AUTORI
17 / 17 Ecateo di Mileto
1.
L’opera di Ecateo ci giunge in frammenti, come la maggior parte degli autori della stessa epoca (V secolo).
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Le Genealogie vengono scritte intorno al e a differenza dei poemi epici Ecateo esordisce con il suo nome, con il luogo da cui viene
quindi Mileto e si rivolge ad un pubblico panellenico. Lo stile enunciativo richiama da un parte le iscrizioni dei sovrani orientali e dall’altra
le comunicazioni epistolari.
SOVRANI ORIENTALI > prendiamo come esempio l’iscrizione del re di Persia Dario I che nel monumento rupestre di Behistun
3
l’iscrizione è a lingue: Babilonese, antico-persiano ed elamitico. In questa iscrizione notiamo come Dario parla delle sue imprese e per
rivolgersi al pubblico usa il sigillo < Parla Dario il re >.
COMUNICAZIONI EPISTOLARI > le lettere iniziavano con un prescritto che ricorda il sigillo ecataico: < x dice a y così / x dice a y
queste cose >.
Questo vuol dire innanzitutto che Ecateo era molto vicino alla parte ellenica. Con questo esordio lui vuole segnare una distanza dal
pubblico e dalla cultura media della sua epoca e allo stesso tempo l’intenzione che aveva di superarla.
Nel V secolo la storia entra come disciplina nuova che però fatica a integrarsi al meglio anche a causa della radicata cultura epica. Gli
storici sono intellettuali consapevoli e allo stesso tempo scontenti della loro emarginazione. La novità delle Genealogie è appunto la
critica al sapere storico tradizionale e al mondo dell’epos quindi dell’epica. Si parte dalla teogonia e genealogia degli dei. La modalità
espositiva che troviamo nella Teogonia la troviamo anche in Ecateo e altri autori della sua epoca.
Viene studiata la discendenza degli dei e degli eroi e dei vari personaggi vengono anche narrate le azioni. I genealogisti non parlano di
fatti come la guerra di Troia o di eroi, sono molto rare le incursioni di eroi nelle opere.
RAZIONALISMO ECATAICO > il suo razionalismo consiste nell’eliminare le parti delle storie troppo fantastiche e trovare un nucleo di
realtà storica. Prendiamo per esempio il “cane dell’Ade”. Il cane dell’Ade sarebbe nella mitologia Cerbero ma Ecateo lo paragona a
qualcosa di più realistico che è un serpente velenoso. Inoltre secondo Ecateo, il Gerione cui Eracle sottrasse i buoi non viveva in terra
iberica o nell’Isola di Eritea ma nell’Epiro. Con questa revisione Ecateo forniva alla storia uno spunto più realistico e anche locale.
Questa teoria di Ecateo possiamo affermarla anche grazie allo Pseudo-Aristotele che è un’antica iscrizione contenente una dedica che
Eracle fece mentre conduceva i buoi. Siamo in un’area che poteva essere immaginata come viaggio di Eracle verso il Peloponneso a
partire dall’Epiro.
Possiamo anche dire di Ecateo che la sua forte critica verso le tradizioni greche poteva anche derivare dal suo incontro con i sacerdoti
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d’Egitto. Lui aveva esposto la sua genealogia risalendo a un dio come sedicesimo antenato ma poi gli erano state mostrate altre
statue che rappresentavano generazioni umane di sacerdoti egiziani. Questo shock culturale avrebbe potuto portare a un rifiuto della
tradizione greca da parte di Ecateo.
La Periegesi e le carte geografiche testimoniano anche gli interessi geografici di Ecateo prima di quelli genealogici. La Periegesi che era
molto ampia conteneva i costumi, la storia e la geografia di popoli non greci che Ecateo aveva incontrato sul suo cammino.
I primi libri di Erodoto si presentano in un modo tale da far pensare che il genere etnografico fosse già conosciuto e esistente. Abbiamo
due nomi a riguardo. Il primo è molto incerto ma sarebbe Xanto di Lidia. Il secondo è un po’ più solido ma comunque incerto ed è Dionigi
di Mileto. Erodoto
2.
• La Vita
Della biografia di Erodoto sappiamo che ha vissuto in tre città. La prima è Alicarnasso, città in cui è nato e ha speso la maggior parte
della sua infanzia. Di fondazione dorica ma ha ben presto preso anche caratteri ionici in quanto è stata sotto la potenza persiana,
guidata da più tiranni. Dopo le guerre persiane entrò a far parte della lega delio-attica quindi del territorio ateniese.
