Analisi energetica
del sistema edificio-impianto
della biblioteca di Ingegneria dell’Università
degli Studi di Firenze.
Docenti
Prof. Ing. Andrea Rocchetti
Ing. Luca Socci
Studenti
Chiara Chiavarini
Anno Accademico 2020/2021
INDICE
1. INTRODUZIONE 5
2. QUADRO NORMATIVO 6
2.1. N I 6
ORME NTERNAZIONALI
2.2. N N 6
ORME AZIONALI
2.3. R L 7
IFERIMENTI EGISLATIVI
3. TERMOFISICA DELL’EDIFICIO 8
3.1. M Q - S 9
ETODO UASI TAZIONARIO
3.2. M 9
ETODO DINAMICO
4. SOFTWARE DI PROGETTAZIONE 10
4.1 D B 10
ESIGN UILDER
5. IL CASO STUDIO 11
5.1. I 11
NQUADRAMENTO STORICO ED URBANISTICO
5.2. D ’ 12
ESCRIZIONE GENERALE DELL EDIFICIO
5.3. L 12
A STRUTTURA
5.4. L’ 13
IMPIANTO
5.5. M 13
ODELLAZIONE
5.5.1 P 14
ARETE PERIMETRALE
5.5.2 P 15
ARETI INTERNE
5.5.3 S 17
OLAIO INTERPIANO
5.5.4 C 18
ONTROSOFFITTO IN LEGNO CASSETTONATO
5.5.5 C 19
OPERTURA A FALDE
5.5.6 C 21
OPERTURA PIANA
5.5.7 I 22
NFISSI
5.5.8 L A 22
OCALI ED TTIVITÀ
5.5.9 P 24
ARAMETRI DI PROGETTO
6. ANALISI ENERGETICHE E DETERMINAZIONE DEI CARICHI DI PROGETTO 30
6.1 P 30
ROGETTO DI RISCALDAMENTO
6.2 P 31
ROGETTO DI RAFFRESCAMENTO
6.3 S 32
IMULAZIONE DINAMICA
6.3.1 S - 33
IMULAZIONE DINAMICA ANNUALE
6.3.2 S – 34
IMULAZIONE DINAMICA SETTIMANA TIPO INVERNALE
6.3.3 S – 35
IMULAZIONE DINAMICA SETTIMANA TIPO ESTIVA
7. SCELTE PROGETTUALI 37
7.1. P 38
ROGETTAZIONE IMPIANTO DI TRATTAMENTO ARIA
7.1.1. I ’ 40
NDIVIDUAZIONE DEI TRATTAMENTI TERMOFISICI DELL ARIA NECESSARI
7.1.2. S 48
ELEZIONE CENTRALE TRATTAMENTO ARIA
7.1.3. S 50
ELEZIONE CENTRALE TERMICA E FRIGORIFERA
7.2. R 52
ETI DI DISTRIBUZIONE
7.2.1. R 52
ETE AERAULICA
7.2.2. R UTA 62
ETE DI ALIMENTAZIONE BATTERIE
8. CONSIDERAZIONI FINALI 68
1. Introduzione
Il presente lavoro tratta la valutazione energetica della sede della biblioteca di Ingegneria
dell’Università degli Studi di Firenze, sita in Via Santa Marta.
Una volta reperito il materiale necessario, tramite software specifici, si è proceduto con la
definizione di un modello energetico volto ad individuare i carichi termici dell’edificio, sia in regime
estivo sia in regime invernale, con lo scopo di trovare una soluzione impiantistica per l’edificio oggetto
di studio, atta a garantire le condizioni di comfort termo-igrometrico e di IAQ (Indoor per
Air Quality),
un miglior IEQ (Indoor Environmental Quality).
2. Quadro normativo
Per la determinazione della prestazione energetica del sistema edificio – impianto è stato necessario
fare riferimento alle seguenti norme:
2.1. Norme Internazionali
UNI CEI EN 16247-1:2012 – Diagnosi energetiche - Parte 1: Requisiti generali.
UNI CEI EN 16247-2:2014 – Diagnosi energetiche - Parte 2: Edifici.
Fabbisogni energetici per
UNI EN ISO 52016-1:2018 – Prestazione energetica degli edifici -
riscaldamento e raffrescamento, temperature interne e carichi termici sensibili latenti - Parte 1:
Procedure di calcolo.
UNI EN ISO 8996:2005 – Ergonomia dell’ambiente termico - Determinazione del metabolismo
energetico.
UNI EN ISO 7730:2006 – Ergonomia degli ambienti termici - Determinazione analitica e
interpretazione del benessere termico mediante il calcolo degli indici PMV e PPD e dei criteri di
benessere termico locale.
