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chiamati a dare risposte significative e puntuali a quella che può ormai essere

considerata un’emergenza sociale. Entrare in un percorso di cura è spesso difficile, per

via dei nuovi stili di consumo, che portano a considerare il drogarsi come un fatto

personale vissuto all’interno di un contesto di inquietante normalità, da parte di una

popolazione giovanile “non emarginata”. Più che una trasgressione è allora una

possibilità di alterare lo stato mentale o aumentare le prestazioni psico - fisiche. A

volte la possibilità di “vincere” queste dipendenze è impossibile, in altri casi, grazie a

strutture ricettive adeguate, al sostegno psicologico e soprattutto ad una ferrea forza

di volontà è realizzabile. Una risposta a questa piaga sociale è rappresentata dalle

strategie di prevenzione, recupero ed inserimento lavorativo dei giovani che per

svariati motivi si sono trovati a contatto con le droghe. Tuttavia le AUSL e le comunità

terapeutiche per lo più tendono a considerare concluso il proprio impegno al termine

della terapia, proprio nel momento in cui si apre un campo d’intervento difficile quanto

cruciale ai fini dell’inserimento sociale. La conclusione positiva del percorso

terapeutico non implica automaticamente il reinserimento nella società e nel mondo

del lavoro. La definizione di ex-tossicodipendente costituisce un discrimine piuttosto

forte, soprattutto nel mondo del lavoro dove, a fronte di una evidente penuria di posti,

il pregiudizio contro queste persone si sviluppa sia fra i lavoratori che fra i datori di

lavoro. Il progetto ha l’obiettivo di promuovere e attivare iniziative innovative

finalizzate al recupero e al reinserimento professionale degli ex- dipendenti nella

società. La ricerca ha infatti evidenziato un potenziale umano al quale si dedicano

poche risorse economiche, poco tempo, poche competenze. È necessario invece

supportare e reintegrare nella rete socio – culturale questi “vincitori”, per lungo tempo

vissuti ai margini della società, spesso fuori dalle mura domestiche, senza lavoro, …

per offrirgli una possibilità di “riscatto”. L’obiettivo è l’inserimento lavorativo, previa

formazione alle capacità lavorative e ad una professionalità che metta questi soggetti

in grado di inserirsi attraverso i normali canali del mercato del lavoro con piena

capacità produttiva. Il cambiamento va effettuato nel contesto di appartenenza,

modificando in itinere le relazioni con gli altri e con l’ambiente, senza sradicamento.

Analisi della domanda: la ASL n° 6 di (città) chiede un intervento per…

Analisi organizzativa: Il S.E.R.T che si trova presso il dipartimento di salute mentale

(dell’ospedale …….), ha un utenza, proveniente dai comuni limitrofi, di (74) soggetti, di

cui (62) maschi e (12) femmine, di età compresa tra i 20- 30 anni con basso grado di

scolarità e disoccupati.

Modello teorico di riferimento

Si adotta la prospettiva sistemica propria della psicologia della salute, in un’ottica di

prevenzione e promozione della salute. Tale disciplina, ispirandosi al paradigma della

complessità, aspira a guardare la persona nel suo insieme, in quanto erede genetico

(bio), soggetto di riflessione e decisione (psico), nonché soggetto storico-culturale e

familiare (sociale). I confini dell’individuo non coincidono affatto con l’epidermide, ma

con l’insieme delle relazioni significative della persona. L’essere umano è un sistema

aperto e complesso che interagisce con l’esterno in un processo di continuo

adattamento e scambio di informazioni. Tale concezione motiva l’importanza di agire

non solo sul singolo ma anche su tutte le altre componenti del sistema.

Strategia: in conseguenza del modello teorico di riferimento si utilizzerà una strategia

di ricerca-intervento, riconducibile alla ricerca-azione di K. Lewin. Essa è un momento

di conoscenza scientifica della realtà ed insieme, un contributo al cambiamento della

stessa attraverso il coinvolgimento diretto dei destinatari dell’intervento nei diversi

momenti di definizione e verifica degli obiettivi di ricerca. Tale strategia favorisce lo

sviluppo di una comunità competente, os¬sia in grado di individuare risorse al suo

interno utili per la realizzazione dei cambiamenti auspicati. L’intervento si avvarrà

inoltre dell’uso di una metodologia esaustiva ed efficace quale l’intervento di rete, in

cui l’operatore si fa facilitatore di un processo di linking all’interno della rete di risorse

dei soggetti. Tale metodologia trova fondamento nelle teorie sistemiche e sortisce

effetti di gran lunga più efficaci di interventi parziali poiché è in grado di produrre un

cambiamento nell’intero ambiente osservato (sistema).

Finalità

Il progetto ha la finalità di prendere in carico la fase di passaggio, un momento

delicato per l’ex-tossicodipendente, fra la conclusione del programma terapeutico e

l’acquisizione di un ruolo, con il riconoscimento di uno status sociale e con la

riconferma della dignità della persona. Obiettivo principale è far coincidere la

conclusione del programma terapeutico con l’ingresso nel mondo del lavoro e

l’inserimento completo nella comunità. Ciò ha anche ripercussioni importanti

sull’obiettivo della tutela del benessere fisico, psicologico e sociale dei soggetti,

perché previene la reiterazione di comportamenti di dipendenza.

Target

Beneficiari diretti: soggetti tossicodipendenti e/o ex- tossicodipendenti in carico presso

il SERT (che li contatterà), già inseriti nei percorsi abilitativi e il gruppo Alcoolisti

Anonimi (della città di …), L’utenza prevista è di __persone.

Beneficiari indiretti: famiglie dei soggetti e comunità

Fasi

I FASE: presentazione del progetto e individuazione dei soggetti che saranno coinvolti

attivamente.

II FASE: attività formative.

III FASE: rielaborazione dell’esperienza e restituzione

Obiettivi Specifici

promuovere responsabilizzazione e autotutela della salute, favorendo una modifica

degli stili di vita

favorire l’accettazione di sé e stimolare a conoscersi e a imparare ad ascoltare le

proprie emozioni

promuovere tra i soggetti l’ascolto, l’aiuto reciproco e comportamenti prosociali,

favorendo lo sviluppo delle competenze sociali e delle abilità empatiche

valorizzare le potenzialità e le competenze di ognuno in modo da acquisire una

coscienza delle proprie capacità in vista di un futuro impiego

offrire gli strumenti necessari per promuovere l’autonomia personale e sociale,

finalizzata all’inserimento o al reinserimento lavorativo.

sviluppare capacità di apprendere nuove abilita professionali.

sviluppare flessibilità di adattamento alle nuove situazioni e ad una nuova

organizzazione lavorativa.

Per il territorio

aumentare la compatibilità dei sistemi di azione che gli attori sociali producono

creare una rete attiva di risorse ed opportunità

incentivare programmi operativi di prevenzione, recupero, prevenzione del danno,

inclusione sociale ecc

Metodologia

Il lavoro di rete mira infatti a ridare capacità e competenza alle persone per renderle

in grado di utilizzare al meglio le proprie risorse, per modificare le condizioni che

creano il disagio, intervenendo sui meccanismi quotidiani e ordinari di vita dei

contesti. L’intervento si avvarrà del circle–time (ci si siede in cerchio e si discutono

insieme argomenti di comune interesse, approfondendone la conoscenza attraverso la

partecipazione di ognuno) per i gruppi di discussione e verranno attivati dei laboratori

tecnico – operativi. Inoltre, verrà attivato uno sportello di orientamento e di ascolto

psicologico per aiutare e supportare gli ex tossicodipendenti e le loro famiglie nel

difficile e spesso barcollante percorso di recupero di un ruolo attivo nel contesto di

vita. Tutto questo sarà fatto privilegiando, fin dalla fase di accoglienza, l’inserimento

degli utenti nelle comunità del territorio di appartenenza. Il radicamento sul territorio

di origine svolge una parte importante nell’ambito del percorso riabilitativo: la

ricostruzione delle relazioni va effettuata nel proprio ambiente per riuscire ad ottenere,

al termine del percorso, una effettiva integrazione.

Spazi: le attività verranno prevalentemente svolte presso il centro … e l’associazione

A.A.,

Tempi e modalità di svolgimento (attività): le attività si svolgeranno nel corso di un

anno (esclusi i mesi da Giugno ad Agosto) in ore pomeridiane da concordare.

I FASE: 1 mese (4 incontri a cadenza settimanale) dedicato a:

1 incontro di 2 ore per la presentazione del progetto, la motivazione allo stesso e

selezione dell’utenza in base alle motivazioni e alle possibilità di seguire un

programma di recupero

1 incontro di 2 ore per l’autopresentazione dei partecipanti e la co-progettazione

degli interventi

1 incontro di 2 ore per la costruzione di un curriculum vitae e la somministrazione di

test attitudinali, di personalità, motivazionali e di volontà lavorativa

1 incontro di 2 ore teso ad individuare il percorso personalizzato da compiere per

ciascun soggetto

II FASE: 8 mesi di formazione con tirocinio + 3 incontri a settimana di 2 ore (per un tot

di 200 ore)

Avvio dei tirocini all’interno di gruppi o aziende

Laboratori tecnico - operativi di 2 ore, due volte a settimana, per l’acquisizione di

competenze ed abilità trasversali a differenti profili professionali, utili alla crescita

personale e ad un successivo utilizzo in caso di impiego (avvalendosi di tutoraggio):

informatica, inglese, sicurezza sul lavoro, comunicazione, organizzazione aziendale…

Incontri di gruppo di 2 ore a cadenza quindicinale, informativi e di discussione (circle

time, case study) sul fenomeno delle dipendenze per comprenderne gli effetti e

condividere le esperienze, con la partecipazione ad attività di sensibilizzazione sul

tema delle dipendenze (ad esempio nelle scuole) e ad incontri – dibattiti con ex –

tossicodipendenti/alcolisti che sono riusciti a superare il problema e si sono reinseriti

nella rete sociale. Questo tipo di attività ha anche il vantaggio di consentire (essendo

gestite da esperti) un apprendimento dell’utilizzo della parola come principale mezzo

di comunicazione ed espressività (vs. silenzio e negazione), per potenziare la capacità

di “entrare in relazione con”, per sottolineare l’importanza del confronto e della

condivisione e per motivare

gruppi di 2 ore a cadenza quindicinale (alternati ai primi) in cui ci si avvarrà di giochi

psicologici quali:

o tecniche psico - corporee per favorire percezione e consapevolezza dell’unità mente

– corpo

o tecnica dell’identificazione, mediante la quale i partecipanti possono entrare in

contatto con aspetti poco percepiti della propria persona o degli altri partner

2 incontri formativi di 2 ore ciascuno per lo studio del mercato finanziario relativo al

territorio siciliano;

2 incontri di 2 ore con le famiglie per allearle alle finalità del progetto e lasciare che i

soggetti condividano il loro percorso alla luce di quanto appreso sulla comunicazione,

favorendo lo sviluppo della relazione e l’uscita dall’empasse comunicativa all’interno

della famiglia

Alla fine del corso gli allievi sosterranno un esame che verterà su tutti i moduli svolti

durante il corso.

Sul territorio

Attivazione dello sportello di orientamento e ascolto psicologico per gli ex

tossicodipendenti e le loro famiglie, con cui, se possibile, si concorderà un incontro

Individuazione di una rete di imprese disponibili ad accogliere tirocini

Creazione di una banca dati sulle risorse del territorio

III FASE: restituzione e analisi della situazione finale

2 incontri di 2 ore per un confronto sull’esperienza fatta (circe time). Spazi per la

restituzione da parte dei conduttori che avvieranno il momento di rielaborazione

dell’esperienza. Questi incontri potranno essere anche il luogo per la chiarificazione di

problemi segnalati, per la somministrazione del questionario d’uscita e compilazione di

un questionario di gradimento.

Risorse

Risorse umane:

1 Coordinatore di Progetto che si occupa della supervisione delle attività interne al

prog.

1 Psicologo che coordinerà i gruppi informativi e di discussione e i giochi psicologici e

coordinerà lo sportello

2 tutors d’accompagnamento

1 assistente sociale

1 amministrativo

2 osservatori volontari (psicologi in formazione) che monitoreranno l’andamento delle

attività con apposite griglie d’osservazione e diari

Risorse strumentali: strutture immobili (aule, sale, …), strumenti multimediali,

materiale bibliografico e informativo di vario tipo per le diverse attività, materiale per

le attività di laboratorio

Risorse economiche:

1 Coordinatore 700 €

1 Psicologo 2.000 €

1 assistente sociale 1.000 €

2 tutors d’accompagnamento 500 € = tot. 1.000 €

1 amministrativo 1.000 €

altre spese (illuminazione, riscaldamento/condizionamento, spese tel., cancelleria,

spese per collegamenti telematici, materiali informativi…) 300 €

TOT 6.000 €

Verifica & Valutazione dei Risultati

Il progetto prevede due momenti di valutazione: I sistemi di valutazione saranno il più

possibile processuali e attraverseranno trasversalmente ogni momento del progetto

stesso per una eventuale riprogrammazione:

- osservazione sistematica con griglie. Anche il tutor ha la funzione di monitorare le

attività del corso e i comportamenti dei corsisti in termine di apprendimento e

relazione.

- la frequenza agli incontri con la registrazione delle presenze;

- l’interesse e della partecipazione con griglie di osservazione e considerazione dei

prodotti dei lavori;

- la soddisfazione dei beneficiari e degli operatori con un questionario di gradimento;

- congruenza tra obiettivi del progetto e bisogni con l’esplicitazione delle aspettative

dei partecipanti relative al corso;

- verifiche trimestrali dei progetti individuali

- valutazione di motivazioni, apprendimento metodologie di base, comportamento di

gruppo, capacità comunicative e relazionali.

- gli incontri di supervisione e le riunioni di equipe

La valutazione finale sarà realizzata in termini di efficacia in funzione della qualità dei

risultati ottenuti in relazione alle ricadute positive sull’utenza ed efficienza in rapporto

alle risorse disponibili e ai risultati ottenuti. Si prenderà in considerazione: - Rapporto

tra numero di incontri effettuati e previsti

Indicatori

- Risultato dei questionari di verifica dell’apprendimento

- Numero di interlocutori (lavoro di rete) contattati in base alla previsione

- Rapporto tra obiettivi raggiunti e obiettivi previsti

- Numero di utenti che portano a buon fine il progetto rispetto a quelli iniziali

- Risultati finali (relazione conclusiva) e Verifica del grado di soddisfazione e di

interesse dei fruitori del progetto.

PREVENZIONE DELLA VIOLENZA NELL’INFANZIA E NELL’ADOLESCENZA

(ABUSO)

Premessa

Nella società odierna il fenomeno dell’abuso dei minori ha un’incidenza elevata, in

crescita negli ultimi decenni sia nell’ambiente familiare che in quello scolastico e

comunitario. Il maltrattamento ai danni dei minori non è tuttavia un fenomeno

moderno, è invece molto recente la presa di coscienza, da parte della società adulta,

della sua vastità e della gravità delle sue conseguenze (d’altronde, il maltrattamento

infantile, per molti secoli, è stato associato all’educazione). Con la formula “bambino

abusato e trascurato” si fa riferimento ad un più vasto quadro del maltrattamento,

comprendente varie modalità di abuso non soltanto fisico (Kempe, 1963), ma anche

psicologico e sessuale, corrisponde ad atti e carenze che turbano gravemente il

bambino, attentano alla sua integrità corporea, al suo sviluppo fisico, affettivo,

intellettivo e morale, le cui manifestazioni sono la trascuratezza, o lesioni di ordine

fisico, psichico, o sex, da parte di un familiare o di altri che hanno cura del bambino

(tra il 50% e l’80% degli abusi avviene tra le mura domestiche soprattutto per

bambino sotto i 3 anni). Nella ns. società, così apparentemente piena di premure e di

attenzioni verso i più piccoli e con adulti sempre pronti ad esaudire le richieste dei

propri figli, molti bambini, qualche volta anche all’interno della propria famiglia, sono

costretti a subire violenza, maltrattamenti e abusi, senza la forza di sottrarsi. Le

diverse tipologie di maltrattamento non vanno considerate come forme assolutamente

separate ed autonome, in quanto spesso il maltrattamento comporta la compresenza

di diverse forme di abuso (maltrattamento fisico, grave trascuratezza, abuso sex), ed

inoltre in tutte le forme di abuso è sempre presente in qualche misura il

maltrattamento psicologico. Quest’ultimo è la forma più diffusa di violenza di un adulto

contro un b. e nello stesso tempo è la forma più difficile da riconoscere. La violenza

psicologica è fatta di ricatti, minacce, punizioni, offese, umiliazioni, indifferenza,

squalifiche, mancanza di rispetto, eccesso di pretese, richieste sproporzionate all’età e

alle caratteristiche del bambino, abuso verbale e isolamento, ed è ricorrente sia

nell’ambito familiare che in quello scolastico e comunitario e può presentarsi, talvolta,

sotto la maschera di un’apparente dolcezza. Il ricatto affettivo, ossia quello che è

imposto o vietato al figlio “per il suo bene” o “perché provocherebbe troppa

preoccupazione per il genitore”, nasconde un’autentica violenza. La forma più estrema

e grave di maltrattamento, soprattutto per i danni enormi che producono al b., è

l’abuso sessuale (di solito espressione finale di un disagio emotivo familiare), compiuto

ai danno di soggetti, che, per motivi di immaturità psico–affettiva e per condizioni di

dipendenza verso gli adulti, non sono capaci di compiere scelte consapevoli o di avere

un’adeguata cognizione delle attività sessuali in cui vengono coinvolti (attività

sessuali, prostituzione, pornografia) al fine di procurare piacere a qualche adulto.

L’abuso sessuale può manifestarsi nell’ambito intrafamiliare (commesso da membri

della famiglia del minore) e in quello extrafamiliare (commesso da adulti che fanno

parte dell’ambiente sociale del minore e da sconosciuti). Nella maggior parte dei casi

l’abuso avviene entro le mura domestiche a opera di genitori con disturbi psichici e/o

relazionali gravi o abusati a propria volta(nel 50% dei casi) e provoca danni psicologici

più seri e duraturi. L’abuso sessuale causa nella vittima notevoli danni psicofisici e

produce effetti sul piano emotivo-affettivo, cognitivo, comportamentale e

socio-relazionale (disturbi dell’apprendimento, chiusura, ribellione, aggressività,

agitazione, sospettosità, regressioni, vittimismo…). La negligenza e la trascuratezza

nei confronti di un minore si rileva oggi anche nelle società economicamente

avanzate, a causa dell’impegno lavorativo eccessivo delle madri.

Analisi della domanda: l’istituto comprensivo fa richiesta di intervento sul fenomeno

dell’abuso/ da qui è sorta l’idea di effettuare una ricerca psicosociale per analizzare la

situazione iniziale, relativa alle famiglie presenti sul territorio, che ha consentito

l’individuazione e l’analisi delle esigenze, dei vincoli e delle risorse. Dai risultati della

suddetta ricerca si evince la necessità di un intervento, che si effettuerà a scuola, in

quanto sembra il contesto più opportuno per individuare e prevenire casi di abuso sui

minori. Tale intervento coinvolgerà in primo luogo i minori, mirando ad attivare i loro

fattori protettivi interni, quali le capacità emotive, comunicative e di richiesta di

sostegno negli altri significativi (genitori, insegnanti, gruppo dei pari). Inoltre, si

formeranno gli adulti con responsabilità educative (insegnanti e genitori), affinché

acquisiscano un’adeguata conoscenza e capacità di rilevare gli indicatori specifici, che

possono far insorgere nell’adulto attento il sospetto che il minore possa essere vittima

di comportamenti dannosi o maltrattanti e siano in grado di creare un ambiente

relazionale ed affettivo empatico, che incoraggi l’espressione di emozioni,

preoccupazioni e stati d’animo.

Analisi dei bisogni individuare soggetti a rischio (indicatori): malattia mentale e/o

tossicodipendenza dei genitori, storia familiare (tramite questionari); storia familiare,

disoccupazione, condizione economica precaria, problemi di coppia, gravidanze

indesiderate.

Modello teorico di riferimento

Si adotta la prospettiva sistemica propria della psicologia della salute, in un’ottica di

prevenzione e promozione della salute. Tale disciplina, ispirandosi al paradigma della

complessità, aspira a guardare la persona nel suo insieme, in quanto erede genetico

(bio), soggetto di riflessione e decisione (psico), nonché soggetto storico-culturale e

familiare (sociale). I confini dell’individuo non coincidono affatto con l’epidermide, ma

con l’insieme delle relazioni significative della persona. L’essere umano è un sistema

aperto e complesso che interagisce con l’esterno in un processo di continuo

adattamento e scambio di informazioni. Tale concezione motiva l’importanza di agire

non solo sul singolo ma anche su tutte le altre componenti del sistema.

Strategia: in conseguenza del modello teorico di riferimento si utilizzerà una strategia

di ricerca-intervento, riconducibile alla ricerca-azione di K. Lewin. Essa è un momento

di conoscenza scientifica della realtà ed insieme, un contributo al cambiamento della

stessa attraverso il coinvolgimento diretto dei destinatari dell’intervento (in particolare

dei bambini e dei ragazzi, secondo quanto indicato dalla Legge 285/97) nei diversi

momenti di definizione e verifica degli obiettivi di ricerca. Tale strategia favorisce lo

sviluppo di una comunità competente, os¬sia in grado di individuare risorse al suo

interno utili per la realizzazione dei cambiamenti auspicati.

Finalità: tutelare l’integrità psicofisica del minore attraverso azioni di prevenzione e

contrasto dei fenomeni di abuso e maltrattamento.

Target: Beneficiari diretti: bambini di età compresa tra i 6 e i 10 anni appartenenti

all’Istituto comprensivo ___. Loro insegnanti e genitori (contattati attraverso l’Istituto e

lettere a casa).

Beneficiari indiretti: scuola, famiglie e comunità

Fasi (sotto-obiettivi)

I FASE: presentazione e co-progettazione

II FASE: formazione e diagnosi

III FASE: intervento

Inoltre, verrà attivato all’interno della scuola uno sportello di ascolto psicologico per

supportare emotivamente gli insegnanti testimoni di situazioni di maltrattamento e

abuso.

Obiettivi specifici:

per genitori e insegnanti

- aumentare la conoscenza sul fenomeno dell’abuso e dare spunti di riflessione per

l’intervento e la presa in carico

- promuovere l’acquisizione di competenze per il rilevamento precoce della richiesta di

aiuto attraverso il riconoscimento di segni e sintomi, e per la comprensione della

sofferenza del minore

- favorire la conoscenza del percorso per una corretta segnalazione dei casi

richiedendo, se necessaria, la collaborazione dei servizi territoriali e/o delle istituzioni

giudiziarie (lavoro di rete)

- favorire l’acquisizione di nuovi stili educativi e relazionali, improntati all’empatia, che

incoraggino nei figli/alunni l’espressione di emozioni, preoccupazioni e stati d’animo

- in caso di grave trascuratezza, supportare i genitori nello svolgimento delle loro

funzioni educative, incentivandoli ad instaurare un rapporto basato soprattutto su

affettività, cura e protezione dei propri figli

per i bambini

- promuovere modelli positivi di affettività e cura, favorendo una modifica nella

percezione di sé e dell’adulto

- promuovere lo sviluppo di fattori protettivi (capacità comunicative ed emotive)

- facilitare nel b. l’espressione del suo punto di vista, dei suoi sentimenti, dei suoi

problemi e bisogni

- prevenire l’insorgenza di situazioni di disagio stimolando i b. a conoscersi e

imparare ad ascoltare le proprie emozioni, imparare a sentire il proprio corpo come

“inviolabile”

- incrementare il livello di autostima e autoefficacia

- creare uno spazio in cui possano esprimere la propria corporeità ed i propri pensieri e

fantasie sulla stessa

Creare un luogo protetto e sicuro che offra supporto psicologico

Metodologia

A partire dalla strategia scelta, ci si avvarrà nella progettazione della partecipazione

attiva dei gruppi di soggetti. Per genitori e insegnanti si utilizzeranno lezioni frontali

(presentazioni in power point), simulate, role play, giochi di gruppo, brainstorming,

circle time, focus group, per i bambini giochi psicologici di presentazione di sé,

socializzazione e comunicazione, training sul problem solving interpersonale,

laboratori di psicomotricità ed espressivo-creativi. Grande attenzione sarà data al

continuo monitoraggio in itiniere e in follow-up per valutare a distanza di tempo gli

effetti dell’intervento. L’intervento si avvarrà inoltre dell’uso di una metodologia

esaustiva ed efficace quale l’intervento di rete, in cui l’operatore si fa facilitatore di un

processo di linking all’interno della rete di risorse dei soggetti. Tale metodologia trova

fondamento nelle teorie sistemiche e sortisce effetti di gran lunga più efficaci di

interventi parziali poiché è in grado di produrre un cambiamento nell’intero ambiente

osservato (sistema).

Spazi

Le attività verranno prevalentemente svolte presso la scuola di appartenenza dei

bambini

Attività e tempi

Il progetto si svolgerà nel corso dell’anno scolastico (per un tot. di 70 ore di attività). Si

preferiranno orari extracurricolari per non interferire con il normale svolgimento delle

attività didattiche, sebbene in alcuni casi si concorderà con gli insegnanti l’utilizzo di

alcune ore curricolari (sulla base di quanto indicato dal dirigente scolastico e

comunque non superiore al 20% del monte ore annuale obbligatorio destinato

all’ampliamento dell’offerta formativa, secondo quanto previsto dalla nota del 22

giugno 2006 al d.m. n 47 2006).

I FASE: presentazione e co-progettazione (8 h)

Insegnanti e genitori (ottobre)

1 incontro di 2 h per la presentazione della proposta progettuale e la sensibilizzazione

e motivazione alla stessa,

1 incontri di 2 h per autopresentazione dei partecipanti (circle time), rilevazione delle

aspettative e analisi della situazione iniziale (questionari per le conoscenze pregresse

e per l’analisi dei bisogni)

1 incontro di 2 h per la co-progettazione dei contenuti specifici (verifica iniziale)

1 incontro di 2 h con i bambini, per presentare il progetto in modo fruibile e

comprensibile

II FASE: formazione e diagnosi (novembre – dicembre) 30 ore

Diagnosi: somministrazione di test e questionari specifici per individuare carenze socio

- affettive e sogg. “a rischio”, valutare difficoltà di apprendimento, scarso rendimento

scolastico, poiché è stata rilevata una corrispondenza tra i bambini abusati e queste

abilità 3 h

Formazione (27 ore)

- Corso di formazione per docenti e genitori, che si svolgerà in 9 incontri, di 3 ore

ciascuno, con una cadenza settimanale nei mesi di novembre e dicembre, in cui si

proporranno le seguenti attività: lezioni frontali (presentazioni in power point),

simulate, role play, giochi di gruppo, brainstorming, circle time, focus group

2 Gruppi informativi e di discussione per approfondire la conoscenza sul fenomeno

dell’abuso sotto diversi punti di vista (epidemiologico, clinico, sociale, psicologico)

2 Apprendere un precoce riconoscimento degli indicatori specifici (segni e sintomi,

fattori di rischio, …) di abuso e maltrattamento per eventuali interventi e/o presa in

carico dei minori

2 Incontri con i responsabili dei servizi territoriali e/o delle istituzioni giudiziarie per il

coordinamento degli interventi in materia di maltrattamenti, abusi e sfruttamento sex

dei minori info e sensibilizzazione su L 184/93 sull’affidamento familiare

3 gruppi per i genitori di incontro - confronto in cui affrontare gli aspetti significativi

dell’azione educativa genitoriale, incentivandoli ad instaurare un rapporto basato

soprattutto su affettività, cura e protezione dei propri figli (somministrazione del

questionario sugli stili di attaccamento)

III FASE intervento di recupero e sostegno (gennaio – maggio) 32 ore

Incontri con gli alunni di 2 ore ciascuno a cadenza settimanale in cui sono previsti

giochi psicologici di presentazione di sé, socializzazione e comunicazione, training sul

problem solving interpersonale, laboratori di psicomotricità ed espressivo-creativi (tot

15 incontri)

- Gruppi formativi ed educativi “Baci & Abbracci” (uso di letture, fiabe/favole e/o

visione di cartoni animati a scopo esemplificativo, …) da cui trarre modelli positivi di

affettività e cura

- Predisposizione di attività (“comunicare perché…”) che abituino i b. ad utilizzare la

parola come principale mezzo di comunicazione ed espressività (vs. silenzio e

negazione) incentivandoli ad esprimere il proprio punto di vista, i propri sentimenti,

problemi, bisogni, …

- Laboratorio di drammatizzazione con creazione di costumi e scenografie

- 2 ore dedicate alla recita finale prodotta dai bambini (giugno)

- Attivazione all’interno della scuola uno sportello di ascolto psicologico aperto 1 volta

a settimana per 2 ore (30 h)

Si prevedono infine riunioni di equipe 2 volte al mese con cadenza quindicinale

Risorse

Risorse umane

La realizzazione del progetto richiede la partecipazione di un’equipe multidisciplinare,

costituita da:

1 psicologo coordinatore del progetto, esperto nel campo della relazione e della

comunicazione

1 psicologo formatore esperto nelle problematiche dell’età evolutiva e nel campo

dell’abuso sessuale

Che si occupino alternativamente della gestione dello sportello di ascolto psicologico

1 assistente sociale responsabile degli invii ai servizi di accoglienza, e che collabora

alle attività formative e info

1 animatore che collabori con gli psicologi per i gruppi di bambini

2 osservatori volontari (psicologi in formazione) che monitoreranno le diverse attività

tramite griglie d’osservazione

1 custode responsabile dell’accesso ai locali

Risorse strumentali

Computer, proiettore, lavagna con fogli girevoli, pennarelli, risma di carta, occorrente

per i vari laboratori, materiale bibliografico e informativo di vario tipo per le diverse

attività

Risorse economiche:

2 psicologi 30 € ad attività = tot 1.500 € a testa (tot 3.000 €)

Assistente sociale 25 € ad attività = 350 €

Animatore 20 € ad attività = 300 €

altre spese (cancelleria, materiali informativi e laboratori, personale ATA …) = 350 €

TOT 4.000€.

Valutazione: in itinere attraverso la rilevazione:

- della frequenza (registrazione delle presenze);

- dell’interesse e della partecipazione con griglie di osservazione e considerazione dei

prodotti;

-della soddisfazione dei beneficiari e degli operatori con questionari di gradimento;

-della congruenza tra obiettivi del progetto e bisogni con l’esplicitazione delle

aspettative dei partecipanti;

- valutazione dei report compilati durante lo svolgimento delle varie attività e dei circle

- time

la verifica finale si baserà su: n° di segnalazioni allo sportello, di percorsi di recupero

avviati, di genitori aderenti

- valutazione degli indicatori collegati a ciascun obiettivo (numero di segnalazione di

abusi allo sportello e da parte di chi, risomministrazione del questionario degli

apprendimenti, ai genitori e di quelli diagnostici ai bambini)

- verifica del grado di soddisfazione e di interesse dei fruitori del progetto (questionari

di gradimento, ultimo incontro). La valutazione conclusiva sarà realizzata anche in

termini di efficacia in funzione della qualità dei risultati ottenuti in relazione alle

ricadute positive sull’utenza ed efficienza in rapporto alle risorse disponibili e ai

risultati ottenuti.

GLI ADOLESCENTI TRA MONDI REALI E MONDI VIRTUALI

Premessa

L’adolescenza è stata sempre considerata una tappa di difficile superamento per i

cambiamenti fisiologici e psicologici che comporta. A ciò si aggiungono i cambiamenti

culturali ed economici che caratterizzano la società attuale. Sempre più spesso i

giovani si trovano immersi in un mondo tecnologico, che porta con sé solitudine,

minori contatti umani, estraneamento dalla realtà, bombardamento mediatico ect. Gli

adolescenti per superare sentimenti di disagio di vario tipo, sono maggiormente

esposti ai rischi legati a questa realtà, non essendo protetti dal punto di vista affettivo

e cognitivo. Molti teenagers passano gran parte del loro tempo in compagnia della tv,

dei videogames, del computer, ciò condiziona inevitabilmente la loro psiche e

aumenta il rischio dello sviluppo di nuove dipendenze. Molti autori parlano di nuove

dipendenze per fare riferimento non alle dipendenze da uso di sostanze che alterano il

funzionamento mentale e comportamentale, ma in relazione alla tecnologia; tale

concetto inoltre è stato da poco inserito dall’OMS nel DSM come nuova categoria

diagnostica. Tra le dipendenze tecnologiche ricordiamo: la teledipendenza, l’internet

addiction disorder (disturbo da dipendenza da internet), la dipendenza da videogames,

la chat dipendenza, l’uso compulsivo del computer, il gioco d’azzardo patologico

telematico, lo shopping on line. In Italia si registra un aumento della net-dipendenza,

in particolare negli uomini rispetto alle donne e nella fascia di età che va dai 15 a 40

anni, che mette in crisi le relazioni sociali, familiari, professionali e della salute.

Analisi della domanda

L’Istituto Comprensivo ___ ha chiesto un breve intervento per la prevenzione delle

nuove dipendenze correlate all’utilizzo delle nuove tecnologie. Tale richiesta è stata

maturata dal dirigente scolastico dopo un’accurata valutazione del rendimento

scolastico, delle capacità di socializzazione degli alunni, dalla presenza di

comportamenti a rischio, del tasso elevato di assenteismo…(___%), disagio

socio-familiare… ecc.

Analisi organizzativa

Se si considera l’organizzazione come un sistema composto da variabili interne che

permettono un adattamento del sistema all’ambiente, si può affermare che

l’istituzione scolastica italiana in particolare con la riforma dell’autonomia, si avvia

verso una sempre maggiore apertura all’ambiente in cui opera (altre agenzie

educative, famiglie, ecc). Ogni scuola vede oggi un continuo moltiplicarsi di ambiti

progettuali che richiedono un buon livello di integrazione tra la didattica e i progetti

verso standard di qualità sempre più elevati. L’Istituto ___ comprende una popolazione

scolastica di ____ alunni, suddivisi in __classi. Questo fenomeno così diffuso ma ancora

poco studiato, motiva il seguente progetto di prevenzione delle dipendenze dalle

nuove tecnologie rivolto agli adolescenti. L’elemento psicologico cha caratterizza il

virtuale è l’interattività con una macchina, la quale a sua volta implica atteggiamenti

di chiusura verso il mondo esterno e di introversione. Lo strumento tecnologico poiché

si presenta sotto forma di gioco, rendendo l’esperienza gratificante crea una vera e

propria dipendenza, la quale se viene interrotta rischia di aumentare i livelli di

tensione psichica.

Finalità generali: prevenzione delle nuove dipendenze negli adolescenti, stimolando

una buona maturazione psico-sociale e fornendo strumenti idonei ad instaurare

relazioni significative ed adattive con le tecnologie.

Target:

Beneficiari diretti: ___ alunni compresi nella fascia d’età___, appartenenti

all’istituto___.

Beneficiari indiretti: scuola, famiglie, comunità

Modello teorico di riferimento: si adotta la prospettiva sistemica propria della

psicologia della salute, in un’ottica di prevenzione e promozione della salute. Tale

disciplina, ispirandosi al paradigma della complessità, aspira a guardare la persona nel

suo insieme, in quanto erede genetico (bio), soggetto di riflessione e decisione (psico),

nonché soggetto storico-culturale e familiare (sociale). I confini dell’individuo non

coincidono affatto con l’epidermide, ma con l’insieme delle relazioni significative della

persona. L’essere umano è un sistema aperto e complesso che interagisce con

l’esterno in un processo di continuo adattamento e scambio di informazioni. Tale

concezione motiva l’importanza di agire non solo sul singolo ma anche su tutte le altre

componenti del sistema.

Strategia: in conseguenza del modello teorico di riferimento si utilizzerà una strategia

di ricerca-intervento, riconducibile alla ricerca-azione di K. Lewin. Essa è un momento

di conoscenza scientifica della realtà ed insieme, un contributo al cambiamento della

stessa attraverso il coinvolgimento diretto dei destinatari dell’intervento (in particolare

dei bambini e dei ragazzi, secondo quanto indicato dalla Legge 285/97) nei diversi

momenti di definizione e verifica degli obiettivi di ricerca. Tale strategia favorisce lo

sviluppo di una comunità competente, ossia in grado di individuare risorse al suo

interno utili per la realizzazione dei cambiamenti auspicati. L’intervento si avvarrà

inoltre dell’uso di una metodologia esaustiva ed efficace quale l’intervento di rete, in

cui l’operatore si fa facilitatore di un processo di linking all’interno della rete di risorse

dei soggetti.

