-CENNI STORIA ARCHIVI-
Per storia dell'archivistica si intende la riflessione condotta dagli intellettuali prima,
e poi dagli archivisti, intorno alla realtà degli archivi. Tale riflessione, che si basa sulla
considerazione dell'identità ontologica di che cosa sia l'archivio e quali siano le sue
funzioni all'interno del contesto della civiltà umana, nacque a partire dall'età antica e
si sta protraendo finora con lo sviluppo delle tecnologie informatiche nella
sua declinazione digitale.
Gli archivi, intesi come testimonianza dell'attività umana, sono sempre esistiti in
quanto l'archivio serve all'uomo per la sua attività quotidiana. Le prime testimonianze
di archivio risalgono all'epoca dei Sumeri (III millennio). I Sumeri, infatti, furono un
popolo che si legarono in civiltà stabile, svilupparono la scrittura e avevano necessità
di lasciare testimonianza delle loro attività quotidiane (come i commerci, esercizi
contabili). Ne sono testimonianza le collezioni di tavolette scoperte a Nippur (ca
30.000) databili intorno al II millennio a.C.
Nell'età classica si passò a supporti più agili e leggeri (papiro, pelle, pergamena), ma
anche più volatili, tanto che la stragrande maggioranza degli archivi egiziani, greci e
romani è oggi perduta. Restò però l'uso di registrare alcuni avvenimenti di massima
importanza su supporti più duraturi, come le incisioni su lastre di marmo o di pietra,
per salvaguardarne la memoria in eterno (epigrafia).
Alto Medioevo: in seguito al crollo dell'Impero Romano d'Occidente e la confusione
generata dagli sconvolgimenti sociopolitici successivi, la documentazione prodotta
durante l'Alto Medioevo è alquanto esigua: da un lato, furono prodotti pochi documenti
(o se ne sono conservati pochi) da parte delle cancellerie dei regni romano-barbarici;
dall'altro, i sovrani e anche le autorità ecclesiastiche locali (vescovi, abati) avevano
l'abitudine di portare con sé la documentazione archivistica, delineando così la
archivi itineranti,
nozione di concezione che rimarrà in uso fino al XII secolo.
Il Basso Medioevo vede anche una progressiva emancipazione dell'elemento laico
rispetto a quello ecclesiastico nella produzione del patrimonio documentario e
culturale in senso lato: le nuove istituzioni comunali, sorte in Italia a parte dal XII
secolo, avevano bisogno di tenere in ordine quanto prodotto dai vari uffici. Di
conseguenza, nacquero gli archivi comunali che si sarebbero poi sviluppati
successivamente nelle istituzioni signorili e che andranno a confluire, negli attuali
Archivi di Stato, nelle sezioni preunitarie. All'epoca comunale risalgono anche i primi
regolamenti sulle gestione degli archivi pubblici.
Al fianco delle istituzioni comunali, nacquero in questo periodo figure addette alla
notari,
conservazione dei documenti, i che ordinavano e custodivano il materiale
proveniente dagli uffici comunali, rendendolo disponibile per la fruizione dei funzionari
pubblici e dei privati cittadini che avessero un interesse pertinente. Si può dire che agli
inizi del Trecento quella del notaro-archivista fosse già una professione ben definita e
qualificata
Con l'inizio dell'età moderna e la formazione delle monarchie nazionali, gli archivi
diventarono necessari ai fini dell'esercizio del potere e della consultazione dei
documenti da parte dei sovrani. Gli archivi in quest'epoca furono definiti dei veri e
arsenal de l'autorité),
propri "arsenali del potere" (o cioè strumenti a disposizione del
sovrano, e crescono in funzione dell'attività del governo. Gli archivi vengono perciò
tenuti segreti, affidati a funzionari di fiducia del sovrano: non erano assolutamente
concepiti per essere consultati, in quanto contenevano i segreti di Stato delle
monarchie. Di archivi "reali" ne nacquero parecchi in Europa dopo il Medioevo, tra i
quali si ricordano principalmente:
-Archivio generale di Castiglia: istituito da Carlo V nel 1540.
-Archivio di corte a Vienna Archivio di Stato Austriaco),
(oggi istituito nel 1749 da Maria
Teresa.
-Archivio di Corte a Torino, oggi sede dell'Archivio di Stato di Torino. Progettato nel
1731-33 e voluto da Carlo Emanuele III.
-Archivio napoleonico di Parigi. Napoleone Bonaparte intendeva far confluire
al Louvre tutti i documenti dei territori facenti parte dei territori imperiali.
