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Psicologia dello sviluppo: adozione, affido, accoglienza

Teoria dell'attaccamento

La teoria dell'attaccamento proposta da Bowlby (1969, 1970, 1980), ha fornito una ricca gamma di spunti che aiutano a spiegare come le esperienze precoci dei bambini in ambienti familiari sfavorevoli influenzino la loro mente e il loro comportamento, come essi lottino per riuscire ad affrontare le separazioni e le perdite e, infine, le ragioni per cui produrre cambiamenti positivi possa essere così difficile in nuovi contesti.

Attorno agli anni Quaranta, Bowlby cominciò ad occuparsi delle storie di vita emotivamente deprivate di alcuni giovani delinquenti e in particolare dell'influenza di separazione dalla madre sperimentate in tenera età (per far maggiore luce su queste situazioni si avvalse degli studi di Robertson che filmò le esperienze di separazione dei bambini piccoli in ospedale, negli asili o in altre sistemazioni extra-familiari durante la separazione della madre).

Secondo Bowlby ciò che è indispensabile per la salute mentale del bambino è sperimentare un rapporto caldo, intimo e continuo con sua madre (o con un altro caregiver), un rapporto nel quale trovino, entrambi, soddisfazione e piacere. Per Bowlby, i bambini non sono come una lavagna da cui il passato può essere cancellato, ma esseri umani che portano con sé le loro esperienze precedenti che andranno ad influenzare il loro comportamento e la loro relazione con gli altri e sé stessi.

Il punto di partenza della teoria di Bowlby è di tipo evoluzionistico, in quanto ritiene che i neonati siano dotati di una pulsione biologica di ricerca della prossimità nei confronti di un adulto protettivo, attuando una serie di comportamenti di attaccamento, con lo scopo di favorire questa vicinanza e sentirsi così al sicuro. La prospettiva di tipo evoluzionistico prevede che i comportamenti di attaccamento diventino evidenti soprattutto quando il neonato si sente minacciato, in pericolo o sotto stress.

Importante è la qualità del sistema di accudimento che svolge pertanto un ruolo cruciale per quanto riguarda gli esiti del bambino; tra lui e il suo caregiver si stabilisce una sincronia, un'armonia dove l'uno è al passo con l'altro. Si crea un ciclo di eccitazione e rilassamento in cui il bambino sperimenta il proprio stato di bisogno, la sua ansia cresce e infine i bisogni vengono espressi e trovano soddisfazione nel contesto del rapporto.

Bisogno fisico o psicologico

Il bambino è libero di giocare/esplorare. Sicurezza, stato di rilassamento, fiducia, eccitazione della tensione, attaccamento. Il caregiver pensa: il bambino pensa soddisfazione del bisogno.

Da parte del caregiver l'accresciuta preoccupazione nei confronti del bambino porta ad agire in modo da ristabilire l'equilibrio sia dell'uno che dell'altro. Ma il punto chiave di questo ciclo è la capacità del caregiver di pensare al significato del comportamento del bambino e di essere motivato a capire il suo stato mentale per riuscire a rispondere ai suoi bisogni. Tutto questo porta alla formazione di credenze e aspettative del bambino nei confronti del caregiver, accresce la fiducia nel mondo circostante e aumenta la probabilità che possa iniziare a comunicare i suoi bisogni più apertamente.

Natura del rapporto di attaccamento

La natura del rapporto di attaccamento può essere capita al meglio se si sottolinea il ruolo dell'ansia riguardo alla disponibilità del caregiver in situazioni di pericolo o stress che guida il comportamento del bambino. Se le risposte del caregiver sono prevedibili e accurate, il bambino può sentirsi sicuro e rilassarsi fisicamente ed emotivamente; può iniziare a fidarsi della sua figura di attaccamento in modo da riuscire a gestire un certo grado di ansietà e tollerare un breve distacco.

In quest'ottica rientra il concetto di "madre sufficientemente buona" (proposto da Winnicot), che fa riferimento a una madre capace di attuare un accudimento "sufficientemente buono" avente caratteristiche di affidabilità e disponibilità, seppur interrotto da momenti di intervallo che il bambino imparerà a gestire proprio grazie all'acquisizione di fiducia nei confronti del caregiver (che diventa così una base sicura su cui fare affidamento).

