Supporti dell'arte contemporanea
Oggi gli artisti spaziano liberamente attraverso una moltitudine di tecniche per esprimere le loro idee:
Pittura
Rimane una costante nel mondo dell’arte contemporanea e continua a essere considerata l’opera d’arte per eccellenza. Alcuni dipinti sembrano possedere la capacità di rappresentare lo spirito e le istanze culturali del momento storico in cui sono stati realizzati. La crescente onnipresenza della fotografia ha costituito probabilmente la maggior spinta per gli artisti a ridefinire sia la forma che il contenuto dei loro dipinti. I dipinti possono essere eseguiti su tela, tavola, carta, metallo, plexiglas e ogni altra tipologia di materiale. La pittura può utilizzare i pigmenti in polvere più tradizionali, i colori ad olio, ad acrilico, la vernice o la tempera di uso comune o i più lucidi fissaggi chimici.
Scultura
Negli anni Sessanta la scultura è scesa dal piedistallo per essere collocata ovunque l’artista scegliesse di posizionarla. Ed è stata anche liberata da un’antica dipendenza da tecniche specifiche (modellato, intaglio, fabbricazione) dal momento che gli artisti hanno cominciato ad adottare una vasta gamma di forme e di pratiche che continuano ad oggi. La Pop Art, il Minimalismo e l’Arte Concettuale hanno svolto il loro ruolo nell’allontanare la scultura e le sue tecniche dalla materialità, spingendole verso ambiti più mentali, tra cui la filosofia e la psicologia. Di tutte le forme artistiche, la scultura è quella che permette infinite variazioni. Può essere realizzata dall’artista, fabbricata da altri, o essere ricavata da oggetti e materiali trovati. Una scultura può essere un pezzo unico, prodotta in edizioni limitate o in multipli. Gli artisti possono scegliere tra diverse tecniche scultoree che richiedono abilità tradizionali oppure impiegano le tecnologie più nuove.
Disegno
Nell’arte occidentale, il disegno è sempre stato considerato non un prodotto finito ma uno strumento utilizzato dagli artisti per testare le loro idee, uno schizzo preparatorio prima di realizzare le loro sculture o i loro dipinti. Dalla fine degli anni Novanta è stato sempre più riconosciuto come un’attività primaria e una forma d’arte in sé, fino ad ampliarsi, come supporto, a una miriade di modalità per tracciare segni. Questa pratica è vista da molti come un mezzo espressivo più personale, immediato e intimo. Ciò nonostante, molti artisti hanno scelto di realizzare disegni di dimensioni ambiziose. La percezione diffusa è che i disegni permettano un legame più diretto con i processi mentali dell’artista, ma il risultato finale può essere altamente rifinito, elaborato e dettagliato, come quello di un qualsiasi dipinto.
Fotografia
La fotografia è il mezzo e la memoria dell’epoca moderna, è dappertutto e domina la vita culturale di tutti. In quanto forma surrogata della realtà, porta con sé molte complessità e delle contraddizioni della pratica dell’arte contemporanea, insieme a questioni di autorialità, riproduzione e autenticità. Oggi la fotografia è sempre più riconosciuta come una forma d’arte, ma è uno status che ha conquistato con difficoltà. Gli artisti utilizzano spesso diverse tecniche fotografiche e si spostano tra fotografia digitale e analogica, a seconda dei loro bisogni.
Video e nuovi media
Fin dall’inizio del XX secolo gli artisti si sono confrontati con l’immagine in movimento, ma c’è voluta la rivoluzione nella creazione di immagini degli anni Sessanta. Da allora i film e i video d’artista hanno inglobato tutte le idee e le forme artistiche più significative degli anni più recenti: arte astratta, concettuale, performance, fotografia, arte digitale. Si tratta anche di un mezzo in continua evoluzione, che si allontana dalle categorie artistiche tradizionali e va verso un territorio più tecnologico, con referenti e linguaggi propri. Mentre nelle altre forme artistiche l’opera rimane immutata e lo spettatore è libero di andare e venire, qui è il supporto che cambia e impone allo spettatore la sua scansione temporale.
Installazioni e opere site-specific
Il termine installazione è forse la definizione più generica di forma d’arte. Può comprendere ogni tipo di opere site-specific, di ogni forma e dimensione, che occupano uno spazio. Le installazioni possono essere create sia dall’artista sia da altre persone secondo le sue istruzioni. Possono essere permanenti, impalpabili o intenzionalmente eccessive. Il termine installazione è stato coniato negli anni Settanta per descrivere opere create appositamente per uno specifico spazio espositivo o un luogo aperto. I primi esemplari erano temporanei e non destinati a scopi commerciali; oggi questi lavori vengono acquistati e venduti come qualsiasi altra opera d’arte.
