MARX
Filosofo del socialismo, un classico della cultura generale. Egli riafferma la concretezza
dell’esistenza umana, prodotto di dinamiche sociali e materiali (non il riflesso dello sviluppo di
un principio spirituale universale). PROGRAMMATICA ATTENZIONE VERSO L’UOMO.
Marx è ricordato come ‘scienziato’ e ‘rivoluzionario’, fu un instancabile militante politico. Il
principio che ha ispirato la sua intera esistenza, sulla scia di un progetto di emancipazione
dell’essere umano: “i filosofi hanno finora interpretato il mondo in modi diversi; si tratta ora di
trasformarlo”.
BIOGRAFIA
Nato nel 1818 a Treviri (Germania sud-occidentale) da genitori ebrei, i quali aderiranno al
luteranesimo per non ricevere discriminazioni. Frequenta a Bonn la facoltà di giurisprudenza,
spostandosi poi a Berlino, per compiacere il padre, ma conduce una vita dedita al
divertimento.
Dall’epistolario emerso tra Karl e la fidanzata Jenny von Westphalen emerge un enorme
legame sentimentale ed intellettuale: compagna preziosa, lo segue in ogni sua battaglia
politica e cerca di far fronte alla situazione economica familiare.
Nel 1838, morto il padre, abbandona gli studi giuridici per quelli filosofici ed entra in contatto
con un “club dei dottori”, gruppo della sinistra hegeliana (Max Stirner, Ludwig Feuerbach,
Friedrich Engels): nel 1841 si laurea a Jena con la tesi “Differenza tra la filosofia della natura di
Democrito e quella di Epicuro”.
Dopo l’arresto dell’amico Bruno Bauer, docente di teologia a Bonn (università allineata alla
politica reazionaria), Marx abbandona l’idea dell’insegnamento e si dedica al giornalismo
politico. Capo-direttore della “Gazzetta renana”, rivendica la libertà di stampa, l’uguaglianza
dei diritti, l’emancipazione dei cittadini alla vita pubblica.
Nel 1843 si trasferisce a Parigi, dove collabora agli “Annali franco-tedeschi” e consolida la sua
amicizia con Engels. Dopo l’uscita di tale e unico numero, prende le distanze dall’orizzonte
liberal-democratico e dall’hegelismo con due saggi: “Sulla questione ebraica” e “Per la critica
della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione”. Durante questi anni si dedica voracemente
allo studio e con la nascita della prima figlia iniziano i problemi economici. Nel 1845 viene
espulso dalla Francia e si stabilisce a Bruxelles, dove vige il divieto di svolgere attività politica.
Rinuncia poi alla cittadinanza prussiana, diventando apolide.
Con l’opera “La sacra famiglia” segna il ripudio dell’hegelismo di sinistra, dai caratteri di una
rivoluzione semplicemente pensata. Le “Tesi su Feuerbach” rappresentano poi il definitivo
distacco.
In seguito alla pubblicazione di alcune opere politiche, viene espulso anche dal Belgio e si
trasferisce a Colonia, dove fonda la “Nuova gazzetta renana” e si schiera in favore del
movimento operaio internazionale. Nuovamente espulso, si rifugia adesso a Londra, dove vive
in condizioni di estremo disagio e povertà nei quartieri urbani della città.
Nel 1853 decide di dedicarsi soltanto agli studi, dichiarando estraneità a qualsiasi partito
politico. Tale inattività viene interrotta circa un decennio dopo, nel 1864 con la sua imponenza
nella Prima Internazionale (la prima associazione internazionale dei lavoratori, creata a Londra
per instaurare un legame tra operai e sostenitori delle varie teorie socialiste. Sciolta nel 1876
in seguito a conflitti interni). Le parole chiave sono 3: CONOSCENZA, ORGANIZZAZIONE e
LOTTA DI CLASSE. Marx si concentra principalmente sulla necessità di una conoscenza teorica
dei meccanismi del capitalismo, base della rivoluzione proletaria.
Nel 1866 pubblica il primo volume de “Il capitale. Critica dell’economia politica”. Testo dove
confluiscono un certo rigore scientifico, ma anche tormento e fatica materiale. Il secondo e il
terzo volume sono pubblicati postumi dall’amico Engels.
Nel 1875 su tiene a Gotha il congresso di riunificazione dei due partiti socialisti tedeschi:
marxista e riformista democratico.
Trascorre gli ultimi anni nella sofferenza dopo la morte della moglie e della figlia, si spegne nel
1883.
I CARATTERI FONDAMENTALI DEL SUO PENSIERO
Il marxismo si pone come un’analisi globale della società e della storia, investendo l’intero
assetto del capitalismo, il mondo borghese. È impossibile da rinchiudere in un semplice
scompartimento, “Economia”; “filosofia”, “storia”, sono incapaci di contenere la piena
essenza di un’”energia totalistica”, che abbraccia diversi settori dello scibile umano. Il
marxismo è la tendenza ad indagare il fatto sociale nell’unità organica delle sue
manifestazioni.
Il movimento è anche caratterizzato dall’impegno pratico, che fornisce un’interpretazione
dell’essere umano e si presenta come un impegno di trasformazione rivoluzionaria. Marx
perseguì infatti l’ideale dell’unione tra teoria e prassi: punto chiave che lo distacca da Hegel, il
tradurre in atto l’incontro tra realtà e razionalità.
