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Set domande diritto penale

Relazione tra capacità di intendere e di volere

Nel nostro orizzonte di civiltà, le idee di pena, colpevolezza e di responsabilità sono collegate all'idea di uomo come soggetto morale, capace di autodeterminarsi liberamente, nel male e nel bene. Il nostro ordinamento penale presuppone un soggetto capace di recepire il messaggio normativo e di motivarsi secondo esso, e quindi responsabile dell'eventuale violazione. Il diritto penale intende per capacità di autodeterminarsi quella che in via di principio postuliamo nell'uomo adulto, a partire da una certa età, e che può venir meno in condizioni particolari, come per infermità fisica o psichica.

Quando parliamo di capacità di autodeterminazione o di volontà libera, non si tratta di cause esterne o scelte eseguite senza ragioni, ma capacità di scegliere in base a ragioni, di resistere a condizionamenti e di saper controllare gli impulsi. Si definisce imputabile il soggetto a cui è ascritta l'eventuale responsabilità per un commesso reato. Come enunciato dall'articolo 85 c.p "nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se al momento in cui l'ha commesso non era imputabile. È imputabile chi la capacità di intendere e di volere." Il momento di riferimento è quello della condotta. La capacità di intendere significa capacità di normale percezione della realtà, e capacità di comprendere il significato del proprio comportamento. Mentre, capacità di volere significa capacità di autodeterminazione, ossia capacità di scelte d'azione non determinate da condizioni psichiche che escludono la possibilità di scelta e di controllo.

Cosa è l’amnistia?

Nel sistema del codice Rocco, l'amnistia è trattata all'articolo 151 ed è una fra le cause di estinzione del reato. Essa estingue il reato e se vi è stata condanna, fa cessare l'esecuzione della condanna e le pene accessorie. Il provvedimento d'amnistia, oggi legge formale, è un atto normativo astratto e generale, che indica le categorie di reato per le quali è concessa l'amnistia, eventuali altre condizioni e limiti di applicabilità, la data di riferimento. L'emanazione del provvedimento di amnistia blocca l'accertamento processuale, la sentenza è di non doversi procedere per estinzione del reato. L'amnistia è rinunciabile, come stabilito dalla Corte costituzionale, a garanzia del diritto di difesa. Infatti, l'imputato ha diritto di chiedere il giudizio nel merito. Inoltre, l'amnistia può essere sottoposto ad obblighi od a condizioni o soggetto a revoca. La novella costituzionale del 1992 ha affidato al Parlamento l'emanazione del provvedimento di amnistia, attraverso legge formale. L'amnistia è concessa con legge deliberata a maggioranza di due terzi dei componenti di ciascuna camera in ogni suo articolo e nella votazione finale. Per l'emanazione di provvedimento di amnistia è richiesto oggi una maggioranza qualificata. Inoltre, la legge di amnistia stabilisce il termine per la sua applicazione ed non può applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge.

In cosa consiste la riabilitazione?

La riabilitazione viene collocata dal codice fra le cause di estinzione della pena, anche se non estingue la pena principale e può essere richiesta solo dopo 5 anni, o 10 anni, in caso di recidiva qualificata, dal giorno in cui la pena principale sia stata eseguita o altrimenti estinta. La condizione per la riabilitazione è che il condannato abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta. La riabilitazione non ha effetto retroattivo e la sua funzione è volta al futuro, eliminando tutte le limitazioni derivanti dalla condanna, che ostacolano il reinserimento del condannato nella vita sociale. È revocata di diritto se la persona riabilitata commette un delitto non colposo entro 5 anni per cui è inflitta la pena della reclusione non inferiore a 3 anni. Non viene concessa la riabilitazione se il condannato non ha adempiuto alle obbligazioni civili derivanti dal reato, salvo che dimostri di trovarsi nella impossibilità di adempiere, e se è stato sottoposto a misura di sicurezza, salvo che si tratti di confisca od espulsione dello straniero dallo Stato, ed il provvedimento non sia stato revocato. La riabilitazione può essere concessa anche quando si riferisce ad una condanna per cui è già stata concessa la sospensione condizionale della pena ed il reato si è estinto tramite effetto del decorso sei termini disposti all'art. 163 c.p.