Fasi:

I FASE: presentazione del progetto, autopresentazione dei partecipanti e

co-progettazione

II FASE: attività laboratoriale

III FASE: rielaborazione dell’esperienza e restituzione

Sotto-obiettivi:

 Favorire lo sviluppo cognitivo e affettivo

 Sviluppare le capacità relazionali

 Consolidare le capacità creative

 Sviluppare un rapporto armonico con se, gli altri e la tecnologia

Obiettivi Specifici:

 Sviluppare la conoscenza e la consapevolezza di Sé e delle proprie emozioni

 Sviluppare la capacità di coordinare le proprie azioni nel lavoro di gruppo

 Sviluppare l’acquisizione di un metodo di apprendimento mediante l’uso delle

macchine

 Problematizzare i dati osservati

 Realizzare prodotti secondo la propria creatività

Metodologie

Le attività saranno realizzate all’interno di un percorso laboratoriale con la formazione

di gruppi. I laboratori privilegeranno percorsi socio-relazionali, educativi, ludici,

creativi. Si cercherà di rendere protagonisti i ragazzi, sviluppando le loro capacità

creative, l’armonia della loro personalità e il senso critico. All’interno dei vari percorsi

si cercherà di aiutare i ragazzi a gestire le eventuali forme di disagio, a conoscere se

stessi in relazione agli altri, per favorire un’immagine positiva di sé, per gestire

eventuali comportamenti di paura, chiusura, competitività, aggressività, leadership e

protagonismo, per migliorare le capacità di socializzazione all’interno dei gruppi.

Inoltre, i ragazzi saranno affiancati dagli operatori nell’utilizzo sano del computer e di

internet con attività di gioco, studio, apprendimento e problem solving. A seconda

delle attività, i ragazzi saranno divisi in piccoli gruppi o in gruppi estesi. I piccoli gruppi

avranno un numero di otto soggetti, mentre i gruppi estesi saranno composti dal

numero totale dei partecipanti per la scuola media e per la scuola superiore.

Spazi

le attività si svolgeranno presso i locali messi a disposizione dalla scuola (aula magna,

palestra…)

Attività e Tempi di realizzazione

Il progetto sarà realizzato durante il periodo scolastico 2006/2007 utilizzando orari

extracurricolari e non (sulla base di quanto indicato dal dirigente scolastico e

comunque non superiore al 20% del monte ore annuale obbligatorio destinato

all’ampliamento dell’offerta formativa, secondo quanto previsto dalla nota del 22

giugno 2006 al d.m. n 47 del 2006)..

I FASE

Settembre 2006: un incontro di presentazione e motivazione al progetto,

somministrazione di questionari di valutazione e conoscenza sul tema..

da ottobre 2006: 5 Incontri di conoscenza, della durata di 2 ore (tot. 10 ore) a cadenza

settimanale, per instaurare con i ragazzi relazioni significative per incidere su

atteggiamenti e comportamenti, attraverso giochi psicologici di gruppo, circe time,

focus group, ecc.

da novembre 2006: 3 seminari della durata di 4 ore (tot 12 ore) in cui, dopo un’attenta

osservazione, si procederà alla selezione di due ragazzi per classe che

successivamente verranno formati per essere idonei a condurre il gruppo dei

compagni finalizzato al confronto con gli stessi sugli atteggiamenti e comportamenti

educativi dei soggetti verso le nuove dipendenze. I seminari si terranno sui seguenti

temi:

- “Le nuove dipendenze”;

- “Adolescenti e comportamenti a rischio”;

- “Tra mondi reali e mondi virtuali”;

II FASE

Da dicembre 2006 a maggio 2007: 18 Incontri pomeridiani di Attività Laboratoriali

della durata di 3 ore tot 54 ore a cadenza settimanale, in cui si svolgeranno le

seguenti attività:

- lavori manuali di gruppo,

- giochi di socializzazione,

- utilizzo del computer e di internet a scopo didattico e ludico, attraverso l’uso di:

programmi di software efficaci sul piano dell’apprendimento della lingua inglese e

delle abilità logico-matematiche, programmi per la realizzazione di inviti, copertine di

cd musicali, biglietti di auguri etc…, navigazione in internet e utilizzo della posta

elettronica.

III FASE: (6 ore) rielaborazione dell’esperienza e restituzione

 2 incontri di 3 ore ciascuno come momento di chiusura dell’esperienza fatta,

anche attraverso un confronto fra i gruppi coinvolti. Si configura, inoltre, come spazio

per la restituzione da parte dei conduttori che avvieranno il momento di rielaborazione

dell’esperienza. Questo incontro potrà essere anche il luogo per la chiarificazione di

problemi segnalati dagli alunni e per la somministrazione di questionari di gradimento

e la ri-somministrazione dei questionari di valutazione.

 Mostra documentaria, aperta alla comunità, con i lavori prodotti dai ragazzi, in

cui gli stessi si faranno portavoce di quanto appreso.

Risorse umane:

. 2 Psicologi

. 2 Educatori professionali

. 2 Operatori informatici

. 2 Osservatori volontari (psicologi in formazione) che monitoreranno l’andamento

delle attività con apposite griglie d’osservazione e diari

. 1 Coordinatore

. 1 Segretaria Amministrativa

Risorse strumentali:

sala informatica, materiale di cancelleria vario, occorrente per i vari laboratori,

materiale informativo sui temi trattati.

Risorse economiche:

n°2 Educatori 60,00 € all’ora per 152 ore = 9.120,00 (iva 1.824,00) = 10.944,00 tot

n°2 Psicologi 60,00 € all’ora per 152 ore = 9.120,00 (iva 1.824,00) = 10.944,00 tot

n°2 Operatore Informatico 40,00 € all’ora per 54 ore = 2.160,00 (iva 432,00) =

2.592,00tot

Osservazione 10,33 € all’ora per 152 ore = 1.570,16 (iva 314,03) = tot 1.884,19

Coordinamento € 2.074,83

Segreteria amministrativa 1.300,00 (260,00iva ) = tot1.560,00

Progettazione, supervisione, monitoraggio e valutazione € 2.175,53

Materiali didattici e di consumo € 480,00

Tot imponibile iva = 28.000,52 (iva = 4.654,03) = 32.654,55

Verifica e valutazione dell’intervento

La valutazione è da intendersi in termini di valutazione interna ed esterna, basandosi

sulla raccolta delle informazioni e sul controllo dinamico delle azioni. La valutazione

interna consente l’autovalutazione e il perfezionamento del progetto; la valutazione

esterna favorisce l’analisi e la realizzazione del progetto in cui ogni intervento sarà

verificato in ogni momento della sua realizzazione con attività di monitoraggio.

Indicatori di valutazione saranno i cambiamenti nei comportamenti degli adolescenti

da rilevare con l’ausilio dell’osservazione sistematica degli esperti relativa al livello di

socializzazione, integrazione ed apprendimento e con l’utilizzo di test di personalità da

somministrare prima e dopo l’intervento.

La verifica degli interventi educativi sarà in itinere e finalizzata a valutare il

raggiungimento degli obiettivi specifici e generali del progetto, mediante griglie di

osservazione e incontri mensili d’equipe, per apportare eventuali correttivi agli

interventi previsti in relazione alle esigenze e problematiche dell’utenza. Si

valuteranno inoltre:

- la frequenza agli incontri con la registrazione delle presenze;

- l’interesse e la partecipazione con griglie di osservazione appositamente predisposte

e considerazione dei prodotti dei lavori;

- la soddisfazione dei beneficiari e degli operatori con un questionario di gradimento

(da somministrare all’ultimo incontro del secondo mese di attività);

- valutazione delle griglie d’osservazione e dei diari (interrogativi, domande,

perplessità emerse)

- incontri d’équipe

Per la valutazione finale saranno considerati i dati emersi dall’interpretazione delle

discussioni guidate, delle simulate, dei lavori di gruppo, delle osservazioni dei

comportamenti sociali e relazionali (griglie d’osservazione).

- confronto dei dati in entrata e in uscita, emergenti dai questionari.

La valutazione conclusiva sarà realizzata anche in termini di efficacia in funzione della

qualità dei risultati ottenuti in relazione alle ricadute positive sull’utenza ed efficienza

in rapporto alle risorse disponibili e ai risultati ottenuti.

ADOLESCENZA: CRESCERE È TRASFORMAZIONE

Premessa

L’adolescenza rappresenta un periodo di grande trasformazione e cambiamento che

pur essendo una fase “fisiologica” di sviluppo, si pone come un momento critico di

transizione. Gli adolescenti sembrano inviare messaggi a volte difficilmente decifrabili

da cui traspare ansia, dubbio, sensi di colpa o vergogna. Il corpo che cambia, le

competenze relazionali sempre più complesse richieste dai nuovi tipi di rapporti, il

sociale e i suoi messaggi di competizione e rivalità possono stravolgere, creare

disagio. Occorre inventare spazi sempre più ampi di comunicabilità, dare l’opportunità

di interrogarsi, a volte di riportare le questioni alle loro giuste misure, aumentare il

senso di realtà, ma anche ritrovarsi con gli altri e scambiare l’un l’altro le proprie

esperienze e pensieri. Gli adolescenti fanno una grande richiesta di ascolto e aiuto,

dietro il loro apparente sottrarsi al rapporto con gli altri, soprattutto gli adulti, e lo

esprimono in varie forme o con il silenzio o con evidenti espressioni di disagio quali per

esempio i disturbi del comportamento alimentare.

Analisi della domanda

L’Istituto Comprensivo ha chiesto un breve intervento per la prevenzione del disagio

adolescenziale. Tale richiesta è stata maturata dal dirigente scolastico dopo

un’accurata valutazione del rendimento scolastico, del tasso elevato di assenteismo…

(___%), delle capacità di socializzazione degli alunni, dalla presenza di comportamenti

a rischio, disagio socio-familiare… ecc

Analisi organizzativa

Se si considera l’organizzazione come un sistema composto da variabili interne che

permettono un adattamento del sistema all’ambiente, si può affermare che

l’istituzione scolastica italiana in particolare con la riforma dell’autonomia, si avvia

verso una sempre maggiore apertura all’ambiente in cui opera (altre agenzie

educative, famiglie, ecc). Ogni scuola vede oggi un continuo moltiplicarsi di ambiti

progettuali che richiedono un buon livello di integrazione tra la didattica e i progetti

verso standard di qualità sempre più elevati. L’Istituto ___ comprende una popolazione

scolastica di ____ alunni, di cui ___compresi nella fascia d’età di ____, suddivisi in

__classi. Questo progetto intende essere uno spazio per loro, dove portare le loro

emozioni, i pensieri, le riflessioni su di sé, il proprio corpo, le relazioni con i pari, gli

adulti, la scuola, al fine di sentire meno la solitudine di crescere e condividere le

inevitabili ansie, dubbi, paure che spesso non trovano espressione. Offrire loro un

ascolto significa condividere questo cammino e provare a comprenderlo in uno sforzo

che non è sempre facile per il mondo adulto, i genitori e gli insegnanti. L’adolescenza

infatti espone frequentemente l’adulto ad una difficile lettura dei suoi segnali di

disagio. La scuola in quanto agenzia educativa primaria è il contesto in cui spesso

vengono evidenziate le difficoltà degli adolescenti che a volte non emergono

nell’ambiente familiare. Gli insegnanti in diverse occasioni manifestano la necessità di

avere una maggiore formazione relativamente agli indicatori di disagio e di rischio

psicosociale in età adolescenziale, poiché spesso sono gli unici possibili interpreti del

disagio dei giovani. La presente iniziativa, pertanto si propone parallelamente di offrire

al corpo docente un’esperienza formativa attraverso un ciclo di seminari. Gli incontri

verranno anche aperti ai genitori dei minori per creare un momento di condivisione dei

e raccordo tra le famiglie e l’Istituzione scolastica. È importante creare tali momenti,

affinché il sistema scuola e il sistema famiglia possano realizzare un lavoro educativo

rivolto ai minori in assoluto accordo e sinergia. Si lavorerà pertanto sul triplice asse

degli alunni, dei docenti e dei genitori, invitandoli a interrogarsi sul proprio ruolo, sulle

proprie difficoltà, su quanto coinvolge il rapporto con una generazione in

trasformazione.

Finalità generali

Prevenire le forme di disagio adolescenziale agendo sulla loro rete di sostegno

(insegnanti e genitori), rafforzando la consapevolezza di se stessi e le capacità di

socializzazione, attraverso l’utilizzo di tutte le proprie potenzialità espressive (verbali e

non verbali). Ci si aspetta inoltre che il progetto promuova e faciliti il processo di

maturazione e di crescita personale dell’individuo, stimolandone l’autocomprensione e

l’autoesplorazione nella gestione delle proprie scelte, mediante la consapevolezza

delle capacità e potenzialità personali. Accrescere nei genitori e negli insegnanti, la

consapevolezza delle paure, dei dubbi e delle ansie che attraversano gli adolescenti

nel loro percorso di crescita. Sviluppare sinergie tra scuola e famiglia nella gestione

delle difficoltà adolescenziali creando una valida rete di supporto all’adolescente.

Target

Beneficiari diretti: alunni compresi nella fascia d’età___, appartenenti all’istituto___e

loro insegnanti e genitori.

Beneficiari indiretti: scuola, famiglie, comunità

Modello teorico di riferimento

Si adotta la prospettiva sistemica propria della psicologia della salute, in un’ottica di

prevenzione e promozione della salute. Tale disciplina, ispirandosi al paradigma della

complessità, aspira a guardare la persona nel suo insieme, in quanto erede genetico

(bio), soggetto di riflessione e decisione (psico), nonché soggetto storico-culturale e

familiare (sociale). I confini dell’individuo non coincidono affatto con l’epidermide, ma

con l’insieme delle relazioni significative della persona. L’essere umano è un sistema

aperto e complesso che interagisce con l’esterno in un processo di continuo

adattamento e scambio di informazioni. Tale concezione motiva l’importanza di agire

non solo sul singolo ma anche su tutte le altre componenti del sistema.

Strategia

In conseguenza del modello teorico di riferimento si utilizzerà una strategia di

ricerca-intervento, riconducibile alla ricerca-azione di K. Lewin. Essa è un momento di

conoscenza scientifica della realtà ed insieme, un contributo al cambiamento della

stessa attraverso il coinvolgimento diretto dei destinatari dell’intervento(in particolare

dei bambini e dei ragazzi, secondo quanto indicato dalla Legge 285/97) nei diversi

momenti di definizione e verifica degli obiettivi di ricerca. Tale strategia favorisce lo

sviluppo di una comunità competente, ossia in grado di individuare risorse al suo

interno utili per la realizzazione dei cambiamenti auspicati. L’intervento si avvarrà

inoltre dell’uso di una metodologia esaustiva ed efficace quale l’intervento di rete, in

cui l’operatore si fa facilitatore di un processo di linking all’interno della rete di risorse

dei soggetti. Tale metodologia trova fondamento nelle teorie sistemiche e sortisce

effetti di gran lunga più efficaci di interventi parziali poiché è in grado di produrre un

cambiamento nell’intero ambiente osservato (sistema).

Fasi:

I FASE: presentazione del progetto e co-progettazione

II FASE:

gruppi esperienziali per adolescenti

gruppi di formazione per genitori e insegnanti

III FASE: rielaborazione dell’esperienza e restituzione

Obiettivi specifici:

Alunni

Definire i temi e le problematiche intorno al corpo, alla relazione, al rapporto con gli

adulti ed i coetanei come problematiche riguardanti l’adolescenza e quindi la

trasformazione.

Avviare un processo di acquisizione di maggiore consapevolezza intorno alle

problematiche comuni emerse.

Rafforzare l’idea della scuola come luogo di crescita in senso più ampio e generale.

Apprendere nuove modalità di riflessione comune su problemi e temi propri.

Incrementare le capacità di lavorare in gruppo.

Genitori e insegnanti

Condividere il progetto riguardante gli allievi.

Focalizzare temi e problematiche nel rapporto con gli allievi e i figli.

Offrire uno spazio di informazione intorno ai temi delle problematiche adolescenziali.

Acquisire nozioni inerenti la psicologia dell’età adolescenziale;

Sensibilizzare gli insegnanti alla lettura degli indicatori di rischio psicosociale e dei

segnali di disagio;

Focalizzare le difficoltà nel rapporto con i ragazzi riconducibili a problematiche

adolescenziali.

Dare l’opportunità di un momento di incontro/confronto fra genitori ed insegnanti.

Metodologia

L’assetto di gruppo sarà di tipo esperenziale con la partecipazione attiva degli alunni

attraverso la libera discussione. Saranno utilizzate anche tecniche attive quali: il

role-playing, le simulate, le immagini e le fotografie, lo psicodramma, la

musicoterapia, etc. Ogni incontro sarà centrato su temi specifici predefiniti ma che

potranno subire variazioni in relazione ai bisogni emergenti nei partecipanti.

Spazi

Le attività si svolgeranno presso i locali messi a disposizione dalla scuola (aula magna,

palestra…)

Attività e tempi

Il progetto avrà una durata complessiva di 4 mesi (da marzo 2007 a giugno 2007) per

un tot. di 42 ore di attività. In orario extracurricolare e curricolare (sulla base di quanto

indicato dal dirigente scolastico e comunque non superiore al 20% del monte ore

annuale obbligatorio destinato all’ampliamento dell’offerta formativa, secondo quanto

previsto dalla nota del 22 giugno 2006 al d.m. n 47 del 2006).

I FASE: (6 ore)

presentazione del progetto ed autopresentazione dei partecipanti, somministrazione di

un questionario per l’analisi dei bisogni, indagante la relazione dell’adolescente con il

proprio corpo, il proprio immaginario e gli altri (“mente, corpo, relazione”), questionari

per i genitori e gli insegnanti indaganti le conoscenze relative alle problematiche

adolescenziali e lo stile educativo o didattico, co-progettazione delle attività (2 incontri

di 3 ore)

II FASE: gruppi esperienziali per adolescenti e di formazione per genitori e insegnanti

Alunni: 6 incontri di gruppi esperienziali (role-playing, focus group, circe time,

simulate, immagini e fotografie, musicoterapia, psicodramma) a cadenza settimanale

di 3 ore ciascuno sulle seguenti tematiche (18 ore):

“Io e il rapporto col mio corpo”

“Io e il rapporto con i pari”

“Io e il rapporto con gli adulti”

“Io e la mia famiglia”

“Io e il mio progetto”

Fra il quinto ed il sesto incontro di plenaria è prevista un incontro di tre ore di lavoro

autogestito da ogni singolo gruppo classe, teso ad offrire un momento di confronto

autonomo sui temi discussi e a focalizzare questioni, dubbi, nodi problematici da

portare in plenaria (3 ore).

Una giornata sarà dedicata all’incontro con rappresentanti di altre agenzie territoriali

(Ser-t, consultorio, attività culturali come il teatro)

Genitori e insegnanti: (9 ore) 3 incontri di 3 ore per gruppi di formazione in forma

seminariale. L’assetto sarà di tipo frontale, alternato ad un assetto esperenziale con la

partecipazione attiva degli insegnanti e dei genitori e tecniche attive: simulate,

circle-time, lavori di gruppo, giochi psicologici. Si affronteranno le seguenti tematiche:

 Elementi di Psicologia dell’età evolutiva;

 Adolescenti e modalità di espressione del disagio;

 Indicatori comportamentali relativi all’abuso (sessuale, di sostanze

stupefacenti);

 Psicopatologia dell’età adolescenziale;

 La relazione docente – adolescente;

 La relazione docente – famiglia;

 La relazione famiglia – adolescente.

III FASE: (6 ore) rielaborazione dell’esperienza e restituzione

 2 incontri di 3 ore ciascuno come momento di chiusura dell’esperienza fatta,

anche attraverso un confronto fra i gruppi coinvolti. Si configura, inoltre, come spazio

per la restituzione da parte dei conduttori che avvieranno il momento di rielaborazione

dell’esperienza. Questo incontro potrà essere anche il luogo per la chiarificazione di

problemi segnalati dagli alunni e per la somministrazione di questionari di gradimento

e la risomministrazione dei questionari di valutazione.

Risorse

Risorse umane

1 coordinatore che si occupa della supervisione delle attività progettuali

2 psicologi esperti nella gestione di gruppi di formazione e nelle problematiche

adolescenziali

1 pedagogista; operatori del Ser.T e del consultorio Familiare.

2 osservatori volontari (psicologi in formazione) che monitoreranno l’andamento delle

attività con apposite griglie d’osservazione e diari

1 custode responsabile dell’accesso ai locali scolastici

Risorse strumentali

Computer, proiettore, lavagna con fogli girevoli, lettore cd, materiale di cancelleria

vario, occorrente per i diversi laboratori

Risorse economiche

Coordinatore 1.000 €

Psicologo 2.000 €

Pedagogista 1.000 €

Altre spese (materiale vario e consulenze) 500 €

TOT = 4.500 €

Valutazione e verifica

Per dare validità al progetto e poter eventualmente ricalibrare le attività

dell’intervento, in itinere si valuteranno:

- la frequenza agli incontri con la registrazione delle presenze;

- l’interesse e la partecipazione con griglie di osservazione appositamente predisposte

e considerazione dei prodotti dei lavori;

- la soddisfazione dei beneficiari e degli operatori con un questionario di gradimento

(da somministrare all’ultimo incontro del secondo mese di attività);

- valutazione delle griglie d’osservazione e dei diari (interrogativi, domande,

perplessità emerse)

- incontri d’équipe

La valutazione conclusiva sarà realizzata anche in termini di efficacia in funzione della

qualità dei risultati ottenuti in relazione alle ricadute positive sull’utenza ed efficienza

in rapporto alle risorse disponibili e ai risultati ottenuti. Saranno considerati i dati

emersi dall’interpretazione delle discussioni guidate, delle simulate, dei lavori di

gruppo, delle osservazioni dei comportamenti sociali e relazionali (griglie

d’osservazione).

- confronto dei dati in entrata e in uscita, emergenti dal dai questionari

(genitori/insegnanti/ragazzi) AFFIDAMENTO FAMILIARE

Premessa

L’affidamento familiare, regolamentato dalla legge n.184 del 4 maggio 1983, si

delinea come una risposta a situazioni di disagio o di maltrattamento di quei minori,

sia italiani sia stranieri, temporaneamente privi di un ambiente familiare idoneo. Sono

interventi di protezione e tutela che consistono nell’inserire in un nucleo familiare

di-verso da quello originario, per un tempo variabile, minori che vivono in condizioni di

rischio o di danno evolutivo (fisico, educativo, emotivo, affettivo) a cui la famiglia

d’origine non è in grado di far fronte o che addirittura contribuisce, in parte o

totalmente a creare. Oggi, a molti anni di distanza dall’emanazione della legge 184/83,

risultano del tutto insufficienti le strutture ed i servizi in grado di offrire una valida

alternativa alle famiglie in difficoltà: infatti, l’istituto dell’affido familiare ha trovato

nella nostra realtà pochissima applicazione. Da alcune ricerche emerge che in Sicilia è

di gran lunga più frequente l’istituzionalizzazione dei minori piuttosto che

l’affidamento familiare. È per tale motivazione che ci si propone di promuovere,

all’interno della comunità locale, l’azione dell’affido familiare, attraverso diverse fasi e

con varie iniziative mirate alla diffusione ed alla conoscenza di questo intervento, che

rappresenta la risposta più coraggiosa, significativa e certamente più concreta alle

esigenze di un bambino che incontra difficoltà nel proprio nucleo familiare.

Analisi della domanda

Il comune di _______ / il consultorio familiare / la NPI chiede di intraprendere un’opera

di sensibilizzazione nei confronti dell’affidamento familiare. Il progetto si propone di

formare una rinnovata coscienza collettiva che abbia consapevolezza dei diritti dei

minori più deboli ed indifesi affinché si attivino quei meccanismi politici, amministrativi

e sociali, che garantisco l’applicazione e la realizzazione dell’affido familiare. Obiettivo

dell’affido, è dunque, quello di garantire al minore normali opportunità di crescita e

relazioni affettive, restituendolo, appena possibile, al suo ambiente familiare d’origine.

Anche quando il bambino non rientra nella sua famiglia d’origine l’affido non può dirsi

fallito, quando ha garantito al minore elementi di tutela socio-ambientale e di sviluppo

adeguato, potenziando le capacità di crescita di sviluppo individuale e gruppale.

Modello teorico di riferimento: si adotta la prospettiva sistemica propria della

psicologia della salute, in un’ottica di prevenzione e promozione della salute. Tale

disciplina, ispirandosi al paradigma della complessità, aspira a guardare la persona nel

suo insieme, in quanto erede genetico (bio), soggetto di riflessione e decisione (psico),

nonché soggetto storico-culturale e familiare (sociale). I confini dell’individuo non

coincidono affatto con l’epidermide, ma con l’insieme delle relazioni significative della

persona. L’essere umano è un sistema aperto e complesso che interagisce con

l’esterno in un processo di continuo adattamento e scambio di informazioni. Tale

concezione motiva l’importanza di agire non solo sul singolo ma anche su tutte le altre

componenti del sistema.

Strategia

In conseguenza del modello teorico di riferimento si utilizzerà una strategia di sviluppo

di comunità attraverso la ricerca-intervento, riconducibile alla ricerca-azione di K.

Lewin. Essa è un momento di conoscenza scientifica della realtà ed insieme, un

contributo al cambiamento della stessa attraverso il coinvolgimento diretto dei

destinatari dell’intervento nei diversi momenti di definizione e verifica degli obiettivi di

ricerca. Tale strategia si accompagna allo sviluppo di una comunità competente, ossia

in grado di individuare risorse al suo interno utili per la realizzazione dei cambiamenti

auspicati.

Finalità generali

Scopo dell’intervento è favorire all’interno della comunità, la nascita di un tessuto

sociale sensibile alla problematica dell’affidamento familiare, in modo da garantire ad

esso un accostamento più sereno e più aperto. Obiettivo ultimo è quello di creare un

albo delle famiglie affidatarie, al quale fare opportuno riferimento nel momento in cui

ne sorgesse il bisogno.

Target

Beneficiari diretti: famiglie potenzialmente affidatarie, comunità

Beneficiari indiretti: bambini affidati e loro famiglie

Obiettivi specifici di azione progettuale sono:

- Funzione di promozione, contribuendo a creare una cultura dell’affido familiare,

diffondendo la conoscenza delle problematiche relative ad esso; incentivare l’utilizzo

dell’istituto dell’affido come intervento privilegiato nelle situazioni in cui è necessario

che un bambino sia accolto e curato;

- Attuazione di iniziative di sensibilizzazione e pubblicizzazione, volte al reperimento di

famiglie sensibili e disponibili all’affido, per costituire una banca di risorse a cui

attingere per realizzare i progetti di protezione e tutela del minore;

- Accogliere le persone disponibili all’affidamento, predisponendo percorsi di

informazione-formazione individuale e/o di gruppo sugli aspetti giuridici, sociali e

psicologici dell’intervento;

- Sostenere e seguire le famiglie affidatarie prima, durante e dopo l’affido.

Metodologia

A partire dalla strategia scelta, ci si avvarrà nella progettazione della partecipazione

attiva dei gruppi di soggetti, per promuovere empowerment, a livello individuale e di

comunità, un processo di “acquisizione di potere” e controllo attivo, lettura critica

della realtà e assunzione di strategie adeguate per il raggiungimento di determinati

obiettivi, seguiti dalla loro verifica e da eventuali aggiustamenti e riformulazione delle

ipotesi iniziali. Grande attenzione sarà data dunque al continuo monitoraggio in

itiniere e in follow-up per valutare a distanza di tempo gli effetti dell’intervento.

L’intervento si avvarrà inoltre dell’uso di una metodologia esaustiva ed efficace quale

l’intervento di rete, in cui l’operatore si fa facilitatore di un processo di linking

all’interno della rete di risorse dei soggetti. Tale metodologia trova fondamento nelle

teorie sistemiche e sortisce effetti di gran lunga più efficaci di interventi parziali poiché

è in grado di produrre un cambiamento nell’intero ambiente osservato (sistema).

L’azione progettuale si sviluppa secondo un duplice percorso che si snoda seguendo

due dinamiche differenti ma coincidenti; infatti ci si propone di muoversi in modo

puntuale sia sul piano della sensibilizzazione e quindi della promozione, che su quello

del sostegno. Nello specifico si procederà a creare occasioni e momenti, attraverso

l’utilizzo di opportuni strumenti metodologici, che attivino, all’interno della realtà

sociale, dinamiche comportamentali miranti all’inserimento temporaneo di un

soggetto minore all’interno di un nucleo familiare non originario; successivamente,

verranno attuate azioni che propongono un aiuto formativo e psicologico a tutte quelle

famiglie che hanno accolto temporaneamente, al loro interno un minore che si trova

ad attraversare un momento di disagio.

Spazi: locali idonei messi a disposizione dal comune (ad es. tra i beni confiscati alla

mafia)

Fasi

Modalità e tempi d’intervento (attività): il progetto avrà la durata di 10 mesi

I FASE: pubblicizzazione e sensibilizzazione (5 mesi)

Pubblicizzazione: interventi tesi a suscitare con immediatezza interesse ed

interrogativi nella popolazione. Queste iniziative permetteranno di indirizzare alla

popolazione una sollecitazione che verrà accompagnata, contemporaneamente, da un

lavoro più capillare di sensibilizzazione condotto da operatori specifici.

- manifesti, depliant, brochure;

- giornata sull’affido,

- spot e servizi sulla stampa e tv locali.

Sensibilizzazione: verranno promossi incontri di confronto sulla tematica. destinatari di

questa fase saranno gli enti e le associazioni operanti sul territorio. Si prevede inoltre

di pubblicare su specifiche riviste di settore report delle attività svolte e diffusione

delle metodologie adottate:

- incontri con l’istituzione scolastica che permetteranno di sensibilizzare un numero

considerevole di adulti fra cui insegnanti, genitori e ragazzi delle scuole superiori.

- incontro di sensibilizzazione delle comunità parrocchiali:

- convegni;

creazione di partnership con il Tribunale dei Minori, il consultorio familiare, l’AUSL, le

agenzie educative, le Amministrazioni comunali, le associazioni di volontariato…

II FASE (5 mesi)

- Apertura di uno sportello che informa sull’affido aperto per 2 ore pomeridiane 1 volta

a settimana

- Informazione e formazione delle famiglie affidatarie (2 incontri formativi di 3 ore

ciascuno).

- le famiglie che risponderanno alla campagna di pubblicizzazione o che saranno

venute allo sportello saranno invitate, in piccoli gruppi, ad un incontro di conoscenza e

chiarificazione sull’affido familiare in cui si parlerà degli aspetti giuridici, psicologici e

sociali dello stesso con un esperto del settore.

- le famiglie che confermeranno la loro disponibilità ad un percorso di

approfondimento verranno invitate al secondo incontro formativo

- percorso di conoscenza delle famiglie affidatarie (ogni famiglia verrà seguita

individualmente da 1 psicologo, 1 assistente sociale e 1 pedagogista che

organizzeranno 2 incontri di conoscenza e 1 visita domiciliare, per conoscere anche gli

eventuali familiari conviventi.

- momenti di confronto mensile tra famiglie affidatarie che presenteranno di volta in

volta la loro esperienza

- Costituzione dell’albo delle famiglie affidatarie: tutti quei nominativi, coppie o singole

persone, che dopo aver concluso la proposta formativa confermeranno la propria

disponibilità a voler vivere un’esperienza di affidamento

- Aspetti metodologici-operativi dell’esperienza di affido: l’attuazione di corrette

esperienze d’affido prevede, da parte degli operatori incaricati, la messa in opera di

una serie di interventi che possono essere così sintetizzati:

- Abbinamento: a partire dagli elementi raccolti sulle famiglie affidatarie, sul minore e

sulla sua famiglia, si sceglieranno i nuclei familiari che meglio si adattano ai bisogni di

ciascun minore

- progetto educativo sul minore redatto dal gruppo operativo, concordato con famiglia

affidataria famiglia d’origine

- Sostegno e aiuto della famiglia affidataria, del minore e della famiglia d’origine (da

parte dell’operatore incaricato), per vivere in maniera propositiva l’esperienza e

rimuovere le problematiche conseguenti (in particolare quelle che hanno portato

all’affido del minore, per consentirne il reinserimento nella famiglia d’origine)

l’assistente sociale del comune controllerà che siano rispettati nei tempi e nelle

modalità i contatti previsti tra minore e famiglia d’origine, valutandone efficacia e

risultati.

- Reinserimento curando le dinamiche emotivo-relazionali presenti in questo delicato

momento

- Costituzione di gruppi di auto aiuto per famiglie affidatarie come ulteriore strumento

di confronto e sostegno

Risorse

Risorse umane

1 psicologo

1 assistente sociale

1 pedagogista

1 addetto alla segreteria

2 osservatori volontari (psicologi in formazione) che monitoreranno le varie attività

tramite la compilazione di report e griglie osservative necessarie per la valutazione in

itinere e finale

Risorse strumentali: infrastrutture idonee allo svolgimento delle attività e materiale di

cancelleria

Risorse economiche:

1 psicologo 2.500 €

1 assistente sociale 2.500 €

1 pedagogista 2.000 €

1 addetto alla segreteria 1.000 €

Altre spese 500 € TOT = 8.500 €

Verifica e valutazione del progetto

Valutazione iniziale: si predisporrà un’intervista per rilevare la situazione di partenza e

la motivazione al progetto e si valuteranno i report del primo incontro

Verifica in itinere: valutazione dei report compilati durante lo svolgimento delle varie

attività e delle griglie d’osservazione compilate. Rilevazione

- dell’interesse e della partecipazione al progetto con griglie di osservazione

appositamente predisposte e considerazione dei prodotti dei lavori;

- della soddisfazione dei beneficiari e degli operatori con questionari di gradimento;

- della congruenza tra obiettivi del progetto e bisogni con l’esplicitazione delle

aspettative dei partecipanti relative al corso stesso;

- le discussioni di gruppo con operatori (incontri di supervisione)

- rapide inchieste da sottoporre alle coppie, da cui trarre suggerimenti per eventuali

cambiamenti in itinere.

La valutazione conclusiva sarà realizzata anche in termini di efficacia in funzione della

qualità dei risultati ottenuti in relazione alle ricadute positive sull’utenza ed efficienza

in rapporto alle risorse disponibili e ai risultati ottenuti

- quantificazione della numerosità delle famiglie che aderiscono al progetto

- quantificazione della numerosità del reinserimento all’interno dei nuclei familiari

originari dei minori in affido

- somministrazione di un questionario per rilevare l’efficacia della formazione

- valutazione delle apposite griglie osservative e/o di un diario di bordo che si chiederà

di compilare ai genitori affidatari entrambi durante tutta la durata del progetto, anche

in funzione di automonitoraggio

- verifica del grado di soddisfazione e di interesse dei fruitori del progetto tramite

questionari di gradimento

Follow-up: lo psicologo coordinatore sarà presente all’ultimo incontro del gruppo di

self-help per valutarne i risultati attraverso una discussione di gruppo e i questionari di

gradimento, raccolta dei “diari di bordo” compilati durante l’anno e discussione, con

l’invito a partecipare al gruppo di apertura di una eventuale riedizione del progetto.

CENTRO DIURNO PER MALATI DI ALZHEIMER E ALTRI SOGGETTI AFFETTI DA

DEMENZE

Premessa

Il miglioramento della qualità della vita ha fatto registrare negli ultimi anni un

aumento vertiginoso della popolazione anziana, che peraltro, fino alle soglie dei 70

anni, costituisce (o, dovrebbe costituire) parte attiva della comunità.

L’invecchiamento, caratterizzato da un graduale e irreversibile declino fisiologico, si

accompagna in alcuni casi all’insorgenza di patologie che ne complicano il decorso. Tra

queste la demenza di tipo Alzheimer costituisce la malattia neurologica degenerativa

più frequente. Essa si caratterizza per un graduale ed, inizialmente, subdolo,

decadimento di alcune funzioni cognitive del soggetto (in primo luogo la memoria a

breve termine), accompagnato da sintomi comportamentali (aggressività,

depressione, ansia e disturbi del sonno) che compromettono significativamente la QdV

e i rapporti interpersonali. Le ripercussioni della patologia hanno una valenza

importante all’interno del nucleo familiare e, in particolare, a carico del caregiver,

figura principale di accudimento (compagno, figlio…), che spesso si trova impreparato

materialmente e psicologicamente a gestire il quotidiano di un soggetto difficile,

bisognoso di cure e, in taluni casi, addirittura incapace di riconoscere i propri familiari.