Una volta consolidata la fiducia sull'affidabilità del caregiver, il bambino si libera dell'ansia e diventa libero di esplorare, di interessarsi, di godere e di imparare dall'ambiente; quando l'adulto è avvertito dal bambino come disponibile, infatti, non vi sono elementi contestuali avvertiti come minacciosi e non vi sono bisogni ignorati, il sistema d'attaccamento non assorbe le sue energie che potrà così spendere nel sistema esplorativo che diventerà così il fulcro delle sue emozioni.

Sistemi di attaccamento ed esplorazione

Nonostante i due sistemi di attaccamento e di esplorazione siano di importanza cruciale per quanto riguarda lo sviluppo, Bowlby ha sostenuto l'esistenza del sistema comportamentale della socievolezza (o affiliativo), che fa perno sulle relazioni con i pari e con persone al di fuori delle figure di attaccamento, relazioni queste che possono offrire fonti ulteriori di sicurezza.

Tale sistema permette di fare un collegamento con il concetto di sviluppo prossimale, proposto da Vygotskij, secondo cui è all'interno del contesto sociale, e nello specifico attraverso l'aiuto degli altri, che i bambini hanno la possibilità di raggiungere competenze evolutive a cui non avrebbero accesso con le loro sole capacità soggettive. Va sottolineato, però, il fatto che le qualità di queste relazioni affiliative dipendono fortemente dal superamento positivo dell'ansia ad esse connessa grazie alla precedente base sicura ricevuta all'interno del sistema di attaccamento.

Mente riflessiva e regolazione delle emozioni e comportamenti

La teoria dell'attaccamento è stata descritta come una teoria della regolazione emotivo/affettiva e ciò pone al centro dello sviluppo infantile l'abilità individuale di ogni bambino di sperimentare, esprimere ma anche regolare e gestire in modo appropriato le proprie emozioni e i propri comportamenti, grazie ad un'attenta riflessione ed elaborazione delle idee e sentimenti sia negativi che positivi riguardanti se stessi e gli altri.

Fondamentale è la capacità di riconoscere l'esistenza di sensazioni contrastanti, che rappresenta la chiave di un pensiero flessibile riguardo alle emozioni ed è collegata alla sicurezza dell'attaccamento (tale capacità viene meno in bambini insicuri e maltrattati).

I benefici dell'attaccamento sicuro dunque, non solo riducono l'ansia del pericolo, ma favoriscono lo sviluppo della qualità di pensiero del bambino e la sua capacità di riflettere sulle menti e sui comportamenti, comprendendo l'impatto che il proprio comportamento o le proprie emozioni possano avere su chi li circonda (prerequisito questo del comportamento prosociale).

La capacità di sviluppare una mente riflessiva come questa ha la propria radice nel fatto che la disponibilità della madre risiede soprattutto nella disponibilità della sua mente. La mente sensibile e disponibile del caregiver pensa alla mente del bambino fin da quando è molto piccolo e lo aiuta a pensare alla propria mente e alle proprie intenzioni, nonché alla mente del caregiver e delle altre persone.

Concepire gli altri come individui dotati anch'essi di una mente, e in quanto tali sono esseri intenzionali e orientati verso determinati scopi, è un processo che avviene di solito intorno ai tre/quattro anni di vita, cioè quando i bambini iniziano a sviluppare la cosiddetta teoria della mente; essa è dunque la consapevolezza dell'esistenza di altre menti, consapevolezza che porrà le basi per lo sviluppo della capacità riflessiva.

Per far sì che lo sviluppo di tali capacità fiorisca anche nei bambini affidati, è necessario un processo di rieducazione emotiva e cognitiva, specialmente attraverso la tecnica del commento riflessivo.

Adattamento, rappresentazioni mentali e modelli operativi interni

La chiave del processo evolutivo sta nel fatto che il neonato e poi il bambino imparino ad adattarsi alla specificità del contesto relazionale in cui si trovano, e fondamentali in questo senso sono le rappresentazioni mentali che essi formano sulla base dell'esperienza, rappresentazioni che permetteranno di dare un senso all'ambiente circostante.

