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La dottrina della vacuità in Nagarjuna Appunti scolastici Premium

Sviluppo dell'elaborato scritto richiesto dall'insegnante tra uno dei temi a scelta. Esercizi di filosofie dell'India e dell'Asia orientale elaborati dal publisher sulla base di appunti personali e frequenza delle lezioni del professore Marchignoli. Scarica il file con le esercitazioni in formato PDF!

Esame di Filosofie dell'India e dell'Asia Orientale docente Prof. S. Marchignoli

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FILOSOFIE DELL'INDIA E DELL'ASIA ORIENTALE

(Saverio Marchignoli)

- "Le teste tagliate", Thomas Mann

- "Siddharta", Herman Hesse

- "Karman", G. Agamben

Temi metafisici

- scuole realiste: nyaya, vaiseshika (le "cose" esistono davvero)

- scuola illusionista: advaita vedanta (nulla esiste davvero, è tutto frutto di una

sbagliata percezione umana)

- scuole buddhiste: linguaggio non è davvero adeguato a descrivere la percezione

- scuola samkhya: sistema dualista, esistono una coscienza e una natura, imparentato

con lo yoga

- prima mimansa: strenui difensori della parola, c'è perfetta corrispondenza tra parole

e realtà (opposti a buddhisti)

Sei sistemi principali brahmanici (o darsana) della filosofia indiana

Utili ai fini della classificazione (ma che non tengono conto di tutti gli altri sistemi

minori esistenti)

- nyaya e vaiseshika

- yoga e samkhya

- mimansa e vedanta

Filosofia indiana e interpretazione europea

Schopenauer ha veicolato in Europa il pensiero orientale e indiano (es. "Il velo di

Maya"), ma solo in modo parziale ed erroneo. Shopenauer lesse una parte degli

Upanishad.

XVII secolo: un mistico sufi, musulmano e di lingua persiana, fa tradurre in persiano le

Upanishad, ma nella traduzione vengono inseriti elementi della mistica sufi.

In seguito un giovane francese fece tradurre dal persiano al latino le Upanishad (già

parzialmente influenzata dalla mistica sufi). Shopenauer si basò su questa traduzione

della traduzione in latino e diffuse un'idea irronea del pensiero indiano. Gli hegeliani,

anche influenzati dall'interpretazione di Shopenauer, affermano che non c'è filosofia in

India, la filosofia esiste solo laddove c'è la libertà (in Grecia sì, in India no).

L'unico che cercò di collocare la filosofia indiana nella storia della filosofia fu un allievo

di Shopenaur, Deussen.

Che cos'è la filosofia? Dove si è sviluppata se non è un fatto specifico della grecità?

Grecia, India, Cina: tre luoghi che svilupparono la filosofia (secondo Scharfstein,

esperto di linguistica comparata).

Grecia e India: secondo Bronkhorst, perchè la filosofia cinese non si sarebbe sviluppata

autonomamente ma sempre in relazione alle scuole buddhiste indù.

Filosofia potrebbe essere ritenuta un contenuto e il sistema di regole che serve a

verificare la validità logica di questo contenuto.

Periodizzazione

- Periodo di formazione (VIII secolo a.C. - I secolo d.C.)

- Periodo classico (II-VIII secolo d.C.)

- Periodo post-classico (IX-XV secolo d.C.)

- Periodo Moghul (XVI-XVIII secolo d.C.)

- Periodo di colonizzazione europea e post-coloniale

1. Vedanta

Corrente filosofica di tradizione brahmanica che fa riferimento al Veda come testo

sacro.

Vedanta: "anta" è "fine" (dal tedesco), quindi "fine del Veda" (Veda: testi ritenuti

intoccabili e veri). Sinonimo di "fine del Veda" o "Vedanta" è "Upanishad": ultimo

strato del testo ritenuto sacro e rivelato. Vedanta può indicare quindi sia la corrente

filosofica, sia i testi ad essa annessi.

Testi delle Upanishad: oggi non più ritenuti testi filosofici (secondo la definizione di

filosofia), ma che affrontano temi filosofici. Sono detti prefilosofici, I millennio a.C.