La società è chiamata perciò ad allargare la rete dei servizi per poter raccogliere le

richieste di aiuto a fronte di situazioni sempre più critiche e problematiche; occorre

dare sempre più una risposta precoce, allo scopo di impostare da subito interventi di

supporto finalizzati a contrastare l’evoluzione del malato verso la dipendenza e nel

ridurre l’impatto logorante della malattia sulla famiglia e sui caregivers

(frequentemente definiti “seconda vittima della malattia”).

Analisi della domanda

La ASL n. 6 di (città), dopo un’accurata analisi e valutazione del territorio palermitano,

in cui si riscontra la presenza di un elevato numero di cittadini in età senile, di cui

un’alta percentuale affetti da patologie neurologiche degenerative, ha richiesto un

intervento di prevenzione secondaria, con l’obiettivo (in accordo con la nuova

concettualizzazione delle disabilità dell’OMS- 2003) di far regredire le menomazioni

psichiche e fisiche e le limitazioni delle attività.

Analisi organizzativa

Considerato che il SSN è un’organizzazione complessa, che interagisce attivamente

con tutte le altre agenzie del territorio si rende necessario un’attivazione sinergica di

rete che coinvolga non solo le strutture ai vertici del sistema, ma anche quelle

intermedie e periferiche, come previsto dal Progetto Obiettivo della Salute

dell’Anziano.

Il presente progetto si propone di attivare un centro diurno per malati di alzheimer e

altri soggetti affetti da demenze, che entra nella rete dei servizi come struttura

semi-residenziale, che si pone a livello intermedio e quindi come momento di

prevenzione secondaria tra assistenza domiciliare e strutture residenziali (rsa, case di

cura) e si configura come luogo di accoglienza, tutela e assistenza per le persone

anziane con problema di parziale o totale non-autosufficienza, dovuti alla compresenza

di alcune patologie comportanti l’alterazione delle capacità motorie ed il decadimento

cognitivo (un ambiente che offra adeguati stimoli coadiuva infatti la plasticità

cerebrale nel mantenimento delle funzioni cognitive) o anche forme depressive acute;

permette lo stimolo al mantenimento delle capacità relazionali del soggetto e il

sollievo per i caregivers ed i familiari. Ciò riduce i costi sociali perché riduce il ricorso

alle ospedalizzazioni, ma anche il ricorso ad agenti di cura improvvisati (badanti), le

assenze dal lavoro e dalla vita sociale in genere (per autosacrificio o, peggio,

vergogna) dei caregivers.

Modello teorico di riferimento

Si adotta la prospettiva bio-psico-sociale e sistemica propria della psicologia della

salute, per la comprensione delle complesse interazioni tra fattori biologici, sistemi

psicologici (cognitivi, emotivi, motivazionali, di personalità…) e influenze ambientali

(società, comunità e famiglia) che, secondo Stone (1987), deve abbracciare a “livello

primario” rischi, fattori di protezione, opportunità e minacce per la salute, a “livello

secondario” i sistemi professionali di prevenzione e cura e a “livello terziario” il

sistema sanitario e le politiche sanitarie, al centro sta sempre la persona intesa come

unitas multiplex. Salute e malattia non sono più due estremi di un continuum, sono

costrutti soggettivi di sentimenti e percezioni di benessere-malessere,

inclusione-esclusione dal Sé individuale e dal gruppo sociale. L’approccio è ecologico,

per cui la salute è il risultato della trans- azione (più che dell’interazione) tra sistemi e

rimette al centro la linea di senso dell’esperienza personale e sociale, puntando alla

promozione sociale della domanda, alla creazione di comunità competenti di cui è

possibile valorizzare le risorse. L’essere umano è un sistema aperto e complesso che

interagisce con l’esterno in un processo di continuo adattamento e scambio di

informazioni. Ciò richiama altresì la “field theory” (teoria del campo) di Kurt Lewin, che

consente di leggere ogni evento come totalità delle forze (del mondo personale e

dell’ambiente fisico e sociale che rientra o meno nell’attività psichica del soggetto),

che agiscono nel campo, in un determinato momento, in una relazione di

interdipendenza. L’epistemologia della complessità, alla base delle scienze odierne,

fonda tali modelli.

Strategia: a partire dal modello teorico di riferimento adottato, ci si avvarrà della

strategia di ricerca-azione (K. Lewin) e dell’intervento di rete, al fine di coinvolgere

attivamente tutti gli attori che, a vario titolo, partecipano alla problematica. Tale

strategia, che si configura contemporaneamente come momento di conoscenza e di

intervento-cambiamento, punta allo sviluppo dell’empowerment che consenta una

presa di potere sulla propria vita, un accrescimento delle capacità decisionali e del

senso critico, oltre che la consapevolezza delle proprie risorse e delle strategie utili per

il conseguimento degli obiettivi prefissati.

Finalità generali

Creazione di un centro diurno per pazienti affetti da Alzheimer ed altre forme di

demenza per il miglioramento della qualità della vita del paziente e del suo nucleo

familiare, contrastando l’evoluzione del malato verso la dipendenza.

Target

Beneficiari diretti: 20 soggetti affetti da patologie neurologiche degenerative

(demenze tipo Alzheimer e altre forme) reclutati attraverso la struttura ospedaliera

presso la quale sono seguiti. Destinatari del Centro diurno sono gli anziani non

autosufficienti, parzialmente autosufficienti e persone soggette a perdita

dell’autonomia e comunque con difficoltà a gestire la quotidianità, alzheimer lievi e

medio-lievi e persone anziane affette da altri tipi di demenze le cui necessità siano

diverse da quelle offerte dal servizio di assistenza domiciliare di base, già operante sul

territorio.

Beneficiari indiretti: famiglie, comunità.

Metodologia

A partire dalla strategia scelta, ci si avvarrà della partecipazione attiva dei gruppi di

soggetti, caratteristica peculiare del centro sarà la dimensione di gruppo allargata, per

promuovere empowerment, a livello individuale e di comunità: un processo di

“acquisizione di potere” e controllo attivo, lettura critica della realtà e assunzione di

strategie adeguate per il raggiungimento di determinati obiettivi, seguiti dalla loro

verifica e da eventuali aggiustamenti e riformulazione delle ipotesi iniziali. Grande

attenzione sarà data al continuo monitoraggio in itiniere e in follow-up per valutare a

distanza di tempo gli effetti dell’intervento. L’intervento su un fenomeno così

rilevante, richiede altresì l’uso di una metodologia esaustiva ed efficace quale

l’intervento di rete. Essa trova fondamento nelle teorie sistemiche e sortisce effetti di

gran lunga più efficaci di interventi parziali poiché è in grado di produrre un

cambiamento nell’intero ambiente osservato (sistema). L'utente non sradicato dalla

sua realtà territoriale potrà mantenere le relazioni familiari, di vicinato, il suo spazio

domestico, arricchendosi di nuove relazioni altrimenti non possibili a causa del

deterioramento fisico e psicologico

Obiettivi specifici: Il servizio del Centro diurno si propone le seguenti finalità:

- Mantenimento nel proprio contesto ambientale e prevenzione

dell’istituzionalizzazione di anziani soli;

- sostenere le abilità residue e supportare quelle compromesse, favorire il recupero

delle capacità psico-fisiche garantendo il miglior livello funzionale possibile;

- sostegno alle famiglie a rischio di stress psicofisico;

- prevenzione del rischio di un prolungato isolamento e di patologie depressive per

coloro che non hanno né la motivazione, né le capacità motorie per frequentare

autonomamente contesti di aggregazione socializzante;

- offrire un servizio di prevenzione terziaria sulle recidive invalidanti, mediante

un’attività integrata con le strutture sanitarie locali;

- utilizzare e valorizzare la rete dei servizi territoriali ed il coinvolgimento delle realtà

solidali esistenti nel territorio (organismi di volontariato, associazioni socio culturali,

reti di vicinato);

- promuovere gruppi di auto-aiuto tra persone che condividono una comune

condizione di problematicità e stress per un mutuo sostegno e condivisione di

informazioni e messa in comune di soluzioni praticabili.

Spazi

Il Centro diurno dovrà essere ubicato nel territorio palermitano, destinato ad uso

esclusivo e con piena disponibilità documentata al momento della presentazione

dell’offerta, con facile accesso, privo di barriere architettoniche, con dei locali interni

articolati in modo tale da permettere agli ospiti lo svolgimento delle varie attività

psicosociali e motorie, la eventuale consumazione di pasti secondo il piano specifico

individuale, momenti di relax e riposo, e l’intero spettro delle attività di cura della

persona. Vincolante è che lo spazio (per un totale minimo di 300 mq con relativi servizi

igienici in ogni stanza) così suddiviso:

• due ampie sale da utilizzare per le varie attività;

• una sala da pranzo;

• zona destinata a infermeria, visite mediche e riabilitazione, appositamente

attrezzata;

• spazi per le attività di coordinamento e programmazione;

• una zona destinata al riposo, che possa essere utilizzata secondo l’esigenza dei

singoli anziani, senza vincoli di orario e quando essi ne sentano la necessità;

• servizio igienico separato per il personale;

• un’area verde il più ampia possibile;

Tenendo conto che le modificazioni ambientali, pur non mutando il naturale decorso

delle malattie, possono ridurre i problemi comportamentali e rallentare il declino delle

capacità funzionali dei soggetti con demenza, si prevede che gli ambienti debbano

essere ampi, privi di ostacoli e di restrizioni, dalle caratteristiche intime e familiari, che

si richiamino ad una casa di abitazione più che ad una asettica struttura ospedaliera,

che presenti una fisionomia familiare e riconoscibile, che sostenga la persona nella

memoria, che garantisca la privacy e l’interazione sociale, la libertà e l’autonomia in

condizioni di totale sicurezza, in modo da mantenere vivi interessi e abitudini e

favorire l’autostima.

Tempi e attività

Il centro diurno per malati di Alzheimer e altri soggetti affetti da demenze assicurerà

l’apertura per 5 giorni settimanali , per 8 ore giornaliere dal lunedì al venerdì.

FASE I: entro 2 mesi pubblicizzazione del Centro attraverso la distribuzione di volantini

e brochure ai centri specialistici e ai reparti di geriatria e alle Unità Valutative

Geriatriche delle Az.Ospedaliere del territorio (previo incontro di sensibilizzazione con

il Direttore Sanitario di ciascuna Struttura) che si occuperanno di effettuare le

diagnosi, accertare i requisiti per l’accesso al Centro e valutare la possibilità di

ammissione dell’utente, a seconda della gravità della patologia.

- individuazione di forme di volontariato e di servizio civile a supporto degli operatori

impegnati.

FASE II: attivazione del centro diurno con le seguenti attività e servizi:

• assistenza tutelare per l’intero orario di apertura;

• assistenza infermieristica e riabilitativa;

• cura della persona , igiene personale;

• servizio pasti per le persone il cui piano lo preveda: colazione, pranzo e cena;

• attività motorie di gruppo e individuali: ginnastica dolce, attività occupazionali,

attività ricreative e culturali;

• iniziative di incontro tra generazioni (ad es. con i figli o con i nipoti con giornate

dedicate appositamente);

• incontri di sensibilizzazione, sostegno e orientamento delle famiglie, in modo da

favorire gruppi di mutuo-aiuto;

Le diverse attività giornaliere saranno pensate nell’ottica di una pianificazione

settimanale degli interventi individuali.

FASE III: entro 6 mesi dall’attivazione del centro diurno

- incontri di sostegno e orientamento alle famiglie, da effettuarsi all’interno del centro,

prevedendo un incontro settimanale in orario da concordare a seconda delle esigenze

dell’utenza, con personale formato sulle problematiche dell’Alzheimer, per la gestione

del paziente (gestione del carico assistenziale, cambiamenti di ruolo all’interno della

famiglia, cambiamento nel rapporto tra coniugi o tra genitori e figli) e dell’impatto

emotivo (sentimenti di depressione, angoscia, di impotenza, senso di inadeguatezza,

senso di colpa, rabbia, solitudine, imbarazzo, stanchezza e lutto)

- promozione di gruppi di auto-aiuto tra i familiari attraverso un ciclo di 3 incontri

iniziale con esperto in conduzione dei gruppi (lezioni frontali, giochi psicologici).

Giornata tipo:

Verranno formati gruppi di 15-20 persone, che frequenteranno il Centro a giorni alterni

o che potranno usufruire delle attività del Centro nelle mezze giornate della mattina o

del pomeriggio secondo un programma personalizzato; le attività cominceranno a

seconda di quanto programmato e stabilito.

• 9.00-9.30: accoglienza ed eventuale colazione per gli utenti che intendano

usufruirne;

• 9.30-10.30: attività di cura ed igiene della persona per gli anziani che hanno tale

necessità;

• 10.30-12.00: attività occupazionali – motorie, psicosociali e di ascolto musica,

attività di lettura;

• 11.30-12.00: uscita dal Centro;

• 12.00-13.00: pranzo per le persone per cui è previsto;

• 13.00-14.00: riposo per chi si è fermato a pranzo;

• 14.00-15.30: terapia occupazionale e merenda;

• 17.00: chiusura del Centro con rientro degli anziani presso il proprio domicilio.

Risorse:

Risorse umane:

. n° 1 psicologo ( minimo 20 ore settimanali ), con funzioni di programmazione e

coordinamento operativo, responsabile delle verifiche periodiche dei piani di

intervento, dei rapporti con familiari e parenti ;

. n° 5 operatori domiciliari polivalenti , aventi il profilo professionale di addetto

all’assistenza di base , cui sarà affidata la tutela e l’assistenza degli anziani.

. n. 1 animatore sociale (minimo 20 ore settimanali ) con esperienza documentata di

lavoro con la terza età

. n° 1 amministrativo (minimo 20 ore settimanali ) con funzioni di accoglienza,

segretariato e front-office.

Risorse strumentali: occorrente per il personale amministrativo (cancelleria,

computer..) e per i laboratori

Risorse economiche: quota di partecipazione alle attività versata da ciascun utente 30

€ al mese

Psicologo 700 € al mese; Operatori 500 € al mese; Animatori 500 € al mese;

Amministrativo 500 € al mese

Valutazione e verifica

In itinere: incontri di equipe, osservazioni dei pazienti effettuate attraverso apposite

griglie, test neuropsicologici per monitorare l’andamento della malattia, test sul

funzionamento emotivo (BDI) e test sulla QDV. I dati verranno codificati su ICF. finale:

la valutazione finale sarà effettuata in termini di efficacia, in funzione della qualità dei

risultati ottenuti in relazione alle ricadute positive sull’utenza ed efficienza in rapporto

alle risorse disponibili e ai risultati ottenuti. Indicatori di esito potrebbero essere il n° di

ricoveri dei pazienti presi in carico e il n° totale degli stessi e dei familiari che

aderiscono, andamento dei dati su ICF ANZIANI

Premessa

L’invecchiamento della popolazione corrisponde ad uno degli aspetti che ha

caratterizzato negli ultimi decenni la nostra società. Nonostante ciò i servizi territoriali

risultano, spesso, indifferenti nei confronti degli anziani, che si trovano a vivere da soli

degli eventi significativi, quali la perdita del ruolo sociale, il pensionamento, la

malattia e la morte del coniuge e dei coetanei. Tali eventi “critici” determinano,

spesso, reazioni di chiusura, rifugio nel passato, negazione della realtà attuale, senso

di solitudine, sconforto, tristezza e paura. La vecchiaia consiste in un fenomeno

biologico e fisiologico, che assume significati determinati culturalmente e socialmente:

nella nostra società consumistica votata al successo gli anziani vengono considerati

inutili ed inefficienti, per cui essi stessi finiscono col percepirsi come tali. Tuttavia,

mentre in passato l’invecchiamento era considerato un periodo di vita connotato quasi

esclusivamente dall’”attesa” della morte, recentemente sono state evidenziate le

potenzialità racchiuse in questa fase di vita e le molteplici possibilità di “crescita”

personale che essa offre. L’anziano è a tutti gli effetti una persona attiva e dinamica

che può offrire molto in famiglia e nella società. Inoltre le possibilità espressive e

creative, spesso poco valorizzate, importanti nell’accrescimento nel facilitare e

predisporre uno sviluppo armonico della personalità, continuano nell’invecchiamento

ad operare, potenziando le qualità personali e rendendole comprensibili anche agli

altri, compensando in parte le limitazioni fisiche.

Analisi della domanda

La ASL n. 6 di (città), dopo un’accurata analisi e valutazione del territorio palermitano,

in cui si riscontra la presenza di un elevato numero di cittadini in età senile, con

l’obiettivo (in accordo con la nuova concettualizzazione delle disabilità dell’OMS- 2003)

di far regredire le menomazioni psichiche e fisiche e le limitazioni delle attività. Analisi

organizzativa: considerato che il SSN è un’organizzazione complessa, che interagisce

attivamente con tutte le altre agenzie del territorio si rende necessario un’attivazione

sinergica di rete che coinvolga non solo le strutture ai vertici del sistema, ma anche

quelle intermedie e periferiche, come previsto dal Progetto Obiettivo della Salute

dell’Anziano.

Il progetto nasce dall’intento di prevenire sentimenti depressivi, di inutilità e vuoto che

possono accompagnare l’anziano a seguito del pensionamento, mira a migliorarne la

qualità della vita e a facilitarne l’adattamento alla nuova condizione psico-fisica e

sociale. In tale progetto si coinvolgeranno inoltre le famiglie, affinché possano

supportarli in una fase della vita in cui aumenta il bisogno degli altri.

Modello teorico di riferimento è quello sistemico – relazionale, per la peculiare

concezione dell’individuo e per l’importanza attribuita a tutti gli elementi che

concorrono ad influenzare il suo percorso di vita. L’essere umano è un sistema aperto

e complesso che interagisce con l’esterno in un processo di continuo adattamento e

scambio di informazioni. Tale concezione motiva l’importanza di agire non solo sul

singolo ma anche su tutte le altre componenti del sistema – comprendendo il

comportamento delle parti in relazione al tutto e le proprietà dinamiche del tutto in

relazione al contesto. Ciò richiama la “field theory” (teoria del campo) di Kurt Lewin,

che consente di leggere ogni evento come totalità delle forze (del mondo personale e

dell’ambiente fisico e sociale che rientra o meno nell’attività psichica del soggetto),

che agiscono nel campo, in un determinato momento, in una relazione di

interdipendenza. Entrambi tali modelli teorici trovano fondamento nell’epistemologia

della complessità.

Strategia

In conseguenza del modello teorico di riferimento si utilizzerà una strategia di

ricerca-intervento, riconducibile alla ricerca-azione di K. Lewin. Essa è un momento di

conoscenza scientifica della realtà ed insieme, un contributo al cambiamento della

stessa attraverso il coinvolgimento diretto dei destinatari dell’intervento nei diversi

momenti di definizione e verifica degli obiettivi di ricerca. Tale strategia favorisce lo

sviluppo di una comunità competente, in grado di individuare risorse al suo interno

utili per la realizzazione dei cambiamenti auspicati.

Finalità

Migliorare la qualità della vita degli anziani e favorirne il ruolo attivo nella comunità,

creando condizioni di benessere psico-fisico e momenti di socializzazione e facilitando

il supporto da parte del contesto di appartenenza

Target

Beneficiari diretti: popolazione anziana (residente nel territorio/afferente al centro…) e

loro famiglie

Beneficiari indiretti: comunità locale

Sotto-obiettivi e fasi:

I FASE: ricerca psicosociale per l’analisi della situazione iniziale

II FASE: apertura di

- un centro aggregativo per l’attivazione dei laboratori espressivi e ludici

- uno sportello di counseling per gli anziani e le famiglie

III FASE: apertura alla comunità e la pubblicizzazione del progetto e del centro

Obiettivi specifici:

Anziani

 creare spazi di incontro e di “condivisione”;

 facilitare la riorganizzazione di ritmi di vita e interessi;

 aumentare l’autostima con la valorizzazione delle competenze acquisite

attraverso il tempo;

 contrastare la comparsa di stati depressivi, senso di inutilità e vuoto;

 mantenere un rapporto di continuità con la propria vita, continuando a

riconoscere il valore ad essa sotteso

Famiglie

 favorire lo sviluppo della capacità di prendersi cura dell’anziano e favorire una

nuova cultura della 3° età

Metodologia

A partire dalla strategia scelta, ci si avvarrà nella progettazione della partecipazione

attiva dei gruppi di soggetti, per promuovere empowerment, a livello individuale e di

comunità, consistente in un processo di “acquisizione di potere” e controllo attivo,

lettura critica della realtà e assunzione di strategie adeguate per il raggiungimento di

determinati obiettivi, seguiti dalla loro verifica e da eventuali aggiustamenti e

riformulazione delle ipotesi iniziali. Grande attenzione sarà data dunque al continuo

monitoraggio in itiniere e in follow-up per valutare a distanza di tempo gli effetti

dell’intervento. L’intervento si avvarrà inoltre dell’uso di una metodologia esaustiva ed

efficace quale l’intervento di rete, in cui l’operatore si fa facilitatore di un processo di

linking all’interno della rete di risorse dei soggetti. Tale metodologia trova fondamento

nelle teorie sistemiche e sortisce effetti di gran lunga più efficaci di interventi parziali

poiché è in grado di produrre un cambiamento nell’intero ambiente osservato

(sistema). L’intervento si avvarrà di gruppi di discussione e di incontri a carattere

teorico – esperienziale. Inoltre, verrà attivato uno sportello di ascolto psicologico di cui

avvalersi all’esigenza (momenti di sconforto, difficoltà, attriti familiari...).

Spazi

Il progetto si svolgerà prevalentemente presso locali (comunali/ del centro…)

appositamente adibiti

Attività e tempi: il progetto avrà la durata complessiva di un anno. I locali resteranno

aperti ogni giorno in orario pomeridiano (dalle 15:00 alle 19:00) Lo sportello di

counseling sarà aperto un pomeriggio a settimana (martedì dalle ore 15 alle ore 19)

I FASE: ricerca psicosociale per l’analisi della situazione iniziale, relativa agli anziani e

alle loro famiglie, che consentirà l’individuazione delle esigenze, dei vincoli e delle

risorse

II FASE: apertura di

- un centro aggregativo per l’attivazione dei laboratori espressivi e ludici

- uno sportello di counseling per gli anziani e le famiglie

 incontro con gli anziani e le loro famiglie (almeno un membro significativo)

 predisposizione di momenti di incontro - confronto in cui affrontare temi di

rilievo per gli anziani, mantenendo così attivo spirito critico, capacità espressiva,

capacità di riflessione.

 organizzazione di incontri teorico – esperienziali con i bambini delle scuole

elementari per dare la possibilità a ciascun anziano di narrare la propria storia,

raccontare il proprio mestiere … mantenendo un rapporto di continuità con la propria

vita

 creazione di occasioni di arricchimento culturale (escursioni nella città, in Sicilia,

in altre città d’Italia, partecipazione a rappresentazioni teatrali, visione di film, …)

funzionali ad un ulteriore “crescita” personale

Laboratori di 2 h ciascuna, due volte a settimana per un tot. di 200 ore:

 di rilassamento corporeo,

 ricreativi che prevedono giochi di gruppo,

 di attività artigianali (“Alla riscoperta delle proprie mani”),

 di cucina (“Alla riscoperta di piatti tipici”),

 di drammatizzazione (“Alla riscoperta di poesie, filastrocche, leggende del

passato”),

 di canto (“Alla riscoperta dei canti popolari”),

 di ballo (“Alla riscoperta delle danze popolari”),

 sugli usi ( “Alla riscoperta di consuetudini, usanze e tradizioni”),

 sui proverbi (“Alla riscoperta di perle di saggezza popolare”)

 altro (come proposto dai partecipanti)

Gruppi ludici di 2 h ciascuna, a cadenza settimanale per un tot. di 100 ore:

 torneo di carte,

 torneo di scacchi,

 torneo di bocce;

 cineforum.

 altro (come proposto dai partecipanti)

Gruppi di incontro - confronto 2 h ciascuna, due volte a settimana per un tot. di 200

ore

2 incontri teorico – esperienziali di 2 h ciascuna con i bambini delle scuole elementari

(in orario pomeridiano extracurricolare) per un tot. di 4 ore

1 escursione al mese (nella città per cinema, teatro, stadio…e in Sicilia); 2 escursioni

in altre città d’Italia

III FASE: apertura alla comunità e la pubblicizzazione del progetto e del centro

1 festa finale con musical (prodotti di laboratori usi, proverbi, canto, danza,

drammatizzazione) e mostra documentativa (prodotti di laboratori di attività artigianali

e cucina) per l’apertura alla comunità e la pubblicizzazione del progetto e del centro

Riunioni di equipe 2 vv. al mese con cadenza quindicinale

Risorse

Risorse umane:

1 Coordinatore di Progetto

2 psicologi che si occupino della supervisione delle attività interne al progetto, che

coordini i gruppi di discussione e gestisca lo sportello di ascolto psicologico

3 operatori- animatori che coordinano le attività di laboratorio e di svago e facciano da

accompagnatori

3 osservatori volontari (psicologo in formazione) che monitoreranno le varie attività

tramite la compilazione di report e griglie d’osservazione

Risorse strumentali: occorrente per i laboratori di artigianato, fornelli, forno, padelle,

pentole, tegamini, teglie, posate ed ingredienti, risme di carta, stereo, cd con canti e

musiche di danze popolari

materiali di gioco (carte, scacchiere, bocce, tavoli da gioco…)

mezzi di trasporto per le escursioni

Risorse economiche: quota di partecipazione per ogni utente: 30 € al mese

Psicologo: 500 € al mese per un tot. di 6.000 €

Animatori: 300 € al mese per un tot di 3.600 € a testa = 10.800 €

Occorrente per i laboratori e i gruppi ludici: 1.200 €

TOT: 18.000

Valutazione:

In itinere:

valutazione dei report compilati durante lo svolgimento delle varie attività

la rilevazione

- della frequenza con la registrazione delle presenze;

- dell’interesse e della partecipazione con griglie di osservazione appositamente

predisposte e considerazione dei prodotti dei lavori;

- della soddisfazione dei beneficiari e degli operatori con questionari di gradimento;

- della congruenza tra obiettivi del progetto e bisogni con l’esplicitazione delle

aspettative dei partecipanti relative al progetto stesso;

discussioni di gruppo con operatori (incontri di supervisione)

Di esito:

quantificazione del n° totale di anziani che hanno partecipato alle varie attività

verifica del grado di soddisfazione e di interesse dei fruitori del progetto attraverso

questionari di gradimento

valutazione dei report compilati durante lo svolgimento delle varie attività

questionario sulla Qualità della Vita ed Hamilton sulla depressione da somministrare

prima e dopo il progetto

La valutazione conclusiva sarà realizzata anche in termini di efficacia in funzione della

qualità dei risultati ottenuti in relazione alle ricadute positive sull’utenza ed efficienza

in rapporto alle risorse disponibili e ai risultati ottenuti.

ASILI NIDO AZIENDALE E MICRONIDI FAMILIARI

Premessa

L’infanzia è una delle tappe evolutive più importanti per lo sviluppo psico-fisiologico di

un individuo, essendo la base della sua futura personalità; per tale motivo, i genitori

hanno bisogno di aiuti concreti da parte della società che deve impegnarsi nella

progettazione di luoghi e momenti idonei a favorire una crescita globale del piccolo. A

ciò si aggiungono i cambiamenti economici, politici e culturali che caratterizzano la

società attuale, in cui l’uomo si trova ad intensificare la sua attività lavorativa e la

donna, sempre più spesso, assume ruoli di protagonista attiva. Facilmente ci si rende

conto delle difficoltà che entrambi i genitori, soprattutto la donna, incontrano nel

dovere conciliare il lavoro e la famiglia, essendo sottoposti a lunghi orari di lavoro ed a

maggiori tensioni emotive. Si è costretti così a dovere ricorrere, quando è possibile, a

nonni e parenti che pur occupandosi dei piccoli, non sempre ne favoriscono lo sviluppo

cognitivo, affettivo e relazionale in maniera adeguata. Allo scopo di sostenere le

famiglie che vogliono investire sulla loro genitorialità…

Analisi della domanda

1. si è pensato di istituire un asilo nido aziendale che sia in grado di prendersi cura dei

figli dei dipendenti dell’azienda. L’asilo nido, infatti, quale servizio educativo e sociale

di interesse pubblico, è un luogo che accoglie i bambini nella loro globalità,

favorendone la crescita in un clima sereno ed armonico. Inoltre, stimolando la

socializzazione tra pari, valorizzando le caratteristiche personali e le capacità

cognitivo-affettive di ogni singolo bambino, si può rendere più graduale e meno

traumatico il distacco dai genitori.

2. si è pensato di istituire (come già fatto in altre città d’Italia come Torino) un

iniziativa di asilo nido “familiare”. Un servizio realizzato per bambini da zero a tre anni

da parte di madri casalinghe che, previo contributo economico, si offrono di ospitare in

casa i figli di madri lavoratrici (inserendosi a loro volta nel mondo del lavoro!).

L’intervento risponde alle azioni previste dalla L. 31/07/2003 n. 10 che recita “Norme

per la tutela e la valorizzazione della famiglia” e precisamente all’art. 11 “madre di

giorno”: una casalinga in possesso di una esperienza abilitante, conseguita attraverso

la personale esperienza della maternità o attraverso apposite esperienze formative

che, durante il giorno, assista e contribuisca ad educare, fornendo le cure materne e

familiari nel proprio domicilio, uno o più minori appartenenti ad altri nuclei familiari in

età da asilo nido.

Modello teorico di riferimento

Si adotta la prospettiva sistemica propria della ps. della salute, in un’ottica di

prevenzione e promozione della salute. Tale disciplina, ispirandosi al paradigma della

complessità, aspira a guardare la persona nel suo insieme, in quanto erede genetico

(bio), soggetto di riflessione e decisione (psico), nonché soggetto storico-culturale e

familiare (sociale). I confini dell’individuo non coincidono affatto con l’epidermide, ma

con l’insieme delle relazioni significative della persona. L’essere umano è un sistema

aperto e complesso che interagisce con l’esterno in un processo di continuo

adattamento e scambio di informazioni. Tale concezione motiva l’importanza di agire

non solo sul singolo ma anche su tutte le altre componenti del sistema.

Strategia

In conseguenza del modello teorico di riferimento si utilizzerà una strategia di sviluppo

di comunità attraverso l’uso di una metodologia esaustiva ed efficace quale

l’intervento di rete, in cui l’operatore si fa facilitatore di un processo di linking

all’interno della rete di risorse dei soggetti. Tale metodologia trova fondamento nelle

teorie sistemiche e sortisce effetti di gran lunga più efficaci di interventi parziali poiché

è in grado di produrre un cambiamento nell’intero ambiente osservato (sistema).

Finalità generali

1. Offrire ai genitori un luogo vicino al loro posto di lavoro che risponda alle esigenze e

alle necessità personali ed organizzative, che accompagni ed integri l’opera di

sviluppo ed educazione della famiglia, che promuova la partecipazione dei genitori alla

vita dei propri figli, nel rispetto dei diritti, dei bisogni e del valore dell’infanzia.

2. incentivare la solidarietà sociale e forme di autorganizzazione autonoma tra le

famiglie attraverso la creazione di associazioni di genitori: microgruppi di famiglie che

si accordano per la cura e l’assistenza dei propri figli nella casa di uno degli stessi

genitori.

Target: bambini fino ai tre anni con entrambi i genitori lavoratori

Obiettivi specifici

- Sviluppare le capacità relazionali

- Favorire lo sviluppo cognitivo e affettivo

- Consolidare le capacità creative

- Sviluppare un rapporto armonico con se stessi, i genitori e gli altri

- Valorizzare i punti forti della propria personalità

- Arricchire il bagaglio linguistico, culturale ed emotivo dei minori

Tempi e spazi: essendo un progetto pilota, avrà la durata di un anno, il servizio

prevede un massimo di 5 ore al giorno, il turno viene deciso con le famiglie, non è

prevista la mensa (ogni bambino porta con sé il suo pranzo o la sua merenda, con

possibilità di scaldarlo). 1. i locali saranno messi a disposizione dall’azienda o dal

comune ad es. tra i beni confiscati alla mafia, dovranno essere spaziosi, luminosi,

forniti di servizi, colorati e arredati a misura di bambino. 2. abitazione composta di

una cucina abitabile, 2 le case delle mamme – nido dovranno avere le seguenti

caratteristiche: camere e servizi, un figlio da età di asilo nido, seguire non più di 4

bambini alla volta (compreso il proprio).

Attività:

- il progetto sarà adeguatamente pubblicizzato attraverso avvisi, comunicati stampa,

conferenze di servizio, incontri con le famiglie potenzialmente interessate

- la capacità di coordinare le proprie azioni sarà sviluppata attraverso le attività

ludico-ricreative

- l’acquisizione di un metodo di apprendimento avverrà attraverso le attività

esperenziali e la realizzazione di prodotti secondo la propria creatività

- la consapevolezza dell’immagine di sé e le conoscenze relaz. adeguate avverrà

attraverso un sostegno emotivo e cognitivo

- i propri interessi ed abilità verranno valorizzati attraverso le attività ludiche

specifiche che tengano conto delle singole inclinazioni

- le proprietà di linguaggio e gli aspetti emotivo-affettivi attraverso l’attivazione di

laboratori educativi, formativi e culturali

- i bambini condivideranno nell’asilo il gioco, lettura di fiabe, filastrocche, attività

musicali, il momento della pappa e della nanna

Risorse

Risorse umane

1. 3 educatori

2 osservatori volontari

2. famiglie

Risorse strumentali: giochi e arredamento

Risorse economiche:

coordinatore, supervisore, progettista 2.000 €

1. 3 educatori 500 € al mese

2. la madre di giorno svolge la sua attività senza ricevere alcun compenso dalle

famiglie degli utenti, che versano all’associazione un corrispettivo per il servizio

ricevuto in modo da consentire la copertura dei costi, secondo criteri e modalità

previste al punto a. dell’art. 11 L n. 10/2003

Valutazione

Sarà compito dei servizi sociali del comune verificare periodicamente la qualità del

servizio.

Verifica in itinere: valutazione dei report compilati durante lo svolgimento delle varie

attività e delle griglie d’osservazione compilate a) la rilevazione

- dei progressi del bambino e della sua soddisfazione

- della frequenza con registrazione delle presenze;

- dell’interesse e della partecipazione con griglie di osservazione appositamente

predisposte e considerazione dei prodotti dei lavori;

- della soddisfazione dei beneficiari e degli operatori con questionari di gradimento;

- della congruenza tra obiettivi del progetto e bisogni con l’esplicitazione delle

aspettative dei partecipanti relative al corso stesso;

- rapide inchieste da sottoporre alle coppie, da cui trarre suggerimenti per eventuali

cambiamenti in itinere.

Verifica finale: La valutazione conclusiva sarà realizzata anche in termini di efficacia in

funzione della qualità dei risultati ottenuti in relazione alle ricadute positive sull’utenza

ed efficienza in rapporto alle risorse disponibili e ai risultati ottenuti. Verifica del grado

di soddisfazione e di interesse dei fruitori del progetto tramite questionari di

gradimento. Dei progressi del bambino e della sua soddisfazione. Raccolta dei “diari di

bordo” compilati durante l’anno e discussione, con l’invito a partecipare al gruppo di

apertura di una eventuale riedizione del progetto.

IL BAMBINO MALATO E OSPEDALIZZATO

Premessa

L’esperienza dell’ospedalizzazione, già traumatica per l’adulto, rischia di diventare una

realtà sconvolgente per il bambino. L’ospedale è luogo “ambiguo” in cui si viene

guariti attraverso altro dolore fisico, in cui si è in tanti ma ci si sente soli, è un luogo

“strano” e che mette paura. Il bambino dipende più dell’adulto dall’ambiente e dalle

persone che quotidianamente lo accudiscono. La separazione dalla casa e l’ingresso

nel nuovo ambiente può determinare uno stato di confusione e di disorientamento e

generare vissuti ansiogeni, quali: insicurezza e/o labilità emotivo/relazionale e

comportamentale. Il suo comportamento può dimostrarsi aggressivo, di sottomissione,

di rinuncia, di confusione, di frustrazione, di rabbia o di risentimento a seconda del

tipo di bambino e della cultura di provenienza. Gli stati d’animo che può vivere sono

quelli dell’incertezza, dell’inquietudine, del panico, della paura, dell’ansia,

dell’angoscia, della dipendenza, dell’umiliazione e della frustrazione, della diversità

rispetto ai bambini non malati e dell’insicurezza. Inoltre è frequente la presenza di

stati depressivi mascherati, esressi attraverso il corpo e non riconosciuti, con tutte le

conseguenze che ciò ha in termini di compliance, risposta ai trattamenti,

sopravvivenza, qualità della vita e rischio di sviluppo atipico. L’ospedalizzazione non

favorisce certo l’immaginazione, l’azione, la creatività; anzi tende a limitare la libertà e

l’espressione delle proprie capacità. Il piccolo malato tuttavia non è privo di

potenzialità espressive, raramente in una corsia di ospedale si vedono bimbi fermi a

letto per volontà loro: cosa normale, invece, negli adulti e frequentissima nell’anziano!