Documenti d’artista e materiali effimeri
Sono materiale d’archivio legato alla creazione, esposizione o storia di un’opera. Questa documentazione effimera può comprendere fotografie, audio, video, materiali scritti o modelli. Può essere l’unica testimonianza di una performance, un evento artistico o un’opera d’arte ambientale.
Edizioni elettroniche e oltre
Gli artisti sono alla costante ricerca di nuovi modi di produzione artistica, ponendo una serie di sfide al collezionista. Possono esserci opere costituite da quadri elettronici, installazioni video-interattive, ambienti multimediali che mirano a generare un sovraccarico sensoriale unendo a una tappezzeria psichedelica e pavimenti adesivi, una moltitudine di collaborazioni artistiche tra cui video, animazioni, pitture, sculture.
Nouveau Réalisme e Neo-dada
Fin dagli anni Cinquanta gli artisti della costa occidentale degli Stati Uniti che gravitavano intorno alla Beat Generation avevano introdotto nelle loro pratiche di collage e assemblage un certo numero di oggetti quotidiani e triviali. La pratica del prelievo diretto di oggetti da parte degli artisti che praticano l’assemblage si si diffonderà rapidamente e culminerà tanto sulla scena artistica di New York che sulla costa ovest. Rauschenberg e Johns, tra i maggiori esponenti della New Dada, utilizzano l’assemblage in cui l’oggetto reale è integrato nell’opera, diventando esso stesso opera d’arte. Un esempio è “Bed” di Rauschenberg in cui un letto è appeso come un quadro. Il paradigma è arte è vita.
Agli inizi degli anni Sessanta, contemporaneamente agli sviluppi del Neodadaismo americano, in Europa si diffonde il suo corrispettivo movimento artistico, denominato Nouveau Réalisme, le cui premesse erano simili: critica al carattere aulico e elitario dell’espressionismo e supremazia del reale che si concretizza nell’utilizzo e nell’integrazione dell’oggetto reale nell’opera d’arte.
In Francia il movimento nacque per iniziativa del critico Restany che nel 1960 vede nel manifesto del Nouveau Réalisme la creazione e il riconoscimento di pratiche iniziate qualche anno prima dai fautori del décollage. Ciò che Restany riconosce di queste pratiche è il fatto di esplorare “nuovi metodi di percezione del reale”. Le parole d’ordine sono Supremazia dell’esperienza e rivendicazione del reale che si concretizzano in tecniche come il décollage (manifesti cinematografici strappati dai passanti e recuperati dalla strada) e materiali di recupero, rifiuti e scarti. Nel clima del dopoguerra infatti è tra i rifiuti, nei mercati dell’usato e nelle carrozzerie che gli artisti vanno in cerca dei materiali che costituiranno le loro opere. Pittura e scultura si riducono a una combinazione di oggetti. Tale predominanza dell’oggetto reale nell’arte permette di accomunare artisti molto diversi e avrà come conseguenza il riavvicinamento tra pittura e arti rappresentative. Dufrene, Hains, Villeglé, sono tra i maggiori esponenti insieme all’artista più rappresentativo del Nouveau Réalisme: Klein. In esso la ricerca della spiritualità si fa centrale pur nella realizzazione di opere monocromatiche. Emblematico fu il Blu da lui stesso coniato e brevettato.
I principali esponenti dell'arte concettuale
L’origine della Conceptual Art, in un’accezione ristretta, si può cogliere in un gruppo di artisti di New York che hanno assunto un atteggiamento analitico nei confronti del linguaggio dell’arte tra cui ricordiamo Mel Bochner, Lawrence Weiner, Robert Barry. Tra i maggiori teorici e protagonisti del gruppo newyorkese troviamo Joseph Kosuth che inizia a usare oggetti comuni accompagnati da definizioni verbali (un esempio è l'opera "Una e tre sedie"). Concependo il termine concettuale in forma più allargata, si ricorda Bruce Nauman che prende spunto dai giochi di parole di Wittgenstein e da quelli di Man Ray. Da opere fondate soprattutto sull’impiego del linguaggio con frasi scritte prevalentemente attraverso la luce al neon, è passato a creare sculture, video, ambientazioni spesso nati da un gioco di parole. L’attenzione all’aspetto esistenziale è resa in modo opposto da On Kawara le cui opere consistono in tele a olio nere o rosse su cui è dipinta una data.