Testo 1: Cosa c'era all'inizio? Essere o Non essere? C'era l'Essere; se ci fosse infatti

stato il Non essere, come avrebbe fatto l'Essere a nascere dal Non essere? Brani alla

advaita

base della Vedanta, scuola illusionista (non dualista).

Sat: Essere (a-sat: Non essere)

Ananda: godimento, beatitudine

Cit: coscienza brahman

Queste sono le tre caratteristiche del , ovvero dell'Essere, dell'assoluto che è

alla base di tutto e che si nasconde sotto i fenomeni. Il principio della nostra coscienza

brahman,

("sè" o "atman") è identico al principio da cui tutti i fenomeni dipendono e

che non dipende da nessun fenomeno.

L'effetto rispetto alla causa è qualcosa di diverso oppure no? Domanda che nasce dal

presupposto che l'Essere è un tutt'uno, è unitario, è una sola sostanza: vengono date

diverse risposte dai vari sistemi filosofici. Es. principio della presistenza dell'effetto

nella causa (es. il fiore esiste già nel seme), come sostiene la scuola Samkhya.

brahman.

Testo 3: un provocatore chiede che gli sia fatto vedere il Il maestro risponde

brahman, l'atman,

che l'unica cosa che può essere vista, che rimandi al è il suo sè, il

suo essere cosciente. Ciò che è causa di conoscenza e pensiero e vista, non si può

atman

conoscere nè pensare nè vedere. Il maestro dice quindi che l' (e quindi anche il

brahman che è identico) non è oggetto del pensiero, non può essere pensato.

L'atto di coscienza (il rendersi conto di essere coscienti, di star pensando e

percependo qualcosa) deve avere almeno un oggetto, se non due. Il principio di

brahman l'atman,

coscienza, il e esiste a prescindere da un oggetto.

Esistono correnti che interpretano le Upanishad dette "naturaliste", molto più

concrete.

Testo 2: Che rapporto c'è tra pensiero e corpo? La parte più sottile di cibo, acqua,

"energia" diventa mente, respiro, parola. La materia ingerita si trasforma in altro, a

seconda del suo grado di sottigliezza e grossolanità. Il giovane è scettico, non crede

che la mente sia connessa con ciò che mangia. Il padre lo sfida: prova a non mangiare

per un lungo periodo. Il figlio non riesce più a recitare il Veda dopo un lungo tempo di

digiuno. Il figlio finalmente è persuaso.

Esempio di corrente naturalista dell'Upanishad: non c'è opposizione tra spirito e

natura, spirito e materia; esse sono strettamente connesse.

Katha-Upanishad

Prima lettura: , tema sulla discesa agli inferi o "catabasi".

Protagonista è il fanciullo Naciketas, scende agli inferi e incontra il signore degli

inferi. Gli chiede quale sia il segreto della morte.

In questo brano si parla anche di struttura dell'anima, paragonata ad un carro (ricorda

quello di Platone). Nel prologo il padre, che sta già compiendo un sacrificio, sacrifica

anche il figlio mandandolo al dio degli inferi. Ma agli inferi il dio della morte non c'è.

Naciketas deve aspettare tre giorni il ritorno del dio della morte Yama. Per farsi

perdonare dell'attesa, Yama mette a disposizione di Naciketas tre desideri. Naciketas

esprime i desideri: primo di tornare salvo dal padre, secondo che gli sia svelato qual è

il più efficace dei sacrifici che fa accedere al mondo degli dèi, il terzo che gli sia

svelato ciò che succede quando si muore. Yama si rifiuta di rispondere al terzo

desiderio, offre a Naciketas qualsiasi altra cosa, ma Naciketas non si smuove.

Conoscere il segreto della morte è qualcosa che va al di là sia della vita che della

morte. Non consiste nell'allungare la vita all'infinito (come ha proposto Yama a

Naciketas). Conoscere il segreto della morte non vuol dire nemmeno morire, altrimenti

non si sarebbe coscienti della risposta.

