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Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli - Dipartimento di psicologia

Tesi di laurea in Psicologia giuridica e investigativa

Adolescenti e Internet: uno studio sulla diffusione e sui fattori di rischio associati al coinvolgimento nel fenomeno del sexting

Adolescents and Internet: an explorative study on the prevalence and risk factors associated with sexting involvement

Relatore: Chiar.ma Prof.ssa Claudia Cantelmo

Candidato: Anna Sorrentino

Matricola: B32/000044

Anno accademico: 2019/2020

Sommario

  • Introduzione ................................................................................................. 4
  • Capitolo 1: La realtà virtuale ..................................................................... 5
    • L’era del web ...................................................................................... 5
    • Rischi della rete .................................................................................. 6
    • Cyberbullismo .................................................................................... 8
      • Tipologie di cyberbullismo ....................................................... 12
      • Diffusione ................................................................................... 15
      • Fattori di rischio e conseguenze ............................................... 18
    • Come prevenire il fenomeno ........................................................... 20
    • Il contesto legislativo italiano .......................................................... 23
  • Capitolo 2: Il sexting .................................................................................. 25
    • Il fenomeno ....................................................................................... 25
    • Diffusione del fenomeno .................................................................. 28
    • Motivazioni e fattori di rischio ........................................................ 33
      • Fattori demografici.................................................................... 35
      • Rischi comportamentali ............................................................ 37
      • Rischi psicologici........................................................................ 38
      • Tratti di personalità .................................................................. 40
      • Fattori socioculturali ................................................................. 42
    • Conseguenze del sexting: revenge porn, sextortion e cybergrooming ........................................................................................ 43
    • Prevenzione del fenomeno ............................................................... 46
    • Il contesto legislativo italiano .......................................................... 48
  • Capitolo 3: La ricerca ................................................................................ 52
    • Obiettivi dello studio ........................................................................... 52
    • Metodo .................................................................................................. 52
      • Partecipanti ................................................................................... 52
      • Misure ............................................................................................ 53
      • Procedura ....................................................................................... 55
    • Risultati ................................................................................................. 55
      • Analisi descrittive .......................................................................... 55
      • Correlazione tra coinvolgimento nel sexting e fattori di rischio ...................................................................................................... 56
      • Regressione .................................................................................... 61
  • Discussioni .................................................................................................. 62
  • Bibliografia ................................................................................................. 68
  • Sitografia .................................................................................................... 83

Introduzione

Il seguente studio di ricerca si è proposto di indagare un fenomeno piuttosto recente nato nel mondo di Internet, inteso come lo scambio di sexting, contenuti sessualmente espliciti attraverso la rete (Lenhart, 2009; Mitchell, Finkelhor, Jones, & Wolak, 2012; Walker, Sanci, & Temple-Smith, 2013). A tale scopo l’elaborato è stato suddiviso in tre capitoli.

Nel primo capitolo sono stati introdotti i principali concetti teorici relativi alla realtà virtuale illustrando opportunità e pericoli della navigazione in Internet. Tra questi ultimi è stata data un’attenzione particolare al fenomeno del cyberbullismo con una panoramica generale relativa alla sua diffusione, ai fattori di rischio e alle conseguenze ad essi associate, alle possibili strategie preventive e ai più recenti sviluppi in materia giuridica.

Nel secondo capitolo, invece, è stato trattato nel dettaglio il fenomeno del sexting attraverso un’attenta analisi della letteratura presente. Sono state discusse le diverse teorie in merito alla definizione, alla diffusione e alle differenze legate al sexting. Sono state raccolte le principali motivazioni che possono portare ad agire tale comportamento e le indagini riguardo ai potenziali fattori di rischio di tipo demografico, comportamentale, psicologico, di personalità e socioculturale. Inoltre, sono state menzionate le possibili conseguenze legate al sexting e le eventuali strategie di prevenzione del fenomeno con un accenno, infine, al contesto legislativo italiano ancora molto carente in merito ma in via di sviluppo.