Perciò, ciascuna persona sia essa fisica (come genitori, operatori sanitari e non solo) o

giuridica come strutture ospedaliere e qualsiasi altro tipo di ente) che approcci o che

accolga un bambino dovrebbe sentirsi responsabile della continuazione del suo

apprendimento e della valorizzazione delle sue risorse psicofisiche, in una parola,

dovrebbe farsi promotore attivo della sua salute. In quest’ottica anche

l’ospedalizzazione potrebbe diventare utile alla crescita della sua personalità, purché

vengano adottate una serie di strategie in grado di rendere l’ambiente stesso più “a

misura di bambino”. Tra quelle già realizzate in diversi ospedali d’Italia, ricordiamo:

- l’accoglienza dei bambini, con i così detti Dottor Sorriso, per favorire il gesto del

ridere, che ha effetti psicologici e biologici positivi;

- la presenza dei genitori (aspetto rilevante dell’umanizzazione in ospedale), che viene

prevista ed incoraggiata anche dal legislatore (sottolineata nella carta dei diritti dei

bambini delle bambine in ospedale), poiché riduce il distacco del bambino

dall’ambiente familiare e previene il disagio emotivo dello stesso;

- la pratica delle attività ludiche che incoraggia: lo sviluppo fisico poiché induce il

bambino a muoversi, emotivo poiché lo spinge ad acquisire un equilibrio emotivo ed

una precisa identità, sociale perché lo induce a relazionarsi con gli altri, psichico

perché lo spinge a pensare, a creare idee e a comunicare;

- la pratica scolastica che, oltre a mantenere i bambini impegnati, concede loro la

possibilità di non sentirsi dei diversi rispetto ai loro coetanei non ospedalizzati,

garantendo una continuità con il quotidiano;

- la musicoterapia o l’arteterapia per la quale recenti studi hanno dimostrato l’utilità

come coadiuvante nei trattamenti anestetici, come mezzo per creare emozioni e

sensazioni intervenendo sul contenuto emozionale, come mezzo per sciogliere parte

delle tensioni e come linguaggio non verbale di relazione. Tutte queste strategie non

vanno viste negli aspetti “diversionali” in cui spesso vengono confinate, ma in quelli

creativi, di contatto con se stessi, con il limite, il proprio corpo, il proprio tempo

(passato, presente e futuro) e gli altri.

Analisi della domanda

L’Unità Operativa xxx ha chiesto un intervento per la promozione della salute dei

bambini ricoverati. Tale richiesta è stata maturata dal dirigente sanitario dopo

un’accurata valutazione della situazione attuale delle aziende ospedaliere in cui si

registra un’alta percentuale di soggetti che registrano livelli non soddisfacenti di QdV

(con difficoltà di adattamento alla malattia ed integrazione relazionale).

Analisi organizzativa

Il sistema sanitario nazionale è un’organizzazione che interagisce attivamente con il

contesto sociale. Esso si avvia sempre di più verso una maggiore apertura

all’ambiente in cui opera (altre agenzie socio-educative, famiglie, ecc); tutto ciò

nell’ottica di un servizio indirizzato verso standard di qualità sempre più elevati. A

partire da quanto il Comitato Nazionale per la Bioetica “Bioetica con l’infanzia”, del

1994, intende con “bambini”: non futuri adulti, ma «persone in sé, che partecipano

alle dinamiche relazionali di cui è intessuta l’esperienza intersoggettiva», il presente

progetto si propone come azione di approccio integrato alla persona, che mira a

promuoverne la salute e a migliorarne la qualità di vita, in un momento

(l’ospedalizzazione) in cui il corpo, la mente e le relazioni sono fortemente provate e in

cui l’individuo è in pieno sviluppo. Il tentativo è quello di tradurre in pratica la “presa in

carico globale”, tenendo conto delle ripercussioni che l’azione dei diritti (ad esempio la

presenza di genitori in reparto) ha sulle strutture istituzionali e predisponendo le

stesse a farvi fronte: il diritto ad essere interlocutori legittimi, il diritto all’istruzione”,

garantito attraverso progetti coordinati in raccordo col territorio, il “diritto al gioco”,

trasformato in azione competente e luogo d’incontro su aree transizionali. Mod. teorico

di riferimento: l’intervento si muove nell’ottica della psicologia della salute, che

abbraccia un approccio bio- psico- sociale, per la comprensione delle complesse

interazioni tra fattori biologici, sistemi psicologici (cognitivi, emotivi, motivazionali, di

personalità…) e influenze ambientali (società, comunità e famiglia) e assume su di sé

la prospettiva sistemica che, secondo Stone (1987), deve abbracciare a “livello

primario” rischi, fattori di protezione, opportunità e minacce per la salute, a “livello

secondario” i sistemi professionali di prevenzione e cura e a “livello terziario” il

sistema sanitario e le politiche sanitarie, al centro sta sempre la persona. Salute e

malattia non sono più due estremi di un continuum, sono costrutti soggettivi di

sentimenti e percezioni di benessere-malessere, inclusione-esclusione dal Sé

individuale e dal gruppo sociale. L’approccio è ecologico, per cui la salute è il risultato

della trans- azione (più che dell’interazione) tra sistemi e rimette al centro la linea di

senso dell’esperienza personale e sociale, puntando alla promozione sociale della

domanda, alla creazione di comunità competenti di cui è possibile valorizzare le

risorse. L’essere umano è un sistema aperto e complesso che interagisce con l’esterno

in un processo di continuo adattamento e scambio di informazioni. Ciò richiama altresì

la “field theory” (teoria del campo) di Kurt Lewin, che consente di leggere ogni evento

come totalità delle forze (del mondo personale e dell’ambiente fisico e sociale che

rientra o meno nell’attività psichica del soggetto), che agiscono nel campo, in un

determinato momento, in una relazione di interdipendenza. L’epistemologia della

complessità, alla base delle scienze odierne, fonda tali modelli.

Strategia:

In conseguenza del modello teorico di riferimento si utilizzerà una strategia di

ricerca-intervento, riconducibile alla ricerca-azione di K. Lewin. Essa è un momento di

conoscenza scientifica della realtà ed insieme, un contributo al cambiamento della

stessa attraverso il coinvolgimento diretto dei destinatari nei diversi momenti di

definizione e verifica degli obiettivi di ricerca. Tale strategia favorisce lo sviluppo di

una comunità competente, ossia in grado di individuare risorse al suo interno utili per

la realizzazione dei cambiamenti auspicati. In un’ottica di intervento di rete si

coinvolgeranno la scuola e altre istituzioni (volontariato, servizio civile).

Finalità

Migliorare la qualità della vita del bambino in reparto tenendo conto degli aspetti

relativi all'apprendimento, alla socializzazione, alle relazioni familiari ed alle

competenze del personale coinvolto; la logica sottostante e quella dell'attivazione di

una rete sociale che sia in grado di creare sinergie tra i diversi soggetti coinvolti

Target

Beneficiari diretti: bambini ospedalizzati nella Struttura (Az Osp., territorio), loro

famiglie, operatori del reparto, classe scolastica e insegnanti dei bambini;

Beneficiari indiretti: struttura e comunità

Sotto – obiettivi

Azione 1= Scuola in ospedale

Azione 2 = Teatro in ospedale

Azione 3= Clownterapia

Obiettivi specifici

- Superamento delle difficoltà emotive, psicologiche e dell'isolamento dei bambini

ospedalizzati e delle loro famiglie.

Azione 1= Scuola in ospedale

- Arginare il senso di isolamento e facilitare la socializzazione del bambino;

- Favorire il recupero di una "normalità di vita" da parte dei bambini in ospedale,

rendendo meno pesante il distacco dall'esperienza quotidiana imposto dalla malattia.

- Aiutare il bambino a procedere nel suo percorso d'apprendimento assicurando

continuità al suo processo educativo.

- Assicurare al bambino la partecipazione alla vita della scuola e dello studio.

- Favorire il reinserimento nella normalità scolastica dopo la dimissione dalla struttura

ospedaliera.

Azione 2= Teatro in ospedale

- Verificare l'utilita' e le potenzialita' di un intervento teatrale e/o di animazione con

bambini ospedalizzati

- Introdurre una situazione giocosa che risulti elemento di diversita' rispetto alla

situazione di ospedalizzazione e che riesca a lasciare nel tempo una “traccia positiva”

nel ricordo di un vissuto solitamente traumatico come quello del ricovero in ospedale.

- Fornire aiuto supporto e orientare le famiglie nell'elaborazione degli stati di ansietà e

vissuti negativi legati alla patologia.

Azione 3= Clownterapia

- Facilitare la comunicazione e trasmettere al personale del reparto strumenti e

tecniche per la gestione della comunicazione e la relazione tra bambini e famiglie

- Ridurre lo stress fisico ed emotivo dei bambini ricoverati; attraverso spettacoli di

animazione umoristica, giochi, scherzi e gag che favoriscono la guarigione dei piccoli

pazienti;

- Accelerare il processo di guarigione allontanando la sofferenza la noia e la paura,

attraverso una “pillola del sorriso” in ospedale.

Spazi

Le attività si svolgeranno in corsia e in una stanza abbastanza grande messa a

disposizione dalla struttura

Tempi e modalità di attuazione: il progetto avrà la durata di un anno

Azione 1= Scuola in ospedale. Le attività previste nell'arco della settimana seguono il

seguente calendario:

- lunedì: laboratorio linguistico (racconti, raccontiamo, raccontiamoci)

- martedì: laboratorio storico-geografico (viaggio nel tempo e nello spazio)

- mercoledì laboratorio linguistico (giochi di parole, filastrocche, poesie)

- giovedì laboratorio espressivo (creazioni con carta, cartone, cartoncino)

- venerdì: laboratorio scientifico-ambientale (giochi d’aria, d’acqua, di terra, progetti

per un ambiente amico)

- sabato: laboratorio espressivo

- il bambino avrà la possibilità di invitare nel pomeriggio un compagnetto che lo aiuti a

fare i compiti

Azione 2= Teatro in ospedale

- Attivazione del canzoniere dei cartoni animati

- Microspettacoli: piccoli, brevi spettacoli, spettacoli da camera, realizzabili con un

minimo di strumentazione tecnica e soprattutto con un minimo "disturbo" per i ritmi e

la vita del reparto

- Laboratori: brevi laboratori di animazione, manipolazione etc.. che si possano

concludere in un solo incontro o, eventualmente dove possibile, in alcuni incontri

realizzati comunque nell'arco di un breve periodo di tempo

- Animazioni: situazioni dove spettacolo e laboratorio si integrano per fare in modo che

i bambini non siano solo fruitori passivi della proposta spettacolare, ma, stimolati da

questa, siano guidati in attivita' di laboratorio per la costruzione di quanto necessario

alla continuazione della storia, entrando da protagonisti nella situazione teatrale.

Azione 3= Clownterapia: Gioco, danza, mimo, magia, canto, gags. (genitori, medici e

infermieri travestiti da clown)

La durata sia dello spettacolo che degli interventi di laboratorio e d'animazione dovrà

essere necessariamente limitata (brevi interventi spettacolari di venti minuti circa e

comunque animazioni o laboratori con durata non superiore ai sessanta minuti) con

tempi rispettosi sia della situazione dei degenti sia delle esigenze e dei tempi del

reparto ospedaliero. Restano da definire giorni, orari, periodo e frequenza degli

interventi tenendo presente le disponibilità di UT e le esigenze della struttura. In

particolare si esclude l'orario antimeridiano per non interferire con l'attività medica;

quindi interventi di animazione pomeridiani, in compresenza con le insegnanti del

reparto coinvolte nel progetto.

Risorse

Risorse umane:

- n° 5 operatori fra psicologi, animatore

- n° 3 personale tecnico/amm

- n°2 personale comunale (funzionario e pedagogista)

- n°2 insegnanti

- n°4 animatori volontari

- osservatori volontari (psicologi in formazione) che monitoreranno l’andamento delle

attività con apposite griglie

Risorse strumentali: colori, colla, matite, pennelli, carta colorata, das per le creazioni e

altro materiale per i laboratori espressivi, libri, quaderni, carte geografiche… per la

scuola, vestiti da clown…

Risorse economiche:

psicologo 42 € l’ora per 350 ore, tot 14,700 € imponibile (€2,940 iva) tot = 17,640 €

pedagogista 42 € l’ora per 283 ore tot 11,886 € imponibile (iva 2,377 €) tot = 14, 263

animatori 15 € l’ora per 216 ore tot 3,240 € imponibile (iva 648 €) tot = 3.888 €

osservazione 25 € l’ora per 110 ore tot 2.750 € imponibile (iva 550 €) tot = 3.300 €

coordinamento 636,24 €

segreteria amministrativa 500 €

progettazione, supervisione, monitoraggio e valutazione 600 €

materiali didattici e di consumo 480 €

TOT = 34.792,24 € imponibile (iva 6.515,20 €) tot = 41.307,44 €

Valutazione

In itinere: osservazione dell’attività educativo-didattica, che si svolgerà in ospedale e

avrà una durata di due ore giornaliere, attraverso griglie che valuteranno i

comportamenti rispetto “al cosa”, al contenuto (per es. att.

ludico/espressivo/corporea, musicale, manipolative) e rispetto “al come” e alle

modalità con cui sono attivati. Saranno valutati gli approcci attivati sia dall’insegnante

sia dal bambino, per es. l’ascolto, il sostegno e la partecipazione. Sarà previsto, per la

valutazione delle attività Scuola in ospedale, un monitoraggio iniziale (inizio attività

didattica) al fine di valutare le competenze di base possedute dai bambini, un

monitoraggio in itinere (previsto a chiusura 1° semestre) al fine di valutare

l’andamento del percorso educativo formativo, e un monitoraggio finale (chiusura

anno scolastico) per valutare i risultati attesi. Sarà prevista un’azione di monitoraggio

(osservazione e questionari di gradimento) anche per le aree di clownterapia e di

teatro in ospedale.

La valutazione conclusiva sarà realizzata anche in termini di efficacia in funzione della

qualità dei risultati ottenuti in relazione alle ricadute positive sull’utenza ed efficienza

in rapporto alle risorse disponibili e ai risultati ottenuti.

DAL BULLISMO ALLA PROSOCIALITÀ

Premessa

Il termine bullismo deriva dall’inglese “bullying”, che si riferisce al comportamento del

persecutore e a quello della vittima, che spesso coincide con il debole e l’emarginato.

Consiste in atti di prevaricazione o vittimizzazione, reiterati nel tempo e rivolti ai

compagni “più deboli”, una particolare modalità di relazione, individuale o collettiva,

che mira deliberatamente a ferire, e sottende sopraffazioni e prepotenze di carattere

fisico, verbale e psicologico (esclusione e isolamento). Esso è conseguenza non solo di

un individuale stato di disagio, ma anche di una condizione collettiva di sofferenza e di

disorientamento, l’azione che mira a ferire risulta intenzionale e persistente e crea

un’asimmetria relazionale, alla base della maggior parte dei comportamenti di

sopraffazione e di bullismo c’è infatti un abuso di potere ed un desiderio di intimidire e

dominare, spesso persistente, di lunga durata, da cui è difficile difendersi. Le giovani

vittime, particolarmente deboli e incapaci di difendersi, sperimenteranno, quindi,

sofferenza, svalutazione della propria identità, emarginazione dal gruppo e perdita di

autostima: questo disagio può influire sulla loro concentrazione, sul rendimento

scolastico e sul loro apprendimento, possono provare il desiderio di non andare più a

scuola e questi vissuti, nel corso del tempo, possono caratterizzare la loro personalità:

è probabile che si sentano sempre più deboli e che perdano sicurezza di sé e

autostima, colpevolizzandosi per il fatto di attirare le prepotenze e l’aggressività dei

loro compagni. Le vittime presentano i segni di stress da persecuzione dai compagni:

mal di stomaco e mal di testa, incubi o attacchi d’ansia, difficoltà nei rapporti sociali,

sintomi da stress. La violenza fisica o psichica dei coetanei può portare inoltre a lesioni

gravi. I comportamenti del bullo e della vittima sono caratteristiche individuali, ma

anche condizionate dalle relazioni interpersonali e dal clima sociale. Nella scuola, tale

fenomeno trova terreno fertile poiché le sfide più grandi che i ragazzi/e devono

affrontare sono proc. di inserimento nel gruppo – classe. È fondamentale, quindi, che

la scuola coinvolga attivamente tutti i ragazzi incoraggiandoli a prestare massima

attenzione al comportamento singolo di ogni compagno e ad intervenire quando

assistono a soprusi ai danni di altri alunni. Si possono distinguere due forme principali

di bullismo: diretto, che può essere fisico (es. percosse) e verbale (minacce, prese in

giro, etc.); indiretto o psicologico, che corrisponde all’esclusione e all’isolamento. La

prevenzione ed il contrasto di tale fenomeno può avvenire attraverso la promozione

dello sviluppo delle cosiddette competenze prosociali, le quali consentono di gestire le

relazioni interpersonali in modo ottimale, contribuendo al raggiungimento di un

adeguato livello di appagamento e di benessere personale e collettivo. Esistono varie

abilità sociali, relative alla vita di classe (es. ascoltare; chiedere aiuto),

all’instaurazione e al mantenimento di rapporti di amicizia (es. chiedere scusa), alla

gestione emozionale (es. conoscere e comunicare proprie sensazioni; riconoscere

emozioni altrui), al controllo dell’aggressività (es. autocontrollo; capacità di problem

solving), alla gestione dello stress (es. affrontare la noia). Lo sviluppo ed il

potenziamento di queste competenze può realizzarsi educando al rispetto delle regole,

facilitando la creazione di rapporti cooperativi, favorendo l’incremento delle capacità

di ascolto e di empatia, valorizzando le diversità ed il confronto, stimolando il

passaggio dalla passività all’intervento propositivo. Tale progetto intende, appunto,

favorire il passaggio dal bullismo alla prosocialità attraverso un orientamento olistico,

che coinvolga non solo il persecutore e la vittima, ma anche l’intero contesto classe

(alunni e docenti), il personale non docente ed i genitori., al fine di accrescere il

benessere psicosociale di tutti.

Analisi della domanda

L’Istituto Comprensivo ___ ha chiesto un breve intervento per la prevenzione e il

ridimensionamento del fenomeno del bullismo. Tale richiesta è stata maturata dal

dirigente scolastico dopo un’accurata valutazione del rendimento scolastico, del tasso

elevato di assenteismo…(___%), delle capacità di socializzazione di alcuni alunni, a

fronte dalla presenza di comportamenti violenti e prevaricatori palesi da parte di altri.

Modello teorico di riferimento:

Si adotta la prospettiva sistemica propria della ps. della salute, in un’ottica di

prevenzione e promozione della salute. Tale disciplina, ispirandosi al paradigma della

complessità, aspira a guardare la persona nel suo insieme, in quanto erede genetico

(bio), soggetto di riflessione e decisione (psico), nonché soggetto storico-culturale e

familiare (sociale). I confini dell’individuo non coincidono affatto con l’epidermide, ma

con l’insieme delle relazioni significative della persona. L’essere umano è un sistema

aperto e complesso che interagisce con l’esterno in un processo di continuo

adattamento e scambio di informazioni. Tale concezione motiva l’importanza di agire

non solo sul singolo ma anche su tutte le altre componenti del sistema.

Strategia

In conseguenza del modello teorico di riferimento si utilizzerà una strategia di

ricerca-intervento, riconducibile alla ricerca-azione di K. Lewin. Essa è un momento di

conoscenza scientifica della realtà ed insieme, un contributo al cambiamento della

stessa attraverso il coinvolgimento diretto dei destinatari dell’intervento (in particolare

dei bambini e dei ragazzi, secondo quanto indicato dalla Legge 285/97) nei diversi

momenti di definizione e verifica degli obiettivi di ricerca. Tale strategia favorisce lo

sviluppo di una comunità competente, os¬sia in grado di individuare risorse al suo

interno utili per la realizzazione dei cambiamenti auspicati.

Analisi organizzativa

Se si considera l’organizzazione come un sistema composto da variabili interne che

permettono un adattamento del sistema all’ambiente, si può affermare che

l’istituzione scolastica italiana in particolare con la riforma dell’autonomia, si avvia

verso una sempre maggiore apertura all’ambiente in cui opera (altre agenzie

educative, famiglie, ecc). Ogni scuola vede oggi un continuo moltiplicarsi di ambiti

progettuali che richiedono un buon livello di integrazione tra la didattica e i progetti

verso standard di qualità sempre più elevati. L’Istituto ___ comprende una popolazione

scolastica di ____ alunni, di cui ___compresi nella fascia d’età di ____, suddivisi in

__classi.

Finalità

Prevenzione e riduzione del fenomeno del bullismo

Destinatari/Target

Beneficiari diretti ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 13 anni frequentanti le classi

dell’Istituto ___, loro insegnanti, personale non docente della scuola e genitori.

Beneficiari indiretti: scuola, famiglie e comunità locale

Obiettivi specifici:

Insegnanti

- Aumentare la conoscenza sul fenomeno del bullismo

- Capacità di riconoscimento delle varie manifestazioni del bullismo e di attuazione di

strategie specifiche per contenere e ridurre la violenza, le prepotenze, l’aggressività;

- Capacità di gestione di rapporti difficili e di conduzione efficace della classe;

- Capacità di promozione di una cultura scolastica basata sui valori del rispetto, della

legalità e della convivenza civile

- Sensibilizzare con il personale non docente, al fine di limitare il rischio di

“stigmatizzazione”.

Genitori

- Aumentare la conoscenza sul fenomeno del bullismo per meglio “significare”

eventuali comportamenti aggressivi o di sottomissione e passività del proprio figlio/a

- Supportare i genitori nello svolgimento delle loro funzioni educative, incentivandoli

ad instaurare un rapporto basato soprattutto sul dialogo aperto e sincero con i propri

figli

- Fondare con gli insegnanti un patto educativo che contrasti la “cultura della

prepotenza”.

Alunni

- Ridurre il disagio relazionale e l’emarginazione che possono sollecitare la comparsa

del bullismo

- Promuovere la cultura del rispetto e della solidarietà, valorizzando la reciprocità degli

scambi e degli aiuti

- Incentivare l’autostima e la motivazione degli alunni

- Costruire un clima di classe positivo sviluppando chiare regole di convivenza (lavoro

di accoglienza da parte della seconda classe nei confronti dei neo-arrivati, per favorire

la conoscenza delle principali regole e degli spazi scolastici).

-Facilitare lo sviluppo delle competenze prosociali:

- rispetto delle regole,

- stare con gli altri instaurando rapporti più coop

- trasformare l’aggressività in assertività,

- accrescere le capacità di ascolto, identificazione ed empatia,

- confrontarsi accettando il punto di vista altrui,

- valorizzare le diversità,

- comunicare in modo più efficace con i pari e con i docenti,

- formulare chiare richieste di aiuto,

- risolvere i conflitti.

Fasi del progetto:

I FASE: presentazione del progetto, co-progettazione e “diagnosi”

II FASE: gruppi esperienziali per adolescenti e gruppi di formazione per genitori,

insegnanti e personale non docente

III FASE: rielaborazione dell’esperienza e restituzione

Metodologia: si interverrà su un triplice asse: bambini, insegnanti e personale della

scuola, genitori, con gruppi esperienziali e di formazione (frontali-attivi). Per la

realizzazione delle attività sono previsti prevalentemente gruppi di discussione, per i

quali si userà la tecnica del circle –time (ci si siede in cerchio e si discutono insieme

argomenti di comune interesse, approfondendone la conoscenza attraverso la

partecipazione di ognuno); con i ragazzi si privilegerà la tecnica del “cooperative

learning” (metodica che prevede un assetto gruppale in cui i contenuti vengono

trasmessi ed elaborati attraverso il contributo di ciascun b.) e attività di gioco

principalmente basate sul role – playing (giochi di ruolo che consentono di

sperimentare, simulandole, tante situazioni e ruoli diversi e di provare sentimenti e

sensazioni ad essi connesse).

Spazi: le attività si svolgeranno presso i locali messi a disposizione dalla scuola (aula

magna, palestra…)

Attività e tempi: il progetto avrà la durata complessiva di un anno scolastico (da

settembre a giugno), per un tot di 82 ore di attività, suddivise in 33 incontri a cadenza

settimanale. Si preferiranno orari extracurricolari per non interferire con il normale

svolgimento delle attività didattiche, sebbene in alcuni casi si concorderà con gli

insegnanti l’utilizzo di alcune ore curricolari (sulla base di quanto indicato dal dirigente

scolastico e comunque non superiore al 20% del monte ore annuale obbligatorio

destinato all’ampliamento dell’offerta formativa, secondo quanto previsto dalla nota

del 22 giugno 2006 al d.m. n 47 2006).

I FASE: (6 ore in 2 incontri di 3 ore) presentazione del progetto, co-progettazione e

“diagnosi”

2 incontri di 3 ore dedicati alla presentazione del progetto ed all’autopresentazione dei

partecipanti, alla somministrazione, ad alunni ed insegnanti (coinvolti nel prog.), di

schede diagnostiche costruite “ad hoc”, per avere una visione della situazione

relazionale e/o dell’eventuale disagio che caratterizza ogni classe. Ai genitori, agli

insegnanti e al personale non docente verrà somministrato un questionario indagante

le conoscenze relative al problema.

II FASE: ( 70 h) intervento

Insegnanti gruppi di formazione in forma seminariale. L’assetto sarà di tipo frontale,

alternato ad un assetto esperenziale con la partecipazione attiva degli insegnanti e dei

genitori e tecniche attive: simulate, circle-time, lavori di gruppo, giochi psicologici.

2 incontri di 3 ore per gruppi informativi e di discussione per approfondire la

conoscenza del bullismo e identificare i suoi caratteri distintivi, così da contrastarne la

diffusione

3 incontri di 3 ore per gruppi di riflessione (circle time) al fine di predisporre percorsi

didattici funzionali a incentivare comportamenti di scambio, aiuto reciproco, supporto,

Personale non docente

2 incontri di 3 ore per la sensibilizzazione al tema: presentazioni in power point, giochi

di gruppo, circle time.

Genitori gruppi di formazione in forma seminariale. L’assetto sarà di tipo frontale,

alternato ad un assetto esperenziale con la partecipazione attiva degli insegnanti e dei

genitori e tecniche attive: simulate, circle-time, lavori di gruppo, giochi psicologici.

2 incontri di 3 ore per gruppi informativi e di discussione per approfondire la

conoscenza del bullismo e identificare i suoi caratteri distintivi, per eventualmente

individuarli nei comportamenti/atteggiamenti del figlio/a

3 incontri di 3 ore per gruppi di incontro - confronto in cui affrontare gli aspetti

significativi dell’azione educativa genitoriale, l’importanza della comunicazione

interpersonale, le regole e le punizioni adottate in famiglia, al fine di comprendere il

loro ruolo e la loro responsabilità nel contesto educativo

Alunni: (34 ore in 17 incontri di 2 ore ciascuno) gruppi formativi ed educativi che

mettono in luce: il fenomeno del bullismo e le conseguenti ripercussioni negative che

provoca sulle vittime e il valore del rispetto e della solidarietà

3 incontri per gruppi di discussione (circle time) di 2 ore per abituarsi ad utilizzare la

parola come principale mezzo di comunicazione e scambio (vs. scontro), per

sottolineare l’importanza del confronto verbale e delle risorse insite nel gruppo e in

ciascun individuo

nelle classi prima e seconda si effettuerà in 4 incontri di 2 ore (a cadenza settimanale)

un percorso guidato negli spazi scolastici con realizzazione di cartelloni, giochi di

gruppo, narrazione e drammatizzazione di fiabe, debriefing, uso di letture e/o visione

di film a scopo esemplificativo, articoli “tematici” tratti dai quotidiani, dal web…

nelle classi terza, quarta e quinta si effettueranno 4 incontri di 2 ore a cadenza

settimanale per:

- cooperative learning, in cui ciascuno viene supportato dai coetanei, promuovendo

così la reciprocità degli scambi e degli aiuti

- role play (gioco di ruolo) in cui si chiederà ai ragazzi vittime del bullismo di assumere

il ruolo dei bulli e viceversa; successivamente verrà chiesto loro di commentare

sensazioni, impressioni e vissuti provati durante le situazioni proposte. Ciò consentirà

ai ragazzi di sviluppare empatia e consapevolezza degli altri, di familiarizzare con

situazioni critiche e di appropriarsi di nuovi repertori comportamentali

altri 6 incontri di 2 ore ciascuno saranno invece dedicati a:

- mastery learning,

- creazione di racconti, poesie, disegni, collages, fotografie,

- laboratorio socio-statistico (indagine sull’atteggiamento dei coetanei nei confronti del

litigio e del sopruso, elaborazione e rappresentazione di dati).

- uso di letture e/o visione di film a scopo esemplificativo, articoli “tematici” tratti dai

quotidiani, dal web…

Incontri di supervisione con gli insegnanti delle classi coinvolte (un incontro al mese).

Riunioni di equipe 1 volta al mese con cadenza quindicinale

III FASE: (6 ore) rielaborazione dell’esperienza e restituzione

2 incontri di 3 ore ciascuno come momento di chiusura dell’esperienza fatta, anche

attraverso un confronto fra i gruppi coinvolti. Si configura, inoltre, come spazio per la

restituzione da parte dei conduttori che avvieranno il momento di rielaborazione

dell’esperienza. Questo incontro potrà essere anche il luogo per la chiarificazione di

problemi segnalati dagli alunni e per la somministrazione di questionari di gradimento

e la ri-somministrazione dei questionari di valutazione somministrati al primo incontro.

Risorse

Risorse umane:

1 Coordinatore di Progetto che si occupa della supervisione delle attività interne al

progetto

1 psicologo che coordini i gruppi di discussione, esperto nelle tecniche utilizzate

1 pedagogista (partecipazione agli incontri di supervisione e interventi negli incontri di

formazione e in classe);

2 osservatori volontari (psicologi in formazione) che monitoreranno l’andamento delle

attività con apposite griglie d’osservazione e diari

1 custode responsabile dell’accesso ai locali scolastici

Risorse strumentali: lavagna con fogli girevoli, computer, proiettore, materiale di

cancelleria vario, materiale bibliografico e informativo di vario tipo per le diverse

attività

Risorse economiche:

Coordinatore 1000 €

Psicologo 2.000 €

Pedagogista 1.000 €

Altre spese (materiale vario) 500 €

TOT = 4.500 €

Valutazione:

per la valutazione iniziale si predisporranno delle schede diagnostiche, da

somministrare prima dello svolgimento delle attività, per valutare la situazione

relazionale

la verifica in itinere implicherà il monitoraggio di alcuni comportamenti (da rilevare

quando i ragazzi possono dedicarsi ad attività libere a carattere spontaneo - es. la

ricreazione - ) - cooperazione e collaborazione vs. aggressività e prevaricazione,

coinvolgimento e integrazione vs. isolamento ed emarginazione, accettazione vs.

ri-fiuto - attraverso l’utilizzo di griglie osservative costruite ad hoc

Rilevazione

- della frequenza agli incontri con la registrazione delle presenze;

- dell’interesse e della partecipazione con griglie di osservazione appositamente

predisposte e considerazione dei prodotti dei lavori;

- della soddisfazione dei beneficiari e degli operatori con un questionario di

gradimento;

incontri di supervisione e riunioni di équipe

per la valutazione finale: il progetto prevede un questionario di ingresso consistente in

un’autovalutazione, una valutazione dei compagni di classe e una valutazione da parte

dei docenti circa le abilità prosociali dei singoli alunni; al termine dell’intervento il

questionario sarà ripetuto per la valutazione dell’eventuale cambiamento avvenuto.

- ri – somministrazione delle schede diagnostiche (usate per la valutazione iniziale) per

valutare la situazione relazionale dopo l’intervento

- valutazione del clima affettivo e relazionale instauratosi tra i b. attraverso la

costruzione di un sociogramma, da confrontare con quello elaborato all’inizio delle

attività

- verifica del grado di soddisfazione e di interesse dei fruitori del progetto

- produzione di materiali vari (dossier, mostra fotografica, pittorica ...), dimostrativi del

conseguimento degli obiettivi sottesi alle varie attività svolte. La valutazione

conclusiva sarà realizzata anche in termini di efficacia in funzione della qualità dei

risultati ottenuti in relazione alle ricadute positive sull’utenza ed efficienza in rapporto

alle risorse disponibili e ai risultati ottenuti.

BURN OUT

Premessa

Sindrome lavorativa da “corto-circuito” riconosciuta dal 1994 dall’OMS, il burn out è

una variegata forma di disagio al cui rischio sono esposte professioni accomunate da

compiti di assistenza, cura e gestione del benessere, connotate da relazioni

interpersonali intense e frustranti e da compiti di responsabilità, in particolare se è

difficile realizzare risultati efficaci. Non è un generico contenitore di crisi lavorative, ma

una particolare forma di reazione emotiva, comportamentale e cognitiva da

differenziare dal distress, è causa di allontanamento dalla fonte di disagio. Si

ripercuote a livello professionale, relazionale, sociale, nell’ordine di tutte quelle

aspettative, valori, rappresentazioni socialmente condivise che strutturano un ruolo

lavorativo, ed è tanto più grave quanto più il ruolo è investito di importanza personale

e sociale. Può essere anche definita come una strategia di coping nei confronti dello

“stress” prodotto dall’organizzazione. I fattori stressanti, che agiscono per un periodo

di tempo, che superano le capacità di reazione del soggetto, possono determinare un

logoramento professionale, emotivo, psicologico tale da influenzare l’efficacia del

lavoro e il rapporto con l’utenza. Tale logoramento può sfociare nella tendenza a

disimpegnarsi, per cui il soggetto avvertirà una bassa realizzazione personale, che

potrà condurlo al licenziamento. Recentemente, Cary Cherniss colloca il problema in

una prospettiva organizzativa e di comunità, che dipende dalla gestione del personale

nei contesti organizzativi. In tal senso un intervento efficace dovrebbe basarsi sul

rafforzamento del senso di comunità lavorativo, considerando:

- appartenenza (membri condividono con dirigenti significati, simboli, valori per

raggiungere obiettivi con migliore risultato a livello di efficacia);

- influenza e potere (partecipazione a scelte/controllo sulle decisioni);

- integrazione e soddisfazione dei bisogni (pensarsi come un insieme di risorse

diverse, che attraverso scambi pervengono alla soluzione condivisa dei problemi;

coesione interna ai gruppi di lavoro);

- connessione emotiva condivisa (contesto affettivo significativo).

Analisi della domanda

L’organizzazione (l’az. ospedaliera)___ ha chiesto un breve intervento per la

prevenzione del burn-out. Tale richiesta è stata maturata dal direttore aziendale dopo

un’accurata valutazione del rendimento lavorativo, del tasso elevato di assenteismo…

(___%)…

Analisi organizzativa

L’Azienda___ comprende una popolazione di __dirigenti e di __impiegati. È possibile

ravvisare una cultura organizzativa di tipo burocratico: gerarchica, orientata al

compito, alla norma, alla sicurezza (in cui è basso il senso di appartenenza lavorativo)

e un’alto rischio di burn-out.

Il progetto proposto considera i suddetti fattori e intende, dunque, lavorare

sull’organizzazione piuttosto che sul singolo individuo, per prevenire il burn out e

sostenere il personale.

Modello teorico di riferimento

Si adotta una prospettiva sistemico – relazionale, per la peculiare concezione

dell’individuo e per l’importanza attribuita a tutti gli elementi che concorrono ad

influenzare il suo percorso di vita. L’essere umano è un sistema aperto e complesso

che interagisce con l’esterno in un processo di continuo adattamento e scambio di

informazioni. Tale concezione motiva l’importanza di agire non solo sul singolo ma

anche su tutte le altre componenti del sistema – comprendendo il comportamento

delle parti in relazione al tutto e le proprietà dinamiche del tutto in relazione al

contesto -. Ciò richiama altresì la “field theory” (teoria del campo) di Kurt Lewin, che

consente di leggere ogni evento come totalità delle forze (del mondo personale e

dell’ambiente fisico e sociale che rientra o meno nell’attività psichica del soggetto),

che agiscono nel campo, in un determinato momento, in una relazione di

interdipendenza. L’epistemologia della complessità, alla base delle scienze odierne,

fonda tali modelli teorici.