In cosa consiste lo stato di necessità?

In base a quanto disposto dall'art. 52 c.p, non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal periodo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato né evitabile, ed il fatto sia proporzionato al pericolo. Il problema dello stato di necessità riguarda le azioni di salvataggio a scapito di un innocente o di interessi non pertinenti ad un aggressore, ossia delle situazioni di necessità affini, ma non identiche a quelle in cui sorge il problema della legittima difesa. I limiti e l'ambito dell'esimente dello stato di necessità sono basati su un criterio oggettivo di bilanciamento fra interessi contrapposti. Infatti, è richiesta la proporzione del fatto richiesto rispetto al pericolo ed è ammesso il soccorso di necessità a favore di terzi. Sul piano civilistico, agire in stato di necessità esclude l'obbligo di risarcimento del danno, ma lascia avanzare una conseguenza che è esclusa in caso di legittima difesa. L'azione compiuta in stato di necessità è imperdibile. Confrontando le due fattispecie, stato di necessità e legittima difesa, si sono riscontrati elementi strutturali comuni, quali l'attualità del pericolo, il presupposto della necessità come difendersi contro un aggressore, e la proporzione. L'esimente dello stato di necessità comprende anche azioni di salvataggio di terzi, detto soccorso di necessità. Questo ha valore esimente solo se il pericolo attuale è di danno grave alla persona. Qualsiasi diritto di natura personale può venire in rilievo e sono tali le tutela dell'integrità fisica o salute, della vita e della libertà personale in tutti gli aspetti. Inoltre, quale condizione espressa dall'art. 54 c.p è necessario che il pericolo non sia stato volontariamente causato, né evitabile. L'esimente dello stato di necessità opera nei limiti della proporzione fra il danno cagionato dall'azione necessitata ed il pericolo dal quale cerca di salvarsi. Inoltre, nello stato di necessità il terzo innocente ha la stessa dignità di tutela dell'agente necessario. L'esimente si applica anche nel caso in cui lo stato di necessità è dato dall'altrui minaccia, ossia del fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi l'ha costretta a commetterlo. Si tratta di una scusante soggettiva poiché la minaccia esclude la responsabilità penale del minacciato, mentre non esclude l'illiceità del fatto, di cui risponde l'autore della minaccia.

Quali sono le cause obiettive di punibilità?

Secondo quanto disposto dall’art. 44 c.p quando, per la punibilità del reato, la legge richiede il verificarsi di una condizione, il colpevole risponde del reato, anche se l’evento, da cui dipende il verificarsi della condizione, non è voluto da lui. In base al rapporto con il fatto tipico le condizioni obiettive di punibilità non sono legate da un nesso di causalità materiale con l’azione illecita. Quindi, il primo presupposto affinché si ponga un problema di attribuzione dell’evento/condizione a titolo di responsabilità oggettiva è che sia una condizione di punibilità causalmente ricollegabile all’azione tipica.

Inoltre, le condizioni obiettive di punibilità si distinguono in estrinseche ed intrinseche, in base al fatto che contribuiscano o meno ad approfondire la lesione dell’interesse protetto. Il secondo presupposto affinché sorga un problema di responsabilità oggettiva è che si tratti di condizione di punibilità non estrinseca, poiché deve incidere sulla lesione del bene protetto. Con tale premesse, si considera che l’attribuzione a titolo oggettivo delle condizioni intrinseche di punibilità finisca con il contrastare il principio della responsabilità personale colpevole. Difatti, queste condizioni sono ricomprese nell’ambito degli elementi significativi di fattispecie, e dovrebbero essere imputabili all’agente almeno a titolo di colpa.

Cosa è il dolo e quanti tipi di dolo esistono?