Infine, il terzo capitolo riporta uno studio esplorativo circa il fenomeno del sexting condotto al fine di indagare quanto questo comportamento sia diffuso tra gli adolescenti e quali siano le possibili associazioni tra questo comportamento e fattori di rischio individuali, familiari e sociali. In ultimo, sulla base dei risultati di questo studio, sono state sollevate questioni pratiche riguardo l’importanza di istituire interventi di formazione finalizzati a prevenire il coinvolgimento in comportamenti di sexting.

Capitolo 1: La realtà virtuale

L’era del web

Il mondo di Internet ha ormai rivoluzionato la realtà in cui viviamo entrando a far parte della nostra quotidianità (Tonioni, 2013). Davidson e Gottschalk (2011) hanno sottolineato come, in meno di venti anni, Internet sia passato dall'essere un mezzo di comunicazione all’essere uno strumento utilizzato tutti i giorni nelle case, nelle scuole, nei luoghi di lavoro. Infatti, lo sviluppo continuo e la sempre maggiore diffusione di smartphone, tablet, personal computer hanno reso progressivamente più facile l’accesso al mondo della rete Internet, per gli adulti ma anche per i più giovani (Tonioni, 2013).

In particolare, negli anni 2000 si è assistito alla nascita del cosiddetto Web 2.0 in sostituzione del più rudimentale Web 1.0 degli anni Novanta (Tonioni, 2013). Un passo decisivo che ha determinato un notevole incremento dell’interazione tra la rete e l’utente consentendo la modifica e la condivisione dei contenuti e non più solo una mera fruizione di informazioni (Tonioni, 2013). Il principale strumento della rete 2.0 sono infatti i social network (O’Reilly, 2007), ovvero tutti quei servizi che consentono alle persone di connettersi fra di loro per rimanere in contatto, esprimersi e confrontarsi attraverso la creazione e la condivisione di contenuti di ogni genere (De Fiori, Jacono Quarantino, & Lazzari, 2010). L’elemento distintivo del Web 2.0 è rappresentato quindi dal coinvolgimento diretto degli utenti che hanno la possibilità di interagire con la rete ma anche tra loro stessi (Tonioni, 2013).

Questa rivoluzione tecnologica continua ad offrire numerose opportunità rappresentate non solo dalla possibilità di stabilire legami e mantenere i contatti con gli altri attraverso una comunicazione immediata (Tonioni, 2013), ma anche dalla possibilità sempre maggiore di imparare, informarsi, apprendere e studiare attraverso la rete (Livingstone & Helsper, 2010).

Tuttavia, se da un lato la rete ha aperto ad un mondo ricco di possibilità, dall’altro ha messo di fronte a nuovi rischi e a nuovi pericoli legati ad un suo uso distorto (Genta, Brighi & Guarini, 2009). Come sostenuto da alcuni autori (Davidson & Gottschalk, 2011; Kierkegaard, 2008), la rete è uno strumento dalla duplice faccia: le innovazioni introdotte hanno facilitato, per certi versi, la vita delle persone e favorito le interazioni, ma hanno anche consentito la nascita di alcuni pericolosi fenomeni a cui sono esposti soprattutto i più giovani, maggiormente immersi nel mondo online (Biolcati, 2010).

In particolare, sono gli adolescenti gli utenti più coinvolti per i quali la rete rappresenta un ambiente ricco di stimoli che consente loro di instaurare nuove relazioni, di esprimere liberamente la propria personalità e di accedere a innumerevoli contenuti con facilità (Tonioni, 2013), spesso senza il controllo dei genitori (Biolcati, 2010). Questa generazione di giovani definita da Prensky (2001) “nativi digitali”, nata e cresciuta nell’epoca del web, padroneggia perciò il mondo della navigazione online molto meglio rispetto ai digital immigrant, o immigrati digitali, appartenenti invece alle generazioni precedenti (Prensky, 2001).

Al tempo stesso, però, i più giovani mancano di una buona consapevolezza del potere della rete e del senso di responsabilità che dovrebbe sempre accompagnare le loro attività online (Biolcati, 2010). Questo dimostra come non necessariamente la definizione di nativi digitali coincida con quella di “sapienti digitali” o “consapevoli digitali”. È quello che emerge da un’indagine di Ipsos per Save the Children (2017) che dimostra come i ragazzi, ma in realtà ormai anche gli adulti, non solo siano sempre più “social” ma anche quasi del tutto inconsapevoli delle loro attività online (Ipsos, 2017).