Seconda lettura: Naciketas viene accontentato: abbandona il mondo delle gioie e dei

dolori e prova un godimento che i viventi non possono esperire, è stato mandato nel

atman".

mondo degli dèi. Naciketas ha raggiunto "un sottile Gli viene rivelato che tutti

Om.

i Veda insegnano che la parola più importante e l'unica con valore è

Om

Nell'Upanishad delle rane si analizza la parola : in realtà composto da A-U-M-

infinita risonanza (quattro elementi). Quando si pronuncia ognuno degli elementi si

attraversa un diverso stato di veglia. Con la A si è nello stato di veglia, poi in quello

di sonno con sogni, poi sonno senza sogni, poi stato di coscienza senza sogni (detto "il

brahman atman

quarto" perchè indescrivibile). Nel quarto stato si raggiunge il e .

L'Atman non nasce nè muore: non può uccidere nè essere ucciso.

Cosa sono la vita e la morte e perchè sono così irrilevanti?

Karman e rinascita

Metà I millennio a.C. (periodo in cui questi testi vengono composti) in India c'è una

karman

credenza: le azioni ( ) che noi compiamo hanno dei frutti, che maturano con

delle conseguenze che incidono sulla nostra esistenza. Può darsi che queste

conseguenze non facciano in tempo ad agire nel periodo di tempo in cui siamo in vita,

quindi si ripercuotono in una vita successiva, le conseguenze delle azioni hanno

bisogno di un'altra vita per arrivare a compimento. Questo è il cosiddetto concetto del

"karman" e della rinascita.

La trasmigrazione non è la stessa cosa della rinascita. La trasmigrazione è un concetto

Karman

greco, un'anima personale passa da una vita ad un'altra, passa un sè. e

rinascita invece implicano una trasmissione impersonale, non è l'anima a

trasmettersi da una vita all'altra, ma le azioni, è un principio più impersonale.

Rinascere non è visto positivamente, perchè rinascere significa essere legati al ciclo di

morte e vita che ha un contenuto doloroso. Naciketas infatti desidera conoscere il

segreto della morte, cioè andare al di là della vita e della morte, andare al di là del

ciclo. La rinascita non è vista come soluzione alla morte, ma è visto come il problema.

La vera soluzione è la "liberazione" dalla catena di morte e rinascite. La liberazione è

mukti moksha mukti

detta " " o " ". Yama vuole dunque insegnare a Naciketas il (la

liberazione). l'Atman?

Com'è fatto Atman

Più piccolo del piccolo e più grande del grande: non è spaziale, nè temporale. L'

è al di là della catena samsarica (di morte e rinascita), quindi colui che capisce ciò

(jnana-yoga) si libera dall'angoscia.

Struttura dell'anima (buddhi),

- l'auriga del carro è l'intelletto il primo momento conoscitivo (quando si

realizza qualcosa) (manas),

- le redini sono la mente cioè il "sensorio comune", ciò che collega le

percezioni sparse che vengono mandate dai sensi

- i cavalli sono i sensi, divisi in cinque sensi di azione (andare, prendere, parlare,

avere rapporti sessuali, defecare) e cinque di percezione (vista, gusto...)

- il carro è il corpo Atman

- il padrone del carro è l' : sta seduto e non fa niente, non è soggetto di azione

(karman) l'Atman,

Per isolare si può provare a fermare le azioni del resto della scena: bloccare i

cavalli e le redini, silenziare...Questo è il principio dello Yoga ("controllo" o "unione").

Tutta l'immagine serve a sottolineare l'unità psicofisica tra anima e corpo, l'unico

l'Atman.

elemento a rimanere in disparte è

Nella catena samsarica tutti gli elementi sono coivolti (mente, corpo, intelletto,

l'Atman. l'Atman,

sensi...), tranne E' quindi essendo l'unico elemento che permane,

che si trasmette da una vita all'altra? Possibile.

Il "fruitore" è il complesso psicofisico (anima, sensi, mente) ed è connesso all'Atman.

Testo 4: immagine dei due uccelli, uno mangia la bacca (rappresenta il fruitore),

l'altro guarda (rappresenta l'Atman). Essi sono una cosa sola, ma non si sa bene in che

relazione siano.

bukti mukti

La (fruizione del mondo) è contradditoria alla (liberazione dalla

catena samsarica): finchè fruisci del mondo, siano azioni buone o cattive, non ti

libererai mai della catena. Per liberarsi bisogna controllare la "città dalle undici porte"

(i dieci sensi più la mente), bisogna liberarsi dalla fruizione del mondo.