La definizione del dolo si trova all'art. 43 c.p, enunciando che il delitto è doloso, o secondo l'intenzione quando l'evento pericoloso o dannoso, che è il risultato dell'omissione o dell'azione e da cui la legge fa dipendere l'esistenza del delitto, è dall'agente voluto e preveduto come conseguenza della propria omissione o azione. Il dolo è la forma più grave di colpevolezza. Nei delitti è il presupposto necessario della responsabilità penale, salvo che la legge preveda un differente criterio di imputazione. L'oggetto del dolo, definito dal codice quale evento pericoloso o dannoso da cui dipende l'esistenza del delitto, è il fatto costitutivo di reato, l'insieme degli elementi essenziali che lo rendono conforme al tipo legale. Comprende sia l'evento conseguente alla condotta che la condotta. Il dolo consiste in stati psicologici effettivi che il codice definisce come volontà e previsione. Sono estranei alla sua struttura le emozioni, gli affetti, motivi di qualsiasi natura che si trovano a monte della decisione di agire od accompagnano la realizzazione del fatto. Il dolo come volontà consapevole di realizzazione del fatto, dipende dai contenuti della rappresentazione e della volontà del soggetto agente.

Il dolo viene definito generico quando è sufficiente, per la punizione, che l’autore voglia l’evento, senza che abbia alcuna rilevanza il motivo per cui compie il fatto. Quindi, il dolo è generico quando basta che sia voluto il fatto descritto dalla norma incriminatrice e non è necessario indagare sul fine perseguito dal soggetto agente. Mentre, viene definito dolo specifico, quando la legge prevede che un fatto possa essere punito solo se è compiuto per un determinato fine o uno scopo particolare, anche se questo non viene realizzato. Inoltre, distinguiamo il dolo intenzionale quando la realizzazione del fatto tipico è un risultato che l'agente aveva di mira. La volontà è quando diciamo che qualcuno ha voluto fare quello che ha fatto. Nelle attività criminali è il dolo intenzionale il caso normale. Infatti, il soggetto agente ha scelto di agire al fine di realizzare il fatto illecito ed essa è la forma di dolo più piena.

È definito dolo diretto quando l'agente, decidendo di agire in un determinato modo e sapendo di cagionare l'evento delittuoso, ha scelto di porsi consapevolmente contro l'interesse tutelato. La rappresentazione dell'evento delittuoso non ha avuto l'efficacia motivante che avrebbe dovuto avere. Il soggetto agente ha voluto realizzare l'evento previsto come certo. La giurisprudenza riconduce a tale categoria anche i casi in cui il soggetto agente si è rappresentato il fatto come altamente probabile. Con il termine dolo alternativo si trattano i casi dove l'agente si rappresenta il verificarsi di eventi differenti, con la sua volontà, che non ne esclude nessuno. Un esempio è il soggetto che, aggredendo altri, vuole offendere l'integrità fisica dell'aggredito, indifferentemente dal tipo di lesione che in concreto realizza. In questo caso l'agente risponde per l'evento effettivamente realizzato, purché rientri negli eventi alternativamente rappresentanti ed accettati. Il dolo eventuale, discusso ancora tra dottrina e giurisprudenza, richiede un effettivo rapporto psicologico con l'evento in termini di previsione e volontà, come richiesto dalla definizione generale di dolo. Volontà come scelta d'azione effettuata in presenza di un'adeguata rappresentazione del fatto delittuoso quale conseguenza della scelta effettuata.

Cosa è l’indulto?

L'indulto è una causa di estinzione della pena. Esso condanna, in parte o in tutto, la pena inflitta o la commuta in un'altra specie di pena stabilita dalla legge. L'indulto è un provvedimento di portata generale, esso presuppone una sentenza di condanna ed incide esclusivamente sulla pena, riducendola nella misura prevista nel provvedimento. Esso incide sulla pena principale inflitta, non estingue le pene accessorie, salvo diversa disposizione della legge che lo conceda, né gli altri effetti della condanna.