Strategia

In conseguenza del modello teorico di riferimento si utilizzerà una strategia di

ricerca-intervento, riconducibile alla ricerca-azione di K. Lewin. Essa è un momento di

conoscenza scientifica della realtà ed insieme, un contributo al cambiamento della

stessa attraverso il coinvolgimento diretto dei destinatari dell’intervento nei diversi

momenti di definizione e verifica degli obiettivi di ricerca. Tale strategia favorisce lo

sviluppo di una comunità competente, ossia in grado di individuare risorse al suo

interno utili per la realizzazione dei cambiamenti auspicati.

Finalità

Migliorare la qualità della vita del personale attraverso la prevenzione del burn out e lo

sviluppo del senso di comunità lavorativo

Target:

Beneficiari diretti: personale dell’organizzazione

Beneficiari indiretti: famiglie e comunità

FASI

I FASE: ricerca psicosociale per l’analisi della situazione iniziale, autodiagnosi e

co-progettazione dell’intervento

II FASE: corso di formazione per i dirigenti e il personale

III FASE: rielaborazione dell’esperienza e restituzione

Obiettivi specifici:

o formare i quadri dirigenti alla gestione del personale ed alla assunzione di

decisioni conformi alla prevenzione e gestione delle incongruenze organizzative e

psicosociali sottostanti la sindrome del "Burnout";

Dipendenti

 stimolare la riflessione sull’importanza di

o condividere le proposte dirigenziali, ai fini del raggiungimento di migliori

obiettivi in termini di efficacia;

o partecipare alle scelte nell’ambito del contesto organizzativo;

 valorizzare la diversità (di idee, opinioni, modi di procedere) nei gruppi di lavoro;

 facilitare la coesione di gruppo;

 monitorare costantemente il grado di soddisfazione;

 sostenere il personale attraverso colloqui individuali

Metodologia

A partire dalla strategia scelta, ci si avvarrà della partecipazione attiva dei gruppi di

soggetti, per promuovere empowerment, a livello individuale e di comunità: un

processo di “acquisizione di potere” e controllo attivo, lettura critica della realtà e

assunzione di strategie adeguate per il raggiungimento di determinati obiettivi, seguiti

dalla loro verifica e da eventuali aggiustamenti e riformulazione delle ipotesi iniziali.

Grande attenzione sarà data dunque al continuo monitoraggio in itiniere e in follow-up

per valutare a distanza di tempo gli effetti dell’intervento. Per la diagnosi organizzativa

si farà uso di uno strumento che rientra nel paradigma di ricerca-azione, l’Analisi

Organizzativa Multidimensionale (Francescano-Ghirelli), che consente l’osservazione e

la conoscenza di un sistema attraverso l’interazione tra chi si pone nel ruolo di

osservatore e chi è dentro l’organizzazione, in modo che l’azione diagnostica

presupponga sempre (in causalità circolare) un’azione e un pensiero sul cambiamento

possibile. L’organizzazione si fa contenitore per pensare, che sposta l’attenzione,

diffonde le capacità diagnostiche e crea empowerment, è strumento partecipativo di

cambiamento già nel processo, favorendo l’aumento delle capacità di gestione attiva,

riducendo l’ansia di essere esaminati e i comportamenti di evitamento.

Spazi

Il progetto si svolgerà presso gli spazi messi a disposizione dall’organizzazione (sala

conferenze)

Attività e tempi

Il corso avrà la durata di un anno (esclusi i mesi di luglio e agosto), prevede un

incontro di follow up un anno dopo

I FASE: 2 mesi

1 incontro di 2 ore per la presentazione del progetto e la motivazione allo stesso

6 settimane dedicate all’autodiagnosi attraverso l’Analisi Organizzativa

Multidimensionale (Francescano-Ghirelli), strumento di ricerca –intervento, che si

avvarrà gruppi misti di dirigenti e impiegati, guidati da un conduttore, per

comprendere in senso critico la cultura organizzativa.

2 settimane dedicate alla co-progettazione dell’intervento

II FASE: (8 mesi) corso di formazione con lezioni frontali (presentazioni in power point),

simulate, role play, focus group, giochi di gruppo, brainstorming, circle time, training

autogeno

3 incontri di 4 ore ciascuno con cadenza quindicinale, poi 1 incontro al mese con tutti i

dirigenti fino alla fine dell’anno su:

o rischi dello stress percepito negli ambienti lavorativi e nelle relazioni

interpersonali;

o burn-out

o gestione del personale;

o assunzione di decisioni conformi alla prevenzione del burn-out,

o gestione delle incongruenze organizzative e psicociali

6 incontri di 4 ore ciascuno, con cadenza quindicinale, poi gruppi a cadenza mensile

fino alla fine dell’anno sulle seguenti tematiche:

o rischi dello stress percepito negli ambienti lavorativi e nelle relazioni

interpersonali;

o gestione dello stress

o relazioni con i superiori e i colleghi,

o condivisione di significati e valori con la struttura dirigenziale

o condivisione di proposte dirigenziali,

o partecipazione alle scelte,

o coesione interna ai gruppi di lavoro: dal pensarsi insieme al pensarsi come

concentrato di risorse differenti che nella negoziazione e nell’interscambio

raggiungono la soluzione condivisa dei problemi

o ricchezza della diversità nei gruppi di lavoro,

o storia comune ai singoli membri: esperienze significative e rilevanti in grado di

influenzare più o meno direttamente la percezione di essere sostenuti,

o percorso di counselling individuale (12 incontri di 2 ore) finalizzato a sostenere e

promuovere nelle quotidiane situazioni di lavoro in azienda il reale cambiamento degli

schemi di analisi e dei modelli di comportamento (autocasi ed eventualmente

socializzazione dello stesso mediante la classe virtuale predisposta ad hoc sull’intranet

aziendale, ulteriore strumento per favorire l’integrazione)

III FASE: rielaborazione dell’esperienza e restituzione

1 giornata d’aula finale in plenaria (da ripetere ad un anno dall’intervento) come

momento di chiusura dell’esperienza fatta, anche attraverso un confronto fra i gruppi

coinvolti (ad es. selezione da parte dei formatori di autocasi esemplari). Si configura,

inoltre, come spazio per la restituzione da parte dei conduttori che avvieranno il

momento di rielaborazione dell’esperienza. Questo incontro potrà essere anche il

luogo per la somministrazione di questionari di gradimento e la verifica degli obiettivi

raggiunti.

Risorse:

Risorse umane:

1 coordinatore che si occupa della supervisione delle attività progettuali

2 psicologi esperti nella gestione di gruppi di formazione e in psicologia del lavoro

2 osservatori volontari (psicologi in formazione) che monitoreranno l’andamento delle

attività con apposite griglie d’osservazione e diari

Risorse strumentali: lavagna con fogli girevoli, computer, proiettore, cartelloni,

pennarelli, una risma di carta

Coordinatore 1.000 €

Psicologo 2.000 € = 4.000 €

Altre spese 500 €

TOT = 5.500 €

Valutazione:

di processo (in itinere) attraverso

a) la rilevazione

- della frequenza agli incontri con la registrazione delle presenze;

- dell’interesse e della partecipazione con griglie di osservazione appositamente

predisposte e considerazione dei prodotti dei lavori;

- della soddisfazione dei beneficiari e degli operatori con questionari di gradimento;

- della congruenza tra obiettivi del progetto e bisogni con l’esplicitazione delle

aspettative dei partecipanti relative al progetto stesso

 riunioni d’équipe 1 volta al mese

 intervista individuale applicata a metà circa del percorso di counselling

individuale per la reazione e l’apprendimento e i cambiamenti di comportamento

verificatisi

 un diario in cui ogni partecipante, nel corso del counselling, annoterà le proprie

esperienze di trasferimento nel lavoro degli apprendimenti maturati (episodi vissuti)

la verifica finale si baserà su:

 giornata d’aula finale in plenaria

 verifica del grado di soddisfazione e di interesse dei fruitori del progetto

(questionari di gradimento)

 follow up con giornata d’aula ad un anno dall’intervento

La valutazione conclusiva sarà realizzata in termini di efficacia in funzione della qualità

dei risultati ottenuti in relazione alle ricadute positive sull’utenza ed efficienza in

rapporto alle risorse disponibili e ai risultati ottenuti (Impatto).

Indicatori Quantitativi:

- tasso di assenteismo

- presenze

- produttività azienda

Qualitativi:

- clima relazionale

- soddisfazione partecipanti

- gestione stress

- gestione del personale “Casa Famiglia” per Minori

Premessa

I minori che si trovano nell’impossibilità di vivere all’interno della propria famiglia a

causa di difficoltà interne quali maltrattamenti, abusi, situazioni di tossicodipendenza,

di carcere o problemi psichici che creano rischi di danni evolutivi, possono essere

accolti in “casa famiglia”. Un particolare luogo confortevole e tranquillo dove l’èquipe

di operatori si prende cura dei minori nei momenti difficili del loro percorso di vita. Il

Servizio Sociale propone l’inserimento in casa famiglia e solitamente fa da tramite tra

quest’ultima e la famiglia d’origine. Si prepara un progetto personalizzato redatto

dall’assistente sociale e la responsabile della casa famiglia, in cui si prevedono anche i

tempi di permanenza del minore. L’esperienza consente al bambino di vivere in un

contesto sereno e giocoso permettendo lo sviluppo di una personalità integrata,

armonica in vista del reinserimento nella famiglia d’origine o comunque in un contesto

di vita normale (affidamento, adozione presso una nuova famiglia). Analisi della

domanda

Modello teorico di riferimento

Si adotta la prospettiva sistemica propria della psicologia della salute, in un’ottica di

prevenzione e promozione della salute. Tale disciplina, ispirandosi al paradigma della

complessità, aspira a guardare la persona nel suo insieme, in quanto erede genetico

(bio), soggetto di riflessione e decisione (psico), nonché soggetto storico-culturale e

familiare (sociale). I confini dell’individuo non coincidono affatto con l’epidermide, ma

con l’insieme delle relazioni significative della persona. L’essere umano è un sistema

aperto e complesso che interagisce con l’esterno in un processo di continuo

adattamento e scambio di informazioni. Tale concezione motiva l’importanza di agire

non solo sul singolo ma anche su tutte le altre componenti del sistema. Strategia:

L’intervento si avvarrà dell’uso di una metodologia esaustiva ed efficace quale

l’intervento di rete, in cui l’operatore si fa facilitatore di un processo di linking

all’interno della rete di risorse dei soggetti. Tale metodologia trova fondamento nelle

teorie sistemiche e sortisce effetti di gran lunga più efficaci di interventi parziali poiché

è in grado di produrre un cambiamento nell’intero ambiente osservato (sistema).

Finalità generali

Accogliere il minore cercando di farlo sentire a casa propria ed elaborare un progetto

individualizzato per i superamento sereno del disagio in un contesto sano ed

accogliente.

Target

Beneficiari diretti: 10 minori tra i 6 e i 10 anni provenienti da contesti familiari

problematici.

Beneficiari indiretti: comunità e famiglie d’origine

Obiettivi specifici:

- Offrire particolare attenzione alla dimensione affettiva del minore in un momento così

delicato del suo percorso;

- Garantire un’assistenza sociale e sanitaria adeguata;

- Creare un ambiente positivo che consenta il potenziamento delle risorse individuali

del bambino;

- Costruire uno spazio giocoso che permetta un sano sviluppo fisico e psichico;

- Raccogliere informazioni dettagliate sulla storia personale del minore, analizzandone

le difficoltà, le capacità, le potenzialità.

Attività

- La quotidianità all’interno della casa famiglia si svilupperà alternando i momenti

dedicati allo studio con i momenti riservati alle attività più ludiche e ricreative dando

la possibilità ai minori di vivere in un ambiente normale ed accogliente.

- Sono assicurate le attività esterne quali l’inserimento nelle scuole dell’obbligo e il

sostegno scolastico per i minori in difficoltà di apprendimento; così come la possibilità

di frequentare corsi specifici di musica, canto, danza, laboratori artistici.

- Sono proposti e realizzati momenti atti ad abituare i minori alla condivisione (per

esempio feste in occasione di eventi particolari, gite, visite guidate) per sviluppare il

sentimento di appartenenza e di vita in comune in un contesto sano di scambio

relazionale e affettivo.

- Grande attenzione è prestata anche alle relazioni con gli operatori che rappresentano

il mondo degli adulti con cui spesso i minori si sono rapportati in maniera

problematica.

- La casa famiglia si pone inoltre in un rapporto continuativo e costante di

collaborazione con la rete di servizi scolastici, sanitari, sportivi ricreativi presenti sul

territorio al fine di realizzare un progetto educativo individuale di crescita del minore.

Operatori: 1 responsabile della struttura; 1 coordinatore; 1 psicologo; 5 educatori; 2

ausiliari. 2 osservatori volontari (psicologi in formazione) che osserveranno lo

svolgimento delle attività, volontari

Valutazione

- Riunioni settimanali di coordinamento e monitoraggio di tutti gli operatori;

- Colloqui individuali e di gruppo tra gli educatori e lo psicologo;

- Colloqui con i minori e con la famiglia d’origine;

- Osservazione e somministrazione di test per la verifica del potenziamento delle

capacità cognitive e sociali raggiunte dai minori.

La valutazione conclusiva sarà realizzata anche in termini di efficacia in funzione della

qualità dei risultati ottenuti in relazione alle ricadute positive sull’utenza ed efficienza

in rapporto alle risorse disponibili e ai risultati ottenuti.

CORSO DI FORMAZIONE ALLA GENITORIALITA’: GENITORI “QUASI PERFETTI”

Premessa

La genitorialità si pone come dimensione di straordinaria attualità, tematica

fortemente sottolineata in tutte le leggi e in tutti i documenti che, a livello nazionale,

regionale e locale, attengono le politiche per i minori e la famiglia. Diventare genitori

non è un episodio circoscritto nel tempo, ma dura tutta la vita e comprende i compiti

collegati ai ruoli e alla posizione che ciascun soggetto occupa all’interno del sistema

familiare, che, come sistema, deve affrontare nuovi compiti di sviluppo: modificarsi per

far spazio al nascituro e sostenerlo attraverso un legame forte (caloroso, fiducioso,

legato al senso delle proprie “radici”) ma anche abbastanza flessibile da supportare lo

sviluppo della sua identità personale. Il desiderio di "prendersi cura di" qualcun’altro si

manifesta precocemente e trova espressioni diverse a seconda delle modalità

immaginative e rappresentative che sono a disposizione dell'individuo nei vari

momenti dello sviluppo. Spesso però questo desiderio, al momento della nascita, si

traduce in difficoltà reali poiché i genitori si sentono spesso impreparati e inadeguati

nonché spaventati all’idea di crescere il loro bambino in una società in rapido

cambiamento, in cui i valori di una volta appaiono superati e i nuovi sembrano

soggetti a rapida obsolescenza. La nascita di un figlio (in particolar del primo) è allora

un evento critico che, in quanto tale, può essere fonte di molteplici rischi ma anche di

opportunità.

Analisi della domanda

Il progetto è mirato al sostegno ai neo – genitori, in modo da acquisire quella sicurezza

che permetterà loro di allevare il loro bimbo serenamente e in autonomia. Non ci si

propone di insegnare il “mestiere” di genitore bensì di sostenere attraverso la

valorizzazione delle competenze, le capacità genitoriali e la “fatica” del compito di

cura dei figli.

Modello teorico di riferimento

Si adotta la prospettiva sistemica propria della psicologia della salute, in un’ottica di

prevenzione e promozione della salute. Tale disciplina, ispirandosi al paradigma della

complessità, aspira a guardare la persona nel suo insieme, in quanto erede genetico

(bio), soggetto di riflessione e decisione (psico), nonché soggetto storico-culturale e

familiare (sociale). I confini dell’individuo non coincidono affatto con l’epidermide, ma

con l’insieme delle relazioni significative della persona. L’essere umano è un sistema

aperto e complesso che interagisce con l’esterno in un processo di continuo

adattamento e scambio di informazioni. Tale concezione motiva l’importanza di agire

non solo sul singolo ma anche su tutte le altre componenti del sistema. Strategia: in

conseguenza del modello teorico di riferimento si utilizzerà una strategia di

ricerca-intervento, riconducibile alla ricerca-azione di K. Lewin. Essa è un momento di

conoscenza scientifica della realtà ed insieme, un contributo al cambiamento della

stessa attraverso il coinvolgimento diretto dei destinatari dell’intervento nei diversi

momenti di definizione e verifica degli obiettivi di ricerca. Tale strategia si accompagna

allo sviluppo di una comunità competente, ossia in grado di individuare risorse al suo

interno utili per la realizzazione dei cambiamenti auspicati.

Finalità

Avviare per i neo - genitori un percorso di acquisizione di sicurezza e di valorizzazione

delle risorse della rete di sostegno, funzionali alla cura e all’allevamento dei propri

figli.

Target

Beneficiari diretti: coppie in attesa del 1° figlio/neogenitori. Contattati attraverso il

Consultorio Familiare___ (o altro) e scelti tra quelli afferenti al centro che presentano

queste caratteristiche.

beneficiari diretti: bambino e comunità

Sotto – obiettivi e fasi del progetto: 3 fasi

FASE I: dedicata alla realizzazione presentazione della proposta progettuale e alla

co-progettazione di corsi per i genitori (teorici, di tipo psicologico e pratici).

FASE II: dedicata ai gruppi di discussione, con la formula della “conversazione

tematica”. Per facilitare l’instaurarsi di un clima piacevole tra i genitori che

partecipano agli incontri, dando spazio sia agli elementi d’informazione dati dal

conduttore (psicologo, pediatra, …), sia per l’ascolto di problemi o situazioni di

difficoltà che si desidera discutere e chiarire con il contributo di un esperto.

FASE III: dedicata all’azione di linking, con esplorazione e valorizzazione della rete

primaria di sostegno dei genitori, e delle reti formali presenti sul territorio con l’avvio

di una rete di sostegno quasi-formale (gruppo di self help)

Obiettivi Specifici

1. Aumentare conoscenze e competenze inerenti la cura del bambino, i diversi

periodi dell’età evolutiva (da un punto di vista fisiologico e psicologico),

approfondendone gli aspetti più importanti

2. Sostenere, attraverso la valorizzazione delle competenze, le capacità genitoriali

e la “fatica” del compito di cura dei figli

3. Promuovere uno scambio e un confronto tra genitori con il supporto di esperti

del mondo dell’infanzia

4. Promuovere empowerment di rete

Metodologia

A partire dalla strategia scelta, ci si avvarrà nella progettazione della partecipazione

attiva dei gruppi di soggetti, per promuovere empowerment, a livello individuale e di

comunità, consistente in un processo di “acquisizione di potere” e controllo attivo,

lettura critica della realtà e assunzione di strategie adeguate per il raggiungimento di

determinati obiettivi, seguiti dalla loro verifica e da eventuali aggiustamenti e

riformulazione delle ipotesi iniziali. Grande attenzione sarà data dunque al continuo

monitoraggio in itiniere e in follow-up per valutare a distanza di tempo gli effetti

dell’intervento. L’intervento si avvarrà inoltre dell’uso di una metodologia esaustiva ed

efficace quale l’intervento di rete, in cui l’operatore si fa facilitatore di un processo di

linking all’interno della rete di risorse dei soggetti. Tale metodologia trova fondamento

nelle teorie sistemiche e sortisce effetti di gran lunga più efficaci di interventi parziali

poiché è in grado di produrre un cambiamento nell’intero ambiente osservato

(sistema).

Spazi

Le attività verranno svolte presso lo stesso Consultorio (o altro) che ha richiesto

l’intervento.

Attività e tempi

Il progetto avrà la durata complessiva di un anno. In particolare si prevedono 20

incontri a cadenza settimanale con la presenza degli esperti (tot. 40 ore), cui

seguiranno 10-15 incontri a cadenza quindicinale della durata di 2 h per il gr. di

self-help.

Nel dettaglio:

FASE I: motivazione e informazione- formazione (20 h distribuite in 10 incontri di 2 h a

cadenza settimanale)

1 incontro di gruppo con il coordinatore del progetto per la presentazione della

proposta progettuale, l’auto-presentazione dei partecipanti, la creazione del

genogramma e la pianificazione degli incontri successivi a partire dalla seguente

proposta:

 3 incontri teorici (lezioni frontali e circe-time): preparazione alla nascita,

cambiamenti psico-fisici del bambino, allattamento ecc.

 3 incontri psicologici (lezioni frontali e giochi psicologici, simulazioni,

problem-solving): la relazione madre-bambino, il ruolo del padre, i compiti evolutivi

della famiglia, il ruolo delle famiglie d’origine ecc.

 3 incontri pratici (lezioni frontali, role play, tecniche psico-corporee, simulazioni,

problem-solving): preparazione al parto con esercizi di rilassamento, primo soccorso,

corsi sulla narrazione e sul gioco)

FASE II: conversazioni tematiche (10 h distribuite in 5 incontri di 2 h a cadenza

settimanale)

Sarà utilizzata la tecnica del focus group, come luogo in cui mettere in relazione le

diverse esperienze genitoriali, in un’ottica di confronto, scambio e condivisione, alla

presenza di un esperto del mondo dell’infanzia.

FASE III: intervento di rete (10 h distribuite in 5 incontri di 2 h a cadenza settimanale)

 1 incontro “io e la mia rete” con esplorazione e valorizzazione della rete

primaria di sostegno dei genitori

 1 incontro informativo sui servizi formali presenti nella comunità (ospedali

pediatrici, asili nido…)

 3 incontri di avvio del gruppo di mutuo - aiuto, attraverso la formazione di

“community mothers” che mettano a disposizione delle altre mamme la loro

esperienza

Riunioni di equipe (supervisione) una volta al mese

Risorse

Risorse umane

1 psicologo formatore (coordinatore di progetto che si occupa della supervisione delle

attività interne), che coordini i corsi per genitori e i gruppi di discussione;

1 ostetrico

1 pediatra

1 educatore

2 osservatori volontari (psicologi in formazione) di cui:

- 1 monitorerà le varie attività tramite la compilazione di report

- 1 registrerà quanto rilevato durante le conversazioni tematiche e si occuperà della

compilazione delle griglie osservative necessarie per la valutazione finale

Risorse strumentali

 Computer e videoproiettore, lavagna con fogli girevoli, cancelleria e materiale

per i diversi laboratori

 Materiale bibliografico e informativo di vario tipo per le diverse attività

Risorse economiche

Psicologo 30 € l’ora presente a tutti gli incontri (40 ore) = 1.200 €

Ostetrico 30 € l’ora per 1 incontro (2 ore) = 60 €

Pediatra 30 € l’ora per 9 incontri (18 ore) = 540 €

Educatore 30 € l’ora per 5 incontri (10 ore) = 300 €

Altre spese (materiali informativi, cancelleria …) = 100 €

TOT = 2.200 €

Verifica e Valutazione dei Risultati

Valutazione iniziale: si predisporrà un’intervista per rilevare la situazione di partenza

(conoscenze pregresse e stato emotivo dei futuri/neo - genitori) e la motivazione al

progetto e si valuteranno i report del primo incontro (di co-progettazione)

Verifica in itinere:

valutazione dei report compilati durante lo svolgimento delle varie attività e delle

griglie d’osservazione compilate durante le conversazioni tematiche;

rapide inchieste da sottoporre alle coppie, da cui trarre suggerimenti per eventuali

cambiamenti in itinere.

Verifica finale:

somministrazione di un questionario per rilevare l’efficacia dei corsi e delle

conversazioni tematiche (compilato all’ultimo “incontro d’avvio” con esperto del

gruppo di self help)

valutazione del clima affettivo e relazionale instauratosi tra genitori e figli

(compilazione di apposite griglie osservative durante l’ora della “pappa”, del bagnetto

e/o cambio pannolino, della nanna) e/o di un diario di bordo che si chiederà alle

mamme di compilare durante tutta la durata del progetto, anche in funzione di

automonitoraggio

verifica del grado di soddisfazione e di interesse dei fruitori del progetto tramite

questionari di gradimento

n° di genitori afferenti al progetto

mantenimento incontri di self help

Follow-up: lo psicologo coordinatore sarà presente all’ultimo incontro del gruppo di

self-help per valutarne i risultati attraverso una discussione di gruppo e i questionari di

gradimento, raccolta dei “diari di bordo” compilati durante l’anno e discussione, con

l’invito a partecipare al gruppo di apertura di una eventuale riedizione del progetto.

La valutazione conclusiva sarà realizzata anche in termini di efficacia in funzione della

qualità dei risultati ottenuti in relazione alle ricadute positive sull’utenza ed efficienza

in rapporto alle risorse disponibili e ai risultati ottenuti.

CORSO DI PREPARAZIONE ALLA NASCITA DEL PRIMO FIGLIO

Premessa

La gravidanza rappresenta un momento significativo nella vita di una donna ed una

fase rilevante nel ciclo vitale della coppia. La nascita di un figlio corrisponde ad un

evento “critico”, che impone nuovi compiti evolutivi per la giovane coppia e induce

sentimenti di tendenza opposta, in quanto gioia, speranza e attesa fiduciosa si

accompagnano ad incertezze, preoccupazioni ed ansie, legate al timore di non essere

in grado di prendersi cura del nascituro. In particolare la nascita del primo figlio, oltre a

rappresentare una sfida sul piano logistico, per una giusta gestione della gravidanza e

del parto prima e dei primi mesi di vita del bambino poi, segna il passaggio dalla

coppia alla famiglia e implica l’apertura dei confini della coppia, per accogliere la

nuova creatura e l’assunzione di un nuovo stile di vita, non facile da gestire e pregno

di rischi e opportunità per l’equilibrio della stessa. I coniugi devono accogliere il

bambino, assumere il nuovo ruolo e riadattare i rapporti con le famiglie d’origine.

Oggi, tuttavia, se l’assunzione del ruolo genitoriale è sempre più consapevole, frutto di

un progetto di coppia, è complicata da una diversa strutturazione della famiglia

d’origine sempre più “lunga”. Analisi della domanda- Mod. teorico di riferimento: si

adotta la prospettiva sistemica propria della ps. della salute, in un’ottica di

prevenzione e promozione della salute. Tale disciplina, ispirandosi al paradigma della

complessità, aspira a guardare la persona nel suo insieme, in quanto erede genetico

(bio), soggetto di riflessione e decisione (psico), nonché soggetto storico-culturale e

familiare (sociale). I confini dell’individuo non coincidono affatto con l’epidermide, ma

con l’insieme delle relazioni significative della persona. L’essere umano è un sistema

aperto e complesso che interagisce con l’esterno in un processo di continuo

adattamento e scambio di informazioni. Tale concezione motiva l’importanza di agire

non solo sul singolo ma anche su tutte le altre componenti del sistema. Da qui sorge la

proposta di un corso di preparazione al parto che coinvolga non solo la donna in

attesa, ma anche il partner e le famiglie d’origine.

Strategia

In conseguenza del modello teorico di riferimento si utilizzerà una strategia di

ricerca-intervento, riconducibile alla ricerca-azione di K. Lewin. Essa è un momento di

conoscenza scientifica della realtà ed insieme, un contributo al cambiamento della

stessa attraverso il coinvolgimento diretto dei destinatari dell’intervento) nei diversi

momenti di definizione e verifica degli obiettivi di ricerca. Tale strategia favorisce lo

sviluppo di una comunità competente, os¬sia in grado di individuare risorse al suo

interno utili per la realizzazione dei cambiamenti auspicati.

Finalità

Aiutare la coppia ad affrontare i compiti evolutivi propri di questa fase e a vivere il

momento della gravidanza e l’evento della nascita del figlio con consapevolezza e

serenità

Target

Beneficiari diretti: coppie in attesa di un figlio e rispettivi genitori

Beneficiari indiretti: il bambino e la famiglia tutta

Sotto –obiettivi, fasi e obiettivi specifici

FASE I: contatto-progettazione

- contattare il target (attraverso il reparto di ostetricia e ginecologia dell’Azienza

Ospedaliera___);

- motivare al progetto;

- lavorare sulle aspettative (analisi della domanda);

- progettare insieme al gruppo che aderisce al progetto le date degli incontri ed

eventuali contenuti aggiuntivi.

FASE II: essere mamme

- incrementare le conoscenze circa gli aspetti fisiologi della gravidanza e del parto;

- incrementare le conoscenze circa gli aspetti psicologici della gravidanza e del parto;

- aiutare ad elaborare gli aspetti emotivi legati alla gravid. ed al parto, esplicitando

paure e fantasie;

- apprendere tecniche di rilassamento e respirazione adeguate da utilizzare al

momento del parto.

FASE III: essere famiglia

Futuri genitori:

aumentare la fiducia nelle proprie competenze di futuri genitori;

favorire il sostegno reciproco;

sviluppare le competenze di problem solving;

fornire informazioni sulle strutture di assistenza.

Futuri nonni:

aumentare la fiducia nelle competenze genitoriali dei figli per favorirne l’essenziale

legittimazione;

stimolare la riflessione sui futuri rapporti con la neo-famiglia (rischi e risorse).

Metodologia

A partire dalla strategia scelta, ci si avvarrà della partecipazione attiva dei gruppi di

soggetti, per promuovere empowerment, a livello individuale e di comunità,

consistente in un processo di “acquisizione di potere” e controllo attivo, lettura critica

della realtà e assunzione di strategie adeguate per il raggiungimento di determinati

obiettivi, seguiti dalla loro verifica e da eventuali aggiustamenti e riformulazione delle

ipotesi iniziali. Grande attenzione sarà data dunque al continuo monitoraggio in

itiniere e in follow-up per valutare a distanza di tempo gli effetti dell’intervento. Si

alternerà un assetto frontale (presentazioni in ppt) e uno attivo (giochi psicologici,

corale time).

Spazi

L’intero progetto sarà tenuto presso una stanza (abbastanza ampia e luminosa) messa

a disposizione dall’Azienda Ospedaliera ___

Attività e tempi

Il corso si articola in 25 incontri di 2 ore ciascuno (tot 50 h), a cadenza settimanale

per la durata di 6 mesi

FASE I: contatto-progettazione (6 h) gruppi con lo psicologo

1 incontro di 2 h per la motivazione al progetto (presentazione dello stesso,

autopresentazione dei partecipanti)

1 incontro di 2 h per l’analisi della domanda (brainstorming e focus group);

1 incontro di 2 h per la progettazione (con tutta l’équipe)

FASE II: essere mamme (26 h) ai gruppi saranno presenti lo psicologo, il ginecologo,

l’ostetrico e l’osservatore

6 incontri di formazione di 2 h su “aspetti fisiologi e psicologici della gravidanza e del

parto” (lezioni frontali con ppt e circle-time); tot. 12 ore:

attesa di un bambino;

parto;

assunzione del ruolo genitoriale;

bisogni e risorse del neonato;

problem solving;

allattamento;

3 incontri di giochi psicologici di gruppo di 2 h per l’elaborazione degli aspetti emotivi

(psicodramma, role play, tecniche psicocorporee); tot 6 h;

3 incontri di formazione di 2 h per l’apprendimento di tecniche di rilassamento e

respirazione da eseguire a casa (tecniche psicocorporee, training autogeno, esercizi di

respirazione), tot 6 h;

1 incontro di 2 h per la somministrazione dei questionari di gradimento, la discussione

e la verifica dei risultati ed eventualmente la riprogettazione della terza fase.

FASE III: essere famiglia (18 h)

Gli incontri prevedono le seguenti attività: lezioni frontali (presentazioni in power

point), simulate, role play, giochi di gruppo, brainstorming, circle time e problem

solving.

5 incontri informativo - formativi di 2 h ciascuno con le coppie di futuri genitori (ruolo

genitoriale; sostegno reciproco, informazioni sulle strutture di assistenza.), tot. 10 h;

3 incontri informativo - formativi di 2 h con i futuri genitori e i futuri nonni (rischi e

risorse), tot 6 h.

Incontro finale di 2 h con tutti i partecipanti e l’èquipe, questionario di gradimento e

breve questionario di verifica degli apprendimenti, discussione, ideazione di depliant

informativi sui risultati del progetto per la pubblicizzazione.

Follow-up: le stesse mamme verranno contattate ad un anno dal parto per la raccolta

dei “diari di bordo” compilati durante l’anno e discussione, con l’invito a partecipare al

gruppo di apertura di una eventuale riedizione del progetto.

Si prevedono infine riunioni di equipe una volta al mese a scopo di verifica.

Risorse umane:

1 psicologo formatore coordinatore del progetto

1 ginecologo (per la seconda fase)

1 ostetrico esperto di tecniche di rilassamento (per la seconda fase)

1 psicologo esperto di dinamiche familiari e di gruppo (per la terza fase)

1 osservatore volontario (psicologo in formazione) che faccia uso di apposite griglie

d’osservazione

1 addetto al personale ospedaliero per l’accesso ai locali

Risorse strumentali: lavagna con fogli girevoli, computer, proiettore, cartelloni,

pennarelli, una risma di carta

Risorse economiche: psicologo formatore coordinatore del progetto 30 € l’h per un

totale di 50 h (1.500 €)

1 psicologo esperto di dinamiche familiari e di gruppo 30 € l’h per un totale di 20 h

(600 €)

1 ginecologo 30 € l’h per un totale di 14 h (420 €)

1 ostetrico esperto di tecniche di rilassamento 30 € l’h per un totale di 28 h (840 €)

Altre spese (materiali di laboratorio, cancelleria, fotocopie…) 140 €

TOT € 3.500

Valutazione:

Valutazione in itinere (di processo):

Rilevazione

- della frequenza agli incontri con la registrazione delle presenze;

- dell’interesse e della partecipazione con griglie di osservazione appositamente

predisposte e considerazione dei prodotti dei lavori;

- della soddisfazione dei beneficiari e degli operatori con un questionario di

gradimento (da somministrare al termine di ogni ultimo incontro del mese);

- della congruenza tra obiettivi del progetto e bisogni con l’esplicitazione delle

aspettative dei partecipanti relative al progetto stesso;

Discussioni di gruppo degli operatori (incontri di supervisione)

Valutazione dei report compilati durante lo svolgimento delle varie attività dagli

osserv.

Valutazione finale (di esito)

- Incontro finale di 2 h con tutti i partecipanti e l’èquipe, questionario di gradimento e

breve questionario di verifica degli apprendimenti, discussione, ideazione di depliant

informativi sui risultati del progetto per la pubblicizzazione

- Trattandosi di un progetto pilota si chiederà alle future famiglie di tenere un diario di

bordo per il primo anno di vita del bambino, da utilizzare per il follow-up. Tale

strumento ha inoltre il vantaggio di consentire un continuo automonitoraggio in

relazione a quanto appreso durante il corso. n° mamme, partner e nonni che hanno

aderito al progetto.

La valutazione conclusiva sarà realizzata anche in termini di efficacia in funzione della

qualità dei risultati ottenuti in relazione alle ricadute positive sull’utenza ed efficienza

in rapporto alle risorse disponibili e ai risultati ottenuti.

DISAGIO GIOVANILE E DEVIANZA: INTERVENTO SUL TERRITORIO

Premessa

Il concetto di disagio (stato soggettivo di sofferenza psichica) ha conosciuto,

nell’ultimo decennio, una crescente diffusione come categoria descrittiva della

condizione giovanile. Il disagio giovanile è una condizione diffusa, una condizione di

“difficoltà a crescere” che investe la quasi totalità dei giovani e tende a confondersi

con la cosiddetta normalità: è ardua stabilire una netta linea di demarcazione tra le

due condizioni esistenziali. i risultati delle ricerche più recenti evidenziano una

preoccupante crescita del disagio e della devianza minorile e giovanile. "Devianza" è

un termine molto forte con il quale si indica un atto che si discosta dalle aspettative

sociali, dunque il deviante è colui che compie atti contrari alle norme della società e

che per questo è condannato dalla società stessa. si fa riferimento ad una situazione

relazionale tra il soggetto ed un determinato ambiente caratterizzato dalla passività,

dalla fuga-esclusione o dalla sterile ribellione in cui viene, di fatto, impedita la

partecipazione attiva e creativa in tutte le sue espressioni di libera adesione o di

positivo cambiamento. Due tipi di devianza: primaria: violazione di una norma sociale,

essa può essere uno strumento attraverso cui il soggetto tenta di comunicare il suo

disagio (nel gesto di antagonismo contro la società che lo ha emarginato, una forma

estrema di autoterapia, o anche, all’estremo, l’espressione coraggiosa e innovatrice di

una personalità creativa; secondaria: avviene la stigmatizzazione del fatto deviante.

