Medicina dello sport: aspetti normativi e pratica sportiva
Lezione 1: Aspetti normativi della medicina dello sport e la pratica sportiva
La medicina dello sport è una branca medica con carattere spiccatamente preventivo. L'esercizio fisico a giuste dosi e con dovute cautele è una medicina in grado di prevenire e curare molte malattie, ma può provocare gravi danni se effettuato in modo scorretto e/o inadeguato alle proprie capacità individuali.
Questa branca medica nasce da una legge del 1978 che si fonda su una serie di decreti specifici, il cui principio si ispira alla necessità ed utilità di prevenire, per quanto possibile, l'insorgenza di patologie legate allo sport stesso ed evitare che malattie preesistenti, non riconosciute, possano peggiorare con la pratica sportiva stessa. Questi decreti sono tuttora in vigore nonostante siano per molti aspetti superati.
In Italia chi vuole praticare attività sportive organizzate dalle Federazioni Sportive Nazionali (FSN) o dagli Enti di Promozione Sportiva deve sottoporsi a una visita medica al fine di ottenere il rilascio di un certificato attestante l'assenza di controindicazioni allo svolgimento di quella determinata attività. Sul piano strettamente medico e legale, quindi, la responsabilità di eventuali danni subiti dallo sportivo a causa di malattie preesistenti e non correttamente diagnosticate ricade interamente sul medico. L'atleta quindi non può mettere a rischio la propria salute assumendosi lui la responsabilità di eventuali conseguenze negative, come avviene nella maggior parte dei Paesi europei e negli Stati Uniti.
Il decreto del 1982, riguardante la tutela sanitaria dell'attività sportiva agonistica, stabilisce che tutti i soggetti partecipanti alle attività considerate agonistiche devono ottenere ai fini del tesseramento il certificato di idoneità specifico da parte di un medico specialista in medicina dello sport. Il protocollo di visita prevede un esame clinico generale e 3 esami strumentali: spirografia, esame delle urine ed elettrocardiogramma a riposo e da sforzo (quest'ultima è solitamente di tipo sottomassimale). La cadenza della visita agonistica è solitamente annuale e per alcune discipline sono previste indagini supplementari. Comunque in ogni caso il medico se ha un fondato sospetto può chiedere esami supplementari.
Al termine di tale procedura se l'atleta non presenta patologie tali da controindicare la pratica sportiva il medico rilascia un certificato di idoneità. In caso contrario consegna un certificato di non idoneità e, per conoscenza, lo invia anche alla società sportiva di appartenenza e alla federazione, all'ASL e al competente ufficio regionale per la medicina dello sport.
Il decreto emanato nel 1983, riguardante la tutela sanitaria dell'attività fisica non agonistica, interessa i tesserati dalle FSN o dagli enti di promozione per le attività considerate non agonistiche e gli alunni partecipanti ai giochi della gioventù. Il decreto prevedeva per il rilascio del certificato non agonistico la sola visita medica generale, sempre che il medico non ritenesse opportuno richiedere esami aggiuntivi. Attualmente però questo decreto presenta numerose incongruenze con la realtà pratica; tanto che si è creata parecchia confusione e l'obbligo di questo tipo di certificato non esisterebbe più, ma tutti continuano a chiederlo ugualmente.
Il decreto emanato nel 1993, riguardante l'idoneità sportiva agonistica dei portatori di handicap fisico e/o neurosensoriale iscritti alla Federazione Italiana Sport Disabili, divide le attività in due gruppi:
- Gruppo A: attività ad impegno lieve-moderato; che richiedono visita medica generale, ECG a riposo ed esame delle urine
- Gruppo B: attività ad impegno elevato; che richiedono gli stessi esami richiesti per il gruppo A più l'ECG da sforzo e la spirografia.
Il decreto emanato nel 1995, riservato agli atleti professionisti, richiede oltre al normale controllo annuale ulteriori controlli strumentali e di laboratorio con cadenza semestrale.
Medicina dello sport e legislazione regionale
Ciascuna regione ha promulgato sue leggi sulla medicina dello sport, con differenze normative e pratiche, talora sostanziali.
I soggetti non idonei alla pratica sportiva rappresentano solo lo 0,5-1,5% (5-6% se si prende in considerazione solo la popolazione anziana). Una malattia o un'anomalia di un organo o un apparato possono rappresentare una controindicazione totale ed incondizionata alla pratica di qualsiasi sport, oppure, costituire una limitazione oggettiva solo nei casi di maggiore gravità e/o solo nei confronti di alcuni sport. Il giudizio di non idoneità allo sport può essere definitivo o temporaneo.
