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Rete, comunità e conoscenza

Costruire e gestire dinamiche collaborative

A. Calvani – Erickson 2006

Parte prima: reti, comunità, conoscenza

Capitolo 1. Reti e conoscenza

Possiamo suddividere la storia del genere umano in 3 fasi:

  • Nella prima, gli uomini trascorrono la loro vita all’interno di realtà geograficamente delimitate con rapporti e interazioni stabili all’interno di un’unica comunità di appartenenza;
  • La seconda, riguarda gli ultimi due secoli, ed è caratterizzata dallo sviluppo di rapidi mezzi di trasporto (maggiore velocità e facilità);
  • Nella terza, che è l’attuale fase, continua il processo avviato nella seconda, ma si aggiunge un ulteriore elemento offerto da quel fenomeno proprio della nostra epoca, rappresentato dal sistema di rete (networking), in cui si inserisce lo sviluppo di Internet.

Che implicazioni ha l’avvento di una società in cui le relazioni esplodono in forma reticolare sul mondo della conoscenza e della formazione?

Società dell’informazione, società della conoscenza

Una networked society riconosce nel passaggio di informazione il suo principio costitutivo. Però una società basata sull’informazione diventa anche molto esigente circa i meccanismi che rendono utile e significativo il suo uso; negli ultimi anni c’è stato uno spostamento di attenzione da modelli più semplicistici verso modelli più attenti alla natura complessa della conoscenza.

Come nella riflessione sulla mente umana, l’attenzione si sposta dal modello mente=elaborazione di informazione al modello mente=costruzione attiva di significati (Bruner), parallelamente nelle teorie dell’organizzazione e dell’impresa si vengono sottolineando le differenze tra dati, informazione e conoscenza e si sposta l’attenzione verso dimensioni trascurate di quest’ultima.

Un’ “informazione” nasce da una relazione tra dati e possiede una propria riconoscibilità semantica, anche se gran parte delle informazioni rimangono poi labili, sottoposte a processi di rapida rimozione e oblio; per “conoscenza” si intende qualcosa di più complesso, non equiparabile ad una “elaborazione lineare di informazioni”.

Oggi, il focus viene posto sulla conoscenza; la conoscenza appare il valore più rilevante della società in cui viviamo, e istituzioni e agenzie internazionali sono sollecitate a sostenere i meccanismi mediante i quali essa possa essere, come si usa dire, coltivata, trasferita, disseminata.

Una società della conoscenza sviluppa strumentazioni e dispositivi concettuali idonei al suo trattamento; in questo quadro alcuni concetti assurgono a nuova risonanza o si impongono per la prima volta, espressi da termini come capitale sociale, e-learning, Knowledge Management, e-knowledge, CSCL, Ambient Intelligence. Nasce la necessità di nuovi modelli per rappresentarla più adeguatamente.

Capitale sociale

In termini soggettivi, il capitale sociale richiede abilità sociali e di comunicazione che permettano all’individuo di stabilire o accrescere i diversi legami, sia quelli all’interno di un gruppo o comunità omogenea di appartenenza (bonding) o tra gruppi esterni (bridging). Oggi il concetto di capitale sociale appare importante per una riflessione sull’innovazione economica.

Rullani parla del capitale sociale come concetto ponte che consente alla razionalità degli attori, economici e sociali, di non svilupparsi nel vuoto, ma in un contesto carico di storia e proprietà preesistenti, che influenzano le prestazioni possibili.

Capitale sociale e ICT

Che rapporto esiste tra ICT e capitale sociale in una società che vuol basarsi sulla conoscenza? Frissen analizza gli effetti delle ICT, in particolare sotto il punto di vista della partecipazione civile. L’ipotesi è che nel tempo breve le ICT accrescano capitale sociale mentre nel tempo lungo cambino le pratiche sociali in modi poco prevedibili: i cittadini che hanno iniziato ad usare Internet in molteplici forme possibili, riescano a creare nuovi tipi di relazioni e reti sociali. Le ICT hanno maggiore efficacia nel valorizzare legami interni ai gruppi omogenei (bonding) che nello stabilire coesione tra gruppi eterogenei (bridging).

