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Fichte e la dottrina della scienza

Appunti di antropologia filosica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Filotico dell’università degli Studi Normale di Pisa - Sns, Classe di lettere e filosofia, del Corso di Filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Antropologia filosofica docente Prof. C. Filotico

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I principio della dottrina della scienza

Questo primo principio è ricavato da una

rivisitazione del

PRINCIPIO DI IDENTITÀ (A=A)

che si considerava il principio fondamentale

originario,supremo della scienza .

 IL PRINCIPIO DI IDENTITÀ A=A

 TALE PRINCIPIO DI IDENTITÀ SI DEVE IN REALTÀ

COSI' LEGGERE :

 SE “A” È, ALLORA “A” ESISTE, SE “A” È POSTO,

ALLORA “A” È UGUALE A SE STESSO;

IN TALE FORMA È EVIDENTE CHE PER GIUNGERE

AL PRINCIPIO DI IDENTITÀ VI È BISOGNO CHE “A”

SIA POSTO.

 CHI PONE A?

 L’ IO

 DUNQUE IL PRINCIPIO DI OGNI SAPERE È L’IO

Come l’io pone se stesso?

 COSÌ VIENE PORTATA A COMPIMENTO LA

RIVOLUZIONE COPERNICANA:

 IL SOGGETTO È IL FONDAMENTO, LA BASE DI

TUTTO CIÒ CHE POSSO SAPERE, DI TUTTO CIÒ

CHE POSSO CONOSCERE.

 E’ IL SOGGETTO, COME ATTIVITÀ, PENSIERO

CHE PRODUCE OGNI POSSIBILE OGGETTO DI

CONOSCENZA, A FUNGERE DA ARCHITRAVE PER

OGNI MIO SAPERE.

IL SOGGETTO ALLA BASE DI TUTTO

La dottrina della scienza OPERARI SEQUITUR

ESSE

ESSE SEQUITUR

OPERARI

Il secondo principio

• Per Fichte non c’è posizione senza

opposizione; il porsi come “Io” implica il

contrapporsi a qualcos’altro, infatti:

Nell’Io che pone se stesso occorre distinguere

 tra ponente e posto;

il soggetto può essere cosciente di qualcosa,

 (anche di se stesso) in quanto lo distingue

da sé, come altro da sé: (“oggetto”, “non-Io”).

L’opposizione

• Non è esterna all’Io: il non-Io sussiste

nell’Io (non c’è nulla al di fuori di esso),

infatti: ciò di cui ho coscienza sussiste nel mio

 io (è una mia rappresentazione) pur essendo

distinta dal mio io.

• Non è posteriore cronologicamente alla

posizione dell’Io: i due momenti sono

distinguibili solo logicamente, come due

polarità.

PER QUANTO RIGUARDA LA NEGAZIONE

NON NON DEVE ESSERE INTERPRETATO

COME OPPOSTO ALL’IO MA COME

CONSEGUENZA..

IL ’’NON IO’’ È INDISPENSABILE ALL’IO NEL

SENSO CHE IO NON POTREI MAI

RAGGIUNGERE ALLA COSCIENZA DI ME SE

NON DISTINGUESSI DA CIÒ CHE NON È IN ME

STESSO . Terzo principio:

L’Io oppone nell’Io

ad un io divisibile*

un non­io divisibile*.

* Dove divisibile = e m p iric o , d e te rm inato , finito

IL TERZO PRINCIPIO MOSTRA COME:

• L’opposizione non elimina nessuno dei

due “poli”, l’uno non toglie l’altro ma lo

delimita, lo determina, lo “divide”;

• È a questo punto che nascono le varie

coscienze empiriche e i loro contenuti:

• l’Io infinito, infatti, non esiste accanto

agli io finiti, ma in essi, giacché la

autoposizione dell’Io implica

necessariamente l’opposizione.

PER MEGLIO COMPRENDERE

CIÒ SIGNIFICA CHE “L’IO” PRODUCE IL “NON-IO” E

SI LIMITA:

LIMITANDOSI SI FRAMMENTA, SI DIVIDE NEI SINGOLI

ENTI DELLA REALTÀ.

DEI SINGOLI ENTI DELLA REALTÀ FANNO PARTE

ANCHE GLI IO EMPIRICI, CIOÈ NOI IN QUANTO

SOGGETTI LIMITATI, PLURALI, REALI, FISICI.

PER CHI NON HA ANCORA CAPITO.

UNA VOLTA PRODOTTO IL NON-IO, ABBIAMO UN IO

E UN NON-IO (UN SOGGETTO E UN OGGETTO CHE

SI STANNO DI FRONTE).