Rischi della rete

Nonostante i vantaggi delle nuove tecnologie siano quindi indiscutibili (Biolcati, 2010), Internet può configurarsi anche come un potenziale mezzo di vittimizzazione (Mitchell, Finkelhor & Wolak, 2003) e di comportamenti disadattivi legati ad uso improprio e/o eccessivo della rete (Biolcati, 2010; Genta et al., 2009).

In uno scenario simile sono proprio gli adolescenti a destare maggiore preoccupazione in quanto la fragilità legata alla loro fase di vita potrebbe renderli più vulnerabili ai rischi della rete (Biolcati, 2010). Questi ultimi sono stati classificati da Livingstone, Haddon, Görzig e Ólafsson (2011) in tre sottocategorie:

  • Rischi di contenuto, definiti come esposizione a contenuti violenti, offensivi, anche a sfondo razzista.
  • Rischi di contatto, come l’adescamento.
  • Rischi di comportamento, di cui il cyberbullismo è il fenomeno più esemplare.

Proprio il cyberbullismo è forse, tra tutti i pericoli virtuali, il fenomeno più noto e maggiormente esaminato in letteratura così come si vedrà più avanti. In anni più recenti, però, è stato seguito dall’emergere di altri fenomeni. In particolare, Mascheroni e Ólafsson (2018) osservano come stia progressivamente crescendo l’esposizione dei minori a contenuti pornografici. La sessualità online infatti è ampiamente diffusa (Livingstone & Helsper, 2010; Mascheroni & Ólafsson, 2018) con il rischio che sfoci in fenomeni come il sexting (Mascheroni & Ólafsson, 2018) cui possono seguire il sextortion (Patchin & Hinduja, 2018; Wolak, Finkelhor, Walsh, & Treitman, 2018) e il revenge porn (Walker & Sleath, 2017; Wolak, Finkelhor, & Mitchell, 2012).

Un altro fenomeno che preoccupa sensibilmente è la possibilità dell’adescamento online di minori che potrebbe poi tradursi in un incontro reale con uno sconosciuto e nel rischio di essere vittima di abuso (Livingstone & Helsper, 2010; Mascheroni & Ólafsson, 2018). Tuttavia, Barbovschi Marinescu, Velicu, & Laszlo (2012) rivelano come in realtà sia minima la percentuale di ragazzi e ragazze vittime di abusi psicologici e/o fisici durante un incontro reale con una persona conosciuta in Internet. Rimane comunque un pericolo reale dal momento che gli adolescenti hanno la tendenza a stringere amicizie virtuali anche con persone mai realmente incontrate, aumentando quindi il rischio di imbattersi in individui mal disposti (Mascheroni & Ólafsson, 2018).

Un ulteriore rischio legato ad un uso non corretto della rete è il cyberhate, un fenomeno che si esprime attraverso l’hate speech ovvero messaggi d’odio e commenti offensivi di diversa natura (per la nazionalità, la religione, il colore della pelle) nei confronti di un individuo o un gruppo (Mascheroni & Ólafsson, 2018; Livingstone & Helsper, 2010).

L’esposizione prolungata ad alcuni contenuti mediatici, inoltre, potrebbe influenzare negativamente il comportamento degli utenti causando, per esempio, disturbi alimentari (siti pro-ana e pro-mia) (Biolcati, 2010; Mascheroni & Ólafsson, 2018), comportamenti autolesionistici, comportamenti che incitano alla discriminazione e alla violenza contro determinati gruppi (Mascheroni & Ólafsson, 2018; Livingstone & Helsper, 2010). Si tratta di vere e proprie comunità virtuali che attirano l’attenzione dei più giovani fornendo un’ampia quantità di informazioni e suggerimenti su come mettere in atto tali comportamenti (Biolcati, 2010).