Questo atto di condanna è vissuto soggettivamente dall’individuo come una

imposizione di ruolo che talora è rafforzato dal coinvolgimento in gruppi per i quali la

devianza è diventata l’essenziale ragione di vita. Di fatto, però, la devianza è solo

l’ultimo anello di un percorso: dalla manifestazione di un disagio, al disadattamento e

infine alla delinquenza. Si tratta di manifestazioni di una situazione di profondo

disagio, rivelatrici di un non equilibrato processo di socializzazione, che non possono

essere compiutamente capite senza far riferimento al contesto sociale nel quale questi

comportamenti si formano. La realtà sociale di molti quartieri delle grandi città vede

tra i protagonisti minori che trascorrono la maggior parte del loro tempo per strada,

esposti a comportamenti a rischio: attività che possono avere come diretta

conseguenza effetti letali o negativi sulla salute degli individui (bere, fumare, rapporti

sessuali non protetti, guida pericolosa, cattive abitudini alimentari) o comportamenti

socialmente distruttivi (vandalismo, crimine ed atti devianti in genere) sempre più

frequenti, come d'altronde mostrano i dati relativi alla quantità di reati e di denunce di

minori sul territorio italiano. Il fenomeno è solitamente ricondotto alla strategia delle

organizzazioni criminali, tese ad utilizzare manodopera non imputabile e, quindi,

penalmente non perseguibile. La criminalità organizzata continua a reclutare le

giovani risorse del nostro Paese e la delinquenza minorile rappresenta una percentuale

drammaticamente alta ed in continua crescita. Forte è il disagio giovanile, il

disadattamento familiare, lo sfruttamento da parte degli adulti, la disoccupazione, la

cultura dell'omertà. Queste sono solo alcune delle realtà che allontanano i nostri

giovani dalla via della legalità e che bruciano irrimediabilmente il sogno di una vita

normale, rendendoli terreno fertile per la devianza e la delinquenza. E' necessario,

quindi, offrire un’alternativa, una possibilità per un orizzonte esistenziale diverso,

basato, innanzitutto, sul rispetto per sé stessi e per gli altri. naturalmente, un

intervento di prevenzione rispetto all’illegalità ed alla devianza deve tener conto del

più ampio fenomeno del disagio che accompagna in generale il "diventare giovani" e

in particolare in una società che, per il rapido mutamento, vive forti contraddizioni. Un

vero processo di rieducazione civile in questo contesto prevede di raggiungere i

giovani a rischio proprio là dove essi sono, ovvero per strada e nei luoghi di

aggregazione, e deve proseguire nella vita sociale grazie al supporto ed alla

partecipazione di chi crede veramente nei valori della legalità e della libertà.

L'iniziativa di seguito esposta intende ridurre fenomeni di criminalità, di disagio ed

emarginazione sociale, rafforzando le basi culturali e della convivenza civile e

sviluppando una maggiore coesione sociale e la sicurezza nel territorio, attraverso

interventi di sostegno e di promozione finalizzati alla liberazione del minore da

condizionamenti esterni e carenze familiari e sociali che hanno impedito o interrotto il

processo maturativo, cercando di ricostruire un più adeguato itinerario di

socializzazione. La realizzazione delle varie attività per i minori sarà affidata ad

operatori preventivamente formati e qualificati.

Analisi dei bisogni: in via preliminare sarà necessario individuare soggetti a rischio, a

partire dai seguenti indicatori: malattia mentale e/o tossicodipendenza dei genitori,

storia familiare (tramite questionari); condizione economica precaria, marginalità

sociale, assenza della famiglia; mancanza di una proposta strutturata formativa della

scuola, mancanza di un “servizio integrato” alla persona, cioè della possibilità della

scuola di interagire sistematicamente con le strutture di servizio sociale e/o

volontariato (privato sociale), sul territorio.

Mod. teorico di riferimento

Si adotta la prospettiva sistemica propria della psicologia della salute, in un’ottica di

prevenzione e promozione della salute. Tale disciplina, ispirandosi al paradigma della

complessità, aspira a guardare la persona nel suo insieme, in quanto erede genetico

(bio), soggetto di riflessione e decisione (psico), nonché soggetto storico-culturale e

familiare (sociale). I confini dell’individuo non coincidono affatto con l’epidermide, ma

con l’insieme delle relazioni significative della persona. L’essere umano è un sistema

aperto e complesso che interagisce con l’esterno in un processo di continuo

adattamento e scambio di informazioni. Tale concezione motiva l’importanza di agire

non solo sul singolo ma anche su tutte le altre componenti del sistema. Strategia: in

conseguenza del modello teorico di riferimento si utilizzerà una strategia di

ricerca-intervento, riconducibile alla ricerca-azione di K. Lewin. Essa è un momento di

conoscenza scientifica della realtà ed insieme, un contributo al cambiamento della

stessa attraverso il coinvolgimento diretto dei destinatari dell’intervento (in particolare

dei bambini e dei ragazzi, secondo quanto indicato dalla Legge 285/97) nei diversi

momenti di definizione e verifica degli obiettivi di ricerca. Tale strategia favorisce lo

sviluppo di una comunità competente, ossia in grado di individuare risorse al suo

interno utili per la realizzazione dei cambiamenti auspicati. L’intervento su un

fenomeno così rilevante, richiede altresì l’uso di una metodologia esaustiva ed efficace

quale l’intervento di rete. essa trova fondamento nelle teorie sistemiche e sortisce

effetti di gran lunga più efficaci di interventi parziali poiché è in grado di produrre un

cambiamento nell’intero ambiente osservato (sistema). Si ritiene necessario un

intervento integrato da parte dei servizi coinvolti (Enti locali, referenti della Giustizia

Minorile, scuola, …) al fine di effettuare una programmazione il più possibile

rispondente alla realtà territoriale, e per creare un "osservatorio" sui fenomeni del

disadattamento e della devianza minorile.

Finalità

Recupero e prevenzione dei comportamenti a rischio, con particolare riferimento ai

fenomeni di devianza, emarginazione sociale e criminalità che interessano i minori,

mirando a sviluppare in essi sentimenti di rispetto per sé e per il prossimo,

promuovendo e favorendo, attraverso modelli di riferimento positivi, lo sviluppo di una

coscienza civile e democratica caratterizzata dalla solidarietà e fornendo spunti e

stimoli per attività costruttive che promuovano la socialità.

Target

Beneficiari diretti: bambini e ragazzi, d’età compresa tra gli 6 e i 18 anni, del

quartiere____, particolarmente a rischio e operatori sociali.

Beneficiari indiretti: famiglie e comunità

Fasi del progetto:

FASE I: attivazione ed implementazione, attività di pubblicizzazione del progetto

FASE II: formazione degli operatori e predisposizione del materiale necessario

FASE III: attività direttamente rivolte ai destinatari

Obiettivi specifici

Massimizzare la pubblicizzazione e la partecipazione della popolazione target alle

attività

Operatori: sviluppare le competenze richieste dal particolare 'setting destrutturato' di

lavoro (strada).

Promuovere l’acquisizione di una specifica professionalità rispetto alle problematiche

del disadattamento giovanile (riqualificazione degli operatori)

Giovani

- Migliorare l’autostima, l’autoefficacia e la motivazione dei ragazzi

- Aumentare il senso di rispetto di sé, degli altri e dell’ambiente

- Sviluppare capacità di problem solving individuale e community problem solving

- Sviluppare una consapevolezza della differenza tra comportamento legale, illegale e

scorretto

- Contrastare la reiterazione di comportamenti devianti all’interno del gruppo di

riferimento

- Incentivare la comunicazione, cosicché i ragazzi possono parlarsi, ascoltarsi,

comunicare, riflettere ed apprendere, (anche attraverso l'utilizzo delle nuove

tecnologie)

- Promuovere il senso della partecipazione, cooperazione e solidarietà

- Promuovere il reinserimento del giovane nella società

- Offrire agli alunni selezionati la possibilità di conseguire la licenza media inferiore,

attraverso:

- laboratori e attività pratiche.

- una “rete” con le diverse agenzie educative del territorio.

- Favorire la crescita personale e professionale del giovane, attraverso percorsi di

alternanza scuola/lavoro in grado di valorizzare le risorse e le attitudini di ciascuno,

creando un ambiente in cui il ragazzo si possa sentire motivato e incoraggiato a

riprendere un percorso formativo e di studio: corsi di formazione e tirocini che possano

fornire l’opportunità di imparare un lavoro.

Metodologia

A partire dalla strategia scelta, ci si avvarrà della partecipazione attiva dei gruppi di

soggetti. Grande attenzione sarà data dunque al continuo monitoraggio in itiniere e in

follow-up per valutare a distanza di tempo gli effetti dell’intervento. Nelle attività per i

ragazzi si farà prevalentemente ricorso a laboratori didattici e tecnico – operativi e per

la realizzazione delle varie attività verrà privilegiata la tecnica del cooperative

learning, sottolineando così il valore dell’aggregazione sociale e della solidarietà. Si

lavorerà molto sul concetto di responsabilità e sul locus of control dei ragazzi. Il grado

di responsabilità dei giovani in situazioni particolari come la percezione del rischio di

illegalità o il grado di fiducia nell'intervento delle forze dell'ordine, è fondamentale

nella progettazione di un intervento che agisca sullo sviluppo del senso di solidarietà e

partecipazione attiva. Rendersi conto che le cose non accadano a causa di un destino

che incombe ma perché vi sono azioni e situazioni che modulano i comportamenti

futuri porta alla consapevolezza che necessitano azioni diverse per effettuare un

cammino di crescita. Laddove possibile, andranno previsti specifici interventi di

sostegno psicologico ed educativo rivolto all’adolescente e al suo nucleo familiare,

anche attraverso l’utilizzo mirato della fig. dell’educatore. È previsto anche il

coinvolgimento di operatori sociali ai quali saranno destinati corsi di formazione e

approfondimenti tematici, finalizzati al confronto con gli esperti esterni sui temi

inerenti devianza, emarginazione sociale e legalità. Per i gruppi di discussione si

privilegerà la tecnica del circle –time (ci si siede in cerchio e si discutono insieme

argomenti di comune interesse, approfondendone la conoscenza attraverso la

partecipazione di ognuno). La formazione degli operatori è concepita come circolarità

costante tra teoria e pratica, stimolando un'anticipazione delle competenze da

sviluppare e delle conseguenze dell'intervento prodotto dall'operatore nel lavoro di

strada (approccio pedagogico) al fine di riconoscere la strada come luogo di relazioni e

situazioni che si caratterizzano per la loro valenza educativa, per iniziare a costruire le

capacità e le competenze nell'intervento con i gruppi informali del territorio. Il gruppo

come sistema d'azione, insieme d'individualità caratterizzate da una dinamica

relazionale, conseguenza di una continua opera di costruzione che deve essere

evidenziata nel rapporto tra dimensione individuale e collettiva, diventa una nozione

fondante, oggetto di riflessione e di confronto. L'attività guidata, sviluppata sul

territorio, rende così possibile un primo avvicinamento a queste dinamiche relazionali,

sviluppando inoltre la capacità di cogliere la valenza delle realtà di aggregazione come

opportunità di socializzazione e di sperimentazione sociale per i giovani.

Spazi

Sede appositamente predisposta (stanze ampie e luminose, con sedie mobili) le

attività per le quali non è stato identificato un luogo specifico si intendono svolte per

strada.

Attività e tempi: progetto avrà una durata complessiva di due anni.

FASE I: 3 mesi

- analisi del territorio (profilo di comunità)

- attivazione ed implementazione del progetto (creazione di partnership e alleanze con

gli Enti Locali, la scuola…),

- attività di pubblicizzazione del progetto attraverso una sede mobile dello staff

operativo. Un camper verrà utilizzato per raggiungere e coinvolgere la popolazione

nonché per fungere da punto di riferimento per la stessa.

FASE II: formazione degli operatori e predisposizione del materiale necessario (104

ore in 3 mesi circa) Al fine di sviluppare negli operatori le competenze richieste dal

particolare 'setting destrutturato' di lavoro, sarà implementato un corso di formazione

per gli operatori. Questi avranno diverse competenze professionali di partenza, in

relazione alle diverse attività che dovranno condurre, ma dovranno avere formazione

comune circa le problematiche connesse all’animazione di strada. Tale corso sarà

articolato in 4 moduli e condotto, per quanto riguarda i primi 3, da psicologi esperti di

ciascun aspetto. L’ultimo modulo sarà condotto da un educatore esperto di tecniche

del gioco e dell’animazione. L’intero corso sarà svolto a cadenza bisettimanale, si

avvarrà di un misto di lezioni frontali e gruppi esperienziali (giochi psicologici, role

playng, focus group, circe time) con incontri di 4 ore ciascuno, per un totale di 25

incontri (100 ore). Nello specifico, i temi della formazione verteranno su:

1° modulo: psicologia dello sviluppo (per approfondire la conoscenza sulla criticità del

periodo adolescenziale e delle problematiche del disadattamento giovanile, ponendo

particolare attenzione al fenomeno della devianza );

2° modulo: psicologia di comunità, all’interno di questo modulo si pianificheranno

momenti di incontro - confronto (circle time) con gli esperti del settore (referenti della

Giustizia Minorile, psicologi, educatori, …) in cui affrontare gli aspetti significativi

dell’azione educativo – formativa, possibili ruoli dell'"amico adulto" e del gruppo dei

pari, modalità efficaci di inclusione sociale e lavorativa dei giovani, …

3° modulo: dinamiche e conduzione di gruppi;

4° modulo: animazione e giochi di strada.

2 incontri di 2 ore ciascuno per la co-progettazione degli interventi e la predisposizione

del materiale necessario

FASE III: attività direttamente rivolte ai destinatari

Al fine di aumentare il livello di autoefficacia, il senso di rispetto di sé, degli altri e dell’

ambiente e di partecipazione, cooperazione e solidarietà saranno implementate

diverse attività, focalizzate sullo sviluppo delle potenzialità dei giovani e delle loro

competenze relazionali. Tutte le attività proposte saranno differenziate per fasce d’età,

condotte dagli operatori precedentemente formati e coordinate dallo psicologo esperto

in dinamiche e conduzione di gruppi e dall’educatore esperto di tecniche del gioco e

dell’animazione. si svolgeranno attraverso incontri pomeridiani della durata di 3 ore

ciascuno (in cui il personale si turnerà a seconda delle competenze utili alle attività

svolte). Nello spe-cifico, saranno implementate:

- Attività sportive di diverso genere (calcio, basket, danza, ecc.), condotti da operatori

specializzati in scienze motorie, svolte presso strutture sportive comunali.

- Laboratori creativi, condotti da operatori esperti in attività artistiche, svolti presso

stand appositamente allestiti (laboratorio teatrale e grafico - pittorico) idonei a

rafforzare la valorizzazione di sé, la consapevolezza delle proprie capacità e della

propria efficienza, …

- Laboratori di cucina, condotti da operatori esperti in gastronomia svolti presso stand

appositamente allestiti.

- Laboratori di informatica per l’apprendimento e l’uso dei nuovi linguaggi e approcci

di comunicazione tramite le nuove tecnologie multimediali

- Laboratori tecnico - operativi per l’acquisizione di competenze ed abilità trasversali a

differenti profili professionali, utili alla crescita personale e ad un successivo utilizzo in

caso di impiego (corsi di formazione e tirocini che possano fornire l’opportunità di

imparare un lavoro.)

- Creazione di uno “spazio ascolto” disponibile per tutti i minori che intendono

avvalersi del supporto psicologico

- Giochi (ad esempio, caccie al tesoro), le cui prove saranno strutturate in modo da

potenziare le abilità di problem solving individuali e quelle di community problem

solving, applicandole nel contesto della risoluzione di prove comuni. Questa modalità

di strutturare il gioco ha l’obiettivo di migliorare le capacità di confronto,

collaborazione e negoziazione con i compagni, mantenendo però tutto il suo aspetto

ludico.

- Attività competitive effettuate in squadre, svolte al fine di aumentare la

consapevolezza della differenza tra comportamento legale, illegale e scorretto, ogni

attività sarà coordinata dagli operatori formati, i quali avranno il compito di stimolare

la riflessione su tali temi e sui comport. messi in atto.

- Riunioni periodiche con i minori finalizzate alla gestione di tempi e spazi comuni e

delle attività, per svilupparne il senso di responsabilità ed effettuare, al contempo, una

verifica in itinere

- Attività di sostegno scolastico per i minori evasi dall’obbligo o con basso grado di

scolarizzazione

Risorse

Risorse umane: 1 coordinatore esperto nella valutazione di interventi nel sociale.

3 psicologi esperti rispettivamente in Psicologia dello sviluppo, Ps. di comunità e

Dinamiche e conduzione di gruppi;

3 operatori specializzati rispettivamente in: scienze motorie, attività artistiche,

gastronomia;

1 educatore esperto di tecniche del gioco e dell’animazione;

1 assistente sociale che interverrà nei gruppi info e di discussione in base alle sue

competenze

Osservatori volontari

Per gli interventi di sostegno psicologico ed educativo (giovane e suo nucleo

familiare): psicologo ed educatore

Risorse strumentali: dispense per la formazione degli operatori; materiale per la

valutazione dell’intervento; locandine e brochure per la pubblicizzazione del progetto,

materiale per le attività di laboratorio, strumenti multimediali, materiale bibliografico e

informativo di vario tipo per le diverse attività

Risorse economiche: budget annuo

Coordinatore 800 €

Psicologi 2.200 € = tot 6.600 €

Educatore 1.800 €

Operatori 1.200 € = tot 3.600 €

Assistente sociale 1.800 €

Altre spese = 400 €

TOT ANNUO = 15.000 € TOT BIENNIO = 30.000 €

Valutazione

La valutazione in itinere si baserà sull’analisi di specifici indicatori:

- Presenza dei partecipanti agli incontri

- Interazione e partecipazione attiva dei ragazzi e tra i ragazzi attraverso

l’osservazione strutturata

- Soddisfazione dei beneficiari attraverso la compilazione di un questionario di

gradimento

- valutazione dei report compilati durante lo svolgimento delle varie attività

La valutazione conclusiva sarà realizzata anche in termini di efficacia in funzione della

qualità dei risultati ottenuti in relazione alle ricadute positive sull’utenza ed efficienza

in rapporto alle risorse disponibili e ai risultati ottenuti. Per valutare l’efficacia

dell’intervento si prevedono momenti di valutazione per ognuno degli obiettivi

specifici:

Operatori: Al fine di valutare l’apprendimento delle tematiche previste dal piano

formativo verranno somministrati questionari di baseline prima e di apprendimento

dopo la formazione. Lo sviluppo e l’applicazione delle competenze verrà, invece,

valutato attraverso la performance a role playing e simulazioni con la supervisione dei

docenti.

Giovani: Vista la particolare modalità di svolgimento delle attività e il tipo di

popolazione target, la valutazione dell’efficacia dell’intervento sarà effettuata

attraverso schede di osservazione appositamente costruite (separatamente per

autoefficacia, problem solving e community problem solving, rispetto di sé, degli altri e

dell’ambiente, partecipazione, cooperazione e solidarietà; la consapevolezza della

differenza tra comportamento legale, illegale e scorretto).

- verifica del grado di soddisfazione e di interesse dei fruitori del progetto.(questionari

di gradimento)

- creazione di un giornalino web, dimostrativo dell’acquisizione di competenze

nell’ambito delle nuove tecnologie

-produzione di materiali vari (dossier, mostra fotografica, pittorica ...), dimostrativi del

conseguimento degli obiettivi sottesi alle varie attività svolte

- percentuale di comportamenti criminosi svolti sul territorio a opera di minori

DAL DISABILE AL “DIVERSABILE”

Premessa

Uno dei diritti fondamentali di cui gode il cittadino è quello dell’uguaglianza, sancito

nel secondo comma art. 3 della Costituzione Italiana che afferma “La Repubblica deve

rimuovere gli ostacoli di carattere economico e sociale che limitano di fatto la libertà e

l’uguaglianza e impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Si tratta di un

principio importante nell’ambito della convivenza civile: ogni uomo è “diverso” da ogni

altro, irripetibile nella sua identità e nella sua storia. La diversità è dunque un valore

che, se rispettato, garantisce il diritto all’uguaglianza di fatto. Per contrastare la

formazione di stereotipi e pregiudizi che determinerebbero una ghettizzazione dei

soggetti disabili, è importante promuovere una concezione della diversità come

dimensione esistenziale piuttosto che come caratteristica emarginante. Il soggetto

“handicappato” è colui che “presenta una minorazione fisica, psichica e sensoriale,

stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di

integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di

emarginazione”. L’handicap (come si comprende dall’etimologia) è appunto la

sensazione di svantaggio conseguente ad una menomazione o una disabilità e non la

menomazione stessa. L'OMS raggruppa gli handicap in sette tipologie: handicap

nell'orientamento, handicap nell'indipendenza fisica, handicap nella mobilità, handicap

occupazionali, handicap nell'integrazione sociale, handicap nell'autosufficienza

economica, altri handicap. Tale classificazione, andando oltre una concezione

dell'handicap di carattere prevalentemente medico e superando quella che la vede

come sinonimo di deficit, assegna al termine un significato più contestualizzato ed in

stretta relazione con il sistema sociale di riferimento. Si preferisce infatti definire

questi soggetti come “diversamente abili” piuttosto che disabili e, in quanto tali, il

primo passo verso l’integrazione è rappresentato dalla loro capacità di accettarsi e

valorizzare il proprio sé e la propria diversità. Dal 2001, inoltre, si dispone di uno

strumento per la valutazione della disabilità e dell’handicap quale l’ICF che ha

eliminato del tutto il termine “handicap”. Esso valuta: 1. funzioni e strutture corporee;

2. attività e partecipazione (capacità e performance); 3. fattori ambientali (barriere e

facilitatori). Tale strumento si basa su un approccio bio-psico-sociale, proponendo un

nuovo concetto di disabilità: da Handicappato (classificazione OMS 1980) a Persona

con disabilità. L’ICF non classifica le persone, ma le conseguenze in termini di

condizioni di salute. La promozione dell’integrazione prevede allora un ulteriore livello

di intervento, che sposta il focus dalla malattia propria di un singolo, alla salute di un

soggetto inserito in una rete sociale, all’interno della quale è necessario promuovere le

capacità di prevenire l’handicap.

Analisi della domanda

La ASL n. 6 di Palermo, dopo un’accurata analisi e valutazione del territorio

palermitano, in cui si riscontra la presenza di un elevato numero di cittadini disabili, ha

richiesto un intervento di prevenzione secondaria, con l’obiettivo (in accordo con la

nuova concettualizzazione delle disabilità dell’OMS- 2003) di far regredire le

menomazioni psichiche e fisiche e le limitazioni delle attività.

Analisi organizzativa

Considerato che il SSN è un’organizzazione complessa, che interagisce attivamente

con tutte le altre agenzie del territorio si rende necessario un’attivazione sinergica di

rete che coinvolga non solo le strutture ai vertici del sistema, ma anche quelle

intermedie e periferiche.

Modello teorico di riferimento

Si adotta la prospettiva bio-psico-sociale e sistemica propria della psicologia della

salute, per la comprensione delle complesse interazioni tra fattori biologici, sistemi

psicologici (cognitivi, emotivi, motivazionali, di personalità…) e influenze ambientali

(società, comunità e famiglia) che, secondo Stone (1987), deve abbracciare a “livello

primario” rischi, fattori di protezione, opportunità e minacce per la salute, a “livello

secondario” i sistemi professionali di prevenzione e cura e a “livello terziario” il

sistema sanitario e le politiche sanitarie, al centro sta sempre la persona intesa come

unitas multiplex. Salute e malattia non sono più due estremi di un continuum, sono

costrutti soggettivi di sentimenti e percezioni di benessere-malessere,

inclusione-esclusione dal Sé individuale e dal gruppo sociale. L’approccio è ecologico,

per cui la salute è il risultato della trans- azione (più che dell’interazione) tra sistemi e

rimette al centro la linea di senso dell’esperienza personale e sociale, puntando alla

promozione sociale della domanda, alla creazione di comunità competenti di cui è

possibile valorizzare le risorse. L’essere umano è un sistema aperto e complesso che

interagisce con l’esterno in un processo di continuo adattamento e scambio di

informazioni. Ciò richiama altresì la “field theory” (teoria del campo) di Kurt Lewin, che

consente di leggere ogni evento come totalità delle forze (del mondo personale e

dell’ambiente fisico e sociale che rientra o meno nell’attività psichica del soggetto),

che agiscono nel campo, in un determinato momento, in una relazione di

interdipendenza. L’epistemologia della complessità, alla base delle scienze odierne,

fonda tali modelli.

Strategia

In conseguenza del modello teorico di riferimento si utilizzerà una strategia di

ricerca-intervento, riconducibile alla ricerca-azione di K. Lewin. Essa è un momento di

conoscenza scientifica della realtà ed insieme, un contributo al cambiamento della

stessa attraverso il coinvolgimento diretto dei destinatari nei diversi momenti di

definizione e verifica degli obiettivi di ricerca. Tale strategia favorisce lo sviluppo di

una comunità competente, ossia in grado di individuare risorse al suo interno utili per

la realizzazione dei cambiamenti auspicati.

Finalità

Integrazione sociale dei soggetti “diversabili” di (città) e miglioramento qualitativo di

tale integrazione.

Destinatari/Target

Beneficiari diretti: soggetti disabili afferenti il centro ___ e operatori sociali

Beneficiari indiretti: comunità

Obiettivi Specifici

Disabili

- Migliorare l’autostima e l’autoefficacia

- Agevolare e facilitare l’inserimento nel contesto di riferimento

- Potenziare le capacità di orientamento spazio – temporale e di utilizzo dei mezzi e

delle strumentazioni (alfabetizzazione informatica)

Operatori sociali

Favorire il riconoscimento del soggetto portatore di handicap come “diversabile” e

predisporre un adeguato clima di accoglienza per il loro ingresso nel mondo sociale e

del lavoro

Sotto-obettivi e fasi

I FASE: presentazione e co-progettazione (presentazione della proposta progettuale,

sensibilizzazione e motivazione alla stessa, autopresentazione dei partecipanti,

rilevazione delle aspettative e analisi della situazione iniziale, co-progettazione dei

contenuti specifici: lavorare in gruppo per elaborare una traccia e organizzare

l'osservazione.)

II FASE: diagnosi (in questa fase ci si avvarrà di griglie di osservazione, chek list, ICF)

III FASE: intervento (attività per disabili e oper.)

Metodologia a partire dalla strategia scelta, ci si avvarrà della partecipazione attiva dei

gruppi di soggetti (monitoraggio in itiniere e in follow-up) e dell’intervento di rete.

L’intervento prevede l’attivazione di gruppi di discussione, una metodologia di tipo

laboratoriale, luogo delle attività manipolative, esecutivo-creative, liberatorie, capace

di attirare e mantenere l’attenzione attività sportive, “cooperative learning” (metodica

che prevede un assetto gruppale in cui i contenuti vengono trasmessi ed elaborati

attraverso il contributo di ciascuno) e d’informatica. Questi ultimi sono particolarmente

importanti perché mettono in gioco, allo stesso livello e secondo una logica reticolare

e intuitiva, una molteplicità di codici e di risorse per l’esperienza e la conoscenza. Nel

recupero dell’handicap l’ausilio multimediale si è dimostrato importante, perché

consente di stimolare adeguatamente e consolidare con ottimi risultati le abilità di

base (attenzione, concentrazione, memoria, percezione e discriminazione tattile e

audiovisiva, logica funzionale, comunicazione analogica, lettura e scrittura, problem

solving percettivo e cognitivo), prerequisiti fondamentali per ogni acquisizione

cognitiva formale e pratica, alla base della possibilità di colmare il divario culturale e

didattico con gli alunni normodotati (specialmente se il computer viene usato in

situazione di gruppo). Per la valutazione pre e post intervento ci si avvarrà dell’uso

dell’ICF

Spazi

Le attività verranno prevalentemente svolte presso il centro ___

Attività e tempi: le attività verranno svolte nel corso dell’anno (ad esclusione dei mesi

estivi Giugno/Agosto) in ore pomeridiane da concordare.

I FASE: presentazione e co-progettazione

1 incontro di 2 h per la presentazione della proposta progettuale e la sensibilizzazione

e motivazione alla stessa,

2 incontri di 2 h per autopresentazione dei partecipanti (circle time), rilevazione delle

aspettative e analisi della situazione iniziale (questionari)

1 incontro di 2 h per la co-progettazione dei contenuti specifici (verifica iniziale)

II FASE: diagnosi: 1 settimana per compilazione griglie di osservazione, chek list, ICF:

analisi del contesto (ambiente socio-familiare e socio-culturale)

programmazione educativa sulla base delle necessità ecologiche riscontrate.

III FASE: intervento

Disabili

- Laboratori di informatica e attività sportive in cui il sogg. “diversabile” può

sperimentarsi e confrontarsi con gli altri (4 ore settimanali)

- Intervento di rete: realizzazione di una rete supportiva in cui ciascuno dei volontari

e/o dei colleghi si rende disponibile per agevolare l’integrazione dei “diversabili” nel

territorio (consulenza ed eventuale vicariato per l’espletamento di alcune procedure,

servizi informativi ca. gli uffici utili presenti sul territorio, servizi di accompagnamento,

…) e/o in azienda. In quest’ultimo caso, avvalendosi anche dei principi del cooperative

learning, gli “altri” fungeranno da tutor: ciò favorirà il conseguimento di obiettivi

difficilmente raggiungibili individualmente dai “diversabili”, e promuoverà la cultura

della solidarietà, l’importanza dell’aiuto reciproco e del rispetto della “diversità” (4 ore

settimanali)

- Escursioni (1 al mese) guidate all’esplorazione della città, con particolare attenzione

ai percorsi e alle strutture privi di barriere architettoniche di cui il “diversabile” può

avvalersi

Operatori sociali

- 20 ore suddivise in incontri di 2 h per i gruppi di discussione inerenti le varie forme di

handicap, per approfondire la conoscenza dell’altro “diverso” da se e per contrastare

la formazione di stereotipi e pregiudizi che determinerebbero la ghettizzazione dei

soggetti Disabili

- Riunioni di equipe 2 vv. al mese con cadenza quindicinale

Risorse

Risorse umane:

1 psicologo coordinatore di Progetto. che si occupa della supervisione delle attività

interne al progetto.

1 psicologo che coordinerà i gruppi di discussione

1 osservatore volontario (psicologo in formazione) addetto alla compilazione delle

griglie osservative

2 animatori adeguatamente preparati che supporteranno le attiv. di laboratorio e si

occuperanno delle escursioni

Risorse strumentali

strutture immobili

materiale per le attività di laboratorio

strumenti multimediali

materiale informativo di vario tipo per le diverse attività

pullman per escursioni

Risorse economiche

2 psicologi part-time 400 € al mese (8.000 €)

2 animatori part-time 300 € al mese (6.000 €)

Altre spese (materiali di laboratorio e informativi, escursioni, cancelleria…) 1.000 €

TOT = 15.000 €

Verifica & Valutazione dei Risultati

per la valutazione iniziale si predisporrà un questionario, da somministrare prima dello

svolgimento delle attività agli operatori sociali/alle aziende, per valutare le conoscenze

iniziali sul tema dell’handicap

la verifica in itinere implicherà il monitoraggio di alcuni comportamenti – cooperazione

e collaborazione, isolamento ed emarginazione, rifiuto/accettazione dei “diversabili” -

attraverso l’utilizzo di griglie osservative costruite ad hoc

la verifica finale si baserà su:

- ri – somministrazione del questionario iniziale per valutare le conoscenze finali

- valutazione del clima affettivo e relazionale instauratosi tra ”diversabili” e non

- verifica del grado di soddisfazione e di interesse dei fruitori del progetto.

- valutazione, tramite apposito questionario, del reale incremento di autostima ed

autoefficacia nei sogg. “diversabili”

La valutazione conclusiva sarà realizzata anche in termini di efficacia in funzione della

qualità dei risultati ottenuti in relazione alle ricadute positive sull’utenza ed efficienza

in rapporto alle risorse disponibili e ai risultati ottenuti.

DISAGIO GIOVANILE E DEVIANZA: INTERVENTO A SCUOLA

Premessa

Il concetto di disagio (stato soggettivo di sofferenza psichica) ha conosciuto,

nell’ultimo decennio, una crescente diffusione come categoria descrittiva della

condizione giovanile. Il disagio giovanile è una condizione diffusa, una condizione di

“difficoltà a crescere” che investe la quasi totalità dei giovani e tende a confondersi

con la cosiddetta normalità: è ardua stabilire una netta linea di demarcazione tra le

due condizioni esistenziali. i risultati delle ricerche più recenti evidenziano una

preoccupante crescita del disagio e della devianza minorile e giovanile. "Devianza" è

un termine molto forte con il quale si indica un atto che si discosta dalle aspettative

sociali, dunque il deviante è colui che compie atti contrari alle norme della società e

che per questo è condannato dalla società stessa. si fa riferimento ad una situazione

relazionale tra il soggetto ed un determinato ambiente caratterizzato dalla passività,

dalla fuga-esclusione o dalla sterile ribellione in cui viene, di fatto, impedita la

partecipazione attiva e creativa in tutte le sue espressioni di libera adesione o di

positivo cambiamento. Due tipi di devianza: primaria: violazione di una norma sociale,

essa può essere uno strumento attraverso cui il soggetto tenta di comunicare il suo

disagio (nel gesto di antagonismo contro la società che lo ha emarginato, una forma

estrema di autoterapia, o anche, all’estremo, l’espressione coraggiosa e innovatrice di

una personalità creativa; secondaria: avviene la stigmatizzazione del fatto deviante.

Questo atto di condanna è vissuto soggettivamente dall’individuo come una

imposizione di ruolo che talora è rafforzato dal coinvolgimento in gruppi per i quali la

devianza è diventata l’essenziale ragione di vita. Di fatto, però, la devianza è solo

l’ultimo anello di un percorso: dalla manifestazione di un disagio, al disadattamento e

infine alla delinquenza. Si tratta di manifestazioni di una situazione di profondo

disagio, rivelatrici di un non equilibrato processo di socializzazione, che non possono

essere compiutamente capite senza far riferimento al contesto sociale nel quale questi

comportamenti si formano. Il disagio giovanile si riflette sia in difficoltà di

apprendimento che di relazione con il contesto scolastico e, in molti casi, nei rapporti

di collaborazione fattiva tra scuola e famiglia. L’insieme di questo stato di cose trae

origine da:

-situazioni di svantaggio economico e socio-culturale (“fasce a rischio”);

-carenze educative della famiglia;

-carenza di formazione /informazione;

-insufficiente collaborazione tra scuola e territo;

-scarsa interazione scuola-famiglia.

Il fenomeno del disagio costringe a ripensare il ruolo della scuola come luogo di

prevenzione e recupero ponendo ad essa il problema di attivarsi per migliorare la

qualità della sua offerta formativa e la necessità, per essere veramente efficace, di

produrre un intervento di “contesto”. Analisi della domanda

L’Istituto Comprensivo ___ ha chiesto un intervento per la prevenzione del fenomeno

della D.G. Tale richiesta è stata maturata dal dirigente scolastico dopo un’accurata

valutazione della situazione. I giovani che frequentano la scuola media mostrano

scarso interesse verso le materie studiate. Il rendimento di tali alunni, soprattutto

negli ultimi anni, si è abbassato notevolmente, e la % di ripetenti è aumentata

considerevolmente. Il tasso di dispersione scolastica negli ultimi __ anni (numero degli

abbandoni + numero degli esiti negativi) è pari al _%. È inoltre possibile rilevare

comportamenti a rischio e simil-criminali in alcuni.

Analisi organizzativa

Se si considera l’organizzazione come un sistema composto da variabili interne che

permettono un adattamento del sistema all’ambiente, si può affermare che

l’istituzione scolastica italiana in particolare con la riforma dell’autonomia, si avvia

verso una sempre maggiore apertura all’ambiente in cui opera (altre agenzie

educative, famiglie, ecc). Ogni scuola vede oggi un continuo moltiplicarsi di ambiti

progettuali che richiedono un buon livello di integrazione tra la didattica e i progetti

verso standard di qualità sempre più elevati. Da un’accurata analisi del territorio è

emerso che il fenomeno dell’insuccesso scolastico e delle ripetenze, coinvolge in modo

particolare l’Istituto ___. Tale risultato potrebbe attribuirsi al fatto che l’istituto accoglie

molti alunni appartenenti a classi sociali medio-basse, provenienti da contesti familiari

disagiati e da zone di periferia “a rischio” (devianza, violenza).

