relatività ristretta
una panoramica [per tutti]
di Elia Rampi
Queste pagine raccontano una rivoluzione.
Senza troppi tecnicismi, dimostrazioni e calcoli vogliono o rire una panoramica della
teoria della relatività ristretta per far intuire al lettore la portata della rivoluzione.
parte prima: il problema
Per parlare di relatività ristretta (e della sua nascita) dobbiamo partire dalle quattro
equazioni che Maxwell pubblica nella seconda metà del 1800 [in descrizione trovi tutti i
link dei video in cui parlo di queste equazioni].
Le equazioni di Maxwell descrivono tutti i fenomeni elettrici, magnetici ed
elettromagnetici. In particolare prevedono l’esistenza delle onde elettromagnetiche e
spiegano la natura della luce come appunto onda elettromagnetica che si propaga alla
velocità costante di 299792458 m/s, indicata con la lettera c.
Ora, il nostro punto di partenza è questo: il fatto che le equazioni di Maxwell prevedano
una velocità della luce costante e unica è in netto contrasto con un principio
fondamentale della sica classica, attribuito a Galileo e de nito in modo chiaro da
Newton, ovvero che qualsiasi moto è relativo, quindi, ogni velocità è relativa.
Il problema è semplice: se A è l’osservatore fermo e B è l’osservatore che sta correndo
a 4m/s verso la bicicletta che viaggia a 10m/s nello stesso verso,
per l’osservatore A la velocità della bicicletta è 10m/s mentre per l’osservatore B è
[10-4=] 6m/s. Questa è la relatività classica.
Se però sostituiamo la bicicletta con un fascio di luce, le equazioni di Maxwell ci
dicono che questo fascio viaggia a velocità c per entrambi gli osservatori e questo non
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è ammissibile con il principio di relatività classico, secondo il quale se per l’osservatore
A la velocità è c, per l’osservatore B dovrebbe essere c-4m/s.
Quindi nel 1800 abbiamo una teoria dell’elettromagnetismo (di Maxwell) che non è
coerente con la teoria classica della relatività (di Galileo); il problema centrale è la
velocità della luce che per le equazioni di Maxwell è costante e uguale per tutti gli
osservatori, cosa che non è ammissibile per la sica classica di Galileo e Newton.
Maxwell era ben consapevole di questo problema che presentavano le sue equazioni
ma non lo risolve correttamente: Maxwell elimina l’incoerenza con la sica classica
facendo un passo indietro, ipotizzando cioè che l’intero universo fosse pervaso da una
sostanza invisibile e immobile: l’etere. Questo etere permetteva di de nire un sistema
di riferimento privilegiato. Per Maxwell questo sistema era l’unico in cui valevano le sue
equazioni; in tutti gli altri sistemi di riferimento, in moto rispetto all’etere, le equazioni
dovevano essere modi cate.
Pochi anni dopo si scoprirà che non solo Maxwell aveva torto sull’etere ma che
avevano ragione le sue quattro equazioni nel sostenere che la luce abbia la stessa
velocità per ogni osservatore. Le equazioni erano corrette così come Maxwell le aveva
scritte e non richiedevano nessuna modi ca.
Un primo indizio della validità delle equazioni è il fallimento dell’esperimento di
Michelson Morley nel 1887 con cui i due scienziati volevano misurare le variazioni del
moto della luce attraverso l’etere, ma di variazioni non ne trovarono: la luce sembrava
propagarsi sempre con la stessa velocità così come suggerivano le equazioni di
Maxwell.
Per risolvere questo con itto tra la sica classica di Galileo e Newton e le equazioni di
Maxwell era necessaria una nuova teoria della relatività.
A intuirlo è il giovane Albert Einstein che all’età di 16 anni, nel 1895 inizia a ri ettere su
questo problema di come conciliare l’elettromagnetismo con la relatività del moto.
Dieci anni dopo, nel giugno del 1905, il problema è risolto. Einstein pubblica l'articolo
"Sull'elettrodinamica dei corpi in movimento" in cui descrive una nuova teoria della
relatività: la teoria della relatività ristretta (o relatività speciale).
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Questa teoria non è in contrasto con la sica classica, anzi, la comprende come caso
particolare, come situazione limite per basse velocità. La relatività ristretta infatti
descrive il mondo del "molto veloce", dove i corpi hanno velocità elevate; se le velocità
sono basse questa teoria si riduce alla sica classica. La sica classica è quindi un
caso particolare della relatività ristretta.
parte seconda: l'articolo
Albert Einstein nel suo articolo del 1905 "Sull'elettrodinamica dei corpi in movimento"
spiega come l'applicazione della teoria dell'elettromagnetismo di Maxwell ai corpi in
movimento generi delle contraddizioni nella descrizione dei fenomeni e presenta una
nuova teoria, la teoria (come abbiamo già detto) della relatività ristretta o speciale.
I postulati classicamente inconciliabili su cui si basa la teoria sono due:
Il primo, che verrà chiamato principio di relatività, dice che le leggi della natura sono le
stesse in tutti i sistemi di riferimento che si muovono a velocità costante (quindi non
può esistere un sistema privilegiato come quello dell'etere).
E il secondo: la luce si propaga a velocità c per ogni osservatore.
Per conciliare questi due principi è necessario mettere in discussione la nostra
concezione del tempo e dello spazio. Cerchiamo di capire perché con un esempio
semplice.
parte
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Relatività
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Relatività, quesiti teorici (1)
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Relatività, quesiti teorici (2)
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Relatività, forza e accelerazione