Estratto del documento

1. Storici antichi e moderni: una breve introduzione

La storia greca è in primo luogo la storia di un naufragio; il lavoro che M. Bettalli cerca di compiere

e l’inizio

ha come oggetto i principali autori e le opere scritte in greco tra la fine del VI secolo a.C.

del III secolo d.C.

La nascita dello storico

I Greci non hanno inventato la storia (già esistente alla fine del III millennio in Mesopotamia),

hanno inventato piuttosto la figura dello storico come soggetto scrivente.

Differenze (dello storico di allora rispetto allo storico di oggi) nell’antichità si era più legati

1. mondo diverso 2. motivazioni diverse 3. strumenti diversi 4. alla

a livello di forma, mancavano note, c’erano pochi riferimenti alle fonti

retorica e a canoni formali 5.

e molti più discorsi diretti (inventati o rielaborati) 6. la fruizione era orale 7. solo in minima parte le

opere erano basate su documenti scritti (spesso il documento scritto non esisteva e comunque non

aveva prestigio) 8. Mancavano gli strumenti per le fonti di altra natura (es: archeologia) 9. la storia

era sempre contemporanea o quasi (le opere erano basate in larga misura sulla raccolta di

testimonianze)

Storia immediata e storia orale

La storia antica era immediata. Oggi invece la storia immediata ha una pregiudiziale negativa.

L’attualità è ritenuta storia dopo almeno cinquanta anni.

La storia orale è importante per i gruppi marginali trascurati dalle fonti ufficiali. Per questo oggi è

stata in parte rivalutata (ma comunque è sempre affiancata da una metodologia più tradizionale

basata sull’analisi del documento)

Tucidide è un collega? Il debito verso gli storici antichi

Non è un collega se pensiamo che gli storici moderni sono eredi di una tradizione culturale che ha

come centro l’istituzione dell’università. Ma il prestigio di Tucidide o Erodoto è tuttora immenso,

tanto è che nei loro confronti si è dovuto superare una sorta di complesso di inferiorità per poter fare

storia sulla storia già trattata da loro. Molti dei temi storiografici sono un’eredità greca:

1. il passato come terreno da esplorare 2. la conoscenza del passato come strumento per

comprendere il presente 3. il concetto di causa 4. la dipendenza dello storico dalla documentazione

2. Lo storico del mondo antico: storia e retorica

Un intellettuale solitario? nel discorso di Antonio testimonia un’apertura

Cicerone nel II libro del De Oratore (I secolo a.C.),

della storiografia alla retorica, o meglio prevede una vera giurisdizione del retore sulla

composizione della storia. Antonio sembra dire che le regole storiografiche non si trovano in alcun

manuale di retorica perché si possono desumere per similarità e opposizione dalla retorica.

Dal IV secolo a.C. la retorica ha una funzione centrale nella cultura greca. Evidentemente a Roma

nel I secolo a.C. questo è ancora vero.

Agli inizi della storia

Ecateo di Mileto: Genealogie (VI-V secolo a.C.), atto di nascita della storia come genere

autonomo. Un pensatore fa valere il prestigio di ricerca personale intorno alla memoria collettiva

dei greci. Gli storici sono visti come intellettuali isolati, proprio per la loro attitudine a guardare le

cose da lontano (esilio come metafora). Per questa loro prerogativa, le letture pubbliche che

avvenivano nel periodo non sembrano accordarsi alla figura che emerge dello storico. per esempio

Erodoto, secondo Luciano avrebbe recitato le sue Storie a Olimpia, secondo Plutarco si faceva

anche pagare per le sue performances a Tebe. Esistono delle prove interne: passi del testo che

potrebbero riferirsi a letture.

Tucidide invece ammette che la sua opera non risulterebbe gradevole al pubblico. (vede la storia

per il consumo effimero dell’uditorio).

come un possesso perenne e non un pezzo composto Ma in

l’inevitabilità di un simile riguardo per il suo testo.

qualche modo sembra vedere

I primi storici sembrano perciò rimanere sospesi tra la consapevolezza del proprio isolamento nella

cultura contemporanea e il desiderio di trovare un pubblico cui rivolgersi. Il pubblico della

storiografia greca è un pubblico panellenico, lo stesso che era stato destinatario dell’epica e dei

sofisti. È perciò un pubblico vasto e sovracittadino. Ma lo storico, a differenza del rapsodo, non è

una figura istituzionalizzata. La storia aspira a una statuto letterario che ancora non possiede, ma

che alla fine riuscirà ad acquisire. Le spie di tali dinamiche sono gli attacchi ai proemi: 1. la terza

c’è un’affermazione audace dell’individuo

persona poi passa alla prima nel corso del proemio 2.

che firma l’opera con il proprio nome e sostituisce la garanzia soprannaturale della Musa con quella

umana della propria ricerca

Il proemio di Ecateo richiama una della forme epistolari più diffuse in Grecia nel V secolo: x dice a

y queste cose”, oltre che le formule introduttive dei documenti achemenidi (Dario in particolare).