Modello teorico di riferimento

Si adotta la prospettiva sistemica propria della psicologia della salute, in un’ottica di

prevenzione e promozione della salute. Tale disciplina, ispirandosi al paradigma della

complessità, aspira a guardare la persona nel suo insieme, in quanto erede genetico

(bio), soggetto di riflessione e decisione (psico), nonché soggetto storico-culturale e

familiare (sociale). I confini dell’individuo non coincidono affatto con l’epidermide, ma

con l’insieme delle relazioni significative della persona. L’essere umano è un sistema

aperto e complesso che interagisce con l’esterno in un processo di continuo

adattamento e scambio di informazioni. Tale concezione motiva l’importanza di agire

non solo sul singolo ma anche su tutte le altre componenti del sistema. Strategia: in

conseguenza del modello teorico di riferimento si utilizzerà una strategia di

ricerca-intervento, riconducibile alla ricerca-azione di K. Lewin. Essa è un momento di

conoscenza scientifica della realtà ed insieme, un contributo al cambiamento della

stessa attraverso il coinvolgimento diretto dei destinatari dell’intervento (in particolare

dei bambini e dei ragazzi, secondo quanto indicato dalla Legge 285/97) nei diversi

momenti di definizione e verifica degli obiettivi di ricerca. Tale strategia favorisce lo

sviluppo di una comunità competente, ossia in grado di individuare risorse al suo

interno utili per la realizzazione dei cambiamenti auspicati. L’intervento su un

fenomeno così rilevante, richiede altresì l’uso di una metodologia esaustiva ed efficace

quale l’intervento di rete. essa trova fondamento nelle teorie sistemiche e sortisce

effetti di gran lunga più efficaci di interventi parziali poiché è in grado di produrre un

cambiamento nell’intero ambiente osservato (sistema). La convinzione che una reale

presa in carico dei bisogni e un’adeguata realizzazione degli interventi possa scaturire

solo da iniziative non isolate ma sinergiche di più attori, ha determinato la scelta di

fondo del progetto: coinvolgere in un’azione coordinata, la famiglia, le altre agenzie

educative, i Servizi e le Istituzioni già presenti sul territorio che, a diverso titolo,

intervengono in un settore più o meno ampio della vita dell’alunno. È importante che i

servizi sociali, pubblici e privati si impegnino a progettare e gestire una politica per i

minori centrata su responsabilizzazione e mobilitazione delle agenzie educative, in

primis la famiglia e la scuola. Questo progetto, in accordo con la Mission dell’istituto, è

nato per contribuire ad assolvere le finalità istituzionali del Piano dell’Offerta

Formativa. Partendo da una concezione della scuola e dell’educazione quale servizio

reso alla collettività che partecipa della complessiva realtà socio-economica, culturale

e valoriale del territorio cui appartiene.

Vincoli: territorio a rischio;

- disturbi della comunicazione e di relazione, carenze affettive, precarietà economica,

mancanza di risorse culturali pubbliche (palestre, biblioteca multimediale, spazi verdi

attrezzati, teatri);

- area a rischio (dispersione e disagio scolastico);

- scollamento scuola-famiglia, mancanza di stimoli culturali, presenza di ragazzi

svantaggiati.

Analisi dei bisogni

In via preliminare sarà necessario individuare soggetti a rischio, a partire dai seguenti

indicatori: malattia mentale e/o tossicodipendenza dei genitori, storia familiare

(tramite questionari); condizione economica precaria, marginalità sociale, assenza

della famiglia; mancanza di una proposta strutturata formativa della scuola, mancanza

di un “servizio integrato” alla persona, cioè della possibilità della scuola di interagire

sistematicamente con le strutture di servizio sociale e/o volontariato (privato sociale),

presenti sul territorio.

Finalità

Prevenzione dei comportamenti a rischio, con particolare riferimento ai fenomeni di

devianza ed emarginazione sociale che interessano i minori. Attivazione di uno

sportello di ascolto psicologico con funzioni di prevenzione e recupero del disagio

scolastico, di sensibilizzazione e supporto a tutti i soggetti che, variamente,

influenzano la relazione educativa.

Target

Beneficiari diretti: ragazzi di età compresa tra i 12 e i 16 anni appartenenti all’istituto

___. loro insegnanti e genitori.

Beneficiari indiretti: scuola e comunità

Fasi

I FASE: presentazione del progetto e co-progettazione

II FASE: diagnosi

III FASE: intervento

Obiettivi Specifici:

Ragazzi

- Migliorare l’autostima, l’autoefficacia e la motivazione dei ragazzi.

- Promuovere il valore della solidarietà e della vita in tutte le sue sfaccettature

- favorire l’integrazione socio-affettiva-culturale in un clima di permanente

accoglienza;

- Individuare i fattori contestuali che determinano il disagio;

- Valorizzare le risorse personali dei soggetti svantaggiati per favorire la motivazione

all’apprendimento;

- Recuperare carenze cognitive e abilità logiche, linguistico-espressive e di metodo,

soprattutto in quei soggetti a rischio che accusano disagio e difficoltà di

apprendimento;

- Individuare le linee di azione più appropriate per superare il problema, mettendo in

atto interventi di modificazione del clima relazionale, dell’approccio metodologico-

didattico e intrafamiliare.

Insegnanti e genitori

- Aumentare la conoscenza sulla criticità del periodo adolescenziale e dei possibili

disagi che la caratterizzano, ponendo particolare attenzione al fenomeno della

devianza e dell’emarginazione sociale

- Promuovere la cultura della legalità attraverso l’azione sinergica di genitori e

insegnanti

- Offrire un supporto per una appropriata interpretazione del disagio scolastico e delle

situazioni a “ rischio” dei figli/ alunni.

- Promuovere negli insegnanti l’assunzione di atteggiamenti e relazioni appropriate

verso l’alunno e la famiglia, con modificazioni positive ed efficaci della comunicazione

in classe.

- Attivare un servizio di counseling, rivolto agli alunni, ai docenti, ai genitori e a tutti i

soggetti che intervengono nella relazione educativa.

Metodologia

Si farà ricorso ad attività di studio e ricerca individuale e/o di gruppo (cooperative

learning), ad incontri “tematici”, ... e verranno attivati dei laboratori didattici. Per i

gruppi di discussione si privilegerà la tecnica del circle –time (ci si siede in cerchio e si

discutono insieme argomenti di comune interesse, approfondendone la conoscenza

attraverso la partecipazione di ognuno). Ai docenti e ai genitori saranno destinati corsi

di formazione e approfondimenti tematici, finalizzati al confronto con gli esperti esterni

sui temi inerenti devianza, emarginazione sociale e legalità, affinché, a casa e a

scuola, i principali modelli educativi di riferimento si facciano promotori della cultura

della legalità. Inoltre, verrà attivato all’interno della scuola uno sportello di ascolto

psicologico per aiutare e supportare insegnanti e genitori nelle loro funzioni educativo

– formative.

Spazi

Le attività verranno prevalentemente svolte presso la scuola di appartenenza dei

ragazzi, nel corso dell’anno scolastico.

Attività e tempi

Il progetto avrà la durata di un anno scolastico, si preferiranno orari extracurricolari

per non interferire con il normale svolgimento delle attività didattiche, sebbene in

alcuni casi si concorderà con gli insegnanti l’utilizzo di alcune ore curricolari (sulla

base di quanto indicato dal dirigente scolastico e comunque non superiore al 20% del

monte ore annuale obbligatorio destinato all’ampliamento dell’offerta formativa,

secondo quanto previsto dalla nota del 22 giugno 2006 al d.m. n 47 2006).

Fasi:

I FASE: (6 ore) implementazione (Ottobre)

2 incontri di 3 ore per genitori e insegnanti per la presentazione del progetto e

l’autopresentazione dei partecipanti, con somministrazione di un questionario che

valuti le conoscenze pregresse sul tema e di un questionario che valuti le relazioni

intrattenute coi figli/alunni

II FASE: diagnosi: 3 settimane. (Ottobre)

- somministrazione di gruppo (per classi) di questionari di interessi e attitudini, test,

questionari, sociogrammi ecc.;

- colloqui individuali con soggetti “a rischio”.

- raccolta delle informazioni che emergono dall’osservazione sistematica di tutti i

docenti;

- osservazione del disagio attraverso schede finalizzate all’individuazione delle

situazioni a rischio;

III FASE: intervento

Entro la prima settimana di novembre

- predisposizione del “Portfolio” per tutti i casi “a rischio”;

- attività di counseling presso il “Centro di ascolto” e “Sportello di primo intervento”

con accesso bisettimanale

- attivazione di un indirizzo di posta elettronica specifico per il Centro di Ascolto;

Ragazzi: gruppi informativi e di discussione (lezioni frontali, circe time) a cadenza

settimanale di 3 ore ciascuno per un totale di 6 settimane (novembre - dicembre) ore,

per acquisire conoscenze inerenti:

- le problematiche del disadattamento giovanile, con particolare attenzione al

fenomeno della devianza. Per alcuni di questi incontri sono previsti degli interventi da

parte degli operatori delle carceri (psicologo, educatore, assistente sociale, ...) e altri

esperti di disagio giovanile per sensibilizzare i ragazzi sulle tematiche individuate.

- cenni sulla giustizia penale minorile in Italia (le pene alternative, gli Istituti Penali

Minorili, ...) e presentazione di alcune testimonianze dei ragazzi detenuti negli I.P.M.

(tratte dai giornali degli I.P.M.)

Laboratori didattici (laboratorio di informatica e teatrale) alternati a gruppi di crescita

psicologica (giochi psicologici, role playing, problem solving, simulate… ) a cadenza

settimanale di 2 ore ciascuno per un totale di 20 settimane (gennaio-maggio) idonei a

rafforzare la valorizzazione di sé, la consapevolezza delle proprie capacità e della

propria efficienza, la valorizzazione delle attitudini … con produzione di elaborati critici

(dossier, articolo di giornale, tesina, …) che, a partire da uno/più “comportamenti a

rischio” (bere, fumare, drogarsi, criminalità, …) frequenti nei giovani, giungano a

sottolineare il valore della vita. Al fine di promuovere e diffondere il valore della

solidarietà, tale attività verrà realizzata mediante percorsi di studio e ricerca di gruppo

(cooperative learning - conseguimento di obiettivi comuni, attraverso l’operatività e

l’impegno di ciascuno

Insegnanti e genitori

- 2 incontri di gruppo di 2 ore ciascuno, informativi e di discussione, per approfondire

la conoscenza sulla criticità del periodo adolescenziale e delle problematiche del

disadattamento giovanile, ponendo particolare attenzione al fenomeno della devianza

- 3 momenti di incontro - confronto (circle time) prima e dopo i due gruppi informativi

e tra l’uno e l’altro per genitori e docenti in cui affrontare gli aspetti significativi

dell’azione educativo – formativa di ciascuno, individuare punti di contatto,

condividere strategie, … per offrire ai ragazzi un modello coerente e integrato di

crescita e maturazione e promuovere la cultura della legalità da cui eventualmente

attivare incontri di “mutuo aiuto” a sostegno della genitorialità.

- counseling presso il “Centro di ascolto”;

predisposizione di una griglia di osservazione degli alunni in evidente situazione di

difficoltà da dare agli insegnanti. Il Gruppo Tecnico provvederà a raccogliere

periodicamente le osservazioni emerse per monitorare il fenomeno del disagio

all’interno dell’istituto e prevedere, in collaborazione con i docenti di classe, ad

interventi specifici

- Riunioni di equipe 2 vv. al mese con cadenza quindicinale

Risorse

Risorse umane

1 Coordinatore di Progetto che si occupa della supervisione delle attività interne al

progetto.

2 Psicologi che coordineranno i gruppi informativi e di discussione, e lo sportello di

ascolto psicologico

1 assistente sociale che interverrà nei gruppi info e di discussione in base alle sue

competenze

2 osservatori volontari (psicologi in formazione) che monitoreranno l’andamento delle

attività con apposite griglie d’osservazione e diari

Tutti i docenti e gli operatori che partecipano, a vario titolo e con diversi ruoli, alle

attività, costituiscono, insieme con il Dirigente scolastico, l’équipe. Essi hanno il

compito di sensibilizzare e stimolare il Collegio docenti sulle varie tematiche,

relazionando e diffondendo strume, dati e risultati.

1 custode responsabile dell’accesso ai locali

Risorse strumentali:

strutture immobili (aule, sale, …)

materiale per le attività di laboratorio

strumenti multimediali

materiale bibliografico e informativo di vario tipo per le diverse attività

Risorse economiche

1 Coordinatore 1.000 €.

2 Psicologi 2.200 € = tot 4.400 €

1 assistente sociale 2.000 €

Altre spese = cancelleria, test, materiale per i laboratori 600 €

TOT = 8.000 €

Verifica & Valutazione dei Risultati

- efficacia del progetto in funzione della qualità dei risultati ottenuti in relazione alle

ricadute positive sull’utenza ed efficienza in rapporto alle risorse disponibili e ai

risultati ottenuti;

-ricaduta sugli alunni, sulle famiglie e sui docenti;

- rilevazione di gradimento del servizio.

Indicatori quantitativi:

- materiali prodotti nelle commissioni;

- circolazione e utilizzo degli stessi.

Indicatori qualitativi

- valutazione consuntiva in sede di CdC e CdD sul miglioramento del clima;

- riduzione del disagio.

per la valutazione iniziale si predisporrà un questionario, da somministrare prima dello

svolgimento delle attività, per valutare le conoscenze iniziali sul tema trattato

la verifica in itinere si baserà sulla valutazione dei report compilati durante lo

svolgimento delle varie attività

la verifica finale si baserà su:

Genitori e insegnanti: al fine di valutare l’apprendimento delle tematiche previste dal

piano formativo verranno somministrati questionari di baseline prima e di

apprendimento dopo la formazione. Lo sviluppo e l’applicazione delle competenze

verrà, invece, valutato attraverso la performance a role playing e simulazioni con la

supervisione dei docenti.

Ragazzi: schede di osservazione appositamente costruite (separatamente per

autoefficacia, problem solving e community problem solving, rispetto di sé, degli altri e

dell’ambiente, partecipazione, cooperazione e solidarietà; la consapevolezza della

differenza tra comportamento legale, illegale e scorretto).

- verifica del grado di soddisfazione e di interesse dei fruitori del prog.(questionari di

gradimento)

- produzione di materiali vari (dossier, mostra fotografica, pittorica …)

DISPERSIONE SCOLASTICA

Premessa

L’istituzione scuola denuncia spesso fenomeni di demotivazione determinata da

esperienze di insuccesso dichiarate (ripetente) oppure meno evidenti ma quotidiane

(giudizi di insufficienza o di insoddisfazione espressi da insegnanti, famiglie o alunni)

sin dalla scuola dell’obbligo. Tali episodi sono spesso causa di abbandono degli studi

da parte dello studente. Un abbandono che, stadio finale di una serie di vissuti

fallimentari, può spesso risultare irrecuperabile. La dispersione scolastica è infatti una

forma d’insuccesso scolastico, che si verifica quando gli studenti non riescono ad

utilizzare al meglio il loro potenziale d’apprendimento per soddisfare i propri bisogni

formativi. In moltissimi casi il distacco dalla scuola non si consuma con l’abbandono,

ma con disaffezione, disinteresse, demotivazione, noia e disturbi comportamentali.

Mentre l’abbandono scolastico da solo può rappresentare anche l’esito di una scelta

“consapevole” legata ad una progettualità propria dell’individuo, la dispersione

potrebbe essere definita come una condizione caratterizzata da assenza di punti di

riferimento: il soggetto, al di fuori del percorso scolastico, non riesce a sviluppare un

“progetto di vita”, una capacità progettuale in senso lato che gli consenta di

individuare scopi, tempi, possibilità, relazioni, sia dal punto di vista psichico che

cognitivo. Nonostante l’attenzione rivolta al fenomeno da parte delle istituzioni,

continua ad essere un problema notevolmente diffuso nel nostro Paese, in particolar

modo nel meridione. Ogni anno la scuola superiore italiana perde per strada 250.000

studenti, 50 mila per ogni anno del quinquennio, (CENSIS 2003). Non si può più negare

anche in Italia l’esistenza di un esercito di bambini fantasma, invisibili alle scuole e alle

statistiche, che cresce nel disinteresse generale e che, spesso, si riversa nei fenomeni

di devianza e di criminalità. Le possibili cause di tale fenomeno sono rintracciabili in:

ambiente socio - familiare di appartenenza, in alcuni casi carente sul piano socio –

economico, culturale e affettivo e caratterizzato da mancato sostegno e scarse

motivazioni verso la carriera scolastica dei figli. Marginalità urbana, sottosviluppo

economico e sociale, precarietà estrema dei redditi, basso grado di istruzione,

pressione della criminalità organizzata sia sul piano culturale sia su quello delle

prospettive economiche si condensano infatti negli ambienti nei quali operano quelle

scuole che presentano un’elevata percentuale di dispersione scolastica.

difficoltà d’apprendimento e/o disagio personale che può esitare in patologie

comportamentali, disadattamento, devianza e patologia; la d.s. può essere infatti

sintomo di un più o meno fisiologico disagio adolescenziale non opportunamente

affrontato. La mancanza di modelli e valori stabili cui ispirarsi e l’impatto delle culture

emergenti (internet, discoteca, moda, ecc.), hanno indebolito negli adolescenti, oggi

più che mai, il senso di appartenenza all’istituzione scolastica, spesso vissuta come

spazio privo di significatività e/o come obbligo esterno (familiare, sociale). Il giovane

perde così di vista la meta verso cui vuole dirigersi, si muove confusamente senza un

chiaro progetto di vita, perde il senso della propria identità e non ha più saldi punti di

riferimento da cui attingere volontà e motivazione.

istituzione scuola che, sempre più spesso, si caratterizza per comunicazione povera e

monotona, organizzazione didattica rigida ed uniforme, studio delle discipline

prevalentemente contenutistico, massima attenzione al compito ed al risultato anziché

al soggetto e al processo di apprendimento.

carenza di agenzie educative extra-scolastiche

La D.S. è un fenomeno che riguarda la scuola con i suoi attori: riguarda in maniera

diretta gli alunni, protagonisti di abbandono o scarso rendimento scolastico, vissuti di

fallimento, demotivazione nello studio, disagio nei rapporti con i compagni e con i

docenti, ma coinvolge in maniera indiretta e altrettanto significativa docenti, non

docenti, famiglie, istituzioni scolastiche ed extrascolastiche, nonché il contesto sociale

allargato. Analisi della domanda: L’Istituto Comprensivo ___ ha chiesto un intervento

per la prevenzione del fenomeno della D.S. Tale richiesta è stata maturata dal

dirigente scolastico dopo un’accurata valutazione del rendimento scolastico degli

alunni. I giovani che frequentano la scuola media mostrano scarso interesse verso le

materie studiate. Il rendimento di tali alunni, soprattutto negli ultimi anni, si è

abbassato notevolmente, e la % di ripetenti è aumentata considerevolmente. Il tasso

di dispersione scolastica negli ultimi __ anni (numero degli abbandoni + numero degli

esiti negativi) è pari al _%. È inoltre possibile rilevare in alcuni alunni un alto tasso di

assenteismo, probabilmente dovuto a scarsa motivazione.

Dalla considerazione che quello che il soggetto è o fa a scuola è quello che diventerà

nella vita e nella società da adulto, nasce l’esigenza di un intervento che non sia solo

di recupero ma, partendo da una lettura sistemica dell’istituzione, di prevenzione

interistituzionale che limiti la manifestazione del problema e che rientri all’interno di

una cornice ispirata alla “complessità”, con un lavoro strutturato su più variabili

(studenti, famiglie, insegnanti, psicologi, pedagogisti). La legge sull’autonomia

scolastica (Bassanini, 55/97) ha investito la scuola di nuove e più ampie

responsabilità, “imponendole” il compito di diventare un soggetto attivo sul territorio

capace di cogliere, sviluppare e potenziare le risorse disponibili all’interno della

comunità e di ascoltare i reali bisogni dell’utenza. Ogni scuola vede oggi un continuo

moltiplicarsi di ambiti progettuali che richiedono un buon livello di integrazione tra la

didattica e i progetti verso standard di qualità sempre più elevati. Un sostegno

fondamentale alle scuole, relativamente al problema della dispersione, può essere

dato dal mondo della psicologia attraverso percorsi di action-research (Lewin) per

migliorare la qualità della vita attraverso l’attivazione di risorse e potenzialità proprie

degli individui e delle comunità. La soluzione del problema non consiste nello “star

bene a scuola”, ma nello star bene ovunque. Non si tratta di far stare a tutti i costi gli

alunni dentro il sistema formativo, ma di farceli stare con successo. Occorre, quindi,

ridare centralità e dignità ai soggetti dell’apprendimento: gli alunni. Ed è quello che si

propone il progetto, coinvolgendo al contempo le rispettive famiglie, i docenti e le

agenzie presenti nel territorio, con il fine di indirizzare i giovani verso scelte autonome

e consapevoli, e di dare agli adulti significativi gli strumenti per sostenere e motivare

tali scelte. Verranno coinvolte le istituzioni extra-scolastiche con l’obiettivo di attivare

un’ampia rete di riferimento entro la quale il giovane possa muoversi e dalla quale

possa attingere preziose risorse per crescere e per arricchire le sue conoscenze e le

sue competenze. La scuola diviene tanto luogo dove si “consuma” la dispersione

scolastica, quanto ambiente privilegiato per “combatterla”. La metodologia di

intervento si struttura su tre livelli principali tra loro interconnessi (rapporto insegnanti

-alunni, genitori-figli, tra pari), con attività differenziate a seconda del target.

Analisi organizzativa

Da un’accurata analisi del territorio è emerso che il fenomeno dell’insuccesso

scolastico e delle ripetenze, coinvolge in modo particolare l’Istituto ___. Tale risultato

potrebbe attribuirsi al fatto che l’istituto accoglie molti alunni appartenenti a classi

sociali medio-basse, provenienti da contesti familiari disagiati e da zone di periferia “a

rischio” (devianza, violenza).

Vincoli

- territorio a rischio;

- disturbi della comunicazione e di relazione, carenze affettive, precarietà economica,

mancanza di risorse culturali pubbliche (palestre, biblioteca multimediale, spazi verdi

attrezzati, teatri);

- area a rischio (dispersione e disagio scolastico);

- scollamento scuola-famiglia, mancanza di stimoli culturali, presenza di ragazzi

svantaggiati.

Analisi dei bisogni

Da un’accurata osservazione degli utenti è emerso che:

Gli alunni evidenziano: scarsa motivazione allo studio e metodo di studio inadeguato;

poca conoscenza di sé (competenze, capacità di scegliere autonomamente, fiducia in

sé stessi, locus of control interno, strategie di coping e di problem solving);

disinteresse verso i propri interessi e scarsa conoscenza delle proprie attitudini.

Gli insegnanti evidenziano: difficoltà di comunicazione e di relazione con i colleghi, gli

alunni, le famiglie; difficoltà ad individuare i segnali di disagio negli alunni.

Le famiglie evidenziano: difficoltà di comunicazione e relazione con i figli; carenza di

contatti con i docenti e disinteresse verso il rendimento scolastico dei figli.

Finalità generali

Promozione di un clima di “benessere” che coinvolga i docenti, gli alunni e le famiglie,

al fine di ridurre la dispersione attraverso strategie di prevenzione dell’insuccesso

scolastico.

Target

Beneficiari diretti: n° ¬¬¬¬___alunni di età compresa tra i ¬¬___e i ___anni

(appartenenti all’istituto comprensivo ___) e rispettivi insegnanti e genitori, da

contattare attraverso l’istituzione scolastica e attraverso lettere a casa.

Beneficiari indiretti: scuola, famiglie e comunità locale, che verranno coinvolte anche

tramite attività di informazione e pubblicizzazione del progetto.

Obiettivi specifici

Alunni:

colmare gli svantaggi, recuperare carenze cognitive e di abilità linguistico –

espressive, logiche e metodologiche, soprattutto nei soggetti “a rischio” che accusano

disagio e difficoltà di apprendimento

migliorare il livello di motivazione e di interesse per lo studio per un apprendimento

significativo e gratificante;

acquisire un metodo di studio adeguato;

sviluppare capacità decisionali, di pianificazione delle azioni, di problem solving;

sviluppare competenze e strategie di coping per la realizzazione degli obiettivi;

valorizzare le potenzialità e le competenze di ognuno in modo da suscitare una

riflessione su se stessi ed acquisire una massima coscienza dei propri interessi, delle

proprie attitudini, del proprio valore e talento

promuovere la crescita personale:

o facilitare l’acquisizione di competenze prosociali;

o migliorare l’assunzione di responsabilità;

o creare empowerment;

o migliorare l’autostima;

o aumentare il locus of control interno;

o migliorare le capacità metacognitive (ciò che si fa e perchè lo si fa);

o incrementare l’autoefficacia percepita (che influenza i processi cognitivi, la

concezione delle proprie abilità, i tipi di scenari che le persone costruiscono attraverso

l’attività immaginativa per “vedersi” portare a termine con successo le proprie

attività);

Insegnanti e genitori:

fornire capacità di esame critico di valori, credenze, atteggiamenti e

rappresentazioni, che regolano i significati su cui si costruiscono la realtà quotidiana e

le relazioni;

aumentare la consapevolezza riguardo al ruolo educativo e migliorare i processi di

comunicazione, sottolineando l’importanza dell’ascolto e dell’osservazione nelle

relazioni;

aumentare la conoscenza sulla criticità della fase evolutiva in cui si trovano gli

alunni/figli, con i possibili disagi che la caratterizzano, ponendo particolare attenzione

ai compiti di sviluppo e al fenomeno della d.s.;

aumentare la consapevolezza della rilevanza dell’“alleanza” tra le figure principali

della rete educativa, per creare rapporti reciproci di continuità per intervenire

sinergicamente nel processo di crescita e maturazione dei ragazzi

Insegnanti:

formare all’accoglienza (alunni di 1° anno), al sostegno, all’orientamento (ultimo

anno);

migliorare le capacità relazionali e di comunicazione (rafforzare potenzialità e

comportamenti positivi piuttosto che gli insuccessi; motivare).

acquisire tecniche e procedure di monitoraggio e rilevazione delle difficoltà di

apprendimento e modalità di individuazione dei soggetto “a rischio” per riconoscere in

tempo i segnali di disagio e demotivazione nell’alunno.

favorire l’individuazione di strategie operative, che consentano di affrontare la

dimensione problematica legata alla dispersione;

incentivare la programmazione di un’attività didattica che meglio risponda alle

esigenze dei ragazzi, delle strategie d’insegnamento più “attive” e/o alternative,

assumendo come focus il soggetto e il processo e valorizzando attitudini e potenzialità

degli alunni, stimolandone la creatività e l’interesse

potenziare la capacità di rilevare le esigenze, i punti di forza e di debolezza del

singolo alunno e del gruppo-classe;

agevolare la trasformazione del Sé umano e professionale, in modo da agevolare i

cambiamenti nell’evento educativo-didattico e nei percorsi metodologici;

stimolare la riflessione sul proprio modo di rappresentare, di vivere e di gestire i

problemi relativi al contesto di lavoro;

Famiglie:

migliorare le competenze comunicative e la qualità delle relazioni con i figli;

incrementare il coinvolgimento nel rendimento scolastico dei figli e nel rapporto con i

docenti.

Extra scuola:

sensibilizzare e coinvolgere altre agenzie educative (associazioni sportive,

parrocchie, ecc) verso il problema;

creare occasioni di contatto con enti pubblici presenti nel territorio.

far si che l’alunno si sperimenti in altri contesti.

Fasi

Il progetto è diviso in 3 fasi distinte ma integrate:

Informazione- formazione, preliminare al vero e proprio intervento, di tipo:

psico - sociologica, in collaborazione con gli operatori dei servizi psicologici e sociali,

per coinvolgere attivamente alunni, docenti e genitori nella realizzazione del progetto.

metodologico - didattica, per l’acquisizione di tecniche e procedure da utilizzare per

rilevare le difficoltà di apprendimento, individuare i soggetti “a rischio”, scegliere i

metodi didattici …;

Diagnosi: attraverso la somministrazione di test e questionari, per individuare

problematiche esistenti, carenze socio - affettive e cognitive, difficoltà specifiche di

apprendimento, ma anche risorse, attitudini e potenzialità

Intervento: pianificazione di adeguati percorsi di orientamento, recupero e sostegno.

Metodologia

A partire dalla strategia scelta, ci si avvarrà della partecipazione attiva dei gruppi di

soggetti (lezioni frontali, circe time, focus group, giochi psicologici). Grande attenzione

sarà data dunque al continuo monitoraggio in itinere e in follow-up per valutare a

distanza di tempo gli effetti dell’intervento. L’intervento su un fenomeno così

rilevante, richiede altresì l’uso di una metodologia esaustiva ed efficace quale

l’intervento di rete. essa trova fondamento nelle teorie sistemiche e sortisce effetti di

gran lunga più efficaci di interventi parziali poiché è in grado di produrre un

cambiamento nell’intero ambiente osservato (sistema).

Spazi

Le attività previste si svolgeranno presso i locali messi a disposizione dalla scuola di

appartenenza dei ragazzi Attività e tempi: le attività si svolgeranno nel corso di un

intero anno scolastico (tra Ottobre 2006 e Maggio 2007). Il progetto ha una durata

complessiva di 100 ore. Per lo svolgimento delle attività si preferiranno orari

extracurricolari per non interferire con il normale svolgimento delle attività didattiche,

sebbene in alcuni casi si concorderà con gli insegnanti l’utilizzo di alcune ore

curricolari (sulla base di quanto indicato dal dirigente scolastico e comunque non

superiore al 20% del monte ore annuale obbligatorio destinato all’ampliamento

dell’offerta formativa, secondo quanto previsto dalla nota del 22 giugno 2006 al d.m. n

47 del 2006).

La durata del progetto, in base alle sue fasi, sarà così distribuita:

FASE I (Ottobre- Novembre): formazione: 20 h., di cui

1 incontro di 2 ore per il seminario “Disagio giovanile e dispersione scolastica”, prima

presentazione generale del progetto.

Alunni: 3 incontri di 2 ore ciascuno (tot 6 ore) per:

sensibilizzazione e motivazione al progetto attraverso la presentazione dello stesso e

l’autopresentazione dei partecipanti

socializzazione attraverso giochi e attività di gruppo

Insegnanti e genitori: 3 incontri di 2 ore ciascuno (tot 6 ore) per la formazione, con

lezioni frontali (presentazioni in power point), brainstorming, circle time (seduti in

cerchio si discutono argomenti di comune interesse, approfondendone la conoscenza

attraverso la partecipazione di ognuno), giochi di gruppo, role-playing, simulazioni,

problem-solving. Gruppi di:

riflessione sul significato di essere educatori oggi attraverso un confronto genitori -

corpo docenti in cui affrontare gli aspetti significativi dell’azione educativo – formativa

di ciascuno, individuare punti di contatto, condividere strategie, per favorire la presa di

coscienza sulla rilevanza dell’ “alleanza” tra le figure principali della rete educativa e

offrire ai ragazzi un modello coerente e integrato di crescita e maturazione

informazione e discussione per approfondire la conoscenza sulla criticità della fase

evolutiva in cui si trovano gli alunni/figli, con i possibili disagi che la caratterizzano

(compiti di sviluppo e fenomeno della d.s.);

formazione sul tema “la costruzione della realtà quotidiana e delle relazioni”; i

processi di comunicazione, l’ascolto e l’osservazione.

Insegnanti: 3 incontri di 2 ore ciascuno (tot 6 ore):

focus group su “esperienze con alunni difficili” a confronto.

realizzazione di un percorso metodologico - didattico, per l’acquisizione di tecniche e

procedure da utilizzare per rilevare le difficoltà di apprendimento e di modalità per

individuare i soggetti “a rischio”

FASE II (Dicembre): diagnosi: 6 h.

somministrazione di gruppo (per classi) questionari di interessi e attitudini per gli

alunni, colloqui individuali con soggetti “a rischio”.

FASE III (Gennaio – Maggio): intervento: 74 h., di cui

Alunni:

Didattica: 2 ore settimanali per le recupero in itinere per i ragazzi con problematiche

in ambito didattico, alternando /lezioni pratiche in itinere ai gruppi di “sostegno” tra

pari (tutoring e cooperative learning). tot 22 ore:

attivazione dei gruppi di “sostegno” tra pari per agevolare il conseguimento di

obiettivi difficilmente raggiungibili individualmente (gruppi di studio pomeridiani)

attraverso il supporto offerto da un compagno più competente (tutoring)

e/o mediante la condivisione delle varie abilità di ciascuno per la realizzazione di un

obiettivo comune (cooperative learning) – es. lavori di gruppo – per una diversa auto-

ed etero- percezione dei ragazzi all’interno del gruppo dei pari

2 ore al mese per i laboratori didattici (tot 8 ore), (laboratorio di attività pratiche e di

informatica) idonei a creare un ambiente privilegiato per l’apprendimento e a

rafforzare le competenze tecniche funzionali per un eventuale occupazione futura

anche attraverso visite pratico-guidate presso gli istituti superiori del paese.

2 ore per coinvolgimento dei ragazzi in alcune delle scelte didattiche (opzioni di

contenuto, metodo, …);

Attività di gruppo per la crescita personale: 2 incontri al mese di 2 ore ciascuno (tot 20

ore) alternando role play, focus- group, circle time, psicodramma, laboratori

creativo-espressivi e ricreativi

role playng e simulate di situazioni problematiche (assunzione di responsabilità,

capacità metacognitive, pianificazione delle azioni, realizzazione degli obiettivi);

focus group (capacità espressive, comunicative, relazionali).

circle time per migliore la conoscenza di sé e delle proprie potenzialità nascoste,

abbassare le difese e analizzare i conflitti relazionali (metodo socio-affettivo per:

fiducia in sé stessi, autoefficacia percepita, autostima, empowerment, competenze

prosociali e locus of control per prendere consapevolezza dei problemi e risolverli, per

individuare e a gestire l’emotività e le aspirazioni, ad attivare soluzioni alternative).

laboratori esperenziali ludico-espressivi e ricreativi (fiaba, inventare una storia,

disegni) per aumentare le capacità immaginative, di riflessione, di simbolizzazione e di

utilizzo di nuovi canali espressivi (giochi simbolici, di regole, motori, di manipolazione;

laboratori teatrali, artistici)

attività di psicodramma (conoscenza e consapevolezza di sè).

Insegnanti e genitori: formazione per insegnanti e per genitori, in incontri diversificati,

con lezioni frontali (presentazioni in power point), brainstorming, circle time, giochi di

gruppo, role-playing (competenze relazionali), simulazioni, problem-solving. Nel

dettaglio:

Insegnanti: corsi di formazione 3 incontri di 2 ore ciascuno (tot 6 ore) sul “sapere -

saper fare – saper essere”: circle time sui propri metodi d’insegnamento (risorse e

limiti, difficoltà), e sulla pianificazione di percorsi didattici funzionali a incentivare la

motivazione ad apprendere, con strategie d’insegnamento più “attive” e/o alternative;

Genitori: corso di formazione 3 incontri di 2 ore ciascuno (tot 6 ore) su “essere

genitori”: circle time e fucus group su esperienze personali; coinvolgimento in attività

(mostre, manifestazioni teatrali e musicali dei figli).

Extra-scuola

Convegno extra scuola (4 ore) su “Problematiche giovanili: intervento di rete” e

resoconto del lavoro svolto e ringraziamenti finali;

incontri con i responsabili delle agenzie educative extrascolastiche e dei centri

culturali territoriali (ad es. biblioteca comunale) e descrizione di queste (a che

servono, come accedervi, ecc) (4 ore).

Verifica: somministrazione questionari di verifica ai partecipanti in gruppi paralleli o

focus group (2 ore).

Si prevedono infine riunioni di equipe 2 vv. al mese con cadenza quindicinale a scopo

di verifica.

