le emozioni sono presentate secondo l’ordine: gioia,

tristezza, paura e rabbia, sono elencate le caratteristiche, come nascono e quali sono i

meccanismi psicologici che le mettono in atto. In questo capitolo sono prese in

considerazione soprattutto le situazioni che non promuovono e che contrastano le

emozioni stesse.

Nel terzo ed ultimo capitolo sono descritte quelle che possono essere delle strategie

educative o attività che, messe in atto, possono aiutare il bambino (dai tre ai sei anni) a

superare le problematiche emozionali e i meccanismi di difesa, imparare a riconoscere

le emozioni dalle espressioni del viso, durante l’ascolto di favole o storie oppure

durante il gioco condiviso. 4

CAPITOLO 1: AFFIDO E TIPOLOGIE

Nel corso degli anni è cambiata molto la visione dell’affido dei bambini sia ad un solo

genitore, a parenti oppure a famiglie affidatarie, l’intento comunque non è sostitutivo

1

ma di sostegno di al/ai genitore/i . Si tratta di una scelta che è messa in atto per volontà

del Tribunale dei minori o dei genitori stessi per salvaguardare i bambini e quindi poter

garantire loro l’esercizio dei propri diritti. Durante il periodo di affidamento del minore

sia la famiglia d’origine sia la famiglia affidataria, come anche il bambino stesso, sono

seguiti da assistenti sociali e psicologi per poter elaborare e affrontare questo periodo di

distacco.

1.1: TIPOLOGIE DI AFFIDO

Quando è presa in considerazione la soluzione dell’affido, occorre tenere conto delle

varie tipologie presenti all'interno della legislazione italiana. L’affido di un minore può

essere predisposto dai servizi sociali locali nel caso in cui ci sia il consenso della

famiglia d’origine. Il procedimento è poi convalidato dal giudice tutelare, il quale rende

esecutivo l’affido temporaneo. Nel caso in cui non ci sia il consenso del genitore, è il

tribunale dei minori ad ordinare l’affido temporaneo del minore.

Durante il procedimento tutelare è determinata la situazione familiare che esiste intorno

al bambino: se all'interno del nucleo familiare, esteso anche a parenti e affini, non è

1 Grimaldi, S. (2007, Gennaio 17). Il bambino e i Servizi Socio-Psicologici nell'Affidamento dei Minori.

Tratto il giorno Novembre 30, 2017 da Richard e Piggle :

http://www.richardepiggle.it/allegati/00239_2007_01/fulltext/08%20grimaldi.pdf 5

riconosciuto nessuno in grado di prendersi cura del minore, si opta per l'affido a terzi.

Per terzi si intende un nucleo familiare con minori, un single o un istituto (quest’ultimo

non è considerato se ti tratta di minori al di sotto del sesto anno d’età).

Una volta indicato il luogo in cui risiederà il bambino, nel provvedimento di

affidamento è indicata la durata dello stesso. Nell'affido post-separazione dei coniugi, il

bambino è affidato a uno dei due genitori fino a che quest'ultimo non sarà maggiorenne.

Se invece si opta per l’affidamento a terzi, questo non dura più di 24 mesi anche se al

termine dei quali è rivalutata, da parte del tribunale, la situazione della famiglia

d’origine per decidere se prolungare l’affido oppure no. La valutazione è fatta anche

rispetto all’operato della famiglia affidataria, la quale può essere sostituita nel caso in

cui abbia recato danno al minore.

Occorre precisare che esistono anche casistiche in cui l’affidamento è in emergenza

oppure sine die (a tempo indeterminato), per entrambe le soluzioni sopra citate non si

prevede un rientro nella famiglia originale ma neanche un decadimento della potestà

genitoriale. Esiste anche la possibilità che la famiglia d’origine non sia più in grado di

sostenere il bambino e in questo caso lo si rende adottabile anche dalla famiglia

affidataria.

La scelta di affidare temporaneamente un bambino ad altre persone indica il fatto che la

situazione genitoriale è risolvibile in tempo breve in modo da poter poi in un momento

successivo ripristinare il nucleo familiare originario. È fondamentale per un buon esito

del processo di affidamento minorile che si conoscano bene quelle che sono le parti in

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causa e il tutto deve operare intorno all’intento di aiutare il bambino a mantenere e

incrementare il proprio benessere psicofisico al fine di poter crescere bene.

1.2: TIPOLOGIE FAMIGLIE D’ORIGINE

Nell'analisi che sarà fatta nei capitoli successivi riguardo le emozioni e le strategie

educative per svilupparle nel minore in affido saranno prese in considerazione in questo

paragrafo quelle che possono essere le difficoltà emozionali. Le problematiche emotive

sono fatte risalire alle caratteristiche delle due tipologie principali di famiglia d’origine:

la famiglia maltrattante e la famiglia trascurante. Occorre precisare che queste sono solo

delle linee guida che sono presentate nei vari depliant per le famiglie affidatarie e ogni

caso di affidamento e di famiglia d’origine è a sé.

