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ITALO SVEVO

vero nome: Ettore Schimtz

VITA

Nasce nel 1861 a Trieste, allora territorio dell’impero asburgico, da un’agiata famiglia borghese di

origine ebrea. Il padre era un commerciante in vetrami.

L’autore intraprese studi commerciali, per volere del padre, per poi intraprendere una carriera

commerciale.

Andò poi a studiare in Germania, dove si dedicò allo studio di materie sempre legate al mondo del

commercio e imparò perfettamente la lingua tedesca. Sempre in Germania si appassionò alle

letture di scrittori tedeschi, dimostrando il suo interesse letterario.

Successivamente torno a Trieste, dove consolidò la sua aspirazione nel divenire scrittore:

cominciò così a comporre testi drammatici. Collaborò al giornale di Trieste “L’indipendente”.

Successivamente, in seguito ad un investimento sbagliato, il padre fallì. Svevo conobbe così

l’esperienza della declassazione, passando dall’agio borghese ad una condizione di ristrettezza.

Fu costretto a cercare lavoro e divenne impiegato presso la banca di Vienna.

Il lavoro per svevo era opprimente, per questa ragione cercava un’evasione nella letteratura.

Si dedicò alle prime opere narrative scrivendo alcune novelle e progettando il suo primo romanzo:

“Una vita”.

Quando morì la madre, al suo funerale incontrò una cugina: Livia Veneziani. Si innamorò e si

sposò con lei.

Questo matrimonio segnò una svolta fondamentale nella vita di Svevo.

In primo luogo sul piano psicologico= Svevo che si considerava di fatto un inetto, quindi

caratterizzato da in nite insicurezze, arrivò nalmente a coincidere con quella gura virile che gli

pareva irraggiungibile ovvero il padre di famiglia.

Ma ci fu una svolta anche sulla sua condizione sociale= I Veneziani erano facoltosi industriali,

proprietari di una fabbrica di vernici. Così Svevo, per uscire dalle ristrettezze in cui viveva,

abbandonò l’impiego alla banca ed entrò nella ditta dei suoceri. Ciò rappresenta un salto di classe

sociale: da una condizione di piccolo borghese e si trovò ad occupare l’alta borghesia, e

soprattutto da intellettuale si trasformò in dirigente d’industria.

I suoi orizzonti si allargarono poiché per lavoro dovete compiere numerosi viaggi in Francia e

Inghilterra. Entrò così a contatto con un mondo diverso rispetto al mondo intellettuale in cui era

vissuto sino allora: Venne a contatto con un solido mondo borghese, in cui ciò che contava erano

gli a ari e il pro tto.

Una volta diventato uomo d’a ari e dirigente industriale, lasciò l’attività letteraria guardandola

addirittura come un qualcosa che potesse compromettere la sua nuova vita attiva e produttiva.

[in una pagina di diario a erma proprio che hai eliminato dalla sua vita quella ridicola e dannosa

cosa che si chiama letteratura].

Svevo prova il senso di colpa dell’intellettuale, che si sente super uo in un’età di trionfo

industriale dove il guadagno è l’unica cosa importante. Dunque Svevo decise di lasciare

momentaneamente la letteratura per dedicarsi al campo dell’industria.

In realtà Svevo non abbandona mai la letteratura in modo de nitivo, anche per il fatto che lui vede

la scrittura come un bisogno pratico. Poiché per svevo la scrittura è un mezzo per capirsi meglio.

Negli anni tra l’ingresso nell’attività industriale e lo scoppio della prima guerra mondiale si

veri cano due eventi molto importanti per la formazione di Svevo:

• L’incontro con James Joyce: Quest’ultimo esule dall’Irlanda si ritrovava a Trieste come

insegnante, Svevo prese da lui lezioni di inglese. Tra i due nacque una stretta amicizia. Svevo

fece leggere a Joyce i suoi due romanzi pubblicati ottenendo l’incoraggiamento a proseguire la

sua attività letteraria

• L’incontro con la psicoanalisi: attraverso Freud l’autore entrò a contatto delle teorie

psicoanalitiche

La guerra gli o rì l’occasione per far riemerge pienamente in lui i suoi interessi letterari.

Poiché la fabbrica di vernici fu requisita, dunque svevo si trovò libero dal lavoro e poté riprendere

la sua attività intellettuale.

Da qui iniziò la stesura del suo terzo romanzo: la coscienza di Zeno.

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Quando venne pubblicato, come era già avvenuto per i due romanzi precedenti, ancora una volta

l’opera non ottenne fama.

Svevo stanco di questa situazione decise di mandare il romanzo a Parigi all’amico Joyce,

quest’ultimo si adoperò per sottoporlo all’attenzione degli intellettuali francesi. Da qui svevo arrivo

ad acquistare grande fama in Francia, e successivamente in Europa.

Mentre in Italia continua a non ottenere il successo meritato.

Negli anni successivi progettò un quarto romanzo, che aveva sempre come protagonista Zeno.