UNI EN ISO 9920:2009 – Ergonomia dell’ambiente termico - Valutazione dell’isolamento termico
e della resistenza evaporativa dell’abbigliamento.
UNI EN 12464-1:2011 – Luce e illuminazione - Illuminazione dei posti di lavoro - Parte 1: Posti
di lavoro in interni.
UNI EN 13779:2008 – Ventilazione degli edifici non residenziali - Requisiti di prestazione per i
sistemi di ventilazione e di climatizzazione.
2.2. Norme Nazionali
UNI 10339:1995 – Impianti aeraulici ai fini di benessere. Generalità, classificazione e requisiti.
Regole per la richiesta d'offerta, l'offerta, l'ordine e la fornitura.
UNI/TS 11300-1:2014 – Prestazioni energetiche degli edifici - Parte 1: Determinazione del
fabbisogno di energia termica dell'edificio per la climatizzazione estiva ed invernale. 6
UNI/TS 11300-2:2019 – Prestazioni energetiche degli edifici - Parte 2: Determinazione del
fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale, per la produzione
di acqua calda sanitaria, per la ventilazione e per l'illuminazione in edifici non residenziali.
UNI/TS 11300-3:2010 – Prestazioni energetiche degli edifici - Parte 3: Determinazione del
fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione estiva.
2.3. Riferimenti Legislativi
D.Lgs. 192/2005 – Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico
nell’edilizia.
D.Lgs. 102/2014 – Attuazione della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, che modifica
le direttive 2009/125/CE e 2010/30/UE e abroga le direttive 2004/8/CE e 2006/32/CE.
DM 26/06/2015 – Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e
definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici.
D.Lgs. n. 141/2016 – Disposizioni integrative al decreto legislativo 4 luglio 2014, n.102.
DPCM 5/12/1997 – Requisiti acustici passivi degli edifici.
D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412 – Regolamento recante norme per la progettazione, l'installazione,
l'esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei
consumi di energia, in attuazione dell'art. 4, comma 4, della L. 9 gennaio 1991, n. 10. 7
3. Termofisica dell’edificio
Prima di procedere con il caso studio si è ritenuto opportuno descrivere brevemente alcuni concetti
fondamentali riguardanti la termofisica dell’edificio, ovvero lo studio del comportamento termico
dell’edificio in transitorio.
Per la corretta scelta, nonché progettazione, degli impianti per la climatizzazione è essenziale
considerare:
le condizioni termo-igrometriche atte ad assicurare il benessere ambientale. È bene ricordare che il
comfort termico è strettamente correlato all’attività metabolica svolta in ambiente, al tipo di
vestiario dell’utenza, alla temperatura e alla velocità dell'aria, alla temperatura media radiante delle
superfici che delimitano l'ambiente ed infine all’umidità relativa dell’aria. Il gradimento di un
ambiente da parte degli individui presenti può essere espresso mediante un opportuno indice di
valutazione, detto PMV (Predicted che rappresenta il valore medio del voto relativo
Mean Vote),
alla situazione ambientale considerata espresso da un campione di persone, in definite condizioni
d’attività e vestiario. Dal momento che si parla di valore medio, si intuisce l’esistenza di una certa
variabilità individuabile, in quanto risulta impossibile determinare una situazione ideale, valida per
tutti gli individui presi in considerazione. All’indice PMV è direttamente associata la percentuale
di individui che si ritengono insoddisfatti dalle condizioni microclimatiche in oggetto PPD
(Predicted Percentage of Dissatisfied).
l’evoluzione nel tempo del comportamento termico dell’edificio. In tal senso è necessario
considerare come la climatologia esterna sia la forzante del sistema edificio-impianto, ciò significa
che questo reagisce alle sollecitazioni termo-igrometriche derivanti dall’ambiente esterno in
funzione delle proprie capacità di risposta, come ad esempio l’inerzia termica. Risulta quindi utile
analizzare come cambiano le condizioni interne dell’edificio di temperatura e umidità al variare
delle condizioni climatologiche esterne, le quali dipendono dalle caratteristiche del sito di
ubicazione dell’edificio e inoltre risultano essere continuamente variabili e mai stabili. La
complessità dell’approccio in transitorio termico ha però fatto sì che la normativa tecnica definisse
criteri e metodologie semplificate basate su specifiche approssimazioni. Di seguito si riportano
brevemente i principi che caratterizzano i metodi utilizzati per condurre il presente studio. 8
3.1. Metodo Quasi - Stazionario
È il metodo di calcolo che viene indicato dalla L. 10/91 e dalle norme tecniche UNI/TS 11300.