La famiglia maltrattante come dice appunto il nome è quella famiglia in cui vi è un

maltrattamento di tipo fisico e/o psicologico. Il nucleo familiare ha grandi aspettative

nei confronti del minore, è visto come una sorta di riscatto quindi il bambino deve

essere perfetto e non mostrare debolezze. Il bambino è al centro dell'attenzione

genitoriale e su di loro riversano tutte le loro preoccupazioni e frustrazioni, nel

momento in cui non sono mantenuti gli standard che il genitore si aspetta, si arriva allo

scontro e alla violenza nei confronti del minore. Quando il bambino arriva in affido ha

imparato che non deve dare fastidio con richieste anche motivate, deve sapere fare più

cose da solo e che tutto può essere potenzialmente pericoloso. Si tratta di un bambino

che è “grande” per la sua età, molto autonomo che però ha imparato a relazionarsi in

maniera aggressiva con coloro che non rispondono adeguatamente alle richieste. 7

L'altro caso è quello della famiglia trascurante; viene catalogata così la famiglia che

trascura il proprio figlio, magari i genitori sono solo assenti mentalmente, ma in alcuni

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casi l'assenza è anche fisica . Il minore che arriva da questa famiglia può non essere ben

accudito nel caso peggiore, ma ci sono anche altri casi in cui l’accudimento primario è

soddisfatto ma il bambino non è comunque stimolato. La famiglia trascurante è

concentrata su di sé, sui propri problemi e ignora il bambino nella sua crescita. Il

bambino trascurato è in genere molto passivo e taciturno, alcune volte si tratta anche di

un minore che è più indietro a livello cognitivo rispetto ai propri coetanei, tutto questo è

dovuto alla mancanza di stimoli durante l’infanzia. Con il bambino trascurato occorre

ricostruire la fiducia nell’adulto e aiutarlo a nello sviluppo emotivo.

1.3: EFFETTI DELL’AFFIDO SULLO SVILUPPO EMOTIVO DEL BAMBINO

Qualsiasi bambino che vive situazioni critiche nell’ambiente familiare può avere

ripercussioni su quelle che sono le emozioni e su come esternarle poiché potrebbe non

essere stato abituato da lattante a viverle e a gestirle, di conseguenza saranno presenti

anche distorsioni sugli stili di attaccamento che il bambino sviluppa nei primi anni di

vita.

Colui che ha problemi di tipo emozionale ha una visione distorta di sé e del mondo che

gli sta intorno e si rischia di cadere in un percorso senza fine in cui non si avrà mai

3

fiducia in sé stessi . Le possibili ripercussioni a livello emotivo non sono le sole

2 Latina, S. S. (2005). Aspetti psicologici dell'Affido. Tratto il giorno 11 Dicembre 2017 da Segretariato

Sociale Latina:

http://www.segretariatosocialelatina.it/Moduli/AreeTematiche/Famiglia/Affido_AspettiPsicologici.pdf

3 Di Pietro, M. (2017). Educazione Razionale Emotiva. Tratto il giorno 01 Dicembre2017 da

http://www.educazione-emotiva.it/problemi-emozionali.htm 8

conseguenze negative, ne possiamo riscontrare altre a livello di fiducia e a livello di

sviluppo cognitivo.

Come già detto nei paragrafi precedenti, l’affidamento non è un momento semplice da

affrontare per un minore. Nonostante all’interno della famiglia ci siano problemi anche

molto gravi a volte, è pur sempre il luogo degli affetti quindi essere allontanato dalla

propria casa, per un periodo più o meno lungo a seconda del contesto, è fonte di stress e

di disagio nel bambino.

In psicologia, il nucleo familiare è definito come il primo luogo di socialità, ci sono poi

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la scuola, il gruppo di amici con cui si pratica sport etc. . Una moltitudine di studiosi e

non definisce la famiglia come il luogo in cui si va a definire il destino di ogni singolo

individuo, poiché è l’ambiente familiare a plasmare la maggior parte dei comportamenti

che saranno poi riportati nelle successive relazioni.

Il primo legame che il bambino instaura è quello con la madre, sin dal momento della

nascita si crea una relazione forte che influirà sulla stabilità emotiva del lattante. Si

parla di intersoggettività, ovvero la condivisione di stati soggettivi da parte di due o più

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persone . Il bambino, per comunicare con la madre e con gli altri esseri umani, imita

attivamente le azioni che sono prodotte durante il momento di faccia a faccia, egli

produce in modo ripetuto particolari azioni facciali o vocalizzazioni. A meno di 2 giorni

di vita i neonati appaiono in grado di imitare espressioni facciali di emozioni (sorpresa,

tristezza, gioia), di imitare vocalizzazioni e movimenti della bocca necessari

all’emissione di suoni

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessia.sella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Casaschi Cristina.
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