La natura epistolare ha una funzionalità: mentre il cantore epico iniziava con un “noi” per alludere a

un’unità di sé con il pubblico, lo storico scrive da lontano, sottolinea una distanza culturale di

partenza che si sforza di superare nella comunicazione.

Dopo Tucidide

L’incipit epistolario ricorre di nuovo a inizio IV secolo per poi scomparire, a parte tardi ricalchi di

Tucidide. Senofonte, che continuò Tucidide, non compose nemmeno più poemi di tipo

metodologico. Eforo e Teopompo scrissero introduzioni altamente convenzionali. Questo

testimonia una sorta di stagnazione nel corso del IV secolo.

L’esordio proemiale della storia viene promosso da Eforo e nell’Ellenismo sarà abusato come tema

esordiale.

Dopo Tucidide emerge un’idea di utilità della storia come storia per tutti (opinione espressa sia da

Diodoro che da Dionigi di Alicarnasso); in questo senso si crea un nesso stretto tra storia e

dell’utilità universale viene fatto proprio, nei proemi assoluti, anche

democrazia. Tuttavia il topos

in realtà si rivolgono a un’élite.

da storici che (in Polibio e Dionigi per esempio abbiamo poi in una

sede interna dell’opera una limitazione dell’uditorio ai politici). Si viene a creare una sorta di

conflitto tra retorica e storia: retorica è la dedica iniziale; Cicerone infatti ricorda che tra i mezzi per

stimolare l’attenzione c’è il sottolineare l’interesse generale dell’argomento).

Retorica, storia, verità

Alcuni studi sul rapporto tra retorica, storiografia e discorso poetico hanno cercato di riportare la

storiografia antica in quanto genere letterario a una sorta di fiction. Dalla parte opposta ci si è

preoccupati di difendere lo specifico storiografico. Né l’uno né l’altro orientamento sono in realtà in

grado di rendere conto dei dati di fatto. C’è un preconcetto riguardante la retorica, ossia che miri a

l’oratore ideale è colui che

ingannare. In realtà, secondo quanto afferma Aristotele nella Retorica,

verso l’opinione giusta e vera.

porta il suo pubblico Ovviamente, nella prassi la storia non meno

della retorica registrava delle eccezioni alla regola di dire tutta la verità (come testimonia il Brutus

di Cicerone).

L’esilio e il ritiro

il cerimoniale d’apertura delle opere storiografiche celebra il magistero educativo

Dopo il IV secolo

dello storico, rivolto ai larghi strati: lo storico ha raggiunto il suo posto in un sistema culturale che

fa perno attorno alla retorica; alla storia ora si riconosce il potere specifico di trasmettere

insegnamenti paradigmatici in una forma invogliante.

L’esilio non è più un’esperienza di distacco ma un modo di integrarsi nei centri contemporanei della

cultura.

A Roma avvenne un processo simile: ci fu una sistematica coincidenza della figura dello storico con

quella dell’oratore/politico. Difficile era una compatibilità concreta tra l’impegno politico e l’essere

uno storico: essendo la politica ritenuta più importante, spesso la storiografia si relegava a momenti

L’otium

di otium forzato, in vecchiaia per esempio. per i Romani, comunque, ricopriva una grande

importanza (lo affermano tra gli altri Catone e Sallustio).

3. Le origini

Per l’uditorio dell’epica, i fatti narrati sono un passato storico, non mitico: la bravura del cantore

libro dell’Odissea: l’aedo Demodoco viene lodato

consisteva nel dare realtà a ciò che narrava. (VIII

da Odisseo per l’effetto di realtà che dà alla storia del cavallo di Troia).

La differenza fondamentale tra l’aedo e lo storico è che mentre l’aedo parla per ispirazione divina,

la storia è una narrazione soggettivamente responsabile.

Ecateo di Mileto è il primo storico greco. Le sue Genealogie sono da collocare intorno al 490.

Esordisce con il proprio nome e la provenienza e si rivolge a un pubblico panellenico.