Nel tempo lungo, causano problematiche differenti, favoriscono un cambiamento più radicale nella vita sociale nel quadro di ciò che è chiamato network individualism: gli individui non vivono più all’interno di un’unica comunità definita da confini fisici e concrete tradizioni, i legami sociali non sono più stretti e limitrofi, si tende, anzi, a far parte di molteplici comunità, a ciascuna delle quali si assegna una dimensione parziale di noi.

Duguid presenta, invece, una valutazione più critica dell’impiego delle ICT, soprattutto della teoria classica del capitale sociale che a esse fa riferimento: questa, si è basata troppo su attori razionali, ha disconosciuto il valore della conoscenza e della pratica che, invece, va assunta come dimensione fondamentale.

Le ICT sono strumenti forti per “disseminare” conoscenza disembedded (portare via dal contesto); per ricevere e risituare l’informazione nel contesto (re-embedding) occorre reimmergersi nella “pratica” che è ciò che fa da fulcro base alla conoscenza stessa. Duguid auspica ad un passaggio al modello della comunità di pratica, con la distinzione tra Cops e Nops.

Knowledge Management (KM)

Si è sviluppato negli ultimi 20 anni, Drucker fu il fautore del termine knowledge worker. Oggi nel KM dominano due orientamenti:

  • Uno più “ingegneristico”: la conoscenza viene vista come “oggetto”, ossia come quantità di informazione esplicitabile, trasferibile, accumulabile mediante i sistemi di gestione digitale dell’informazione;
  • L’altro più “umanistico”: la conoscenza è considerata come “processo”; l’interesse si sposta sia verso le dinamiche creative che portano la conoscenza a ristrutturarsi, sia verso i contesti concreti in cui si incorpora, riconoscendo anche che una parte della conoscenza non può essere formalizzata.

Più recentemente si è fatta strada una revisione della concezione tradizionale, constatando che l’equazione ICT=KM non risulta adeguata, che un sistema informatico può trattare solo un tipo di conoscenza, quella digitalizzabile, ma che esso trascura altre forme di rilevanza, utile per comprendere come le persone pensano e praticano le conoscenze nel lavoro.

Oggi si tende a spostare l’attenzione all’integrazione in rete di flussi comunicativi, valorizzando maggiormente l’apporto della risorsa umana nella sua dimensione sociale e partecipativa edell’esperienza incorporata nei contesti.

Tra gli studi più recenti, emerge quello di Nonaka e Takeuki: partono dalla necessità di superare le dicotomie del mondo occidentale (corpo-mente, individuo-organizzazione, gerarchia-partecipazione) e riconoscono nei flussi di conoscenza quella tacita (corporea, analogica) e quella esplicita (razionale, sequenziale, digitale); il motore della produzione di conoscenza sta nel circuito di conversione tra 4 poli che contrassegnano le forme di conversione della conoscenza:

  • Esteriorizzazione: passaggio della conoscenza da tacita ad esplicita
  • Interiorizzazione: passaggio della conoscenza da esplicita a tacita
  • Combinazione: passaggio della conoscenza da esplicita a esplicita
  • Socializzazione: passaggio della conoscenza da tacita a tacita

Vanno potenziati e curati i flussi nelle diverse direzioni, in particolare verso l’esteriorizzazione da un lato e l’interiorizzazione dall’altro.

Apprendimento continuo, aperto, a distanza

In merito all’ambito della formazione, si notano cambiamenti rilevanti: estensione della formazione al di là dei limiti spazio-temporali tradizionalmente imposti dai sistemi educativi; formazione continua (lifelong education).

In questo processo, possiamo individuare 2 componenti principali:

  • Una più metodologica: rappresentata dall’educazione aperta e distribuita (open learning, flexible learning)
  • Una più tecnologica: connessa all’istruzione a distanza o Fad.

Oggi, entrambi tendono ad integrarsi all’interno del concetto di e-learning.

Open Learning

Indica un sistema di istruzione in cui chi apprende si avvale di un ampio spazio decisionale riguardante dove, come, quando studiare e anche la determinazione degli stessi percorsi e obiettivi d’apprendimento.

Uno degli apporti più interessanti proviene dalla “psicologia umanistica”: gli uomini aspirano ad un’autorealizzazione; ciò si accompagna a un cambiamento nell’atteggiamento dell’insegnante che si trasforma in “facilitatore” (Rogers); la pedagogia del contratto e della negoziazione allievo-tutor è al centro di questa impostazione.

