L'affresco medievale: storia, tecnica e conservazione
L'affresco è la più diffusa tecnica pittorica su muro. La caratteristica principale dell'affresco è la resistenza della superficie pittorica, ovvero non richiede alcuna vernice protettiva.
Le fasi della creazione dell'affresco
- È la stesura, che avviene sul muro ben lisciato, con uno strato molto spesso grossolano con calce e sabbia, chiamato arriccio. Il suo scopo è quello di preparare una superficie uniforme.
- Sopra l'arriccio si appone uno strato un po' più sottile chiamato intonaco, formato da acqua e sabbia.
- Sopra questo intonaco ancora umido si procede alla stesura del colore. La calce è preparata secondo il metodo tradizionale che consiste nei frammenti di pietra (carbonato di calcio) cotti in forni a carbone (calce viva). Viene poi mescolata con l'acqua e lasciata riposare per sei mesi, così la calce viva si trasforma in calce spenta.
- Poi questa calce spenta viene stesa sull'arriccio e ricoperta dallo strato di colore che torna a trasformarsi in carbonato di calcio e diventa una pietra vera e propria e molto dura.
Storia dell'affresco
I più antichi esempi di affreschi risalgono all'età egiziana e poi si sviluppano in tutto il Mediterraneo. In Italia, la tecnica dell'affresco è sviluppata non solo per la tradizione tramandata dall'antico ma anche per le caratteristiche religiose che propongono continuamente ampie ambientazioni e ampie decorazioni.
- Cennino Cennini nel libro dell'Arte codifica in modo definitivo le fasi della stesura del disegno e del colore.
- Secondo Cennini bisogna tracciare sull'arriccio secco una quadrettatura, la quale serve come guida per riportare sul muro i tratti del disegno preliminare a carboncino e poi completato dalla stesura preparatoria della sinopia (ocra rossiccia senza tempera). Sopra la sinopia viene poi steso un sottile strato di intonaco che lascia trasparire il disegno. Poi su questo intonaco ancora umido, giorno dopo giorno, il pittore stende i colori.
- Cennini scrive anche un elenco dei pigmenti: come il giallorino, il bianco di San Giovanni, il nero carbone e altri colori a base di terre o argille.
Il pittore però deve stendere il colore finché l'intonaco è umido. Bisogna ricordare che all'inizio del '500 furono sperimentati altri tipi di affresco che però, come sappiamo, si rivelarono una delusione (basti pensare all'Ultima Cena di Leonardo).
Conservazione degli affreschi
I principali danni causati agli affreschi sono dovuti all'umidità. Quella diretta è più grave perché si forma una condensazione di acqua che danneggia i dipinti.
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