Nel sigillo epistolare si sovrappongono due istanze: 1. la separatezza 2. la volontà di comunicare

(nonostante la separatezza) la critica al sapere storico tradizionale (quindi prima di tutto all’epos,

La novità delle Genealogie:

sebbene l’interesse sia simile: l’età eroica).

Punto di partenza è la teogonia o genealogia degli dei, proprio come l’opera di Esiodo scritta circa

due secoli prima.

dall’opera

Emerge di Ecateo un forte razionalismo. Si pensa che un ruolo determinante nella

formazione del suo spirito critico sia stata data dal confronto con dei sacerdoti egiziani di Tebe.

(racconto di Erodoto): esposta a loro la propria genealogia risalendo a un dio come sedicesimo

antenato, si era visto mostrare 345 statue di generazioni umane di sommi sacerdoti egiziani. È

probabile che questo shock culturale lo portò a interrogarsi sulla credibilità delle tradizioni greche.

La Perigesi e la carta geografica testimoniano invece gli interessi geografici ed etnografici di

Ecateo. Questo ha fatto pensare a un’etnografia prima di Erodoto (teoria di Jacoby).

Altre etnografie sicuramente precedenti a Erodoto sono: Lydiaka di Xanto di Lidia, Persika e i Fatti

dopo Dario di Dionigi di Mileto.

Ci sono dubbi invece su Carone di Lampsaco (Aithiopikà, Libykà, Persikà). Oltre a etnografie,

scrisse anche una cronaca forse universale (Pritani dei Lacedemoni), una storia di Creta e degli

annali. quest’autore fosse precedente a Erodoto, avremmo una cronaca locale prima di Erodoto.

Se davvero

Il rapporto tra storiografia locale e generale rappresenta un problema: secondo Dionigi di

Alicarnasso (I secolo a. C.) le prime storie in Grecia sarebbero state locali, ma la testimonianza

appare poco affidabile.

Secondo una tesi moderna di Jacoby, la storiografia locale è successiva a Erodoto (emerge infatti

dall’opera di quest’ultimo l’impressione che non fosse in possesso di città greche).

4. Erodoto

La vita parte dell’impero

Tre città segnano la sua vita: 1. Alicarnasso: dopo le guerre persiane divenne

ateniese 2. Turi: Erodoto partecipò alla sua fondazione 3. Atene: viene associata a Erodoto per una

serie di notizie (l’amicizia con Sofocle per esempio)

e la morte non sono date certe. Si pensa però che l’anno della fondazione di Turi

La nascita

avesse circa quarant’anni.

(444/443)

La famiglia di Erodoto fu esiliata da Alicarnasso, probabilmente per una opposizione al tiranno

della città, Ligdami. Erodoto durante la vita viaggiò moltissimo e fu un uomo di grande curiosità

intellettuale.

Le storie

lunghe il doppio rispetto all’Iliade;

Sono sono scritte in dialetto ionico ma presentano frequenti

atticismi; sono state divise in nove libri dai filologi alessandrini.

Tra oralità e scrittura

Elementi di oralità: 1. composizione anulare 2. associazione periferica (narrazione decentrata

propria della conversazione) 3. stile paratattico 4. frammenti di saggezza popolare 5. organizzazione

apparentemente caotica.

Può essere considerato il primo che tradusse per iscritto un vasto patrimonio di tradizioni e racconti

scegliendo un argomento unificante, non di portata locale (l’espansione persiana nel mondo greco).

La struttura letteraria è complessa e solo in apparenza confusa. Sono numerosissimi nel testo i

rimandi interni.

Riguardo a Le Storie ci sono due interpretazioni:

1. analitici (separatisti) come Jacoby, secondo cui Erodoto ha maturato la consapevolezza del suo

dell’opera.

ruolo di storico attraverso un lungo processo e nel corso

2. unitari: vedono unità nell’opera. È una posizione preferibile ma non bisogna fare di Erodoto un

moderno ricercatore.

Erodoto al lavoro

Sceglie di occuparsi di storia quasi contemporanea; tale scelta è dovuta alla natura delle fonti:

1. la visione diretta, autopsia, era una preferenza greca penalizzante

2. la fonte più impiegata è la testimonianza orale, raccolta e trascritta

Riguardo alle conversazioni raccolte dice: “ io ho il dovere di riferire quello che si dice, ma non ho

sia questa la regola valida per tutta la mia opera.”

il dovere di crederci:

Le fonti scritte non esistevano, c’erano solo le citazioni di iscrizioni.

L’unico collega che viene citato da Erodoto è Ecateo (con ironia e a volte per criticarlo); questo non

desta sorpresa poiché gli storici del periodo non ameranno mai citare i loro predecessori se non in

tono polemico.

