CHIMICA DEGLI ALIMENTI
Lezione introduttiva
Definizione di alimento
Un alimento è qualsiasi sostanza, trasformata o meno, destinata all’ingestione
umana.
Riferimento normativo: Regolamento CE 178/2002, che stabilisce principi e
requisiti della legislazione alimentare.
Sicurezza alimentare
La sicurezza alimentare è un bene primario per la popolazione.
L’UE ha adottato una strategia “dai campi alla tavola”.
La sicurezza riguarda l’intero percorso dell’alimento: materie prime → produzione →
commercializzazione → consumo.
Obiettivo: impedire la vendita e il consumo di alimenti a rischio.
Normativa principale
Reg. CE 178/2002 – principi generali, istituzione EFSA.
Reg. CE 852/2004 – igiene dei prodotti alimentari.
Reg. CE 853/2004 – norme specifiche per alimenti di origine animale.
Alimenti a rischio e tipi di pericoli
Pericolo (definizione)
Agente biologico, chimico o fisico in grado di provocare effetti nocivi sulla salute.
Tipologie
Pericoli biologici: batteri patogeni, muffe, virus, parassiti, infestanti.
Pericoli fisici: frammenti di vetro, metallo, plastica, pietre, oggetti personali.
Pericoli chimici:
Pesticidi, antibiotici, ormoni.
o Contaminanti ambientali (metalli pesanti, diossine, IPA).
o Contaminanti da imballaggi.
o Contaminanti di processo (acrilamide, acroleina, grassi trans).
o
Chimica degli alimenti: perché è importante
Permette di conoscere composizione, sicurezza, legalità e qualità nutrizionale
degli alimenti.
Serve ad accertare la conformità alle norme e alle dichiarazioni in etichetta.
Tutela il consumatore.
Definizione nutrizionale di alimento
Un alimento fornisce:
Energia
Materiale plastico (per crescita e riparazione dei tessuti)
Materiale regolatore (per funzioni metaboliche)
Costituenti degli alimenti
Macronutrienti
Assunti in grammi.
Funzioni:
Energia: carboidrati, grassi
o Materiale plastico: proteine
o
Micronutrienti
Assunti in mg o µg.
Funzione regolatrice.
Comprendono vitamine e sali minerali.
Costituenti minori
Effetti positivi: antiossidanti, precursori vitaminici, polisaccaridi utili alla flora
intestinale.
Effetti negativi:
Fattori antinutrizionali (inibitori enzimatici, chelanti).
o Composti nocivi da processi tecnologici (acrilamide, acroleina, grassi trans).
o
Qualità nutrizionale
Dipende da:
Contenuto di nutrienti
Biodisponibilità: percentuale di nutrienti effettivamente assorbita e utilizzata.
Fattori che influenzano la biodisponibilità
Fattori intrinseci all’organismo
Fattori intrinseci alla dieta, come:
Acido ossalico
o Acido fitico (che possono ridurre l’assorbimento di minerali)
o
Carboidrati: ruolo e classificazione
Sono la fonte primaria di energia per l’organismo (1 g ≈ 4 kcal).
In una dieta equilibrata devono fornire >50% dell’energia totale.
Formula empirica: Cₙ(H₂O)ₙ.
Classificazione in base al grado di polimerizzazione:
Carboidrati semplici: monosaccaridi, disaccaridi, oligosaccaridi.
o Carboidrati complessi: polisaccaridi (amidacei e non amidacei/fibra).
o
Principali carboidrati alimentari
Monosaccaridi: glucosio, fruttosio, galattosio.
Disaccaridi: saccarosio, lattosio, maltosio.
Polisaccaridi: amido, glicogeno, cellulosa.
Fonti alimentari: frutta, verdura, latte, cereali, patate, zucchero, legumi.
Monosaccaridi: struttura e classificazione
Sono poliidrossialdeidi o poliidrossichetoni.
Classificazione basata su:
1. Gruppo carbonilico: aldosi vs chetosi.
2. Numero di atomi di carbonio: triosi, tetrosi, pentosi, esosi.
Presentano centri chirali, quindi molte forme stereoisomere (per gli aldoesosi: 2⁴ =
16 stereoisomeri).
Isomeria nei carboidrati
Isomeri strutturali: differente ordine di legame.
Stereoisomeri:
Enantiomeri: immagini speculari (serie D e L).
o Diastereoisomeri.
o Epimeri: differiscono per un solo centro chirale.
o
La serie D/L dipende dalla posizione dell’OH sul carbonio chirale più lontano dal
gruppo carbonilico.
Forme cicliche dei monosaccaridi
Gli zuccheri con ≥5 atomi di carbonio tendono a ciclizzare formando emiacetali.
