Estratto del documento

50) PERCHE’ BENEDICT NON E’ D’ACCORDO CON IL MEMORANDUM SUMMERS?

Benedict utilizza l’approccio del relativismo morale: ciò che è morale o immorale dipende dai

comportamenti accettati all’interno della società in cui dati comportamenti sono adottati.

Ciò che è accettato dalla società, tuttavia, è basato su convenzioni e convinzioni condivise e nel caso

del “Memorandum Summers” la proposta non è di fatto accettata e condivisa da tutti. Si tratta di un

documento contenente l’idea di un singolo individuo, che seppure fosse accettata da alcuni, non

sarebbe condivisa da tutti. Sappiamo infatti che il memorandum fu fin da subito oggetto di critiche,

per cui non sarebbe corretto parlare di relativismo morale e associare all’idea di un singolo individuo,

per quanto rilevante nella società di quegli anni (fu capo della Banca Mondiale), l’intero pensiero di

una comunità. 27

51) PERCHE’ ARISTOTELE NON E’ D’ACCORDO CON IL MEMORANDUM SUMMERS?

Secondo la filosofia di Aristotele, la virtù si manifesta nell’azione; nel caso del Memorandum

Summers è chiaro che lo spostamento di ‘industrie sporche’ dagli USA verso i paesi meno sviluppati

non rappresenti un gesto buono e virtuoso, anzi potremmo dire, al contrario, che la personalità di

Summers non si rifà alla figura del cittadino ideale delineata dal filosofo. Rispettando la distinzione

tra soggetti virtuosi, continenti, incontinenti e malvagi, Summers sarebbe collocato all’estremo

opposto della figura virtuosa. Nella proposta del capo della Banca Mondiale, infatti, non vi è alcun

cenno al concetto di giustizia distributiva (distribuzione delle risorse) né al concetto di giustizia legale

(rispetto diritti e doveri altrui).

52) SALARIO MINIMO

Per salario minimo si intende la più bassa remunerazione che per legge i datori di lavoro devono

corrispondere ai propri dipendenti. È un istituto la cui introduzione, in linea di principio, dovrebbe

essere volta a proteggere le categorie più soggette a rischio di sfruttamento per le quali l’alternativa

sarebbe un salario ancora più basso. Risponderebbe dunque ad un’esigenza di giustizia e rispetto dei

diritti individuali. Tuttavia, un uso diverso del salario minimo potrebbe avere effetti deleteri

sull’occupazione creando un gap tra domanda e offerta di lavoro. Per questo motivo, qualora si

provveda all’introduzione di una soglia minima, questa deve essere ragionevole e non risultare

eccessiva perché ciò potrebbe causare problemi per la gestione dell’attività economica. A tal

proposito un’alternativa potrebbe essere quella di ridurre il prelievo fiscale, il che massimizzerebbe

l’utilità di tutti i soggetti coinvolti.

La questione del salario minimo è profondamente intrisa di implicazioni etiche, riflettendo una tensione tra equità economica,

dignità umana e libertà individuale. Da un punto di vista filosofico, filosofi come John Rawls promuovono la giustizia sociale

attraverso l'idea che le istituzioni debbano essere organizzate per massimizzare i benefici per i meno privilegiati, sostenendo

così la necessità di un salario minimo che assicuri un livello dignitoso di sostentamento per tutti i lavoratori. Immanuel Kant

potrebbe argomentare che un salario adeguato è essenziale per rispettare la dignità umana, trattando i lavoratori non solo come

mezzi per fini economici ma come individui con diritti e bisogni che meritano rispetto. Dal punto di vista utilitarista di Jeremy

Bentham e John Stuart Mill, il salario minimo è giustificato in quanto contribuisce a migliorare il benessere complessivo della

società, riducendo la povertà e promuovendo la stabilità sociale. Tuttavia, le prospettive libertarie di filosofi come Robert Nozick

possono contestare l'ingerenza del salario minimo nella libertà di contrattazione tra lavoratori e datori di lavoro, sottolineando la

necessità di equilibri che non limitino le scelte economiche individuali. In sintesi, la discussione sul salario minimo non riguarda

solo l'efficacia economica, ma anche le implicazioni morali e sociali delle politiche che influenzano profondamente la vita e il

benessere delle persone. 28

memurandum summer benedict non è d’accordo perchè non ci sono considerazioni di carattere etico ed

inoltre ciò che è considerato morale nel paese ricco potrebbe essere l’opposto nel paese povero, o viceversa.

Egoismo: il perseguimento del proprio interesse è una forza

DIFFERENZE EGOISMO – UTILITARISMO

fondamentale che guida l’azione delle persone e delle organizzazioni, come pure a tutela dell’interesse sociale.