Gli archivi ecclesiastici. Tra le varie disposizioni disciplinari emanate dal Concilio di
Trento (1545-1563) v'era quella di obbligare sia i parroci che i vescovi di tenere degli
archivi ecclesiastici per controllare la popolazione cattolica. Da quel momento in poi, i
parroci o i loro fiduciari dovevano tenere dei registri in cui annotare i battesimi,
i matrimoni e i funerali. Qualche decennio più tardi, anche il Vaticano decise di istituirsi
di un "Archivio di Stato": Paolo V (1605-1621) decise infatti di creare, al fianco
archivium vetus
del (costituito da documenti provenienti dalla Biblioteca Apostolica
novum
Vaticana, dalla Camera Apostolica e dall’Archivio di Castel Sant’Angelo), un
archivium che raccogliesse le carte di governo dello Stato della Chiesa. Si trattava del
Archivio Segreto Vaticano
nucleo di quello che verrà chiamato successivamente ,
Cum nuper
fondato ufficialmente con il breve del 31 gennaio 1612.
A partire dal tardo 500, alcuni studiosi cominciarono a ragionare riguardo al
funzionamento degli archivi, dando origine alla scienza che ha per oggetto lo studio
del funzionamento del materiale depositato negli archivi, ovvero l'archivistica. Il primo
trattato risale al 1571, allorché l'erudito tedesco Jakob von Rammingen pubblicò
Von der Registratur,
a Heidelberg il testo anche se furono gli italiani, nel XVII secolo, a
fornire il più nutrito contributo alla manualistica degli albori dell'archivistica.
Fondamentale per la struttura dell'archivio in Italia è il lavoro del vescovo Baldassarre
De archivis liber singularis
Bonifacio (1584-1659) intitolato (1632), in cui tratta della
conservazione e del corretto ordinamento degli archivi "chiusi", cioè non destinati a
ricevere ulteriore documentazione, sottolineando al contempo il valore giuridico-
probatorio e quello di memoria storica propria degli archivi. Altrettanto importanti sono
(Commentarius de archivis antiquorum,
i lavori di Albertino Barisoni che vide però la
Methodus archivorum sive
"luce editoriale" solo nel 1737) e quello di Niccolò Giussani,
modus eadem texendi ac disponendi (1684) ove delinea una triplice divisione
dell'archivio «per corpus, classes et seriem».
memoria di autodocumentazione
Nel corso dell'Ottocento, l'archivio da (ovvero ha
una funzione esclusivamente pragmatico-amministrativa per il soggetto produttore)
fonte della memoria collettiva:
diventa i documenti, quando smettono di funzionare
per il soggetto che lo produce, assumono un'importanza storica agli occhi di altre
in primis
persone, gli studiosi, che non l'hanno prodotto. In quest'ottica, già a partire
dagli ultimi decenni del XVIII secolo, gli archivi furono aperti al pubblico.
Nel 1860 a Torino si istituì la Direzione degli archivi generali del Regno e Archivio
centrale che nel 1862 divenne Direzione generale centrale e nel 1870 verrà soppressa.
Dopo l’unificazione del Regno (1861) la questione degli archivi viene considerata dalle
autorità di governo in rapporto ai principi di unificazione amministrativa: negli Stati
preunitari gli archivi potevano trovarsi nell’ambito dell’amministrazione dell’Interno o
dell’Istruzione. La commissione istituita nel marzo 1870 e presieduta da Luigi Cibrario
per esaminare la questione degli archivi, stabilisce che la gestione delle fonti
preunitarie e degli archivi prodotti dagli organi centrali e periferici dello Stato italiano
debba essere conferita al ministero dell’Interno.
Nel 1874 viene istituito il Consiglio per gli Archivi, la cu funzione era essenzialmente
consultiva. Vengono anche istituite 10 soprintendenze con circoscrizioni che
sommariamente riproponevano l’ambito territoriale degli Stati preunitari: ciascuna
soprintendenza comprendeva diversi Archivi di Stato e svolgeva compiti di
coordinamento e direzione tecnico-archivistica e di vigilanza su archivi di enti locali.
Nel 1871 venne istituito l’Archivio di Stato di Roma nel quale confluì gran parte della
documentazione dell’ex Stato pontificio e a quale vennero attribuite anche funzioni di
Archivio del Regno che verrà sostituito nel 1953 con la creazione dell’Archivio centrale
di Stato.
Nel 1939 fu approvata la prima legge in materia di archivi con la quale si
stabiliva che in ogni provincia si dovesse istituire un Archivio di Stato nelle ex città
capitali, e una sezione di Archivio di Stato nelle altre; inoltre il Consiglio per archivi
diventa Consiglio superiore degli archivi.
Nel 1962 viene approvata una legge che delega il governo ad emanare le norme
sull’ordinamento e sul personale degli archivi. Approvato l’anno successivo, è noto
come “legge archivistica del 1963”:
-Istituisce la Direzione generale degli Archivi di Stato, articolata in 4 divisioni (Affari
generali; Affari archivistici statali; Affari archivistici non statali; Tecnologie); un Ufficio
studi e pubblicazioni; il Centro di fotoriproduzione, legatoria e restauro
-Al Consiglio superiore degli archivi erano attribuite funzioni consultive;
-La Giunta superiore degli archivi fungeva da consiglio di amministrazione per il
personale direttivo.