Shramani Brahmani

e

Shramana "shram", shramana

- : fare uno sforzo. Gli quindi sono considerati "gli

asceti", "quelli che si sforzano". Il termine "shram", spostandosi verso il Nord, si

sarebbe trasformato fino a costituire il termine "sciamano".

shramana

Gli fanno un percorso per raggiungere quel luogo metafisico al di là della

vita e della morte, non conducono una vita ordinaria, spesso diventano asceti

itineranti, eremiti o monaci mendicanti. Ajtvika, Jaina, Buddhisti: principali esponenti

shramanica.

della tradizione

Brahmana

- , invece, cercano di raggiungere anche loro questo stato di benessere

puro, ma vivono una vita ordinaria, spesso hanno una famiglia, appartengono alla

classe sacerdotale e sono i difensori assoluti del Veda.

2. Alberto Pelissero - Come scrivere un manuale di filosofie dell'India oggi?

- Robert Irwin, "Lumi dall'Oriente" (perfetta antitesi ad "Orientalismo" di E.Said)

- Immaginare il pubblico del proprio testo e scrivere di conseguenza

- Scegliere una bibliografia adatta da annettere al proprio libro (ogni presentazione del

pensiero indiano, a seconda di come sia presentata e strutturata, riflette un giudizio

specifico sul pensiero)

- Ripartizione dei sei sistemi filosofici indiani: non è oggettiva, si impone sulla realtà

schematizzandola e, a volte, deformandola (es. R.Perrett, "An introduction to indian

philosophy": testo che prescinde dalla suddivisione classica nei sei sistemi)

- Come presentare i sistemi? Una possibilità è quella di presentare prima la corrente

filosofica più lontana dal pensiero dell'autore, poi quelle un po' meno lontane, poi

quelle più vicine, poi quella dell'autore. Questo tipo di impostazione prende il nome di

"inclusivismo": l'autore include anche le posizioni più lontane nella propria visione ed

interpretazione. La critica su questo metodo dice che, cos' facendo, l'autore non

include una visione aliena, ma la deforma e la presenta paragonandola e facendo

riferimento alla propria corrente di pensiero (accusa di essere presentazione non

oggettiva - può esistere una presentazione oggettiva? -). Questa soluzione cambia il

nome da "inclusivismo" a "prospettivismo": vedere i sistemi e collocarli da una certa

prospettiva. "Darshana": sistemi filosofici indiani, "visioni", "punti di vista". "Teoria":

dalla radice greca "orao", vedere. Perchè tutti i sistemi classificatori si basano sulla

vista, sulla conoscenza visiva? E' questa l'unica forma di conoscenza e di strutturare

una presentazione delle filosofie indiane?

- L'approcio inclusivista non è sufficiente: non mostra le profonde differenze e

opposizioni tra le varie correnti di pensiero. Si arriva quindi a presentare le varie

filosofie in tutte le loro diversità e asprezze reciproche

- Attenzione per il linguaggio: in India le scienze hanno un'impostazione linguisitca (in

Occidente hanno un impianto matematico, logico), la parola "grammatica" in sanscrito

si dice come "filosofia del linguaggio"

3. Jainismo karman

Processo di eliminazione del karman.

Jiva, ossia un elemento vivente individuale che è ricoperto dal Bisogna

karman

eliminare la "crosta" di per far tornare il Jiva alla sua purezza originaria.

karman?

Ma come si fa ad eliminare il Non posso eliminarlo con l'agire, perchè

karman.

produrrei altro Si può raggiungere però un rovesciamento del meccanismo del

karman: karman

posso accumulare talmente tanto che ad un certo punto, anzichè

aggiungersi, esso inizierà a togliersi. karman?