Possiamo quindi dire che l’ambiente nel quale è cresciuto è stato stimolante dal punto di vista della differenza culturale > colse sia
elementi greci che elementi orientali. Erodoto durante la sua giovinezza fu esiliato insieme alla sua famiglia in quanto la famiglia aveva
provato a combattere il tiranno che in quel momento era al potere. L’esilio è un tratto che accomuna molti scrittori.
La seconda città è Turi, fondata per volere di Pericle sul luogo dell’antica Sibari. Qui partecipò alla fondazione della nuova polis e ne
divenne cittadino.
L’ultima città è Atene e Erodoto è associato alla città in base a una serie di notizie che permettono di inserire Erodoto tra i molti
intellettuali di spicco che affluirono da ogni parte del mondo greco nell’Atene Periclea. Le date di nascita e le date di morte di Erodoto
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sono sconosciute; è stata provata a dare una data alla sua nascita seguendo la logica della maturità che si raggiunge a anni.
Secondo l’unica data conosciuta che è la fondazione di Turi, possiamo immaginare che corrispondeva all’akme che è il momento in cui
40 484.
si raggiunge la maturità quindi a anni e quindi la sua data di nascita sarebbe nel Tuttavia questa data di nascita è molto incerta.
Per quanto riguarda data e luogo di morte non abbiamo alcun indizio se non nell’opera. Altre notizie sparse sulla sua vita si trovano
sempre nell’opera ma non sono sufficienti per costruire un profilo sulla sua personalità e sulle sue idee.
Un punto molto molto importante della sua biografia sono i suoi viaggi in tutto il mondo greco. Questi viaggi sono stati probabilmente
effettuati prima dell’akme. Per capire meglio su Erodoto dobbiamo rivolgerci all’opera della sua vita: Le Storie.
• Le Storie
Le Storie sono di straordinaria complessità e grandezza per il momento in cui furono redatte. Sono scritte in dialetto ionico e lo stile è
vario, risulta adattatissimo a far risaltare le eccezionali doti narrative dello scrittore. Durante l’epoca alessandrina dei filologi divisero le
Storie in nove libri dando a ciascuno di essi il nome di una delle muse. Questa divisione vige ancora oggi. Le Storie trattano di diversi
temi in ciascun libro:
◦ Libro I:
Scontro Europa - Asia
‣ Conflitto Grecia - Persia
‣ Logos incentrato su Creso
‣ Logos incentrato su Ciro il Grande
‣
◦ Libro II:
Regno di Cambise
‣ Etnografia egiziana, usi e costumi delle popolazioni del Nilo
‣ Vicende riguardanti l’ultima dinastia egiziana, la ventiseiesima
‣
◦ Libro III:
Uno dei tre Logos dedicati all’isola di Samo
‣ Post-mortem di Cambise e ascesa di Dario I
‣ Logos riguardante la politica tripolitikos > discussione su quale fosse la forma di governo migliore da dare ai persiani
‣ Strutture amministrative dell’impero
‣
◦ Libro IV:
Logoi su Scizia e Libia > nel Logos sulla Libia c’è anche la storia della colonia di Cirene
‣ Conclusione della parte che riguarda le vicende dei barbari
‣
◦ Libro V: 500-494
Rivolta ionica del
‣ Logoi sulle due città più importanti della Grecia: Sparta e Atene
‣
◦ Libro VI:
Spedizione dei persiani in Grecia
‣ Battaglia di Maratona
‣ Vicende che riguardano Atene, Sparta e Egina
‣
◦ Libro VII, VIII, IX:
Spedizione di Serse contro la Grecia
‣ Scontro greci vs persiani
‣ Vittoria dei greci sui persiani
‣
• Tra oralità e scrittura
Erodoto utilizzò delle fonti orali per la diffusione del suo scritto e si affidò a pubbliche fortunate recitazioni di passi rispetto alla diffusione
del suo testo scritto per come era.
Nelle Storie, Erodoto, sceglie un argomento unificante che possa essere capito e in cui tutti coloro che facevano parte del mondo greco
potevano rivedersi ed identificarsi: le guerre persiane. In questo modo supera la frammentarietà a cui molti scrittori andavano incontro.
Erodoto conosceva bene la struttura interna del suo componimento che a primo impatto può sembrare disorganizzata ma se la vediamo
con un occhio diverso risulta raffinata e sapiente. Ci sono numerosi rimandi interni nel testo che ci ricordano la sua complessità. Alcuni
studiosi ritengono che Erodoto abbia maturato la consapevolezza del suo ruolo di storico attraverso un lungo processo; altri studiosi
invece sostengono che l’autore abbia sempre concepito il suo lavoro in modo non frammentario e che da sempre voleva un progetto
unitario che farà appunto di Erodoto uno storico.