La data è la medesima riportata sul foglio di un quotidiano che fa da imballo alla tela, comperato dall’artista in quel giorno e in quel luogo. Ogni opera ricorda all’artista un suo particolare vissuto individuale o un importante fatto di cronaca collettiva. La critica dei mezzi tradizionali si lega all’attitudine seriale e all’analisi della conservazione di valori nell’opera di Marcel Broodthaers che lavorò sull’anacronismo dei sistemi di classificazione nei musei. Egli creò un museo personale in cui si ritrovavano i toni macabri, assurdi e ironici del Surrealismo belga. In Italia i due artisti che più spesso sono stati accostati all’Arte Concettuale sono stati Giulio Paolini e Vincenzo Agnetti. L’investigazione sull’arte di Paolini si appropria spesso di emblemi dell’arte (tele, sculture) che finiscono per caratterizzare come installazioni molte delle sue opere.
Opere di Francis Bacon
Dopo varie esperienze in pittura, un nuovo corso si aprì nel 1944 con i "Tre studi per una crocifissione" (Londra, Tate Gallery) che sconcertarono il pubblico e l’iconografia sacra con le loro inquietanti, mostruose figure che incarnano la tragedia della guerra della condizione umana in generale: la solitudine, la schiavitù della droga e dell’alcol. Il lavoro di Bacon è espressionista nello stile e le sue forme umane storte sono sconvolgenti. Le figure umane dell'artista inglese, sempre al centro dei suoi dipinti, non sembrano distorte e deformate da drammi esistenziali e interiori, ma dall'azione coercitiva e torturatrice dell'ambiente al limite della mutazione antropologica e genetica. I personaggi dei suoi quadri (esemplari le rielaborazioni del ritratto di "Papa Innocenzo X di Velázquez”) ci appaiono come attraverso un vetro deformante e al tempo stesso, lucidamente osservati con spirito da voyeur.
Bacon si serve spesso di immagini preesistenti rielaborandole: fotografie anonime, fotogrammi da film, immagini mediche di malattie della bocca. Bacon non presenta le cause delle deformazioni che intende già conosciute e sofferte da tutti, ne illustra con fredda e spietata lucidità gli effetti, offrendo alla vista la mostruosità di corpi da cui sembra sia stata estratta l'anima, presi da atroci e sfiguranti convulsioni. E la condizione di queste figure appare senza speranza, senza via di uscita, come un preinferno terreno; è una prigionia di terrore, solitudine e sofferenza forse mai espressa con tanta definitiva convinzione.
Le prime opere realizzate da Francis Bacon dichiaratamente come autoritratti risalgono al 1956 e al 1958: fatta eccezione per qualche episodio, prima che il genere si affermi con continuità e frequenza nel repertorio dell'artista bisognerà aspettare almeno un decennio. Si può osservare come la rappresentazione dell'immagine di sé sia per Bacon l'esito di un processo lungo e complesso, che, prima di arrivare all'autorappresentazione compiuta e dichiarata, passa attraverso una fase in cui le sembianze dell'artista non sono immediatamente riconoscibili, né immediatamente proposte come proprie. In questi dipinti prendono una prima forma i drammi interiori e i blocchi psicologici dell'artista, che egli, grazie all'espressione pittorica, riesce a rielaborare e sciogliere nella forma compiuta dell'auto-rappresentazione.
Head I (1948) e Head II (1949) possono essere considerate le prime forme che l'artista propone come rappresentazione di sé. Prolegomeni a quelli che saranno i veri e propri autoritratti, in queste opere trova espressione un groviglio interno di sentimenti, emozioni e sensazioni che necessiteranno ancora di un lungo percorso prima di sciogliersi in immagini di più chiara autorappresentazione: Head I e Head II rivelano una percezione di sé nei termini di un'umanità incompleta e un'identità in cui prevale l'elemento legato alla natura istintuale. La componente animale, che si raffigura nell'immagine della scimmia, è fusa alla componente umana, con una netta prevalenza della bestia sull'uomo, della scimmia sull'artista.