Questo presuppone che gli impianti funzionino h24 e che gli scambi energetici siano effettuati rispetto
alla temperatura media giornaliera mensile per ciascun mese calcolato. Tale approccio risulta essere
statico in quanto non considera alcuna variabilità delle condizioni climatiche esterne e dei profili d’uso
sia interni che degli impianti. Il termine “quasi-stazionario” deriva invece dal fatto che, mediante
l’utilizzo di fattori di utilizzazione degli apporti gratuiti e delle dispersioni, si considerano gli effetti
della capacità termica dell’edificio anche se in modo empirico.
3.2. Metodo dinamico
Il metodo dinamico, che si basa sulla variabilità giornaliera oraria della temperatura, consente di
calcolare con maggior precisione ed affidabilità i consumi energetici annuali degli edifici rispetto ai
metodi cosiddetti stazionari. Inoltre, tale metodo, a differenza di quello quasi-stazionario, permette di
cogliere gli aspetti inerziali legati all’involucro edilizio. Le maggiori difficoltà che si incontrano
utilizzando la simulazione dinamica sono certamente legate al fatto che tale metodo richiede una
dettagliata conoscenza dell’edificio in oggetto nonché un elevato numero di dati di input variabili nel
tempo che concernono sia le condizioni climatiche esterne sia i profili di occupazione interni. Diventa
pertanto necessario determinare in maniera accurata il reale comportamento degli occupanti e quindi
l’occupazione dei locali, la gestione dell’apertura delle finestre e l’utilizzo dei sistemi di
ombreggiamento. Dati incerti, infatti, potrebbero causare risultati non attendibili. 9
4. Software di progettazione
La simulazione dinamica di un edificio è facilmente effettuabile grazie all’utilizzo di software che
si servono di motori di calcolo dedicati.
L’utilizzo di questi software presuppone un’approfondita conoscenza del caso di studio. Inoltre, è
bene definire a priori le finalità dell’analisi, in modo da poter generare un modello adeguatamente
accurato che restituisca gli output richiesti in modo affidabile e senza comportare troppo onere
computazionale.
Ciascun motore di calcolo presente sul mercato, come o si
Energy-Plus, TRNSYS eQUEST,
differenzia per la metodologia di risoluzione del generico problema termofisico e delle relative
equazioni differenziali, utilizzando diversi algoritmi e ipotesi semplificative.
Per condurre tale esercitazione è stato utilizzato il motore di calcolo implementato
Energy-Plus,
all’interno del software DesignBuilder.
4.1 DesignBuilder
DesignBuilder è un ambiente di modellazione tridimensionale, costituito da otto moduli che si
interfacciano tra loro in modo da consentire, per qualsiasi tipo di edificio, un’analisi approfondita
sull’utilizzo, consumo ed impiego di energia.
All’interno dell’ambiente geometrico è possibile definire la geometria dell’edificio e le aperture
presenti. Numerose sono le sezioni dedicate all’inserimento delle informazioni necessarie per poter
effettuare l’analisi. Tali parametri sono la posizione geografica, la destinazione d’uso, le caratteristiche
termiche di una data partizione orizzontale o verticale, ma anche la densità di affollamento degli
ambienti interni e l’attività svolta all’interno di ciascun ambiente.
Dopo aver generato il modello tridimensionale ed aver impostato tutte le condizioni al contorno, il
software è in grado di determinare i carichi termici sia per il riscaldamento sia per il raffrescamento,
nonché di fornire una serie di dati sul consumo energetico dell’edificio, sulle condizioni di comfort
degli ambienti interni, sulle condizioni di illuminamento naturale, sui valori effettivi delle temperature
massime estive e le minime invernali. 10
5. Il caso studio
5.1. Inquadramento storico ed urbanistico
La biblioteca oggetto di studio fa parte della sede della Scuola di Ingegneria dell’Università degli
Studi di Firenze, situata in Via di Santa Marta, nel comune di Firenze.
La sede della Scuola di Ingegneria è in realtà piuttosto antica e risale al XIV secolo. Nel 1930 fu
ampiamente ristrutturata per accogliere il Seminario Minore Arcivescovile di Santa Marta, per poi negli
anni Settanta essere venduta all’Università degli Studi di Firenze. L’attuale biblioteca sorge all’interno
di quella che era la cappella dell’ex Seminario vescovile.
Figura 1. Inquadramento della sede della Scuola di Ingegneria
Figura 2. Individuazione biblioteca 11
5.2. Descrizione generale dell’edificio
L’edificio in oggetto è classificato ai fini energetici ai sensi del d.p.r. 412/1993: E.4(2) - Edifici
adibiti ad attività ricreative, associative o di culto e assimilabili, quali mostre, musei e biblioteche,
luoghi di culto ed E.2 - Edifici adibiti a uffici e assimilabili.