Il motivo unificatore è il fatto che la storia del mondo greco e del mondo persiano vengono unite, il mondo greco è l’ultimo con cui i
persiani entrano in contatto con intenti di conquista; viene dato un risalto particolare alle guerre persiane e nelle Storie le vicende
dell’impero persiano e le vicende del mondo greco (quindi anche il loro dominio dal secondo decennio del V secolo) vengono a
sovrapporsi senza forzature.
• Erodoto al lavoro
Nel tentare di ricostruire il suo modo di lavorare e la sua storia dobbiamo ricordarci che a quei tempi la storia non era ancora conosciuta,
i suoi fini e i suoi metodi sono quindi molto diversi da quelli che usiamo oggi. La visione diretta era ritenuta, secondo la Grecia antica, il
metodo migliore per assumere informazioni e acquisire conoscenze. Tuttavia il metodo più usato da Erodoto nelle Storie per acquisire le
conoscenze è stata la testimonianza orale, raccolta e poi trascritta. Questa era una pratica molto comune tra gli storici dell’antichità che
privilegiavano le fonti orali rispetto alle fonti scritte. Erodoto non può garantire l’attendibilità di ciò che gli viene riferito, molto spesso è
anche costretto a servirsi di interpreti che lo aiutino in quanto l’unica lingua che conosceva era il greco. Per lui trascrivere ciò che gli
veniva riferito, come per noi oggi registrare, serviva per far si che nulla cadesse nell’oblio. Una volta che questa parte del programma
era stata realizzata doveva fare il vero lavoro dello storico ovvero separare le formazioni vere da quelle false dando un senso agli eventi.
Il giudizio alcune volte viene fatto da Erodoto che non manca mai nel dire ciò che pensa ma altre volte viene lasciato agli ascoltatori,
lettori o ai posteri. Il livello di affidabilità delle Storie è molto alto e fornisce un quadro della storia persiana coerente e accettabile. Si può
dire lo stesso per la storia egiziana e per i frammenti di storia greca arcaica. Nell’opera cita anche delle fonti scritte trovate nel corso dei
suoi viaggi; queste rientrano nella categoria di visione diretta e in alcuni casi di consultazione di testimoni. Erodoto cita un solo “collega”
che è Ecateo di Mileto che però viene tratteggiato in modo ironico e con non poche critiche.
Va anche tenuta in considerazione la letteratura non storiografica che in certi casi fornisce delle parti vere della storia e non possiamo
escludere che Erodoto non ci abbia tenuto conto. Tuttavia questi testi che contengono frammenti delle guerre persiane non possono
essere confrontati con l’originalità delle Storie in quanto questi testi sono stati trovati in frammenti e ciò ci impedisce di avere un quadro
soddisfacente di essi.
• La concezione Erodotea del mondo
Per vedere la sua idea del mondo bisogna sempre fare riferimento alle Storie. Lo storico accenna due dei suoi obbiettivi principali; il
primo è un obbiettivo irraggiungibile: vorrebbe impedire che ciò che l’uomo ha lasciato sulla terra venga dimenticato. Il secondo
obbiettivo invece è realizzabile e anche da “storico”: scoprire le cause per cui greci e barbari si sono affrontati. Il primo è un obbiettivo
molto ambizioso che supera anche ciò che noi oggi riteniamo all’interno della ricerca storica; il secondo obbiettivo invece è da storico
vero e proprio ed è comunque un progetto molto ambizioso, perché vuole andare a scoprire le cause, le motivazioni e gli avvenimenti
che hanno portato allo scontro finale. Nel fare ciò lui è riuscito a superare uno dei limiti più importanti dei suoi predecessori: il non
riuscire a mettersi nella visione dell’avversario ma vedere la situazione solo dal proprio punto di vista. Erodoto mette sullo stesso
piano sia i greci che i popoli non greci, che siano persiani o egiziani ma anche molti altri. Tuttavia questo suo atteggiamento è
risultato sospetto e da lì lo hanno iniziato ad accusare di essere un amico dei barbari e quindi nemico dei greci.
In campo politico non lo possiamo schierare in quanto numerose volte ha criticato la democrazia per non parlare della sua indipendenza
di giudizio che gli ha permesso di aggiudicare la vittoria di Salamina non agli ateniesi ma agli Egineti.
Tucidide
3.
Tucidide era propenso a un cura minuziosa al dettaglio, alla precisione della ricostruzione, all’accuratezza dell’indagine e alla critica
delle fonti di informazione. Per gli antichi il “padre della storia” era Erodoto, mentre Tucidide rappresentava il nomothetes > codificatore
delle regole fondamentali. Sulle sue orme si muoveranno gli storici da Senofonte a Polibio.
