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In aggiunta, l’area A subirà un restringimento dovuto alla contrazione trasversale, definita dal
coefficiente di Poisson:
=−
dove è la deformazione longitudinale e la deformazione trasversale.
Deformando il conduttore avremo che anche la sua resistività cambia, per cui si avrà:
()
() = () = + +⋯
0
()
,
Linearizzando, da = con = si trova la sensibilità S che prende il nome di Gauge Factor (G ).
f
1
1 + 2
Dove il termine prende il nome di termine geometrico, mentre è detto termine
piezoresistivo.
• Estensimetri a griglia
Gli estensimetri a griglia metallica sono costituiti da un circuito di materiale metallico ripiegato su sé
stesso per formare una serpentina. La modalità di realizzazione avviene mediante un processo di
fotoincisione: viene stampato il circuito su un foglio metallico (di norma in costantana) che
successivamente viene immerso in un bagno acido per asportare il materiale non stampato.
Il suo processo produttivo permette il raggiungimento di un’incertezza minima sulla sensibilità dello
0.5%, dove non sia possibile effettuare una taratura dopo l’incollaggio.
In questo tipo di estensimetri la resistività varia poco con la deformazione.
Considerando 0.3 come valore tipico per il coefficiente di Poisson, si ricava che il Gauge Factor oscilla
tra 1,7÷2,5. Nonostante la bassa sensibilità, è il tipo di estensimetro più diffuso. Questo perché il
termine piezoresistivo è fortemente influenzato dalla temperatura, perciò il suo limitato peso nella
valutazione del Gauge Factor, garantisce una minor dipendenza di quest’ultimo dalla temperatura,
rendendo lo strumento molto più versatile.
= (1 + Δ)
0
• Circuito a ponte di Wheatstone
Le resistenze Ri rappresentano ciascuna uno dei 4
estensimetri utilizzati. Si utilizzano più estensimetri
invece di uno solo per due motivi principali: il primo è
quello di amplificare l’effetto misurabile sommando le
variazioni di resistenza degli estensimetri fissati su lati
opposti (lato delle fibre tese e lato delle fibre
compresse), il secondo è la compensazione degli effetti
della temperatura. ∆ ∆ ∆ ∆
0 1 2 3 4
( )
= − + −
4
1 2 3 4
Dall’equazione del circuito si vede come la tensione in uscita non dipenda direttamente dalla
resistenza, ma dalla sua variazione.
È bene ricordare che variazioni di resistenze su lati contigui si
sottraggono, mentre variazioni di resistenze su lati opposti si
sommano.
Nel nostro set up abbiamo utilizzato una configurazione a
mezzo ponte, vale a dire utilizzando solo due estensimetri,
fissati sulle due facce opposte della trave (come riportato in
immagine). Le resistenze R3 ed R4 sono costanti, per cui il
circuito diventa:
In questa configurazione riusciamo a raddoppiare la sensibilità compensando gli effetti termici
ottenendo: 2
∆ ∆
1 2 0
( − ) = = =
dunque,
2
1 2
1 2
= ℎ )
Con momento flettente, modulo di resistenza a flessione (=
ℎ/2 6
• Taratura con resistenza di Shunt ∆ ∆ ∆ ∆
0 1 2 3 4
= ( − + − )
Abbiamo visto in precedenza come la tensione in uscita sia pari a 4
1 2 3 4
0
solo nel caso in cui le quattro resistenze siano uguali. Se così non fosse, il termine diventa un K
4
generico che dobbiamo valutare. Sostanzialmente si tratta di valutare il legame tra ingresso e uscita
dello strumento, ossia farne la taratura statica.
Il segnale in uscita che ci aspettiamo con gli estensimetri è nell’ordine di qualche mV; quindi, molto
spesso aggiungiamo al ponte di Wheatstone un amplificatore che moltiplica per 10,100, 1000 volte
la tensione per avere un segnale che possiamo leggere più facilmente.
Occorre effettuare due misurazioni di tensione, strategicamente: una nella condizione di ponte
bilanciato (ovvero con tensione nulla in uscita), ottenuta per = e una nella condizione di
1 3 2 4
ponte sbilanciato, ottenuta operando una variazione nelle resistenze. In questo modo la prima
misurazione diventa superflua, in quanto appunto restituirebbe tensione nulla; è per cui sufficiente
effettuare un’unica misurazione nella condizione di sbilanciamento. Questa condizione si ottiene
mettendo in parallelo ad una resistenza detta resistenza di Shunt (
). Così facendo, la nuova
1
variazione di resistenza relativa ad 1// sarà pari a
L’ordine di grandezza di Rs, dato che con gli estensimetri abbiamo dei ΔR/R che sono nell’ordine di
−3
10
qualche parte per mille, deve essere tale che R1/(R1+Rs) sia nell’ordine , cioè il denominatore
3
10
deve essere rispetto a R1, quindi:
3
≅ 10
Rs R1, le resistenze di Shunt utilizzate sono circa 1000 volte quella dell’estensimetro.