-In tutte le province venne stabilita l’istituzione di un Archivio di Stato con 40 sezioni
nei comuni in passato sede di uffici dello Stato
-Non si fece più riferimento alle sottosezioni.
-Confermate funzioni di vigilanza sugli archivi degli enti pubblici territoriali e non e
sugli archivi privati, affidate alle soprintendenze archivistiche.
Con un decreto legge del 1974 fu istituito il ministero per i Beni culturali e ambientali.
Fu inclusa anche la Direzione generale degli Archivi di Stato, proveniente dal ministero
dell’Interno al quale rimanevano competente in materia di consultabilità dei
documenti riservati.
Nel 1998 il ministero si trasforma in Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Presso il
ministero è creato un Istituto centrale per gli archivi, con compiti di definizione degli
standard per l’inventariazione e la formazione degli archivi, di ricerca e studio, di
applicazione delle nuove tecnologie.
L’Ufficio centrale per i beni archivistici riassume la denominazione di Direzione
generale per gli archivi. Le articolazioni interne delle direzioni generali sono chiamate
servizi invece che divisioni. Gli Archivi di Stato svolgono funzioni di:
1. Tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio archivistico dello Stato
2. Sorveglianza su archivi correnti e di deposito degli organi centrali e periferici dello
Stato
3. Compiti relativi al trattamento e comunicazione dei documenti riservati
4. Attività di promozione, conservazione, ordinamento e inventariazione dei
documenti, studio e ricerca, di didattica e di valorizzazione anche con convenzioni con
enti pubblici e istituti di studio e di ricerca.
Il ministero per i Beni e le att culturali viene riorganizzato nel 2004 con la soppressione
del Segretariato generale e l’istituzione di 4 dipartimenti = dei beni culturali e
paesaggistici; dei beni archivistici e librari; di ricerca, innovazione e organizzazione; di
spettacolo e sport.
Nel 2007 viene creato un nuovo regolamento in cui vengono soppressi i dipartimenti e
si ricostituisce il segretario generale, che coordina le attività delle direzioni centrali e
regionali. Le soprintendenze archivistiche e gli archivi di stato ora dipendono dalle
direzioni regionali, ma l’archivio di stato ha una sua autonomia particolare.
-L’AMMINISTRAZIONE ARCHIVISTICA E LE FUNZIONI DEI VARI ORGANI-
L’archivio centrale dello stato e gli archivi di stato. Entrambi hanno il compito di
conservazione dei documenti prodotti dagli uffici statali centrali e periferici.
L’ACS è un istituto del ministero della cultura dotato di autonomia speciale. Ha sede a
Roma ed è quello che ha sostituito il precedente Archivio del Regno. È retto da un
sovrintendente e è organizzato in: Consiglio di amministrazione, Collegio dei revisori e
dei conti, Consiglio scientifico.
Funzione dell’ACS:
-Conserva archivi e documenti, su qualunque supporto, degli organi centrali dello
Stato unitario e di enti pubblici di rilievo nazionale e di privati che lo Stato abbia in
proprietà o in deposito;
-Garantisce la consultabilità della documentazione conservata;
-Esercita la sorveglianza sugli archivi in formazione degli organi centrali dello Stato;
-Costituisce deposito degli archivi digitali degli organi centrali dello Stato e degli atti di
stato civile per l’intero territorio nazionale;
-Istituisce corsi di formazione e addestramento e tirocini formativi, organizzati anche
d’intesa con l’Università e la Scuola Nazionale dell’Amministrazione, nell’archivistica
applicata agli archivi contemporanei, con particolare riferimento all’archivistica
Corso di Alta Formazione in Archivistica
informatica. Ha istituito allo scopo il
Contemporanea;
-Promuove e organizza convegni e dibattiti scientifici, a carattere nazionale e
internazionale, sui temi riguardanti i suoi compiti istituzionali;
-Organizza mostre ed eventi per valorizzare il patrimonio documentale conservato;
-Svolge attività editoriale relativa al settore di competenza anche mediante
pubblicazioni scientifiche che valorizzino i risultati delle ricerche effettuate.