• Vita
Le notizie che noi abbiamo sulla sua vita derivano per lo più da fonti tarde e scarsamente verificabili; tuttavia per gli antichi la principale
fonte di sapere per quanto riguarda la vita di Tucidide sono le fonti autobiografiche che lui stesso ha inserito nella sua opera. Parliamo
ora di un episodio in particolare nella guerra del Peloponneso: lo storico, che era a Taso in veste di strategos, venne chiamato dal
collega Eucle per proteggere Anfipoli in quanto la città era minacciata dall’avanzata di Brasida. Tuttavia Tucidide arrivò in ritardo nella
città che era ormai già stata presa e quindi l’unica cosa che potè fare fu quella di proteggere il porto di Eione. La perdita di Anfipoli per
Atene fu un duro colpo. Nonostante ciò a noi interessa il fatto che Tucidide fu attivo in guerra con compiti e competenze di primo piano.
425/424
Dalla vicenda di Anfipoli noi ricaviamo dati importanti: sappiamo che era strategos quindi nel non doveva avere meno di
455,
trent’anni > questo ci conduce a fissare una prima data di nascita nel per renderla più realistica torniamo indietro di qualche anno e
460.
fissiamo il Tuttavia la data di nascita è appunto incerta. Suo padre sappiamo che si chiamava Oloro. Alcuni studiosi hanno cercato
di ricostruire la famiglia di Tucidide e ciò ha suscitato diverse perplessità: Tucidide avrebbe avuto rapporti con due delle famiglia della
più alta aristocrazia ateniese e anche con una dinastia regnante tracia. In Tracia Tucidide aveva dei possedimenti che gli permisero di
ottenere il diritto di sfruttamento delle miniere d’oro nell’area Pangea; probabilmente fu per queste relazioni che gli fu conferita Taso
durante la sua strategia, che si trovava sulle coste della Tracia. 430/429
Lo storico ci dice anche di aver assistito alla peste che colpì Atene nel e che ne fu anche contagiato. Tucidide nel cosiddetto
“secondo premio” ci riferisce che dopo la vicenda di Anfipoli sarebbe stato costretto ad un esilio ventennale che si è protratto fino
404.
all’ultimo anno della guerra da lui raccontata quindi il L’esilio si sarebbe svolto tra i peloponnesiaci ma secondo altre tradizioni si
sarebbe svolto in Tracia, in Macedonia o in Italia. Dopo l’esilio lui sarebbe tornato in patria dove trovò la morte; secondo Plutarco
avrebbe trovato invece la morte in Tracia, mentre Pausania sostiene che trovò la morte sulla via del ritorno in patria. Entrambi gli autori
riferiscono comunque che il corpo fu portato ad Atene per essere sepolto e ne indicano anche la tomba.
397.
Per quanto riguarda la data di morte questa è incerta ma la data più antica certa risale al
Qui si fermano i dati biografici più attendibili. Alcuni elementi della vita dello storico hanno acquisito una particolare importanza: il suo
esilio è il primo fra tutti in quanto lo ha portato ad una neutralità politica e una tranquillità che non avrebbe avuto se fosse stato collocato
all’interno di una particolare fazione.
• La formazione di uno storico
Possiamo evidenziare dei punti principali che hanno concorso alla formazione culturale dello storico: ha avuto una educazione accurata
che ovviamente aveva uno stampo tradizionale ma possedeva anche elementi più moderni. Lui conosceva bene i sussidi della retorica,
conosceva le tecniche di presentazione, argomentazione e discussione; l’ultimo grazie all’agon dialettico. Rimase distante dalla pratica
culturale e dalla figura dell’intellettuale sofista. Inoltre conobbe e utilizzò l’elaborazione metodologica della medicina ippocratica e il
relativo lessico: adottò l’analisi sintomatologica, diagnostica e il sistema di interpretazione dei segni. Tra la storiografia di Tucidide e la
letteratura di Ippocrate si notano punti congruenti e divergenze.
Tucidide era un aristocratico conservatore ma era permeabile alle avanzate elaborazioni intellettuali della Atene dei suoi tempi.
Nell’opera di Tucidide ci sono nozioni di razionalità, di ricerca delle cause e di descrizione dell’oggetto di indagine. Tutte queste nozioni
Tucidide le usa appunto nella sua opera ma in modo molto più originale. Sono qui le radici profonde della sua rivoluzione metodologica,
nella complessa e vivace vita ateniese di cui lo storico rifiuta i modi e le applicazioni ma mai le vittorie. Ciò che lega Tucidide ad Atene è
anche un aspetto politico e militare: lui infatti fu molto attivo nelle vicende della polis tanto da diventare strategos in quanto attivo anche
nella parte politica. La sua opera, che viene vissuta in prima persona, sarà incentrata su fatti politici e militari. Le s
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