La lana
Cenni storici
La lana è una fibra tessile naturale che si ottiene dal vello di ovini (pecore ed alcune specie di capre), camelidi (cammelli, dromedari, lama, alpaca, vigogna), conigli, yak e antilopi tibetane. Ne esistono quattro tipologie: lana vergine, appena tosata dall’animale; lana concia, ricavata da animali morti; lana rigenerata o cotta, ottenuta assemblando scarti di lavorazione; lana riciclata.
La lavorazione della lana è antica quanto l’uomo: in tutto il mondo, numerosi abiti e complementi tessili sono stati ritrovati, datati e attribuiti alle prime civiltà. Diversi reperti e incisioni rupestri raccontano come già l’uomo primitivo sfruttava il manto dei grandi mammiferi: dalle pelli e dal pelo dei mammut, ad esempio, ricavava rivestimenti per costruire le tende, calzature e indumenti rudimentali.
L’allevamento di ovini invece, risale al 10.000 a.C. in Mesopotamia, quando i Sumeri iniziarono a radunare greggi di pecore selvatiche per procurarsi latte e lana. All’epoca il loro vello era più peloso che lanoso, duro e difficile da lavorare, ma nascondeva uno strato soffice e duttile, lo stesso usato ancora oggi per la produzione dei filati. Si ritiene che la selezione mirata degli animali sia iniziata intorno al 6.000 a.C. e che portò nel tempo a ottenere ovini dal pelo lanoso, morbido e più lavorabile. In Spagna, tra il 1400 e il 1700, la selezione del bestiame portò alla creazione della pecora da lana merino.
Fino al 1200 a.C. la lana veniva sfilata dalla pecora manualmente o con pettini di bronzo. Ai Romani si deve l’invenzione delle cesoie, sostituite poi dalle forbici e dalla moderna tosatrice elettrica. La tosatura si effettuava due volte l’anno: tra marzo e aprile e tra settembre e ottobre. La lana raccolta veniva deposta in contenitori, lavata, pettinata per districare e allineare le fibre, filata e intrecciata con l’aiuto dei telai.
Nell’antica Grecia, la lavorazione, la tessitura e il ricamo della lana erano mansioni affidate alle donne e persino nella letteratura epica di Omero, le protagoniste femminili sono spesso impegnate in queste attività. Nel XIV secolo, la filatura diventò la prima occupazione femminile retribuita, permettendo a numerosissime donne di raggiungere l’autonomia economica ed evitare il matrimonio per necessità.
Cinquecento anni prima di Cristoforo Colombo, i Vichinghi raggiunsero e colonizzarono l’Isola di Terranova in Canada. Le vele delle loro navi erano di lana Old Norse, speciale varietà norrena con una notevole percentuale di lanolina, sostanza grassa particolarmente idrorepellente. Le tele ottenute venivano intrise di olio di pesce e catrame e rese impenetrabili all’aria. Questo procedimento era più lungo della costruzione dell’imbarcazione stessa e poteva richiedere oltre un anno di lavoro.
Fu nel Medioevo che quella della lana diventò una vera e propria industria, con una fitta rete commerciale di materie prime, tinture e manufatti, fiere dedicate e traffici marittimi che collegavano Nord Europa e Mediterraneo. Nel XV secolo, in Italia, i Medici fondarono la loro ricchezza sulla produzione di lana e sul finanziamento del commercio. La corporazione Arte della Lana era tra le sette più importanti di Firenze.
Nel XIII secolo l’Inghilterra primeggiò in Europa per la produzione di lana, con quarantaquattro varietà differenti. Nel 1770, J. Hargreaves brevettò la Spinning Jenny, una filatrice meccanica, simbolo della rivoluzione industriale, che permise di aumentare esponenzialmente la velocità di produzione del filato.
A metà del XX secolo, il settore laniero attraversò una crisi dovuta all’introduzione delle fibre artificiali. Si calcola che negli anni ’60, il prezzo della lana crollò del 40%. L’industria si riprese negli anni ’70 grazie alla nuova lana lavabile meccanicamente. La Germania superò l’Inghilterra come maggiore esportatore di lana e mantenne il primato fino all’età contemporanea. Attualmente, ai vertici della produzione mondiale spiccano la Cina e l’Australia: nel 2018 registrarono rispettivamente 341.120 e 328.608 tonnellate di lana, seguite dalla Nuova Zelanda con 122.227 tonnellate e dal Regno Unito con 70.476 tonnellate. In Italia, l’industria tessile si è sviluppata soprattutto al nord, nell’alto milanese, nell’alto vicentino, nel biellese e nel bergamasco. Il nostro paese non rientra nella classifica dei maggiori produttori.
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