Risorse

Risorse umane

2 Psicologi coordinatori del progetto e responsabili delle attività prettamente formative

della I e della II fase

2 Psicologi per la seconda e la terza fase, esperti in Psicopatologia dell’apprendimento

e in Psicodiagnostica che coordineranno le fasi di diagnosi e di intervento ed esperti

nelle tecniche di gruppo (psicodramma, role play)

2 osservatori volontari (psicologi in formazione) di cui

- 1 monitorerà le varie attività tramite la compilazione di report

- 1 registrerà quanto rilevato durante i circle – time

3 operatori (educatori) adeguatamente preparati per lo svolgimento delle attività di

recupero e/o per le lezioni pratiche e per i laboratori didattici

2 tecnici di laboratorio (scolastici)

1 custode responsabile dell’accesso ai locali scolastici

Si cercherà la collaborazione con gli operatori dei servizi psicologici e sociali del

territorio

Risorse strumentali: materiale cartaceo e di cancelleria (cartelloni, fogli, pennarelli,

colla, riviste, lavagna con fogli girevoli, nastro adesivo), computer, video proiettore,

lavagna luminosa, carta lucida, materiali per i vari laboratori

Risorse economiche

 spese per il personale impegnato:

o 2 formatori 30 € l’ora ciascuno (per 16 ore ciascuno + eventuali 4 ore di

compresenza o gruppi paralleli = 20 ore ciascuno per 600 € - tot. 1.200 €)

o 2 psicologi esperti di psicodiagnostica e attività di gruppo (coordinatori del

progetto) 30 € l’ora ciascuno (per 26 ore ciascuno di attività di piccolo gruppo +

eventuali 6 ore di compresenza o gruppi paralleli + 6 ore di diagnosi in fase II + 2 ore

di questionario di verifica = 40 ore ciascuno per 1.200 € - tot 2.400 €);

o educatori 25 € l’ora ciascuno (15 ore ciascuno + 5 ore di compresenza o gruppi

paralleli = 20 ore per 500 € ciascuno – tot 1.000 €).

 altre spese (materiali di laboratorio, cancelleria, fotocopie…) 200 €

TOT. = 4.800 €

Verifica e Valutazione dei Risultati

Valutazione iniziale

o scheda di rilevazione (analisi situazionale, rilevazione dei bisogni formativi,

individuazione delle carenze socio – affettive e cognitive) prima dello svolgimento

delle attività per valutare la situazione pregressa

o Alunni: test di motivazione e metodo di studio; schede anamnestiche;

questionario di autovalutazione; test del locus of control di Rotter; questionario di

interessi; test attitudinali;

o Docenti e genitori: e focus group. Solo i genitori: scheda anamnestica

Valutazione in itinere (di processo):

Rilevazione

o della frequenza agli incontri con la registrazione delle presenze;

o dell’interesse e della partecipazione con griglie di osservazione appositamente

predisposte e considerazione dei prodotti dei lavori;

o della soddisfazione dei beneficiari e degli operatori con un questionario di

gradimento (da somministrare al termine di ogni ultimo incontro del mese);

o della congruenza tra obiettivi del progetto e bisogni con l’esplicitazione delle

aspettative dei partecipanti relative al progetto stesso;

 Discussioni di gruppo degli operatori (incontri di supervisione)

 Valutazione dei report compilati durante lo svolgimento delle varie attività

(osservazione dinamiche relazionali insegnanti – alunni, alunni – alunni, insegnanti –

genitori; idoneità delle attività di recupero, ….) e dei circle – time.

 Alunni: schede di valutazione del rendimento scolastico; osservazione delle

dinamiche relazionali (griglie di osservazione del cambiamento; discussioni nel gruppo

su esperienze di cambiamento a confronto); questionario di gradimento oppure

discussione sull’andamento del progetto all’interno dei gruppi formativi.

 Docenti: osservazione dinamiche relazionali; questionario di gradimento oppure

focus group come per gli alunni.

 Famiglie: osservazione, questionario di gradimento.

Verifica finale (di esito): ri – somministrazione della scheda di rilevazione, dei

questionari motivazionali, di autostima e di valutazione cognitiva somministrati

all’inizio delle attività, questionario di gradimento.

Percentuale di dispersione

Percentuale di assenteismo

 Confronto tra rendimento iniziale e finale di ciascun sogg. coinvolto (efficacia

del recupero in itinere).

 Docenti e genitori: verifica grado di soddisfazione e di interesse con questionari

di gradimento e focus group.

La valutazione conclusiva sarà realizzata anche in termini di efficacia in funzione della

qualità dei risultati ottenuti in relazione alle ricadute positive sull’utenza ed efficienza

in rapporto alle risorse disponibili e ai risultati ottenuti.

Follw-up sui rapporti che l’alunno ha mantenuto con le altre agenzie educative, sulla

Percentuale di dispersione e di assenteismo

DISTURBI EVOLUTIVI DELL’APPRENDIMENTO: PREVENZIONE E INTERVENTO

Premessa

Col termine “Disturbo evolutivo dell’Apprendimento” si raccoglie una gamma

diversificata di problemi dello sviluppo cognitivo e dell’apprendimento scolastico: si

tratta di disturbi di calcolo (discalculia), lettura (dislessia) e scrittura (disgrafia,

disortografia). Tali disturbi sono presenti in quei bambini che, in assenza di alterazioni

o traumi cerebrali, imparano in modo più lento e meno completo rispetto alla

maggioranza dei bambini che hanno la medesima età. La diagnosi si basa su due

principali fattori: il problema dell’ apprendimento risulta derivare da un disturbo

specifico non attribuibile ad una difficoltà intellettiva generale, la difficoltà di

apprendimento prescinde da eventuali deficit sensoriali o motori (vengono infatti

definiti “Disturbi dominio-specifici). Tra questi disturbi:

Disfasia evolutiva: compromissione nell’acquisizione del linguaggio parlato. Ritardo del

linguaggio e/o sua diversità e stranezza nella forma espressiva, che lo rende spesso

incomprensibile.

Dislessia evolutiva: difficoltà dell’apprendimento della lettura. Gli errori frequenti sono

relativi all’incapacità di distinguere lettere simili per forma (m-n, b-d, b-p) o per suono

(v-f, d-t, b-p), all’inversione di lettere o sillabe (lad-dal), all’omissione o aggiunta di

lettere. Il disturbo riguarda anche la velocità di lettura e la comprensione del testo. Tra

le dislessie si distinguono quella evolutiva in senso ritardato (il bambino ha capacità di

lettura pari a quelle di un bambino di età inferiore) e in senso deviante (la lettura non

è riconducibile a nessuna fase della acquisizione normale). Rappresenta 4 casi su 5 di

disturbi dell’apprendimento e colpisce in prevalenza i maschi.

Disgrafia evolutiva: disturbo dell’acquisizione della scrittura, di derivazione fonologica

(il bambino non è capace sotto dettato di tradurre i suoni ascoltati in lettere) o, meno

grave, può manifestarsi con difficoltà ortografiche.

Discalculia: difficoltà specifica nell’apprendimento del calcolo e del linguaggio

aritmetico e matematico: problemi di riconoscimento dei numeri, associazione tra

numero e quantità corrispondente, apprendimento delle tabelline e della numerazione.

Negli ultimi anni, nelle scuole italiane, si rileva un notevole aumento (rispetto agli anni

passati) di alunni con D.A., anche grazie alla maggiore raffinatezza diagnostica, dato

che in passato tali patologie spesso non venivano riconosciute e il bambino veniva

tacciato così di svogliatezza, distrazione e incapacità a scrivere correttamente (per via

dei frequenti errori ortografici e grammaticali) o, ancora peggio, di “stupidità”. Si

tratta pertanto di un fenomeno emergente di grande impatto sociale rispetto al quale

si rileva una particolare sensibilità. Le difficoltà legate al saper leggere, scrivere e “far

di conto” richiedono, da parte del corpo docente, un costante aggiornamento mirato al

recupero specifico dell'alunno, da effettuarsi il prima possibile. Inoltre, non vanno

sottovalutate le difficoltà relazionali, sul piano comportamentale e sociale, spesso

relate ai D.A. e, in alcuni casi, origine degli stessi. Tali difficoltà richiedono massima

consapevolezza ed attenzione da parte onde evitare l’instaurarsi di dinamiche

complesse. La diagnosi precoce ed un trattamento riabilitativo mirato consentono in

tempi brevi un recupero delle disabilità accertate con un miglioramento della qualità

della vita e delle prospettive di sviluppo sociale e di inserimento lavorativo della

persona. La motivazione del progetto nasce da quanto suddetto e dall’importanza di

un intervento tempestivo sui soggetti “a rischio”, così da ovviare alla comparsa di una

patologia conclamata dell’apprendimento.

Analisi della domanda

L’Istituto Comprensivo ___ ha chiesto un intervento per la prevenzione del fenomeno

dei disturbi evolutivi dell’apprendimento. Tale richiesta è stata maturata dal dirigente

scolastico e dal corpo docente dopo un’accurata valutazione del rendimento scolastico

degli alunni. Tuttavia da una accurata analisi dei bisogni è emerso che, oltre

all’evidente difficoltà didattica di alcuni discenti, il corpo docente lamenta difficoltà di

comunicazione e di relazione con i colleghi, gli alunni, le famiglie e difficoltà ad

individuare e gestire i segnali di disagio negli alunni. Anche le famiglie dei ragazzi

lamentano alcune difficoltà di comunicazione e relazione con i figli, carenza di contatti

con i docenti e fatica a gestire le difficoltà dei figli.

Analisi organizzativa

Se si considera l’organizzione. come un sistema composto da variabili interne che

permettono un adattamento del sistema all’ambiente, si può affermare che

l’istituzione scolastica italiana in particolare con la riforma dell’autonomia, si avvia

verso una sempre maggiore apertura all’ambiente in cui opera (altre agenzie

educative, famiglie, ecc). Ogni scuola vede oggi un continuo moltiplicarsi di ambiti

progettuali che richiedono un buon livello di integrazione tra la didattica e i progetti

verso standard di qualità sempre più elevati. Da un’accurata analisi del territo-rio è

emerso un aumento negli ultimi due anni del fenomeno dell’insuccesso scolastico

nell’Istituto ___, composto da ____ alunni e ___ classi, in particolare nelle classi prime e

seconda elementare. L’istituto è ubicato in una zona della città ben servita, priva di

evidenti elementi di criticità, e frequentato da bambini per lo più provenienti da una

classe economico- sociale medio-alta. Tale risultato, come suggerito dal dirigente

scolastico e dal corpo docente, potrebbe attribuirsi proprio alla presenza di patologie

specifiche dell’apprendimento sommerse.

Mod. teorico di riferimento

Si adotta la prospettiva sistemica propria della psicologia della salute, in un’ottica di

prevenzione e promozione della salute. Tale disciplina, ispirandosi al paradigma della

complessità, aspira a guardare la persona nel suo insieme, in quanto erede genetico

(bio), soggetto di riflessione e decisione (psico), nonché soggetto storico-culturale e

familiare (sociale). I confini dell’individuo non coincidono affatto con l’epidermide, ma

con l’insieme delle relazioni significative della persona. L’essere umano è un sistema

aperto e complesso che interagisce con l’esterno in un processo di continuo

adattamento e scambio di informazioni. Tale concezione motiva l’importanza di agire

non solo sul singolo ma anche su tutte le altre componenti del sistema. Strategia: in

conseguenza del modello teorico di riferimento si utilizzerà una strategia di

ricerca-intervento, riconducibile alla ricerca-azione di K. Lewin. Essa è un momento di

conoscenza scientifica della realtà ed insieme, un contributo al cambiamento della

stessa attraverso il coinvolgimento diretto dei destinatari dell’intervento (in particolare

dei bambini e dei ragazzi, secondo quanto indicato dalla Legge 285/97) nei diversi

momenti di definizione e verifica degli obiettivi di ricerca. Tale strategia favorisce lo

sviluppo di una comunità competente, ossia in grado di individuare risorse al suo

interno utili per la realizzazione dei cambiamenti auspicati. L’intervento su un

fenomeno così rilevante, richiede altresì l’uso di una metodologia esaustiva ed efficace

quale l’intervento di rete. essa trova fondamento nelle teorie sistemiche e sortisce

effetti di gran lunga più efficaci di interventi parziali poiché è in grado di produrre un

cambiamento nell’intero ambiente osservato (sistema).

Finalità generale

Prevenzione precoce delle difficoltà inerenti i D.A. e rimozione degli ostacoli al pieno

successo formativo della persona.

Target: beneficiari diretti bambini , insegnanti, genitori Indiretti: comunità

Sotto-obiettivi: il progetto si articolerà in fasi:

FASE I: Momento informativo/formativo

- Acquisizione di spunti teorici e applicativi che siano realizzabili nell’ambito

dell’attività didattica, preliminare al vero e proprio intervento (osservazione dei gruppi

- classe)

- Organizzazione del percorso operativo, attraverso gruppi di discussione;

FASE II: Diagnosi

Test e questionari per individuare difficoltà specifiche di apprendimento e/o eventuali

carenze socio - affettive e cognitive, discussione dei risultati in gruppo (esperti -

insegnanti – genitori) e pianificazione di adeguati percorsi di recupero e sostegno

(autorizzazione al trattamento dei dati personali da parte dei genitori, L. 675/96)

FASE III: Intervento

- Laboratori di recupero e sostegno per i bambini

- Formazione per insegnanti e genitori per l’acquisizione di spunti teorici e applicativi

realizzabili nell’ambito dell’attività scolastica e a casa, rispettando la continuità del

percorso educativo e promuovendo il raccordo “a rete” degli attori responsabili dello

stesso.

Obiettivi specifici

Insegnanti

- Incrementare la conoscenza sulle tematiche inerenti i D.A. ed i problemi affettivo -

relazionali ad essi associati

- Accrescere le competenze strumentali e tecnologiche per poter monitorare il gruppo

classe e intervenire sui soggetti “a rischio”

Bambini

- Valorizzare le potenzialità e le competenze di ognuno, andando oltre il D.A.

- Colmare gli svantaggi, recuperare carenze cognitive, sociali e di abilità linguistico –

espressive, logiche e metodologiche nei soggetti “a rischio” che accusano disagio e

difficoltà di apprendimento

Genitori

- Aumentare la conoscenza sulle tematiche inerenti i D.A. ed i problemi affettivo -

relazionali ad essi associati

- Supportare i genitori nella loro funzione di “collaborazione” per lo svolgimento dei

compiti scolastici del figlio

Metodologia

A partire dalla strategia scelta, ci si avvarrà della partecipazione attiva dei gruppi di

soggetti, per promuovere empowerment, a livello individuale e di comunità:

“acquisizione di potere” e controllo attivo, lettura critica della realtà e assunzione di

strategie adeguate per il raggiungimento di determinati obiettivi, seguiti dalla loro

verifica e da eventuali aggiustamenti e riformulazione delle ipotesi iniziali. Grande

attenzione sarà data dunque al continuo monitoraggio in itiniere e in follow-up per

valutare a distanza di tempo gli effetti dell’intervento. Ci si avvarrà di una metodologia

esaustiva ed efficace quale l’intervento di rete, che trova fondamento nelle teorie

sistemiche e sortisce effetti di gran lunga più efficaci di interventi parziali poiché è in

grado di produrre un cambiamento nell’intero ambiente osservato (sistema). Il

progetto, rivolto alle classi di scuola elementare, intende infatti affrontare le

problematiche relative alle difficoltà di apprendimento iniziando un percorso di

ricerca-azione che veda coinvolti (oltre agli alunni) i docenti e i genitori, supportati da

esperti nel settore, dopo una fase di informazione-formazione sui disturbi evolutivi,

promuovendo, dal confronto tra professionalità diverse, la condivisione di ipotesi e

strategie operative che possano essere generalizzate all’interno della comunità

scolastica di riferimento. I laboratori didattici saranno improntati all’approccio

metodologico metacognitivo e dell’appr. senza errori, con lo scopo di rafforzare le

abilità di apprendimento degli alunni e soprattutto dei soggetti con difficoltà di

apprendimento, di attivare strategie motivazionali e di coinvolgimento.

Attività

FASE I formativo-informativa e di progettazione

Insegnanti e genitori

- Gruppi informativi e di discussione per approfondire la conoscenza sulle tematiche

inerenti i D.A. ed i problemi affettivo - relazionali ad essi associati (info su

caratteristiche, cause ed evoluzione dei D.A., …), ponendo le basi per un cambiamento

dell’atteggiamento didattico e valutativo nei confronti degli alunni coinvolti e

favorendo l’acquisizione di spunti teorici e applicativi realizzabili nell’ambito

dell’attività didattica.

- Incontri propedeutici all’avvio dell’attività attraverso circle –time (ci si siede in

cerchio e si discutono insieme argomenti di comune interesse, approfondendone la

conoscenza attraverso la partecipazione di ognuno) per l’organizzazione del percorso

operativo e la definizione del target (ad esempio: gruppi di livello per classi parallele)

FASE II diagnostica

- Screening testologico per individuare gli alunni con difficoltà di apprendimento e

avere per essi una “linea di base” (batteria PRCR – 2 di Cornoldi e Gruppo MT, prova di

comprensione alla lettura, prova di ragionamento, prova sulla motivazione

all’apprendimento);

- Gruppo di discussione sui risultati testologici (insieme a insegnanti e genitori) e

individuazione delle ipotesi di intervento e delle strategie cognitive e metacognitive (in

particolare per la comprensione del testo).

FASE III intervento

Bambini

- Attivazione di laboratori didattici (laboratorio di attività pratiche e di informatica)

idonei a creare un ambiente privilegiato per l’apprendimento e a rafforzare le

competenze tecniche, prescindendo dallo specifico D.A.

- Gruppi di token economy per inserire i progetti specifici per bambini con DA nel

contesto-classe (ciascun bambino deve raggiungere il suo obiettivo per avere un pezzo

da inserire nel suo puzzle)

- Attivazione, durante l’attività didattica, del recupero in itinere, consistente in corsi di

recupero per i ragazzi con problematiche in ambito didattico (strategie metacognitive

e dell’appr. senza errori per dimensione, orientamento, forma delle lettere)

- Incremento delle capacità cognitive e sociali dei bambini con D.A. attraverso:

tutoring che prevede l’attivazione di gruppi di “sostegno” tra pari, in cui il b. con D.A.,

supportato dai b. più abili, si avvale delle loro competenze, per conseguire più

agevolmente obiettivi che difficilmente raggiungerebbe autonomamente

cooperative learning e token economy cooperativa basato sulla condivisione delle

varie abilità di ciascuno per la realizzazione di un obiettivo comune – es. lavori di

gruppo, completamento di un unico grande puzzle a parete-

Insegnanti

- Percorso metodologico - didattico, per l’acquisizione di tecniche, procedure e sussidi

tecnologici (software didattico, tecnologie di digitalizzazione e sintesi vocale per la

lettura di testi, costituzione di una fonoteca di “libri parlati”, individuazione di percorsi

facilitanti e facilitati) per intervenire sugli alunni con D.A.

Genitori

- Gruppi di incontro - confronto con personale esperto in cui affrontare gli aspetti

metodologico - didattici, suggerendo possibili tecniche e procedure da utilizzare in

casa per offrire ai b. un modello coerente e integrato di apprendimento (es. metodo da

seguire nello svolgimento dei compiti)

Extra-scuola

Discussione in plenaria, con tutti i docenti della scuola, il dirigente scolastico e figure

esterne coinvolte sui risultati attesi e raggiunti.

Spazi e Tempi

Le attività previste si svolgeranno presso i locali messi a disposizione dalla scuola di

appartenenza dei ragazzi, nel corso di un intero anno scolastico (tra Ottobre 2006 e

Aprile 2007). Il progetto ha una durata complessiva di 90 ore. Per lo svolgimento delle

attività si preferiranno orari extracurricolari per non interferire con il normale

svolgimento delle attività didattiche, sebbene in alcuni casi si concorderà con gli

insegnanti l’utilizzo di alcune ore curricolari (sulla base di quanto indicato dal dirigente

scolastico e comunque non superiore al 20% del monte ore annuale obbligatorio

destinato all’ampliamento dell’offerta formativa, secondo quanto previsto dalla nota

del 22 giugno 2006 al d.m. n 47 2006). La durata del progetto, in base alle sue fasi,

sarà così distribuita:

FASE I (Ottobre- Novembre): formazione-informazione: 10 h.

- 3 incontri di 2 h ciascuno (tot. 6 h) per i gruppi informativi e di discussione sulle

tematiche inerenti i D.A.

- 2 incontri di 2 h ciascuno (tot. 4 h) per l’organizzazione del percorso operativo e la

definizione del target

FASE II (Dicembre): diagnosi: 6 h:

- 2 incontri di screening testologico (2 h ciascuno, tot. 4 h);

- 1 incontro per il gruppo di discussione dei risultati e la pianificazione dell’intervento

(2 h)

FASE III (Gennaio – Aprile): intervento: 74 h:

Alunni

- 2 ore settimanali per i laboratori didattici e la token economy (tot. 24 h)

- 2 ore settimanali di recupero, alternando recupero in itinere, tutoring e cooperative

learning (tot. 24 h)

Insegnanti: incontri quindicinali di 2 h per il percorso metodologico – didattico a favore

degli alunni con D.A. (16 h)

Genitori: Incontri mensili di 2 h per offrire ai bambini un modello coerente e integrato

di apprendimento (tot. 8 h)

1 discussione in plenaria e somministrazione dei questionari di verifica (2 h), con tutti i

docenti della scuola, il dirigente scolastico e figure esterne coinvolte sui risultati attesi

e raggiunti.

Si prevedono infine riunioni di equipe 2 vv. al mese con cadenza quindicinale a scopo

di verifica.

Risorse

Risorse umane

1 Formatore (coordinatore dei progetto) responsabile delle attività di formazione

rivolte agli insegnanti e ai genitori

2 Psicologi di cui almeno 1 esperto in Psicopatologia dell’apprendimento e in

Psicodiagnostica e uno esperto nei problemi dell’apprendimento che coordineranno le

fasi di diagnosi e di intervento e i gruppi di discussione

1 Psicopedagogista che collabora

- con gli insegnanti nella stesura dei percorsi metodologico – didattici più adeguati

al/ai sogg. di riferimento

- con i genitori suggerendo loro le strategie più adeguate per aiutare i propri figli nello

svolgimento dei compiti a casa

3 docenti curricolari dei tre ambiti linguistico, antropologico, matematico per lo

svolgimento delle attività di recupero

2 osservatori volontari (psicologi in formazione) per monitorare le varie attività tramite

la compilazione di report

1 tecnico di laboratorio

1 custode scolastico responsabile dell’accesso ai locali

Risorse strumentali:

- materiale cartaceo e di cancelleria (cartelloni, fogli, pennarelli, lavagna con fogli

girevoli, nastro adesivo),

- computer, video proiettore, lavagna luminosa, carta lucida, materiali per i vari

laboratori

- materiale testistico specifico per la rilevazione dei D.A. (prove Mt, “Batteria per la

rilevazione della dislessia e della disortografia evolutiva” Sartori – Job -Tressoldi, …)

Risorse economiche

spese per il personale impegnato:

- Psicologo formatore - coordinatore (24 € l’ora) per un totale di 90 ore (2.160 €);

- 2 psicologi esperti 30 € l’ora ciascuno (per 16 h ciascuno per 480 € - tot. 960 €)

- Psicopedagogista 25 € l’ora per 24 h = tot. 600 €

altre spese (materiali di laboratorio, cancelleria, materiale testistico…) 280 €

TOT. = 4.000 €

Verifica e Valutazione dei Risultati

Valutazione iniziale

- schede diagnostiche per l’individuazione di soggetti a “rischio”

- scheda di rilevazione dei bisogni formativi

- questionario (per genitori e insegnanti) per valutare le conoscenze iniziali sul tema

trattato

Valutazione in itinere (di processo):

Rilevazione

- della frequenza agli incontri con la registrazione delle presenze;

- dell’interesse e della partecipazione con griglie di osservazione appositamente

predisposte e considerazione dei prodotti dei lavori;

- della soddisfazione dei beneficiari e degli operatori con un questionario di

gradimento (da somministrare al termine di ogni ultimo inc. del mese);

- della congruenza tra obiettivi del progetto e bisogni con l’esplicitazione delle

aspettative dei partecipanti relative al progetto stesso;

- Discussioni di gruppo degli operatori (incontri di supervisione)

- Incontro di valutazione, verifica, programmazione dell’intervento successivo con gli

insegnanti e i genitori alla fine della seconda fase

- Valutazione del rendimento scolastico degli alunni; griglie di osservazione del

cambiamento, questionario di gradimento alla fine di ogni fase da parte di insegnanti,

genitori e alunni

Verifica finale (di esito):

- Confronto tra rendimento iniziale e finale di ciascun soggetto coinvolto (efficacia del

recupero in itinere).

Alunni: risomministrazione delle schede di rilevazione e diagnostiche, questionario di

gradimento.

Docenti e genitori:

- Verifica grado di soddisfazione e di interesse con questionari di gradimento

- Ri – somministrazione del questionario iniziale per accertare conoscenze e

competenze acquisite sui D.A.

- Verifica del grado di soddisfazione e di interesse

- Gruppo di discussione in plenaria

- Follow-up ad un anno dalla fine dell’intervento (con gli stessi strumenti testologici)

RECUPERO DONNE MALTRATTATE

Premessa

Il maltrattamento ai danni delle donne non è certamente un fenomeno moderno. É

invece molto recente la presa di coscienza, da parte della società, della vastità del

fenomeno e della gravità delle sue conseguenze. Definiamo con maltrattamento atti e

carenze che turbano gravemente la donna, attentano alla sua integrità corporea, al

suo svil. affettivo, intellettivo e morale, le cui manifestazioni sono lesioni di ordine

fisico, psichico, o sex. La definizione comprende diverse tipologie di maltrattamento

che non vanno considerate come forme assolutamente separate ed autonome, in

quanto spesso il maltrattamento comporta la compresenza di diverse forme di abuso

(maltrattamento fisico, abuso sex), ed inoltre in tutte le forme di abuso è sempre

presente in qualche misura il maltrattamento psicologico. Quest’ultimo è la forma più

diffusa di violenza ed è quella più difficile da riconoscere. É fatta di ricatti, minacce,

indifferenza, squalifiche, mancanza di rispetto, eccesso di pretese, richieste

sproporzionate... La forma più estrema e grave di maltrattamento, soprattutto per i

danni enormi che produce, è l’abuso sex. È stato evidenziato che la max parte delle

donne, prima di attuare un percorso di uscita da tale situazione malsana, indugiano

molti anni in una relazione violenta che le danneggia sul piano fisico e psichico.

Analisi della domanda: la ASL n. 6 di (città), dopo un’accurata analisi e valutazione del

territorio palermitano, ha richiesto un intervento di prevenzione secondaria, con

l’obiettivo (in accordo con la nuova concettualizzazione delle disabilità dell’OMS- 2003)

di intervenire nei casi sommersi di maltrattamento o abuso (fisico, psichico e sex) alle

donne. Analisi organizzativa: considerato che il SSN è un’organizzazione complessa,

che interagisce attivamente con tutte le altre agenzie del territorio si rende necessario

un’attivazione sinergica di rete che coinvolga non solo le strutture ai vertici del

sistema, ma anche quelle intermedie e periferiche, come previsto dal Progetto

Obiettivo della Salute dell’Anziano.

Il prog. nasce da questa consapevolezza e dall’esigenza di attuare piani d’intervento

sui danni psichici provocati dal maltrattamento e percorsi formativi sui temi della

violenza per gli operatori socio – sanitari che verranno impiegati presso la struttura di

riferimento.

Modello teorico di riferimento è quello sistemico – relazionale, per la peculiare

concezione dell’individuo e per l’importanza attribuita a tutti gli elementi che

concorrono ad influenzare il suo percorso di vita. L’essere umano è un sistema aperto

e complesso che interagisce con l’esterno in un processo di continuo adattamento e

scambio di informazioni. Tale concezione motiva l’importanza di agire non solo sul

singolo ma anche su tutte le altre componenti del sistema – comprendendo il

comportamento delle parti in relazione al tutto e le proprietà dinamiche del tutto in

relazione al contesto -. Ciò richiama la “field theory” (teoria del campo) di Kurt Lewin,

che consente di leggere ogni evento come totalità delle forze (del mondo personale e

dell’ambiente fisico e sociale che rientra o meno nell’attività psichica del soggetto),

che agiscono nel campo, in un determinato momento, in una relazione di

interdipendenza. L’epistemologia della complessità, alla base delle scienze odierne, è

alla base di tali modelli teorici.

Strategia

In conseguenza del modello teorico di riferimento si utilizzerà una strategia di

ricerca-intervento, riconducibile alla ricerca-azione di K. Lewin. Essa è un momento di

conoscenza scientifica della realtà ed insieme, un contributo al cambiamento della

stessa attraverso il coinvolgimento diretto dei destinatari dell’intervento nei diversi

momenti di definizione e verifica degli obiettivi di ricerca. Tale strategia si accompagna

allo sviluppo di una comunità competente, ossia in grado di individuare risorse al suo

interno utili per la realizzazione dei cambiamenti auspicati.

Target

Beneficiari diretti: tot donne afferenti al centro___ e operatori socio - sanitari di

riferimento.

Beneficiari indiretti: comunità

Finalità

Tutelare l’integrità psicofisica delle donne attraverso azioni di prevenzione e contrasto

dei fenomeni di abuso e maltrattamento.

Fasi del progetto

Fase I: presentazione del progetto, motivazione e formazione psico - sociologica, ,

inerente la formazione di operatori dei servizi psicologici e sociali al fine di coinvolgerli

attivamente nella realizzazione del prog..

Fase II: Diagnosi attraverso la somministrazione di test, questionari, ... per individuare

l’eventuale presenza delle più comuni patologie psichiche tra le donne (ansia e

depressione, sindrome post-traumatica da stress, sindrome d'adattamento, disturbi

alimentari)

valutazione del danno psichico nella donna maltrattata,

acquisizione e valutazione delle prove cliniche del danno,

Fase III: Intervento, cioè pianificazione di adeguati percorsi di recupero e sostegno.

Inoltre, verrà attivato uno sportello di ascolto psicologico per supportare

emotivamente gli operatori testimoni di situazioni di maltrattamento e abuso. (Per le

donne maltrattate si predisporranno degli interventi individualizzati da parte di

specialisti del settore.)

Obiettivi Specifici

DONNE

- Promuovere, in modo sempre più allargato, la conoscenza degli effetti della violenza

sulla salute

- Favorire la ri - acquisizione, da parte della donna che ha subito un lungo

maltrattamento, di un buon liv. di equilibrio psichico per:

- operare il distacco dal partner maltrattante, mettendo in atto le azioni legali

pertinenti

- ri - definire un progetto di vita centrato su di sé

- riacquistare una adeguata stima di se, sufficiente al proprio benessere psico-fisico

OPERATORI SOCIO - SANITARI

- Favorire un percorso formativo centrato su conoscenza e prevenzione

- Potenziare lo sviluppo delle competenze necessarie per

- il rilevamento precoce della richiesta di aiuto

- la comprensione della sofferenza delle donne

- Favorire la conoscenza del percorso per una corretta segnalazione dei casi

richiedendo, se necessaria, la collaborazione dei servizi territoriali e/o delle istituzioni

giudiziarie

Metodologia

A partire dalla strategia scelta, ci si avvarrà nella progettazione del counselling e della

partecipazione attiva dei gruppi di soggetti, per promuovere empowerment, a livello

individuale e di comunità, consistente in un processo di “acquisizione di potere” e

controllo attivo, lettura critica della realtà e assunzione di strategie adeguate per il

raggiungimento di determinati obiettivi, seguiti dalla loro verifica e da eventuali

aggiustamenti e riformulazione delle ipotesi iniziali. Grande attenzione sarà data

dunque al continuo monitoraggio in itinere e in follow-up per valutare a distanza di

tempo gli effetti dell’intervento. L’intervento si avvarrà inoltre dell’uso di una

metodologia esaustiva ed efficace quale l’intervento di rete, in cui l’operatore si fa

facilitatore di un processo di linking all’interno della rete di risorse dei soggetti. Tale

metodologia trova fondamento nelle teorie sistemiche e sortisce effetti di gran lunga

più efficaci di interventi parziali poiché è in grado di produrre un cambiamento

nell’intero ambiente osservato (sistema).

Spazi, tempi e attività

Le attività verranno prevalentemente svolte presso ..., nel corso dell’anno (esclusi i

mesi da Giugno ad Agosto) in ore pomeridiane da concordare.

La durata del progetto, in base alle sue fasi, sarà così distribuita:

presentazione - formazione: 20 h. (1 incontro al mese)

b. diagnosi: non potendo stabilire a – priori il n° di soggetti che necessitano di uno

specifico iter diagnostico si possono solo ipotizzare incontri della durata di 1/2 h. max

a seconda che si tratti di somministrazione di test o colloqui

c. intervento: 250 h., di cui

Donne

o (20 ore 1 incontro al mese) gruppi informativi per far conoscere alle donne

(maltrattate e non) gli effetti della violenza sulla salute (equilibrio psico-fisico)

ponendo particolare attenzione al rapporto violenza - malattia e ai luoghi specifici

(Servizi, Centri antiviolenza, ...) dove la donna può discutere i suoi problemi e darvi

opportuni inquadramenti prima che essi si trasformino in percorsi di malattia

o (20 ore 1 incontro al mese) organizzazione di gruppi di discussione (circle –

time) che abituino le donne ad utilizzare la parola come principale mezzo di

comunicazione ed espressività (vs. silenzio e negazione) incentivandoli ad esprimere il

proprio punto di vista, i propri sentimenti, problemi, bisogni, …

o Attuazione di giochi psicologici (4 ore settimanali) quali

 tecniche psico - corporee per favorire la percezione e la consapevolezza della

unità mente – corpo

 tecnica dell’identificazione, mediante la quale le donne possono entrare in

contatto con aspetti poco percepiti della propria persona

o Accoglienza in strutture “protette” delle donne maltrattate che si rivolgono allo

sportello, offrendo loro

 la possibilità di fuoriuscire dall’ambiente violento tutelando la loro integrità

psico - fisica

 la giusta consulenza per attuare l’iter legale necessario a denunziare la

situazione tutelando la loro sicurezza

Operatori

o gruppi informativi e di discussione per approfondire la conoscenza sul fenomeno

dell’abuso sotto diversi punti di vista (epidemiologico, clinico, sociale, psicologico) e

dare spunti di riflessione per l’intervento e la presa in carico delle donne

o attività seminariali in cui il tema trattato riguardi le varie forme di violenza e le

ripercussioni che ha sulla salute per conoscere il collegamento della violenza con i

processi di formazione delle patologie (violenza = probabile co - fattore eziologico e di

rischio)

o corsi di formazione per fornire gli strumenti necessari ad un precoce

riconoscimento degli indicatori specifici (segni e sintomi, fattori di rischio, …) di abuso

e maltrattamento

o incontri con i responsabili dei servizi territoriali e/o delle istituzioni giudiziarie

per il coordinamento degli interventi in materia di maltrattamenti e abusi

o Riunioni di equipe 2 vv. al mese con cadenza quindicinale

Risorse

Risorse umane:

1 psicologo formatore e coordinatore di Progetto che si occupa della supervisione delle

attività interne al progetto

1 Psicologo esperto in materia di maltrattamento e abuso e psicopatologia per le fasi

di diagnosi e di intervento, i gruppi di discussione e i giochi psicologici

1 assistente sociale che collabora alle attività formative e ai gruppi informativi

2 osservatori volontari (psicologi in formazione) di cui

- 1 monitorerà le varie attività tramite la compilazione di report

- 1 registrerà quanto rilevato durante i circle – time

Risorse strumentali:

strutture immobili (aule, sale, …)

strumenti multimediali

materiale bibliografico e informativo di vario tipo per le diverse attività

Risorse economiche:

2 psicologi 400 € al mese = tot 4.000 € a testa (tot 8.000 €)

Assistente sociale 25 € ad attività = 500 €

altre spese = 500 €

tot = 9.000 €

Verifica & Valutazione dei Risultati

per la valutazione iniziale si predisporrà un questionario, da somministrare prima dello

svolgimento delle attività, per valutare le conoscenze iniziali sul tema trattato

la verifica in itinere si baserà sulla valutazione dei report compilati durante lo

svolgimento delle varie attività e dei circle - time

la verifica finale si baserà sui seguenti indicatori:

 ri – somministrazione del questionario iniziale per valutare le conoscenze finali

 verifica del grado di soddisfazione e di interesse dei fruitori del progetto

 quantificazione del n° di donne che hanno partecipato alle varie attività

 n° di donne che denuncia il marito

 n° di prese in carico

La valutazione conclusiva sarà realizzata anche in termini di efficacia in funzione della

qualità dei risultati ottenuti in relazione alle ricadute positive sull’utenza ed efficienza

in rapporto alle risorse disponibili e ai risultati ottenuti.

EDUCAZIONE ALIMENTARE

Premessa

Nutrirsi bene è fondamentale per la salute e la qualità della vita. Oggi sempre più

spesso si tende a dimenticare l’importanza di una dieta sana ed equilibrata e sempre

più frequenti sono i problemi connessi ad una cattiva alimentazione e, soprattutto, a

un cattivo rapporto con il cibo: dall’aumento del n° di bambini obesi (in Italia il 45%

della popolazione è sovrappeso, così come il 36% dei bambini) alla diffusione dei

disturbi dell’alimentazione (anoressia e bulimia) negli adolescenti. Questo nuovo

panorama rende necessario, nel rispetto dell'età e dello sviluppo cognitivo, l’avvio di

percorsi di conoscenza finalizzati alla comprensione dei rapporti che esistono tra


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marilu1312 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Modelli di progettazione e valutazione interventi educativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Pace Francesco.

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