Le esperienze vissute all'interno del rapporto di accudimento portano allo sviluppo di una serie cruciale di rappresentazioni di sé, degli altri e delle relazioni, definite da Bowlby modelli operativi interni, che diventano la struttura portante delle aspettative, delle credenze e dei comportamenti. In base ad essi i bambini già in età scolare saranno in grado di anticipare le reazioni positive o negative di una persona nuova (questa abilità verrà compromessa nel momento in cui il bambino in precedenza ha avuto a che fare con un caregiver imprevedibile, a causa del quale gli risulterà difficile adattare e organizzare le proprie risposte in determinate situazioni).

Memoria e modelli operativi interni

Il ruolo chiave è rivestito in questo caso dalla memoria, in quanto i modelli operativi interni implicano processi difensivi che influenzano il modo in cui l'individuo percepisce e ricorda le proprie esperienze (per cui i modelli sono influenzati dai ricordi delle esperienze precedenti, ma allo stesso tempo influenzano il modo in cui queste esperienze verranno in seguito percepite dall'individuo).

Così, nell'ambito dell'adozione e dell'affido, l'obiettivo è quello di creare esperienze/ricordi sicuri in grado di modificare le aspettative e le immagini negative del mondo acquisite.

Vi sono diversi tipi di memoria ma tre in particolare contribuiscono a dare senso alle esperienze di attaccamento dei bambini:

  • Memoria procedurale, che è una memoria di esperienze di tipo non verbale e che si struttura nella fase preverbale della vita; qui vi sono semplici ricordi di procedure, ma anche ricordi connessi alle esperienze di accudimento. Questi primi ricordi procedurali esistono ad un livello inconscio, ma vengono comunque memorizzati nel cervello e hanno il potere di rassicurare o turbare i bambini per motivi che essi non sarebbero in grado di spiegare a parole. Nell'affidamento e nell'adozione conoscere la potenza di questi ricordi può aiutare a capire come i bambini che hanno vissuto esperienze difficili o traumatiche non saranno in grado di parlarne.
  • Memoria autobiografica che al contrario costituisce la parte di storia della nostra vita di cui siamo pienamente consapevoli; un tipo di memoria autobiografica è conosciuta come episodica, in base alla quale ci ricordiamo, tra tutti gli eventi di vita, gli episodi chiave, avvenimenti che rivestono una certa importanza.

La memoria autobiografica cerca di dare una forma alla propria storia di sé, in modo che i ricordi semantici e gli episodi chiave riescano a collegarsi tra di loro. Tutti i bambini dunque filtrano ricordi positivi e negativi per costruire modelli che possano dare un senso alle esperienze, ma quelli affidati e adottati con alle spalle storie complesse e contraddittorie hanno bisogno di un supporto attivo da parte degli adulti per gestire i propri ricordi e costruire un senso di sé realistico: in particolare i caregiver devono promuovere la co-costruzione di nuove narrative all'interno delle quali i bambini possono trasformare i loro ricordi, le loro idee e i loro sentimenti in parole, per poi utilizzarle per creare racconti coerenti delle loro storie e di sé stessi.

Percorsi di sviluppo: continuità e cambiamento nei modelli operativi interni

Nuove esperienze possono confermare o confutare le nostre aspettative e le nostre convinzioni; infatti i modelli operativi possono modificarsi, non per altro sono definiti "operanti", proprio perché possono andare incontro ad adattamenti nel corso del tempo, grazie ai percorsi di sviluppo.

Sroufe (1997) utilizzò l'analogia dell'albero per descrivere questi percorsi di sviluppo, mostrando come ogni persona parta da una base e si faccia strada attraverso il tronco dei vari rami che terminano all'estremità con fogliame diverso: si tratta di un modello transazionale, in quanto i diversi fattori ambientali che interagiscono con una o più caratteristiche intrinseche al bambino, agiscono in qualità di catalizzatore per il cambiamento relativo ad altri aspetti.

Dall'altro lato, però, oltre al possibile cambiamento vi è un certo grado di continuità e resistenza al cambiamento, che avviene soprattutto nei bambini che hanno fatto esperienze dolorose e che tenderanno a causa di ciò, ad essere sempre diffidenti, sospettosi e a sentirsi poco degni di amore, comportandosi in modo da provocare il rifiuto. Così i caregiver che tentano di fornire loro una base sicura possono essere visti con diffidenza e sospetto, come persone da controllare, come fonti di ansia, piuttosto che di sicurezza.