Egoismo non è contrario di altruismo, quindi se uno è egoista non vuol dire che non faccia mai atti altruistici,

ma li fa perchè pensa che convenga a lui.Il principio utilitarista è fare ciò che conviene quindi l’azione

moralmente corretta è quella che produce maggiori vantaggi netti per tutti i soggetti interessati all’azione. Si

tratta di un approccio consequenzialista, perché guarda le conseguenze di un’azione, comparativamente

considerata in rapporto alle alternative disponibili. Per decidere se una è giusta o meno non guardo i principi,

ma le conseguenze. Funziona solo quando è facile valutare e misurare le conseguenze. A livello sociale può

essere utilizzato più per norme generali di comportamento (rule utilitarianism) piuttosto che per atti individuali

(act utilitarianism). È difficile quando benefici e costi sono difficili da misurare, caratterizzati da incertezza o ci

sono conseguenze non economiche.Secondo Sidwick non sono compatibili egoismo e utilitarismo: vi possono

essere molti casi nei quali l’utilità generale richiede il sacrificio degli interessi di qualcuno; secondo Sidgwick,

l’unico modo di conciliare egoismo e utilitarismo è postulare l’esistenza di Dio: nel lungo periodo o in un’altra

vita ci sarà ricompensa per i propri sacrifici correnti e in questo caso l’utilitarismo coincide con la tutela

esclusiva dei propri interessi.

È uno stato in cui non esiste la società e tutti sono uguali per forza fisica e capacità

STATO DI NATURA: HOBBES

intellettuali. Nessuno può dominare gli altri, esistono uomini di tutti i tipi (saggi, pazzi) e chiunque può

uccidere. Se manca un’autorità efficace (governo, re) l’unico stato possibile è quello di natura, che consiste in

una guerra perenne. Non esiste una fonte naturale di autorità. Lo stato di natura è quindi una situazione

teorica di assenza di autorità politica in cui gli uomini sono nella loro situazione naturale. I contratti e le

proprietà non funzionano, l’economia non esisterebbe in quanto chi produce rischia di non poter godere della

produzione. Per Hobbes il rischio di un’assenza di autorità è che gli egoisti, codardi e violenti sopraffacciano

gli altri. I buoni per difendersi devono ricorrere ad azioni cattive e per questo lo stato di natura è assolutamente

da evitare. Anche se la maggioranza dei governi si sono instaurati con la forza o con la frode, è importante

proteggere i governi che riescono a mantenere la pace e dovremmo comportarci come se fossimo entrati

volontariamente in un contratto per farci governare.

Secondo Nietsche non esiste il libero arbitrio, perciò le azioni

CONSERVAZIONE DELLA SPECIE: NIETSCHE

umane vanno valutate come quelle animali. Crediamo ci sia il libero arbitrio perché vogliamo dare

responsabilità agli autori delle azioni. Il libero arbitrio è una mistificazione in quanto le azioni derivano da

processi fisiologici. Il nostro giudizio, la nostra reazione agli eventi, non sono altro che comportamenti dovuti

all’evoluzione, sono fenomeni animali. Bene e Male non sono qualità definite: tendiamo a descriverle in base

alla nostra visione personale sulle azioni degli altri. L’altruismo per Nietzsche è una questione di ego personale,

tendiamo a fare delle cose nell’interesse degli altri perché amiamo troppo le nostre idee e non vogliamo

rinunciarvi. L’eccesso di altruismo può essere visto come una dissonanza cognitiva, e il “cattivo” è colui che va

contro i processi mentali derivati dall’evoluzione e agisce contro le consuetudini. Le azioni generose e non

egoistiche sono frutto di consuetudini, il cui rispetto è cresciuto nel tempo, di cui però si è persa la ragione

morale originaria. Secondo Nietzsche stiamo diventando sempre più “molli” a causa dei costumi, siamo

sempre più simili tra di noi e questo scoraggia l’evoluzione/innovazione. Anche le leggi, prese come dato di

fatto, sono nocive per l’innovazione e dovrebbero essere costantemente aggiornate perché rischiano di

limitare la sperimentazione. La soluzione di Nietzsche a questa “palude metaetica” è l’Ubermensch

(Superuomo), colui che innova e rompe le convenzioni. Egli è colui che possiede la “volontà di potenza, è lui

stesso che definisce cosa è buono e cosa non lo è. È buono tutto ciò che accresce la sensazione di potere, è

male la debolezza. Il Superuomo è un leader, ma anche lui non può decidere cosa e bene o male

universalmente (perché non esistono), ma solo per sé stesso. La moralità è indefinibile ma la volontà di

potenza è reale. È la natura in realtà che risolve le cose attraverso un processo di selezione

Herbert Spencer elabora le teorie evoluzionistiche di Darwin in chiave

FALLACIA NATURALISTICA: DARWIN

etica: chi è ricco è potente lo è perché le sue caratteristiche si adattano bene all’ambiente, al contrario chi è

povero e debole è inadatto all’ambiente, e grazie a questo meccanismo la società progredisce. La selezione

naturale è quindi per lui l’unico modo per far progredire la specie. Una possibile critica a questa visione

consiste nella fallacia naturalistica: non è detto che se qualcosa esiste in natura sia per forza la via migliore,

significa solamente che esiste. Non è detto che l’evoluzione e la selezione naturale, pur funzionando bene per

le specie animali, funzionino bene il campo sociale ed etico. Inoltre, non è detto che le caratteristiche che

portano un uomo al potere siano benefiche per l’intera specie, al contrario molte volte queste sono dannose

(es. si va al potere grazie all’egoismo, ma al contrario la cooperazione è più produttiva per la specie). Questo

approccio non viene quasi mai usato per l’ambito sociale, ma spesso in quello economico: se un’impresa va

male

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/09 Finanza aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescol02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica della finanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Anolli Mario.
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