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Medicina dello sport

Prof. Belotti

Facoltà: Scienze Motorie

Università: e-CAMPUS

Paniere risposte aperte

Aggiornato: maggio 2022

Cosa vuol dire movimento come stile di vita?

Innanzitutto bisogna affermare che il movimento caratterizza lo stile di vita di una persona. Secondo l’OMS, per stile di vita si intende un modo di vivere basato su modelli di comportamento identificabili, che sono determinati dall’interazione tra le caratteristiche personali dell’individuo, le interazioni sociali e le condizioni di vita socio-economiche e ambientali nelle quali l’individuo vive. Questi modelli di comportamento, che possono avere un profondo effetto sulla salute di un individuo e su quella, non sono fissi, ma soggetti al cambiamento.

Se per migliorare la salute occorre rendere gli individui in grado di modificare i propri stili di vita, occorre agire non solo sulle condizioni individuali, ma anche su quelle sociali e ambientali. Tuttavia, è importante sottolineare che non esiste uno stile di vita “ottimale” per tutti: la cultura, il reddito, la struttura familiare, l’età, le abilità fisiche, l’ambiente domestico e quello lavorativo rendono certi modi di vivere e certe condizioni di vita più affascinanti, realizzabili e adeguate.

Quindi, è palese che per creare ambienti favorevoli alla salute è necessario migliorare e modificare le condizioni di vita, al fine di favorire il raggiungimento ed il mantenimento di una condizione di salute ottimale. Questo sta a significare che occorre creare le condizioni di vita più idonee, dal punto di vista culturale, sociale, economico e ambientale per consentire al movimento di esercitare il suo beneficio sulla salute delle persone.

Pertanto, solo se il movimento è riconosciuto come culturalmente importante e di esso si conoscono i numerosi vantaggi che può offrire ad ogni individuo, questo sarà in grado di esercitare un ruolo ed un’influenza estremante favorevole sulla vita e sul benessere, e quindi, sulla salute complessiva delle persone.

Cosa vuol dire movimento come terapia?

La pratica dell’esercizio fisico viene utilizzato molto spesso come terapia. Essenzialmente può essere utilizzato come terapia per quelle malattie soprattutto croniche o cronicizzate. In questo caso è necessario far seguire un programma adatto in base al caso specifico e la valutazione funzionale del soggetto, infatti, serve a programmare una terapia adeguata.

Aiutare il movimento - movimento come terapia - vuol dire migliorare il proprio stato di salute, a partire dall’esecuzione di semplici gesti motori, fino a un’ottimale attivazione fisiologica. Diverse possono essere le patologie che possono servirsi del movimento come strumento di terapia della patologia stessa, come ad esempio:

  • Soggetti con patologie cardiologiche;
  • Soggetti con arteriopatia periferica;
  • Pazienti con accidente cerebrovascolare (ictus);
  • Pazienti con malattie respiratorie (BPCO, broncopneumopatia cronica ostruttiva, asma, ecc.);
  • Pazienti con malattie ed alterazioni metaboliche (diabete, dislipidemie, ipertensione, obesità, ecc.);
  • Pazienti con osteoporosi; ecc.

Cosa vuol dire movimento come riabilitazione

La pratica dell’esercizio fisico viene utilizzato molto spesso come terapia di riabilitazione conseguente ad un trauma che comporta una o più meno diffusa immobilità o per la perdita momentanea della capacità di muoversi. In questo caso è necessario far seguire un programma adatto in base al caso specifico e la valutazione funzionale del soggetto, infatti, serve a programmare una terapia e una riabilitazione adeguata.

Aiutare il movimento - movimento come riabilitazione - vuol dire migliorare il proprio stato di salute, a partire dall’esecuzione di semplici gesti motori, fino a un’ottimale attivazione fisiologica. Diverse possono essere le patologie che possono servirsi del movimento come strumento di riabilitazione della patologia stessa e la riabilitazione cardiologica ne è un esempio.

Che cosa vuol dire fare prevenzione e rispetto a cosa la si fa?

Per prevenzione si intende ogni attività messa in atto per evitare che l’azione dei diversi agenti eziologici o dei diversi fattori di rischio possano determinare la perdita, o una diminuzione, dello stato di salute ottimale di qualsiasi soggetto. La prevenzione viene fatta sulla base di tre modelli fondamentali:

  • Educando alla salute => Educare il singolo e le collettività a conoscere, scegliere consapevolmente di sottrarsi, a rendersi conto del perché e come evitare;
  • Contenendo => Cercare di eliminare le cause o quanto meno neutralizzare o contenere al massimo l’azione dei fattori capaci di determinare la malattia;
  • Potenziando => Provare a potenziare le capacità di difesa del singolo e delle comunità nei confronti degli agenti patogeni o dei fattori di rischio.