Il termine flessibile, confuso con quello di open, è impiegato nelle esperienze australiane, dove sono ricorrenti le espressioni flexible delivery, flexible learning, ecc per riferirsi ad un’offerta formativa articolata in formati differenti e fruibile sia off che on campus.

In pratica, l’apprendimento open diviene flessibile collocando i corsi in una varietà di luoghi, incluso il luogo di lavoro, modularizzando corsi esistenti e offrendo informazioni aggiornate e formazione just in time.

Educazione a distanza

L’istruzione a distanza presuppone che esista un’idea di scuola, ossia un’organizzazione esplicitamente rivolta ad insegnare ad un pubblico disposto ad imparare. Il termine stesso “a distanza”, indica che non c’è continuità spaziale tra chi insegna e chi impara e che perciò l’intervallo va superato mediante una soluzione tecnica.

Ecco le condizioni per cui si possa parlare di sistema di istruzione a distanza:

  • La separazione fisica tra insegnante e studente e lo svincolo dell’attività formativa dalla contemporaneità rispetto all’erogazione
  • Un’organizzazione didattica strutturata (che la distingue dallo studio individuale)
  • La presenza di una tecnologia per collegare l’insegnante e il discente
  • L’impiego sistematico di formazione remota, virtuale e vicaria
  • La disponibilità di una comunicazione a due vie
  • Una forma industrializzata di istruzione
  • Esplicitezza formale circa criteri e regole di studio.

Moore ha introdotto sin dagli anni '70 il concetto di distanza transazionale: è una variabile che dipende da due fattori, ossia da quanto il tragitto è prestrutturato (struttura) e da quanto lo studente interagisce con il docente (dialogo). Dalle due variabili, ne dipende una terza: l’autonomia dello studente.

Tanto più il materiale è strutturato e consente poco dialogo, tanto più alta è la distanza transazionale: in tal caso si richiede anche una maggiore autonomia all’allievo. Secondo Moore, l’avvento delle nuove tecnologie, soprattutto i media per le teleconferenze, ha potenziato le forme di dialogo, velocizzandole con implicazioni significative, in particolare per sviluppare autonomia e forme di “intelligenza collettiva”.

Garrison e Nipper hanno evidenziato una terza generazione per l’educazione a distanza: il tratto distintivo di quest’ultima è il superamento della distanza “sociale” che rimane, invece, nei modelli di prima e seconda generazione.

  • I generazione: 800 - lo sviluppo del sistema ferroviario rende possibile la distribuzione di materiale d’insegnamento nei riguardi di popolazioni remote. Ci si basava sulla corrispondenza scritta.
  • II generazione: 1960-1970 – comunicazione di tipo distributivo massmediale, basata sul rapporto uno-molti (emittenza televisiva, radiofonica).
  • III generazione: comunicazione e apprendimento sono elementi chiave nello sviluppo concettuale dei modelli di questa generazione, caratterizzati dall’uso di reti telematiche, soprattutto nelle forme di computer conferencing.

Le nuove tecnologie, sostiene Nipper, consentono quella rilevanza della “presenza sociale” che recupera dimensioni fondamentali della tradizionale educazione degli adulti, basata fortemente sul dialogo e sul contatto faccia a faccia: per la prima volta, la tecnologia dell’istruzione a distanza consente di far esperire agli allievi il carattere sociale dell’apprendimento.

E-learning

Si inserisce nella storia della formazione a distanza, costituendone la III generazione, ma una collocazione “evolutiva” all’interno della storia della Fad fornirebbe una comprensione non adeguata. In generale, il termine si riferisce al complesso di metodologie volte a impiegare le ICT, in modo da offrire ad allievi liberi da vincoli di tempo e di spazio i dispositivi di cui un ambiente di apprendimento normalmente si avvale (risorse informative, stimoli all’apprendimento, interazioni con docenti o compagni).

Tenendo conto che l’e-learning è un mondo in costante ibridazione, 3 soluzioni principali possono essere segnalate nella dimensione dell’e-learning più propriamente:

  • Formal
  • Content + Support
  • Wrap around
  • Integrated model.

Content + Support (erogative)

È la tipologia più diffusa che si basa sull’erogazione di contenuti (corsi) e sul supporto minimale di un tutor. L’insegnamento è visto come “trasmissione di informazioni accompagnata da risposte a specifici quesiti”.