Taratura con Shunt
8
7
6
5
Vs 4
3
2
1
0 0 0,002 0,004 0,006 0,008 0,01 0,012
DELTAR1/R1
Set up sperimentale
L’apparato sperimentale utilizzato durante l’esperienza di laboratorio è composto da:
• Una lamina in alluminio incastrata ad una morsa su un estremo e libera dall’altro soggetta a
flessione.
• Due estensimetri a griglia di resistenza R=120 Ohm montati su lati opposti della lamina con
configurazione a mezzo ponte e fissati con colla epossidica.
• Un multimetro Agilent 34401A per effettuare i test di valori delle resistenze.
• Una centralina HBM scout 55 con la quale effettuiamo la lettura della tensione.
• Un computer con apposito software per l’utilizzo della centralina
• Una resistenza di Shunt da 12 kOhm
• Un calibro cinquantesimale
• Carichi di massa nota
In particolare, all’estremo libero della lamina è stato fissato un gancio a cui era collegato un piatto da
bilancia ove appoggiare le masse.
La catena di misura è composta dal ponte di Wheatstone, nel nostro caso del mezzo ponte, e dalla
centralina di condizionamento, la quale svolge diversi compiti:
• Alimenta il ponte
• Misura lo sbilanciamento
• Amplifica
• Filtra
• Effettua la lettura dell’uscita.
Dati sperimentali
I dati ottenuti con il calibro cinquantesimale riguardo le dimensioni della lamina sono i seguenti:
4
I 150,59
b 30,00 mm
h 3,92 mm
x 150,00 mm 3
Wf 76,83
Con il multimetro abbiamo verificato il valore delle resistenze:
• R =119,850 Ohm
1
• R2=120,090 Ohm
Le resistenze sono risultate conformi ai valori indicati dalla scheda tecnica, ovvero R=120 Ohm.
In seguito, abbiamo azzerato la centralina e misurato la resistenza di Shunt e la sua tensione:
• Rs=12000 Ohm
• Vs=7,15V
Infine, abbiamo estratto i valori di tensione segnalati dalla centralina dopo l’applicazione delle forzanti,
riportando i seguenti dati: massa tensione
(g) (V)
0 0
50 0,042
100 0,085
200 0,17
500 0,425
550 0,465
Per quanto riguarda il modello teorico il procedimento prevedeva l’applicazione di De Saint Venant e
dunque la risoluzione di: =
= 70000
{
= 1
2
= ℎ
6
Dalla formula di De Saint Venant abbiamo ricavato i seguenti valori della deformazione a seguito
dell’applicazione dei carichi: ε teorico
−5
10 )
massa (g) (×
0 0
50 1,3680
100 2,7360
200 5,472
500 13,680
550 15,048
Elaborazione dei dati
Come prima cosa abbiamo calcolato
∆ ∕∕−
1 1 1
= = 0,00990099 //= = 118,60 ℎ
con
+
1 1 1
∆
1
In seguito tramite la relazione V = S abbiamo ricavato S = 723,665 V.
s
1 = 2,5
Avendo impostato la tensione di alimentazione è possibile calcolare il guadagno G come:
= ∙ da cui G=1157,86.
4
Una volta ricavata la sensibilità è stata rimossa la resistenza di Shunt e sono stati applicati i carichi alla trave.
Effettuando la lettura dell’uscita della centralina trovo la deformazione come:
∆1 ∆2
= ( − ) = 2 =
1 2 2
Si riportano i risultati del metodo sperimentale affiancati ai risultati ottenuti analiticamente con De Saint
Venant: tensione ε sperimentale ε teorico
−5 −5
(× 10 ) (× 10 )
massa (g) (Vletta)
0 0 0 0
50 0,042 1,4509 1,3680
100 0,085 2,7360
2,94
200 0,17 5,87 5,472
500 0,425 14,68 13,680
550 0,465 16,60 15,048
In seguito, è riportato un grafico per il confronto tra deformazione reale e teorica:
1
1
1
deformazione 1
10 reale
teorica
0 0 1 forza
Valutazione delle incertezze
Per quanto riguarda le incertezze relative alla deformazione teorica avremo:
• Avendo effettuato una sola misurazione, è opportuno usare una valutazione dell’incertezza di tipo B
sulle misure effettuate con calibro cinquantesimale (r=0,02), dunque
= = = = 0,0057735 .
ℎ
2√3
• Per la forza, non avendo alcuna informazione sui carichi applicati, si assume che siano ideali e dunque
viene considerata come una costante nel calcolo dell’incertezza della deformazione.
6
=
Queste incertezze intervengono nel calcolo di 2
ℎ
Avremo
Dunque, l’incertezza della deformazione teorica risulterà pari a:
carico −5 −5
(× 10 )(LC 68%) (× 10 )(LC 68%)
applicato Misura
0 0 0 ±
1,37 0,15
50 0,148287 ±
2,75 0,30
100 0,296574 ±
5,47 0,60
200 0,593148 ±
13,68 1,48
500 1,48287 ±
15,05 1,63
550 1,631157
Per quanto, invece, riguarda la deformazione sperimentale dovremo tener conto di:
• un’incertezza del multimetro: accuratezza = ± 0,01 * lettura + 0,001 *r