DI QUI SORGE LA RECIPROCA LIMITAZIONE CUI

NASCONO/SOGGIACCIONO I VARI IO EMPIRICI CHE

RISULTANO DISTINTI;

CIOÈ DAL MOMENTO IN CUI UN IO È OPPOSTO AD

UN NON-IO, IN TAL MODO, L’ IO, È UN IO LIMITATO

DA UN NON-IO, VIENE ALLA LUCE APPUNTO L’IO

EMPIRICO, FINITO.

DOBBIAMO PENSARE QUESTA FRAMMENTAZIONE

DELL’IO NEI SINGOLI IO EMPIRICI COME UNA

SORTA DI INCONTRO DI DUE ELEMENTI INSOLUBILI

(PER ES. OLIO E ACQUA) . UNENDO I DUE

ELEMENTI PRODURRANNO UN’EMULSIONE, CIOÈ

TROVEREMO NELL’ACQUA MIRIADI DI GOCCIOLINE

DI OLIO, DI QUELL’OLIO CHE PRIMA ERA

OMOGENEO COME L’ACQUA. L’IO INCONTRA IL

NON IO E PRODUCE GLI IO EMPIRICI COME L’OLIO

INCONTRA L’ACQUA E PRODUCE L’EMULSIONE,

CIOÈ LA PRESENZA NELL’ACQUA DI MIRIADI DI

GOCCIOLINE D’OLIO

ESEMPIO

• IL PRIMO PRINCIPIO CORRISPONDE ALLA

TESI. E' IL MOMENTO POSITIVO :L’IO PONE SE

STESSO

• IL SECONDO CORRISPONDE ALL'ANTITESI;

IL MOMENTO DELLA CONTRAPPOSIZIONE:

“L' IO OPPONE IL NON IO”.

• IL TERZO PRINCIPIO CORRISPONDE ALLA

SINTESI.

• CIOE' “L'IO” COESISTE CON IL “NON IO”

DELIMITANDOSI RECIPROCAMENTE.

I PRINCIPI DELLA DOTTRINA DELLA SCIENZA

Idealismo e dogmatismo

FICHTE AMMETTE L’ESISTENZA DI DUE

SISTEMI FILOSOFICI : IDEALISMO E

DOGMATISMO

L’IDEALISMO che fa del soggetto il principio

 formale e materiale del conoscere;

IL DOGMATISMO che accetta l’esistenza delle

 cose in sé, esterne al soggetto

Nessuno dei due sistemi può confutare l’altro.

ALLORA CI SI PUO' CHIEDERE:

QUALI SONO I MOTIVI CHE POSSONO

PORTARE ALLA SCELTA DELL’UNO

ANZICHE’ DELL’ALTRO?

FICHTE È CONVINTO DELLA

SUPERIORITÀ TEORETICA

DELL’IDEALISMO SUL

DOGMATISMO

L’opzione

FICHTE RISPONDE CHE TUTTO DIPENDE

DALL’INTERESSE.

Tuttavia afferma che si aderisce all’uno o

all’altro non per convinzione razionale ma

per un’opzione: la scelta tra due modi di

spiegare l’esperienza.

• E la scelta presuppone un certo tipo

d’uomo.

DOGMATICO È COLUI CHE SI RENDE

PASSIVO NEI CONFRONTI DELLE COSE

ARRENDENDOSI ALLA CONCEZIONE PER

CUI SONO LE COSE CHE DETERMINANO

DALL’ESTERNO IL NOSTRO PENSIERO E LA

NOSTRA CONOSCENZA. COSÌ L’UOMO

DIVENTA SCHIAVO DI UNA REALTÀ

ESTERNA CHE NON POTRÀ MAI

POSSEDERE VERAMENTE.

L’IDEALISTA È COLUI CHE HA ACCETTATO IL

GRANDE COMPITO DELLA LIBERTÀ A PARTIRE

DALL’IDEA, PER CUI TUTTA LA REALTÀ DIPENDE

DAL SOGGETTO-ATTIVITÀ- SPIRITO, IL QUALE VA

REALIZZATO NELLA SUA INFINITÀ CON UN

CONTINUO SFORZO DI AUTOSUPERAMENTO E DI

RIAPPROPRIAZIONE-RIMODELLAMENTO-

.

REIMPOSSESSAMENTO DEL MONDO

SOLO CHI VUOLE ESSERE LIBERO PUO’

ESSERE ATTRATTO DALL’IDEALISMO

L’uomo e la sua filosofia

• Il dogmatismo, che lega il soggetto alle

cose e finisce per considerarlo

determinato in tutto, è adatto agli “spiriti

fiacchi”.