Nella ricostruzione del processo che segna l'evoluzione interiore e psichica dell'artista acquistano così un'importanza determinante i trittici realizzati negli anni Sessanta, Three Studies for a Crucifixion (1964) e Crucifixion (1965), i quali, se da un lato contengono sicuramente riferimenti alle atrocità del XX secolo - fattore che ha determinato la grande risonanza di queste opere presso il pubblico - dall'altro rivelano anche il progressivo avvicinamento dell'artista alla sua propria autorappresentazione: scorgiamo quindi un autoritratto, ancora in chiave simbolica nel trittico del 1964, che diventa palese e dichiarato nell'opera del 1965.
L'attenzione del pittore è rivolta, in questi dipinti, al soggetto principale il sacrificato e la sua sofferenza che nel trittico del ’64 viene riproposto in tutti e tre i pannelli e nelle varie forme in cui tale motivo aveva trovato espressione anche in precedenti opere dell'artista: quarti di carne macellata, corpo dilaniato dai colpi di arma da fuoco, carcassa di carne appesa. Nel pannello centrale del trittico del 1964, tradizionalmente riservato alla figura del Cristo crocefisso, viene rappresentato un corpo disteso su un letto, crivellato di colpi di arma da fuoco. Nel terzo pannello del trittico del 1964 è riconoscibile la carcassa di un animale appesa e macellata, a rappresentare il corpo di Gesù crocefisso, dalla quale sta per fuoriuscire una testa, che è sovrapponibile alla Head urlante del '48: ovvero, ancora, un autoritratto cifrato.
Autori e opere della corrente realista neo-espressionista
Lucian Freud, nato a Berlino nel 1922, nipote dello psicologo Sigmund Freud è soprattutto un ritrattista e anche i suoi dipinti sono per lo più ritratti di persone (in maggioranza uomini) con e senza vestiti. Lucian Freud operò soprattutto in Inghilterra, dove aderì al movimento neo-espressionista sviluppatosi negli anni immediatamente dopo la fine della guerra, e nell'ambito del quale realizzò una prima serie di opere per lo più ostiche, criptiche, di difficile lettura critica, mutando poi i suoi modi espressivi negli anni '50, quando la sua tecnica meticolosa pare allentarsi per accogliere un certo informalismo e divenire più sciolta, con tratti in comune con un movimento fiorito a Berlino negli anni '20 e chiamato Nuova Oggettività. La sua opera si compone quasi sempre di ritratti, autoritratti, nudi, realizzati con pennellate dense e pigmenti pesanti, che definiscono il carattere traslucido delle sue rappresentazioni. Il suo è un figuratismo intriso di espressionismo, con molti riferimenti alla tradizione classica. Ad una lettura attenta le sue opere permettono di individuare un tratto comune: una sostanziale incomunicabilità e freddezza che va dall'artista al soggetto rappresentato.
Quando Freud intitola i suoi ritratti, accosta sempre la voce "riflection". Le sue figure sono corpi trasferiti su tela, sedute sulle sedie o coricate sul letto, non rappresentano, sono corpi nudi bastanti a se stessi, inermi e arrendevoli. Nell’autoritratto Reflection del 1985, ritroviamo la stessa freddezza e crudezza che l'artista riserva ai suoi modelli, senza alcuna autocommiserazione per la sua condizione di soggetto sottoposto ad un'autoanalisi spietata. Le sue figure sono corpi impietosamente trasferiti su tela in cruda verità. Sedute sulla sedia, coricate sul letto, non attendono, né rappresentano. Il contorno è una membrana che non separa la carne dall’ambiente in cui sprofonda. Corpi nudi e bastanti a sé stessi, inermi, esposti, arrendevoli nella loro oscenità. Molte le figure giacenti a condividere angusti spazi con un cane. La presenza di un cane è una costante. Sono cani particolari, con la pelle sottile e spessa. Questi soggetti si alternano e ricorrono negli anni. Coesistono il volto di un ragazzo, l’amico David Hockney, la regina d’Inghilterra, ritratti in pura equanimità. The painter is surprised by a naked admirer è un dipinto più recente significativo proprio come Hotel bedroom di cinquant’anni fa. La figura di una giovane donna accucciata afferra la gamba di un uomo non più giovane, intento a dipingere tra lo specchio e il cavalletto.
Jenny Saville nasce negli anni '70 a Cambridge, vive e lavora a Londra, New York e Palermo. Esordisce con tematiche legate al femminismo, in quegli anni i suoi ritratti e autoritratti di corpi femminili denunciano la manipolazione e la trasformazione del corpo attraverso la chirurgia plastica. Jenny è una delle maggiori esponenti del movimento neo-espressionista.
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