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Ritorno a roma degli artisti

Roma nel periodo della controriforma era diventata territorio fertile per gli artisti visto il

fermento edilizio e di commissioni da parte della curia romana.

Gli artisti più noti di questo periodo sono Annibale Carracci, Giulio Romano, e anche diversi

architetti come Bernini e Borromini che con il loro importante contributo nello sviluppo

urbanistico della città che stava entrando nel periodo barocco.

Leonardo non è un uomo di lettere, questi artisti erano geniali nel loro campo ma non erano

totali come quelli del Rinascimento.

I pittori manieristi come Tiziano si concentravano più sulla resa del movimento e dei colori

tralasciando il rispetto totale dei canoni classici come avveniva nel Rinascimento, spesso li

“storpiavano” superandoli.

Ragazzo con un cesto di Frutta, Caravaggio 1594

Soggetto profano, un ragazzo realizzato in maniera

veritiera, non idealizzato, con in mano un cestino di frutta;

la frutta è rappresentata in modo reale; si percepisce

l’accordo con la giovinezza del soggetto, c’è una serie di

nessi, analogie e simboli.

Vi sono molti rapporti e legami tra il ragazzo e il cestino,

nonostante il soggetto appaia semplice.

Tutto è soggetto al passare del tempo; non è resa un

idealità ma la realtà quotidiana, non vi è nulla di divino, la

frutta infatti già comincia a dimostrare segno di

appassimento.

Nei dipinti veneziani lo sfondo era reso con campiture

scure, piane; qui invece è reso con contrasti di luce e

ombre. Si comincia quindi a conquistare lo spazio, solo che

invece che la classica prospettiva qua si utilizzano i gesti

per indicare la profondità.

Primavera di Botticelli 1480

Quest’opera simbolica del Rinascimento concentra molti sforzi nella raffigurazione dello

sfondo naturale ma mancano le ombre; quindi,

botticelli sceglie di disporre le sue figure con ombre

appena accennate (anche Mantegna opera così).

Invece per Van Eyck e Caravaggio i quadri sono

caratterizzati da un’abbondanza di contrasti di luce

e ombre.

Cambia la committenza in quest'epoca:

non sono più solo enti religiosi a commissionare

opere d’arte di alto livello ma spesso anche ricche

famiglie nobiliari, casate e collezionisti.

Mantegna, ad esempio, lavorò molto per i Gonzaga

a Mantova.

Il Cardinale del Monte e Caravaggio

Il cardinale Francesco Maria del Monte fu un generoso mecenate di Caravaggio.

Caravaggio fu coinvolto in un agguato e per sfuggire alle accuse e alla pena emigrò verso

Malta, Napoli, Siracusa, Palermo etc.

Nonostante la sua spiritualità controversa, quindi, rientrò ad operare per un membro della

curia. Il realismo Caravaggio lo impara dai pittori lombardi, che guardavano alla realtà per una

rappresentazione fedele.

Cesto di Frutta

Caravaggio si era specializzato molto sulle nature morte.

Anche lì lo spazio viene conquistato con le ombre e la luce

riflessa sulle componenti della composizione, il “degrado”

ad opera del tempo, ad esempio la foglia che si

accartoccia come nella realtà, la trasparenza degli acini

del grappolo d’uva come la mancanza di qualcuno di essi.

È quindi un grappolo d’uva reale e non idealizzato “alla

Botticelli”.

Per Caravaggio sono fondamentali i dettagli. Una delle

particolarità di questo dipinto è anche la scelta del

soggetto che da elemento accessorio (come da tradizione

era rappresentato) diventa protagonista.

Nella rappresentazione dei soggetti sacri e biblici Caravaggio utilizzerà sempre soggetti

umani qualsiasi, senza aureole, in modo ultraterreno e quotidiano, quindi utilizzando spesso

pochi di buono, assassini, prostitute come soggetti e ciò creò molto scandalo all’epoca.

Riposo durante la fuga in egitto, 1596

In quest’opera richiama Botticelli con l’omogeneità della

natura, lo sfondo è cupo come nella pittura veneta ma la

profondità è sempre data dai personaggi, in primo piano

al centro del dipinto vi è la schiena dell’angelo, invece la

madonna passa in secondo piano.

È un modo di narrare i soggetti sacri unico e diverso. La

profondità è ad esempio data dall’incrocio dei piedi

dell’angelo e dall’ombra del polpaccio che proietta

sull’altra gamba oppure le dita dei piedi di Giuseppe che

s’incrociano. Vi sono moltissimi dettagli del genere. Tutti

i personaggi sono come ipnotizzati dalla musica

dell’angelo, persino l’asino.

Soggetti profani e mitologici

Concerto dei Giovani, 1597

Lo spazio che rappresenta la profondità è molto limitato,

la pagina che mette in ombra la luce sulla schiena

enfatizza il realismo e la resa prospettica di questa

composizione. Narciso alla fonte

Soggetto classico che guarda il riflesso della sua immagine, ci sono molti

modi di rappresentarlo nella storia;

qui lui è colto nel momento di smarrimento nella sua vanità. La parte

riflessa è contrapposta a quella terrena, qui l’artista si concentra sui

sentimenti; quindi, la mano viene rappresentata alla veneziana e non alla

leonardesca; quindi, è meno precisa perché i dettagli hanno lasciato

spazio alla resa emotiva del personaggio.