La probabilità di imbattersi in uno dei rischi appena descritti associati ad un uso non corretto della rete è incrementata anche dalla possibilità di utilizzare Internet in qualsiasi momento grazie ai più recenti dispositivi tecnologici (Mascheroni & Ólafsson, 2018). Questo accresce anche la paura che soprattutto i più giovani trascorrano un tempo eccessivo in Internet con il rischio di manifestare una vera e propria dipendenza (Mascheroni & Ólafsson, 2018) definita spesso con il termine Internet addiction (IA) (Young, 1998) o anche come utilizzo patologico (Davis, 2001) e problematico (Davis, Flett, & Besser, 2002).

Cyberbullismo

Il cyberbullismo, o bullismo elettronico, deriva dal termine inglese “cyberbullying” introdotto per la prima volta da Bill Belsey, un educatore canadese (Bauman, 2007). In letteratura è difficile trovare una definizione univoca e condivisa del fenomeno. In realtà, secondo alcuni autori (Slonje & Smith, 2008), il cyberbullismo potrebbe essere interpretato come un’estensione del bullismo tradizionale che, adeguandosi agli avanzamenti dell’era tecnologica, ha assunto questa nuova forma.

Il bullismo rappresenta ormai una delle più gravi manifestazioni di ostilità tra i minori (Jones, Manstead & Livingstone, 2011) e, sebbene sia ancora difficile trovarne una definizione universalmente riconosciuta (Kowalski, Limber & Agaston, 2008), di certo pionieristica in questo senso è l’attività di ricerca condotta da Olweus che ha inquadrato il fenomeno come “un atto o un comportamento aggressivo e intenzionale, messo in atto da un gruppo o da un singolo individuo più volte e per molto tempo contro una vittima che non può facilmente difendere se stessa” (Olweus, 1993, p.147).

In questi termini il bullismo rappresenta una sottocategoria del comportamento aggressivo costituito principalmente da tre elementi (Smith, del Barrio & Tokunaga, 2013):

  • L’intenzionalità, per cui il comportamento è intenzionale e il bullo agisce con lo scopo preciso di dominare l’altro, di fargli del male.
  • L’asimmetria nella relazione tra la vittima e il bullo che comporta una disuguaglianza di forza e di potere, per cui sempre uno dei due prevarica e l’altro subisce, senza riuscire a difendersi.
  • La persistenza nel tempo: sebbene anche un singolo evento grave possa essere considerato una forma di bullismo, di solito gli episodi sono ripetuti nel tempo e si verificano con una frequenza piuttosto elevata.

Inoltre, due macrocategorie distinguono il bullismo in diretto e indiretto (Smith et al., 2013). Il bullismo diretto può essere agito fisicamente o verbalmente: nel primo caso, il bullo picchia la vittima, la prende a calci e pugni, la spinge, le sottrae oggetti; nel secondo caso, la deride, la minaccia, la offende e la insulta. Il bullismo indiretto, invece, è detto anche psicologico e per questo meno evidente e complesso da individuare, ma altrettanto dannoso per la vittima. Quest’ultima può essere esclusa dal gruppo dei pari e isolata oppure possono essere diffusi pettegolezzi sul suo conto, tutti comportamenti che danneggiano le sue relazioni con gli altri (Smith et al., 2013).

Nei primi anni Duemila, in corrispondenza degli avanzamenti tecnologici emerge una nuova forma di questo fenomeno rappresentato da casi di bullismo perpetrati in rete tramite e-mail, chat room e servizi di messaggistica istantanea (Finkelhor, Mitchell, & Wolak, 2000). Nasce così la nuova etichetta linguistica di cyberbullismo (Bauman, 2007).

Anche in questo caso, come per il bullismo tradizionale, manca una definizione univoca del cyberbullismo, in parte perché è un fenomeno ancora piuttosto recente, ma anche perché è caratterizzato da un’ampia gamma di comportamenti specifici (Tokunaga, 2010).

Per esempio, Smith e collaboratori (2011)...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher claudia.cnt1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia giuridica e investigativa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi della Campania "Luigi Vanvitelli" o del prof Sorrentino Anna.
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