L'indulto può essere sottoposto ad obblighi od a condizioni o soggetto a revoca. La novella costituzionale del 1992 ha affidato al Parlamento l'emanazione del provvedimento di indulto, attraverso legge formale. L'indulto è concessa con legge deliberata a maggioranza di due terzi dei componenti di ciascuna camera in ogni suo articolo e nella votazione finale. Per l'emanazione di provvedimento di indulto è richiesto oggi una maggioranza qualificata. Inoltre, la legge di indulto stabilisce il termine per la sua applicazione ed non può applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge.

Quando si parla di delitto aggravato dall’evento?

Per tali si intendono i delitti la cui fattispecie base è dolosa, normalmente una condotta pericolosa, ed è prevista una responsabilità più grave se ne derivi un evento ulteriore non voluto dall'agente, come ad esempio morte o lesione personale. Il principio di colpevolezza, accettato dalla Costituzione, prevede che si debbano riportare tutte le ipotesi entro i limiti della responsabilità per colpa, eventualmente con interpretazione costituzionalmente adeguata di disposizioni codicistiche che prima avevano una differente portata. Nel caso in cui non fosse possibile tale ipotesi per via di interpretazione, un'eventuale previsione di ipotesi di responsabilità oggettiva risulterebbe costituzionalmente illegittima.

Riferendoci solo alle singole figure di reati aggravati dall'evento, si ritengono figure autonome di reato o ipotesi di reato circostanziato. Le soluzioni sono indifferenti, ai fini dell'imputazione soggettiva. Se la fattispecie di base è un fatto doloso e l'evento aggravante sia attribuibile a colpa, sono previste conseguenze sanzionatorie più gravi di quelle previste dalla corrispondente figura di reato colposo. Ad esempio, il verificarsi di eventi non voluti di morte o di lesione personali, in conseguenza di maltrattamenti o di abbandono di persone incapaci o di qualsiasi altro delitto doloso, comporta pene più severe.

Relazione tra la minore età e l’imputabilità

La disciplina dell'imputabilità per i minori è posta su due livelli, per fasce di età. Non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i 14 anni. Mentre, è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto i 14 anni, ma non ancora i 18, se aveva capacità di volere e di intendere, ma la pena è diminuita. La soglia di 14 anni è giustificata dal fatto che prima di quella età è difficile che il minore abbia raggiunto una maturità psichica sufficiente per giustificare un rimprovero. Invece, per il minore che ha commesso un reato tra i 14 ed i 18 anni, l'imputabilità va accertata in concreto, caso per caso. Tale accertamento serve per verificare se il minore ha raggiunto un grado di maturità tale da poter rendere conto del disvalore del fatto commesso.

Il giudizio sulla maturità psichica e fisica del minore deve considerare non solo il profilo spirituale e biologico, ma anche quello sociale ed affettivo. Inoltre, si dovrà considerare tutte le circostanze del caso concreto, quale il carattere, la capacità di intendere i valori etici, lo sviluppo intellettivo. L'accertamento sulla personalità del minore per il giudizio d'imputabilità deve avvenire in stretto riferimento al fatto commesso. L'imputabilità di un medesimo soggetto può essere considerata per taluni reati ed esclusa per altri. Diversamente dai reati contro la persona od il patrimonio si considera sufficiente un grado di maturità minore rispetto a quello necessario per rendersi conto del disvalore sociale e delle illiceità sostanziali di altre condotte penalmente sanzionate. Quando il minore ha compiuto il reato fra i 14 ed i 18 anni e viene riconosciuto capace di intendere e di volere, la minore età comporta una diminuzione di pena fino ad un terzo.

Il potere discrezionale del giudice e la pena da irrogare

Le regole pecuniarie e quelle restrittive della libertà personale, di regola, hanno un carattere mobile poiché vanno da un minimo ad un massimo legislativamente predeterminati. La commisurazione della pena è la determinazione del giudice della quantità di pena da infliggere al reo tra il minimo ed il massimo edittali. Lo stesso avviene per la scelta del tipo di sanzione da applicare per il reato commesso. Nella determinazione della scelta della pena adatta al caso concreto, il giudice esercita un potere discrezionale.

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Scienze giuridiche IUS/17 Diritto penale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aldablanco2020 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Trentinella Francesca.
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