Però come vi sono bambini oppositivi nei confronti dell'intimità dei rapporti familiari, altri possono realizzare progressi rapidi e significativi durante le prime settimane o i primi mesi di collocamento extrafamiliare. La sfida per gli affidatari e gli adottivi è di rimanere comunque disponibili, dal momento che è impossibile prevedere la velocità e il livello di progresso che ognuno di essi riuscirà a fare.

Formazione e sviluppo dell'attaccamento

È importante in primo luogo distinguere tra il bambino che sta formando un attaccamento con il caregiver e il legame che il caregiver stabilisce con il bambino stesso (quindi non bisogna parlare di un attaccamento del genitore verso il bambino, ma di legame). Anche se il rapporto tra caregiver-bambino è una "danza condivisa", il contributo di ciascun partner è diverso.

Il processo di formazione dell'attaccamento inizia già alla nascita, dal momento che i neonati ricercano cure e protezione attraverso la prossimità con la figura di attaccamento, ma sono anche attenti ai messaggi che ricevono riguardo se stessi e il mondo che li circonda, messaggi che si riflettono sul volto del caregiver. Fin dai primissimi minuti dopo la nascita, dunque, i neonati elaborano informazioni sul loro ambiente e tentano di dare un senso al mondo che li circonda e sarà il processo di mirroring, che permetterà al neonato di sperimentare i propri sentimenti nella misura in cui essi sono riflessi nel volto del caregiver.

Nei primi due mesi di vita saranno il tono e il ritmo della voce a contenere e tranquillizzare il bambino (prima esperienza infantile di corregolazione delle emozioni). Attorno ai 3 mesi di vita, il bambino è sempre più selettivo e indirizza i propri comportamenti di attaccamento più accuratamente nei confronti dei caregiver significativi.

Verso i sei-sette mesi, i bambini in genere mostrano un attaccamento chiaramente specifico nei confronti di uno o più caregiver e si comportano attivamente in modo da attirare la loro attenzione e dedizione. I bambini sono sempre più in grado di protestare, dimostrare la sofferenza e l'ansia per la separazione dal caregiver ed è sempre in questo periodo che inizia a mostrare segnali d'ansia nei confronti degli estranei.

Sono visibili in questa fase gli effetti del precedente accudimento empatico e delle esperienze interpersonali tra bambino e caregiver, che danno origine ai circuiti che sono responsabili della regolazione degli affetti e dei meccanismi di recupero dallo stress.

Durante il periodo della seconda infanzia e dell'età prescolare la progressiva individuazione soggettiva e la crescente socievolezza guidano lo sviluppo, così che i bambini imparano meglio a definire se stessi e gli altri. Nella fase successiva il bambino va incontro a un'importante modificazione del rapporto con la figura di attaccamento, un'evoluzione che Bowlby chiama "partnership corretta in base all'obiettivo" (1969), fase in cui i bambini che hanno ricevuto comprensione e riflessione diventano più sofisticati e comprendono la mente e i comportamenti di chi si occupa di loro. Questo a sua volta si riflette nelle loro capacità di adattare il proprio comportamento e i propri obiettivi in base agli obiettivi degli altri.

Dall'età di quattro o cinque anni i bambini portano con sé i loro modelli operativi interni sicuri e insicuri nelle nuove sfide rappresentate dalla scuola; è ancora importante anche in questa fase l'equilibrio tra sistemi di attaccamento e di esplorazione. A questa età, l'ansia per la separazione e la perdita della figura di attaccamento sono affiancate da ansie riguardanti l'autostima e la possibilità di far parte di un gruppo di coetanei: tali ansie si intrecciano fra di loro (e l'ansia riferita a se stessi aumenta se i bambini non hanno fiducia della disponibilità e del sostegno delle loro figure di attaccamento).

Durante l'adolescenza, il passaggio verso una separazione più profonda dalle figure di attaccamento e l'assunzione di ruoli adulti indipendenti mettono alla prova per tutti le capacità di adattamento. Questa sfida è gestita in modo più diretto dai ragazzi che hanno sviluppato un attaccamento sicuro, che hanno raggiunto e conservato una forte autostima e un senso di competenza. Anche in questo periodo la base sicura continua a supportare l'esplorazione.

Nella tarda adolescenza e in età adulta le relazioni di attaccamento con la famiglia di origine persistono, ma si evolvono nel contesto delle nuove esperienze di vita adulta.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ForatB di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Toselli Monica.
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