Bacco, 1598

Anche qui ciò che interessa è la realtà, vi sono tutta una serie di significati

sottotraccia, visivi, palesi, attenzione alla profondità alla luce etc...

Leonardo era interessato alla resa scientifica della luce, invece

Caravaggio puntava più alla resa di un’atmosfera suggestiva e verosimile.

Ragazzo morso dal ramarro

Quest'opera raffigura un ragazzo morso da un ramarro che sbuca dai fiori

e dai frutti in cui era nascosto.

Il riferimento sembra essere proprio al piacere e alle pene d'amore, come

la scelta del modello effeminato, con una rosa tra i capelli e la spalla destra

scoperta sembrerebbero suggerire.

Il significato moralistico dell'opera è semplice: nel grande piacere si

nasconde anche un grande dolore, in particolare per quel che riguarda le

pene d'amore. Ed è proprio a queste ultime che il pittore sembra voler

alludere, per via della scelta del modello, decisamente effeminato, con una

rosa tra i capelli e la spalla destra sensualmente scoperta.

Scudo con testa di Medusa

Il dipinto raffigura in primo piano la testa mozzata della donna con

la chioma di serpenti; gli schizzi di sangue sono molto realistici e

“sporcano” lo sfondo dell'opera. Questo personaggio ha avuto

una vita tremenda; è rappresentata nel momento esatto della sua

uccisione, quindi, ritorna la "brutalità" senza filtri tipica delle scene

di omicidio ed esecuzione caravaggesche.

La veggente

Sguardi più maliziosi della veggente che sfila l'anello alla

vittima del suo raggiro. In questo caso si complica

ulteriormente la composizione prospettica, la mano con il

guanto e la mano della cartomante che legge quella del

ragazzo. Giocatori di carte

Anche qui vi è una restituzione realistica e perfetta dei

contemporanei e quindi è un importante documento

storico per comprendere bene l’epoca di

appartenenza. Come nel dipinto precedente l’artista

raffigura in modo accurato i costumi dei personaggi, il

Tiziano invece non era interessato a far trasparire la

sua epoca ma voleva mantenere gli attributi tipici dei

suoi soggetti (soprattutto quelli sacri come la

madonna) invece a Caravaggio interessa mostrare in

modo schietto la sua epoca, è sincero e non

artificioso. …I fiamminghi sono estremamente

dettagliati nelle vesti e negli oggetti ma eseguono

caricature dei personaggi; Caravaggio invece esegue i dipinti con precisione fotografica.

Soggetti Biblici

Giuditta e Oloferne

1599 Il tema principale è la volontà dell'eroina di proteggere il

suo popolo con l'uccisione di Oloferne. Già Andrea Mantegna

dava attenzione ai dettagli, infatti, nel suo dipinto trattante

Giuditta con l’ancella e la testa di Oloferne, il piede di

quest’ultimo ricorda quello del cristo morto di Giorgione.

Un' altra rappresentazione di Giuditta e Oloferne nel momento

dell'azione dell'uccisione di Oloferne che dimostra il ritorno del

tema fu eseguita da Artemisia Gentileschi nel 1612-13.

Caravaggio nella scena si focalizza sulle espressioni dei personaggi e sugli sguardi.

L'idea del sangue e dell'omicidio rappresentato nella sua cruenta natura era una grande

novità, nulla era mascherato. a differenza delle versioni sullo stesso tema fatte da altri

Grottesche di leonardo da Vinci

Esse sono studi su personaggi umani "brutali"; molto realistici che dimostrano

la natura dell'epoca e l'effetto di essa sui volti umani. Già allora cominciava a

non essere più tutto idealizzato.

Commissioni Ufficiali da Parte della Curia

Caravaggio nonostante la sua condotta ricevette commissioni ufficiali da

ordini religiosi.

Nella Cappella Contarelli

Vocazione di S Matteo

Viene rappresentata la scena della

conversione di san Matteo, egli prima di

essere santo faceva l’esattore delle tasse, e

qui infatti viene rappresentato con i suoi

compagni a contare i denari raccolti, san

Matteo venne convertito da Gesù stesso.

I personaggi sacri raffigurati da Caravaggio

presentano imperfezioni e rughe e non la

serenità fiorentina, qui domina la luce, san

Matteo è qui rappresentato come un

personaggio barbuto, qua Gesù è

rappresentato come un giovane senza "né

arte né parte”, senza nulla di divino, presenta

i capelli lunghi e un’aureola appena

accennata., ma a parte questo è una persona

qualsiasi.

A parte la luce naturale che riempie la scena

come un cono che fa emergere gli incroci di

sguardi e di dita, qua compare anche la luce divina che traspare tramite il volto di cristo.

Cristo non è rappresentato come una figura centrale del dipinto ma comunque è portatore di

luce e con il suo gesto sta cercando un contatto, un legame con il protagonista della storia

che è san Matteo (anziano e chino a contare i soldi, la luce si riflette nelle mani e nelle monete).

Anche qui non si è certi che l’aureola sia originale.

Le scene sacre di Caravaggio spesso sono ambientate in osterie e ambienti popolari che

l’artista frequentava per accentuarne il realismo e la “resa fotografica” degli usi e costumi

dell’epoca. Questo dipinto rappresenta in pieno il periodo di crisi della cristianità che è

rappresentato dal concilio di Trento e il peso che le teorie protestanti ponevano sull’ambiente

della cristianità: qui infatti non vi è la classica visione della fede in verticale, qui le figure non

si voltano

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

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