Come si può invertire il corso del Abbracciando la non violenza,

agendo senza la minima intenzione di nuocere a qualcun altro (es. quelli che girano

con una mascherina e una scopetta in mano per non ingerire o calpestare insetti; è un

problema anche vestirsi e mangiare senza nuocere a nessuno). Una delle soluzioni

jaina,

riguardo il cibo, nel mondo è quella del non cibarsi: per non compiere azioni

karman),

contro altri esseri viventi (e quindi liberarsi del si fa a meno di mangiare. Ma

gli esseri viventi sono tutti uguali e hanno tutti lo stesso diritto? Solo le piante godono

di uno statuto un po' inferiore, situazione a confine tra l'oggetto e l'essere vivente. Ma

proprio per le sue caratteristiche (è un essere vivente ma non si muove, è quieta, non

nuoce a nessuno), spesso la pianta è adottata come modello di perfezione.

jainismo brahman

Per il non esiste il , l'assoluto, lo stato superiore. L'individuo, il

jiva, è già fondamentale di per sè. Non c'è alcun concetto di Dio, di ulteriorità.

Esiste solo lo stesso ciclo samsarico di vita e rinascita.

Jina jainismo,

: il vincitore della catena samsarica, il fondatore del colui che ha

interrotto la catena samsarica, è considerato onniscente (è quindi l'unica figura simile

a un dio).

jaina

I sono ancora presenti oggi in India, anche se in un numero molto ridotto. La loro

jaina,

tradizione nasce intorno al I millennio a.C., nella storia indiana si hanno sovrani

jainismo,

divisioni in due gruppi all'interno del produzione immensa di testi filosofici

(che sostengono il "multilateralismo", ossia la perenne conoscenza parziale della

realtà cui l'uomo è destinato), grande produzione di favolistica.

4. Buddhismo

Siddhartha è un personaggio storico, di famiglia principesca. Dopo aver avuto un

figlio e un harem conobbe esperienze di dolore, morte, sofferenza. Decide quindi di

intraprendere una via di ascetismo insieme ad un gruppo di "shramana", uomini che

non agiscono (tendono a non mangiare, non lavarsi, gli uccelli nidificano nei loro

capelli...). Siddhartha, che faceva parte di questo gruppo, un certo giorno decide di

distaccarsi dai shramana, considerati automaceratori, decide di andare al fiume a

lavarsi e accetta anche una ciotola di riso offertagli da una donna. Ritenuto traditore

dai shramana. Siddhartha si allontana e arriva sotto un albero, dove riceverà la

famosa rivelazione. Questo momento è noto come "il risveglio" e lo stesso

Siddhartha viene soprannominato "Buddha", "lo svegliato".

Primo discorso del Buddha (vedi testo):

- Pubblico: gli ascoltatori sono proprio quei compagni che l'avevano ritenuto traditori

- Contenuto: Buddha invita a compiere un "cammino di mezzo", nè ascesi nè

piacere, non vuole gli estremi di desideri bassi nè di automacerazione ascetica

nibbana

- Obiettivo: il cammino di mezzo conduce al " " (nirvana), corrispondente alla

mukti (uscita dalla catena samsarica)

- Come? In cosa consiste la via di mezzo? Nell' "ottuplice sentiero": otto azioni

"rette" che conducono al nirvana

Quattro nobili verità

Il Buddha è come un medico: deve diagnosticare la malattia, trovare la causa, dire se

è curabile o no, dire come si cura

dukkha

1. La malattia: " ", sofferenza e frustrazione (nascita, vecchiaia, malattia, non

soddisfare un desiderio, separazione da ciò che è piacevole), "i cinque aggregati

dell'attaccamento (i cinque aspetti della personalità, noi siamo questi cinque aspetti e

niente altro, non si parla di atman) sono dolore"

2. La causa della malattia è la sete (sete di desiderio, sete di esistenza o sete di

non esistenza), la sete non è desiderio, è qualcosa di molto più profondo. La sete non

è libido, non è bramosia, è ancora più elementare, la sete è inestinguibile (un

desiderio invece si può reprimere e quindi estinguere almeno parzialmente), è una

perenne tensione interna verso l'esistenza, verso il desiderio o verso la non esistenza

(sete di non esistere è quella di chi si automacera)

3. E' curabile? Per il Buddha la sete è curabile (è la cessazione della sete, il distacco

dalla sete, l'abbandono della sete, la rinuncia della sete, la liberazione dalla sete, la

non dipendenza dalla sete)

4. Come? Con il sentiero a otto membri o "ottuplice sentiero": retta visione, retta

intenzione, retta parola, retta azione, retto modo di vivere, retto sforzo, retta

consapevolezza, retta concentrazione.