Di seguito si riporta la planimetria del piano terra della biblioteca.
Figura 3. Planimetria del piano terra della biblioteca
5.3. La struttura
La parte del complesso di Santa Marta presa in considerazione ai fini della presente esercitazione
presenta un corpo centrale ed una zona absidale adibite a biblioteca, due ali laterali che invece ospitano
rispettivamente uffici e locali per sala studio e servizi di fotocopie. All’ingresso, l’ex cantoria accoglie
l’archivio della biblioteca.
All’interno della biblioteca l’altezza massima al controsoffitto in legno cassettonato è circa 11m,
mentre gli altri due blocchi presentano un’altezza utile pari a 4 m. La struttura portante è in muratura a
sacco intonacata nella parte interna e nella parte esterna, mentre il solaio di interpiano, che divide la
biblioteca dai sottostanti laboratori, è in putrelle e laterizio forato, intonacato all’intradosso e
pavimentato all’estradosso. La copertura a padiglione è sempre realizzata in putrelle e laterizio forato,
ma è rivestita con tegole.
Infine, gli infissi esterni sono in legno e presentano un vetro singolo. Pertanto, è possibile affermare
come le caratteristiche costruttive non siano sicuramente in linea con le più recenti prescrizioni
normative in tema di efficientamento e risparmio energetico. 12
5.4. L’impianto
Attualmente nell’edificio in oggetto è presente una caldaia a metano che alimenta i ventilconvettori
presenti in tutti i locali, funzionanti per il solo riscaldamento, ed un’unità termoventilante, collocata
nell’ex cantoria della biblioteca, che consente il rinnovo d’aria all’interno della stessa.
5.5. Modellazione
Su è stato creato il modello energetico attraverso la creazione di quattro “blocchi
DesignBuilder
edificio”: uno per la biblioteca ed uno per il sottotetto non riscaldato, un altro per gli uffici, l’ultimo
per la sala studio/locale fotocopie.
Per considerare l’ombreggiamento apportato dall’atrio di ingresso della sede dell’università, è stato
necessario modellare un “blocco componente”.
Inoltre, la possibilità di creare superfici adiabatiche ha fatto sì che i laboratori, confinanti con la
biblioteca soprastante, potessero essere non modellati.
Di seguito si riportano i pacchetti tecnologici di pareti e solai costituenti l’edificio. Si specifica che
alcune delle seguenti stratigrafie sono state modellate in accordo con il materiale reperito, altri pacchetti
sono stati invece creati per analogia costruttiva.
Figura 4. Modello geometrico 3D realizzato in DesignBuilder 13
5.5.1 Parete perimetrale
Le pareti esterne del fabbricato sono in muratura a sacco dello spessore di 60 cm.
Figura 5. Stratigrafia parete esterna 14
La trasmittanza non rispetta i limiti normativi. Di seguito si riporta il diagramma di Glaser che
mostra come all’interno della parete non si generino fenomeni di condensa interstiziale.
Figura 6. Diagramma di Glaser parete esterna
5.5.2 Pareti interne
Le pareti divisorie all’interno della sala studio sono state modellate come muri divisori in mattoni
e presentano uno spessore pari a 15 cm. 15
Figura 7. Stratigrafia pareti interne
Di seguito si riporta il diagramma di Glaser che mostra come all’interno della parete non si generino
fenomeni di condensa interstiziale.
Figura 8. Diagramma di Glaser pareti interne 16
5.5.3 Solaio interpiano
Il solaio interpiano è realizzato in putrelle e blocchi di laterizio e presenta uno spessore di 30cm .
Figura 9. Stratigrafia solaio interpiano
Di seguito si riporta il diagramma di Glaser che mostra come all’interno del solaio non si generino
fenomeni di condensa interstiziale. 17
Figura 10. Diagramma di Glaser solaio interpiano
5.5.4 Controsoffitto in legno cassettonato
Nel locale ospitante la biblioteca è presente un controsoffitto a cassettoni in legno.
Approssimativamente è stato considerato uno spessore complessivo di 10 cm. 18
Figura 11. Stratigrafia del controsoffitto
5.5.5 Copertura a falde
La copertura è realizzata in putrelle e laterizio, come il solaio di interpiano, ma è rivestita in tegole.
19
Figura 12.Stratigrafia copertura
Di seguito si riporta il diagramma di Glaser che mostra come all’interno della parete non si generino
fenomeni di condensa interstiziale.
Figura 13. Diagramma di Glaser solaio di copertura 20
5.5.6 Copertura piana
Il solaio di copertura piano che copre il blocco uffici e la s
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.