Nel caso di erogazione sincrona (es. video/audio conferenza), il valore sta nel poter creare un’interazione sincrona tra soggetti remoti: un esperto fa il suo intervento, al termine del quale gli studenti possono rivolgere domande.

Nel caso, invece, di erogazione asincrona, troviamo la presentazione di unità didattiche strutturate (moduli); in tale ambito sono fondamentali le regole di una “buona comunicazione”.

Wrap around (active)

La tipologia “erogativa” è la modalità a cui si è portati a pensare nel momento in cui si immaginano forme di insegnamento in rete. Da un punto di vista psicopedagogico, vi è una diffidenza verso il modello erogativo, che identifica l’attività didattica nella trasmissione di informazioni.

Il ruolo così attribuito alla rete è differente: si sposta l’attenzione dall’erogazione del contenuto al supporto per l’apprendimento. Si può vedere nella rete un sostegno per migliorare la relazione tra alunno e docente: nella rete si indicano le metodologie, le piste di lavoro, le bibliografie, i problemi da risolvere, i tempi, gli appuntamenti.

Il docente man mano aggiunge nuovi elementi: l’uso del web forum permette di condividere gli elaborati, di discuterli, ecc.

Integrata o collaborativa

Questa modalità si presenta come integrazione della seconda: la valenza della “classe virtuale” e della condivisione-collaborazione diventa centrale. Si dà più valore all’attività di elaborazione o di progettazione degli allievi, ed i contenuti del corso sono meno strutturali.

Da un lato assume caratteri di maggiore sofisticatezza (dando luogo a gruppi di lavoro strutturati per l’apprendimento in rete), dall’altro si congiunge con gli approcci di e-learning informal, tipici delle comunità virtuali e con il mondo del networked learning.

La collaborazione mediata da computer è oggetto di studio da parte di un settore di ricerca di importanza crescente, CSCL (Computer Supported Collaborative Learning), affermatosi con l’intento di studiare come le tecnologie possano servire per migliorare la capacità umana di costruire collaborativamente conoscenza.

E- Knowledge (eK)

Esso richiama una natura tecnologica (“e”= electronic) che tiene in debita considerazione la dimensione informatica e sistemica; tuttavia, aspira ad andare “oltre” l’approccio ingegneristico tradizionale che identificava conoscenza e informazione.

L’eK volge attenzione ai flussi dei processi conoscitivi che coinvolgono contenuti, contesti, reti e comunità; si ritiene che anche la conoscenza incorporata nel contesto possa essere condivisa digitalmente mediante interazioni dirette e indirette, privilegiando la conversazione e l’interazione con i professionisti (report, resoconti, racconti).

Un aspetto importante riguarda la sollecitazione che l’eK avanza verso le istituzioni come l’Università, che dovrebbero mettere in atto un cambiamento culturale radicale, sia sul versante tecnologico, che sulla ridefinizione delle sue finalità.

Ambient Intelligence (Aml)

Tale concetto rientra nell’area delle Tecnologie dell’Educazione e dei Collaborative Workplaces (ambienti di lavoro collaborativi): si riferisce ad un settore di ricerca basato sulla tendenza progressiva delle tecnologie a calarsi nella vita quotidiana, tanto da confondersi fino a divenire invisibili, inavvertite, rafforzato oggi dalla tecnologia mobile e wireless.

Sono attivi differenti progetti promossi dalla Commissione Europea, che confluiscono nella direzione dell’Aml. La persona tende a divenire “portale”, si circonda di interfacce intelligenti intuitive, capaci di riconoscere ed interagire con individui diversi, appartenenti a comunità e gruppi fisicamente limitrofi o remoti. Ciò pone anche problemi di natura etica e sociale.

Produrre e rappresentare conoscenza

Diversi fattori hanno messo in dubbio il sistema tradizionale conoscenza = pensiero formale, sede della conoscenza = istituti specializzati (Università, ricerca). A lato della conoscenza formalizzabile, si riscoprono dimensioni legate a componenti emotive, corporee; si sottolinea come tutta la conoscenza non sia esplicitabile, una parte può rimanere “incorporata” nelle azioni degli esperti che la possiedono o nei contesti.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher noemipedagogista di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Strategie educative dei nuovi processi comunicativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof La Rocca Concetta.
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