Sono tre le influenze culturali sintetizzate alla base del suo pensiero, secondo Engels:
- La filosofia tedesca classica (Hegel, Feuerbach);
- L’economia politica borghese (Smith);
- Il pensiero socialista (Saint-Simon, Proudhon).
LA CRITICA DEL “MISTICISMO LOGICO” E DEL GIUSTIFICAZIONISMO DI HEGEL
Il rapporto tra i due filosofi è assai complesso, c’è chi sostiene continuità e chi rottura. È
comunque innegabile che l’hegelismo abbia esercitato un notevole influsso, infatti “Il pensiero
di Marx deve essere compreso a partire da quello di Hegel”.
Uno dei testi da analizzare è sicuramente la “Critica della filosofia del diritto di Hegel”.
Possiamo distinguere un momento filosofico-metodologico e uno storico-politico.
PRIMO MOMENTO
Secondo Marx Hegel trasforma le realtà empiriche in manifestazioni necessarie dello Spirito.
Per esempio, invece che limitarsi a dire che esiste la monarchia in certi ordinamenti storici,
egli afferma che lo Stato presuppone una sovranità che si incarna nel monarca (sovranità
statale personificata). E dato che se necessario, un qualcosa è anche razionale, si deduce la
logicità del monarca= razionalità politica in atto.
È questo il misticismo logico per Marx; le istituzioni diventano allegorie di una realtà spirituale
occultata dietro esse. In tal modo l’idealismo fa del concreto la manifestazione dell’astratto e
dunque REALTA’= MANIFESTAZIONE DELLO SPIRITO.
Marx indica poi un proprio metodo “trasformativo”, riconoscendo di nuovo ciò che è
veramente soggetto e ciò che è veramente predicato. Oltre che fallace, il metodo di Hegel
tende a santificare la realtà esistente, diventata di fatto manifestazione razionale e necessaria
dello spirito. Per cui si trasforma in accettazione delle istituzioni statali vigenti e sostegno di
posizioni reazionarie.
Ciò non toglie che Marx abbia riconosciuto alcuni meriti ad Hegel: concezione della realtà
come totalità storico-processuale, un insieme di elementi concatenati e di opposizioni
(prospettiva dialettica).
LA CRITICA DELLO STATO LIBERALE MODERNO
Alla base della sua teoria vi è la critica globale della civiltà moderna dello Stato liberale. Marx
parte dalla convinzione che la categoria del moderno si identifichi con la “scissione”,
concretizzata nella frattura tra società civile e Stato.
Nella pòlis greca l’individuo si trovava in una “unità sostanziale” con la comunità e non vi
erano differenze tra ego privato e pubblico. Oggi, invece, l’uomo moderno è costretto a vivere
due vite: “In terra” come “borghese” (ambito dell’egoismo e interessi particolari); “in cielo”
come “cittadino” (sfera dello Stato e dell’interesse comune).
Il cielo dello Stato è, tuttavia, illusorio: lo Stato non è un organo che persegue interessi
comuni, poiché è assorbito dalla società civile che lo rende uno strumento delle classi più forti
per i propri interessi. La proclamazione dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti allo Stato è
DI FATTO l’affermazione che le disuguaglianze esistono. La società moderna è: egoismo,
fratellanza e universalità “illusorie”. Sfocia nell’individualismo e nell’atomismo, nella
separazione del singolo dal tessuto comunitario.
Tale situazione era pure stata legalizzata dalla Rivoluzione Francese, con la libertà individuale
e la proprietà privata, che proiettavano una società strutturalmente a-sociale.
Pertanto Marx rifiuta ogni aspetto della civiltà liberale, compreso il principio della
rappresentanza (presuppone la scissione tra individuo e Stato) e della libertà individuale.
Possiamo comprendere tale critica solo se afferriamo ciò che è per Marx l’ideale di società:
democrazia “sostanziale” o “totale”, compenetrazione tra individuo e comunità: “ciascuno è
realmente solo un momento dell’intero démos”.
Marx si chiede come sia possibile pensare che la burocrazia, espressione dei particolarismi
della società civile, persegua fini universali. È convinto che una comunità solidale possa
essere realizzata solo tramite l’eliminazione delle reali disuguaglianze esistenti tra gli uomini,
eliminando il fondamento di ogni disuguaglianza: la proprietà privata.
Per tradurre nel concreto questa democrazia autentica (=società comunista) Marx propone il
ricorso al suffragio universale negli Annali, invita poi alla rivoluzione sociale il cui soggetto
esecutore è il proletariato. Classe perfetta per realizzare la democrazia comunista: è ricca solo
della prole e vive nelle condizioni sofferenti prodotte dalla borghesia. Dunque, all’ideale
dell’emancipazione politica egli contrappone l’emancipazione umana, che mira ad una
formale.
uguaglianza SOSTANZIALE e NON
LA CRITICA DELL’ECONOMIA POLITICA BORGHESE
I “Manoscritti economico-filosofici” segnano l’accostamento di Marx verso l’economia politica,
applicando quegli schemi utilizzati prima in politica.
Nei confronti degli economisti politici inglesi (Smith e Ricardo in primis) assume un duplice
atteggiamento:
- Considera le loro idee come espressione t