• L’idealismo, invece, sceglie l’assoluta

libertà dell’io che nulla di esterno può

condizionare, e richiede forza e grandezza

d’animo. dipende da quel

La scelta di una filosofia

che si è come uomo, perché un sistema

un’inerte suppellettile,

filosofico non è che

si può lasciare o prendere a piacere, ma è

Un

animato dallo spirito che un uomo ha.

carattere fiacco di natura o infiacchito e

piegato dalle frivolezze, dal lusso raffinato

e dalla servitú spirituale, non potrà mai

elevarsi all’idealismo.

Prima introduzione alla Dottrina della Scienza

LA DOTTRINA DELLA

CONOSCENZA

O

ATTIVITA' CONOSCITIVA

&

LA DOTTRINA MORALE

O

ATTIVITA' ETICA

PER BEN COMPRENDERE L'ATTIVITA' CONOSCITIVA (LA

RAPPRESENTAZIONE) E QUELLA MORALE BISOGNA

TENERE A MENTE IL 3° PRINCIPIO

OVVERO QUELLO IN CUI FICHTE CI SPIEGA CHE DALLA

RECIPROCA LIMITAZIONE DELL’IO E DEL NON-IO .

CIOÈ DAL MOMENTO IN CUI

UN IO È OPPOSTO AD UN NON-IO,E VICEVERSA

L’ IO, È UN IO LIMITATO DA UN NON-IO, E VICEVERSA

VIENE ALLA LUCE APPUNTO L’IO EMPIRICO, FINITO, UNA

MENTE UMANA CONCRETA CHE HA A CHE FARE CON

UN MONDO CONCRETO.

Il realismo dogmatico ritiene che la

rappresentazione o conoscenza sia prodotta

dall’azione di una cosa esterna all’io È COME SE

IL SOGGETTO SUBISSE L’URTO DI UN OGGETTO

.

ESTERNO

Fichte ritiene che la rappresentazione sia il

prodotto di un’attività del non-io sull’io.

QUINDI ANCHE x FICHTE QUANDO UN SOGGETTO

CONOSCE UN OGGETTO, È COME SE SUBISSE UN

URTO ESTERNO.

LA DOMANDA SORGE SPONTANEA:

COME E’ POSSIBILE CIO’ VISTO CHE E’ IL SOGGETTO A

CREARE ’OGGETTO ?

PER MEGLIO DIRE

Perché il non-io, pur essendo un effetto

 dell’io, appare alla coscienza come

qualcosa di sussistente di per sé, (cioè

sconosciuto)?

Come si spiega che l’io è causa di una realtà

di cui non ha esplicita conoscenza?

Al primo problema Fichte risponde con la teoria

dell’immaginazione produttiva, atto con cui l’Io

pone ovvero crea il non-io.

L'immaginazione produttiva per Fichte è la creatrice

inconscia degli oggetti.

CIO’ CHE CONOSCIAMO, CIOE’ GLI

OGGETTI CHE L’IO TROVA DI FRONTE

A SÉ , E’ STATO LUI STESSO A PORLI

MA INCONSCIAMENTE, TRAMITE LA

SUA FACOLTÀ “DELL’IMMAGINAZIONE

PRODUTTIVA”, INFATTI OGNI REALTÀ',

DERIVA DALL’ATTIVITÀ' DELL’IO,

MA IN SEGUITO IL SOGGETTO/IO CHE

HA POSTO L’OGGETTO/NON-IO, LO

DEVE RI-CONOSCERE, SE NE DEVE

RIAPPRIOPRIARE. .

IO SONO DISTINTO, DIVERSO, COLGO LA

REALTÀ ESTERNA, DEL COMPUTER CHE HO DI

FRONTE A ME, PERCHÉ CON LA MIA ATTIVITÀ

INCONSCIA L’ HO CREATO COME ESTERNO,

SEBBENE IN REALTÀ TALE OGGETTO NON

DIPENDA CHE DA MIO ATTO CREATIVO.

DUNQUE CIÒ' CHE L’IO HA

PRODOTTO INCONSCIAMENTE,

DEVE ESSERE DALL’IO STESSO

RICONOSCIUTO.

L’ATTIVITA’ CONOSCITIVA HA

COME SCOPO RIAPPRIOPRIARSI

DELL’OGGETTO CIOE’

COMPRENDERE TUTTO QUELLO

CHE DERIVA DALL’IO.


PAGINE

73

PESO

1.69 MB

AUTORE

iaia2011

PUBBLICATO

7 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di Filosofia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher iaia2011 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia filosofica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Normale di Pisa - Sns o del prof Filotico Carlo Alberto.

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