ASPETTO INTELLETTUALE DI SVEVO, CONTESTO

La gura di Svevo appare profondamente diversa da quella del tradizionale letterato italiano.

Perché? Sicuramente per l’ambiente in cui si è formato e l’origine ebrea.

Trieste, che non faceva parte all’epoca dello Stato italiano, è una città di con ne in cui

convergono tre civiltà: quella italiana, quella tedesca, quella slava. Dunque è una fusione di popoli

e di culture diverse.

Lo scrittore stesso, utilizzando lo pseudonimo letterario di Italo Svevo, e vuole evidenziare come

in lui siano egualmente presenti sia la cultura italiana e sia quella tedesca.

Non bisogna poi dimenticare che Svevo, pur non essendo religioso, apparteneva ad una famiglia

ebraica e ciò in uisce nella scrittura dell’autore. Infatti nella gura dell’inetto, centrale nella sua

opera, si proietta la condizione dell’ebreo nella civiltà europea.

L’ambiente in cui si forma permette a Svevo di assumere una prospettiva più ampia di quella di

tanti scrittori italiani del suo tempo, ma soprattutto gli consente uno stretto rapporto con la cultura

mitteleuropea (= cioè quella dell’Europa centrale, di cui l’impero asburgico era il fulcro).

Trieste, oltre ad essere un crocevia di culture, è anche una città fondamentalmente commerciale.

Anche nell’ambito sociale Svevo non coincide con la gura tradizionale dello scrittore italiano.

Questo perché lo scrittore italiano rappresenta il letterato puro, la cui attività dominante è la

letteratura (oppure al massimo svolgeva una professione intellettuale come il professore o il

giornalista). Svevo invece fu prima impiegato di banca e poi dirigente d’industria, dunque la

scrittura non fu la sua vera professione.

Per di più, durante un periodo della sua vita, la letteratura fu messa da Svevo ai margini della sua

vita e persino guardata con di denza.

Inoltre la formazione di Svevo non fu rigorosamente umanistica, come era tipico del letterato

italiano, i suoi studi infatti furono commerciali. La sua cultura letteraria la acquisisce da

autodidatta, attraverso letture personali.

CULTURA DI SVEVO

Alla base dell’opera letteraria di Svevo vi è una grande cultura loso ca. Egli fu in uenzato da più

loso :

• Schopenauer: contrapposizione tra personaggi sognatori e personaggi forti, tendenza

all’autoinganno, immutabilità del carattere umano

• Nietzsche: pluralità dell’io

• Darwin: teoria della selezione naturale, e della lotta per la vita (il più forte vince sul più debole)

E nonostante la sua ammirazione per questi loso , svevo tende ad utilizzarli in modo critico:

come strumenti conoscitivi che forniscono risposte alle sue personali esigenze.

Infatti nei suoi romanzi, svevo vuole smascherare gli autoinganni dei suoi personaggi. Vuole

smontare gli alibi che essi stessi si costruiscono per occultare ai propri stessi occhi le vere

motivazioni dei propri atti, in modo tale da non pensare ai sensi di colpa e sentirsi innocenti.

Grazie all’in uenza di Darwin, Svevo presenta il comportamento dei suoi personaggi come un

prodotto di leggi naturali. Però nel concreto ha saputo anche riconoscere come quei

comportamenti avessero in realtà le loro radici nei rapporti sociali, e fossero quindi un prodotto

non di natura ma storico.

RAPPORTI CON IL MARXISMO E LA PSICOANALISI

Dalla corrente di pensiero di Marx egli riprende i con itti di classe che caratterizzano la società

moderna. E la consapevolezza che tutti i fenomeni sono condizionati dal contesto sociale di un

determinato periodo.

I con itti profondi dei suoi personaggi non sono con itti dell’uomo individuale, ma del borghese di

un determinato periodo della storia sociale.

Per quanto riguarda la psicoanalisi, svevo non la considerava come una terapia (quindi che

pretendeva di portare alla salute il malato di nevrosi), bensì come puro strumento conoscitivo

capace di indagare più a fondo la realtà psichica di un uomo.

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COS’È PER SVEVO LA SCRITTURA? Per svevo la scrittura è autoanalisi, scrivere è un bisogno ed

è un modo per conoscere se stessi e la realtà che ci circonda.

La scrittura ha un ruolo terapeutico, poiché cura il proprio mal di vivere. Dunque la scrittura per

svevo prende il posto della psicoanalisi, che al contrario non ha capacità curative.

SCRITTORI A CUI SI ISPIRA

Gli autori che ebbero più peso nella formazione di Svevo sono i grandi romanzieri realisti francesi

dell’ottocento: Balzac, Stendhal, Flaubert.

- da Flaubert riprende il bovarismo, Che è una delle caratteristiche dei suoi personaggi dei primi

due romanzi. Alfonso Nitti ed Emilio Brentani sono dei sognatori, che evadono dalla loro vita

quotidiana costruendosi con l’immaginazione una realtà ttizia alt

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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