Lezione 2: Nutrizione e integrazione alimentare nell’attività fisica
Lo scopo della nutrizione è soddisfare il fabbisogno energetico e il fabbisogno plastico dell'individuo. Il dispendio energetico totale è dato dal metabolismo basale, dall'energia spesa per la termogenesi e per l'attività fisica.
Dieta = abitudine alimentare di ogni individuo. La dieta può essere considerata equilibrata quando è equilibrata dal punto di vista sia qualitativo che quantitativo. Il valore biologico di un alimento è determinato dal quantitativo degli amminoacidi essenziali presenti nel nutriente. La biodisponibilità è data dalla capacità che ha l'organismo di assimilare un certo alimento.
Acqua
Bisogna bere il 50% in più di acqua rispetto al peso che si è perso sudando entro le 2-3 ore successive. Se questo non avviene la capacità prestativa di un atleta potrebbe calare notevolmente. Solitamente senza particolari indicazioni gli atleti durante allenamenti e performance tendono a bere solo il 25% dell'acqua che dovrebbero integrare.
Glicogeno
I nostri muscoli per peso umido contengono circa 125 mmMoli di glicogeno, queste scorte possono andare incontro a forte deplezione in caso di allenamenti o performance intense, ma la capacità di ripristinare il glicogeno è solo di circa 5 mmMoli all'ora.
Lezione 3: Integratori alimentari
Gli integratori alimentari sono i prodotti alimentari destinati ad integrare la comune dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare ma non in via esclusiva aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate.
L'integrazione dovrebbe essere dosata in base alle caratteristiche dell'atleta (età, sesso, peso, altezza, composizione corporea), alle caratteristiche dello sport (tipo, intensità, durata e frequenza) e caratteristiche ambientali (temperatura, umidità, etc.).
C'è un'estrema difficoltà nel decretare la reale efficacia degli integratori in quanto solo il fatto di pensare che la sostanza che stiamo assumendo possa migliorare la nostra performance ci porta a questo miglioramento (effetto placebo). Si può parlare di integratori solo nel caso in cui integriamo le dosi assunte attraverso l'alimentazione con queste sostanze per raggiungere la quantità ideale di una sostanza. Nel caso in cui somministriamo direttamente la dose che bisognerebbe assumere giornalmente non si parla più di integrazione, ma di supplementi nutrizionali. Nel caso in cui viene addirittura somministrata una dose superiore a quella giornaliera ideale si parla di aiuto ergogenico.
Solo tre integratori ad oggi è stato dimostrato che hanno effetti positivi sulla performance (ovviamente valutando le corrette dosi per i diversi individui):
- Il bicarbonato ha effetti per le attività anaerobiche alattacide (ha effetto sulle attività ad alta intensità della durata compresa tra 1 e 7 min), mentre non ha effetto nelle attività a media e bassa intensità, in quanto questa sostanza è un tampone naturale dell'organismo che aiuta a mantenere l'equilibrio acido-base e la fatica nelle attività ad elevata intensità e breve durata è stata correlata ad un aumento dell'acidità a livello muscolare. Il dosaggio di bicarbonato da assumere per avere effetti sulla performance è di 0.3 g/kg.
- La creatina è un componente del metabolismo intermedio che viene formata nel fegato in quantità quasi costante, secondo una reazione che coinvolge gli aminoacidi glicina, arginina e metionina, e che viene depositata per circa il 95% nei muscoli. Durante la contrazione muscolare: ATP -> ADP + Pi; CP + ADP -> ATP + C. Durante il recupero: C + ATP -> CP + ADP; ADP + Pi + metabolismo -> ATP; CP2- + ADP3- + H+ -> ATP4- + C. Un'aumentata disponibilità di CP può incrementare la capacità tampone intramuscolare. La creatina migliora quindi il tempo di recupero tra le performance e non il picco che possiamo raggiungere in una singola performance. La creatina entra nella cellula attraverso gli stessi canali dello zucchero, per questo per ottenere una migliore assimilazione a livello cellulare è meglio assumerla insieme a carboidrati ad alto indice glicemico. Ovviamente l'assunzione di creatina è consigliata solo nel caso in cui si praticano sport di potenza, essendo il sistema CP ATP usato in maniera significativa solo durante queste attività. Nelle attività aerobiche la creatina sembrerebbe addirittura peggiorare le performance.