Due tipi di anelli:
Furanosici (5 termini)
o Piranosici (6 termini)
o
Si formano due anomeri: α e β, distinguibili per la posizione dell’OH sul carbonio
anomerico.
Rappresentazioni: Fischer, Haworth, conformazione a sedia.
Reazioni dei monosaccaridi
Ossidazione:
Con Tollens/Fehling → acidi onici.
o Con HNO₃ → acidi arici.
o Con HIO₄ → scissioni specifiche.
o
Riduzione:
Porta alla formazione di polialcoli (es. sorbitolo, xilitolo).
o
Potere dolcificante e valore energetico
Il fruttosio ha potere dolcificante maggiore del saccarosio.
Polialcoli: potere dolcificante variabile, valore energetico inferiore.
Disaccaridi e legami glicosidici
Formati da due monosaccaridi uniti da un legame glicosidico.
Tipi:
Monoglicosidico: coinvolge un solo gruppo emiacetalico.
o Diglicosidico: coinvolge entrambi i gruppi emiacetalici (es. saccarosio).
o
Esempi:
Maltosio: legame α(1→4).
o Lattosio: legame β(1→4).
o Saccarosio: legame α,β(1→2).
o
Metodi analitici per la determinazione degli zuccheri
Metodo di Fehling
Basato sul potere riducente degli zuccheri.
Gli zuccheri riducenti trasformano Cu²⁺ (azzurro) in Cu₂O (rosso mattone).
Polarimetria
Misura la rotazione del piano della luce polarizzata da parte di sostanze
otticamente attive.
Il potere rotatorio specifico dipende da:
concentrazione
o lunghezza del cammino ottico
o temperatura
o lunghezza d’onda
o
Polisaccaridi: definizione e classificazione
I polisaccaridi sono polimeri formati da molti monosaccaridi uniti da legami glicosidici. Si
classificano in base a:
Struttura
Lineari o ramificati
Omopolisaccaridi (un solo tipo di monoso)
Eteropolisaccaridi (monosi diversi)
Funzione biologica
Di riserva: amido, glicogeno, mannani
Di sostegno: cellulosa, emicellulose, pectine
Complessi: mucopolisaccaridi, glicoproteine
Aspetto nutrizionale
Disponibili (amidacei): amido, glicogeno
Non disponibili: fibra alimentare
Amido
Polimero dell’α-D-glucosio, composto da amilosio (lineare) e amilopectina
(ramificata).
Presente in granuli con struttura cristallina.
Gelatinizzazione
Avviene con riscaldamento in acqua: i granuli si gonfiano, perdono la struttura
cristallina e diventano più digeribili.
Parametri influenti: contenuto d’acqua, temperatura, origine vegetale
(rapporto amilosio/amilopectina).
Retrogradazione
Raffreddandosi, l’amido tende a ricristallizzare parzialmente → formazione di amido
resistente.
Amidi modificati
Ottenuti tramite trattamenti chimici o fisici.
Usati come addensanti/emulsionanti (es. E1410, E1414, E1422).
La normativa richiede l’indicazione dell’origine vegetale se può contenere glutine.
Glicogeno
Polimero ramificato di glucosio con legami α-1,4 e α-1,6.
Principale forma di riserva glucidica negli animali.
Fibra alimentare
Definizione
Insieme di sostanze vegetali non digeribili dagli enzimi umani.
Classificazione
Frazione insolubile: cellulosa, emicellulose, lignina
Frazione gelificante/solubile: pectine, gomme, galattomannani, polisaccaridi
algali
Composizione chimica
Ogni tipo di fibra ha:
una catena principale (glucosio, xilosio, mannosio, acido galatturonico…)
catene laterali variabili
una specifica struttura tridimensionale
Ruoli fisiologici della fibra
La fibra agisce grazie alla sua indigeribilità, alle sue proprietà chimico-fisiche e alla
fermentazione da parte della flora intestinale.
Effetti principali
Sazietà e prevenzione dell’iperalimentazione
Regolazione intestinale: aumenta massa fecale e accelera il transito
Modulazione dell’assorbimento dei nutrienti
Supporto alla flora batterica: produzione di acidi grassi a catena corta, riduzione
del pH
Possibile chelazione di cationi (Zn, Fe, Mg, Ca)
Dose consigliata
30–35 g al giorno
Funzioni dei carboidrati
Energetica: 55–65% delle calorie totali
Di riserva: glicogeno, amido
Strutturale: cellulosa, emicellulose
Plastica: componenti di molecole biologiche
La fibra contribuisce a: sazietà, regolarità intestinale, modulazione dell’assorbimento,
salute del microbiota.