Inoltre, la prevenzione viene distinta in:

  • Prevenzione primaria => Si rivolge alla popolazione sana ed ha l’obiettivo di mantenere lo stato di salute ottimale evitando che il fattore di rischio/agente eziologico di una o più patologie tutti gli interventi (screening oncologici, valutazione nutrizionale, etc.) destinati a quei soggetti nei quali si è già instaurata la fase patogenica della malattia, ma non hanno ancora delle manifestazioni cliniche.
  • Prevenzione terziaria => Si rivolge alle persone affette da una patologia ed ha l’obiettivo di limitare i danni della patologia stessa, tramite l’utilizzo di strumenti/interventi mirati agli eventi che si instaurano in seguito alla manifestazione clinica della malattia (riabilitazione motoria, sport-terapia, disease management, ecc.).

Quindi, la prevenzione terziaria interviene sulle specialità del singolo soggetto con un particolare impegno diagnostico/terapeutico.

Dite cosa si intende per prevenzione primaria

Per prevenzione si intende ogni attività messa in atto per evitare che l’azione dei diversi agenti eziologici o dei diversi fattori di rischio possano determinare la perdita, o una diminuzione, dello stato di salute ottimale di qualsiasi soggetto. La prevenzione viene fatta sulla base di tre modelli fondamentali:

  • Educando alla salute => Educare il singolo e le collettività a conoscere, scegliere consapevolmente di sottrarsi, a rendersi conto del perché e come evitare;
  • Contenendo => Cercare di eliminare le cause o quanto meno neutralizzare o contenere al massimo l’azione dei fattori capaci di determinare la malattia;
  • Potenziando => Provare a potenziare le capacità di difesa del singolo e delle comunità nei confronti degli agenti patogeni o dei fattori di rischio.

La prevenzione primaria si rivolge alla popolazione sana ed ha l’obiettivo di mantenere lo stato di salute ottimale evitando che il fattore di rischio/agente eziologico di una o più patologie incontri la popolazione. Quindi il fine della prevenzione primaria è quello di prevenire l’insorgenza iniziale di una malattia.

Dite cosa si intende per prevenzione secondaria

Per prevenzione si intende ogni attività messa in atto per evitare che l’azione dei diversi agenti eziologici o dei diversi fattori di rischio possano determinare la perdita, o una diminuzione, dello stato di salute ottimale di qualsiasi soggetto. La prevenzione viene fatta sulla base di tre modelli fondamentali:

  • Educando alla salute => Educare il singolo e le collettività a conoscere, scegliere consapevolmente di sottrarsi, a rendersi conto del perché e come evitare;
  • Contenendo => Cercare di eliminare le cause o quanto meno neutralizzare o contenere al massimo l’azione dei fattori capaci di determinare la malattia;
  • Potenziando => Provare a potenziare le capacità di difesa del singolo e delle comunità nei confronti degli agenti patogeni o dei fattori di rischio.

La prevenzione secondaria si rivolge alla popolazione a rischio, individuata sulla base di precisi studi epidemiologici che ne caratterizzano il target, ed ha l’obiettivo di mettere in atto tutti gli interventi (screening oncologici, valutazione nutrizionale, ecc.) destinati a quei soggetti nei quali si è già instaurata la fase patogenica della malattia, ma non hanno ancora delle manifestazioni cliniche.

Esponete sinteticamente le problematiche sociali e culturali della pratica del doping

Il doping non è solo un fenomeno legato a pochi grandi atleti che era sulle prime pagine di tutti i giornali quando è stato scoperto, ma colpisce anche molti atleti amatoriali e non, culturisti e frequentatori di palestra. Il numero e l'entità dei sequestri di doping effettuati fornisce una panoramica di come questo fenomeno sia sempre più assunto nella nostra società.

Oggi non è difficile comprendere che il doping non riguarda solo l'ambiente sportivo agonistico, quindi gli atleti professionisti, ma coinvolge sempre più giovani e meno giovani di livello amatoriale. La pressione per vincere sugli atleti, siano essi professionisti o dilettanti, è sempre dovuta agli obblighi sociali, eventi economici e politici che esistono negli eventi nazionali e internazionali.

Atleta, i valori più importanti sono il successo, condivide spesso questa mentalità "vincere ad ogni costo", che fa parte di una cultura in cui denaro e potere sono comuni. La ricerca dell'apparenza diventa più importante del valore del bene, anche a scapito della propria salute e dell'etica sportiva.

La necessità di essere sempre presenti a gare ed eventi per non rischiare il cosiddetto "ritorno", il rischio di esclusione dalle grandi manifestazioni, gli interessi economici degli sponsor incoraggiano l'atleta ad utilizzare ogni mezzo che lo consenta. Disponibilità al massimo livello ad appuntamenti programmati.