Gli Archivi di Stato sono in totale 100 in Italia, in ogni capoluogo di provincia, e sono
gestiti dalla Direzione Generale Archivi. Sono archivi di concentrazione, cioè
conservano testimonianze documentarie da più provenienze. Le loro funzioni sono:
-conservazione, tutela e valorizzazione del patrimonio documentario degli organi
periferici dello Stato (ad es.: Prefetture, Questure, Direzioni Regionali dei ministeri,
ecc.), ossia tutti gli uffici dipendenti direttamente dai ministeri;
-i documenti degli organi giudiziari e amministrativi dello Stato non più occorrenti alle
ordinarie esigenze del servizio e acquisiti ai sensi dell'articolo 41 del Codice dei Beni
Culturali e del Paesaggio;
-tutti gli altri archivi e singoli documenti che lo Stato abbia in proprietà o in deposito
per disposizione di legge o per altro titolo;
-esercitano la sorveglianza mediante la partecipazione alle commissioni istituite (ai
sensi dell'art. 41 del Codice) sugli archivi correnti e di deposito degli organi
amministrativi e giudiziari dello Stato e sulla gestione dei flussi documentali,
qualunque ne sia il supporto, anche in base alla normativa vigente in materia di
riproduzione sostitutiva di documenti digitali e gestione elettronica dei documenti;
-esplicano funzioni relative al trattamento e la comunicazione dei documenti riservati;
-svolgono attività di promozione;
-curano lo studio, la ricerca, l'ordinamento, l'inventariazione, la riproduzione e
conservazione dei documenti conservati.
Presso gli Archivi di Stato sono conservati gli incartamenti prodotti dalle
amministrazioni degli Stati pre-unitari.
Le Soprintendenze Archivistiche
Esistono in ogni regione e anche questi rispondono alla direzione generale.
Le s.a. si occupano degli archivi non statali. L'attività della soprintendenza consiste
nella vigilanza e nella tutela degli archivi di enti ed organismi pubblici territoriali
(Regioni, Province e Comuni) e non territoriali, di quelli privati reputati di interesse
storico, esistenti nella regione; svolge inoltre attività di accertamento delle loro
condizioni di conservazione, di progettazione e promozione dei loro inventari allo
scopo di garantirne la consultazione e la valorizzazione. Attualmente le attività
sopracitate si estendono anche al patrimonio bibliografico. Anche il patrimonio
costituito dagli archivi privati-familiari, personali, imprenditoriali, di istituzioni di varia
natura, è molto ricco. La legge archivistica impone al privato l'obbligo di denunciare
alla Soprintendenza archivistica il proprio archivio se contenga documenti anteriori agli
ultimi 70 anni. I soprintendenti possono anche di propria autonoma iniziativa
dichiarare "l'interesse storico particolarmente importante" degli archivi privati: a
seguito di tale dichiarazione sorgono per i privati particolari divieti e obblighi connessi
Codice dei beni culturali e del paesaggio
al regime vincolistico previsto dal in materia
di protezione, conservazione e circolazione dei beni culturali.
Organismi Internazionali
La direzione generale archivi cura i rapporti internazionali con alcuni organismi:
ICA (International Council of Archivies), organizzazione internazionale fondata nel 49
presso l’unesco che ha sede a Parigi. Questa istituzione è il più importante organo
internazionale in campo archivistico, che ha come scopo il collegamento tra le singole
entità nazionali, senza però imporre normative da applicarli a livello sovranazionale.
Tra i fini ci sono l'assicurare la conservazione, la fruizione e la valorizzazione del
patrimonio archivistico mondiale.
Vi partecipano le istituzioni archivistiche nazionali, regionali, locali, pubbliche e
private, le associazioni professionali di categoria, alcuni archivisti a titolo individuale e
membri d'onore: la sua struttura è quindi molto articolata.
Il governo del consiglio è affidato a un'assemblea generale, dotata di segretariato
generale, di una Conferenza internazionale della tavola rotonda degli archivi e di un
comitato esecutivo. Il comitato organizza ogni quattro anni un comitato per la
valutazione del programma e un comitato organizzatore del congresso internazionale.
-DEFINIZIONI -
ARCHIVIO: Nel Codice dei beni culturali e del paesaggio (2004) l’archivio viene
definito come un complesso documentario prodotto o acquisito da un ente
nell’esercizio delle sue funzioni e si distingue in archivio corrente, di deposito o storico.
E’ quindi una raccolta di informazioni su supporto (documenti) organizzata e
sistematica, destinata alla conservazione permanente.
Archivio Corrente: corrisponde alla prima fase dell’archivio, ossia al periodo in cui ha
la “nascita” della documentazione che viene conservata perché la sua utilità di
consultazione non è ancora terminata, appunto ancora “corrente”.
Archivio di Deposito: seconda fase di vita dell&rs
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Riassunto esame Archivistica, prof. Twardzik, libro consigliato Storia dell'archivistica italiana, Lodolini
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Riassunto esame Archivistica Generale, prof. Bologna, libro consigliato Storia dell'Archivistica Italiana, Lodolini
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Archivistica generale - Archivistica generale e storia degli archivi
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Storia