Caratteristiche generali dei lipidi
lìpos
Derivano dal greco = grasso.
Insolubili in acqua, solubili in solventi organici.
Densità < 1 kg/L, consistenza untuosa.
Elevato potere energetico: circa 9 kcal/g.
Svolgono funzioni biologiche fondamentali:
Componenti delle membrane cellulari.
o Precursori di prostaglandine, ormoni steroidei, acidi biliari.
o Trasporto delle vitamine liposolubili (A, D, E, K).
o
Classificazione chimica
Lipidi semplici
Acidi grassi (FFA)
Mono-, di-, trigliceridi
Cere
Steroli
Lipidi composti
Fosfolipidi
Lipoproteine
Glicolipidi (legati rispettivamente a fosfato, proteine, zuccheri)
Contenuto lipidico negli alimenti
Esempi:
Oli vegetali: ~99%
Burro/margarina: ~82%
Frutta secca: 50–60%
Tuorlo d’uovo: 30%
Latte intero: 3.5%
Farina integrale: 2.2%
Acidi grassi
Catene alifatiche con >4 atomi di carbonio.
Saturi: solo legami C–C.
Insaturi: uno o più doppi legami C=C.
Monoinsaturi
o Polinsaturi
o
Esempi:
Acido stearico (C18:0)
Acido oleico (C18:1)
Acido linoleico (C18:2)
Acido linolenico (C18:3)
Acidi grassi essenziali
Presenti in semi, piante, pesci, alghe.
Funzioni:
Struttura delle membrane.
o Precursori delle prostaglandine.
o Regolazione di trigliceridi e colesterolo.
o
Isomeria e conformazione
Isomeri cis/trans negli acidi grassi insaturi.
Il trans è raro in natura e deriva da processi industriali (idrogenazione, raffinazione).
La presenza di doppi legami abbassa il punto di fusione.
Maggiore insaturazione → minori interazioni intermolecolari → minore T° di fusione.
Proprietà fisiche
Molecole anfipatiche (testa polare + coda apolare).
Funzione di emulsionanti.
Trigliceridi
Formati da glicerolo + 3 acidi grassi.
Molecole apolari, insolubili in acqua.
Principale forma di riserva energetica.
Fosfolipidi
Componenti fondamentali delle membrane cellulari.
Molecole anfipatiche che formano doppio strato lipidico.
Cere Esteri di acidi grassi e alcoli a lunga catena.
Funzione protettiva in animali e piante (es. cera d’api).
Steroli
Struttura a quattro anelli fusi.
Alcoli steroidei (es. colesterolo).
Composizione variabile negli oli vegetali.
Estrazione dei lipidi: Soxhlet
Metodo classico per estrarre lipidi da matrici solide
Composto da un pallone, un estrattore e un refrigerante.
Principali trasformazioni dei lipidi
Reazioni chimiche più importanti che coinvolgono i lipidi:
Idrolisi – scissione dei trigliceridi in glicerolo e acidi grassi.
Saponificazione – reazione con basi forti che produce saponi (sali degli acidi grassi).
Idrogenazione – saturazione degli acidi grassi insaturi tramite aggiunta di idrogeno.
Interesterificazione – redistribuzione degli acidi grassi tra diversi trigliceridi.
Autossidazione – ossidazione spontanea dei lipidi, responsabile dell’irrancidimento.
Saponificazione e molecole anfipatiche
I saponi sono molecole anfipatiche (parte idrofila e parte idrofoba).
Formano schiuma perché abbassano la tensione superficiale dell’acqua,
stabilizzando le bolle.
Idrogenazione e acidi grassi trans
L’idrogenazione avviene con nichel come catalizzatore, a 160–220°C e 2–10 atm.
Può generare acidi grassi trans (dal 5% al 40%).
Effetti negativi associati:
alterazioni del metabolismo lipidico
o modifiche delle membrane cellulari
o aumento del rischio di malattie cardiovascolari, cancerogenesi,
o degenerazioni nervose
Regolamento UE: massimo 2 g di grassi trans per 100 g di grasso.
Interesterificazione
Rompe e riforma i legami estere dei trigliceridi, senza mantenere la posizione
originaria degli acidi grassi.
Permette di ottenere grassi con proprietà fisiche modificate (punto di fusione,
consistenza).
Spesso si combinano oli fluidi (es. soia) con grassi solidi (es. palma).
Produzione della margarina
La margarina è un’emulsione di grassi vegetali e animali, idrogenati e non.
Deve contenere:
≥80% di materia grassa
o ≤2% di umidità
o
Materie prime tipiche:
grasso di cocco, palma
o oli di soia, mais, arachide, girasole
o
Nelle margarine industriali compaiono anche grassi animali (es. sego).