Inoltre, a causa dell'estrema e ravvicinata frequenza delle gare, l'atleta deve recuperare più rapidamente la propria condizione fisica nel breve tempo rimanente per un adeguato allenamento. Perché, l'uso di farmaci legittimi come antinfiammatori e integratori diventa una necessità ma può diventare malsano se superato. C'è anche il rischio di instillare l'idea che senza "qualcosa" sia impossibile vincere. Questo malinteso può rappresentare la prima stanza per l'uso di agenti dopanti nelle persone più deboli.

Parlate in breve delle diverse classi di sostanze dopanti

In Italia la Legge n. 376/2000, "Disciplina della tutela della salute nelle attività sportive e della lotta al doping", disciplina la lotta al doping, stabilisce il principio che l'attività sportiva è finalizzata alla promozione della salute dell'individuo e della squadra e deve puntare al rispetto dei valori, dell'etica e dell'educazione elencati nel Codice Mondiale Antidoping. È NADO, l'organizzazione nazionale antidoping, che ha la responsabilità esclusiva dell'adozione e dell'attuazione dei regolamenti sportivi antidoping e delle disposizioni del Codice mondiale antidoping.

A livello internazionale è la WADA, l'Agenzia Mondiale Antidoping, che presidia la lotta al doping secondo il Codice Mondiale Antidoping, che è il documento fondamentale e universale su cui si basa il Programma Mondiale Antidoping nello Sport. Per doping si intende l'uso o la somministrazione di farmaci o sostanze biologicamente o farmacologicamente attive, ovvero il ricorso a procedure mediche non giustificate dalla condizione patologica ed idonee ad adeguare le condizioni psicofisiche o biologiche dell'organismo al fine di aumentare la prestazione fisica e la prestazione dell'atleta, oppure al fine di adeguare i risultati dei controlli antidoping.

Il codice mondiale antidoping stabilisce i criteri per garantire che una sostanza o un metodo sia incluso nella "lista proibita", che viene aggiornata ogni anno ed entra in vigore il 1° gennaio di ogni anno. Alcune delle sostanze vietate sono:

  • Sostanze anabolizzanti;
  • Ormoni peptidici, fattori di crescita;
  • Beta-2 agonisti;
  • Ormoni e modulatori metabolici;
  • Diuretici;
  • Stupefacenti;
  • Cannabinoidi;
  • Glucorticoidi.

Sull'uso di procedure mediche non giustificate da condizioni patologiche e idonee all'adeguamento delle condizioni psicofisiche o biologiche dell'organismo, al fine di aumentare le prestazioni fisiche e atletiche o per adeguare i risultati dei controlli antidoping.

Il codice mondiale antidoping stabilisce i criteri per garantire che una sostanza o un metodo sia incluso nella "lista proibita", che viene aggiornata ogni anno ed entra in vigore il 1° gennaio di ogni anno. Alcune delle sostanze vietate sono:

  • Sostanze anabolizzanti;
  • Ormoni peptidici, fattori di crescita;
  • Beta-2 agonisti;
  • Ormoni e modulatori metabolici;
  • Diuretici;
  • Stupefacenti;
  • Cannabinoidi;
  • Glucorticoidi.

Sull'uso di procedure mediche non giustificate da condizioni patologiche e idonee all'adeguamento delle condizioni psicofisiche o biologiche dell'organismo, al fine di aumentare le prestazioni fisiche e atletiche o ad adeguare i risultati dei controlli antidoping.

Il codice mondiale antidoping stabilisce criteri che garantiscono che la sostanza o il metodo siano inseriti nell'"Elenco proibiti", che viene aggiornato annualmente ed entra in vigore il 1° gennaio di ogni anno. Alcune delle sostanze vietate sono:

  • Sostanze anabolizzanti;
  • Ormoni peptidici, fattori di crescita;
  • Beta-2 agonisti;
  • Ormoni e modulatori metabolici;
  • Diuretici;
  • Stupefacenti;
  • Cannabinoidi;
  • Glucorticoidi.

Al fine di aumentare le prestazioni fisiche e atletiche o per adeguare i risultati dei controlli antidoping.

Il codice mondiale antidoping stabilisce i criteri per garantire che una sostanza o un metodo sia incluso nella "lista proibita", che viene aggiornata ogni anno ed entra in vigore il 1° gennaio di ogni anno. Alcune delle sostanze vietate sono:

  • Sostanze anabolizzanti;
  • Ormoni peptidici, fattori di crescita;
  • Beta-2 agonisti;
  • Ormoni e modulatori metabolici;
  • Diuretici;
  • Stupefacenti;
  • Cannabinoidi;
  • Glucorticoidi.