- La caffeina diminuisce la sensazione di fatica, aumenta l'attenzione, a livello della mucosa gastrica aumenta la secrezione di HCl, a livello cardiovascolare aumenta la frequenza cardiaca e la portata cardiaca, ha effetto diuretico (aumenta la perdita di Na+, K+ e Cl- nelle urine), aumenta la forza di contrazione durante stimolazione tetanica a bassa frequenza, e aumenta la lipolisi. Questi effetti della caffeina si manifestano quando si assumono 3mg di caffeina per kg di peso corporeo (i vantaggi aumentano aumentando la dose, vengono utilizzati a tali scopi solitamente 9-12mg). Ma questa sostanza può essere, in certi individui o con dosaggi elevati, molto pericolosa, tanto che è stata considerata sostanza dopante per molto tempo. Da quando la caffeina non è più considerata sostanza dopante l'uso di energy drink contenenti alti dosaggi di questa sostanza è aumentato vertiginosamente e con essi anche la quantità di gente finita al pronto soccorso (e in alcuni casi anche morta) per abuso di caffeina.
Solo per questi tre aiuti ergogenici sopracitati è stata dimostrata in modo univoco l'efficacia, vi sono poi altri tre aiuti ergogenici i cui effetti sulla performance sono stati solo parzialmente dimostrati, e sono: glutammina (teoricamente dovrebbe favorire l'aumento delle scorte di glicogeno muscolare durante il recupero), β-idrossimetilbutirrato e il ribosio (teoricamente dovrebbe aumentare la resintesi dell'ATP).
La L-carnitina facilita il passaggio degli acidi grassi a lunga catena all'interno della membrana, inoltre aiuterebbe a controllare il quantitativo di Acetil CoA all'interno del mitocondrio. Teoricamente potrebbe aumentare l'ossidazione degli acidi grassi, facendo risparmiare il glicogeno muscolare durante l'esercizio. Il razionale di una supplementazione con carnitina è che per ottenere un effetto sul flusso di acidi grassi nel mitocondrio, è necessario incrementare la carnitina muscolare, però i pochi studi effettuati sugli uomini dimostrano che la supplementazione con carnitina non è in grado di indurre significativi aumenti della carnitina nel muscolo. Per questo motivo tale integratore non sembrerebbe apportare vantaggi nella performance.
Lezione 4: Valutazione funzionale
La valutazione funzionale dell'atleta è l'indagine, attraverso l'effettuazione di una serie di test, dei fattori fisiologici che determinano la prestazione fisica sportiva. Lo scopo della valutazione funzionale è fornire indicazioni relativamente allo stato e alla evoluzione delle caratteristiche organico-funzionali di un atleta.
La valutazione funzionale, per mezzo degli strumenti di cui dispone (i test), si propone di valutare analiticamente le qualità muscolari e metaboliche possedute dagli atleti al fine di identificare il modello della gara attraverso le qualità dell'atleta e di verificare come si comportano le qualità organico-funzionali durante una gara, al fine di confermare il tipo e l'incidenza di esse nel determinare la prestazione. La valutazione funzionale si basa essenzialmente sul principio secondo il quale la prestazione (V) dipende dal rapporto tra la potenza (E) che l'atleta è in grado di esprimere e il costo energetico (C) della prestazione stessa: Vmax=Emax/Cmin.
I test si possono distinguere in: test diretti (misura diretta del parametro), che prendono in considerazione parametri metabolici e/o meccanici propri del meccanismo metabolico e/o meccanico oggetto di studio (es. biopsia muscolare, VO2max); e test indiretti (misura parametri correlati con il parametro che voglio andare a misurare), che prendono in considerazione parametri influenzabili dal meccanismo metabolico e/o meccanico oggetto di studio (es. dinamografia isometrica, test di Cooper). Altre importanti distinzioni che possono essere fatte tra i test sono tra: i campo e i test da laboratorio; i test massimali e i test sottomassimali.
Tutte le tipologie di test devono comunque rispettare 3 caratteristiche fondamentali:
- Validità: il test è considerato valido se l'indicatore esaminato è statisticamente correlabile all'indice di riferimento
- Riproducibilità: il test è considerato riproducibile se non vi sono differenze statisticamente significative tra misurazioni dello stesso fenomeno ripetute nel tempo
- Specificità: il test è considerato specifico se riproduce in modo statisticamente significativo i meccanismi meccanico-metabolici più vicini al reale coinvolgimento sportivo
Classificazione delle attività sportive
- Attività a impegno prevalentemente anaerobico lattacido
- Attività a impegno aerobico-anaerobico massivo
- Attività a impegno prevalentemente aerobico
- Attività a impegno aerobico-anaerobico alternato
- Attività di potenza
- Attività di destrezza
- A scarso impegno muscolare
- A impegno muscolare posturale e direzionale
- A notevole impegno muscolare
- Attività ad impegno combinato
Test di valutazione per i fattori meccanico-muscolari
- Test diretti:
- Biopsia muscolare
- RM
- EMG
- IEMG
- Test indiretti:
- Valutazione della forza massimale
- Valutazione della forza veloce
- Valutazione della forza curva/velocità
- Valutazione della forza resistente
- Valutazione della rapidità