Processo produttivo:
1. Emulsione acqua/lipidi
2. Solidificazione
3. Impastamento
4. Confezionamento
Uso di additivi liposolubili (emulsionanti, antiossidanti) e idrosolubili (conservanti,
coloranti, sale).
Frittura e degradazione dei grassi
Durante la frittura avvengono:
Idrolisi dei trigliceridi → acidi grassi + glicerina
Ossidazione degli acidi grassi insaturi → formazione di isomeri trans
Dalla glicerina si forma acroleina, irritante e tossica
Si generano centinaia di composti (volatili e polimeri ad alto peso molecolare)
Punto di fumo di alcuni oli:
Punto di
Grasso/Olio fumo
Strutto >260°C
Olio di arachide 180°C
Punto di
Grasso/Olio fumo
Olio di mais 160°C
Olio di soia 130°C
Olio di girasole 130°C
Olio extravergine di 210°C
oliva
Che cos’è l’ossidazione
È una reazione radicalica, chimica o enzimatica.
Coinvolge soprattutto i lipidi.
Ha impatto su:
qualità e conservazione degli alimenti (oli, grassi, carne, formaggi)
o aspetti tossicologici
o
Radicali liberi e specie reattive dell’ossigeno
I radicali liberi danneggiano cellule e tessuti.
Sono coinvolti in patologie come:
aterosclerosi
o cataratta
o diabete
o tumori
o malattie infiammatorie intestinali
o malattie renali e cardiovascolari
o processi di invecchiamento
o
Radicali liberi: definizione
Atomi o gruppi di atomi con un elettrone spaiato.
Si formano tramite scissione omolitica dei legami.
Sono altamente reattivi.
Autoossidazione dei lipidi
Reazione dell’ossigeno con acidi grassi insaturi → formazione di prodotti di
degradazione.
Provoca irrancidimento (odori e sapori sgradevoli).
La velocità aumenta con il grado di insaturazione.
Fasi dell’ossidazione dei grassi
a) Innesco / Iniziazione
Formazione dei primi radicali e perossidi.
Può essere favorita da luce, calore, lipossigenasi.
b) Propagazione
Reazione a catena: i radicali reagiscono con altri acidi grassi generando nuovi radicali
e perossidi.
c) Terminazione
I radicali si combinano formando prodotti più stabili.
A temperature >160°C si formano polimeri (aumento viscosità, imbrunimento).
Prodotti finali dell’ossidazione
Aldeidi
Chetoni
Esteri
Alcoli
off-flavours
Responsabili degli
Esempi specifici
Autoossidazione dell’acido oleico: formazione di radicali allilici.
Autoossidazione dell’acido linoleico: struttura 1,4-pentadienica → radicali stabilizzati
per delocalizzazione.
Fattori che influenzano l’ossidazione
Acceleranti
Alte temperature
Luce UV
Perossidi
Metalli (Cu, Fe)
Enzima lipossigenasi
Inibenti
Refrigerazione
Antiossidanti
Contenitori opachi
Esclusione dell’ossigeno
Agenti sequestranti
Antiossidanti
Regolati dalla legislazione italiana come additivi alimentari.
Definizione: sostanze che rallentano o impediscono l’ossidazione dei grassi.
Agiscono anche a basse concentrazioni.
Classificazione (radical
Antiossidanti di primo tipo: interrompono la catena radicalica
scavengers).
Antiossidanti di secondo tipo: rallentano l’iniziazione (chelanti dei metalli, oxygen
scavenger, oxygen quencher).
Antiossidanti
Gli antiossidanti si dividono in due categorie principali:
Antiossidanti di primo tipo (radical scavengers)
Interrompono la propagazione della catena radicalica.
Reagiscono con radicali lipidici (R•, RO•, ROO•) trasformandoli in specie più stabili.
Funzionano cedendo un elettrone e formando radicali fenossilici stabilizzati per
risonanza.
L’attività aumenta con:
presenza di due gruppi ossidrilici (orto → stabilizzazione tramite legame H
o intramolecolare)
possibilità di formare semichinoni e chinoni (para-diidrossibenzeni).
o
Antiossidanti di secondo tipo
Agiscono nella fase di iniziazione della catena radicalica tramite:
Sequestro dell’ossigeno (oxygen scavengers)
Chelazione dei metalli (agenti sequestranti)
Spegnimento dell’ossigeno singoletto (oxygen quenchers)
Antiossidanti naturali di primo tipo
Composti fenolici
Categorie principali:
Acidi fenolici (cinnamici e benzoici)
Flavonoidi
Alcoli fenolici
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