Al fine di aumentare le prestazioni fisiche e atletiche o per adeguare i risultati dei controlli antidoping.

Il codice mondiale antidoping stabilisce i criteri per garantire che una sostanza o un metodo sia incluso nella "lista proibita", che viene aggiornata ogni anno ed entra in vigore il 1° gennaio di ogni anno. Alcune delle sostanze vietate sono:

  • Sostanze anabolizzanti;
  • Ormoni peptidici, fattori di crescita;
  • Beta-2 agonisti;
  • Ormoni e modulatori metabolici;
  • Diuretici;
  • Stupefacenti;
  • Cannabinoidi;
  • Glucorticoidi.

Entra in vigore il 1° gennaio di ogni anno. Alcune delle sostanze vietate sono:

  • Sostanze anabolizzanti;
  • Ormoni peptidici, fattori di crescita;
  • Beta-2 agonisti;
  • Ormoni e modulatori metabolici;
  • Diuretici;
  • Stupefacenti;
  • Cannabinoidi;
  • Glucorticoidi.

Entrerà in vigore il 1. gennaio di ogni anno. Alcune delle sostanze vietate sono:

  • Sostanze anabolizzanti;
  • Ormoni peptidici, fattori di crescita;
  • Beta-2 agonisti;
  • Ormoni e modulatori metabolici;
  • Diuretici;
  • Stupefacenti;
  • Cannabinoidi;
  • Glucorticoidi.

Dite in breve come si prende il polso di una persona

Il battito rappresenta il battito che puoi sentire sulla parete dell'arteria mentre il cuore si contrae e spinge il sangue attraverso di essa. Le arterie afferenti e/o carotidi sono comunemente utilizzate per rilevare il polso di una persona e quindi la frequenza cardiaca della persona. La palpazione, al contrario dell'ascolto con uno stetoscopio e un cardiofrequenzimetro, è il modo più comune e meno costoso per determinare la frequenza cardiaca di una persona a riposo o durante lo sforzo.

Per fare questo, utilizzare solo la punta dell'indice e del medio per trovare e sentire il "pulso", evitare di usare il pollice:

  • Per l'arteria brachiale, piegare il gomito con il braccio dallo stesso lato, con i palmi rivolti verso l'alto; individuare l'arteria brachiale, che si troverà alla base del pollice, e rilevare le pulsazioni, evitando forti pressioni sulla pelle.
  • Per l'arteria carotide, dividere le dita in modo che l'arteria carotide sia palpata su entrambi i lati del collo, nello spazio tra la trachea e il muscolo sternocleidomastoideo, al di sotto della mascella; è necessario esercitare una certa pressione sulla pelle per consentire il rilevamento del polso, ma ciò non deve interferire con il normale flusso sanguigno all'interno del vaso.

Pertanto, in questo momento, è necessario contare il polso sia a livello del polso afferente che a livello del polso carotideo per 10 secondi e moltiplicare questo valore per 6, per ottenere la frequenza cardiaca in 1 minuto. La frequenza cardiaca a riposo è compresa tra 60-70 e 90-100 bpm; una frequenza superiore a 100 bpm è chiamata tachicardia, per ottenere la frequenza cardiaca per 1 minuto.

La frequenza cardiaca a riposo è compresa tra 60-70 e 90-100 bpm; una frequenza superiore a 100 bpm è chiamata tachicardia, per ottenere la frequenza cardiaca per 1 minuto. La frequenza cardiaca a riposo è compresa tra 60-70 e 90-100 bpm; una frequenza superiore a 100 bpm è chiamata tachicardia.

Dite in breve come si prende la pressione arteriosa di una persona

La pressione sanguigna può essere definita come la forza che il sangue esercita sulla parete di un vaso sanguigno. I suoni prodotti come risultato delle forze vibrazionali che il sangue esercita su un vaso sanguigno sono chiamati toni di Korotkov. La percezione di questi toni di Korotkoff è alla base della maggior parte dei metodi utilizzati per rilevare la pressione sanguigna in un soggetto.

Tra tutti i metodi esistenti per misurare la pressione sanguigna, la sfigmomanometria è la più utilizzata perché più pratica e meno invasiva. Questo metodo prevede l'uso di uno sfigmomanometro a mercurio o di uno sfigmomanometro aneroide, ed entrambi richiedono un bracciale a camera d'aria insuffabile e uno stetoscopio per percepire i toni di Korotkoff.

Procedura => Chiedere al paziente di sedersi in posizione eretta su una sedia, chiedergli di esporre un braccio e di metterlo in supinazione a livello del cuore. Quindi inserisci il braccio nel bracciale e posi

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Scienze mediche MED/09 Medicina interna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher JonnyCampus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Medicina dello sport e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Belotti Paolo.
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