Questo sentiero può essere diviso in tre parti:

- Visione, intenzione e parola: come io vedo le cose e le presento attraverso

l'intenzione e la parola

- Azione, modo di vivere: dopo aver visto, inteso e presentato la realtà in modo

corretto, agisco correttamente

- Sforzo, consapevolezza, concentrazione: l'azione non è sufficiente, servono tre passi

ulteriori nel campo meditativo. Messa in moto della ruota del Dhamma.

Retta visione

La nostra personalità viene suddivisa nei cinque aggregati, la consapevolezza dei quali

coincide con il primo passo del sentiero (la retta visione)

- Corpo

- Percezioni

- Sensazioni

- Predisposizioni: ciò che abbiamo incamerato dal nostro passato in modo incosciente,

le "samskara"

- Atto di coscienza: diverso da coscienza, l'atto di coscienza presuppone l'esistenza di

un oggetto del pensiero

Conclusione: non viene nominato un "io" che tiene insieme tutti e cinque gli aggregati,

essi vengono pensati come agenti separatamente.

E' inutile porsi domande di carattere metafisico (es. il mondo è finito o infinito?

Principio vitale e corpo sono distinti?): se interrogato su ciò, il Buddha risponde con il

silenzio. Dice che accostarsi a questioni metafisiche porta a vane speculazioni.

L'unica cosa che si può fare di fronte a dubbi metafisici è placare la sete, allontanarsi

da essa e rimuoverla.

"Il mondo è finito" e "il mondo non è finito": il Buddha non risponde a nessuna di

nibbana

queste due affermazioni. La via del è una via mediana, una via di mezzo. Ma

in che senso? Mediana nel senso che riesce a superare le coppie di opposti e il

tetralemma, ossia la quadruplice griglia di possibilità logiche (vedi testo).

I buddhisti non si sono quasi mai espressi in ambito metafisico.

Retta parola, retta azione, retto modo di vivere

Non mentire e vivere rettamente (secondo cinque principi che regolano i buddhisti: es.

astensione sessuale, astensione da droghe...).

Retto sforzo, retta consapevolezza, retta concentrazione

- Retto sforzo nel senso che non deve tendere verso l'automacerazione.

- Retta concentrazione consiste nel disciplinare i cinque aggregati in modo che non

ci sia dispersione (simile allo yoga che controlla la "città dalle undici porte").

"sati",

- Retta consapevolezza (o presenza mentale), detta consiste nella costante

attenzione verso ciò che gli aggregati stanno compiendo (es. quando sto mangiando,

so di mangiare; quando penso, sono consapevole di pensare). Quando sto provando

una sensazione, lascio che questa mi attraversi, devo essere consapevole di essere

pervaso da questa sensazione, ma devo guardarla in modo distaccato. Principio

della non opposizione, del lasciar correre (es. se provo odio, non devo reprimerlo

ma lasciarlo scorrere in me e guardarlo con distacco). Questo atteggiamento dovrebbe

(passana)

produrre una trasformazione che mi aiuta a vedere il sentimento in modo

nuovo, produce una sorta di liberazione.

Il Buddha sta sempre zitto, ma ogni tanto parla e fa tre affermazioni: tutte le

predisposizioni sono dolore, tutte le predisposizioni sono impermanenti (transitorie),

dharma

tutti i (elementi ultimi, il prodotto più piccolo della scomposizione mentale che

anatta

i cinque aggregati percepiscono della realtà) sono (an-athman: non sè, quindi

dharma

anch'essi transitori, dolorosi e privi di natura propria). La realtà è fatta di privi

di natura propria, dolorosi e transitori.

Dharma

- al singolare sono gli insegnamenti del Buddha


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Calgaro

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in antropologia, religioni, civiltà orientali
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Calgaro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofie dell'India e dell'Asia Orientale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Marchignoli Saverio.

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