È perciò in discussione l’uso di fonti da parte di Erodoto: si va da opinioni che immaginano operare

l’importanza degli storici cui Erodoto

in assenza di testi scritti a opinioni opposte che esaltano

avrebbe potuto attingere.

La concezione erodotea del mondo

Il proemio si pone due scopi:

1. uno ambizioso: fare in modo che gli eventi umani non svaniscano

2. uno storico: comprendere le cause della guerra

C’è nella sua opera un forte relativismo culturale (i popoli sono posti tutti sullo stesso piano),

un’idea di fragilità dei destini umani (in balia del volere divino), il concetto di misura e della

necessità per l’uomo di non superare i limiti per non incorrere nella vendetta degli dei.

È impossibile definire la posizione erodotea in campo politico poiché è inafferrabile (sostiene la

democrazia ma ne critica le imperfezioni); emerge infine una indipendenza estrema di giudizio.

Erodoto oggi

C’è ancora oggi un’ambiguità di giudizio su Erodoto.

Già da subito si riscontrano pareri negativi come quello di Plutarco (che scrive un testo Sulla

malignità di Erodoto) o di correnti che vedono in lui un grande scrittore ma un pessimo storico.

Tuttavia a prevalere è un giudizio positivo e di ammirazione (notizie attendibili, modo di fare storia

libero, è stato il primo autore a porsi problemi da vero e proprio storico).

5. Tucidide

La storia di Tucidide è monografica, selettiva e incentrata su vicende politico-militari

Erodoto e Tucidide sono due modelli antitetici. Per Tucidide la storia è magistra vitae.

La vita

Della vita di Tucidide si sa poco. Durante la guerra del Peloponneso (424) fu stratego a Taso

(doveva avere perciò almeno trent’anni). Fu poi chiamato a difendere Anfipoli ma giunse sul posto

tardi: Atene perse la città. Tucidide era del demo di Alimunte e figlio di Oloro. Nel 430-429: fu

Nel secondo proemio narra dell’esilio dopo Anfipoli (423)

contagiato dalla peste. fino alla fine della

l’ipotesi dell’esilio).

guerra (404-403) (Canfora ha messo in discussione La morte avvenne forse nel

(per un’iscrizione trovata a Taso).

398/397

La formazione di uno storico

Ebbe un’educazione di altissimo livello, si interessò a retorica e sofistica (sebbene da quest’ultima

distante). Applicò l’analisi sintomatologica

rimase e la diagnostica della medicina ippocratica alla

comprensione storica.

In politica fu un aristocratico conservatore (critico verso le forme radicali di democrazia)

Fu un persecutore del razionalismo e della ricerca delle cause per spiegare gli avvenimenti.

Secondo il principio di empeiria, prese parte direttamente alle vicende che narrava.

Nei suoi racconti non emerge mai l’intervento divino: non c’è nella sua opera alcun

provvidenzialismo.

Tucidide “ha scritto”: Le storie e la questione tucididea

Le Storie di Tucidide sono divise in otto libri. Narrano la guerra del Peloponneso, la quale viene

intesa come evento unitario dal suo scoppio (431) alla disfatta ateniese (404).

La narrazione è annalistica, per estati e inverni (successione diacronica) o per teatri geografici.

C’è nel 411 (battaglia di Cizico) una brusca interruzione delle Storie: forse per la morte

improvvisa dell’autore.

Dalla metà del XIX secolo si è parlato di questione tucididea; il tedesco Ullrich ipotizza due fasi di

composizione: 1. dopo la pace di Nicia (421) 2. dopo la conclusione della guerra (404)

Un ulteriore problema si pone Canfora, assegnando alcuni capitoli del V libro a Senofonte.

Ktèma es aièi: la scelta di Tucidide

per Tucidide la storia è “un’acquisizione per sempre”. Rinuncia perciò a ogni concessione al diletto:

la nozione di utilità fa da perno all’opera.

Si ha un evidente superamento delle performances orali, in favore di un pubblico più ricercato.

natura umana è l’epicentro dell’analisi.

La

Lo stile è: 1. Ipotattico 2. Denso 3. pieno di rimandi interni

La storia secondo Tucidide: la guerra del Peloponneso

Nel Proemio delinea la prospettiva generale della sua opera; entrambi i contendenti erano all’apice

del potere e il resto del mondo greco era schierato con l’uno o con l’altro.

A differenza di Erodoto, Tucidide sa che rivendicare la garanzia dell

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giulia.Rossi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Antonetti Claudia.
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