Il Servizio Pubblico Radiotelevisivo e la RAI
Il Servizio Pubblico Radiotelevisivo è un pubblico servizio esercitato su concessione nel settore radiotelevisivo, mediante la complessiva programmazione, anche non informativa, della società concessionaria. Ciò significa che una società esercita questo pubblico servizio in forza di un'autorizzazione rilasciata, a livello nazionale, dal Ministero dello Sviluppo Economico e, nello specifico, dal Dipartimento per le Comunicazioni, che si occupa appositamente del settore dell'informazione e delle telecomunicazioni, oppure, a livello locale, dalle province autonome di Trento e Bolzano (contratti della durata di tre anni ma rinnovabili).
Storia della RAI
Inizialmente questo compito era svolto unicamente da RAI ma, con il passare del tempo, il servizio pubblico radiotelevisivo si è configurato come la contrapposizione tra un soggetto pubblico, RAI, e alcuni soggetti privati. La RAI (Radio Audizione Italiana) nasce con atto notarile nel 1924 e, il 3 gennaio 1954, giorno della prima trasmissione televisiva italiana, diventa ufficialmente RAI radiotelevisione italiana.
All'inizio, la gestione del servizio pubblico radiotelevisivo era interamente nelle mani della RAI, ma, a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, le emittenti televisive private cominciano a trasmettere in maniera totalmente autonoma a livello locale. La RAI chiede dunque l'intervento della Corte Costituzionale che concede però a queste emittenti di trasmettere a livello locale (lasciando il monopolio RAI solo a livello nazionale). La Corte Costituzionale non legifera però in maniera precisa sul tema e, ben presto, si ripresentano tali controversie: le emittenti televisive private e, nello specifico, Rete 4, Canale 5 e Italia 1, con tutte le reti ad esse connesse, cominciano a trasmettere lo stesso programma alla stessa ora in modo tale da avere una programmazione nazionale pur trasmettendo solo a livello locale.
La RAI richiede ancora l'intervento della Corte Costituzionale ma, ormai, il monopolio RAI è terminato: con la legge Mammì del 1990, infatti, viene condonato il comportamento scorretto delle emittenti locali, che avevano iniziato a trasmettere a livello nazionale pur non avendo l'autorizzazione, e viene loro data questa possibilità. Proprio in questo modo, Mediaset riesce a prendere il sopravvento su RAI. La legge Mammì stabilisce anche:
- La necessità di tutela del pluralismo informativo
- La necessità di istituire un registro delle emittenti televisive
- La necessità di introdurre un Piano Nazionale di ripartizione e di assegnazione delle frequenze
- La necessità di eleggere un garante per la radiodiffusione e l'editoria
Sebbene, ad oggi, in Italia ci siano più di 600 emittenti, il 90% degli ascolti si concentra tra RAI e Mediaset a causa degli alti costi per il mantenimento di una struttura così complessa, costi che non possono essere sostenuti dalla maggior parte delle emittenti.
La natura giuridica della RAI
Parliamo più approfonditamente di che tipo di società è RAI. La RAI è una società di capitali a capitale in parte pubblico e in parte privato ma con un'origine privatistica (atto notarile del 1924). Essa opera mediante un'attività di diritto privato ed esercita tale attività in forza di un'autorizzazione generale concessa dal Ministero dello Sviluppo Economico (Dipartimento per le Comunicazioni).
Obblighi di programmazione della RAI
Da un punto di vista meramente tecnico, RAI ha degli specifici obblighi di programmazione:
- Obbligo di destinare una parte della programmazione alla formazione, all'informazione e alla promozione culturale (mediante programmi come rappresentazioni teatrali, balletti, contenuti storico/artistici...)
- Obbligo di trasmettere in maniera gratuita, a livello nazionale, messaggi di utilità sociale su richiesta della presidenza del Consiglio
- Obbligo di garantire un accesso paritario alla programmazione per tutte le categorie di interesse pubblico
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